Salta il contenuto

Fobia sociale

SusannaSusanna Post: 7
modificato marzo 2015 in Discussioni tra genitori
Ciao tutti sono Susanna, iscritta da poco, ho disperatamente bisogno dei vostri consigli di Aspie adulti o di genitori di bambini "speciali".
Mio figlio dodicenne, autistico ad alto funzionamento, da circa un anno ha una forte fobia sociale. Mi spiego: ha cominciato con l'evitare alcuni quartieri dicendo che aveva paura di incontrare persone che conosceva, poi altri, poi altri ancora, poi ha preso ad evitare attività specifiche come andare in spiaggia, (abitiamo al mare), o al ristorante, perchè "ha paura di incontrare qualcuno che conosce". Non so veramente cosa fare, questa cosa si sta allargando sempre di piu' e gli sta impedendo di vivere !!!
Quando è a casa da solo va in ansia perchè si annoia e non sa che fare, ma qualunque cosa gli si proponga la rifiuta per i  motivi di cui sopra. Siamo veramente preoccupati, fino a un anno, un anno e mezzo fa non era così, si lasciava coinvolgere in tante esperienze.
Ditemi cosa dovrei fare, l'angoscia è tanta....
Post edited by yugen on

Commenti

  • zisczisc Post: 1,603
    e' successo qualcosa?


  • GiulyGiuly Post: 54
    Ciao, 
    capisco perfettamente l'angoscia e la frustrazione. Purtroppo però la fobia sociale è una caratteristica tipica delle persone affette da autismo, quindi secondo me il comportamento che presenta tuo figlio rientra nelle conseguenze di avere l'autismo...
    Penso che qualunque cosa voi facciate, niente potrà mai cambiare la sua avversione al contatto sociale. Però mi rendo conto che un comportamento del genere può essere veramente limitante, sia per lui che si chiude a qualunque tipo di esperienza (anche non prettamente sociale) sia per voi genitori che vi trovate a non poter far più nulla fuori...
    Avete provato a parlare con un esperto di questa situazione? Esistono tecniche e strategie che si possono utilizzare per aiutare il bimbo e fargli capire che anche se incontra qualcuno che conosce, 1) non succede niente di grave 2) si tratterebbe comunque di una situazione con delle vie di fuga. Potreste accordarvi su dei compromessi: per esempio che se qualora incontrerete qualcuno che lui conosce, avrete una scusa pronta sul perché non potete fermarvi a parlare con loro (per esempio che siete di fretta). Per il ristorante, potreste accordarvi un ristorante magari meno centrale o spiegare ai ristoratori il problema e chiedervi di stare in una area un po' più appartata. Potreste coinvolgere anche il bimbo così che lui può esssere sicuro che sia stato fatto.
    Conosco alcuni genitori di alcuni ragazzini con la sindrome di Asperger che si sono inventati veri e propri "codici" segreti di comunicazione tra di loro. Per esempio una bambina che ho conosciuto che aveva 12-13 anni aveva questo metodo per cui quando la mamma la veniva a prendere e una delle sue amiche le chiedeva se poteva andare a casa sua a giocare, con un gesto della mano la ragazzina faceva capire alla mamma che avrebbe dovuto rispondere che dovevano correre a casa e che il pomeriggio erano impegnati.
    Inoltre potreste concordare in anticipo la durata delle uscite, partendo molto gradualemente da periodi molto brevi. Per incentivarlo, potrste offrirgli una piccola ricompensa in cambio dell'essere venuto fuori (che so, un'ora in più alla televisione, un gelato...)

