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realtà e rappresentazione


Volevo condividere con voi una serie di riflessioni che nell'ultima settimana sono arrivate ad una sorta di cristallizzazione dopo essere rimaste prive di una forma espressiva in grado di poter essere comunicata.

Spero di non essere prolisso e di annoiare, ma di certo non sarò breve, almeno non per i canoni del web.

Tutto ciò che sto per scrivere potrebbe essere visto come la conseguenza della più importante rivoluzione nella storia dell'essere umano:

la rivoluzione cognitiva.

Avvenuta intorno ai 70.000 anni fa, millennio in più millennio in meno. Rivoluzione che consentì alla nostra specie di fare un salto che probabilmente ancora manca a tutti gli altri esseri viventi, e giungendo al cuore di questa rivoluzione essa ci ha permesso di immaginare, di astrarre, di rappresentare il mondo attraverso la nostra mente, abbiamo iniziato a costruire la realtà dentro di noi, cosa che prima non accadeva e il mondo esisteva solo fuori di noi, come elemento esterno indipendente e non modificabile. 
Praticamente tutto quello che abbiamo scoperto, inventato, realizzato nelle epoche successive è in debito con la Rivoluzione Cognitiva.

Il mio intento? Più che cercare certezze alimento domande e con una domanda concluderò.

La vita dell'essere umano, nonostante i bisogni fondamentali non siano mai cambiati, è divenuta sempre più complessa e tale complessità ha assunto nel corso del tempo le connotazioni di un rifugio tanto quanto di una gabbia che risponde al nome di Società.

La conseguenza di tale complessità è un frazionamento e una dispersione che confondono, pensiamo solamente a quanto è cresciuta la burocrazia, leggi e regolamenti vari, pensiamo a quanto è stata necessaria una continua specializzazione per affrontare in maniera utile, funzionale, efficiente, tale complessità che ha sempre più lasciato il singolo isolato e impotente. E questo è valido praticamente in qualsiasi campo della vita umana.
Un'altra conseguenza è che gli impegni, doveri, obblighi, all'interno del quale si muovono le nostre giornate e le nostre vite hanno subito un'impennata tale che una volta evase tali ineludibili esigenze rimane ben poco tempo e ben poche energie da dedicare a tutto ciò che può essere classificato come "altro" e che non rientra nelle necessità/obblighi atti a garantire tanto l'esistenza pratica dei singoli individui quanto quella del sistema sociale divenuto sempre più grande e complesso. Al punto tale che non è più il sistema sociale ad essere al nostro servizio, siamo noi ad essere al servizio del sistema sociale e dato che noi siamo miliardi e nella maggior parte dei casi abbiamo qualità non così uniche e speciali per le necessità del sistema, la conseguenza è che siamo intercambiabili, facilmente sostituibili.
Inizialmente tutto è stato necessario e ci ha aiutato a comprendere meglio, noi, il mondo, l'universo, tuttavia con il passare del tempo il processo che aveva teso a chiarire e in alcuni casi semplificare ha iniziato a confondere e rendere tutto più complesso, difficile. Si tratta di un fenomeno inevitabile.

(Se ci pensiamo ciò è valido per tantissimi ambiti dell'esistenza, prendiamo come esempio la storia dell'autismo: quando ancora non si sapeva nulla era tutto più semplice, l'autistico come lo schizofrenico erano posseduti dal demonio, portavano i segni della condanna divina, dio li aveva abbandonati, erano persone pericolose e/o corrotte e dovevano essere uccise o rinchiuse per il bene di tutti. E in questa formula ricadeva praticamente tutta la sfera della psicologia e delle turbe psichiche, quando ancora la psicoanalisi non esisteva e la psicologia nemmeno, se deviavi dal comportamento ritenuto accettabile era a causa di forze sovrannaturali oppure eri semplicemente una persona che non aveva una morale o non ne aveva una ritenuta accettabile dalla cultura dominante e quindi andava rieducata/esorcizzata e se ciò non era possibile ti bruciavo in piazza oppure ti lobotomizzavo oppure ti rinchiudevano da qualche parte fino a dimenticarsi della tua indesiderabile e imbarazzante esistenza. Poi ci siamo lasciati dietro le spalle tutta una serie di convinzioni e di pratiche collegate a tali convinzioni, siamo cresciuti, siamo maturati e abbiamo iniziato a fare chiarezza, a cercare evidenze oggettive con metodi condivisi e replicabili. Tuttavia il movimento che ci aveva condotto verso una maggiore chiarezza ha continuato a crescere e così all'interno del sistema è ritornata la confusione dato che allargare i propri orizzonti equivale anche a prendere in considerazione un paesaggio più vasto, con molti più elementi. Una maggiore complessità insomma, e infatti quanti sono coloro che si sentono persi? Coloro per quali lo spettro autistico attualmente è troppo ampio, troppo confuso, troppo complesso? 
Conoscere, imparare, significa anche questo, oscillare continuamente tra semplicità e complessità, tra aumentare e diminuire. Cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia.

