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Mi presento

Ciao a tutti, spero di non aver sbagliato a creare la discussione per presentarmi, se così fosse mi scuso.
Io sono una di quelle che suppongo si possa chiamare “normie”, una di quelle persone che qui credo chiamiate NT, sono anche psicologa e questo non c’entra nulla con la mia iscrizione al forum ma con un pezzetto del mio passato.
Sono qui quasi per caso. E vorrei condividere con voi la ragione che mi ha spinta ad iscrivermi qui, io che non amo né i social né i forum, ora sono qui e spero di non “disturbare”.

Da circa un mese ho un rapporto di amicizia “virtuale” (cosa per me assolutamente nuova e di solito rifiutata), con un americano (ex professore di mio figlio, ndr) che vive a Los Angeles, dunque decisamente lontano. Questo spiega perché abbiamo un rapporto “virtuale” ma piuttosto intenso. 
Nel giro di qualche giorno ho iniziato a percepire che qualcosa era cambiato nel suo modo di rapportarsi con me, tanti piccoli campanelli che mi rimandavano sensazioni già percepite in passato, che non trovavano in me risposte precise.
Sono ND e la lingua diversa, la distanza fisica connessa all’impossibilità di un contatto ravvicinato (con tutto ciò che comporta), l’età molto adulta, la differente cultura (paesi assai diversi), la conoscenza di lui come professore e il mio modo di essere, hanno probabilmente “mascherato” i segnali che la mia empatia e istinto  ricevevano e la mia “razionalità” analitica interpretava in modo...tradizionale.
Insomma, dal senso di benessere che provavo nel confrontarmi e parlare con lui, mi ero ritrovata negli ultimi giorni, a non sapere più come comportarmi o cosa dire per non essere fraintesa (la lingua diversa non aiuta in tal senso) e cominciavo a sentirmi frustrata come se sbagliassi sempre qualcosa...
Percepivo il suo stress e tante piccole discrasie o “rigidità” (vi prego di passarmi il termine), a volte pochi filtri e cercavo di coglierne le ragioni, temendo di non avere capito nulla di questo nostro strano rapporto al quale non volevo rinunciare. 
Ieri ho avuto l’insight e mi si è spalancata la finestra su un mondo che già avevo incontrato: 
finalmente i tasselli mancanti e scollegati d’improvviso si erano composti nella mia mente in un quadro tanto chiaro quanto complesso.
Ho sollevato il “velo” e sono entrata nel mondo del mio amico “aspie” e tutto si è riempito di significato.

Un mondo incontrato 8 anni fa, quando ero tirocinante in una neuropsichiatria infantile locale e conobbi un ragazzino di 10 anni che, i genitori preoccupati avevano portato da noi perché, raccontarono che, dopo essersi perso in spiaggia, era ansioso, con attacchi di panico, non voleva assolutamente entrare a scuola e mostrava comportamenti “bizzarri”. Molto diverso dal fratellino più piccolo e in cura, senza esito, da due psicoterapeuti. Ecco, dopo 20’ con il bambino mi si era apparso chiaro quale fosse il punto. Dovetti chiedere il permesso al mio supervisore per parlarne con i genitori, lo ottenni, feci un paio di test e di incontri con loro. Non dimentico il senso di sollievo provato dalla mamma mentre le parlavo dell’essere asperger e di come imparare a gestire le proprie (della mamma) preoccupazioni, paure e frustrazioni  di fronte a certi comportamenti del bimbo e a gestire il senso di sgomento tante volte provato di fronte alla gente.
Per la prima volta aveva avuto una risposta ed una “chiave” interpretativa per partire a costruire il suo rapporto speciale con il suo amato bambino. Abbiamo avuto vari incontri e, nonostante le difficoltà reali, la madre si era rafforzata e aveva trovato l’energia emotiva per affrontare quella sfida. 

Scusate il lungo racconto, ma questa storia è ritornata nella mia mente e mi ha fatto riannodare fili invisibili che mi hanno permesso di “capire” il mio amico. Così ho lasciato da parte (per quanto possibile) il mio “funzionamento NT” per accogliere il suo, entrare in punta di piedi nel suo mondo, perché a lui tengo davvero e stavo per abbandonare un rapporto “vero” solo perché ferita dai suoi modi ai quali davo un’interpretazione sbagliata.

