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difficoltà nell'amare

Ciao a tutti,

sono curiosa di sapere da voi alcune cose riguardo a quest'argomento. Il mio ragazzo è aspie (a detta della sua terapeuta "ben inserito nella società"). Quello su cui voglio focalizzarmi è più il rapporto di coppia che dal mio punto di vista sembra abbastanza complesso. 
Stiamo insieme da quasi 3 anni, lui non è italiano ma parla benissimo la nostra lingua proprio perchè la sua grande passione sono le lingue. Abbiamo vissuto a distanza e poi io mi sono trasferita nel suo paese. Abbiamo vissuto in casa insieme per circa un anno, ma non soli perchè c'erano la sorella, il cugino, il fidanzato della sorella nella stessa casa. Quindi era impossibile avere pace e intimità. 

Ora io ho deciso di vivere sola, perchè a detta sua "fa meglio alla coppia" ovvero a lui e per esasperazione. Non so se sbaglio, ma gli aspie amano la routine (non so come sia per le relazioni, fatemi sapere). Ma quando vivevamo insieme all'inizio sembrava quasi stufo di avermi tra i piedi, si lamentava, si sentiva agitato perchè non aveva il tempo per fare le sue cose. Quasi come se non fosse in grado di capire i sacrifici che avevo fatto, cambiando paese per stare più vicini e che all'inizio avevo bisogno di supporto e di una guida. La storia non cambia anche adesso da separati. Le poche volte che viene da me a dormire, la mattina si alza e non vede l'ora di scappare. Si è comunque abituato alla mia presenza nel corso del tempo. Dice che vedersi 2 volte a settimana è tanto (a volte andiamo dal terapeuta di coppia e viene il sabato a casa mia per poche ore, altre volte viene da me un'oretta dopo il lavoro e il sabato). 

Quando eravamo distanti, spesso non si faceva sentire per un giorno intero o a volte di più, il primo mese non ha nemmeno voluto fare una videochiamata per sentirci. Mi rispondeva alla sera tardi se tutto andava bene e basta. Gli ho sempre detto, di avvisarmi se voleva stare solo, ma se si sta in una coppia non può sparire quando gli fa comodo, tornare e pensare che tutto vada bene. Non sono un'amica. Ma a volte sembra che lui mi veda così o che abbiamo un rapporto "fratello e sorella".

Un altro problema enorme è la sessualità, non c'è mai stato un rapporto completo, perchè "non voglio avere figli e i metodi contraccettivi non sono sicuri". Ovviamente, quando vivevamo insieme c'erano sempre problemi: gli altri, oppure "non mi manchi e quindi non mi sento attratto". La situazione poi è drasticamente peggiorata nel periodo Covid-19. E infatti me ne sono andata via di casa. Non è asessuale come alcuni aspie, perchè in sede separata, da solo ha una sessualità. Ma con un'altra persona è impensabile un rapporto che unisce di più. E molto spesso passa le giornate su Facebook a mettere i cuoricini alle ragazze (ma anche ai ragazzi). Ha più amiche femmine che maschi, e vede le femmine con più voglia. Ma in generale preferisce chattare che vedere di persona persino "il suo migliore amico" anche dopo mesi e mesi. 

Io gli avevo proposto di vivere insieme per migliorare il rapporto di coppia, dato che non siamo adolescenti, gli ho dato una scadenza e ha fatto finta di nulla, l'ho dovuto pregare per avere una risposta. Ovviamente negativa, perchè se no "non gli manco". 
Non mi ha mai detto "ti amo" ma dice di "essere innamorato", peccato che io mi sento molto confusa perchè i suoi atteggiamenti non sempre lo dimostrano e sono ambigui. Sono sempre stata molto paziente, comprensiva, l'ho spinto a fare terapia, ma sinceramente mi sento molto frustrata e stanca. Perchè non sono sicura che tutto questo sia Sindrome di Asperger, ma ho come la sensazione che ci sia altro. 

