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Dismorfofobia: io VS il mio corpo

Sto vivendo un periodo veramente difficile. Ho una situazione familiare che io veramente non riesco più a tollerare. Sono io stessa parte del problema, me ne rendo perfettamente conto, ma non tutto dipende da me e resta il fatto che adesso sono davvero al limite.

Premessa che mi serve a precisare che, quando mi trovo in condizioni del genere, io trovo ancora più sollievo, ormai da molti anni, nel mettere in ordine, nell'organizzare e rendere armonioso il più possibile (secondo i miei personali standard e visione delle cose fisiche) l'ambiente intorno a me, quel che vedo, ma anche quel che non vedo (non mi placo se le stanze sono in ordine ma armadi e pensili nascondono caos: la mia testa resterà tutto il tempo legata a quel pensile in disordine finché non potrò sistemarlo).


Ora, io faccio questo anche con il mio corpo.
Non controllo soltanto la tipologia di cibo che ingerisco e le modalità in cui lo faccio, ma anche gli effetti che esso ha e che mi aspetto che abbia sul mio corpo.

Cerco di controllare ciò che entra dalla mia bocca o dalle mie narici.
Non poter avere il totale controllo mi fa stare malissimo.
Se sapessi che mi fanno ingerire di nascosto qualcosa che io non voglio ingerire, davvero non risponderei più delle mie azioni.


Ma il punto di questo thread non voleva essere propriamente questo.


Io vorrei capire come funziona il particolare meccanismo secondo il quale io, a tratti, riesco a fare appello alla mia razionalità per "risolvere" il disagio di vedermi grassa e troppo formosa, mentre la stessa razionalità fallisce nel controllare il meccanismo che sta alla base di questi miei comportamenti e di altri.
Fallisce nella continuità e nella permanenza delle soluzioni che pure riesco a trovare.


Mi spiego meglio: quando vivo periodi così terribili, io mi drogo letteralmente di ordine e di autocontrollo e in questo trovo un po' di pace, ma allo stesso tempo, oltre un certo limite di disagio, mi accade di stare così male da non avere la forza di mettere in atto questa strategia che, per quanto disfunzionale, è per me salvifica, in mancanza di altre vie di fuga.

Allora mi ritrovo a stare ferma immobile seduta sul letto, invece di pulire e mettere in ordine, e più intorno a me si crea caos peggio sto, senza la minima forza per reagire (sono attività comunque "faticose" che, non abitando da sola, mi ritrovo a fare ogni giorno e di continuo, anche se a sporcare e a mettere disordine sono stati altri, quindi la ripetuta fatica per me diventa a volte insostenibile fisicamente e psicologicamente).
Allo stesso modo, quando manca l'energia per l'autocontrollo, mi ritrovo a mangiare troppo, a cercare cibi consolatori, a mangiare male.


Ed ecco che, se per mettere in ordine c'è sempre tempo, appena sto meglio e le forze ritornano, perdere i chili presi diventa sempre più difficile e io mi ritrovo veramente a provare disperazione.

Tengo troppo alla forma del mio corpo e non ho mai accettato le mie forme così femminili e burrose. Gli abiti e lo specchio mi rimandano un'immagine orrenda, che non posso accettare, perché mi fa stare ancora peggio.
È un circolo senza fine.

Quando il mio corpo diventa come io desidero,
(il che di solito accade quando inizio a sentirmi dire dagli altri che sono diventata brutta e troppo magra e non riesco davvero a capire come facciano a dire una cosa del genere) allora sto bene, sono più serena, più ottimista e quindi cambia molto il mio modo di vivere anche gli altri problemi.

Quando mi vedo così orribile, invece, tutto diventa ancora più nero.
Eppure io so che quel che credo di essere diventata non corrisponde esattamente alla realtà oggettiva.
So che è il senso di colpa per aver perso il controllo anche solo per un momento (e proprio quando ne avevo più bisogno) a farmi ingigantire oltremodo anche un paio di sgarri nell'alimentazione, che chiunque normalmente non considererebbe neanche sgarri, e a farmi credere di essere diventata orrenda ed enorme.


A quel punto, mi si presentavano in passato, e mi si presentano ancora adesso, 2 strade:

- smettere di mangiare/vomitare ciò che ingerisco.
- razionalizzare.