Insomma, sono qui perché credo che quando mondi interni così diversi si incontrano, i colori di ognuno si fondono in un disegno più ricco di sfumature e non voglio perdermi la visione di questo speciale dipinto. 

Grazie a tutti voi e scusate la lunghezza della presentazione. 
LaRosadiAndromeda
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Commenti

  • SinOfHybris ha detto:
    Ciao a tutti, spero di non aver sbagliato a creare la discussione per presentarmi, se così fosse mi scuso.
    Io sono una di quelle che suppongo si possa chiamare “normie”, una di quelle persone che qui credo chiamiate NT, sono anche psicologa e questo non c’entra nulla con la mia iscrizione al forum ma con un pezzetto del mio passato.
    Sono qui quasi per caso. E vorrei condividere con voi la ragione che mi ha spinta ad iscrivermi qui, io che non amo né i social né i forum, ora sono qui e spero di non “disturbare”.

    Da circa un mese ho un rapporto di amicizia “virtuale” (cosa per me assolutamente nuova e di solito rifiutata), con un americano (ex professore di mio figlio, ndr) che vive a Los Angeles, dunque decisamente lontano. Questo spiega perché abbiamo un rapporto “virtuale” ma piuttosto intenso. 
    Nel giro di qualche giorno ho iniziato a percepire che qualcosa era cambiato nel suo modo di rapportarsi con me, tanti piccoli campanelli che mi rimandavano sensazioni già percepite in passato, che non trovavano in me risposte precise.
    Sono ND e la lingua diversa, la distanza fisica connessa all’impossibilità di un contatto ravvicinato (con tutto ciò che comporta), l’età molto adulta, la differente cultura (paesi assai diversi), la conoscenza di lui come professore e il mio modo di essere, hanno probabilmente “mascherato” i segnali che la mia empatia e istinto  ricevevano e la mia “razionalità” analitica interpretava in modo...tradizionale.
    Insomma, dal senso di benessere che provavo nel confrontarmi e parlare con lui, mi ero ritrovata negli ultimi giorni, a non sapere più come comportarmi o cosa dire per non essere fraintesa (la lingua diversa non aiuta in tal senso) e cominciavo a sentirmi frustrata come se sbagliassi sempre qualcosa...
    Percepivo il suo stress e tante piccole discrasie o “rigidità” (vi prego di passarmi il termine), a volte pochi filtri e cercavo di coglierne le ragioni, temendo di non avere capito nulla di questo nostro strano rapporto al quale non volevo rinunciare. 
    Ieri ho avuto l’insight e mi si è spalancata la finestra su un mondo che già avevo incontrato: 
    finalmente i tasselli mancanti e scollegati d’improvviso si erano composti nella mia mente in un quadro tanto chiaro quanto complesso.
    Ho sollevato il “velo” e sono entrata nel mondo del mio amico “aspie” e tutto si è riempito di significato.

    Un mondo incontrato 8 anni fa, quando ero tirocinante in una neuropsichiatria infantile locale e conobbi un ragazzino di 10 anni che, i genitori preoccupati avevano portato da noi perché, raccontarono che, dopo essersi perso in spiaggia, era ansioso, con attacchi di panico, non voleva assolutamente entrare a scuola e mostrava comportamenti “bizzarri”. Molto diverso dal fratellino più piccolo e in cura, senza esito, da due psicoterapeuti. Ecco, dopo 20’ con il bambino mi si era apparso chiaro quale fosse il punto. Dovetti chiedere il permesso al mio supervisore per parlarne con i genitori, lo ottenni, feci un paio di test e di incontri con loro. Non dimentico il senso di sollievo provato dalla mamma mentre le parlavo dell’essere asperger e di come imparare a gestire le proprie (della mamma) preoccupazioni, paure e frustrazioni  di fronte a certi comportamenti del bimbo e a gestire il senso di sgomento tante volte provato di fronte alla gente.
    Per la prima volta aveva avuto una risposta ed una “chiave” interpretativa per partire a costruire il suo rapporto speciale con il suo amato bambino. Abbiamo avuto vari incontri e, nonostante le difficoltà reali, la madre si era rafforzata e aveva trovato l’energia emotiva per affrontare quella sfida. 

    Scusate il lungo racconto, ma questa storia è ritornata nella mia mente e mi ha fatto riannodare fili invisibili che mi hanno permesso di “capire” il mio amico. Così ho lasciato da parte (per quanto possibile) il mio “funzionamento NT” per accogliere il suo, entrare in punta di piedi nel suo mondo, perché a lui tengo davvero e stavo per abbandonare un rapporto “vero” solo perché ferita dai suoi modi ai quali davo un’interpretazione sbagliata.

