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Ipersensibilità e routine inesistenti

claluiclalui Post: 899
modificato novembre 2017 in Sensi, percezioni, attenzione
Buonasera a tutti. Ho una serie di domande che come dice il titolo riguardano l'ipersensibilità e le routine.

Mio figlio di sei anni e mezzo non ha mai avuto e tuttora non manifesta entrambe queste cose. A parte qualche suono non sembra essere infastidito da nulla a livello sensoriale. È tranquillo in tutti i luoghi che per lui dovrebbero essere iperstimolanti e quindi fastidiosi come ipermercati, ludoteche, pizzerie, ristoranti...non solo non manifesta disagio ma chiede di tornarci!

Stesso discorso per le routine: non sembra averne. Non ne ha per dormire o per mangiare, non ha selettività alimentare, non vuole fare sempre lo stesso percorso per andare in determinati luoghi, quando riordina i suoi giocattoli lui stesso li mette in posti sempre diversi. Insomma non sembra avere ne routine ne rigidità particolari.quando era più piccolo si rifiutava di mangiare i biscotti spezzati, cosa del tutto superata da solo senza nessun intervento da parte nostra. E a parte questa non ho memoria di altre rigidità.

Quello che vi chiedo è se è possibile che sia realmente così o se siamo noi a non accorgerci di qualcosa. Vi chiedo anche se ipersensibilità, routine e rigidità sono cose che si possono manifestare in un secondo momento, con il progredire della crescita. mi interessa in particolar modo il discorso della selettività alimentare.

Grazie per l'attenzione e per le eventuali risposte.

Post edited by Sophia on
Speranzamammaconfusa80arabafenice83
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Commenti

  • Questo argomento interessa anche me...
  • Marco75Marco75 Post: 2,107
    Non saprei, io posso rispondere per me... l'ipersensibilità io neanche pensavo di averla, ma poi, confrontandomi con altri qui, ho scoperto di avere una sensibilità tattile effettivamente più sviluppata (fastidio per i contatti occasionali con persone od oggetti, irritazione per molti abiti o tessuti). L'attaccamento alle routine forse è un po' presto per valutarlo, a sei anni... magari puoi verificare la componente "rigidità" nel suo atteggiamento nel gioco, in quanto questo dev'essere o meno strutturato, in che misura vengono tollerate variazioni e improvvisazioni, ecc.
    Speranzaclalui
    "There are those that break and bend. I'm the other kind"

    Cinema, teatro, visioni
  • Ciao Clalui,
    per quanto riguarda l'ipersensibilità e gli aspetti sensoriali in generale ho da poco letto un libro piuttosto interessante di Olga Bogdashina che si intitola "Le percezioni sensoriali nell'autismo e nella sindrome di Asperger". Per capire se c'è un'iper o un'ipo sensibilità rispetto a un canale sensoriale i segnali da cogliere sono davvero variegati e ognuno può avere un profilo molto diverso. 
    Anche il mio bambino non ha mai manifestato crisi nei luoghi affollati e, se da piccolissimo era spaventato da certi rumori, ora è infastidito solo dai phon dei bagni pubblici, ma solo se sono effettivamente potenti, altrimenti riesce addirittura ad asciugarsi le manine insieme a me. Prima aveva anche un po' di ipersensibilità tattile, ma ora è quasi sparita. Vero è che l'abbiamo sempre rassicurato e spronato ad affrontare le sue paure. 
    A me hanno confermato che dal punto si vista percettivo le sue non sono ipersensibiltà particolarmente invalidanti e in effetti non gli precludono praticamente nulla. 
    Poi so anche che il profilo percettivo può variare nel tempo e in alcuni periodi alcune ipersensibilità possono acuirsi, ma a noi per ora è capitato solo che andassero affievolendosi.
    Anche per quanto riguarda le routine non è molto rigido e tollera bene qualsiasi variazione, però, come dice Marco75, fa un po' fatica ad accettare intromissioni nel gioco. Credo che agli aspetti percettivi e la rigidità possano essere correlati. Alla fine l'attaccamento alle routine credo abbia la funzione di controllare un ambiente percepito come troppo caotico e percettivamente faticoso. Ma questa è solo una mia ipotesi.
    In conclusione ti direi che forse il tuo bimbo ha la fortuna di non avere troppe fatiche dal punto di vista percettivo e magari non stai sottovalutando nulla, è semplicemente così. Non sai come capisco quella paura di non considerare ogni dettaglio, di farsi sfuggire qualcosa!
    claluiMarco75SophiaLandauer
  • claluiclalui Post: 899
    Grazie @mafalda sei stata molto esaustiva.leggero' senz'altro il libro.
    Grazie anche a te @Marco75 . In effetti mi hai fatto pensare che anche mio figlio una delle poche cose in cui manifesta fastidio sono i pantaloni:vuole sempre quelli "morbidini" come li chiama lui, ossia quelli della tuta. Però non mostra altri fastidi a livello tattile.
    Forse mi preoccupo eccessivamente di tutto pure di quello che non c'è!
    Marco75
  • PavelyPavely Post: 3,350
    modificato novembre 2017
    Una delle caratteristiche dell'autismo è quello di non manifestare il dolore e la sofferenza che vengono da stimoli spiacevoli.

    In altre parole, ad esempio, ad un Autistico "devi" mettere gli occhiali da sole perché non avrà percezione del disagio dato dalla luminosità.

    Vale il principio FRANGAR, NON FLECTAR. In altre parole: quando un autistico ha Meltdown e crisi improvvise, queste spesso giungono "inaspettate" e molti genitori non capiscono il perché. Un autistico "Si spezza, ma non si piega". Non si lamenta. Nove volte su dieci non chiede aiuto.

    Se siamo in presenza di una Diagnosi di autismo "reale", @clalui, è naturale che non ci siano lamentele. Non accade mai veramente.

    Esistono due tipi di autistici.

    Quelli a basso funzionamento che davanti all'"impatto sensoriale" implodono, si chiudono, sono molto "visivi", tacciono, si lamentano, ondeggiano e quelli ad alto funzionamento che riescono a "controllare", "dominare", gran parte delle percezioni.

    La fascia più alta, gli Asperger, possono arrivare a "sembrare" normali.

    In casi disfunzionali, sembra osservare qualcosa che chiameresti Disturbi d'ansia.

    No.

    Solo i Neurotipici affermano che gli Autistici abbiano Disturbi d'ansia. Sono pochissimi e sono solo statunitensi gli Autistici che hanno affermato di soffrirne.

    Ovviamente, questo accade solo in persone autistiche che "ascoltano" veramente i Neurotipici.

    Oggi cominciamo a fregarcene beatamente dell'interpretazione NT dell'autismo...

    Ma questo è un'altro discorso.



    Se sei certa della diagnosi, stai osservando un bambino che si sta controllando.

    L'opzione è l'intelligenza.

    Più il QI cresce, più hai una mimesi.



    Tutti noi controlliamo l'impatto sensoriale.

    O desideriamo controllarlo.

    Io, ad esempio, ho una "corazza autistica" che non riesco ad infrangere.

    Io soffro per non poter controllare eventi, persone, stimoli e percezioni.

    Fin da piccolissimo, l'ho dovuto accettare.



    Con l'età adulta ho capito che ci deve essere spiegato che possiamo chiedere di "diminuire" l'impatto sensoriale.
    Ma deve esserci spiegato chiaramente e esplicitamente.



    Ciò non significa che comunque nella Vita non ci ritaglieremo Aree di controllo: sensorio, emotivo, concettuale, pratico, relazionale, percettivo, materiale, economico, dinamico, sociale, strutturale, corporeo, alimentare e culturale.

    Regolaremo sempre l'impatto del mondo.

    Si

    claluimammaconfusa80LandauerSniper_Ops
  • claluiclalui Post: 899
    @Pavely grazie, mi hai fatto riflettere come sempre.

    I miei timori quindi non erano infondati. Mi consoli dicendo che il controllo è indice di intelligenza. Tuttavia non voglio che mio figlio patisca lì dove non è necessario. Illuminante l'esempio che hai fatto degli occhiali da sole. Quindi una riduzione da parte mia degli stimoli e insistere nell'insegnargli a chiedere di diminuirli può essere una strada per alleggergli il carico.

    Quello che non capisco, però, è come mai lui chieda esplicitamente di tornare nella situazione. Evidentemente il piacere della passeggiata all'ipermercato(dove puntualmente ci estorce un giochino o un libro), il gusto di mangiare la pizza ecc sono superiori alla fatica che fa per controllare i sovrastimoli.

    E questo a sua volta mi fa pensare che non sia una cosa eccessivamente gravosa per lui. E si ritorna all'ipotesi che i suoi sensi non siano poi così tanto sviluppati nonostante sulla sua diagnosi non ci sia dubbio.

