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Cos'è peggio morire o soffrire?

Qual'è la cosa peggiore tra le due.

Commenti

  • LandauerLandauer Post: 979
    [Caso ridotto all'osso]
    Ammettendo di poter trascurare il dolore che la morte di un individuo genera nei suoi conoscenti (grande assunzione), e assumendo che la condizione di sofferenza sia "perpetua" (non altalenante con momenti di piacere), allora è peggio soffrire. Semplicemente, in questa condizione, nella morte non trova posto il dolore, quindi morendo minimizzi la sofferenza.

    [Caso lievemente più generale]
    Mettendo ora in conto il dolore che la morte di un individuo genererebbe nei suoi cari, allora si è dinanzi la difficile scelta di dover giudicare cosa è più "grave" tra la propria sofferenza e la sofferenza dei propri cari. Non c'è una risposta generale, e varia da individuo a individuo, e dallo "stato" dell'individuo in quel momento.
    auroraborealisNemomandragola77
    Credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza.
    Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smani di sapere. [...] comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo,
    a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini 
    abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante.                                                                         [J.D.Salinger - Catcher in the Rye]
  • Miticalex ha detto:

    Qual'è la cosa peggiore tra le due.

    La cosa peggiore è l'apostrofo :D scherzo ovviamente. .
    Secondo me dipende dal punto di vista. "Quando qualcuno muore soffre chi sta intorno, non chi è morto". Quindi credo sia peggio soffrire, se si parla in prima persona. [Ovviamente prendo il caso di sofferenze oggettivamente atroci]
    Se invece le due situazioni si vivono dall'esterno è logico che è peggio la morte.
    LandauerEireneaspirina
  • Dipende dalla vita che si sta vivendo e dal grado della sofferenza in oggetto.
    EireneNewtonSirAlphaexamarco3882
  • pokepoke Post: 1,721
    La sofferenza sfuma dal sopportabile all'insopportabile.
    Quando è sopportabile la sofferenza è preferibile alla morte (ovvio).
    Quando la sofferenza è insopportabile preferiamo la vita con un dolore sopportabile o senza dolore, quindi desideriamo la cessazione (morte) del dolore.
    La vita nel suo insieme comprende anche la sofferenza (in tutte le sue gradazioni).
    La morte non ha sofferenza.
    Ma la morte è sia cessazione di sofferenza ma anche di vita.
    Quindi credo sia utile avere consapevolezza del fatto che quando desideriamo/provochiamo la morte per una sofferenza, abbiamo la fine della vita e non la fine del dolore per una vita senza sofferenza.
    iieMononokeHimeNemoAmeliewolfgangfear
  • Io ho una moglie e due figli. Loro sono il motivo per cui sono vivo. Ho un'assicurazione che garantirebbe loro di tirare avanti qualche anno, il tempo per i bambini di crescere senza eccessive ristrettezze e per il mio amore di riorganizzarsi la vita. Ma sono terrorizzato dal dolore nel quale li sprofonderei e questo basta a farmi desistere da qualsiasi proposito. Ci penso tutti i giorni ma poi rimetto la maschera e vado avanti. Penso che la morte sia preferibile alla vera sofferenza tranne quando la serenità dei nostri cari dipende realmente dalla nostra vita.
    Landauerrondinella61CyranoAmeliewolfgangPiu82nebel
  • ShinjiShinji Post: 241
    @Landauer Ci penso spesso anche io a questa cosa, ma secondo te è giusto che una persona sia "costretta" a vivere esclusivamente per non fare soffrire i suoi cari, non mette così la sua stessa sofferenza in secondo piano rispetto a quella degli altri?
    Alla fine non dovrebbero essere gli stessi che soffriranno (in quanto umani) la sua perdita a capire che il gesto che ha fatto, per lui in realtà è stato un bene, perché evidentemente la sua sofferenza non era trattabile? E ad una persona a cui si vuole bene incondizionatamente, non si augura che stia bene con se stesso prima di ogni altra cosa, anche se non condividiamo le sue scelte?
    Io non riesco a capire questi punti.