Non credo esista una cospirazione di alcun tipo, credo semplicemente che ad un certo punto il processo sia sfuggito al nostro controllo e siamo diventati vittime di noi stessi.
E da un certo punto di vista tale situazione la trovo più grave e triste e brutta, perché in questo caso a chi dare la colpa? Contro chi puntare il dito? Le multinazionali, i governi corrotti, le religioni, barbara d'urso, i rettiliani?
Una volta formatosi lo schema generale, una volta fissati i punti fondamentali delle nostre certezze si riproducono pensieri e comportamenti che sono la conseguenza dei principi cardine.

Il discorso sarebbe ancora molto lungo, e preferisco passare direttamente alle conclusioni:

penso che nel corso del tempo la rappresentazione della vita abbia superato la vita stessa e così abbiamo iniziato a contemplarla più che viverla, una contemplazione che però nella maggioranza dei casi alimenta l'apparenza, la superficie, una contemplazione che confonde e svia più che renderci lucidi e consapevoli. In un mondo dove l'apparenza regna sovrana l'etichetta è ciò che conta di più, etichetta intesa come l'etichetta del comportamento e anche etichetta come descrizione generica di un oggetto o di una persona: entrambi sono il prodotto della società.

Cosa intendo con rappresentazione?
Intendo tutto ciò che l'essere umano ha rappresentato dentro di sé e che è poi è uscito dalla nostra mente per concretizzarsi nella realtà attraverso un processo artificiale, quindi anche l'arte. 
L'arte ovviamente è cresciuta di pari passo con il progresso scientifico/tecnologico.
Un tempo esistevano solo le sculture o i dipinti o più dietro ancora le pitture rupestri, poi l'arte è esplosa in ogni forma, dalla letteratura, al ballo, alla musica etc etc...poi è arrivata la fotografia, il cinema, la tv e l'ennesimo media che eleva la rappresentazione in tempo reale e a livello globale: internet e i social.
A me sembra che ormai la percezione della realtà e delle nostre vite siano più legate alla rappresentazione che ne viene data attraverso i vari media, che l'essere umano da attore protagonista si sia trasformato sempre più in uno spettatore passivo, e che appunto ciò che viene rappresentato, raccontato, mostrato dagli altri abbia più spazio e più importanza delle esperienze pratiche, dirette.
E non solo la rappresentazione ma, cosa ancora più pericolosa, anche l'interpretazione degli eventi rappresentati.

Una quantità enorme di input, di stimoli, di informazioni, e a tale livello la realtà, o meglio, la realtà comune che appunto definiamo La Realtà, è anch'essa frutto di una rappresentazione, di una speculazione: credere o non credere a ciò che viene raccontato/rappresentato è più simile ad un atto di fede che non a una rigorosa analisi che prende in considerazione tutti gli elementi necessari, perché gli elementi sarebbero troppi, troppo complessi, e perché non avremmo le capacità per elaborare una simile montagna di dati, e anche se l'avessimo non avremmo il tempo dato che la maggior parte di esso viene impiegato nei "doveri": lavorare e sopperire ai bisogni fondamentali dell'esistenza, prenderci cura di noi stessi e della nostra famiglia o chi per lei.

Cosa accade alla lunga se ti bombardo con tutta una serie di input, che tu non sei in grado di controllare, che riguardano una realtà, un mondo, una società, ormai giunti a un tale livello di complessità rispetto alla quale il singolo individuo rimane come rimarrebbe un cane (essere bello e intelligente, ma comunque dotato di precisi limiti) a cui viene chiesto di calcolare l'iva sul cibo che ha appena mangiato?

Cosa accade ad una persona che nel proprio tempo libero si intrattiene con film e social e telegiornali e programmi tv o streaming e crede che la realtà, il mondo, funzionano esattamente come viene mostrato loro visto che non rimane molto spazio/tempo per altro e quindi diventa impossibile sperimentare sulla propria pelle? Cosa accade se arrivi a credere che le relazioni personali siano risolvibili attraverso i modelli dei vari programmi di intrattenimento, della commedia romantica del regista che ami, che i modelli sono solo quelli?
Cosa accade se arrivi a credere che tutti vogliono fregarti e sottometterti perché V per vendetta lo dice, perché tutti i film o i romanzi distopici lo dicono, perché i finti modelli rivoluzionari lo dicono, perché i videogiochi che ti interessano lo mostrano, perché le persone con le quali ti trovi in sintonia ripetono le stesse cose dentro o fuori dai social dato che anche loro sono immersi nello stesso liquido amniotico?

Cosa accade quando la rappresentazione collettiva della vita supera la vita stessa e l'interpretazione di tutta questa rappresentazione è ormai sfuggita alle capacità d'analisi del singolo?

Commenti

  • AntaresAntares Post: 702
    Eccellente, @DreamLoop
  • Cosa accade?
    Accade che viviamo tutti come tanti allucinati dimenticandoci dei nostri veri bisogni. Senza ascoltare più la voce della nostra anima, confusa tra i tanti rumori di fondo delle varie interpretazioni di cosa un essere umano dovrebbe volere/avere.
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