    Non so. Forse non sto comprendendo a pieno ne lui ne ciò che mi hai detto
    :(
  • mafaldamafalda Post: 27
    modificato novembre 2017
    @Pavely Sei sempre illuminante.
    Era un pensiero che in parte avevo fatto anch'io osservando il mio bimbo. In particolare quando faccio una strada diversa dalla solita, lui si autotranquillizza con dei commenti tipo "stiamo facendo un'altra strada ma andiamo a casa lo stesso". In quei momenti mi son detta che la sua capacità di capire e interpretare gli eventi lo aiuta moltissimo.
    Non ha mai meltdown, ma in alcuni momenti sembra "funzionare meno" e spesso mi son chiesta se non ci fosse un rumore di fondo o una luce, un colore che lo disturbasse.
    Però anch'io come @Clalui non mi spiego come in contesti molto caotici, come le ludoteche, lui si diverta un sacco e chieda di tornarci.
  • PavelyPavely Post: 3,350
    modificato novembre 2017
    @clalui , @mafalda proviamo a spiegare la cosa con un esempio traslato e totalmente metaforico...

    L'unica realtà che un Autistico conosce è quella Neurotipica.

    Tutte le mamme neurotipiche portano - facciamo un esempio METAFORICO - alle giostre, tra gente che urla, e così via il proprio piccolo... Il bimbo guarda la mamma e PENSA due cose.

    In primo luogo pensa che il Mondo che sta percependo è la NORMALITÀ.

    Secondo, pensa che la FELICITÀ sia l'insieme degli STIMOLI VIOLENTI a cui la mamma lo espone.

    Il bimbo interpreta quegli stimoli con le chiavi interpretative, con gli strumenti cognitivi, che la mamma gli offre. E questi, sono la chiara affermazione di concetti come: "Andare alle giostre è bello e divertente".

    Il bambino non contesta. Non chiede. Non ha la più pallida idea che possa farlo. Non sa di dover chiedere. Non immagina neanche che esista altro.

    Con l'adolescenza percepirà sempre di più che c'è qualcosa che non va.

    Sa che i suoi genitori gli hanno detto cose come: "Felicità è stare con gli amici", "Felicità è stare in Discoteca", "Felicità è musica a tutto volume". Pure: in queste occasioni lui ha sempre provato rabbia.

    Dato che questa è la VERITÀ, dato che tutto il mondo CONFERMA ciò che i genitori e gli NT gli hanno detto, lui non contesta. Non sa. Sente di stare male, di provare emozioni uniche, non ne ha idea.

    Allora FA ciò che la mamma prima e poi gli amici gli dicono. Vive male. NON SA, NON CAPISCE l'origine della sofferenza.

    RIPETE COMPORTAMENTI NEUROTIPICI perché gli viene detto che è la NORMALITÀ. Poi gli verrà spiegato e intuirà che è la SALUTE. Dunque, li ripete.

    Tentando di comportarsi, in modo normalissimo, comincia a stare male. Facciamo un secondo esempio METAFORICO.

    Per secoli, prima della laicità, gli omosessuali erano o costretti ad apparire ETEROSESSUALI. Molto sul loro non avevano la più pallida idea che l'omosessualità fosse una cosa naturalissima. Stavamo male. Si sposavano. Reiteravano la sessualità eterosessuale: la ripetevano. Non dava loro alcuna felicità. Moltissimi di loro diventavano preti e monaci per vivere qualcosa di SIMILE l'omosessualità. Almeno, laddove i rapporti sessuali erano proprio impossibili, riuscivano a non vivere la sofferenza psicologica di avere rapporti eterosessuali.

    Perché PER SECOLI gli uomini hanno RIPETUTO la ricerca della normalità?

    Perché, come i vostri Patuflini, hanno continuato a chiedere "DI ANDARE ALLE GIOSTRE"?



    L'alternativa non esisteva.

    Nessuno ne parlava.

    C'erano sguardi. Mutui intendimenti. Nessuno però sapeva che esistesse una Omosessualità SANA.

    Facciamo un terzo esempio: le donne per secoli hanno svolto, senza pretendere niente, le professioni di cura.

    Non hanno studiato, letto, creato. L'unica aspirazione in cui erano cresciute ed educate era "diventa grande, sposati, prenditi cura di tuo marito e dei tuoi figli e, soprattutto, degli anziani della comunità".

    Le donne erano infelici. Spesso, manifestavano isterismo. (Testimonianza della violenza maschile su di esse e nient'altro). Verso il 30 anni cominciavano a perdere la linea, a mangiare molto, sfiorivano, stavano male e NON SAPEVANO PERCHÉ.

    Pure: se interrogate affermavano che il Mondo in cui vivevano era felice. Che ciò che desideravano era non solo sposarsi ma confermarlo.

    Il "più bel giorno della vita" era il Matrimonio.

    Evenienza assurda perché prima degli anni settanta, il matrimonio era poco più dell'assunzione di una Serva Domestica. Quella che oggi chiamiamo Colf. O badante. Chiaramente: non pagata.

    Le donne possono o meglio devono fare tutto.

    Come gli Omosessuali.

    Pure, quando queste condizioni erano represse, omosessuali e donne non chiedevano nulla. Chiedevano ciò che il mondo diceva loro di chiedere.

    In altre parole: se non hai alternativa, se non sai che un'alternativa esiste, non chiedi.



    Di più mariti gay e donne soffrivano. E più soffrivano, più si impegnavano nel ruolo loro imposto dalla società e dal sistema famigliare. Più erano infelici, più aumentavano la lena e la devozione.

    Si innestava un CORTOCIRCUITO di bugie interiorizzate che conducevano Sposi omosessuali e donne a crisi frequenti.

    In quel caso, se non si finiva al Manicomio, si andava in Sanatorio.

    I medici NT dicevano alle mogli o ai mariti: il suo sposo o la sua sposa ha bisogno di assoluto riposo. Ecco, il sanatoria. Le sdraio al sole. Le terme.

    Si giunse ad assurdi teorici chiarissimi.

    Per fare un esempio: nella Londra Vittoriana del tempo, per curare l'isteria e dare temporaneo sollievo alle donne, moltissimi medici masturbavano (realmente e a mano) le donne fino a procurare loro orgasmi. L'invenzione e la diffusione dei vibratori, ai primi del Novecento dispositivi medici per questi dottori, fu un sollievo e la possibilità di avere più pazienti in una giornata (e aumentare l'incasso giornaliero dello studio).

    Perché le donne facevano questo?

    Perché non chiedevano libertà?

    Perché si ostinavano a volersi sposare a 16 anni?

    Perché non chiedevano altro e, anzi, interrogate affermavano che la felicità era il Matrimonio è CREDEVANO, veramente credevano, a ciò che dicevano?

    Perché non vedevano l'alternativa.



    Tutti i bambini autistici vogliono confermare che ciò che mamma e papà gli dicono è giusto.

    Tantissimi autistici CREDONO a ciò che i Medici dicono degli autistici.

    A parte RARISSIMI CASI di Psicologi "eretici" come Atwood ancora oggi è scritto che l'Asperger è una malattia mentale.
    Ha un suo codice ed è una 'specificazione' dell' autismo lieve.

    Il rapporto che lega la persona NT all'idea che l'Asperger sia una Malattia mentale è lo stesso che legava un Maschio del primo novecento all'idea che "la moglie deve stare a casa e accudire i bambini".



    Ovviamente, oggi sono migliaia le pubblicazioni in cui è scritto che l'Asperger non è una malattia mentale

    Con il tempo insegneremo ai YOUNG ASPERGER cosa sia la nostra condizione, che soffriamo per determinate ragioni, che il Mondo NT è oppressivo sensorialmente.

    INVENTEREMO luoghi di svago ALTERNATIVI in cui poter andare.

    Spiegheremo la nostra condizione e i piccoli capiranno.



    L'uguaglianza non si ottiene in un giorno.

    Dunque: chiedono di tornare perché sono convinti che la felicità e la salute sia quella.

    Sembrano felici perché i bambini non hanno filtri e CREDONO che ciò che stanno vivendo sia la felicità.



    Se un bambino è REALMENTE autistico e io lo porto in un ambiente IPERNEUROTIPICO e iperstimolante poi sta male.

    Non è sbagliato il bambino.

    È sbagliato l'ambiente.

    Da piccolo può recitare. Da adolescente non ci riuscirà più.



    Il dramma di una mamma neurotipica è analogo a quella di un papà fortemente eterosessuale a cui nasce un figlio gay o ad un uomo patriarcale che vede sua moglie divorziare.

    Accettare la differenza è un percorso cognitivo difficilissimo.

    Ben venga il diritto di libertà di essere se stessi.

    Sia attraverso il diritto all'identità sessuale, sia attraverso il divorzio.