    LandauerUllastrorondinella61Cyranofear
    The closer you get to the light, the greater your shadow becomes.
  • PavelyPavely Post: 3,350
    Il dolore è un'emozione tale e quale all'ansia, alla tristezza, alla paura...

    In sé, non si possono evitare né le emozioni negative, né quelle positive.

    Dunque: perché il dolore si e l'ansia no? (Ad esempio...)

    Davanti a questa domanda, ci si accorge di un errore.

    Cioè: si riducono tutte le emozioni negative ad un indistinto dolore.
    Paura, tristezza, ansia, tensione e così via divengono un'amalgama che ci fa star male.

    Proprio questo "indistinto" è ciò che ci distrugge.

    In verità, dobbiamo imparare a discernere e vedere le emozioni per ciò che sono e dare loro il nome corretto.

    Soprattutto per capire che sono TANTISSIME.

    -

    Davanti alla ricchezza del cuore, il cuore stesso riinizia a battere

    LandauerFenice2016GrizliPiu82fear
  • UllastroUllastro Post: 2,753
    La domanda è mal posta. C'è differenza tra una sofferenza temporanea, anche di forte intensitá, da cui si puó uscire e riguadagnare la serenitá e una sofferenza senza via d'uscita che accompagna alla morte.
    LandauerCyrano
    Ogni calcio nel culo ti fa fare un passo avanti
  • LandauerLandauer Post: 979
    Shinji ha detto:

    @Landauer Ci penso spesso anche io a questa cosa, ma secondo te è giusto che una persona sia "costretta" a vivere esclusivamente per non fare soffrire i suoi cari, non mette così la sua stessa sofferenza in secondo piano rispetto a quella degli altri?

    Alla fine non dovrebbero essere gli stessi che soffriranno (in quanto umani) la sua perdita a capire che il gesto che ha fatto, per lui in realtà è stato un bene, perché evidentemente la sua sofferenza non era trattabile? E ad una persona a cui si vuole bene incondizionatamente, non si augura che stia bene con se stesso prima di ogni altra cosa, anche se non condividiamo le sue scelte?
    Io non riesco a capire questi punti.

    Fino ad un paio di mesi fa la pensavo esattamente come te: nel caso in cui avessi scelto di morire (nel caso in cui ne fossi stato assolutamente convinto, e non in preda ad un'impeto distruttivo, che cercherei comunque di combattere in quanto "non veritiero"), l'averi fatto senza considerare il dolore che avrei potuto arrecare agli altri, fiducioso che col tempo essi sarebbero arrivati all'accettazione della mia volontà e alla cessazione del dolore. Se avessi deciso d'andarmene, l'avrei fatto senza neppure salutare, col cuore in pace.
    Tuttavia, adesso la mia mente contempla (attribuendole un certo grado di "verità") anche la possibilità che i cari possano continuare a soffrire indefinitamente, che il dolore possa evitare d'estinguersi. Non tutti hanno il dono della "dimenticanza", per alcuni il dolore conserva nel tempo la stessa intensità.
    Dato che esiste questa possibilità, a men che non riesca a dimostrarne la falsità, non m'è dato di scegliere a cuor leggero.
    Amelie
    Credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza.
    Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smani di sapere. [...] comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo,
    a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini 
    abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante.                                                                         [J.D.Salinger - Catcher in the Rye]
  • Capisco la morte per malattia incurabile. Quando la depressione mi soffocava e non mi dava tregua, allora più che desiderare la morte, desideravo non sentire più quel dolore, quel senso di essere all'angolo senza apprente via di scampo. Ma se miracolosamente mi fossi trovata catapultata per magia appunto nei Caraibi o in qualche bel posto del mondo, con poche risorse per vivere e poche responsabilità forse sarei stata bene in quei frangenti. In quei momenti credevo di voler morire perché non ce la facevo più a sopportare il dolore mio e di una persona cara ma se magari si riesce a sovvertire gli schemi e a inventarsi la propria esistenza in modo diverso, lontano dai cosiddetti "cari" che spesso contribuiscono a farti sentire incapace e a soffocarti? Più che morte anelavo a non sentire più quel dolore. La morte mi sembrava la soluzione più facile. Adesso sto capendo che sono libera di mettere tutto sottosopra. Basta ridurre al nocciolo le proprie esigenze ed aspettative.
    LandauerMikiSophiaFenice2016wolfgangPiu82
  • LifelsLifels Post: 1,852
    modificato maggio 2017
    Come si può rispondere a questa domanda? Noi "conosciamo" quella che chiamiamo vita, fatta di gioie e dolori

