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Come vi sentite quando una persona usa la "R slur/R word" per insultare?

frakow_frufrufrakow_frufru Post: 9
modificato 31 gennaio in La Piazza (discussioni generali)
Per chi non lo sapesse, la R slur (detta anche R word, slur sta per parola offensiva) è la parola "retarded" (ritardato) usata per insultare o come sinonimo di "stupido", un po' come la N word usata per insultare le persone nere o la parola "mongoloide" o la frase "essere un Down" riferita alle persone con sindrome di Down. Molte persone autistiche/aspie/DSA non amano sentire questo termine, perché non è vero che sono stupidi. E poi in generale essere definiti stupidi non è per niente bello.

Io faccio parte di quelle persone. Sarà che sono molto sensibile e permalosa, che mi basta niente per piangere e arrabbiarmi, ma non c'è parola più brutta di quella per farmi stare male. E per male intendo che mi si abbassa l'autostima, mi sento come se fossi davvero stupida. Anche usarla per scherzare mi fa stare male, infatti non lo faccio.

Eppure ho smesso di dire alle persone che non dovrebbero usarla, perché tutte le volte mi rispondono dicendo che oggi non si può più dire nulla, che sono pesante, moralista, perbenista, che loro possono dire quello che gli pare e io non posso impedirglielo. Ho smesso perché mi sento male a vedere le persone che invece di scusarsi come fa qualsiasi persona con un minimo di maturità fanno i superiori del cacchio. 

Ho imparato che il ruolo dell'"attivista/social justice warrior" non fa per me. Preferisco ignorare tutto e andare avanti, anche se mi fa stare male. Lo so, significa cedere all'ignoranza, ma il punto è che se sto male rimango male tutta la giornata, è una sensazione che odio e che preferisco evitare a tutti i costi.  

Addirittura uno mi ha pure detto "rispetto le persone con disabilità, ma la R word si usa può essere usata per dire a qualcuno che è stupido, dipende da come la usi". Che è un po' come dire "io non sono omofobo ma mi fa schifo vedere due uomini che si baciano, dovrebbero farlo a casa loro". Addirittura ne ho trovato un altro che sosteneva che la R slur non fosse tanto grave quanto la N word, cosa di cui non sono d'accordo.

Non mi piace nemmeno quando usano "handicappato", "autistico" o "disabile", mi vanno bene solo quando NON vengono usate per insultare ma solo per indicare chi ha disabilità fisiche e/o mentali. "Diversamente abile" è troppo lungo per me, non mi fa impazzire come termine. 
Anche "avere la 104" ormai è diventato sinonimo di essere stupidi. Sulla mia discussione di presentazione avevo parlato del sentirmi fiera di essere aspie, del fatto che lo fossi solo in parte perché purtroppo nel 2021 vedere gente che non è ancora informata sull'autismo (se lo fa, lo fa in maniera superficiale) e che dunque usa la parola ritardato per insultare mi fa stare male anche se non è rivolta a me. 

So cosa state pensando: è vero che oggi si fa polemica su tutto, ma non sempre è una cosa sbagliata. A volte lo si fa per una giusta causa. So però che ci sono soggetti autistici/aspie che usano questi termini per autoironia/black humor, e io li invidio perché riescono a scherzarci sopra senza sentirsi male. 

Voi cosa ne pensate? Anche a voi dà fastidio quando si usa la R slur?
Fabio78

Commenti

  • Fabio78Fabio78 Post: 28
    A me è capitato che alcune persone facessero a mia madre (che era accanto a me) delle domande riguardo me. Io ero accanto!
    Mia zia, per esempio, mentre eravamo a tavola chiese a mia madre se mi piacesse un cibo e io, arrabbiato le dissi "Perché non lo chiedi direttamente a me?"

    Non mi hanno mai chiamato ritardato in faccia, ma so che in passato lo facevano. In un ambiente in cui ci sono stato vari mesi, sapevo che alcuni mi chiamavamo "Lo scemo".