Sono scoppiata quando lui non si è fatto sentire per un giorno e quando mi ha detto che visto che andiamo a trovare i nonni e siamo stati dal terapeuta, non vuole venire da me a dormire. 

Qualcuno di voi si riconosce in questi atteggiamenti? Io ho come la sensazione che qui di aspie non ci sia molto, ma è solo un forte egoismo, forse narcisistico. Ma a volte il confine può essere difficile da definire. La madre sapeva dell'aspie quando era piccolo, si era informata da un terapeuta, ma a quando pare ha nascosto la cosa a tutti e pure a lui. Lui l'ha scoperto perchè io gli ho detto di farsi una terapia per capire chi è. 

Fatemi sapere,

grazie :D
^:)^

Commenti

  • MareMare Post: 364
    Al di là di aspie o non aspie, tu ti senti di continuare un rapporto del genere? Se il vostro rapporto è iniziato a distanza, è probabile che ci siano state molte fantasie prima di conoscervi veramente. Ora tu hai capito che tipo è e quanto sia disposto a mettersi in gioco nella vostra relazione. Ti va ancora bene?
    mariadimagdaGiulor
  • LupaLupa Post: 655
    Anche se sono donna mi ritrovo in molte cose: il bisogno di ampi spazi fisici e mentali più che della routine, la preferenza per la comunicazione scritta rispetto all'interazione di persona. So che sono due cose molto diverse, ma l'interazione di persona è spossante e paradossalmente riesco ad essere molto più presente e partecipe a distanza chattando rispetto a quando "subisco" tutti gli stimoli e i tempi ristretti della presenza fisica. Non significa che non apprezzi anche l'incontro di persona, ma a piccole dosi.
    Non mi ritrovo invece nel dare per scontato che l'altra persona debba accettare tutte le mie necessità senza aver voce in capitolo: se si è in due il minimo è il reciproco rispetto e capire se insieme si riesce a portare avanti una relazione, ognuno con le proprie caratteristiche.
    Le domande però sono: quando ti sei trasferita da lui era di comune accordo o è stata più che altro una tua scelta? Avete mai parlato davvero delle rispettive necessità? Ti sembra ci sia possibilità di trovare un compromesso per stare bene insieme?
    Mare
  • @Mare
    No no, noi abbiamo avuto una relazione di qualche mese insieme perché lui era in erasmus qui. Poi per un anno separati.
    Sicuramente nell'ultimo periodo mi sento stanca ed esasperata. Sento anche io di dover prendere le distanze. Quindi, chiaramente sto facendo le mie valutazioni.

    Grazie:D
  • @Lupa

    ma tu questa necessità di stare più isolata la senti anche con le persone con cui hai un legame più stretto? O forse col partner? (se ne hai  uno). Nel senso, immagino che ogni tanto chiunque voglia starsene un po' per i fatti propri. Ma ovviamente, non ho idea del fatto se questa può essere una necessità piuttosto frequente. Immagino che con degli sconosciuti sia più facile chattare e non avere la necessità dell'incontro di persona. 

    Sono d'accordo, a volte lo capisce, ma alle volte glielo si deve proprio spiegare e non è detto che trovi la spiegazione razionale. Come il fatto di non scrivermi per un giorno, per me può significare che è successo qualcosa o che vuole star solo (e me lo può dire). Lui trova illogico il fatto di dovermi scrivere ogni giorno anche solo un messaggio se non è un'azione automatica. (Non sono di quelle persone che hanno bisogno del contatto tutta la giornata). Io gli chiedo solo di scrivermi se ha bisogno di spazio affinchè io possa capire.  
    Forse tu sei donna, e quindi, inevitabilmente più sensibile rispetto a un uomo (penso sia biologia eheh). 
    E' stato 50 e 50: sono andata per l'esperienza all'estero, ma ho scelto il paese dove vive lui. E' stato un progetto pensato, condiviso, lui era felicissimo. Poi quando è diventato reale ci sono state difficoltà perchè si sentiva a disagio. Noi andiamo molto d'accordo quando io non mi arrabbio per questi comportamenti, il dialogo c'è, è comprensivo. Diciamo che tutto funziona bene se siamo più come amici, se l'intimità è troppa, va in allarme. 