    La morte invece possiamo davvero affermare di conoscerla?

    Supponendo che nella morte non esista alcun tipo di sofferenza mi troverei perfettamente d'accordo con quanto espresso da @Landauer nella prima risposta

    Per quanto riguarda me, io potrei forse scegliere la morte davanti a un dolore fisico incredibilmente forte, alle altre emozioni ho smesso di dare connotazione negativa, facendo questo l'intensità di emozioni quali rabbia, tristezza e ansia in tutte le loro sfaccettature è calata drasticamente

    Concludo dicendo che ora stiamo parlando di queste cose in modo razionale, ma davanti a una grandissima sofferenza perderemmo questa razionalità, ho sentito spesso persone stupirsi davanti a notizie di suicidi, cercare di argomentare quanto fosse stupido fare questa scelta, ma coloro che si suicidano generalmente non lo fanno lucidamente, cosa che si può notare anche dalle modalitá più utilizzate, che sono davvero brutali e dolorose
    Landauerrondinella61Piu82SoylentGreen
    Tutto “tra virgolette”

  • LandauerLandauer Post: 979
    modificato maggio 2017
    LifeIs ha detto:

    Come si può rispondere a questa domanda? Noi "conosciamo" quella che chiamiamo vita, fatta di gioie e dolori

    La morte invece possiamo davvero affermare di conoscerla? 




    Effettivamente, credo in ogni post di questa discussione, si è assunto che la morte coincida con la cessazione di ogni sofferenza. A priori potrebbe benissimo esserci dolore anche nella morte (affinché questo sia vero, è necessario supporre una qualche forma d'esistenza che si conserva dopo la morte del corpo organico), ma se fosse questo il caso, allora la condizione della morte sarebbe assolutamente orribile: dolore perpetuo dal quale non ci si può liberare. Ma di fronte ad una prospettiva di dolore eterno, è veramente significativo prolungare di qualche attimo l'eventuale stato di serenità durante la vita del corpo organico? Qualsiasi tempo finito in cui si vive in serenità, messo a rapporto con l'eternità del dolore, è assolutamente irrilevante. N/[inf] = 0, e l'uomo sarebbe condannato fin dal principio e senza prospettive.


    LifeIs ha detto:

    Concludo dicendo che ora stiamo parlando di queste cose in modo razionale, ma davanti a una grandissima sofferenza perderemmo questa razionalità, ho sentito spesso persone stupirsi davanti a notizie di suicidi, cercare di argomentare quanto fosse stupido fare questa scelta, ma coloro che si suicidano generalmente non lo fanno lucidamente, cosa che si può notare anche dalle modalitá più utilizzate, che sono davvero brutali e dolorose

    Assolutamente d'accordo con quanto implicitamente affermi. Esiste un'estrema minoranza di persone che scelgono il suicidio in maniera assolutamente conscia, convinti di quello che si accingono a fare (caso di Socrate, ad esempio). L'estrema maggioranza, invece, è composta da persone prigioniere di un'intensissimo dolore localizzato in un ridotto periodo di tempo, la percezione "collassa" fino a contenere solo dolore ed annullare ogni prospettiva. Sì vive una terribile condizione mentale e non si riesce a ragionare. Ad altissimi livelli d'intensità, il suicidio è un atto che quasi non si riesce a non compiere.
    Credo che coloro che argomentano nel modo da te indicato sono persone che non hanno mai vissuto, neppure per una volta, queste esperienze: solo in questo caso è possibile essere tanto superficiali.