Mi rendo conto che la mia razionalità (o qualcosa che ad essa somiglia) mi ha spesso "salvata".
Quando mi guardo allo specchio e mi vedo enorme e disarmonica, io so, so perfettamente che quello che sto vedendo non corrisponde alla realtà oggettiva.
Soprattutto quando, il giorno prima, lo stesso specchio mi rimandava un'immagine diversa e più accettabile.
Evidentemente, escludendo eventuali segni e cause note di ritenzione idrica, c'è qualcosa che distorce ciò che vedo.

Mi pare di ricordare che tutto questo si chiami dismorfofobia.

I miei punti critici mi appaiono ancor più grandi e deformi, disarmonici, veramente brutti, e offendono i miei occhi, i quali sembrano vedere esclusivamente quelle parti del corpo.
Il resto non esiste più.
Mi dispero e non mi importa assolutamente nulla di come mi vedono gli altri, conta esclusivamente il mio giudizio.


Allora io, facendo appello alla mia parte razionale, faccio questo:
mi sforzo di allargare il campo visivo, di guardare la mia figura per intero.

Sembra una sciocchezza, una banalità, ma non lo è, vi assicuro.
Richiede uno sforzo grandissimo.

Se dovessi descriverlo (ci provo) direi che posiziono gli occhi come quando cerco di scorgere qualcosa in lontananza, strizzandoli leggermente, ma, a differenza di quanto avviene in quel caso, invece di migliorare la messa a fuoco, vado in sfocato, come quando si guarda nel vuoto, si guarda senza guardare davvero nulla di specifico, gli occhi sono aperti e apparentemente direzionati su un punto, ma in realtà non stiamo davvero guardando nulla (non so se avete presente e se ho descritto bene. Io utilizzavo questa modalità per tenere l'equilibrio durante alcune asana a lezione di yoga).
La sensazione è anche simile a un guardare "da dietro i bulbi oculari, non "proiettando" la vista (per chi ha rudimenti di canto: come quando si tira indietro la voce, invece di proiettare il suono).
È una "posizione" che rilassa i muscoli oculari, quando lo sguardo si perde nel vuoto, ma che in questo caso mi risulta faticosissima perché cerco di mantenerla mentre sto effettivamente guardando qualcosa.


Sfocando la mia immagine riflessa allo specchio, "tirando indietro la vista", io riesco ad "allontanare" l'immagine stessa e a guardarla "da lontano", cosi da vederla per intero, così da cogliere le altre parti "scomparse" in quella sorta di delirio in cui ero intrappolata.
In questo modo, ad esempio, mi appare finalmente evidente che le spalle sono abbastanza proporzionate ai fianchi,
e che questi ultimi non trasbordano dalla figura così tanto come credevo (e ne ero davvero certissima), che sono si morbidi ma non sono così enormi come pensavo.

Ne esco sollevata e stupita, ogni volta: si, magari ho preso qualche chilo, ma la sotiazione non è così disperata come credevo. Ma purtroppo questa modalità non è tra le "impostazioni" del mio cervello.
Non riesco a selezionarla definitivamente, dura pochissimi istanti e la mantengo con grande sforzo.
Sapere che le cose stanno diversamente da come immaginavo, non mi è sufficiente a cancellare del tutto quella percezione distorta, che è per me il leitmotiv.
Appena rimetto a fuoco sulle gambe o le guardo dal vivo, immediatamente a livello percettivo si associa il modo in cui "le sento", il modo in cui le vivo da dentro, ed esse mi appaiono inevitabilmente troppo grosse e brutte.

E questo mi rattrista e mi fa arrabbiare.

Vorrei capire perché non riesco ad utilizzare ciò che vedo, ciò che capisco e ciò che imparo e ad attingervi in modo definitivo.
Perché vince la distorsione?

Se il mio cervello è capace di riuscire a vedere la realtà, anche se per pochi istanti, e si accorge così della strada per evitare la sofferenza, perché non riesce a mantenere questa acquisizione?
Perché la stessa capacità di razionalizzare non è applicabile al meccanismo che sta alla base della stessa distorsione?
Forse essa non è sufficiente?
Eppure la alleno da anni!
O si tratta di un tipo di razionalità diversa, di diverse aree di attivazione cerebrale?



Forse non è facile ottenere una risposta a questa domanda, senza addentrarsi in ambiti specialistici che io ignoro e su cui onestamente non ho fatto alcuna ricerca.



