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Nuova arrivata. Sarò Aspie?

Buonasera a tutti, mi presento: sono Anna, una ragazza di 25 anni che si è sempre sentita strana e in difetto. È come se mi mancassero dei pezzi fondamentali, soprattutto per quanto riguarda le abilità sociali.
Come sicuramente tutti in questo forum, ho una storia abbastanza complicata alle spalle, ma che sta iniziando ad apparirmi incredibilmente normale da quando ho deciso di documentarmi sul termine Asperger e a ritrovarmi nella stragrande maggioranza delle caratteristiche che presenta (tra masking, mirroring, sfarfallamenti e altre piccole-grandi manie che ho da sempre (e cerco il più possibile di sopprimere), self-consciousness, goffaggine, pensieri ossessivi, insonnia, dialogo con me stessa anche a voce alta, maladaptive dreaming costanti, problemi con le luci (posti come le discoteche mi uccidono) e chi più ne ha ne metta. Caratteri permettendo, provo a raccontarmi un po', di modo che possiate dirmi cosa pensate della mia situazione e se magari vi ritrovate nella mia storia.  :)

Mi sono SEMPRE sentita strana, in difetto, fuori luogo, inferiore e stupida rispetto agli altri, poco sveglia. Mi sembra che la gente viva con una leggerezza e una semplicità che io posso solo ammirare con un cannocchiale dalla mia bella torre di Raperonzolo, sognante, insicura e ansiosa nei contatti sociali. 
Da piccola parlavo poco e sempre a voce così bassa che la gente mi ripeteva sempre "Non sento! Cos'hai detto? Hai detto qualcosa?", ma io non riuscivo proprio a parlare più forte (mentre oggi spesso mi dicono il contrario, oppure entrambe le cose in situazioni differenti). Mi facevano notare sempre anche come fossi troppo silenziosa e timida. Il fatto è che non ero per niente interessata alle interazioni sociali.
Ricordo che all'asilo vedevo i tavoli pieni di bambini che giocavano insieme, lavoravano in gruppo, mentre io stavo a debita distanza, senza la minima idea di come facessero a far gruppo; tuttavia non avevo il minimo impulso a integrarmi. Le maestre erano un po' preoccupate della cosa, così come mia madre. 
Arrivata alle elementari, per circa 6-7 anni ho avuto una migliore amica con cui giocavo tutti i giorni; andavo quasi ogni giorno a casa sua, che era anche grande, piena di giocattoli e cose da fare. Insieme amavamo soprattutto i giochi di fantasia, dove facevamo finta di essere qualcun altro o di avere poteri sensoriali incredibili. In poche parole, direi che amavo fingere di essere qualcuno di incredibilmente speciale, talentuoso e invidiato. Ma a casa facevo spesso giochi "strani", schematici e ripetitivi, tipo travasare a turno l'acqua nei bicchieri dentro il lavandino, oppure far "viaggiare" tutti i miei giocattoli e peluche in una spedizione che mi portava a farli avanzare di un posto a turno per tutta la stanza.

Se ci penso oggi, non ricordo bene il livello di dialogo con questa mia amica, dopotutto giocavamo quasi tutto il tempo o andavamo a ginnastica ritmica insieme. Di certo so che il nostro rapporto ha iniziato a incrinarsi fino a morire totalmente dalla scuola media, ossia quando lei ha iniziato a maturare a 360°, mentre per me sono stati gli anni più difficili e traumatici in assoluto. Oltre lei, non ho più avuto amicizie così "importanti" e durature.
Sono stata presa in giro dai miei coetanei sin dalla prima elementare, proprio per questa stranezza/timidezza che mi contraddistingueva. Quella bambina era l'unica con cui mi sentivo serena, allegra ed energica. Ricordo che c'era una compagnetta che insisteva giorni e giorni nel venire da me e dirmi "Diventiamo amiche?"; io le dicevo "ok", ma poi non seguiva nulla. Della serie: e ora, visto che siamo amiche, che dovremmo fare? Cosa ti aspetti da me? Di che cosa dovremmo parlare? 
Un giorno una maestra decise di convocare mia madre per dirle che secondo lei ero una ritardata, perché ad esempio diceva a tutti di fare il gioco del silenzio, poi mi chiedeva qualcosa e io stavo zitta. Eppure era quello che mi aveva chiesto di fare, no? Ad ogni modo, feci delle sedute con una psicologa, che mi faceva molte domande, mi faceva disegnare...e non so esattamente come, ma disse a mia madre "sua figlia non ha nessun problema, anzi, ha un'intelligenza superiore alla media". O almeno è quello che racconta lei.