  • cameliacamelia Post: 3,517
    Io sono un'adulta con diagnosi di fobia sociale e autodiagnosi di Asperger. Ho seguito per più di un'anno una terapia cognitivo-comportamentale grazie alla quale sono riuscita a fronteggiare situazioni altrimenti per me impensabili; la mia terapista ha utilizzato la tecnica della desensibilizzazione, con esposizione graduale a situazioni sociali via, via più ansiogene (io ho stilato la mia personale classifica), con iniziale presenza di una o più persone-guida (nel mio caso mia sorella); poi la terapista mi ha insegnato diverse tecniche di rilassamento che utilizzo per evitare che l'ansia si trasformi in panico e per evitare di evitare. Naturalmente nel vostro caso si tratta di un bimbo, ma penso che un percorso come il mio, adattato ad un bimbo con doppia diagnosi, potrebbe cmq essere efficace.
    giuseppe
  • TsukimiTsukimi Post: 3,827
    @Giuly la fobia sociale è un disturbo diverso dalla semplice avversione ai contatti. Non è il fatto che vuole stare solo ma che ha paura a uscire fra la gente. Detto questo non ne so abbastanza da dare un consiglio, ma se è una cosa recente dovrebbe essere recuperabile. È seguito da un professionista?
    "The Enlightened Take Things Lightly" - Principia Discordia
  • GiulyGiuly Post: 54
    concordo con @camelia!
    si hai ragione @tsukimi, ho usato il termine in modo un po' informale (non diagnostico) ma con esso mi riferivo comunque a quanto espresso da susanna :)
  • Mio figlio è seguito da quando aveva quattro anni da un centro per l'Autismo, ora da un anno non avevamo piu' contatti perchè tra l'altro la psicologa che l'ha sempre seguito è stata a casa in maternità, ma proprio ieri sera ho mandato una mail per chiedere un  appuntamento e parlare di questa situazione. Tra le altre cose avevamo pensato a una terapia comportamentale, ma è difficile trovare bravi terapeuti comportamentali specializzati sui bambini e perdipiu' competenti sull'autismo.  Per rispondere a Zisc, non credo sia successo qualcosa. Lui ha tantissima paura di incontrare persone dell'ambiente scolastico (maestre, compagni ecc,,,), specialmente le vecchie maestre delle elementari. A volte alle elementari capitava che queste maestre gli dicessero scherzosamente che sarebbero venute a prenderlo a casa se non faceva una certa cosa (tipo recite, festicciole ecc...).  Puo' essere che questo abbia innescato tutto cio'? La cosa è partita in sordina, piano piano, un anno, un anno e mezzo fa,  dapprima evitava una sola via della nostra città, poi il quartiere intero, poi quasi tutta la città. A me la cosa che dispiace veramente è che si priva di esperienze che amava tanto fare, come nuotare al mare. Abbiamo la fortuna di poterci recare in spiaggia tutti i giorni, e a lui è sempre piaciuto tanto!  Quando parliamo dice che la cosa che lo spaventerebbe di piu' se incontrasse qualcuno sarebbe che questo qualcuno lo chiama e lo saluta. Io gli ho detto che se incontra qualcuno puo' girarsi dall'altra parte e non salutarlo (so che è terribile, ma per il momento sarebbe comunque un passo avanti rispetto al restare confinati tra quattro mura 24 ore al giorno). Allora mi ha detto:"Devi dire a tutte le persone che conosco che se mi incontrano non devono salutarmi, devono far finta di non conoscermi". Io ci sto pensando, ma sarei tentata di farlo, se puo' essere utile. Sono forse  impazzita? Non so dove sbattere la testa, quando lo vedo in preda all'ansia perchè vorrebbe fare una cosa, ma non ha il coraggio di farla ed è paralizzato dalle sue paure, mi prende una tristezza indicibile.