    Fa male, ma col tempo ho imparato che sono problemi di quelle persone. Io sono di non essere stupido, scemo o handicappato. Talvolta sono goffo, ho un tono di voce monotono e basso, ma io ho imparato a viverci e penso che quelle persone siano maleducate ed è meglio starci alla larga. 
    Non ci pensare, non vale la pena di rimugginare su quello che dicono questo tipo di persone.
    Kamen
  • La penso come te. Un ragazzino, in seconda media, mi ha sbattuto senza motivo il banco addosso chiamandomi "monxxxxide"...Ho provato una rabbia talmente intensa, primordiale, animalesca che mai avevo provato, né prima, ne dopo. Ogni fibra vivente del mio intero essere era un uragano pronto ad abbattersi su di lui. Gli mollo un pugno su quella brutta faccia da topastro. Si ritrae spaventato, rendendosi conto del rischio che stava correndo nel tormentare un tizio che lo sovrastava di una buona decina di centimetri e di una buona quindicina di chili. Il terrore lo paralizza. Giustamente, perché se avesse fatto una SOLA altra cosa o detto una SOLA altra parola, lo avrei pestato veramente a sangue. Invece mi fermo. Arriva una prof supplente che, fortunatamente prende le mie parti e gli fa una bella lavata di capo e tutto si risolve per il meglio. Lo stxxxxetto se l'è cavata di lusso. Non gli ho neanche fatto troppo male. Ad oggi, a 21 anni di distanza, non solo non sono pentito, ma vado anche fiero di ciò che ho fatto.
    Ho mostrato ad una persona cattiva le conseguenze delle sue azioni.
    La parola "monxxxxide" e derivati mi fa letteralmente vedere rosso. Usarla ti farà perdere qualsiasi rispetto possa provare per te.
    Comunque, un numero crescente di persone, oggi, nascondendosi dietro una presunta "libertà di espressione", e una presunta ribellione contro la "dittatura del buonismo", si arroga il diritto di usare queste espressioni. Il problema è che poi si lamentano quando incorrono in conseguenze (multe, richiami, licenziamenti...pestaggi). Non si rendono conto che tali parole sono, come efficacemente definite da una sentenza della Corte Suprema americana del 1942 "fighting words". Vale a dire, "parole rissose". Secondo la corte, sono parole la cui pronuncia può provocare ragionevolmente la reazione aggressiva dell'interlocutore, disturbando la pace sociale.
    Se ritieni di sdoganare un simile linguaggio, non sorprenderti se qualcuno, in risposta, riterrà di sdoganare il suo pugno...
    Alcuni ritengono, invece, che un linguaggio ed un atteggiamento aggressivi siano necessari per farsi "rispettare" , per non mostrarsi deboli, o come difesa o deterrente. finché ti trovi tra persone "civili" che lasciano correre per "quieto vivere" , magari otterrai, nel breve termine, quello che vuoi. Ti diranno "sì, come vuoi tu". "Hai ragione tu". "Tutto quello che vuoi tu". Magari ci sarà pure chi dirà che sei forte, che sei "uno che sa quel che vuole", un "duro", ecc.. Ma non ti rispetteranno veramente. Il problema è se incontri una persona abitualmente violenta, o mentalmente disturbata, o con mesi e mesi di rabbia repressa, tali atteggiamenti aggressivi e tracotanti non solo NON costituiranno un deterrente, ma saranno, agli occhi di questa persona, la motivazione perfetta per reagire e farti anche del male....

    In sostanza, l'odio e la cattiveria sono pericolosi, perché prima o poi incontri chi, in un modo o nell'altro te li fa pagare...
    ClaraDiLunalucy84MononokeHime
  • lucy84lucy84 Post: 264

    forzadeltasso ha detto:

     Arriva una prof supplente che, fortunatamente prende le mie parti e gli fa una bella lavata di capo e tutto si risolve per il meglio. Lo stxxxxetto se l'è cavata di lusso. Non gli ho neanche fatto troppo male. Ad oggi, a 21 anni di distanza, non solo non sono pentito, ma vado anche fiero di ciò che ho fatto.
    Ho mostrato ad una persona cattiva le conseguenze delle sue azioni.
    .....
    Comunque, un numero crescente di persone, oggi, nascondendosi dietro una presunta "libertà di espressione", e una presunta ribellione contro la "dittatura del buonismo", si arroga il diritto di usare queste espressioni. Il problema è che poi si lamentano quando incorrono in conseguenze (multe, richiami, licenziamenti...pestaggi). Non si rendono conto che tali parole sono, come efficacemente definite da una sentenza della Corte Suprema americana del 1942 "fighting words".