  • fairyfairy Post: 170
    Secondo me è giunto il momento di un taglio definitivo
  • LupaLupa Post: 655
    Vale92 ha detto:

    @Lupa


    ma tu questa necessità di stare più isolata la senti anche con le persone con cui hai un legame più stretto? O forse col partner? (se ne hai  uno). Nel senso, immagino che ogni tanto chiunque voglia starsene un po' per i fatti propri. Ma ovviamente, non ho idea del fatto se questa può essere una necessità piuttosto frequente. Immagino che con degli sconosciuti sia più facile chattare e non avere la necessità dell'incontro di persona. 

    E' una necessità che ho con chiunque, variabile a seconda di quanto è forte il legame (e quindi quanta confidenza c'è), e da come si comportano gli altri (affinità e diversità di carattere, estroversi, introversi, invadenti, ecc ecc). In generale il mio desiderio di interazione dal vero lo vedo molto distante dal desiderio di interazione della persona media, dove per interazione intendo in tutte le sue componenti, non solo quella cognitiva ma anche emotiva-affettiva. Non sento la necessità di interagire tutti i giorni con nessuno, lo faccio per abitudine o perché so che l'altra persona ci tiene o per rassicurazione (esempio sento i miei tutti i giorni perché sono anziani e voglio assicurarmi che stiano bene e rassicurarli sul fatto che pure io sto bene), ma non c'è alla base il desiderio e il piacere dell'interazione fine a se stessa. Magari interagisco con sconosciuti tutti i giorni nel virtuale, ma con gli sconosciuti resto su un piano cognitivo e in generale più che interagire con una persona tratto un argomento, magari anche futile.
    Credevo fosse un caso ma molto probabilmente non è un caso che tutte le mie relazioni siano a distanza. Una volta ho frequentato una persona della mia stessa città che pretendeva di vedersi tutti i giorni anche solo per un caffè, ma non ho superato i dieci giorni di frequentazione e ne sono uscita stremata. Ho pochi amici che per me sono pure troppi da gestire e tutti sono del tipo che anche se non ci si vede per mesi quando ci vediamo è come se ci fossimo visti il giorno prima.
    LisaLaufeysonTat
  • @fairy si, se le cose non cambiano almeno un pochino, non vedo molte soluzioni
    Giulorfairy
  • @Lupa

    Certo, immagino che, più una persona sia insistente, peggio è. 
    Si vedo lo stesso nel mio ragazzo, anche se si sta impegnando per esempio per sentire i suoi una volta a settimana. Probabilmente lo fa per la stessa ragione tua: perchè dimostra di tenerci e perchè per l'altro è importante. Ma pensi che questo desiderio di interazione non ci sia proprio mai o è semplicemente più debole rispetto agli altri?

    Non so il mio ragazzo è strano da questo punto di vista delle interazioni: chatta, esce poco. Un tempo andava alle serate linguistiche (per fare pratica delle lingue) e qui è l'unico posto dove gli fa piacere stare, anche se deve socializzare con molte persone. A volte diceva che si sentiva stanco, ma stava ore e ore. Secondo me, essendo la sua passione, riesce a unire le 2 sfere. Finchè può mettere in mostra la sua bravura è ok, O deve essere legato a un suo interesse. Così riesce a stare più nella società e coi rapporti superficiali. Ma altrimenti non riesce. Anche il suo migliore amico, al massimo lo vede una volta all'anno o due. 