Mi chiedo però se qualcuno di voi soffre o ha sofferto di qualche forma di disturbo alimentare e, nel caso abbia voglia di parlarne qui, se ha mai sperimentato questa sorta di "guerra" contro se stessi e contro la propria percezione distorta, uscendone magari con una vittoria vera e definitiva.


Grazie a chiunque avrà letto fin qui e vorrà riferire una propria eventuale esperienza in proposito.
SoylentGreenValentarondinella61Simone85SophiaAmelieApgar7Eirene

Commenti

  • @Piu82 ti sono vicina,ne hai parlato con un terapeuta delle tue difficoltà :) ?
    Piu82WBorgSimone85
  • Piu82Piu82 Post: 1,549
    Si, ho accennato al mio continuo effetto yoyo e al mio pessimo rapporto con il cibo e con il mio corpo, ma non abbiamo ancora approfondito la cosa...


    Considera che questa cosa va avanti da parecchi anni e che finora ho cercato con tutte le mie forze di gestirla.
    Non so se davvero sia possibile fare qualcosa.

    Forse quel che faccio con impegno e volontà, come ad esempio ciò che ho scritto in questo post, è davvero il massimo che io possa fare.
  • Prova a contattare uno psicologo per asperger se il tuo terapeuta non sa nulla della sindrome ti garantisco che fa un'enorme differenza :)
    Io ti consiglio la meditazione ,hai mai letto thich nhath hanh :) ?
    Piu82
  • WBorgWBorg Post: 4,497
    Che cosa fai di concreto contro il tuo DOC ?

    E per la cronaca, il tuo fisico e stupendo.
    Piu82
    Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale
  • Simone85Simone85 Post: 2,798
    Ti mando un abbraccio virtuale e un sorriso. :)

    Non so cosa sia meglio scrivere in questi casi, ma restarsene in silenzio mi sembrava sbagliato... 
    rondinella61AmeliePiu82
  • AmelieAmelie Post: 5,373
    modificato dicembre 2017
    Mi riconosco nella dinamica che hai spiegato in modo così preciso: mi sono familiari i suoi meccanismi, la visione distorta eppure analitica iperfocalizzata su alcune parti, come fossero esaminate al microscopio, perdendo totalmente la visione del corpo nel suo insieme armonico di parti.

    Da adolescente -dopo una prima fase di rifiuto della crescita e dello sviluppo- ero a mio agio nel mio corpo, sebbene non rientrasse nei canoni di moda in quegli anni; a volte lo ammiravo, e mi piaceva questa coerenza tra ciò che vedevo dentro di me e ciò che mi si presentava alla vista e al tatto. Poi, a 17 anni e mezzo, si innescò una reazione disfunzionale allo stress e all'ansia che iniziai a provare fortemente in quel periodo: si manifestava nel rapporto con il cibo, per cui non mangiavo perché avevo la nausea a causa dell'ansia. In quegli anni non avevo davvero un bell'aspetto, ma il modo con cui mi guardavo era spietato: analizzavo ogni parte come fosse scissa dal resto e in un certo qual modo scollegata da esso, alimentando la spirale di ansia che mi faceva venire la nausea e che quindi mi portava a mangiare pochissimo, e così via perpetuando un circolo vizioso che si autoalimentava. Negli anni ho fatto un lavoro su me stessa di accettazione e amore e sono riuscita a recuperare parte dei chili persi (9 su 15), ma ho questa tendenza a non mangiare nei periodi di forte ansia o tristezza e, quando accade e perdo qualche chilo -particolarmente visibile perché sono bassina e dall'ossatura sottile-, ho una reazione fortemente ansiosa e mi trovo orrenda, disarmonica, non femminile, iniziando a provare un senso di disagio con me stessa e con gli altri per la mancata corrispondenza della mia percezione interna con il mio corpo. Se qualcuno mi dice che sono carina lo stesso tendo a sospettare lo dica solo per gentilezza, ma questa gentilezza non allevia il mio senso di disagio. Per cercare di spezzare, almeno momentaneamente, questo circolo, quando riesco a mettermi in una prospettiva di allargamento del mio campo visivo -a intravedere il mio corpo nella sua interezza- mi scatto delle fotografie, senza il viso, per mettere distanza: quel corpo così potrebbe appartenere idealmente a chiunque. Mi aiuta molto perché mi permette di guardarmi in un modo più oggettivo e mantenendo la prospettiva d'insieme - e, sebbene le proporzioni siano un po' falsate dalle inquadrature non ottimali, il più delle volte l'immagine che vedo sullo schermo non è così raccapricciante come i singoli elementi che vedevo distorti. Anzi, a volte vi scopro una certa bellezza, un'armonia tra le varie parti che mi era totalmente sfuggita, nel mio esaminare in modo ossessivo una parte sola. Non è qualcosa di risolutivo, ma finora è il meglio che sia riuscita a fare (e cercare di gestire meglio l'ansia, perché nel mio caso il rapporto con il cibo è solo una sua manifestazione).
    Piu82
  • Piu82Piu82 Post: 1,549
    @SoylentGreen
    Thich nhath hanh... l'"insegnante" di yoga ci leggeva delle sue frasi durante lo yoga nidra... 8->
    "Colleziono" liste di libri che vorrei leggere, ma da un bel po' di tempo non riesco a concentrarmi sulla lettura, se non di brevi passaggi.
    Ma davvero una delle cose che intendo impegnarmi a fare, appena riesco ad andar via di casa ed essere un po' più serena è proprio questa! :)
    In questo momento non riesco a fare le cose che mi piacciono. Nulla.