    Hai avuto fortuna... spesso accade esattamente l'oppost, nel senso che spesso viene punita la reazione e non l'azione che l'ha scatenata.
    A scuola ero spesso presa di mira, anche da qualche insegnante, sono stata considerata la "scema"  della classe perché non interagivo come gli altri e ho dovuto ingoiare il boccone amaro, perché nessuno, nemmeno mia madre, ha mai fatto scudo. Né contro i compagni di scuola, né contro gli insegnanti.
    Da adulta, poco tempo fa mi sono trovata nella stessa situazione. Sono stata trattata non da stupida, ma da idiota completa, ho reagito, e sono diventata io quella sbagliata, perchè l'altro ha fatto la figura del santo e del martire quando ho replicato. però è vero quello che dici, prima o poi trovano uno scoglio, qualcuno che faccia capire che la loro modalità di interazione regge solo fino a che non trovano quello 10cm più alto e che pesa 15 kg in più, e che, giustamente, replica.

    Io credo che le parole abbiano un peso, tutte, sia come significato oggettivo della parola sia nell'intenzione di chi la pronuncia. In ogni cao, terrei presente che a volte capita che vengano usate di proposito, per far infiammare l'interlocutore e provocarne una reazione violenta; in quetso modo al provocatore verrà data la ragione, e all'altro torto...
  • lucy84lucy84 Post: 264
    Copio incollo un testo di un avvocato che spiega un po’ il fenomeno provocazione - reazione emotiva legato al bullismo e prevaricazione


    Vi è una vicenda, di recente esaminata nelle aule di giustizia, che purtroppo non è che un esempio di ciò che accade molto spesso tra i nostri giovani: un ragazzo sferra un pugno ad un altro, procurandogli importanti lesioni. Entrambi sono minorenni. Quello che ha sferrato il pugno ha subito atti di bullismo da parte di quello che ha ricevuto il pugno. Atti di bullismo però precedenti l'aggressione che non è avvenuta in ambito scolastico e /o in occasione di tali atti persecutori.La domanda che ci si pone, dinanzi a una simile vicenda, è questa: essere stato bullizzato giustifica il pugno anche se -come detto- la reazione non si pone come immediatamente successiva?Sul punto, la terza sezione della Cassazione civile, con una sentenza particolarmente interessante (n. 22541/2019) ha espresso un principio, condivisibile o meno, che non può essere ignorato.
    In primo grado il Tribunale aveva riconosciuto una certa rilevanza agli atti di bullismo che il danneggiante aveva subito, "concedendo" un risarcimento diminuito nel suo ammontare in favore del ragazzino che aveva subito il pugno. La Corte d'Appello, invece, è pervenuta a una conclusione diametralmente opposta: il pugno sferrato va letto come azione autonoma e non consecutiva agli atti di bullismo subiti, collocabili in una fase temporale diversa. Questi ultimi, pertanto, non rilevano ai fini dell'attribuzione della responsabilità per la violenza.
    Veniamo alla sentenza della Corte di Cassazione.
    A parere della terza sezione, il giudice dell'appello avrebbe errato nel limitarsi ad affermare "paternalisticamente" che non si deve reagire alle provocazioni ricevute. Una sorta di invito a porgere l'altra guancia che, per la Suprema Corte, appare inappagante nel valutare la condotta di colui che reagisca alle offese di cui è stato vittima se reiteratamente provocato e dileggiato.
    E' interessante il ragionamento seguito dalla Corte, per la quale non bisogna dimenticare che un giovane vittima di comportamenti prevaricatori, aggressivi, mortificanti e reiterati nel tempo, proprio perché adolescente e con una personalità in fieri, potrebbe avere e manifestare diverse forme di reazione: una passiva, destinata ad evolvere verso forme di autodistruzione, l'altra aggressiva.Il bullismo richiede un coacervo di interventi coordinati che, oltre a contenere il fenomeno, fungano da diaframma invalicabile che si interponga tra l'autore degli atti di bullismo e le persone offese, così da rendere ingiustificabile ogni reazione. Interventi riconducibili alle istituzioni, alla scuola, ad una ferma condanna pubblica e sociale.
    Se questi interventi non sono posti in essere - come non lo sono stati nel caso in esame- non può essere legittimo attendersi da parte del bullizzato una reazione razionale, controllata e non emotiva.
    Ne segue un vero e proprio invito verso il legislatore (questa è la peculiarità di questa sentenza) perché si dimostri sensibile verso coloro che sono esposti continuamente a comportamenti bullizzanti che possono poi generare reazioni rispetto alle sollecitazioni negative ricevute.
    La terza sezione della Corte di Cassazione è più che esplicita nell'inviare un chiaro messaggio al Legislatore laddove scrive che nell' "attesa che si diffondano forme di giustizia riparativa specificamente calibrate sul fenomeno del bullismo", la risposta giuridica, nel caso di specie, non avrebbe dovuto ignorare le condizioni di umiliazione a cui l'adolescente in questione è provato fosse stato ripetutamente sottoposto.
    Un ampliamento della funzione della responsabilità civile che ha anche una funzione deterrente e finanche educativa?