    Sai, penso che sia anche un fenomeno sociale, io vedo molte persone, aspie e non, che ormai vivono in un mondo virtuale perchè è più facile, comodo (stai sul divano di casa e puoi avere accesso al mondo intero). Penso sia un fenomeno più  su larga scala, ma immagino che per voi forse la tecnologia incentiva ad avere rapporti con gli altri pur mantenendo le distanze, senza sentirvi stressati.


    Bhe, tutti i giorni non so quanto sia sano, soprattutto in età adulta. In adolescenza forse è più tollerabile, ma tipo nei 12 anni. Ti assicuro che chiunque farebbe fatica. Per relazioni a distanza intendi amorose ma anche le amicizie no?

  • LupaLupa Post: 655
    @Vale92 c'è, almeno per me, ma non con la stessa intensità e soprattutto frequenza della maggior parte delle persone. Io non considero socializzazione gli incontri che hanno uno scopo specifico (lavoro, hobby, sport...) e che quindi sfiorano certamente il lato umano ma sono prevalentemente "tecnici". Intendo socializzazione ciò che fai decidendo di condividere vari aspetti personali mentali ed emotivi con altre persone. Per me può essere appagante ma è estremamente faticoso, tanto più faticoso quanto più è intensa l'interazione. Esempio: con l'amica con cui mi vedo per fare aperitivo e quindi ci si siede a tavolino a fare chiacchiere e basta reggo un paio d'ore, di più resto per educazione ma il mio unico desiderio è tornare a stare per i fatti miei. Con gli amici con cui invece vado a fare trekking e con cui passo alcuni momenti a interagire e altri a fare ognuno ciò che preferisce (che sia godersi gli aspetti sensoriali della natura, fare foto, ecc ecc) reggo tranquillamente un giorno.

    Beh, per molti tutti i giorni è l'obiettivo quando si comincia a parlare di convivenza. Non credo si possa parlare di sano o non sano, tutto sta nel far incontrare desideri ed esigenze.
    Per relazioni a distanza intendo quelle sentimentali, con le amicizie posso prendermi i miei spazi e tempi senza che l'altra persona si senta trascurata anche se vive a due passi da casa mia.


