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Riflessione esistenziale sulla felicitá

Una persona pochi giorni fa mi ha chiesto perché ho scelto il mio mestiere. Ho risposto di getto, senza riflettere "per vedere gli altri sorridere e possibilmente renderli felici" . Allora mi hanno detto perché secondo me SOLO gli "altri" felici.
Da parte mia sgomento. Non mi aspettavo una domanda del genere da una persona conosciuta superficialmente in una chat. Ho risposto cosí: "sta agli altri rendere felice me, evidentemente non vogliono".
Ma é cosí secondo voi? Cioé la nostra serenitá/felicitá (chiamatela come volete) deriva dagli altri, dalle loro interazioni con noi, o dipende da noi stessi? Lo stare soli si sa é tipico degli infelici...ma qual é il rapporto causa-effetto?
Tuttavia, col senno di poi, la mia risposta mi é sembrata viziata da anni di rabbia e risentimento verso chi mi avrebbe dovuto aiutare/sostenere/proteggere ed invece non ne é stato in grado o manco ci ha provato. Mi é sembrato uno scaricare su altri la colpa che invece probabilmente é solo mia. Ammesso che la felicitá esista davvero e non sia un'utopia, secondo voi in che misura é autoindotta o eteroindotta?
Perché se é autoindotta allora il mio mestiere non serve a nulla ed io sono responsabile del mio stato di miseria esistenziale.
Se é eteroindotta attorno a me ho solo bestie insensibili (senza offendere gli animali) che mi hanno ferita nel profondo e continuano a farlo tutti i santi giorni.

Che poi la felicitá esiste? A me basterebbe molto meno. Mi basterebbe un senso, ma come direbbe Vasco tutta questa storia, un senso non ce l'ha.

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Ps: A me le fiabe non le ha mai lette nessuno. Davvero i draghi possono essere sconfitti?
DomenicoFenice2016Giadanielvera68WBorg

Commenti

  • RobKRobK Post: 1,267
    Penso che sia tutto soggettivo. Per quanto mi riguarda, non credo che esista la felicità assoluta, credo nei momenti di felicità ed in uno stato umorale tutto sommato sereno.
    C'è chi potrebbe essere sereno da solo, chi ha bisogno di altre persone. Forse quel che rende profondamente infelici è l'isolamento, che a parer mio è diverso dallo stare da soli.
    Se il tuo mestiere fa sorridere gli altri e regala momenti sereni/felici, come potrebbe essere inutile?
    I draghi a volte si sconfiggono, altre volte ci si impara a convivere, forse prima di diventare draghi erano altro.

    P.s.: non conosco la tua situazione, ma non hai modo di allontanarti da queste persone?
    rondinella61
  • Alcune le ho allontanate, da altre sono fuggita ma le rivedo tutti i giorni nei ricordi.
    GiadanielFenice2016
  • Credo che più che la felicità, bisogna cercare la serenità. Essere sempre felici è impossibile. Perché è uno stato di euforia. La serenità è una base. Credo che per raggiungere questo stato dobbiamo cercare l'equilibrio in noi, fino ad arrivare a non avere la necessità di cause esterne. Ma per arrivarci, l'aiuto conta eccome. Quindi nulla di quello che tu fai è inutile, perché aiuti le persone nella loro ricerca. Poi, come si suol dire, tutti sono utili, nessuno è indispensabile. Sta tutto li. Anche la persona più equilibrata al mondo ha bisogno di qualcuno accanto, fosse anche solo per essere stimolata a vedere le cose da un altro punto di vista. Almeno questo credo io...
  • vera68vera68 Post: 2,877
    L'assenza di giudizio è il cardine per trovare quella serenità @Giadaniel, secondo me.
    Uno sguardo non giudicante è ciò che rende liberi di essere. Da la libertà agli altri oltre che a se stessi, perché purtroppo noi siamo come gli altri ci vedono
    JAA005ChristianGiadaniel
  • Se una persona sulla carta ha tutto il necessario ma é lo stesso insoddisfatta può imputare questo suo stato allo scarso interesse che gli altri le offrono o peggio a coloro che le hanno causato sofferenza? É una questione di perdono? Di farcela da soli? Di cosa?
    WBorgGiadaniel
  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    Forse è la carta da riconsiderare.
    Fenice2016
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • vera68vera68 Post: 2,877

    Se una persona sulla carta ha tutto il necessario ma é lo stesso insoddisfatta può imputare questo suo stato allo scarso interesse che gli altri le offrono o peggio a coloro che le hanno causato sofferenza? É una questione di perdono? Di farcela da soli? Di cosa?