    Fonte: studiocataldi.it
    Data: 28/04/2020 18:00:00
    Autore: Filippo Portoghese
    ClaraDiLunaNemoforzadeltasso
  • BlindBlind Post: 2,575
    frakow_frufru ha detto:

    Per chi non lo sapesse, la R slur (detta anche R word, slur sta per parola offensiva) è la parola "retarded" (ritardato) usata per insultare o come sinonimo di "stupido"
    [...]
    Sarà che sono molto sensibile e permalosa, che mi basta niente per piangere e arrabbiarmi, ma non c'è parola più brutta di quella per farmi stare male. E per male intendo che mi si abbassa l'autostima, mi sento come se fossi davvero stupida. Anche usarla per scherzare mi fa stare male, infatti non lo faccio.
    [...]
    Voi cosa ne pensate? Anche a voi dà fastidio quando si usa la R slur?

    In linguistica esiste una netta distinzione tra Significante (la parola), Significato (il concetto al quale si pensa quando si legge/ascolta la parola) e Segno (il modo in cui la parola è scritta) e si dice che il legame fra questi tre elementi è del tutto arbitrario.
    Una stessa parola può quindi essere usata per indicare concetti differenti (*) e chi la ascolta può attribuirgli il significato che vuole decidendo quindi, in completa autonomia, se considerarla offensiva oppure no.

    Personalmente, prima di attribuire un qualsiasi Significato ad un Significante (o ad un Segno) cerco di comprendere il contesto nel quale la parola è stata usata.
    Ad esempio, "maiale" di per sé mi fa pensare sia all'animale sia ad una offesa che ad una battuta spiritosa. Solo il contesto in cui viene pronunciato/scritto può dirmi se rimanere neutro, prendermela a male o farmi una risata.



    (*) vale anche il contrario: lo stesso concetto può essere indicato da più parole.
    A questo proposito, vi lascio il link ad una scena dell'ottavo episodio della terza stagione di Shameless (una serie tv americana irriverente ed ironica che, attraverso le [dis]avventure di una famiglia povera e problematica del sud di Chicago, fa riflettere su contraddizioni e assurdità della società statunitense - e, più in generale, di quella occidentale):




    (se la "R word" vi dà tanto fastidio, forse non dovreste guardare il video... o forse dovreste guardarlo proprio per "ridimensionare" il disagio che vi procura ;) )

    NemoMononokeHime
  • DreamLoopDreamLoop Post: 210
    modificato 9 febbraio
    Concordo assolutamente con Blind, e aggiungo:

    per me non esistono parole che insultano o offendono a prescindere, dipende da chi le pronuncia, oltre al modo e al contesto.

    Se una persona è importante allora un insulto anche velato o blando potrà avere un peso non trascurabile.
    Se una persona non conta nulla nella mia vita, l'automobilista che ti supera e ti fa le corna o l'estraneo che ti insulta dentro un social, l'insulto non avrà alcun peso, non perdo tempo nemmeno a replicare perché mi creerebbe più fastidio mettermi a battibeccare con tale persona rispetto a quanto mi ha infastidito la parola.