    BlunotteTat
  • Phil90Phil90 Post: 65
    @Lupa Io mi ci ritrovo in quello che dici. La scena del caffé con l'amica é proprio ció che capita a me..mi stanco in fretta nel senso che mi sovraccarico se devo "dare retta" ad una persona per tanto tempo. Mi accordo proprio che parto carico di energie e più passa il tempo più mi stanco o infastidisco e mi richiede più fatica interagire. Forse é qualcosa di visivo, che vedo tante cose. La mia interazione ne giovava, anzi si amplificava quando tutti avevano le macherine: vedere solo gli occhi mi rilassa e basta per interagire anche molto bene, più della media. Io dagli occhi capisco tutto e non mi imbarazzano gli sguardi. Dipende poi molto dal tipo di uscita, se é un amico che non vedo da un po' mi aspetto che la conversazione sarà di aggiornamento, di vita e di progetti, quindi abbastanza pesante e complessa. Se sono due ore per giocare a tennis o é un amico che vedo tutti i giorni diventa più leggera. Dipende molto dagli spazi di libertà che ho. La giornata a fare trekking o la gita é l'uscita per me più congeniale proprio perché le interazioni sono diluite, che non vuol dire meno intense, io ascolto e mi faccio sempre presente e mi viene spesso detto come complimento. Per natura proprio non riesco a recitare o ad ascoltare e le cose entrano in un orecchio ed escono dall'altro. Ma tutto ció mi costa fatica e devo "ricaricarmi" dopo. Ho sempre vissuto ció come una debolezza ma ora so che sono così e me ne frego, giusto devo organizzarmi bene e posso dare tutto a modo mio anche con gli amici. In relazione a volte ho faticato ma non tanto per l'interazione che mi veniva facile e non stancante quanto per il fatto che sono un po' lento ad organizzarmi e preferisco avere momenti liberi, o anche qualche momento libero per ricaricarmi se mi sento un po' stressato. In realtà basta poco tempo ma devo sentirmi libero di averlo e che l'altra sia d'accordo :D
  • LupaLupa Post: 655
    @Phil90 per me più che l'aspetto sensoriale ad esaurire le energie è la concentrazione necessaria a seguire, far fronte agli stati emotivi, "sopportare" argomenti che non mi interessano e rispondere a tono, trovare a mia volta argomenti che possano interessare le parti presenti... insomma, il nucleo della socializzazione che al resto del mondo sembra venire spontanea senza tanta fatica. Gli aspetti sensoriali (soprattutto vista e udito) influivano molto di più in passato sulla mia "tenuta", ora l'aspetto ambientale si è molto ridotto.
    Tatamigdala
  • Phil90Phil90 Post: 65
    modificato luglio 2020
    Chiarissima sei stata @Lupa!!
    Unica cosa che non ho capito: cosa intendi far fronte agli stati emotivi? I tuoi o quelli altrui?
    Mi spiego. Io, ad esempio, trovo faticoso quando parlo con una persona di argomenti emotivamente intensi, ma non perché io non riesca a cogliere come la persona si possa sentire dentro di sé, perché vedo dall'esterno che cambia qualcosa e il suo parlare diventa anche per me più accessibile da capire perché ci mette emozione e allora mi coinvolge e io lo visualizzo meglio (diverso é per argomenti neutri o cose dette con piattezza). A una certa peró lo trovo intollerabile e inizio a gestirlo male, con imbarazzo e mi agita anche. Non so se a livello empatico perché provo l'agitazione e emozione altrui o di carico sensoriale o come dici te il fatto che ho bisogno di investire risorse mentali per "stare sul pezzo" e reagire adeguatamente ma tali risorse scemano dopo un po'. Puó anche essere.
    Cosa ne pensi tu?
    Non so quindi se in me potrebbe trattarsi di una risposta accentuata a livello percettivo (che si riduce se ad esempio io vedo solo gli occhi della persona e quindi le fonti di stimolo visivo e percettivo che mi caricano troppo si riducono) o di qualcosa di diverso. Anzi credo che ci sia qualcosa di diverso come dici tu, perché io non ho mai avuto problemi sensoriali accentuati su cibo, consistenze, tatto, luci e rumori. Di certo ho una vista sviluppatissima e vedo i dettagli peró.
    Il mio guardare in passato con vergogna e preoccupazione questo mio modo di essere non mi ha mai reso lucido nello "studiarmi" per quello che mi accadeva. Avevo troppa paura e ansia per sentirmi incapace e sbagliato. Cosa che ora non capita più, resta la difficoltà ma io sono sereno. Quindi, grazie...cerco di monitorarmi e capirmi meglio, il gruppo aiuta B-)
  • Phil90Phil90 Post: 65
    modificato luglio 2020
    Mmm peró mi capita anche di mal tollerare quando vedo stati emotivi che traspaiono dalla persona e io non li capisco, perché la persona non ne fa oggetto della comunicazione. Ad es., se qualcuno ha una preoccupazione ma ti parla "normalmente" di altro.. In particolare da bambino mi infastidiva in questo senso il tono di voce di mio padre (proprio perché rivelatore di stato d'animo nascosto e non comunicato) o il suo viso spesso preoccupato. Dopo anni ora lo conosco benissimo a livello personale e so che il suo stato emotivo di sensibilità é parte della sua storia e devo spesso epurare il suo parlare tenendo conto di ció. In passato credevo, invece, di essere io la causa di quello stato emotivo o leggevo le cose da lui dette anche alla luce di quello stato emotivo. Quindi ora non ci casco più in questi "tranelli".