    Avere un'alternativa.

    Alternativa, osservate, che noi autistici, oggi, non abbiamo.

    Se non andiamo alla scuola NT dove andiamo?

    Se non andiamo nei locali NT il sabato dove andiamo?

    Se non ci sposiamo che facciamo?

    Molte TAPPE della vita, tutte rigorosamente NT, sono obbligate.

    Le fai.

    Anche se ti fanno stare male.

    Da bambino ci credi.

    Da adolescente comprendi che c'è qualcosa che non va.

    4 volte su 5 ti blocchi

    1 volta su 5 resisti.

    E se resisti, sei Asperger.

    Un individuo che resiste nel doloroso mondo neurotipico.
    rondinella61LandauerMononokeHime
  • LifelsLifels Post: 1,849
    modificato novembre 2017
    Vorrei confermare quanto dice @Pavely (cioè confermare che corrisponde alla mia storia), mi riferivo proprio a quello quando nell'altra discussione dissi:

    “Ho passato grandi sofferenze e ho avuto bisogno di molti anni prima di imparare a distinguere ciò di cui ho bisogno da ciò che desideravo a causa dell'educazione, a causa degli esempi che ho avuto dalle persone intorno a me”.

    [Esempio] Anche io desideravo, volevo assolutamente andare alle giostre (una volta l'anno, quando arrivavano), ma soffrivo in quel caos, moltissimo, e nonostante questo non avrei assolutamente accettato di non andarci.


    Vorrei aggiungere una cosa:

    Se una persona resiste oggi, non significa che continuerà a farlo, prima o poi potrebbe non farcela più.
    Post edited by Lifels on
    Pavelyrondinella61Marco75
    Tutto “tra virgolette”

  • claluiclalui Post: 899
    @Pavely ho perfettamente capito ciò che vuoi dire. Fin da subito mi sono accorta che a mio figlio è necessario creare tutte le categorie(io le chiamo così)

    Per fare un esempio. Ho sempre fatto addormentare mio figlio nel suo letto fin da appena nato. E li rimaneva anche quando si svegliava di notte. Poi l'estate di due anni fa per ragioni di spazio, in vacanza, lo facemmo dormire con noi nel lettone. Risultato:da allora quando si sveglia la notte se ne viene da noi.gli abbiamo creato l'alternativa, la categoria, dormire del lettone!

    E di esempi simili potrei farne a migliaia. È chiaro che se lui non ha un'alternativa meno stimolante a livello sensoriale opterà obbligatoriamente per l'unica che conosce.

    Non sono però d'accordo con il fatto che lui non sia davvero contento di fare delle attività quali gonfiabili o simili. Noi diamo sempre l'alternativa non lo ablighiamo mai, ma lui sceglie quasi sempre quella più iperstimolante. Anzi capita spesso che la richiesta parta da lui. E mai ha avuto meltdown a seguito di queste esperienze.

    Non so che dirti, quindi anche perché purtroppo mio figlio non si esprime ancora bene e non posso chiedere a lui. Se esistesse, che so, una ludoteca con stimoli abbassati lo porterei nel dubbio senz'altro in quella. Ma questa alternativa (ancora) non esiste.

    In ogni caso dopo ciò che hai detto farò più attenzione a ciò a cui lo sottopongo e soprattutto al modo in cui lo faccio.

    Penso, inoltre, ma probabilmente sbaglio, che il modo di vivere e resistere agli stimoli sia anche legata al tipo di richieste che gli vengono fatte. Se in un ambiente iperstimolante lo lascio libero di viverlo come vuole probabilmente ottengo che lui si autoregoli e riesca meglio a gestire gli stimoli. Se invece ad un ambiente già fastidioso aggiungo richieste comportamentali ottengo uno sforzo maggiore e quindi una peggiore gestione degli stimoli. Sto pensando all'ambiente ludoteca vissuto in autonomia contro l'ambiente ludoteca durante una festicciola di bambini.
    PavelyLandauer
  • PavelyPavely Post: 3,350
    LifeIs ha detto:

    Vorrei confermare quanto dice @Pavely (cioè confermare che corrisponde alla mia storia), mi riferivo proprio a quello quando nell'altra discussione dissi:

    “Ho passato grandi sofferenze e ho avuto bisogno di molti anni prima di imparare a distinguere ciò di cui ho bisogno da ciò che desideravo a causa dell'educazione, a causa degli esempi che ho avuto dalle persone intorno a me”.

    [Esempio] Anche io desideravo, volevo assolutamente andare alle giostre (una volta l'anno, quando arrivavano), ma soffrivo in quel caos, moltissimo, e nonostante questo non avrei assolutamente accettato di non andarci.


    Vorrei aggiungere una cosa:

    Se una persona resiste oggi, non significa che continuerà a farlo, prima o poi potrebbe non farcela più.

    (@LifeIs corrisponde alla storia di tantissimi di noi...)
  • mafaldamafalda Post: 27
    modificato novembre 2017
    @Pavely @LifeIs
    Da mamma NT di un cucciolino sicuramente ND ora sono un po' in crisi. Noi mamme cosa dovremmo fare? Come il bimbo di Clalui, anche il mio fa richieste chiare e anche di fronte ad altre alternative chiede le giostre o la ludoteca. Vi dirò di più... Quest' estate siamo stati in un grosso parco dei
    divertimenti e lui cercava strenuamente tutte le montagne russe. Essendo piccino dovevo accompagnarlo: lui era contentissimo (almeno così sembrava), io non altrettanto (soffro di vertigini...) 
    Insomma il nostro scopo (sono certa valga anche per @Clalui) è quello di far felici i nostri piccini. Dite che "toppiamo" se assecondiamo queste loro richieste?
    Sono un po' confusa....
  • LifelsLifels Post: 1,849
    modificato novembre 2017
    @mafalda
    [Io non posso sapere cosa sia giusto o sbagliato per voi, né cosa provino i vostri bambini]

    Io avevo bisogno di consapevolezza, e non penso che la proibizione possa portare a questo, la proibizione mi porta a rigidità, rifiuto, disperazione, e mi allontana dalla consapevolezza.
    claluiMarco75
    Tutto “tra virgolette”

  • @LifeIs
    Bene. Mi rincuora perché è quello che cerco di dare al mio bambino. Grazie di questo chiarimento.
    clalui
  • PavelyPavely Post: 3,350
    modificato novembre 2017
    @mafalda non c'è una soluzione o una risposta.

    La mia opinione è che una mamma, un genitore, se ha la chiara consapevolezza di non essere violenta (o violento), difficilmente sbaglia.

    (No... Io penso che non stiate sbagliando)



    D questo post, emerge secondo la mia opinione un'informazione essenziale che ha forma di domanda: perché i bambini con una chiara diagnosi di autismo cercano stimoli eccessivi e mentre li vivono si sentono "liberi" e non rinuncerebbero mai ad essi?

    Se ci fermiamo al piano corporeo, osserviamo che esporre un bambino autistico a stimoli violenti provoca crisi, difficoltà, spesso meltdown.

    Moltissimi bambini con diagnosi di Autismo lieve di tipo Asperger sembrano differenti.

    Cerchiamo di chiarire il punto.

    È chiaro @mafalda che sappiamo come, se un bambino è autistico a basso funzionamento, sia difficile che una mamma gli faccia fare 5, 6 volte le montagne russe o altro. Quella mamma sa, intuisce, che il bimbo potrà stare male. Tanti bambini autistici a basso funzionamento hanno una soglia così bassa che, ad esempio, neanche riescono a stare in un cinema per un film. Figuriamoci le giostre...

    Gli Asperger sembrano differenti.

    Soprattutto oggi che TANTISSIMI bambini sono diagnosticati tali.

    Facciamo una seconda partizione.

    Nella stessa sindrome di Asperger si hanno Asperger-Autistici - persone che da bambini erano come me e tanti altri qui - e Asperger-Aspie, persone che davvero hanno tratti così sfumati da lasciare interdetti i tecnici delle diagnosi.

    In ogni caso: perché cercano stimoli violenti e sono attratti da essi e sono felici se possono realizzare questo percorso?



    La soluzione è nota. Credo che tanti di noi la intuiscano.

    La risposta non può essere scritta su questo forum in modo diretto.

    Questo per due ordini di ragione.

    Primo: riguarda il Pensiero autistico e la nostra cultura.

    Sappiamo la risposta ma non abbiamo prove scientifiche sul punto. Non le abbiamo perché a noi Asperger e Autistici non funzionali non vengono dati fondi finanziari per svolgere la sperimentazione. Davvero, nessun istituto affida dei fondi a noi. Neanche con il tutoraggio di mediatori neurotipici.

