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Condivido una storia

ValentaValenta Post: 10,759
modificato ottobre 2014 in Discussioni tra genitori
Il rapporto tra un ragazzino autistico e Siri:
Vale (egli\lui\gli)- feedback e reactions sempre graditi
Taggata:

Commenti

  • AleenaAleena Post: 1,050
    Grazie, un articolo interessante/inquietante.
    I exist as I am, that is enough, If no other in the world be aware I sit content,
    And if each and all be aware I sit content.
    ---Walt Whitman
  • È molto interessante. C'è da dire che Siri è molto più sviluppato dell'applicazione "S voice" della Samsung, il secondo è "stupido". Siri ha un vocabolario molto più esteso.
  • AnotherAnother Post: 102
    Quando leggo queste notizie sono sempre un po' perplesso, non dico che non ci credo, ma che spesso sono utilizzate per far pubblicità alla compagnia tal dei tali
    vera68
  • Anche il mio bambino tentava conversazioni con l'assistente vocale.
    Ben presto però si annoiava perché con Siri le sue provocazioni non hanno effetto.. 
    Linna
  • LinnaLinna Post: 369
    Io non ho Siri ma tanti volte ,esasperata dicevo :Vai cercare sul Google."Oppure cercavo io.
    mammarosanna
  • LupaLupa Post: 659
    L'articolo è interessante, ma mi chiedo quanto davvero una applicazione possa essere un facilitatore o invece un ostacolo. Ovvero: l'applicazione semplifica molto (non occorre fare attenzione al contesto, adeguarsi alla persona che si ha davanti, ecc ecc) e quindi da un lato permette di fare esercizio di conversazione, ma le persone non sono Siri e quindi quanto esercitato grazie all'applicazione è poi trasportabile in un contesto con persone?
    mammarosanna
  • Valenta ha detto:
    Il rapporto tra un ragazzino autistico e Siri:
    Ciao!

    Grazie per la condivisione, articolo molto interessante anche se un po' datato. Personalmente, mi piacerebbe sapere di più sull'evoluzione degli ultimi anni degli assistenti vocali, anche in considerazione della comunicazione con autistici - vedasi come riferimento la citazione, nell'articolo, delle parole di William Mark dello Stanford Research Institute. Ho fatto una rapida ricerca su Google ma non ho trovato molto; farò degli approfondimenti.

    Lupa ha detto:
    L'articolo è interessante, ma mi chiedo quanto davvero una applicazione possa essere un facilitatore o invece un ostacolo. Ovvero: l'applicazione semplifica molto (non occorre fare attenzione al contesto, adeguarsi alla persona che si ha davanti, ecc ecc) e quindi da un lato permette di fare esercizio di conversazione, ma le persone non sono Siri e quindi quanto esercitato grazie all'applicazione è poi trasportabile in un contesto con persone?
    Non sono in grado di rispondere a questa domanda e non ho compreso se retorica o meno, ma posso trasmettere la mia esperienza. Nel gruppo di psicoterapia che ho frequentato negli ultimi quattro anni, insieme ad altri Asperger, ci esercitavamo regolarmente in delle simulazioni di conversazioni e altre occasioni di socializzazione. In principio non era di certo come parlare con Siri, ma con la pandemia ci siamo trasferiti su Skype e lì, in mancanza di una presenza fisica e considerando anche la consapevolezza della finzione, probabilmente la distanza con quanto avviene nella vita di tutti i giorni è aumentata. Personalmente, ho trovato comunque utile quanto appreso; non credo che sarei riuscito, con la sola spiegazione teorica delle abilità sociali, senza una messa in pratica preventiva e in un ambiente "protetto", ad utilizzare nella vita le tecniche imparate.
    betmammarosannaValentaLinnaLupa
    Pronomi: he/ him
  • LupaLupa Post: 659
    @Mrs_Dalloway non è una domanda retorica, è proprio una domanda.  Per esempio rispetto alla tua esperienza che è strutturata apposta per fare esercizio e quindi con tanto di spiegazioni e tecniche da mettere in pratica, la conversazione con una app è in un certo senso spontanea, senza guide né supervisioni né spiegazioni sugli scambi che avvengono.
    Mrs_Dalloway
  • Lupa ha detto:
    @Mrs_Dalloway non è una domanda retorica, è proprio una domanda.  Per esempio rispetto alla tua esperienza che è strutturata apposta per fare esercizio e quindi con tanto di spiegazioni e tecniche da mettere in pratica, la conversazione con una app è in un certo senso spontanea, senza guide né supervisioni né spiegazioni sugli scambi che avvengono.
    @Lupa Grazie per il chiarimento!