    Eppure, negli esempi precedenti, si è sempre considerato il caso del "suicidio per scelta", che presuppone un certo ragionamento. Tutti gli altri casi di suicidio sono "accidentali", ed esulano da qualsiasi ragionamento.
    Credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza.
    Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smani di sapere. [...] comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo,
    a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini 
    abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante.                                                                         [J.D.Salinger - Catcher in the Rye]
  • CyranoCyrano Post: 1,046
    Io credo che non esista una risposta a questa domanda. Credo esista una risposta per ogni istante di ogni giorno che ogni essere umano decide di vivere. Anche se quasi la totalità delle persone non è neppure consapevole di farsela. Quando diventa consapevole è perché esiste già il dubbio, sbattuto nel mezzo di una vita da un dolore già maturo, che come un cancro ammorba la vita, sfigurandola, trasformandola in qualcosa di altro da come potrebbe essere.

    Io me la sono posta molte volte. Conoscete la risposta che ho sempre dato, dal momento che mi leggete. Ma non è mai stata una risposta facile o scontata. Ho lottato. Talvolta nel disperato tentativo di difendere una vita che mi rifiutavo di credere vinta irrevocabilmente dal dolore. Talvolta nell'ancor più disperato tentativo di porvi fine. Talvolta ho vissuto il tentativo di porvi fine persino con gioia. In quei casi non sono stato io a scegliere per me, ma il caso, che portava un uomo su un ponte dove un ragazzo restava affacciato dal parapetto, in avanti, a guardare in basso; uomo che non andò più via, finché non fu sicuro che anche il ragazzo se ne sarebbe andato. O il caso che portava una donna a essere presente in un luogo dove un ragazzo stava per strapparsi le vene con rabbia con un coltello da cucina.
    Ho iniziato a 11 anni a progettare suicidi, oggi ne ho 45 e l'ultima volta è stato l'anno scorso. Dall'età di 8 anni ho depressioni ricorrenti, che mi costringono a scegliere in continuazione quale risposta dare; anche perché quando la morte inizia a insinuarsi nei tuoi pensieri all'età di 8 anni, rimane fedele compagna e non se ne va più via.

    Non darò una risposta. Non argomenterò quando e perché sia peggio morire o quando e perché sia peggio soffrire. E' già stato scritto da altri in modo esauriente. Dirò cosa risponde il mio cuore a se stesso: è meglio lottare.
    ValentaLandaueraspirinaSoleAmeliemarco3882ShinjiamigdalaSophiarondinella61e 7 altri.
    I portoni del mio isolamento cingono parchi di infinito… (Pessoa)
  • Siamo stati morti per miliardi di anni e più prima di venire alla vita. Apparentemente la non-esistenza ha una sua accezione di perfezione.
    Se l'esistenza fosse eterna e ricca di scoperte, potrebbe avvicinarsi a ciò
    Cyrano
  • wolfgangwolfgang Post: 10,799
    Penso che in primo luogo vada compresa la differenza tra sofferenza sopportabile e insopportabile, poi quella tra momentanea e perpetua. In ogni caso non è la sofferenza che mi spaventa ma la mancanza di vita. Tra essere un morto vivente e un morto reale preferisco la seconda e reputerei egoistica un'opposizione dei miei familiari.

    Tuttavia penso sia necessario capire la condizione in cui si sta, la maggioranza dei suicidi sono persone con difficoltà che NON sono realmente insormontabili ma solo percepite da loro come tali.