    @WBorg
    Al momento ne parlo alle sedute, una volta al mese circa (il servizio pubblico non consente incontri più ravvicinati, purtroppo).
    Trovo molto utile che durante l'incontro io possa ragionare sul fatto che le cose non possono essere sempre programmate, che da alcune scelte si può tornare indietro e su altri meccanismi del genere che in effetti in me sono proprio radicati, fanno parte della mia personalità (il medico mi ha parlato di DOCP, diverso da DOC).
    Prenderne consapevolezza è importante.

    Tuttavia, come nel caso dell' "esperimento" che effettuo allo specchio, sforzandomi letteralmente di vedere come sono in realtà le mie forme, sapere quali meccanismi stanno alla base di quelli e di altri comportamenti del genere, non è sufficiente.
    Lo sento. Lo vivo.
    Io affronto ogni giorno situazioni imprevedibili e non programmate. L'ho sempre fatto, perché comunque non sono stata del tutto chiusa in casa durante la mia vita, affatto.
    A lavoro è normalissimo che accada di cambiare programma, ma farlo 100, 1000, 10.000 volte, non mi ha mai permesso di soffrirne di meno alla volta successiva.
    È come se per questa cosa non ci fosse allenamento che tenga.
    Finisco solo per sopportare. Per rassegnarmi. Per rimandare.
    E andare poi a "sfogarmi" in altri modi e in altri ambienti.
    Mi è anche successo di ignorare e cancellare dalla mente, incredibilmente, situazioni o azioni che non avevo potuto gestire come ritenevo più efficace per me.
    Allo stesso modo, elimino dal mio campo visivo interi spazi che mi viene impedito di organizzare, li escludo dal mio interesse e non me ne occupo proprio. Non riesco.
    O tutto, e come dico io, oppure niente.

    E così, quando per qualche motivo qualsiasi, non riesco a mettere in ordine gli ambienti, li posso anche "lasciar perdere" per giorni, e agli altri sembrerà che sto meno in fissa (perché loro vedono soltanto l'effetto che ciò ha su di loro = non rompo con disinfettante su tutte le superfici e le maniglie e con l'allineamento e la sistemazione con criterio degli oggetti), ma in realtà io sto solo accumulando disagio per il fatto di non poterlo fare o per non avere la forza di farlo. Mi deprimo.
    Evito di guardare gli spazi intorno a me per non vedere quelle brutture di oggetti indistintamente accatastati....
    Forse per altri non sarebbe neanche definibile come disordine, ma io proprio non posso guardarli, mi infastidiscono, mi fanno male.
    E non solo: appena potrò, l'impulso a ricreare un ambiente "lineare" sarà anche più intenso e sfrenato di prima, perché è stato soffocato.

    Insomma, io soffro se non posso avere intorno a me una certa forma delle cose, ma non sto lì a riordinare cose già messe in ordine da me, o a chiudere 10 volte una maniglia e cose del genere. Queste cose non le ho mai fatte.
    Io devo creare un certo spazio, una sola volta, poi devo solo cercare di mantenerlo il più possibile in quello stato.
    Uso le cose, ma poi le lavo e le metto al loro identico posto, perché ogni cosa io non devo solo usarla ma anche guardarla e devo stare bene nel guardarla.
    Io godo, ad esempio, della bellezza di tazze sistemate per colore o grandezza e non ho bisogno di allinearle di continuo. Lo faccio una volta e trovo subito il modo perfetto, in un modo che sembra magico... :)

    Capisco perciò che il solo parlarne non so quanto possa effettivamente servire.
    C'è anche da dire che, ad ogni incontro, io sollevo così tante questioni problematiche, oppure ripeto sempre le stesse, che forse non do neanche l'occasione a me stessa di andare avanti e addentrarci maggiormente in ogni singola questione.