    Insomma, sono qui perché credo che quando mondi interni così diversi si incontrano, i colori di ognuno si fondono in un disegno più ricco di sfumature e non voglio perdermi la visione di questo speciale dipinto. 

    Grazie a tutti voi e scusate la lunghezza della presentazione. 
    Perché hai restituito a questa madre questa diagnosi?
    Cosa hai visto in questo bambino di 10 anni?
    Te lo chiedo perché continuo ad incontrare madri cui in neuropsichiatria hanno parlato di Asperger (?) che mi dicono che il figlio è molto intelligente, socialmente isolato, ma non mi dicono nulla di specifico nè della vecchia Asperger né dello spettro autistico. Non hanno neppure grossi fattori di rischio a parte una generica familiarità per disturbi d'ansia o dell'umore. Francamente sono confusa da questo fatto. Ti chiedo delucidazioni visto che sei psicologa!
    Ciao 🤗
  • SinOfHybrisSinOfHybris Post: 12
    PapaveroRosso ha detto:

    Perché hai restituito a questa madre questa diagnosi?
    Cosa hai visto in questo bambino di 10 anni?
    Te lo chiedo perché continuo ad incontrare madri cui in neuropsichiatria hanno parlato di Asperger (?) che mi dicono che il figlio è molto intelligente, socialmente isolato, ma non mi dicono nulla di specifico nè della vecchia Asperger né dello spettro autistico. Non hanno neppure grossi fattori di rischio a parte una generica familiarità per disturbi d'ansia o dell'umore. Francamente sono confusa da questo fatto. Ti chiedo delucidazioni visto che sei psicologa!
    Ciao 🤗
    Ciao @PapaveroRosso, stavo cercando di capire cosa vuoi sapere di preciso, o meglio, la domanda l’ho letta ma vorrei poterti rispondere in modo per te soddisfacente e, date le tue parole successive, non sono di aver capito bene  cosa ti abbia creato confusione. 
    Se riesci a chiarire le mie idee io proverò a darti le risposte che cerchi.

    Non scappo… ☺️  A presto 
  • @SinOfHybris Tu hai detto che questo bambino che hai visto aveva
    ansia e attacchi di panico
    isolamento sociale
    bizzarrie
    rigidità.
    Questi quattro sintomi sono presenti in tante diagnosi, anche molto serie. Non so se eri lì fissa o stavi facendo un tirocinio, ma immagino che ti sarai basata su una testistica, avrai fatto un percorso diagnostico e degli approfondimenti sullo spettro autistico, che avrai escluso insieme alla neuropsichiatra altri disturbi più della sfera affettiva o del pensiero, nonché traumi o situazioni stressanti, disturbi neurologici, somatici e così via.
    Lo avrai seguito per un po' prima che ti uscisse che poteva avere l'Asperger che si, è una sindrome e quindi può avere sotto tante cose diverse, ma ha dei criteri specifici.
    Avrai fatto tutto questo, se no sembra che la neuropsichiatria da te è come Sturmtruppen!

  • SinOfHybrisSinOfHybris Post: 12
    PapaveroRosso ha detto:
    @SinOfHybris Tu hai detto che questo bambino che hai visto aveva
    ansia e attacchi di panico
    isolamento sociale
    bizzarrie
    rigidità.
    Questi quattro sintomi sono presenti in tante diagnosi, anche molto serie. Non so se eri lì fissa o stavi facendo un tirocinio, ma immagino che ti sarai basata su una testistica, avrai fatto un percorso diagnostico e degli approfondimenti sullo spettro autistico, che avrai escluso insieme alla neuropsichiatra altri disturbi più della sfera affettiva o del pensiero, nonché traumi o situazioni stressanti, disturbi neurologici, somatici e così via.
    Lo avrai seguito per un po' prima che ti uscisse che poteva avere l'Asperger che si, è una sindrome e quindi può avere sotto tante cose diverse, ma ha dei criteri specifici.
    Avrai fatto tutto questo, se no sembra che la neuropsichiatria da te è come Sturmtruppen!