    I fondi si danno a Posers (NT che hanno avuto la diagnosi) o Asperger subclinici. Queste persone non hanno la minima idea di cosa significhi essere autistici.

    Dunque: qualora io scriva la risposta non posso dimostrarla. Potrei dimostrarla se gli autistici potessero sperimentarla. Non possiamo sperimentarla.

    Corto circuito: lezione: tacere.



    Secondo ordine di ragione: riguarda lo sviluppo dell'identità corporea.

    L'Autismo è una caratteristica evolutiva che tende alla Sperimentazione e alla Ricerca di ciò che è violento o estremo.
    Ad esempio: Leonardo dissezionava cadaveri.
    La cosa non lo impressionava. Cercava stimoli simili spinto dalla sua identità.

    L'Autismo REPLICA E CERCA IL MONDO CHE PERCEPISCE.
    (Leonardo innamorato delle armi...)
    Così come un Autistico percepisce il Mondo IN TUTTA LA SUA VIOLENZA così cerca una sua rappresentazione.
    (Vedi Affresco della battaglia di Anghiari o il monumento allo Sforzo sempre di Leonardo).

    Se si parlasse di questo tema (si reputi che, ad esempio, molti autistici hanno un'identità AltSex) si potrebbe passare l'idea che Autismo e Violenza siano connaturati.

    Ciò è assolutamente sbagliato.

    TUTTI GLI AUTISTICI CERCANO UNA RAPPRESENTAZIONE DELLA VIOLENZA CON CUI PERCEPISCONO IL MONDO CON L'ASSOLUTO RISPETTO DEL CONSENSO, DELLA LIBERTÀ, DELL'ETICA E DELLA MORALE NATURALE.

    Il mondo ha un impatto violento. Si desidererebbe parlarne: non si può.

    Se un Autistico parlasse della violenza, dell'IPERINFORMAZIONE, dell'impatto con cui percepisce il mondo potrebbe andare incontro ad uno Stop immediato.

    Spaventerebbe gli NT in modo assoluto.

    Dunque: di questo tema non si può parlare.



    Le risposte ci sono.

    Non possono essere scritte.

    Tutti noi Autistici sappiamo di amare, di avere un'Attrazione verso, ciò che è barocco, bizzarro, estremo.

    La facciamo.

    Non ne parliamo.

    Ma, ci fa stare male.

    Tutto ciò che estremo - si considerino 9/10 dei giochi autistici per il computer - non è costruttivo.

    Pure: la nostra Identità è ANCHE questo.



    Non siamo "felici" perché andiamo sulle.giostre.

    Siamo "emozionati".

    Abbiamo toccato l'estremo.

    Anche la Guerra ci emoziona parimenti.

    Come ogni estremo è sbagliata.



    I genitori NT confondono l'emozione di ciò che è estremo (e che fa comunque male) con la felicità.

    Un autistico è felice quando supera la tristezza. Non quando fa qualcosa di estremo.

    Quando fa qualcosa di estremo è - uso un'espressione NT - "a mille".

    Sono gli NT a chiamare quella emozione Felicità. Ma il bimbo Autistico non lo pensa veramente. Ripete la parola. E il genitore ci crede.



    Da qui l'importanza di VOTARSI alla Dolcezza.

    Di rinunciare ad ogni stimolo violento o eccessivo.

    È importante.






    mafaldaclaluiLandauerMarco75Sniper_Ops
  • iieiie Post: 697
    modificato novembre 2017
    Leggo, nel post iniziale di clalui, espressioni come "non manifesta [...]" e "non sembra [...]". Vorrei intervenire nella discussione perché sono assolutamente convinto che i miei genitori, a suo tempo, avrebbero potuto usare espressioni simili per descrivermi.

    Io, infatti, non ho mai "esternato" (non ho mai avvertito alcuna esigenza di farlo) i miei sentimenti; sono sempre stato estremamente "chiuso in me stesso", e in me stesso ho sempre cercato il modo per affrontare le situazioni in cui non potevo esercitare il controllo (anche quelle - e ce ne sono state moltissime - che mi facevano "soffrire").

    Ho, inoltre, sempre dato "per scontato" che questa "sofferenza" fosse normale, comune a tutti, e che tutti cercassero di "sopportarla in silenzio" come facevo io. Del resto, come avrei mai potuto immaginare diversamente?

    (Ad esempio solo quest'anno, dopo la diagnosi, ho capito di avere una particolare sensibilità alla luce solare e ho scoperto l'utilità degli occhiali da sole, strumento che prima non avrei mai pensato di utilizzare.)

    ---

    Provo ad affrontare, ipoteticamente (perché a me in realtà non è mai piaciuto), l'esempio dell'andare alle giostre.

    Il contesto "giostre" raccoglie in sé, concentrate in un unico luogo, diverse "attrazioni" specifiche (che non si trovano altrove). Supponiamo che io ricavi, da alcune di esse, emozioni positive. La mia mente, quindi, associa univocamente al contesto "giostre" queste emozioni positive.

    Ci sono poi, sempre nello stesso contesto, fattori come il "rumore", i quali, invece, generano in me emozioni negative. Tali fattori, però, non sono specifici di questo particolare ambiente (anche se vi si trovano in maniera particolarmente accentuata), pertanto la mia mente non opera un'associazione "uno a uno" tra "giostre" e, ad esempio, appunto, "rumore".

    Come ho già in parte scritto sopra, inoltre, la scarsa consapevolezza si traduce nel non riuscire nemmeno a immaginare la possibilità di ridurre gli stimoli negativi (che non vengono percepiti come "da ridurre", bensì come "inevitabili", "da sopportare").

    Il desiderio di emozioni positive, quindi, prende il sopravvento sulla necessità di evitare o contenere quelle negative (necessità esistente ma non percepita), le quali inoltre, essendo presenti - seppur in misura minore - in moltissimi altri contesti, non sono propriamente messe in relazione con l'ambiente specifico, e giocano quindi un ruolo minore nella determinazione della volontà finale.

    Questo meccanismo mi sembra, almeno in parte, simile a quello descritto da LifeIs (ma potrei ovviamente sbagliarmi).

    Inoltre io, personalmente, ho sempre avuto difficoltà a riconoscere il "piacere"; a distinguere, cioè, quello che "mi piace" da quello che "non mi piace".

    In questo contesto è chiaro che io, bambino immaginario, potrei desiderare [e chiedere di] "andare alle giostre".



    Questa è solo una delle [infinite] possibili interpretazioni.
    rondinella61mammafranceclalui
  • PavelyPavely Post: 3,350
    (questa storia del controllo... O del credere che tutti percepiscano il Mondo secondo la propria sensorialità andrebbe davvero discusso... )

    Così come questo discorso che non sappiamo (ed è verissimo) distinguere tra ciò che ci piace e ciò che non ci piace....

    Non abbiamo disgusto e sorpresa.

    E la cosa non riusciamo davvero a farla capire agli NT.

    *

    Una persona a me cara, mi fa notare anche il legame tra Spinning - in lingua NT passione per le cose che girano - e Giostre.

    Tutto ciò che gira ci incanta.
    Landauer
  • Pavely ha detto:

    (questa storia del controllo... O del credere che tutti percepiscano il Mondo secondo la propria sensorialità andrebbe davvero discusso... )  

    Mi interesserebbe molto capirne di più. Davvero.
    Pavely ha detto:

    Una persona a me cara, mi fa notare anche il legame tra Spinning - in lingua NT passione per le cose che girano - e Giostre.

    Tutto ciò che gira ci incanta.

    A questo avevo pensato anch'io. Che sia anche un tentativo di "anestetizzarsi" in un contesto doloroso?
  • Io vi leggo...e cerco di capire... E cerco di ricirdate se mio figlio ha mai dimostrato un senso di malessere...ma una cosa non ho chiara...gli occhi del bambino.quelli possono mentire?io capisco mio figlio dallo sguardo dai suoi occhi se non sta bene o se è felice...la sua prima faccia di stupore e gioia con tanto di bocca aperta sorriso e mani in faccia è stata di fronte a un parco acquatico...se a casa dico andiamo alla giotra si precipita fuori anche scalzo dicendo andiamo giostra...quando siamo lì i suoi occhi pieni di gioia e sorridenti parlano...non vedo nulla di male quindi... finché vedo i suoi occhi felici sono felice anch'io... anche perché le volte che non voleva stare l ha fatto capire...mi dice andiamo a casa..però mi avete fatto riflettere...spero che un giorno lui sappia dirmi mamma mi danno fastidio alcune cose...spero non soffra in silenzio...
    claluiMarco75
  • iieiie Post: 697
    modificato novembre 2017
    Mi sono accorto, @mammafrance, della tua reazione "Non-capisco" al mio post precedente.
    Da questa "reaction" io intuisco che, probabilmente, non sono stato capace di esprimermi in modo pienamente efficace.