    Non so....al momento mi sento un po' in impasse.

    @Simone85
    Grazie di cuore.



    AmelieWBorgSimone85
  • Piu82Piu82 Post: 1,549
    @Amelie
    "Anzi, a volte vi scopro una certa bellezza, un'armonia tra le varie parti che mi era totalmente sfuggita, nel mio esaminare in modo ossessivo una parte sola"

    È veramente così: quella bellezza e quella proporzione in cui la somma delle singole parti è un'entità a sé ed è molto più bella delle parti prese singolarmente.
    Questo mi stupisce e vorrei tenere quella immagine con me sempre.

    L'ansia, in effetti, è un altro mio problema frequente, però non credo sia direttamente legata a queste manifestazioni.
    Di certo, perdere il controllo fa crescere la mia ansia, oltre alla rabbia e allo sconforto.
    Ma è su quel bisogno di controllo che io vorrei agire e non trovo un modo.

    Nel caso ci fosse.

    Vorrei non sentire quel bisogno di controllo.
    Amelie
  • LifelsLifels Post: 1,853
    Io sono “deforme” e asimmetrico davvero (non così tanto da apparire “mostruoso”), quindi questa tendenza a guardare ai dettagli nel mio caso è una cosa che mi da un grande sollievo. Invece non sopporto di vedermi in foto.
    Piu82
    Tutto “tra virgolette”

  • Piu82Piu82 Post: 1,549
    modificato dicembre 2017
    @lifels non so esattamente quali siano le asimmetrie del tuo corpo e di che tipo, ma in realtà siamo tutti abbastanza asimmetrici...
    Credo che il corpo umano sia "perfetto" e "imperfetto" al contempo...

    Però l'asimmetria di cui io parlo e che i miei occhi non tollerano è quella che deriva dalla non coincidenza del mio corpo reale con l'immagine ideale che io ho di come lo vorrei e di come mi sento dentro.

    In passato ho spesso detto a mia mamma che mi sento una ragazza magrissima intrappolata in un corpo più voluminoso.

    È come se questo corpo non fosse mio.
    Non lo voglio.

    Perciò lo sottopongo da anni a rigida disciplina (cosa che comunque gratifica il mio desiderio di controllo in generale), senza tuttavia, poter mai raggiungere quell'ideale, che si discosta davvero troppo anche dalla forma del mio scheletro.

    Quando però, a causa di mancanza del perenne autocontrollo, ingrasso un po' o non alleno il mio corpo da tempo, la sua forma reale si allontana troppo da quell'ideale e più si allontana più io ne soffro.

    Edit: a me certe mie foto non dispiacciono affatto e anzi, come ha scritto amelie, spesso mi aiutano a vedere meglio come sono fatta a a trovarvi la bellezza.
    Amelie
  • LifelsLifels Post: 1,853
    Io vorrei precisare che probabilmente definirmi “deforme” era una grande esagerazione.
    Tutto “tra virgolette”

  • EireneEirene Post: 500
    Io soffro di anoressia, o almeno così mi dicono. Per me sono solo un po' sottopeso e con scarsa passione per il cibo. Non mi riconosco in nessuno dei punti necessari alla diagnosi, quindi boh? Non so se posso essere d'aiuto. :°Z Da quando sono in cura cercano in tutti i modi di ingozzarmi, quindi capisco perfettamente cosa significa penare per via del cibo. Non ho invece problemi con il peso, perché quando ero più magra mi piacevano molto le mie gambe sottili, ma avevo troppe ossa in vista. Adesso ho la pancia gonfia, ma finalmente sono sparite un po' di ossa. Secondo me ad ogni peso ci sono dei dettagli che ci piaceranno e altri che non sopporteremo. Basta trovare quelli che amiamo senza la pretesa di sistemare tutto, perché non è umanamente possibile. :°)
    Piu82Simone85
  • ValentaValenta Post: 10,759
    Non ho un buon rapporto con il mio corpo, ci ho messo anni a capire cosa non andava ma poi ho capito che dipendeva da una disforia di genere.