    Cerco di rispondere nel modo più semplice e sensato possibile.
    Ritengo non sia questa la sede per discutere di diagnosi e test o di come lavori una neuropsichiatria (peraltro nell’ambito della salute mentale e non solo, avrei parecchio da commentare, ma mi astengo dal farlo.)

    La mia era una “presentazione” relativa a me, neanche al mio lavoro che, per inciso è un altro, ma la trasparenza e la sincerità per me sono essenziali, pertanto ho indicato che sono (anche) psicologa perché, se fosse emerso in altro momento, qualcuno avrebbe potuto in qualche modo sentirsi “tradito”.

    Quindi non spiegherò l’iter perché è irrilevante in questo caso. Ripeto, presentavo me e non “un caso clinico”.
    Personalmente il concetto di “diagnosi” in certi ambiti mi sta stretto, quindi concordo con te sul termine “restituzione” alla madre del bimbo. La “diagnosi” in questi casi ha, il più delle volte, un significato più che altro burocratico.
    Io trovo che la diagnosi rischi troppo spesso (e a volte troppo alla leggera) di diventare una “facile etichetta” da dare e talvolta una quasi rassicurante etichetta da ricevere. Quindi la ritengo limitante.

    Sono olistica nel senso che ogni soggetto, a qualunque categoria (diagnostica e non) appartenga, ha una sua soggettività che non deve ridursi ad una etichetta che oltretutto rischia di creare una sorta di “ghettizzazione” verso gli altri. I NT & I ND... le etichette rischiano di trasformare quella “&” in un “vs”... ed è un gran peccato.

    Non amo le etichette, neppure quando sembrano “proteggere”. Mi sono occupata di comportamenti autolesionisti (termine che non amo, preferisco NSSI o SH ndr) e troppe volte tale etichetta, attribuita da “specialisti” portava con sé più pregiudizi (e giudizi) che altro che potesse invece essere davvero di aiuto.  

    Perciò, temo di non averti dato la risposta che cercavi ma non intendo farlo. 
    Spero tanto che tu possa accettare questo. 

    Buona giornata 🌞
    LaRosadiAndromeda
  • @SinOfHybris Scusa se ho deviato dalla tua presentazione, volevo fare un doveroso chiarimento sulla base del tuo racconto 😊. Anche io concordo che la diagnosi sia un passo importante, parlare con i genitori della diagnosi di Asperger come hai fatto tu può cambiare la vita di questo bambino. L'iter nell'adulto più o meno lo conosciamo, almeno chi ha ricevuto una diagnosi. Personalmente conosco anche quello della neuropsichiatria per motivi personali, lavorativi ecc Comunque per me è importante è chiarire che isolamento sociale, bizzarrie, ansia e rigidità sono aspetti che non necessariamente indicano la presenza di un disturbo dello spettro autistico, anzi, sono presenti in molti quadri diversi anche piuttosto severi e che la diagnosi non si basa sul lavoro di una sola persona,  ma dietro c'è un gruppo di lavoro con diverse professionalità. 

  • SinOfHybrisSinOfHybris Post: 12
    @PapaveroRosso ti ringrazio per il tuo interessante commento.
    Io ammetto di non amare molto il cosiddetto lavoro di rete perché ho visto in troppe occasioni professionalità talmente “ideologizzate” o con idee precostituite e prive di alcun interesse al confronto, da rischiare di fare più danni che altro. 
    Ovviamente non è sempre così e conosco équipe affiatate e in gamba ma il quadro generale non è così felice.

    Mi spiego meglio: tutti abbiamo ambiti che conosciamo meglio di altri e talvolta alcuni che conosciamo pochissimo. Alcuni professionisti psy sono talmente imbottiti delle loro “visioni” da trovare sempre certi tipi di segnale e riportarli a diagnosi quasi “precostituite”.

    Io ho avuto la fortuna di avere un supervisore in gamba che era aperto davvero al confronto, tuttavia il più delle volte non va così. Chi ci rimette è l’utenza (termine orrendo per me), persone adulte e bambini che si vedono affibbiate diagnosi a tutt’oggi stigmatizzanti solo perché i professionisti sono troppi convinti di aver ragione.

    La testistica poi è soggetta ai bias dei somministratori, del loro modo di porsi con chi hanno di fronte e di come “lèggono” le risposte. 

    Insomma la mia è una posizione forse un po’ sui generis, ma la mia attenzione è proprio alla vita di chi ho di fronte per cui il confronto lo vivo come un’occasione per dare di più e poter fare meglio, ma questo comporta dei costi in termini personali e alcuni non sono più disposti a pagarli per cui cercano la via meno “complicata”.