    Per me è davvero importante, qui, riuscire a farmi capire (vivo il Forum come "Palestra di comunicazione"). Vorrei, quindi, fare un secondo tentativo, cercando di schematizzare (e, allo stesso tempo, espandere) il discorso in una serie di punti [alcuni dei quali sono già stati evidenziati da Pavely come meritevoli di discussione - cosa con cui concordo assolutamente (così come concordo sullo Spinning)].

    (I) Alcune persone Autistiche non avvertono il bisogno/la necessità/l'impulso di Comunicare agli altri - in questo caso i genitori - i propri "Stati Interiori" (SI). Queste persone possono avvertire un forte "bisogno di controllo"; questo bisogno, laddove non possa essere indirizzato direttamente verso l'Ambiente esterno (che, in molti casi, "sfugge" al nostro controllo diretto), viene indirizzato verso la propria Mente (che crea Strutture, Ritmi, Pattern, Simmetrie).

    Questo può, in alcuni casi, manifestarsi come "chiusura in sé stessi" (i genitori notano che il figlio, quando inserito in un determinato Ambiente, "si chiude"). In altri casi, invece, questa chiusura non viene percepita (perché, ad esempio, il bambino è chiuso "di suo", in un modo che appare indipendente dal contesto in cui si trova).


    (II) Alcune persone Autistiche non sono in grado di Identificare determinati SI o SS (Stimoli Sensoriali) come "anomali" o "troppo intensi". Queste persone, cioè, non immaginano che "gli altri" possano avere Percezioni molto diverse dalle proprie, né - a maggior ragione - che le percezioni altrui possano determinare la "baseline" della "normalità" rispetto a cui misurare le proprie e classificarle come "eccessive" (ossia come qualcosa di cui "doversi lamentare"). Questo, mi viene in mente ora (è soltanto un'ipotesi), potrebbe essere legato a quello che in linguaggio Neurotipico è definito "deficit di Teoria della Mente".


    Una persona appartenente sia al gruppo (I) che al gruppo (II) potrebbe quindi apparire come persona priva di "ipersensorialità" o "attaccamento alla routine" [da cui le espressioni "non manifesta" e "non sembra" che hanno dato origine al mio post precedente], contraddicendo apparentemente le definizioni Neurotipiche - che, non dimentichiamo, sono soltanto un'approssimazione, seppur sufficientemente buona da permettere di "identificare" e "diagnosticare" le persone Autistiche, dell'Autismo - e generando [ulteriore] confusione nei genitori (i quali, giustamente, vorrebbero riuscire a Capire i propri figli per poter assicurare loro tutto ciò di cui hanno bisogno).


    (III) Alcune persone Autistiche possono avere difficoltà a distinguere intuitivamente quello che "piace" da quello che "non piace" [loro]. Prima di raggiungere la consapevolezza di ciò (io, ad esempio, l'ho capito solo recentemente, a trentacinque anni), trovandosi "immerse" quotidianamente in un mondo in cui Esprimere Giudizi sembra essere una delle attività principali dell'Essere Umano, queste persone potrebbero erroneamente credere di avere loro stesse questo innato Istinto/Capacità di giudicare, "compensandolo" inconsciamente con altri meccanismi mentali [spesso assolutamente irrazionali (qualcuno, recentemente, ha chiesto su questo Forum se "la razionalità è un tratto Asperger" - io credo assolutamente che non lo sia)] che ne creano, in un certo senso, l'Illusione.

    Si tratterebbe, cioè, di una versione "più potente" del "convincersi che qualcosa ci piace", ossia "convincersi di essere in grado di capire se qualcosa ci piace".


    (IV) Alcuni contesti, come quello delle giostre, forniscono stimoli altamente specifici che possono generare Emozioni Positive (EP). Emozioni che, per via della loro specificità, possono essere vissute soltanto in quel luogo (o in altri dalle caratteristiche simili).


    (V) Gli stessi contesti del punto precedente possono anche generare Emozioni Negative (EN), ma in modo aspecifico [il "rumore" è presente in moltissimi altri contesti] seppur particolarmente accentuato [il "rumore" alle giostre è molto forte].


    Le EP specifiche del punto (IV) potrebbero contribuire al senso di "piacere" del punto (III), sovrastando le EN aspecifiche del punto (V) (che sono, anche se magari con un'intensità maggiore, le stesse che queste persone provano in moltissimi altri contesti, dove, però, non provano altrettante EP) e portando la persona a ricercare attivamente esperienze che la fanno [anche] soffrire.

    È anche possibile, ipotizzo, che EP particolarmente "intense" (come possono essere quelle provate nel contesto "giostre") fungano esse stesse da "difesa" verso EN o SS anche molto forti, prendendo di fatto il posto dei meccanismi descritti nei punti (I) e (II). In questo caso il bambino non apparirà affatto "chiuso in sé stesso", ma anzi sarà "gioioso" e "pieno di vitalità".


    Spero di essere riuscito a esprimere meglio le mie idee (che sono soltanto "spunti", non "Verità").
    Post edited by iie on
    claluirondinella61LandauerMononokeHime
  • PavelyPavely Post: 3,350
    (Ai miei occhi.... @iie sono verità)

    (Vorrei anche dirti che sei un Maestro di chiarezza. Condivido con te un sentimento: sono completamente d'accordo con te.)
  • Credo che veramente ogni persona sia diversa.

    Ad es. mio figlio appena c'è il sole che da fastidio chiede gli occhiali da sole - e quando il sole non c'è più, me li riconsegna subito. E' un bimbo un po' più sensibile del normale, ma non in una maniera invalidante. Ad es. gli sono sempre piaciuti i pantaloni comodi e li ha sempre richiesti fin da piccolo (aveva 2 anni). Credo che lui usi la sua intelligenza non per resistere come direbbe @Pavely ma per trovare un'alternativa migliore (per lui). Ora per es. sceglie i jeans più morbidi in modo da "essere alla moda" e allo stesso tempo "comodo". Oppure quando vuole che le cose vadano come la pensa lui, è capace di trovare una ragione per convincere, senza dire quella reale, cioè è abbastanza manipolativo (forse non è tanto bello dire questo del proprio figlio ma era per spiegare che poi uno usa l'intelligenza come magari gli sembra più efficace).

    Anche lui ama le giostre, i gonfiabili e le feste di compleanno (però ha imparato ad amarle, da piccolissimo era spaventato), comunque sono occasioni stancanti, anche se credo che valga per tutti i bimbi. Io penso veramente che non ci sia una vera differenza tra NT e ND, ma semplicemente che gli ND (senza problemi cognitivi) vivano tutto in maniera più FORTE e quindi abbiano bisogno di riposare di più e siano più soggetti a stress e ansia, proprio perchè percepiscono gli stimoli più forti.

    Non capisco quando @Pavely dice che non provano sorpresa e disgusto; penso che li provino, anzi che li provino prima per cose più piccole, quindi magari per una cosa "normale" hanno emozioni troppo forti difficili da gestire.
  • PavelyPavely Post: 3,350
    Speranza ha detto:

    Io vi leggo...e cerco di capire... E cerco di ricirdate se mio figlio ha mai dimostrato un senso di malessere...ma una cosa non ho chiara...gli occhi del bambino.quelli possono mentire?io capisco mio figlio dallo sguardo dai suoi occhi se non sta bene o se è felice...la sua prima faccia di stupore e gioia con tanto di bocca aperta sorriso e mani in faccia è stata di fronte a un parco acquatico...se a casa dico andiamo alla giotra si precipita fuori anche scalzo dicendo andiamo giostra...quando siamo lì i suoi occhi pieni di gioia e sorridenti parlano...non vedo nulla di male quindi... finché vedo i suoi occhi felici sono felice anch'io... anche perché le volte che non voleva stare l ha fatto capire...mi dice andiamo a casa..però mi avete fatto riflettere...spero che un giorno lui sappia dirmi mamma mi danno fastidio alcune cose...spero non soffra in silenzio...

    Io vorrei scriverti @Speranza una percezione che ho provato.

    Ti prego, osserva il punto di partenza: la diagnosi di Autismo. Una diagnosi di Autismo di cui siamo assolutamente sicuri.

    Lo sconcerto che sento nelle tue parole o in quelle di alcune mamme, le quali, sicuramente osservano come i loro Patuflini, pur diagnosticati Asperger, non abbiano molti tratti disfunzionali, erano anche i miei.

    Di tanti qui (penso, ad esempio, a @iie o a @LifeIs , con tutta la delicatezza e la responsabilità di cui sono capace) ho sempre pensato che abbiano un'Identità Asperger. Le loro parole sono per me un esempio, sono, se ci rifletto, la ragione più importante per cui rimango qui.