    Da adolescente provavo un dolore grandissimo a guardarmi, e a niente valevano i continui cambi di look e aggiustamenti.

    Evitavo lo specchio e le foto, perché non mi riconoscevo.

    Non ne parlavo con nessuno, perché forse non avevo neanche parole per parlarne.

    Poi nel corso degli anni, una volta smesso di prendere la pillola, e fatti vari aggiustamenti, il mio aspetto è diventato più virile e va un po meglio.

    Ma evito tante cose, ultimamente provo un rifiuto per l' andare al mare e mettermi in costume, l' idea che i miei vestiti non mi proteggano mi fa stare male.

    In passato ho fatto anche qualche atto di autolesionismo, tipo tagliarmi un sopracciglio, non avendo appunto parole sicuramente comunicavo così.

    Con il cibo ho un rapporto abbastanza normale, ho avuto periodi di rifiuto ma dipendeva dall' ansia più che dalla voglia di dimagrire.

    Quando ho preso coscienza della mia condizione ho capito altre varie cose, ad esempio che il mio cervello non percepisce correttamente alcune parti del mio corpo, che quindi per lui non ci sono e sono come insensibili, ma è un discorso lungo e complesso.


    Piu82
    Vale (egli\lui\gli)- feedback e reactions sempre graditi
  • Piu82Piu82 Post: 1,549
    modificato dicembre 2017
    "Secondo me ad ogni peso ci sono dei dettagli che ci piaceranno e altri che non sopporteremo. Basta trovare quelli che amiamo senza la pretesa di sistemare tutto, perché non è umanamente possibile. :°)"

    @Eirene

    Mi hai spinto a riflettere ancora.
    Su quanto "insignificanti" e indifferenti rimangano per me le parti che considero "neutre", non critiche, quelle che per me restano accettabili sia quando aumento di peso, sia quando (secondo il giudizio degli altri) diventano brutte e scarne.

    Veramente, penso che a me "importi" esclusivamente di quelle parti del mio corpo che "disturbano" la mia immagine ideale di forma di un corpo (che non significa "perfezione" e proporzione, secondo canoni estetici attuali, ma è piuttosto una immagine mia personalissima in cui esiste linearità e sottigliezza, leggerezza e flessibilità scattante che si possa anche vedere con gli occhi), che è poi quella che io mi sento di essere dentro, nell'"anima" e che non ho davvero modo di modificare e tenere del tutto sotto controllo.

    Quando il mio corpo reale si avvicina a quella immagine interiore di me, io "volo".

    Si potrebbe pensare che ciò sia naturale e ovvio: se si è più leggeri e flessibili, le prestazioni fisiche migliorano.


    Questo resta valido, ma io avverto anche altro:
    ho provato diverse discipline e attività fisiche, e nei periodi in cui riuscivo a dimagrire nei punti problematici e a sentirmi molto molto vicina a quella immagine, io sentivo un'energia interna potentissima e ogni movimento fatto (sia durante l'attività sportiva, sia nella vita quotidiana) diventava perfetto, io lo percepivo come perfetto, pieno, completo, percependo tutto il mio corpo da dentro.

    Magari all'esterno ciò non era neanche visibile, non posso saperlo...
    In effetti lo specchio della sala in palestra non mi mostrava quella perfezione che io avvertivo dentro.


    Non saprei descriverlo meglio di così, purtroppo.

    Ma, in definitiva, tutto ciò mi rendeva estremamente felice e le mie giornate erano organizzate in funzione di quelle ore di attività (non mi fermava nulla, neanche la febbre alta: una volta sono quasi svenuta in sala perché mi sono rifiutata di interrompere l'attività e di ammettere che avevo preso l'influenza!).

    Così accadeva, inoltre, che maggiore era la felicità che provavo, più aumentava la forza interiore e anche quella fisica (e anche il metabolismo) e così dimagrivo ancora, diventavo ancora più leggera e felice.
    Ma ad un certo punto, non mi importava più di dimagrire ancora, e notando che bruciavo tutto ciò che mangiavo, potevo finalmente concedermi i miei cibi preferiti (pur sempre con criterio e in modo "salutare").
    Mi piacevo.
    Mi sentivo davvero felice.
    Nulla avrebbe potuto fermarmi.
    Avrei continuato così per sempre.