    @Pavely la sofferenza è un'emozione, il dolore è un percetto, una sensazione.
    Landauer
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • PavelyPavely Post: 3,350
    @wolfgang la nocicezione è una percezione.

    Il dolore, COME LA SOFFERENZA, sono emozioni.

    Il termine "sofferenza" in lingua italiana, secondo la mia opinione, non indica in modo completo l'aspetto puramente corporeo del dolore.

    -

    Il dolore, comunque, per definizione non può essere giammai qualcosa di fisico.

    WBorg
  • torukhtorukh Post: 1,767
    modificato maggio 2017
    Io trovo che l'evento della morte sia anch'esso sofferenza.

    Il risultato è che dopo la sofferenza della morte non puoi più conoscere nulla perché è cessato il processo vitale che determina la tua esistenza.

    Ma queste sono banalità...

    Oppure no?

    Soffrire è comunque vivere...

    Stai vivendo un periodo di tempo che ti impone resistenza o resilienza.

    Nella sofferenza conosci cose nuove, quindi arricchisci il tuo essere.

    Meglio soffrire, che morire.

    Ho conosciuto l'ideazione suicidaria, ed ho conosciuto l'accettazione della mia stessa fine in quello stato alterato di coscienza che si acquisisce nelle allucinazioni di un coma indotto.

    Da quei miei vissuti è maturata in me una differente capacità di osservare con la mente la sofferenza, differente da quella che avevo prima.
    Quei miei vissuti hanno segnato spiacevolmente l'acquisizione di nuova conoscenza, il superamento di limiti del pensiero.

    Io sono OGGI quello che sono, perché nel mio passato ci sono anche quegli stati di pura spiacevolezza.

    La morte invece, è fine di tutto, del mio tutto.
    Dell'esistere.
    Del sentire.
    Del conoscere.

    Spero di poter vivere anche miliardi di anni...
    iieLandauerValentamarco3882
  • Io sicuramente non voglio soffrire per cure con poche possibilità di guarigione certa. Oppure rimanere in condizioni tipo ortaggio, se dovesse capitarmi un incidente. Si dovrebbe poter mettere per iscritto le proprie preferenze, con la certezza che sarebbero eseguite.

    Però è sempre una scelta personale e non si può generalizzare.

  • BletchBletch Post: 64
    modificato agosto 2017
    Non capisco perchè morire dovrebbe essere tremendo. Forse l'atto, se la morte è drammatica nel senso che può comportare una sofferenza momentanea al tale che muore. Ma poi puff, per te basta.
    WBorgSirAlphaexa
  • qwert179qwert179 Post: 102
    Ho la convinzione implicita/ mi piace pensare     , che morire riporti a ricongiungersi/fare di nuovo parte      con qualcosa di più grande  ,che la solitudine che ogni essere umano sente sia un richiamo alla morte , al fare di nuovo parte di un tutto.
     Se non si possono dare chissà quali risposte sulla morte e sul dopo, perchè non pensarla in modo positivo ? Se Non si sa cosa ci sia realmente dopo...e giusto l'illuderci sta nel nostro dominio , almeno facciamolo in modo da farci stare bene.
    Quindi visto che morire realmente non lo so , soffrire è peggio
  • CyranoCyrano Post: 1,046
    E ancora lotto. Stanchezza di vivere, il senso di rifiuto da parte del mondo, la paura di soffrire in futuro quanto ho sofferto sino ad ora. Mi sembra di non poter reggere. Di non avere le forze. E se sto male, ancora devo trattenermi dallo strapparmi le vene delle braccia, dal gomito al polso.
    Tutti i miei psichiatri mi aiutano, mi parlano, mi danno consigli. Ora ho pensato che una soluzione a lungo termine sarebbe sostituire i ricordi brutti con ricordi belli nuovi, cose da realizzare adesso che diventino bei ricordi per il futuro. Soprattutto trovare e vedere amici. Il discorso della mia famiglia è delicato e complesso. Io avrei tanto bisogno di calore umano! Un bisogno terribile! Ho bisogno che venga riversato nel mio cuore tutto il calore possibile. 
    E poi c'è l'isolamento, che in me può condurmi lontanissimo dal punto di vista autistico. Ma gli psichiatri, per quanto mi invitino a usare questo rifugio interiore, mi mettono anche in guardia dai suoi rischi.
    Mi mancate tutti. Vi voglio bene. Il fatto che non scriva non vuol dire che non mi senta parte di questa famiglia. Vuol dire che sto male, che la mia vita è un casino. Con qualcuno ci siamo anche scritti, con altri ci sarebbe piaciuto conoscerci. Tutto è sempre presente, tutto è valido. Per ricevere nuovo calore e costruire nuovi migliori ricordi.
    vera68giuseppeMiticalexSniper_Ops
    I portoni del mio isolamento cingono parchi di infinito… (Pessoa)
  • La speranza è l'ultima a morire. Ma come si vive quando l'ultima speranza rimasta è quella di morire?

