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Comunicazione

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Commenti

  • Andato_SimAndato_Sim Post: 2,046
    Io riguardo sempre i messaggi che scrivo. Li scrivo prima. Poi li correggo. Poi li riguardo. Li pubblico o li consegno o li invio. Poi è più forte di me: li rileggo e penso se sono stato abbastanza chiaro. Se noto che ci possono essere dei dubbi, aggiungo un pezzo. E' una catena che può diventare lunghissima. Nella mia vita ho sempre dovuto spiegare infinite volte il mio pensiero. Per poi non riuscire mai a capire se le persone avevano capito oppure no. Ora temo di non essere mai compreso. Ed è una fatica grandissima...
    Tutto ciò IO penso (e scrivo).
  • vanessavanessa Post: 1,163
    In gruppo, se posso, rimango in disparte, parlare in pubblico mi fa paura, quando ero più giovane mi capitava di mettere in piazza le mie conoscenze anche in momenti inopportuni, ora cerco di limitarmi.
  • Andato_SimAndato_Sim Post: 2,046
    Ciao Vanessa.
    A me parlare in pubblico non fa paura, purché:
    - sia preparato sull'argomento
    - siano ben definite le regole di comunicazione (domande? monologo? lezione?)
    - eventuali domande siano molto precise (molto meglio scritte...)
    Ma anche io non mi espongo più. Ho ricevuto troppe lezioni. Lascio che a parlare siano gli altri, in pubblico. Fintanto che non vogliano prevaricarmi. Ma ti lascio immaginare la difficoltà nell'accorgermene: nell'85%/88% dei casi mi fregano, Vanessa.
    Buona notte. Simone
    Tutto ciò IO penso (e scrivo).
  • NazumichanNazumichan Post: 21
    modificato febbraio 2015
    Mi rispecchio in molte delle cose che avete detto qui sopra...Il fatto del software, poi: allucinante come mi descriva appieno. O parlo o sto zitta. Sempre. E di fatto le persone intorno a me si stupiscono sia quando parlo troppo che quando non parlo proprio, perché in un certo sento non sono ancora riuscite ad "inquadrarmi". Mi piacerebbe poter spiegare loro che io sono così e basta, senza troppi fronzoli, ma è difficile per noi aspie riuscire ad esprimere le proprie emozioni. A scuola stavo sempre zitta, parlavo giusto con la mia amica del cuore; gli altri dicevano che ero antipatica o, peggio, stupida perché non riuscivo a capire i loro scherzi (per me senza senso logico) o quello che intendevano. A volte preferivo davvero rimanere in silenzio, almeno non mi sarei fatta notare e non avrebbero iniziato a farmi domande. E' sempre stato così, solo che io credevo che fosse timidezza, e invece no. Perché quando volevo e la cosa m'interessava, parlavo eccome. 
    Ricordo che in terzo superiore iniziai a parlare di più, mi creai una specie di personaggio, quello che parla con tutti e che è amico di tutti. Ricordo ancora le facce dei miei compagni di classe e dei professori che dicevano che ero cambiata, e io dentro di me pensavo che in realtà no, non ero cambiata, che ero sempre stata così, solo che l'Asparger ti fa chiudere in te stessa per paura di sembrare idiota, strana, pazza. E che a volte era meglio stare zitta per evitare di dire cose che pensavi solo tu. Per evitare che qualcuno si chiedesse perché sei così, e tu non sapendo cosa rispondere andavi nel panico.
    Ora ho un gruppo di amiche e parlo solo con loro. Sono restia a fare nuove amicizie, perché si sa, gli aspie i cambiamenti non li sopportano haha. Però almeno ho loro; prima o poi parlerò del mio essere aspie e spero capiranno, perché parlare fa sempre bene. <3
    yugenShadowLineWhoami
  • Io ad esempio ci metto tanto tempo a creare una frase corretta, comprensibile e il più possibile semplice. Spesso nel parlato perdo pezzi della frase che in mente , mentre per iscritto mi viene più semplice e naturale rescrivere il mio pensiero.
    Tendo a parlare di un argomento fino quando non ho finito , questo a volte rende difficile "incastrare" il tempo della conversazione, a volte quando qualcuno mi chiede qualcosa rimango senza parole, specie se non la conosco e mi guarda negli occhi.
  • MarkovMarkov Post: 10,886
    @wolfgang per caso è coerente se mi capita di avere difficoltà a verbalizzare i pensieri visivi, e verbalizzare in generale.... pure se mi risultava qiv >qip con abbastanza scarto?
    O andò storto qualcosa?
  • Marco75Marco75 Post: 2,110
    Uh, interessante. Io, nelle conversazioni con più persone (in quelle a due me la cavo decisamente meglio) intervengo spesso fuori tempo. Se poi vedo che l'altro non dà segni di avermi prestato attenzione, vado in ansia. A volte mi fermo e ricomincio da capo, cercando di scegliere meglio il momento. Forse anche al recente raduno qualcuno l'avrà notato. :)
    Anche nelle conversazioni a due, poi, sono concentratissimo su quello che dico o non dico, e sulle conseguenti reazioni altrui. Il risultato è che mi perdo pezzi interi di discorso dell'altro. Se mi pare di aver detto qualcosa di fuori luogo (ma anche se al contrario mi piace particolarmente ciò che ho detto) continuo a ripensarci, nel frattempo l'altro parla e io non lo sto a sentire.
    Sì, l'abilità nei dialoghi verbali l'ho migliorata molto negli ultimi anni, ma resta un punto problematico...
    rondinella61
    "There are those that break and bend. I'm the other kind"

    Cinema, teatro, visioni
  • WhoamiWhoami Post: 272
    modificato settembre 2017
    Mi rispecchio in tutto, ma posso dire che io "quasi" non riesco neanche a parlare, ascolto, osservo e mi piace farlo, a meno che non venga interpellata, non ho niente da dire, e perché dovrei in fondo dire qualcosa? Perché parlare se non ne sento il bisogno? È una presa in giro ed uno sforzo inutile, perché non si può essere amici stando in silenzio? C'è sempre questo costante parlare, parlare e parlare, una comunicazione frivola per me, le persone parlano troppo in fretta, hanno sempre la risposta pronta e sempre qualcosa da dire, quindi le uniche volte che sono in un gruppo e voglio dire qualcosa vengo sopraffatta dagli altri, non so quando prendere parola e non faccio neanche in tempo che già cambia l'argomento, io come lo spiego agli altri che non parlo perché non mi passa niente per la mente, che non devo dire nulla e non ho la minima idea di cosa potrei o dovrei parlare, sia che ci pensi o no? E che se devo dire una cosa, prima di dirla ho bisogno di tempo per pensarci attentamente, perché deve avere prima un senso per me? O che se sto zitta non è perché sono fredda, disinteressata o qualsiasi altra cosa, ma perché è come sono io? Ricordo che quando ero piccola non era un problema, ci stavo benissimo nel mio silenzio, vorrei essere di nuovo in quel modo e trovare qualcuno con cui ci si possa apprezzare a vicenda, così, senza bisogno di parole, ma mi sa che chiedo qualcosa di troppo raro.
    Marco75rondinella61SoylentGreen
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