    All'interno di questo ragionamento trovo sia importante non sottovalutare questo elemento, e riguarda tutti ma proprio tutti, ovvero il nostro ego che tende a prendersi troppo sul serio e così scambiare l'ombra proiettata da un nano con quella di una montagna reagendo così in modo eccessivo.
    E più un ego è stato bastonato, più una persona è stata sottovalutata, sminuita (dagli altri e da se stessa) più l'ego scalcia per prendersi lo spazio a cui ha diritto, spazio che spesso gli è stato negato o gli è stato concesso in misura troppo ridotta per le proprie necessità, e così rischia di esagerare prendendosene troppo. 
    Insomma un meccanismo di compensazione che sballa le reali proporzioni.
    Post edited by DreamLoop on
    MononokeHimeforzadeltassoNemo

  • forzadeltasso ha detto:

     Arriva una prof supplente che, fortunatamente prende le mie parti e gli fa una bella lavata di capo e tutto si risolve per il meglio. Lo stxxxxetto se l'è cavata di lusso. Non gli ho neanche fatto troppo male. Ad oggi, a 21 anni di distanza, non solo non sono pentito, ma vado anche fiero di ciò che ho fatto.
    Ho mostrato ad una persona cattiva le conseguenze delle sue azioni.
    .....
    Comunque, un numero crescente di persone, oggi, nascondendosi dietro una presunta "libertà di espressione", e una presunta ribellione contro la "dittatura del buonismo", si arroga il diritto di usare queste espressioni. Il problema è che poi si lamentano quando incorrono in conseguenze (multe, richiami, licenziamenti...pestaggi). Non si rendono conto che tali parole sono, come efficacemente definite da una sentenza della Corte Suprema americana del 1942 "fighting words".

    Hai avuto fortuna... spesso accade esattamente l'oppost, nel senso che spesso viene punita la reazione e non l'azione che l'ha scatenata.
    A scuola ero spesso presa di mira, anche da qualche insegnante, sono stata considerata la "scema"  della classe perché non interagivo come gli altri e ho dovuto ingoiare il boccone amaro, perché nessuno, nemmeno mia madre, ha mai fatto scudo. Né contro i compagni di scuola, né contro gli insegnanti.
    Da adulta, poco tempo fa mi sono trovata nella stessa situazione. Sono stata trattata non da stupida, ma da idiota completa, ho reagito, e sono diventata io quella sbagliata, perchè l'altro ha fatto la figura del santo e del martire quando ho replicato. però è vero quello che dici, prima o poi trovano uno scoglio, qualcuno che faccia capire che la loro modalità di interazione regge solo fino a che non trovano quello 10cm più alto e che pesa 15 kg in più, e che, giustamente, replica.

    Io credo che le parole abbiano un peso, tutte, sia come significato oggettivo della parola sia nell'intenzione di chi la pronuncia. In ogni cao, terrei presente che a volte capita che vengano usate di proposito, per far infiammare l'interlocutore e provocarne una reazione violenta; in quetso modo al provocatore verrà data la ragione, e all'altro torto...

    Comunque gli ho sferrato solo poco più du un colpetto di avvertimento, in fin dei conti...non si è neanche fatto molto male...(si è spaventato di brutto, però...) E poi era un notorio rompiscatole...
    Comunque il fatto è che credono di non incontrare conseguenze...e allora bisogna reagire. Bloccare. Segnalare. Denunciare, a seconda dei casi e delle situazioni. Mostrare loro che le loro azioni hanno invece conseguenze.
    Con garbo, con tatto e buonsenso, ma bisogna dimostrare loro che il tempo del "lasciare correre", del "guarda e passa", del "porgere l'altra guancia" è finito....



    lucy84
  • DreamLoop ha detto:

    Concordo assolutamente con Blind, e aggiungo:


    per me non esistono parole che insultano o offendono a prescindere, dipende da chi le pronuncia, oltre al modo e al contesto.

    Se una persona è importante allora un insulto anche velato o blando potrà avere un peso non trascurabile.
    Se una persona non conta nulla nella mia vita, l'automobilista che ti supera e ti fa le corna o l'estraneo che ti insulta dentro un social, l'insulto non avrà alcun peso, non perdo tempo nemmeno a replicare perché mi creerebbe più fastidio mettermi a battibeccare con tale persona rispetto a quanto mi ha infastidito la parola.