    Adesso, così, io non sono felice.
    Post edited by Piu82 on
    Eirene
  • Piu82Piu82 Post: 1,549
    modificato dicembre 2017
    Valenta ha detto:

    Non ho un buon rapporto con il mio corpo, ci ho messo anni a capire cosa non andava ma poi ho capito che dipendeva da una disforia di genere.


    Da adolescente provavo un dolore grandissimo a guardarmi, e a niente valevano i continui cambi di look e aggiustamenti.

    Evitavo lo specchio e le foto, perché non mi riconoscevo.

    Non ne parlavo con nessuno, perché forse non avevo neanche parole per parlarne.

    Poi nel corso degli anni, una volta smesso di prendere la pillola, e fatti vari aggiustamenti, il mio aspetto è diventato più virile e va un po meglio.

    Ma evito tante cose, ultimamente provo un rifiuto per l' andare al mare e mettermi in costume, l' idea che i miei vestiti non mi proteggano mi fa stare male.

    In passato ho fatto anche qualche atto di autolesionismo, tipo tagliarmi un sopracciglio, non avendo appunto parole sicuramente comunicavo così.

    Con il cibo ho un rapporto abbastanza normale, ho avuto periodi di rifiuto ma dipendeva dall' ansia più che dalla voglia di dimagrire.

    Quando ho preso coscienza della mia condizione ho capito altre varie cose, ad esempio che il mio cervello non percepisce correttamente alcune parti del mio corpo, che quindi per lui non ci sono e sono come insensibili, ma è un discorso lungo e complesso.


    Su quanto possa incidere, nel mio caso, l'aspetto che hai evidenziato e che hai vissuto tu, @Valenta, io mi interrogo da un bel po'...
    da prima di conoscere spazio asperger e tutto questo "mondo"...
    Precisamente da quando, 3 anni fa, lasciai il mio compagno perché mi ero invaghita della mia insegnante di aerobica e avevo provato attrazione fisica nei suoi confronti, improvvisamente, come una doccia bollente (non gelata, bollente) durante la fase di defaticamento alla fine di una lezione.

    Ed ero così immensamente felice di aver provato quell'attrazione, che, uscendo dalla palestra e entrando nell'auto dove lui mi aspettava per rientrare nella nostra casa, gli raccontai questa cosa immediatamente, come fosse la cosa più bella del mondo e sicura che lui avrebbe dovuto esserne estasiato quanto me.

    Beh, il giorno dopo ho solo iniziato a soffrire di tutto ciò.
    Il resto è storia.

    Dopo di lei (alla quale mi dichiarai persino, pur sapendo che si professava eterosessuale. Per qualche strana ragione, secondo me le piacevo anch'io e sarebbe accaduto qualcosa se solo lei avesse voluto...ma non ha voluto), ho provato la stessa cosa per un'altra ragazza, anche lei etero, anche lei, secondo me, mi lanciava messaggi nascosti che, una volta dichiaratami, capii essere soltanto nella mia
    testa (per la verità ho ancora il dubbio... :D ).


    Ora, in quel periodo ero magra ed ero in quello "stato di grazia" descritto nel mio commento precedente.

    Avevo tagliato i capelli e per nulla al mondo li vorrei ricrescere, mi piacciono molto così come sono.
    Detesto le mie vecchie foto con quei capelli "non miei".

    Alle serate in cui mi esibivo con la band (essendo matrimoni, la bellezza femminile, curata e ricoperta di abiti stupendi, era abbastanza diffusa), "giocavo" con gli altri 6 membri della band a guardare e commentare i fisici delle donne, alcune di una bellezza straordinaria ("sei di bocca buona" mi dicevano loro, quando ero addirittura la prima a notare e a indicare loro certe meraviglie della natura!).

    Mi sentivo anche più "aggressiva" e "mascolina" del solito...più "forte" e determinata.
    Non saprei come definirlo bene...

    Una volta dissi qualcosa del genere al mio ex amico M.: "a me, purtroppo, piacciono le donne donne, mi piacciono le donne che dicono di essere eterosessuali, quindi, anche se non vorrei per nulla al mondo avere il corpo di un uomo, mi dispiace non essere un uomo perché ciò significa che con loro non posso avere alcuna chance".

    Attualmente io non sono attratta da nessuno, né in corpo maschile né in corpo femminile.
    Da oltre un anno, io non provo assolutamente nulla di fisico (se non con e per me stessa: il mio corpo, "eroticamente" mi piace proprio perché comunque è un corpo di donna).