Proprio quando stavo per aprirmi di più alla classe, in quarta elementare ho cambiato scuola; a quel punto non avevo più la mia migliore amica con me, e il cambio fu a dir poco destabilizzante, visto che mi sentivo più outsider che mai; io crescevo, le aspettative sul mio essere un essere umano "perfettamente funzionante e abile a relazionarsi" aumentavano a dismisura, così come le prese in giro a scuola. Per me stare seduta su una sedia durante la ricreazione mentre tutti gli altri si alzavano e chiacchieravano – chissà su cosa tutti i giorni, ancora me lo chiedo – è stata la norma per quasi tutti gli anni scolastici (o altre situazioni gregarie). La scuola media è stata talmente orribile che non mi ci soffermerò troppo: ero presa talmente tanto in giro (soprattutto per la timidezza e l'aspetto fisico) che non volevo mai andare a scuola, e per anni sono tornata a casa piangendo senza che nessuno mi vedesse; lì ho sviluppato la potentissima ansia e la fobia sociale che mi affliggono tutt'ora. Arrivata alle superiori, alle primissime prese in giro dei compagni ho deciso di abbandonare completamente gli studi. Mi sono praticamente barricata in casa, ho lasciato morire tutti i contatti sociali che avevo e mi è stata diagnosticata per la prima volta la depressione (grazie al cavolo dopo certe esperienze, dico io). L'unica valvola di sfogo era la scrittura creativa.
Ho iniziato ad uscire dal guscio conoscendo il mio primo ragazzo a 18 anni; a 19 uscivo quasi tutti i giorni in sua compagnia, ma avendo praticamente buttato gli anni dell'adolescenza non ero tanto più brava nelle relazioni sociali di quanto non lo fossi a 14. Semplicemente ho sempre letto molto, mi sono sempre informata tanto e avuto un interesse per la mente e il comportamento umano, e se una parte di me dal punto di vista sociale è migliorata negli anni è proprio per via del "masking" e del "mirroring", termini in cui mi sono imbattuta proprio in questi giorni e che mi hanno colpita in pieno petto.

Alla fine mi sono diplomata nel 2021 e ad ottobre vorrei tanto intraprendere l'università, ma oggi sono di nuovo al punto in cui quasi non esco di casa e molto difficilmente lo faccio da sola... non ho amici veri e propri nella mia città, perché non so come portare avanti le amicizie, anche se sono empatica, ironica, intelligente e con vari interessi. Ho un gruppetto di amiche che conosco da anni tramite il mondo dei libri (uno dei miei interessi speciali, suppongo) che sento ogni singolo giorno, ma sono tutte lontane. Questa solitudine mi uccide, sarà forse per questo che sogno così tanto a occhi aperti. Per uscire da questa situazione, sto prendendo appuntamento non con una semplice psicologa (che ho sperimentato varie volte negli anni senza successo), ma un neuropsichiatra, che possa magari dirmi se ho l'Asperger o meno e avviare un trattamento adeguato di conseguenza.
Tuttavia l'inizio dell'università mi impanica tantissimo... la cosa che trovo "comica" è che l'indirizzo sarebbe Scienze della Comunicazione, e mi pare un controsenso assurdo... mi chiedo infatti se sia la scelta più giusta (vorrei fare la Copyrighter o la Redattrice)... l'ansia è forte, però voglio tanto superare questa cosa e non sentirmi inferiore a nessuno, tantomeno impossibilitata per questi motivi qui. Voi cosa ne pensate?

Vi allego i risultati di alcuni test che ho fatto online in questi giorni, per una visione più completa del quadro:
– Aspie-quiz di "Embrace-autism": 141/200 punteggio aspie 
– Su "Neuroscapes":
AQ= 28/50
RAADS-R= 145/240
Comportamento sociale nell'adulto= 51/88
ClaraDiLunaOlorinBiancoMedaeusa

Commenti

  • Ciao, la tua storia mi ricorda tantissimo la mia...
    Certo, naturalmente fai bene a non volerti limitare, posso assicurarti che essere asperger, di per sé, non rende impossibile un bel niente, importante è imparare con il tempo a conoscersi e cercare di vivere secondo la propria natura.
    L'unica cosa che ti consiglio per la diagnosi è accertarti di andare da qualcuno effettivamente esperto di autismo.
    Annax