    All'interno di questo ragionamento trovo sia importante non sottovalutare questo elemento, e riguarda tutti ma proprio tutti, ovvero il nostro ego che tende a prendersi troppo sul serio e così scambiare l'ombra proiettata da un nano con quella di una montagna reagendo così in modo eccessivo.
    E più un ego è stato bastonato, più una persona è stata sottovalutata, sminuita (dagli altri e da se stessa) più l'ego scalcia per prendersi lo spazio a cui ha diritto, spazio che spesso gli è stato negato o gli è stato concesso in misura troppo ridotta per le proprie necessità, e così rischia di esagerare prendendosene troppo. 
    Insomma un meccanismo di compensazione che sballa le reali proporzioni.
    Il contesto è molto importante... infatti non vale la pena reagire al tizio in automobile che ti manda a quel paese...non avrà alcun impatto sulla tua esistenza...ma un bullo può invece renderti la vita impossibile ... soprattutto i bulli in giacca e cravatta...i più pericolosi, a mio giudizio...

  • lucy84 ha detto:

    Copio incollo un testo di un avvocato che spiega un po’ il fenomeno provocazione - reazione emotiva legato al bullismo e prevaricazione


    Vi è una vicenda, di recente esaminata nelle aule di giustizia, che purtroppo non è che un esempio di ciò che accade molto spesso tra i nostri giovani: un ragazzo sferra un pugno ad un altro, procurandogli importanti lesioni. Entrambi sono minorenni. Quello che ha sferrato il pugno ha subito atti di bullismo da parte di quello che ha ricevuto il pugno. Atti di bullismo però precedenti l'aggressione che non è avvenuta in ambito scolastico e /o in occasione di tali atti persecutori.La domanda che ci si pone, dinanzi a una simile vicenda, è questa: essere stato bullizzato giustifica il pugno anche se -come detto- la reazione non si pone come immediatamente successiva?Sul punto, la terza sezione della Cassazione civile, con una sentenza particolarmente interessante (n. 22541/2019) ha espresso un principio, condivisibile o meno, che non può essere ignorato.
    In primo grado il Tribunale aveva riconosciuto una certa rilevanza agli atti di bullismo che il danneggiante aveva subito, "concedendo" un risarcimento diminuito nel suo ammontare in favore del ragazzino che aveva subito il pugno. La Corte d'Appello, invece, è pervenuta a una conclusione diametralmente opposta: il pugno sferrato va letto come azione autonoma e non consecutiva agli atti di bullismo subiti, collocabili in una fase temporale diversa. Questi ultimi, pertanto, non rilevano ai fini dell'attribuzione della responsabilità per la violenza.
    Veniamo alla sentenza della Corte di Cassazione.
    A parere della terza sezione, il giudice dell'appello avrebbe errato nel limitarsi ad affermare "paternalisticamente" che non si deve reagire alle provocazioni ricevute. Una sorta di invito a porgere l'altra guancia che, per la Suprema Corte, appare inappagante nel valutare la condotta di colui che reagisca alle offese di cui è stato vittima se reiteratamente provocato e dileggiato.
    E' interessante il ragionamento seguito dalla Corte, per la quale non bisogna dimenticare che un giovane vittima di comportamenti prevaricatori, aggressivi, mortificanti e reiterati nel tempo, proprio perché adolescente e con una personalità in fieri, potrebbe avere e manifestare diverse forme di reazione: una passiva, destinata ad evolvere verso forme di autodistruzione, l'altra aggressiva.Il bullismo richiede un coacervo di interventi coordinati che, oltre a contenere il fenomeno, fungano da diaframma invalicabile che si interponga tra l'autore degli atti di bullismo e le persone offese, così da rendere ingiustificabile ogni reazione. Interventi riconducibili alle istituzioni, alla scuola, ad una ferma condanna pubblica e sociale.
    Se questi interventi non sono posti in essere - come non lo sono stati nel caso in esame- non può essere legittimo attendersi da parte del bullizzato una reazione razionale, controllata e non emotiva.
    Ne segue un vero e proprio invito verso il legislatore (questa è la peculiarità di questa sentenza) perché si dimostri sensibile verso coloro che sono esposti continuamente a comportamenti bullizzanti che possono poi generare reazioni rispetto alle sollecitazioni negative ricevute.
    La terza sezione della Corte di Cassazione è più che esplicita nell'inviare un chiaro messaggio al Legislatore laddove scrive che nell' "attesa che si diffondano forme di giustizia riparativa specificamente calibrate sul fenomeno del bullismo", la risposta giuridica, nel caso di specie, non avrebbe dovuto ignorare le condizioni di umiliazione a cui l'adolescente in questione è provato fosse stato ripetutamente sottoposto.
    Un ampliamento della funzione della responsabilità civile che ha anche una funzione deterrente e finanche educativa?