    Ascoltandoli, leggendoli, trovo le Chiavi interpretative per capire me stesso. Le mie emozioni, ciò che sento. Nei loro schemi mentali, io ritrovo i miei e trovo - grazie alla loro chiarezza espositiva, alla straordinaria percezione che hanno di sé stessi - la possibilità di capirmi e capire.

    Di altri, al contrario, pur in presenza di una chiarissima e provata diagnosi di Asperger, non riesco a percepire l'Autismo. Nessun nome. In verità, questi dubbi io li ho detti di persona. E lo stesso vicepresidente di Spazio Asperger, @wolfgang mi ha detto per ben tre volte che i miei giudizi hanno ferito gli Utenti a cui mi ero rivolto.

    Ogni giorno faccio un lavoro per me stesso per essere d o l c e. Non fare del male, non essere autoritario. L'ho giurato, lo faccio e non desisterò da questo proposito. Pure, parlo come un novello Galilei, il dubbio rimane. Ho imparato a tacere. Ho imparato a non giudicare. Ho imparato anche a tollerare discorsi come "Identità fluida", "importanza della diagnosi per avere diritti" e altri concetti che, sinceramente, non posso capire.

    Ho ascoltato storie di Asperger che da ragazzi hanno avuto amici. Ragazzi che a 19 anni avevano la patente. Che si sono sposati prima dei trenta, che hanno sempre lavorato. Che si sono laureati in tempo e con ottimi voti. Persone che hanno avuto la prima esperienza sessuale a 16, 18 anni. Che vanno di discoteca. Che amano divertirsi... che, da bambini, andavano alle giostre e le amavano. E si divertivano anche. La prima reazione che ho avuto è stata: "Non prendetemi per il cu*o. Dove sta il vostro autismo? Dove?".

    Poi, abbandonando completamente l'ascolto delle persone neurotipiche e le loro opinioni sull'Asperger, ho cominciato a vedere la mia identità grazie alla SOLA voce di persone autistiche. Ho iniziato ad ascoltare solo loro e attraverso le loro parole, costruire uno schema e una sintesi. Lo schema è stato spiegato in modo esemplare da @iie . Alle sue parole c'è ben poco da aggiungere. Ha detto praticamente tutto. Ed io sono completamente d'accordo con lui. Ad esempio: se rileggo le sue parole, io vedo che ci sono temi focali. In primo luogo: il "Tema del controllo". Personalmente, penso che le Donne rivolgano questo bisogno di controllo più verso sé stesse quando invece gli Uomini lo rivolgono all'esterno. Ragione per cui, ad esempio, se si osserva lo sterile dato delle Diagnosi si nota come i Maschi siano - ancora oggi - più diagnosticati rispetto alle femmine. Questo, immagino, perché se il Controllo è rivolto verso l'esterno è un comportamento più "visibile", più "chiaro".

    Quando @iie spiega gli Stimoli sensoriali dice una cosa verissima. Il bambino autistico nasce in un mondo in cui i Stimoli sensoriali sono estremi. Per fare un esempio pratico si può prendere il telefonino in mano. Andare sulla App delle Fotografia. E regolare l'Esposizione a +1,5. Sempre. Non a 0. A +1,5. I parametri NT di normalità sono fuori scala. Il bambino piccolo però non ha lo strumento per comprendere che gli NT non percepiscono il Mondo come lui. E' come la differenza che esiste nella percezione dei colori. Ad esempio: ci sono persone "tritanopiche" - che non vedono il blu - persone deuteronopiche - che non vedono il verde - o persone protanopiche - che non vedono il rosso - fino ad arrivare ad una acromatopsia in cui le persone vedono in bianco e nero. Se osservi un bambino deuteronoptico è possibilissimo che questi non sappia di esserlo fino a che una patologia oculare non lo riveli. Apprenderà a chiamare verde una particolare sfumatura di blu. Lui vedrà il verde come un blu chiarissimo. Ma spiegarlo non è possibile. Nell'autismo ogni percezione è estrema. L'estremo è la Normalità. E' il mondo. E' la sua bellezza. E' come vedere una realtà piena di luce...

    Ovviamente, l'impatto informativo è estremo. Dunque: il cervello autistico deve filtrare, deve abbassare il volume. Deve "spegnere" molti stimoli. Deve chiedere di abbassare la voce. Pure: dopo il periodo in cui il Cervello si è riposato, naturalmente chiede di rientrare in connessione con il mondo. E lo chiede secondo la propria identità autistica. Lo chiede secondo i propri parametri percettivi. Lo chiede essendo sé stesso. Ed essendo felice di esserlo. Ciò però significa rimettersi in contatto con un Mondo che ci stancherà. Tantissimo. Che ci darà tantissime informazioni, che ci porterà a scaricarci completamente... e il punto è difficile da spiegare. Non c'è un'alternativa. Non c'è un'altro modo di entrare in connessione con il mondo. Riprendendo l'esempio dell'Esposizione fotografica, non c'è modo di portare il dato da +1,5 a 0. Se fosse possibile, si avrebbe un Corpo e un Sistema nervoso centrale neurotipico ma non è così. Assolutamente. Cercare SS forti è l'unica via che abbiamo di connessione con il reale.

    In terzo luogo, ciò che scrive @iie sull'incapacità autistica di distinguere ciò che ci piace da ciò che non ci piace è verissimo. Fin da piccolissimo, ad esempio, a me è stato detto: "Paolo Emanuel: cosa ti piacerebbe fare da grande?". A questa domanda, più volte ripetuta anche dalla mia compagna, io non ho alcuna risposta. O meglio: non è che io non abbia una risposta. Una risposta nell'autismo non c'è. Le persone autistiche vivono il presente. E' come se non avessero né futuro né passato. Vivono ogni istante: con esso l'enorme mole di informazioni che esso porta con sé. Qui vige una regola: le persone autistiche non hanno - propriamente - l'emozione della Sorpresa (ciò che piace) o l'emozione del Disgusto (ciò che non piace). La Sorpresa è Paura: ragione per cui, ad esempio, è opportuno sempre "preparare" una persona autistica a ciò che sta per accadere. Il Disgusto è Odio: ciò che non piace è ciò che si odia. Ragione per cui gli Autistici hanno, alle volte, un pensiero binario: o si ama o si odia. Tra amore e odio, però, non c'è una differenza con il Disgusto. Sorpresa e Disgusto portano con sé gli elementi del Futuro (Sorpresa) e del Passato (Disgusto). Ad esempio: una persona può rifiutare i cavoli perché ricorda di aver provato disgusto per essi una volta. Non si vuole ripetere l'esperienza spiacevole.

    Ma un autistico può tornare alle esperienze spiacevoli. Ad esempio: alcuni bambini autistici continunano a parlare con i bulli che li hanno umiliati. Come se cercassero un contatto umano con loro. Non è stupidità: non sono riusciti a "interiorizzare" il sentimento del disgusto. Ci sono autistici che arrivano a ridere di ciò che i bulli gli stanno facendo e, a volte, si giunge all'estremo di autistici che affermano che i bulli sono loro amici. Davanti a queste affermazioni paradossali, quasi estreme, gli NT continuano ad affermare l'assurdo teorico che il Disgusto sia un'emozione universale. Questa come altre Verità NT rendono gli stessi NT ciechi a ciò che gli autistici realmente provano. Ed essendo ciechi, nell'educazione dei Young Aspergers sono incapaci di dare una corretta lettura educativa ai loro bambini. Che diverranno adolescenti con poca consapevolezza di sé.

    Anche il legame tra EP e EN è verissimo. E la discriminazione tra esse - interiorizzazione a ciò che a livello corporeo e relazionale è il Piacere - è quasi impossibile.

    Nell'Autismo, ad esempio, c'è una differenza tra Dolore - che è un'Emozione - e la Nocicezione - che la percezione corporea.

    Ma un bambino autistico incontrerà - soprattutto se è un parlante di lingua italiana - difficoltà grandissime ad incontrare questa lettura: sono pochi i genitori o i terapeuti o gli adulti in genere che usano la parola Nocicezione.

    Dolore allora è sia uno stato interiore sia qualcosa di corporeo. E questa cosa un bambino autistico non può capirla. Questo perché il Dolore non ha alcuna accezione negativa (nel modo più assoluto). È qualcosa come vedere o sentire. O gustare. Punto, ancora una volta, difficilissimo da spiegare.

    §

    Se percorro i Dati fondativi, così come spiegati da @iie ma anche da tantissimi altri - che mi vedono completamente d'accordo - io li ho sempre cercati in tantissime persone e li ho trovati in pochi.

    Quando tu o tante altre mamme vedete i vostri Patuflini "gioire" di andare alle giostre dobbiamo dare una lettura.