  • riotriot Post: 6,652
    Benvenuta!
    Io penso che il cardine di tutto il lavoro che potresti fare adesso, anche tramite la neuropsichiatra, è relativo all'autostima. Recuperarla o rinforzarla significa poter chiarire quali sono le tue effettive capacità, così da poter progettare il tuo futuro sia lavorativo che sociale.
    Come ha ben detto @ClaraDiLuna, tanti tuoi aspetti sono comuni e quindi, come dire, ci sei dentro.
    Il percorso di diagnosi è importante soprattutto per chiarire aspetti di te che potresti non aver compreso al meglio.
    Annax
  • inconscioinconscio Post: 343
    modificato 15 aprile
    Ciao, anche io ho avuto una storia simile alla tua.
    Ho avuto le amiche fino alla quarta elementare, dalla quinta hanno cominciato a sentirsi piccole donne e poco per volta le ho perse tutte. Alle medie avevo una sola amica che non si sentiva ancora troppo cresciuta ma poi ho perso anche quella per gli stessi motivi.
    Alle elementari mi trovavo spesso messa in disparte dalle mie stesse amiche perchè non mi capivano o perchè non volevo fare delle cose che loro facevano mentre alle medie mi sono trovata proprio messa da parte e presa in giro da tutti.
    Anche se alle elementari mi piaceva prendere parte alle attività scolastiche di gruppo, alle medie cominciai ad evitarle per non essere presa in giro dagli spalti dove sedevano i ragazzi e le ragazze. Ho partecipato a poche attività e con molta sofferenza, spesso mi veniva da piangere ma trattenevo davanti a tutti e spesso ho anche subito bullismo.
    Le medie sono state un periodo bello da ricordare solo per le cose che mi piaceva fare che coltivavo una volta a casa.
    Alle superiori e all'università ho cominciato a rifiutare lo studio, i primi due anni delle superiori ho tirato avanti poi mi sono forzata a studiare e ho subito bullismo. All'università non sono voluta andare per rifiuto della società e per paura di subire nuovamente quello che mi era successo alle superiori.
    Alle superiori ho cominciato ad avere problemi con l'uscire di casa e dal periodo dell'università ho cominciato a non farlo più, tuttora non riesco ad uscire di casa se non accompagnata da qualcuno.
    Anche io mi sono sentita stupida e senza valore intellettivo dopo quel periodo e anche io non sono più riuscita a trovare delle amiche se non qualcuna che coltivava i miei stessi interessi ma a distanza e forse questo mi ha aiutata a coltivare il rapporto perchè non riuscivo più a parlare con nessuno.
    Non so quanto asperger c'è nella mia storia e quanto sia dovuto ad altre problematiche ma penso che tu debba capire te stessa e trovare una via d'uscita a queste cose. L'asperger, che ti diano una diagnosi oppure no, è un punto di partenza che puoi usare per capirti.
    Annax
  • Benvenuta,
    Quello che hai raccontato ha ricordato qualcosa di me.

    Da piccola parlavo poco e sempre a voce così bassa che la gente mi ripeteva sempre "Non sento! Cos'hai detto? Hai detto qualcosa?", ma io non riuscivo proprio a parlare più forte (mentre oggi spesso mi dicono il contrario, oppure entrambe le cose in situazioni differenti). Mi facevano notare sempre anche come fossi troppo silenziosa e timida. Il fatto è che non ero per niente interessata alle interazioni sociali.
    Ricordo che capitava anche a me. Mi dicevano che dovevo "urlare", troppo esagerato, non avrei mai potuto farlo.
    Ricordo che all'asilo vedevo i tavoli pieni di bambini che giocavano insieme, lavoravano in gruppo, mentre io stavo a debita distanza, senza la minima idea di come facessero a far gruppo; tuttavia non avevo il minimo impulso a integrarmi. Le maestre erano un po' preoccupate della cosa, così come mia madre.
    Anche per me era simile, con la differenza che io desideravo interagire con gli altri, ma mi sentivo fuori luogo e non lo sapevo fare. Vedevo che altri erano considerati più popolari, e che certi bambini preferivano altri e non me. Isolarmi è stata probabilmente una reazione a ciò.

    Alle elementari ricordo che preferivo stare isolato, e volevo stare nel banchetto da solo, ma la maestra mi metteva sempre qualcuno vicino. Riuscivo a parlare soltanto con bambini tranquilli, non mi trovavo per niente con chi aveva un carattere piuttosto estroverso e imprevedibile, e da qualcuno mi sentivo infastidito. Tuttavia non sempre ero silenzioso e con qualcuno avevo il desiderio di fare amicizia (che però restava sempre e soltanto all'interno delle mura scolastiche), ma mi dispiaceva quando non avevo attenzioni (il tu per tu andava bene, ma il gruppetto no). Le medie le considero il periodo migliore. Più o meno è stato come alle elementari, ma ero fortunato del fatto che ero rispettato da tutti e nessuno mi prendeva in giro. Il desiderio di socializzare era aumentato, ma si concretizzava soltanto con il mio compagno di banco e chi avevo dietro (mi mettevo sempre al primo banco), durante la ricreazione non mi alzavo mai.