    Credo di tutto un po'...

    Io davvero mi sono resa conto di quale potenza ha lo sguardo che riceviamo su di noi.
    Se riceviamo sguardi giudicanti e sprezzanti su di noi, noi ci sentiremo così come gli altri ci vedono: come soggetti da disprezzare, che non si meritano nulla!

    Il perdono dell'altro è un dono che si fa soprattutto a se stessi. Forse è ciò che può far cambiare lo sguardo con cui noi guardiamo a noi stessi


    Fenice2016rondinella61
  • Cuore_sanguinanteCuore_sanguinante Post: 1,022
    modificato aprile 2019
    vera68 l'ultima tua frase non l'ho capita. Perdonare una persona come potrebbe far cambiare l'opinione di me stessa?
    Tuttavia non ci riesco proprio a perdonare, il solo sentire parlare di una di queste persone a cena mi sta causando l'insonnia e questo non fa che provocare ancora piú odio. Odio lui e odio me che mi faccio rovinare ancora la vita
    Fenice2016
  • vera68vera68 Post: 2,877
    C'è un tempo per tutto. Anche per il perdono.
    Spiego dopo. È troppo lungo
  • JAA005JAA005 Post: 825
    Credo esistano solo momenti in cui sei veramente te stesso, chiudi il mondo fuori e ti senti svuotatamente sereno senza iperstimolazioni nel cervello.Mi capita in 3 occasioni: quando suono, quando scrivo, quando corro. Per il resto...ansia, infelicità.Ma non credo esistano persone felici.Esistono attimi.
    rondinella61GiadanielFenice2016
  • vera68vera68 Post: 2,877
    Ora ho un po' di tempo e provo a risponderti.
    Preciso che è una mia opinione presa da mia esperienza di vita vissuta.
    Se riesci a perdonare acquisti una libertà interiore enorme che ti toglie dal giogo esercitato dall'altro.
    io non credo (almeno io non ci riesco) si possa perdonare senza comprendere le ragioni dell'altro, senza dargli la scusante di un qualche fattore scatenante.
    (Questo non vuol dire togliere a lui delle responsabilità e nemmeno adossarsi colpe che non si hanno) Significa solo comprendere che errori (anche enormi) li possono fare tutti, ma proprio tutti.
    È un po' il concetto di "chi è senza peccato,scagli la prima pietra"
    Questo porta ad una assenza di giudizio. Questa visione apre una porta enorme: predispone (e sottolineo la predisposizione e non l'attuazione) a cambiare il peso dello sguardo che abbiamo su noi stessi.
    perché spesso noi siamo i peggiori censori di noi stessi
    rondinella61Fenice2016
  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    Vale per il passato ma non se ci stai ancora dentro.
    EstherDonnellyrondinella61Fenice2016
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • vera68vera68 Post: 2,877
    modificato aprile 2019
    Si certo @Domenico. C'è un tempo per tutto, appunto.
    Poi anche se si è riuscito a perdonare il dolore deve essere riconosciuto, visto per essere metabolizzato. (Non è detto che sia visto dalla persona che ci ha fatto soffrire, anzi ). Credo che solo così si possa lasciare andare davvero.
    Comunque c'è il dolore, non più la rabbia.
    Fenice2016rondinella61
  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    Intanto chi ti ha fatto del male ha guadagnato a tuo svantaggio.

    Che svoltone che prima sei vittima e poi devi pure curarti da solo.
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • vera68vera68 Post: 2,877
    A volte non ha nemmeno guadagnato...

    Anzi SÌ. Ha guadagnato in miseria.

    Fenice2016
  • Non hanno attenuanti. Preferisco la filosofia del chi sbaglia paga anche se il prezzo maggiore lo paga sempre la vittima (termine questo che mi da il volta stomaco). Comunque anche le vittime sbagliano a lasciarsi usare/ferire. Forse é giusto quindi soffrire
    DomenicoFenice2016vera68
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