  • LunaLuna Post: 525
    Ciao Susanna, anche a me infastidisce abbastanza andare in luoghi dove posso incontrare qualcuno che conosco, principalmente parenti o amci di famiglia che non vedo mai o vecchi compagni di scuola, in quanto non so mai cosa dire e raccontare troppo di me non è il mio forte...potresti provare a portarlo dove sei abbastanza sicura che non ci siano persone che lo conoscono... tra l'altro in una spiaggia piena d'estate, specialmente se si va ad un numero o in una spiaggia libera diversa da quella abituale, difficilmente incontri qualcuno, o comunque in mezzo alla gente è facile trovare il modo di evitare di farsi vedere e parlarci...lo stesso in città, potreste iniziare a frequentare luoghi diversi dove sai che non incontrarai troppe persone note...questo potrebbe essere anche una spinta a vedere che non succede niente ed a frequentare posti ulteriori...
  • corneliacornelia Post: 1,185
    Susanna, come vorrei aiutarti, purtroppo non ho esperienza in merito. Il consiglio di camelia è il più corretto, è un vero peccato rinunciare a tante cose per questa paura. Anche assecondare il suo desiderio di non essere salutato, non so, non la vedo, ad istinto di buon occhio. Sarebbe meglio affrontare ora che è piccolo la questione in maniera scientifica e fargli superare questa paura. 
  • GiulyGiuly Post: 54
    Sinceramente, non penso che gli faresti del bene chiedendo alle altre persone di non salutarlo: nella vita gli altri non gli verranno sempre in conto, e lui prima o poi dovrà affrontare le sue paure! 
    Probabilmente il suo problema è andato peggiorando per un processo di condizionamento, tramite cui lui ha visto che evitando il contatto sociale si sentiva sempre più tranquillo/meno pauroso. Per cui ha iniziato a diminuirlo sempre di più fino ad arrivare al punto in cui è ora, in cui riesce a scansare del tutto l'ansia dovuta all'incontrare qualcuno e doverci eventualmente parlare anche se brevemente..
    Io penso che come suggerito sopra, anche per l'esperienza che mi sono fatta lavorando con i bambini sullo spettro con difficoltà molto simili, l'unica soluzione sia adottare tecniche di approccio graduale alla situazione che lo spaventa, magari coadiuvate da un sistema di "reward" , in cui il bimbo riceve un piccolo premio ogni volta che fa un piccolo passo avanti, ma solo se lo fa (questo mira in qualche modo ad "annullare" le conseguenze altrimenti solo prettamente negative dello sforzo che fa; se almeno sa che c'è un piccolo premio dopo il bimbo sarà più motivato). Ovviamente cosa possa essere il premio deve essere pensato attentamente, qui in UK spesso si consiglia di assegnare dei "punti" o degli "stickers" e quando uno ne ha raggiunto un tot si vince appunto qualcosa. So che può sembrare un po' assurdo come sistema ma ho visto con i miei occhi più di una volta che una volta superata la difficoltà iniziale funziona alla grande.
    Comunque sono solo idee e sicuramente una brava psicologa saprà indirizzarvi. Vedrai che si risolve!!!! 
  • Grazie di cuore a tutti per i vostri consigli; anch'io avrei pensato a una terapia de-condizionante, presto ne parleremo con la psicologa che ci segue e vi terro' informati sui consigli che ci ha dato, nel frattempo se avete altre idee o suggerimenti vi pregherei di indicarmeli, sarebbero  molto graditi. Un abbaccio a tutti (è bello sentirsi compresi  :)
  • GiulyGiuly Post: 54
    @Susanna Bene! Speriamo che vi risponda presto allora... vedrai che con un po' di pazienza e lavoro ne verrete a capo ;) 
  • wolfgangwolfgang Post: 10,786
    modificato giugno 2013
    Io sono un'adulta con diagnosi di fobia sociale e autodiagnosi di Asperger. Ho seguito per più di un'anno una terapia cognitivo-comportamentale grazie alla quale sono riuscita a fronteggiare situazioni altrimenti per me impensabili; la mia terapista ha utilizzato la tecnica della desensibilizzazione, con esposizione graduale a situazioni sociali via, via più ansiogene (io ho stilato la mia personale classifica), con iniziale presenza di una o più persone-guida (nel mio caso mia sorella); poi la terapista mi ha insegnato diverse tecniche di rilassamento che utilizzo per evitare che l'ansia si trasformi in panico e per evitare di evitare. Naturalmente nel vostro caso si tratta di un bimbo, ma penso che un percorso come il mio, adattato ad un bimbo con doppia diagnosi, potrebbe cmq essere efficace.
    Questo!