    Alle superiori invece ho vissuto una tragedia. Non mi piaceva nessuno e non riuscivo ad essere amico di nessuno. Soltanto pochi "tranquilli" mi era capitato di incontrare, ma li vidi solo ai primi anni delle superiori, poi cambiarono indirizzo, e mi sono ritrovato solo tra gli "scostumati". Venivo preso in giro, rifiutavo i tentativi degli altri di socializzare con me perché non mi piacevano, e restavo solo in disparte, motivato dal desiderio di studiare.

    All'università è stato tutto diverso, il periodo migliore della mia vita. Sono riuscito ad aprirmi a tanti miei colleghi. Ma un conto è aprirsi e un altro è padroneggiare gli aspetti della comunicazione che comunque non sono facili. Ai professori non riuscivo a fare domande durante la lezione, nonostante loro invogliavano gli altri a farlo (ma io non ho mai avuto difficoltà a capire alcunché). Fatto sta non ho conosciuto alcuno più che mi prendesse in giro. Con alcune persone tuttavia, che si disinguono per qualche aspetto caratteriale, culturale, ecc., ho comunque difficoltà ad aprirmi.

    Riguardo le amicizie per fortuna sono riuscito ad averne alcune, in particolare un amico che conosco dall'infanzia. Tuttavia nemmeno lui pare "tipico" e forse è questo il collante che mi ha permesso di restare ancora amico con lui. Altri fanno parte di un gruppo con cui ogni tanto esco, in quanto amicizie in comune con l'altro mio amico, ma nessuno di  loro vedo singolarmente, e nonostante mi sento solo perché cerco qualcuno piuttosto con cui confidarmi, ma non ne conosco nessuno.
    Annax
  • AnnaxAnnax Post: 3
    Grazie a tutti per le risposte  :) sapevo di potermi sentire capita, qui.
    Clara e Riot: in effetti ho sicuramente dei grossi problemi di autostima... è importante per me sapere che questa condizione di per sé non può e non deve precludermi niente, ma che c'è solo da lavorare. Quello che pensavo di fare al colloquio conoscitivo all'ASL era proprio richiedere l'intervento di uno psichiatra esperto in Asperger... qualcuno ci dovrà pur essere. Se posso chiedere, a voi com'è stato diagnosticato? Preferivo evitare di rivolgermi direttamente a centri specifici che magari mi avrebbero chiesto chissà quale cifra per gli accertamenti...la parola dello psichiatra basta? Lui stesso può farmi dei test? Leggere "ci sei dentro" mi fa un un po' impressione, ma nel caso non me ne vergogno di certo...anzi...dobbiamo essere orgogliosamente noi stessi...

    Inconscio: a leggerti mi sembra quasi di leggere me stessa... tu ora cosa stai facendo, e quanti anni hai? Sei seguita da un* psichiatra? Sarebbe bello ritrovarsi con persone simili a noi. Tu di dove sei? Per caso qui ci sono discussioni dedicate ai ritrovi nelle varie città/regioni?

    OlorinBianco: è interessante vedere come per ognun* l'esperienza dei vari gradi scolastici è stata diversa... probabilmente anche a causa dei compagni e dell'ambiente generale che si son trovati. Mi rincuora davvero sapere che l'università è stata così bella per te, non sei la prima persona che lo dice... mi fa ben sperare. Sarà forse per la maturità che ritrovi nelle persone, l'approccio più adulto, e magari il fatto che di base scegliendo una determinata università avete tutti degli interessi e obiettivi simili... quindi mi consigli di buttarmi e via? Tu che università hai fatto?  :)

    OlorinBianco
  • OlorinBiancoOlorinBianco Post: 117
    modificato 15 aprile
    Io mi sono rivolto privatamente ad un neuropsichiatria per la diagnosi, in collaborazione con una psicologa che mi ha fatto dei test. Riguardo l'università, io studio fisica. Si dice che non sono pochi gli Asperger che studiano materie scientifiche. Personalmente ne ho conosciuti di presunti tali. Probabilmente la maturità che trovo nelle persone c'entra. La maggior parte di coloro con cui non riesco a legare non sono portati a scegliere la stessa mia università (spesso nemmeno per lo studio in generale).

    Ps: non ho capito la self-consciousness. 
  • inconscioinconscio Post: 343
    modificato 16 aprile
    Anche io sul forum mi rivedo nelle esperienze sociali di molti altri ragazzi e ragazze, sono comuni a molte persone autistiche e non autistiche.
    Io sono grandicella ma non frequento più l'università e non credo che vi tornerò. Sono del sud ma non so risponderti sui gruppi di ritrovo perchè non vi ho mai preso parte.
    Non sono seguita da uno psichiatra perchè non è il mio caso e al momento neanche da una psicologa. E sebbene abbia altre problematiche psicologiche non credo che prenderò parte a una psicoterapia per il momento.
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