    Se partiamo dall'assunto logico che siamo ASSOLUTAMENTE CERTI della loro diagnosi, probabilmente stanno cercando stimoli molto forti e li interpretano secondo gli schemi che il Mondo NT dà loro.

    Cioè: che sia bello.

    La mamma è felice, il bambino è ugualmente felice.

    La mamma non si accorge di essere felice o pensa di essere felice perché il figlio è felice.

    Il bimbo vede la mamma felice e "pensa" di essere felice. Ma se dovessimo osservare DOVE stà la felicità delle giostre vedremo che è qualcosa che possiamo accostare ad una Folie à deux. Una felicità che è possibile, cioè, solo quando il bambino è con la mamma.

    Proviamo a guardare ai figli quando acquisiscono autonomia.

    Immaginiamo cosa fanno quando non ci sarà più la mamma che li porta alle giostre.

    Ci vanno spontaneamente?

    DA SOLI si divertono veramente?

    Oppure, si divertono solo quando la mamma ha un contatto diretto con loro?

    §

    Questo è il punto: nei luoghi del divertimento neurotipico, i bambini neurotipici arrivano ad un punto di DISTACCARSI completamente dalla mamma.

    Si divertono, fanno amicizia, si "perdono" nei rumori, quasi "dimenticano" di avere una mamma con loro. Ecco: i bambini autistici li riconoscono perché accanto ad ogni Stimolo Divertente CERCANO gli occhi della mamma, la sua presenza.

    Interpretano ciò che sta accadendo attraverso il Corpo e le Emozioni della mamma.

    §

    Sinceramente: è normale nell'Autismo che un bimbo possa chiedere alla mamma di andare alle Giostre. E' normale però nell'Autismo che il contatto Figlio-Mamma (o Figlio-Papà, certo...) non si interrompa.

    Ma, io mi domando, siamo veramente sicuri che i bimbi NT non cerchino "AUTONOMIA" nel divertimento? Che vogliano andare in una determinata giostra e dimenticare completamente il genitore?

    La Neurotipicità la riconosci in questo.

    Se la Felicità delle giostre non interessa più la mamma, il bimbo autistico chiede di tornare a casa.

    §

    Ma ciò significa anche che tante mamme si convincano che il proprio bimbo chieda "veramente" di andare alle giostre.

    In questo c'è una Cecità: non si accorgono che sovrappongono la propria lettura e le proprie emozioni a quelle del bimbo.

    Molti bimbi autistici quando la mamma non c'è, sono autistici. Fanno gli autistici. Ma quando la mamma è presente si crea come una corresponsione di eco.

    Strano a vedersi, un fenomeno che noi, osservatori autistici, vediamo benissimo.

    Ma di cui... dico... difficilmente si parla.
    Speranzachiocciolinagufomatto79
  • PavelyPavely Post: 3,350
    modificato novembre 2017
    mamma_francesca ha detto:

    [...]

    Non capisco quando @Pavely dice che non provano sorpresa e disgusto; penso che li provino, anzi che li provino prima per cose più piccole, quindi magari per una cosa "normale" hanno emozioni troppo forti difficili da gestire.

    Essendo tu @mamma_francesca una persona NT è chiaro che tu non possa vedere il punto.

    E' chiaro che tu debba pensare che Sorpresa e Disgusto siano "Emozioni universali".

    Provo a spiegare - velocemente - il punto con alcuni esempi.

    Uno dei problemi fondamentali dell'Autismo è il Pensiero dicotomico: una cosaa o è bella o è brutta.

    Pure tra bello e brutto nella neurotipicità si cono infinite sfumature. Ad esempio: Felicità - Sorpresa - Neutralità - Disgusto - Odio.

    Gli NT sanno distinguere tra Disgusto e Odio. Io affermo che un Autistico non li distingue. Io affermo che quando si comprende l'assunto che un Autistico non provi disgusto si comprendono molti comportamenti autistici.

    Ad esempio: la ragione per cui molti autistici non reagiscono ai bulli. Non sappiano cosa fare. Oppure: la ragione per cui molti Autistici possono appassionarsi a cose come gli Zombie o possano parlare di morte o cose schifose con assolua non chalance. O ancora: come non reagiscano con disgusto a scene mediche ma esprimano curiosità o, ancora, come possano non piangere ad un funerale o non esser scioccati quando vedono un incidente automobilistico.

    Molti autistici quando vedono una persona ferita possono provare Curiosità.

    Fa male dire queste cose. Pure: chiunque sia stato a contatto con Autistici ha potuto osservare con i suoi occhi molti di questi esempi.

    Di solito gli NT richiamano il concetto di Disgusto all'alimentazione o al contatto con ciò che è sporco o deteriorato. Pure: si hanno Testimonianze di persone autistiche che non reagiscono con Disgusto a queste occasioni.

    Cose che non disgustano gli NT - ad esempio mettere una salsa ai funghi su della carne - possono creare una reazione di rifiuto drastico da parte di un autistico. Quel rifiuto di un alimento è interpretato dall'osservatore NT come disgusto. Errore. Non lo è.

    Parliamo di sorpresa.

    Le occasioni in cui si fanno regali ad un Autistico e questi non dice 'grazie' si sprecano.

    Di più: è bene preparare molti autistici a ciò che sta per accadere. Se non lo si facesse, si va incontro a molteplici meltdowns.

    Gli Autistici non solo guardano con terrore al telefonino (chi stà per telefonare?) ma arrivano a momenti in cui se si devìa da ciò che è programmato (sopresa, improvvisazione) si bloccano. Si "chiudono", hanno un "lock in". Crisi. Non si va avanti.

    Esempio: molti autistici hanno - se si racconta il nostro mondo con le parole NT - routine. Gli NT credono che noi abbiamo Routine. Nei fatti, gli Autistici non provano l'emozione della Sorpresa, non hanno alcun strumento per comprendere qualcosa che arriva all'Improvviso.

    Per evitare occasioni di sorpresa, si creano Pattern comportamentali ripetitivi.

    §

    Sono solo alcuni esempi.

    §

    Sono perfettamente cosciente che quando un Bimbo è piccolo può non manifestare l'Autismo in tutta la sua chiarezza.

    Questo perché esistono LIVELLI di autismo. E se l'Autismo è lieve, si hanno spesso dubbi... più si va verso l'Area subclinica più la Parte Neurotipica si mischia con l'Autismo rendendo la lettura difficile.

    Ecco: c'è uno SPETTRO di condizioni infinito.

    Ai limiti - e l'Asperger è ai limiti dell'Autismo - si possono osservare comportamenti SIMIL-Neurotipici. Ma se stiamo parlando di Autismo, Controllo, SS, SI, EP o EN, il tema oscuro del Piacere e così via... sono elementi che dobbiamo studiare e capire.

    §

    Ho provato a fare degli esempi.

    Davvero se ne possono fare molti.

    Il "trucco", in breve, consiste nell'osservare le manifestazioni autistiche secondo il pensiero autistico.

    Se lo si fa, tutto è chiaro.

    Se si usa la Lettura neurotipica e i Dati che gli NT hanno derivato grazie alla LORO sperimentazione scientifica è chiaro che tutto è oscuro.

    O lascia dubbi.

    §

    Ma un autistico REALE non ha dubbi sul punto.

    Sono assolutamente consapevole che spiegare la cosa è difficile.


    claluiLandauergufomatto79
  • claluiclalui Post: 899
    modificato novembre 2017
    @iie sei stato chiarissimo e molto utile. E di fatto da ciò che dici non sbagliavo ad avere delle perplessità. In effetti in alcuni contesti mio figlio pur non manifestando fastidio ne avendo mertdown tende ad isolarsi maggiormente. Però evidenteme le ep anche in quel caso sono più forti per cui mi chiede di tornarci.

    Di fatto mi sembra che non dovrei cambiare il mio comportamento, o no? se il bambino riceve delle ep questa mi sembra una cosa buona a maggior ragione se esse gli rendono più sopportabili le en e gli ss.
  • OrsoX2OrsoX2 Post: 968

    Per tornare alla domanda iniziale su sensibilità e routine, @clalui , non so se può esserti utile la mia esperienza (AS diagnosticato da adulto), ma, nel dubbio...

    Da bambino, non mi ricordo a quale età mi sono accorto di non sopportare le etichette, soprattutto di magliette e camicie, ma "da sempre" mi dava fastidio il sole (vecchie foto con "occhi strizzati"), proprio come adesso. Una vera selettività alimentare non l'ho mai avuta, ma "da sempre" non ho mai  sopportato, non per il sapore, ma per la loro fastidiosissima consistenza, per me troppo pastosa, castagne, cachi e sorbe (...sì, adesso non le mangia quasi più nessuno, ma, quando ero piccolo, in casa c'erano spesso perché a mia madre piacevano molto), come adesso.