    Forse ti ho confuso le idee con questa strana risposta è in tal caso me ne scuso, non era mia intenzione.

    Spero che ma avremo modo di avere altri scambi e in caso di approfondire le nostre visioni ed arricchirci a vicenda.

    ☯️
    PapaveroRossoLaRosadiAndromeda
  • SinOfHybris ha detto:
    @PapaveroRosso ti ringrazio per il tuo interessante commento.
    Io ammetto di non amare molto il cosiddetto lavoro di rete perché ho visto in troppe occasioni professionalità talmente “ideologizzate” o con idee precostituite e prive di alcun interesse al confronto, da rischiare di fare più danni che altro. 
    Ovviamente non è sempre così e conosco équipe affiatate e in gamba ma il quadro generale non è così felice.

    Mi spiego meglio: tutti abbiamo ambiti che conosciamo meglio di altri e talvolta alcuni che conosciamo pochissimo. Alcuni professionisti psy sono talmente imbottiti delle loro “visioni” da trovare sempre certi tipi di segnale e riportarli a diagnosi quasi “precostituite”.

    Io ho avuto la fortuna di avere un supervisore in gamba che era aperto davvero al confronto, tuttavia il più delle volte non va così. Chi ci rimette è l’utenza (termine orrendo per me), persone adulte e bambini che si vedono affibbiate diagnosi a tutt’oggi stigmatizzanti solo perché i professionisti sono troppi convinti di aver ragione.

    La testistica poi è soggetta ai bias dei somministratori, del loro modo di porsi con chi hanno di fronte e di come “lèggono” le risposte. 

    Insomma la mia è una posizione forse un po’ sui generis, ma la mia attenzione è proprio alla vita di chi ho di fronte per cui il confronto lo vivo come un’occasione per dare di più e poter fare meglio, ma questo comporta dei costi in termini personali e alcuni non sono più disposti a pagarli per cui cercano la via meno “complicata”.

    Forse ti ho confuso le idee con questa strana risposta è in tal caso me ne scuso, non era mia intenzione.

    Spero che ma avremo modo di avere altri scambi e in caso di approfondire le nostre visioni ed arricchirci a vicenda.

    ☯️
    È assolutamente vero, ci sono posizioni "ideologiche" sia in psicologia che in psichiatria, lo stesso paziente è x a Pisa e y a Trento. Il problema è che alcune diagnosi sono ingiustamente stigmatizzate più di altre. Un ragazzo con spettro autistico che rade al suolo casa dei genitori causando migliaia di euro di danni (storia vera) è paradossalmente più oggetto di simpatia e comprensione di un ragazzo con diagnosi di disturbo oppositivo provocatorio, eppure nessuno dei due ha firmato per avere i problemi che ha e nessuno dei due di diverte ad averli.
    Questo crea un clima in cui chi fa la prima diagnosi è "buono", chi fa la seconda è "cattivo", così tutti a correre a cercare, letteralmente a cercare, la diagnosi più "bella". Assurdo.
    Detto questo scusami, sono molto off topic.🤗
    SinOfHybrisLaRosadiAndromeda
  • SinOfHybrisSinOfHybris Post: 12
    @PapaveroRosso No no, non importa, sono nuova ma credo che questo non crei problemi a nessuno.
    E hai ragione. Talvolta non viene scelta la “migliore”, a volte si sceglie quella che aiuta di più in termini “burocratici”…già quando c’è buona fede in questa scelta, è tanto.
    Personalmente credo che una diagnosi o un’indicazione di possibile diagnosi dovrebbe essere usata proprio per aiutare, sia il soggetto che le persone intorno ad esso, a comprendere meglio e capire come rapportarsi, sottolineare le potenzialità ed i punti di forza…insomma, la diagnosi non dovrebbe essere una “condanna”.
    la situazione e fattuale non si può dare un’etichetta per praticità ma anche senza etichetta i fatti sono quelli e talvolta l’etichetta può diventare fuorviante oppure in qualche modo rassicurante.
    ….Ed anch’io sono off topic 😖 …pazienza 🌺
    PapaveroRosso
  • Benvenuta 🤗 
    SinOfHybris
  • Benvenuta 🤗 


    Grazie mille ☺️ 
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