    Fonte: studiocataldi.it
    Data: 28/04/2020 18:00:00
    Autore: Filippo Portoghese

    Le sentenze della Cassazione sono in generale molto più ponderate di quelle dei gradi inferiori di giudizio. In questo caso, bene ha fatto la corte a prendere in considerazione il contesto. Ed a comprendere che il bullismo può portare la vittima a ripagare con la forza. Non si può biasimare il ragazzino che reagisce. E la vittima non va lasciata sola...anche per evitare che reagisca eccessivamente, o che si trasformi essa stessa in bullo...
    lucy84
  • DreamLoopDreamLoop Post: 210
    modificato 10 febbraio
    forzadeltasso ha detto:

    DreamLoop ha detto:

    Concordo assolutamente con Blind, e aggiungo:


    per me non esistono parole che insultano o offendono a prescindere, dipende da chi le pronuncia, oltre al modo e al contesto.

    Se una persona è importante allora un insulto anche velato o blando potrà avere un peso non trascurabile.
    Se una persona non conta nulla nella mia vita, l'automobilista che ti supera e ti fa le corna o l'estraneo che ti insulta dentro un social, l'insulto non avrà alcun peso, non perdo tempo nemmeno a replicare perché mi creerebbe più fastidio mettermi a battibeccare con tale persona rispetto a quanto mi ha infastidito la parola.

    All'interno di questo ragionamento trovo sia importante non sottovalutare questo elemento, e riguarda tutti ma proprio tutti, ovvero il nostro ego che tende a prendersi troppo sul serio e così scambiare l'ombra proiettata da un nano con quella di una montagna reagendo così in modo eccessivo.
    E più un ego è stato bastonato, più una persona è stata sottovalutata, sminuita (dagli altri e da se stessa) più l'ego scalcia per prendersi lo spazio a cui ha diritto, spazio che spesso gli è stato negato o gli è stato concesso in misura troppo ridotta per le proprie necessità, e così rischia di esagerare prendendosene troppo. 
    Insomma un meccanismo di compensazione che sballa le reali proporzioni.
    Il contesto è molto importante... infatti non vale la pena reagire al tizio in automobile che ti manda a quel paese...non avrà alcun impatto sulla tua esistenza...ma un bullo può invece renderti la vita impossibile ... soprattutto i bulli in giacca e cravatta...i più pericolosi, a mio giudizio...

    Sì certo, purtroppo determinati atteggiamenti possono ripresentarsi nel corso della vita anche se cambia il contesto, le situazioni, l'età e i modi.
    Io non ho mai subito bullismo fisico perché sono 1,90 e pur essendo molto tranquillo e riservato potevo diventare molto moooolto aggressivo nel giro di pochi secondi, e dato che spesso i bulli sono dei vigliacchi con una persona come me avevano vita molto breve.

    In questo contesto però più che di bulli si parla della parola usata per offendere ed è qualcosa di più sottile, o almeno così l'ho percepita io, anche se determinati comportamenti possono essere messi in atto anche dal classico bullo.
    Io se devo pensare ad una persona mi viene in  mente mia madre, persona molto ansiosa che non si rendeva nemmeno conto di quali atteggiamenti poteva assumere, ancora ricordo una volta che non riuscivo ad aprire la porta di casa lei stava dietro di me mettendomi pressione e dicendomi "ma che sei stupido?" e ovviamente io mi agitavo ancora di più e non riuscivo ad aprirla. Avevo 12 anni.
    riotMononokeHime
  • forzadeltassoforzadeltasso Post: 139
    modificato 16 febbraio
    DreamLoop ha detto:



    Sì certo, purtroppo determinati atteggiamenti possono ripresentarsi nel corso della vita anche se cambia il contesto, le situazioni, l'età e i modi.