    È molto difficile rispondere alla tua domanda Miticalex. Qualsiasi tentativo di generalizzazione finalizzato al fornire una risposta universale si scontra con l'immensità del panorama della percezione individuale.

    Non esistono prove che dopo la vita organica la nostra essenza spirituale prosegua la sua esistenza. Nessuno è mai tornato dalla morte per raccontare cosa ci aspetta. Così come nessuno ha la certezza che non vi sia nulla dopo la morte.

    L'unica cosa certa è che alla fine del ciclo della vita per come la conosciamo, vi sia la morte. Prima o poi arriva. Inevitabilmente.

    Personalmente mi trovo fra coloro che convivono con una sofferenza quotidiana che supera i limiti della sopportabilità. Sopravvivo da più di 30 anni con un profondo desiderio di porre fine alla mia vita. Forse, ormai, dovrei chiamarlo bisogno.

    Ma continuo a resistere. Come se fossi a dieta in un modo fatto di goloserie.

    Resisto perchè credo che si viva una volta sola.
    Resisto perchè riesco a consolarmi con la consapevolezza che alla fine la morte arriverà senza bisogno di cercarla.

    Nella scelta del male minore fra la sofferenza e la morte, ho scelto di soffrire fino alla morte. In medio stat virtus.
    MiticalexCyranofear

  • MiticalexMiticalex Post: 1,356
    modificato dicembre 2021
    Non vi preoccupate andrà tutto bene, in fondo io sono più forte di quello chè credevo, me l'ho dicevano ma non me rendevo mai conto.
    Sí è vero una decina di anni fa ho tentato suicidio, ma dopo che mi sono salvato ho continuato a lottare e lottare, nonostante ci sia ancora una lunga strada da fare ora mi sento una persona nuova e più consapevole.
    Ora vi voglio confessare una cosa, vi ho fatto questa domanda perchè ho avuto a chè fare con donne forti, che hanno usato la loro forza per sottomettermi, è i miei nonni materni erano sempre dalla parte dei maschi (un altra cosa chè ha influenzato il mio carattere), tanto da arrivare a temere le donne, e a farmi pensieri tipo non sopportare che le donne sono più degli uomini oppure chè sono più longeve.
    Ho iniziato a sentirmi inferiore ha loro, ma da una parte mi piacerebbe imitarle, tipo vestirmi come loro, ho truccarmi come loro.
    Purtroppo non ho avuto vita facile, con le donne.
    malcom3D
  • vera68vera68 Post: 3,292
    Grande @miticalex!!
    Io ho sempre saputo che eri uno tosto!!
    La forza non è nell'intensità ma nella durata e tu che non ti arrendi mai lo stai dimostrando a tutti!
    Davvero... Mitic... Alex❤️
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