    A livello iniziale, peró, mi resta sempre la percezione dello stato emotivo "scollegato" dalla comunicazione. Puó anche derivare dal fatto che, mentre la percezione dello stato emotivo mi è immediata (anche troppo), la comunicazione, invece, richiede che io traduca e visualizzi le parole, quindi c'é come uno sfasamento temporale in cui io non mi sento molto sul pezzo e devo governarmi a livello emotivo e concentrarmi a livello intellettuale per capire la conversazione. Non so se é chiaro come esempio...
  • LupaLupa Post: 655
    @Phil90 intendo entrambi. In generale credo di cogliere bene l'emotività altrui, mentre la percezione della mia emotività è altalenante e con essa l'espressione. Degli altri credo di riuscire a cogliere immediatamente anche le sfumature nascoste (vedi l'esempio di tuo padre) riusciendo così a decodificare il loro stato d'animo al di là dell'espressione verbale, ma spesso mi ritrovo proprio a essere investita dall'altrui emotività. Effetto amplificato dal fatto che quando interagisco con qualcuno non riesco a fare a meno di prestare la massima attenzione, attenzione che invece vedo essere molto più modulata negli altri fin quasi ad arrivare al palese disinteresse (anche questa è una cosa che, quando accade, ha per me risvolti emotivi).
    Per contro faccio fatica a decodificare le mie emozioni, a volte arrivano a scoppio ritardato, altre volte mi sembra di non provare le emozioni che sarebbero adeguate alla situazione, altre volte ancora devo ragionarci su per comprendere cosa ho provato in una determinata situazione.
    Un esempio: se passo un po' di tempo con una persona che si lamenta mi arrivano tutte le sue emozioni negative che vanno dalla rabbia, alla frustrazione, al dispiacere e a ognuna so dare subito un nome; entro breve sento io stessa una generale sensazione di malessere e lì faccio davvero fatica a scindere tra quanto ho introiettato delle emozioni altrui e quanto siano le mie emozioni che emergono in risposta a quelle altrui. Da un incontro del genere io esco letteralmente sfinita e capire a posteriori le dinamiche che mi hanno portata ad esaurire le energie non mi aiuta a mitigare la volta successiva.
    Tat
  • Phil90Phil90 Post: 65
    modificato luglio 2020
    Ehi @Lupa, più ti leggo più vedo me stesso..finora tra tutti i confronti qui sul forum non ho mai visto nulla che mi rispecchisse così tanto per quello che provo e come funziono, quest'ultimo tuo commento é come se l'avessi scritto io. Ti capisco benissimo..
    E capisco anche e meglio focalizzo osservazioni che in passato mi sono state fatte da una persona a me vicina. In particolare era stupita dal mio esprimere coinvolgimento in reazione alle interazioni con gli altri. Mi aveva chiesto se io sentissi il bisogno di "caricare" le mie emozioni, per mostrare più empatia di quanta non ne avessi. Ed era vero, perché mi ha fatto capire che, senza accorgermi, lo facevo a volte, ma non perché non fossi capace in generale di provare le emozioni giuste.. perché capitava a volte. Era un'alternanza tra diversi miei modi di sentirmi: a volte ero più sintonizzato su di me rispetto all'altro, a volte ero annullato da quanto mi arrivava addosso dall'altro a volte mi sembrava di essere impermeabile ad ogni emozione o a emozioni pertinenti al caso. In generale poi dall'esterno il mio vissuto interiore riusciva per chi non mi conosceva a restare celato. Al massimo era pensabile come timidezza, perché per molto tempo rendevo a non tirarmi fuori per come sono, anche se ricevevo molte belle conferme da chi mi stava vicino di qualità positive. Mi veniva detto che non dovevo percepirmi come inadeguato e tirarmi fuori...ma nessuno e neppure io sapevo che dovevo invece capite meglio ed accettare le debolezze per tirarmi fuori. Non facile, ma la consapevolezza mi fa moto bene!!
    Proprio la dinamica che descrivi così bene in te, che provavo e che ora provo ancora, ma di cui sono sempre più consapevole, l'ho odiata e mi spaventava e faceva sentire fragile ed esposto. Ora, invece, anche se é un cammino costante, io non "correggo" più come prima il mio essere, lo facevo per paura, per mettere una toppa e inconsciamente. Ora sono più indulgente con me stesso e ció mi aiuta anche a meglio governarmi.
    Sai cosa mi rende sereno?
    Che, se ci sono aspetti che mi fanno sentire una incolmabile distanza rispetto alla fluidità della comunicazione che vedo, so che non é l'unico modo di essere e di stare bene e di far stare bene gli altri. È importante per me anche spingere di più su ció che mi differenzia: io odio le uscite in posti chiusi e senza un vero obiettivo, senza nulla da fare ma solo per socializzare, ma amo meravigliarmi per quello che mi fa meraviglia e ho forte desiderio di condividere ció che amo con gli altri. Quindi mi ci faccio sotto e propongo cose da fare, specie nella natura (amo l'acqua del mio lago, andare in barca, esprorare nuove zone, guardare il panorama con gli amici), cerco momenti e circostanze per vivermi dove mi sento carico e a mio agio sapendo che ció farà essere felice me e, di rimando, anche gli altri.
    È un bel cammino comunque, non sai come sono felice di scrivere sul forum qui e di potermi confrontare in cose difficili e condividere e vedere la bellezza e l'unicità che vedo tra le persone qui :) sono parole vere, io sono cresciuto nella diversità, la mia in primis, ma anche dei miei due fratelli autistici, uno zio asperger che per me è stato ed é un amico, altre conoscenze..
    E tu? Quali sono le tue passioni e interessi?
    Cosa senti quando stai nella natura?
  • MareMare Post: 364
    Lupa ha detto:

    @Phil90 intendo entrambi. In generale credo di cogliere bene l'emotività altrui, mentre la percezione della mia emotività è altalenante e con essa l'espressione. Degli altri credo di riuscire a cogliere immediatamente anche le sfumature nascoste (vedi l'esempio di tuo padre) riusciendo così a decodificare il loro stato d'animo al di là dell'espressione verbale, ma spesso mi ritrovo proprio a essere investita dall'altrui emotività. Effetto amplificato dal fatto che quando interagisco con qualcuno non riesco a fare a meno di prestare la massima attenzione, attenzione che invece vedo essere molto più modulata negli altri fin quasi ad arrivare al palese disinteresse (anche questa è una cosa che, quando accade, ha per me risvolti emotivi).
    Per contro faccio fatica a decodificare le mie emozioni, a volte arrivano a scoppio ritardato, altre volte mi sembra di non provare le emozioni che sarebbero adeguate alla situazione, altre volte ancora devo ragionarci su per comprendere cosa ho provato in una
    Anche io mi rivedo tantissimo in questo, parola per parola.
    Credo però di avere maggior resistenza alla fatica di sentire le emozioni altrui, perché comunque ho una famiglia mia e chi si occupa di gestire le emozioni di tutti sono io. Ma a volte mi sento senza forze. Allora mi salva la rabbia, che oltre che risvegliare le ultime energie mi da il coraggio di osare, di scuotere e provocare per far finalmente uscire quello stato d'animo che avevo intuito.
    E allora finalmente gli animi si placano e io posso riposarmi.
    Ma adesso sto passando le vacanze con marito, figli e mia madre. È veramente sfiancante, anche perché con mia madre non funziona nulla se non tacere, obbedire e sopratutto sopportare interminabili critiche... :(
    Giulor
  • Phil90Phil90 Post: 65
    La mamma é il mestiere più faticoso del mondo..ma anche il più bello ;) immagino visto che sono uomo.
    Quanti anni hanno i tuoi figli?
    Vorrei anch'io avere un giorno una famiglia tutta mia..
    Mare
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