    Vere routine, da piccolo, non me le ricordo, ma, a partire dalla media inferiore, mi piaceva, era "rassicurante", alzarmi con la sveglia sempre alla stessa ora e avere un ritmo regolare che mi aiutasse molto nello studio.

    Quanto alla sensibilità ai suoni, mi ricordo che, quando alle elementari sottoposero tutta la classe ad un esame audiometrico, il mio sembrava non finire mai - ma alla fine mi mandarono a casa, senza poi comunicare niente di particolare ai miei genitori. Questo ricordo è riemerso quando, pochi mesi fa, confrontandomi, per situazioni del tutto casuali, con gli altri componenti del Gruppo cognitivo-comportamentale, mi sono accorto che molti dei suoni che loro trovavano veramente insopportabli, per me erano soltanto molto fastidiosi (invece alcuni colori e odori sembravano molto più fastidiosi per me che per loro).


    claluiMarco75
    ("Caducità delle umane cose!" - considerazione indifferentemente attribuibile a Umani e Non)
  • claluiclalui Post: 899
    modificato novembre 2017
    Grazie @OrsoX2 mi hai di molto rasserenato in questa discussione. Sto capendo che se devo porre comunque più attenzione agli ambienti e stimoli cui sottopongo il mio piccolo perché lui potrebbe non comunicarmi il disagio, mi sembra anche di capire che non devo esagerare nel preoccuparmi.

    Piccoli limiti che non sono comparsi fin ora potrebbero non compatire mai e questo mi conforta parecchio. Soprattutto il discorso della selettività alimentare non perché sia un reale problema per il futuro quanto per il presente essendo lui ancora piccolino ad essendo io comunque una mamma meridionale italiana e quindi fissata con il cibo!

    Se piccole routine arriveranno saranno le ben accette visto che sono molto abitudinaria anche io...grazie ancora per la tua testimonianza.
  • claluiclalui Post: 899
    modificato novembre 2017
    @Pavely la lettura in chiave autistica dell'autismo credo sia ciò che noi mamme ricerchiamo davvero qui. Almeno per quanto mi riguarda mi fido cecamente di ciò che dite molto più di quanto mi sono fidata mai di tutti gli esperti nt che ho a mia disposizione. E per questo ti ringrazio e ringrazio quanti di voi con pazienza ogni volta ci spiegano le cose.

    Tuttavia a volte credo ci siano dei fraintendimenti, soprattutto di tipo linguistico, che rendono difficile la comprensione reciproca. Ripeto parlo per me.

    ho compreso appieno il discorso sull'ipersensibilità. Meno il discorso su disgusto e sorpresa, che pure tu hai espresso anche in altri post. Ogni volta rimango perplessa forse perché usiamo entrambi i temimi in accezioni diverse.

    Per sorpresa io intendo non solo una cosa improvvisa ma anche una cosa inaspettata eppur piacevole. Ecco forse io questa opzione la chiamo "stupore" e sono sicura di averla vista sul volto di mio figlio almeno tre volte. Sul volto, nella gestualità, nella reazione. Si sono sicura che mio figlio possa e abbia provato stupore nel sua accezione più positiva!

    Lo stesso per il disgusto. Se lo limito al suo significato legato al gusto e all'olfatto(per gli altri sensi in effetti non ho certezza) sono sicura che mio figlio li abbia provati e manifestati: più chiara manifestazione di disgusto di un conato di vomito non so cosa possa esserci!

    Come hai detto tu altrove probabilmente sarebbe utile utilizzare un altro vocabolario per le vostre emozioni perché se tu dici che non provate sorpresa o disgusto per quanto appena detto non posso che dissentire.
    Post edited by clalui on
  • Riporto su per un aggiornamento e qualche domanda.
    Sono passati due anni da quando ho aperto questa discussione e le cose sono cambiate.
    Mio figlio ha imparato a verbalizzare alcune cose e io a capire ciò che non dice per cui adesso il quadro è molto più chiaro.

    Il suo autocontrollo, o meglio, la sua autogestione degli aspetti sensoriali si sono raffinati e insieme ha imparato, in parte, a comunicare i fastidi o quando una cosa non è più tollerabile per lui, anche se non sempre in maniera propriamente “funzionale”.
    Per dirne una divertente quando non sopporta più la maestra che urla(la poverina ha un tono di voce alto di suo) si alza e va a tapparle la bocca! :))

    In linea generale posso dire che quello che era un mistero due anni fa, ossia l’apparente assenza di fastidio a livello sensoriale, si è almeno in parte svelato: lo ha eccome ma ha imparato a gestire a modo suo ancora meglio di come faceva da piccolino, così come mi avevano spiegato gli utenti del forum al tempo.
    Quasi sempre il rimedio è la chiusura ma crescendo sta affiancando a questa soluzione anche la verbalizzazione o azioni di fuga o difesa non verbali assolutamente riconoscibili, comprensibili e quasi sempre funzionali.

    Il cambiamento più grande però è avvenuto a livello di routine, soprattutto nell’ultimo anno. Piano piano, in sordina, ha creato delle abitudini a cui all’inizio non ho fatto caso. Piccole cose come oggetti che se spostati rimetteva nella posizione precedente, voler leggere sempre lo stesso libro la sera prima di dormire o mostrare insofferenza per i cambi di programma improvvisi.

    Se pur non si è presentata selettività alimentare (le cose che non mangia si contano sulle dita) la routine più grossa l’ha creata li: la sera, dopo aver cenato regolarmente con noi mangiando le nostre stesse cose, chiede nell’ordine un toast, un gelato, un pezzo di formaggio. Tutte le sere, sempre in questo ordine.
    Non ha rigidità interne a questa, nel senso che il toast può essere fatto in modo diverso, il gelato può essere panna o cioccolato o altro, stile cornetto o magnum. solo il formaggio deve essere il grana.

    La stessa routine non la chiede fuori casa. Non da amici, non in vacanza dove l’ha abbandonata per un mese intero senza che io abbia fatto nulla a proposito. Il giorno stesso che siamo rientrati l’ha ripresa.

    Se siamo a casa e per un motivo qualsiasi non posso fargli il toast non chiede le altre due cose. Nel caso comunque non protesta più di tanto.

    In definiva si sono decisamente instaurate delle routine e rigidità. Noto che non sono inamovibili e non le trovo limitanti per cui non mi sembra il caso di ostacolarle. Quella del cibo l’ho anche “sfruttata” per spingerlo a fare la spesa delle cose che gli servono o per insegnargli a prepararsi il toast.

    Però il tarlo rimane: sto facendo bene? Questo mio non agire su queste cose potrebbe portare nuove rigidità più difficili da gestire? Assecondandolo gli sto facendo bene o al contrario è meglio spezzare sul nascere queste cose?

    Ho chiesto a chi ci segue ma le risposte sono contrastanti e non mi hanno particolarmente convinto. Mi piacerebbe avere il vostro parere. Grazie a chi risponderà.

    rondinella61damygufomatto79
  • Mio figlio è molto diverso dal tuo, per cui non so quanto valga la mia testimonianza. Per me la rigidità è il difetto maggiore (unito alla poca energia) che ha mio figlio. Senza rigidità direi che non è autistico, ma solo molto originale. La sua rigidità non si esprime nel fatto di avere routine particolari o selettività alimentare, ma nel fatto che le cose devono andare come lui se le immagina, soprattutto quando si tratta di cose importanti per lui; io ovviamente ho sempre combattuto questa cosa, anche perchè pure io sono abbastanza rigida da tenerci perchè le cose vadano come mi immagino io ;-). Gli ho sempre fatto notare come quando vanno in maniera diversa delle volte vanno meglio, gli ho inculcato nella testa che quando ci sono ospiti bisogna fare le cose di gradimento dell'ospite, che si gioca un po' a quello che piace a lui, un po' a quello che piace agli altri, che non può sempre scegliere lui - altrimenti sceglierebbe pure che tipo di assorbenti dovrei comprare per me ;-) -, ecc.
    Sinceramente non lo lascerei mai magiare tutte le sere dopo la normale cena un tost, un gelato e del formaggio, come non lo lascerei fare ad un bimbo non autistico; sarebbe diverso se tutte le sere si bevesse un bicchiere di latte o una tisana. Le routine vanno bene se sono delle routine sane come lavarsi i denti dopo aver mangiato o lavarsi le mani tutte le volte che si rientra a casa. Sul libro, leggere sempre la stessa cosa prima di dormire è generlmente un atteggiamento da bimbi piccoli - tanti chiedono sempre la stessa favola ... cercherei di far leggere qualcosa di nuovo ... anche perchè la lettura può essere un buon hobby oltre ad essere benzina per il cervello. Forse però cose nuove possono anche eccitarlo prima di dover dormire, quindi magari è meglio ritagliarsi un altro momento per leggere.
    clalui
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