    Non avevo considerato l'aspetto che invece tu sottolinei, e mi trovo d'accordo; le conversazioni descritte nell'articolo che il bambino ha con Siri sono effettivamente spontanee e, anzi, cercate da lui.

    Generalizzando quindi potremmo provare a supporre che le esperienze di conversazione con gli assistenti vocale possono essere utili nella vita reale, essendo presenti elementi come l'imprevedibilità delle risposte e la possibilità di fare conversazioni complesse, anche se fino ad un certo livello. Tuttavia non sono d'accordo; mancano fattori chiave nelle interazioni sociali, cioè il contatto visivo, la distanza, la presenza fisica in generale, le distrazioni del contesto, il linguaggio verbale e quello para-verbale, senza contare poi che Siri non si stanca mai di rispondere alle domande o di parlare di un certo argomento: è progettata per questo. Una persona reale ha degli interessi che possono anche essere diversi dalla persona con cui conversa, dunque tenderà a non voler parlare di un certo argomento oltre un certo limite, a non voler scendere troppo nei dettagli (magari anche perché non esperta oltre che disinteressata) e, soprattutto, avrà delle iniziative proprie di conversazione, con degli spunti propri, che nella maggior parte dei casi, probabilmente, Siri non ha. Su quest'ultimo fronte: ogni tanto mi capita di chiedere qualcosa ad Alexa, e qualche volta, dopo aver risposto alla mia domanda, mi dice delle cose in più. Ad esempio che posso aggiungere la musica alle mie sveglie o altre novità dovuti agli aggiornamenti del suo sistema, oppure qualche curiosità o qualche interessante fatto di attualità. Dall'articolo, già nella sua versione del 2014 Siri mi sembra più sviluppata del suo corrispettivo versione Amazon, ma non l'ho mai sperimentata quindi non posso esprimermi.

    Comunque, considerando tutti questi elementi, forse sì, forse l'esperienza di conversazione con un assistente vocale può essere d'aiuto, oppure anche no; come dicevo prima, se iniziassi a parlare con Alexa (o con Siri) delle ultime scoperte nell'ambito della fisica quantistica, per dire, loro reggerebbero la mia conversazione, magari anche all'infinito; una persona qualunque probabilmente no. Dopotutto, loro hanno accesso diretto ad Internet; io mi sentirei offeso da qualcuno che, mentre parlo, usa il telefono per cercare su Google il significato di quello che dico (anche se almeno rappresenterebbe un tentativo di avvicinarsi a me), e probabilmente pochi lo farebbero, il che, prima o poi, mi costringerebbe a cambiare argomento. Se non fossi consapevole del fatto che non tutti sono interessati a tutto, mi sentirei comunque offeso. Quindi forse la risposta alla domanda varia da persona a persona.
    Pronomi: he/ him
  • LupaLupa Post: 659
    Mrs_Dalloway ha detto:
    mancano fattori chiave nelle interazioni sociali, cioè il contatto visivo, la distanza, la presenza fisica in generale, le distrazioni del contesto, il linguaggio verbale e quello para-verbale, senza contare poi che Siri non si stanca mai di rispondere alle domande o di parlare di un certo argomento: è progettata per questo. Una persona reale ha degli interessi che possono anche essere diversi dalla persona con cui conversa, dunque tenderà a non voler parlare di un certo argomento oltre un certo limite, a non voler scendere troppo nei dettagli (magari anche perché non esperta oltre che disinteressata) e, soprattutto, avrà delle iniziative proprie di conversazione, con degli spunti propri, che nella maggior parte dei casi, probabilmente, Siri non ha.

    Proprio questo. Quei fattori possono cambiare completamente il senso del discorso e lo svolgimento della conversazione e, che io sappia, gli ND non hanno tanto difficoltà con la conversazione logica in sé, ma con buona parte degli aspetti qui elencati. Dunque una app sul fronte comprensione degli aspetti non strettamente semantici e logici della conversazione non può essere d'aiuto. E se fosse addirittura fuorviante?
    Per contro una conversazione con una app è meno difficoltosa e quindi potrebbe essere un aiuto per chi ha difficoltà tipo timidezze o fluenza nell'eloquio.
    E poi boh, mentre scrivo e leggo i contributi ci penso quindi magari mi verranno altre ipotesi. Sarebbe però interessante leggere di esperienze reali a riguardo o di lavori scientifici, ammesso che ne esistano.
    Mrs_Dalloway
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