    Io non ho mai subito bullismo fisico perché sono 1,90 e pur essendo molto tranquillo e riservato potevo diventare molto moooolto aggressivo nel giro di pochi secondi, e dato che spesso i bulli sono dei vigliacchi con una persona come me avevano vita molto breve.

    In questo contesto però più che di bulli si parla della parola usata per offendere ed è qualcosa di più sottile, o almeno così l'ho percepita io, anche se determinati comportamenti possono essere messi in atto anche dal classico bullo.
    Io se devo pensare ad una persona mi viene in  mente mia madre, persona molto ansiosa che non si rendeva nemmeno conto di quali atteggiamenti poteva assumere, ancora ricordo una volta che non riuscivo ad aprire la porta di casa lei stava dietro di me mettendomi pressione e dicendomi "ma che sei stupido?" e ovviamente io mi agitavo ancora di più e non riuscivo ad aprirla. Avevo 12 anni.

    Stessa cosa per me (tranne che per il metro e 90).
    Ero un ragazzino adorabile che alla minima provocazione diventava una vera piccola belva. Un vero tasso, che magari non può avere la meglio su lupi ed orsi, ma può metterli in condizione di dover pagare la loro vittoria a caro prezzo....

    Il contesto in cui queste espressioni sono pronunciate e che li rende così offensivi, è quello di una presunta superiorità da parte di chi le usa. Come a dire "tu devi sopportare senza reagire perché io sono migliore di te. e quindi ho il diritto di maltrattarti, se mi gira. Ma tu, come inferiore, non hai il diritto di reagire. Se lo fai, è una lesione della mia libertà."
    Svuotati da tale contesto, infatti, tali parole sono a volte anche fatte proprie dai destinatari, come la famigerata N-word per gli afroamericani.

    Quel ragazzino idiota se l'era presa con me perché si sentiva superiore a me. Perché credeva che avessi un qualche deficit mentale. Era un modo per dirmi "tu sei malato, io sono sano" (non per molto, se continui a farmi girare le scatole); "tu sei anomalo, io sono normale" (se essere "normali" vuol dire essere stxxxxi come te, mi tengo strette le mie anomalie).

    Riguardo i "bulli in giacca e cravatta", sono pericolosi perché il loro bullismo è più sottile, e più facile da giustificare. Si dice che sono solo "schietti", "politicamente scorretti", "irriverenti" , per gli stessi atteggiamenti che , quando messi in atto dal prepotente "tipico", creano sdegno.

    Inoltre molte "brave" persone in realtà sono bulli mancati. Troppo codardi per aggredire, insultare, denigrare ed assumere comportamenti antisociali...

    E poi, molti sono ipocriti. Ad esempio, Gli stessi che,su facebook gridano allo scandalo quando sentono di episodi di bullismo scolastico eclatanti, poi sono i primi a scrivere commenti con insulti e minacce a Greta thunberg.
    Post edited by Sniper_Ops on
  • KamenKamen Post: 90
    modificato 16 febbraio
    Fabio78 ha detto:

    A me è capitato che alcune persone facessero a mia madre (che era accanto a me) delle domande riguardo me. Io ero accanto!
    Mia zia, per esempio, mentre eravamo a tavola chiese a mia madre se mi piacesse un cibo e io, arrabbiato le dissi "Perché non lo chiedi direttamente a me?

    È capitato anche a me un episodio come quello di Fabio! E ho 30 anni, potrei capirei se ne avessi 10! Ero in casa di parenti e un'amica di mia zia chiese a mia madre una cosa riguardo a me. E io ero anche seduta più vicina a lei di mia madre. Mi sono sentita indispettiva e ho risposto subito personalmente. Poi ne ho parlato a mia madre e mi ha detto che non è piaciuto neanche a lei e che non ha capito il motivo di quel comportamento.

    Per il resto nessuno mi ha mai chiamato ritardata, perché anzi so molte cose a livello culturale, ma quando si parla di come funziona in mondo i miei tendono sempre a trattarmi come una che non ne sa niente. E infatti delle dinamiche sociali del mondo ci capisco poco.
    (Specifico che io non sono diagnosticata, perché non trovo supporto da nessuno, né dai miei né dal mio medico di base, nel cercare uno psicologo).
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