    Di dove siete? Se vuoi scrivimelo in privato.
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • wolfgangwolfgang Post: 10,786
    modificato giugno 2013
    Probabilmente il suo problema è andato peggiorando per un processo di condizionamento, tramite cui lui ha visto che evitando il contatto sociale si sentiva sempre più tranquillo/meno pauroso. Per cui ha iniziato a diminuirlo sempre di più fino ad arrivare al punto in cui è ora, in cui riesce a scansare del tutto l'ansia dovuta all'incontrare qualcuno e doverci eventualmente parlare anche se brevemente..
    @Susanna
    Esattamente, solitamente l'evitamento sociale dei fobici è quello che da un punto di vista strettamente comportamentale può essere definito come un processo mantenuto dal rinforzo negativo.
    Tuo figlio è probabile che percepisca una situazione di ansia legata al contatto sociale a causa di esperienze brutte che ha avuto, non serve una singola esperienza traumatica, bastano tanti piccoli fraintendimenti che sono in buona parte legati alla difficoltà autistica di comprendere il prossimo. Questa è la parte legata all'autismo. La reazione però è legata al contesto, cioè, lui di suo ci ha messo la difficoltà nel capire il prossimo, ma poi il feedback negativo è venuto dal "mondo".
    Quindi cosa succede? Lui prova ansia di fronte alle situazioni sociali, se le evita nel breve termine l'ansia si riduce (quindi evitare le situazioni sociali agisce da rinforzo negativo, ovvero aumenta (rinforzo) un comportamento atto a ridurre (negativo) uno stimolo percepito come avversivo.
    La facilità con la quale avvengono questi rinforzi a breve termine può a sua volta essere legata all'autismo in quanto potrebbe avere problemi di funzioni esecutive, cioè difficoltà nel "programmare" il futuro. Fondamentalmente potrebbe essere un po' miope alle conseguenze a lungo termine delle sue azioni (anche perché è ancora giovane!).
    Il problema è che mentre il comportamento nel breve termine funziona (prova meno ansia), nel lungo termine non funziona, in quanto induce un circolo vizioso di evitamento esperenziale (cioè evita possibili esperienze riducendo il suo repertorio di possibilità).

    Cosa fare?

    - Il problema nudo e crudo può essere risolto come ti ha detto @camelia attraverso la desensibilizzazione e l'esposizione graduale. Queste sono tecniche che funzionano bene, accertate scientificamente e che funzionano anche con gli Asperger senza problemi. Non serve un "esperto di asperger" per metterle in atto. Basta un minimo di flessibilità da parte del terapista.
    - Però questo risolve solo il problema nel breve termine. Quello che invece bisogna fare (oltre a quanto detto prima), con una persona esperta di autismo, è lavorare sulle ragioni "prime" del comportamento facendo un training specifico di:
    1) presa di prospettiva per:
    a) migliorare la comprensione del prossimo
    b) migliorare la programmazione a lungo termine del comportamento
    2) rilassamento per:
    a) ridurre l'ansia di base e quindi l'attivazione in situazioni di stress
    b) tecniche per gestire l'ansia in situazioni di emergenza (cioè nel mentre della situazione sociale)
    frieden
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • KamenKamen Post: 90
    modificato 24 marzo
    Lo so, è una discussione aperta 8 anni fa, ma leggendola mi sono ritrovata molto.
    Da diverso tempo mi sono resa conto che quando parlo con qualcuno (anche i miei genitori), inizio subito a sudare (soprattutto sulle ascelle). Ho cercato di capire per quale motivo, visto che comunque quando inizio la conversazione mi sento tranquilla e non percepisco alcuna paura. Ho trovato scritto che può trattarsi di fobia sociale. Sembra che inconsciamente io abbia paura che nella conversazione succeda qualcosa che mi faccia sentire a disagio, quindi inizio a sudare.
    Dato che da circa un anno sospetto di essere asperger (anche se il medico di base mi ha strappato il coraggio di provare a fare la diagnosi, giudicandomi frettolosamente come non asperger) ho collegato le due cose e ho trovato questa conversazione.
    Come il figlio di Susanna (che ha aperto il topic) anch'io preferisco non andare in luoghi dove so che potrei incontrare gente che conosco. Ora con il covid posso stare più tranquilla di non ricevere pressioni per uscire, ma se dovessi uscire sceglierei posti dove so che non verrei riconosciuta da nessuno. Non mi piace andare al centro, preferisco luoghi di natura. Non credo di aver paura, è che mi infastidisce essere vista/osservata da conoscenti che poi parleranno, e soprattutto mi infastidisce essere fermata per parlare. Fin da piccola non volevo andare da mia nonna perché la gente (amici e parenti) quando mi vedeva mi faceva domande e io non avevo voglia di rispondere, probabilmente perché mi costava molta fatica.
    BlunotteLinna
  • GrazGraz Post: 31
    Anche io credo che avvisare le persone non potrebbe portargli chissà che vantaggio se non contribuire ad isolarlo e farlo apparire in un certo modo.Consiglierei di iniziare presto gli incontri con uin professionista,anche per non rischiare di improvvisare e magari aggravare la situazione.
    Magari già dopo qualche incontro troverete la via giusta.
Accedi oppure Registrati per commentare.