    Vorrei davvero sapere se esiste una correlazione tra tutto questo e la percezione che ho del mio corpo.

    Al momento sono molto confusa.

    [Aggiungo che ho preso la pillola anch'io per oltre 10 anni, perché ho l'ovaio policistico per eccesso di ormoni maschili e, dato ancora più importante, da quando ho preso coscienza per la prima volta di quella attrazione verso il corpo femminile, ho potuto interromperne l'assunzione senza più ricadute. Le microcisti sono sparite, insieme agli altri sintomi più importanti, ne spunta qualcuna molto di rado.
    Prima, invece, ad ogni interruzione della pillola, dopo 3 mesi il quadro ormonale tornava identico, insieme alla brutta acne e a tutto il corollario].
    Post edited by Piu82 on
    Valentarondinella61
  • EireneEirene Post: 500
    Mi fa piacere poter essere utile. :°)

    Faccio un po' di fatica a capire come sia possibile avere un'idea di come dovrebbe essere il proprio corpo e che ci sia un peso al quale magicamente tutto diventa come dovrebbe essere nella nostra immagine mentale, però so cosa intendi parlando di leggerezza nel movimento. Erano anni che non pesavo così tanto e sento ogni chilo, faccio fatica a muovermi, continuo a sbattere contro porte e tavoli e qualunque azione diventa più pesante.

    A parte questo, però, non ho mai avuto una passione per lo sport né interesse per il cibo, la cucina, le diete e via dicendo. Se posso decidere io, mangio quando ho fame, quello che voglio al momento, quanto ne ho voglia e se non ho fame non mangio, ma pare che quando lo fanno gli altri vada bene, se lo faccio io, no. :°|

    Non so se ti può interessare, ma seguo il blog di una ragazza americana che ho conosciuto su un altro forum, parla di DCA e soffre anche lei di dismorfofobia. Su tante cose non mi sento in sintonia, ma lo trovo comunque commovente nella sua brutale onestà. https://www.inwardlyrenewed.com/
    Piu82
  • Piu82Piu82 Post: 1,549
    @Eirene
    Quindi, se ho ben capito, a differenza mia, tu non senti la necessità di seguire un "protocollo alimentare", né di seguire regole precise che riguardano l'alimentazione in tutte le sue forme.
    E anzi reclami la libertà di mangiare quando e come vuoi.
    Capisco che anche l'eccessiva mancanza di regole, nel senso di regolarità, tuttavia, potrebbe diventare anch'essa un problema, ed è questo, credo, a rendere gli altri "preoccupati per noi".

    Quel che dici è interessante per me, e mi piacerebbe sapere se questo tuo modo così "libero" di vivere il rapporto con il cibo si esprima anche in altri campi della tua vita, visto che io ho bisogno di incasellare e organizzarne ogni aspetto.
    È come se avessimo la stessa tipologia di difficoltà ma un po' agli antipodi....


    "Faccio un po' di fatica a capire come sia possibile avere un'idea di come dovrebbe essere il proprio corpo e che ci sia un peso al quale magicamente tutto diventa come dovrebbe essere nella nostra immagine mentale..."(cit. Eirene).

    Infatti è un ideale che definisco per via "indiretta": quando ci arrivo lo "vedo", lo vedo coi vestiti che iniziano ad andare larghi, lo vedo direttamente su quei dannati punti in iperfocus e lo sento anche da dentro, perché mi sento così bene!
    E non c'è neanche un numero di chili esattamente corrispondenti a quello stato in realtà...
    Né mi peso frequentemente.

    Sempre per via indiretta, so che l'ultima volta che mi sono sentita così bene pesavo 55 kg (per 1.60 cm), ma non è a quel numero che aspiro, bensì a quello stato e a quella sensazione, a quel che vedo guardando le mie gambe, la pancia, i fianchi...


    "Erano anni che non pesavo così tanto e sento ogni chilo, faccio fatica a muovermi, continuo a sbattere contro porte e tavoli e qualunque azione diventa più pesante. " (cit. Eirene)

    Beh, so che non è di consolazione, ma io continuo a sbattere ovunque anche quando mi sento magra :D perché di solito mi succede quando mi sento "osservata" e sotto pressione...in ambienti e con persone nuove ad esempio...


    [Grazie per il link al blog, credo che darò un'occhiata, nonostante io nutra profonda e immotivata avversione per la lingua inglese...
    Eh si, ho fatto anche 2 corsi privati, uno dei quali con esame finale per il conseguimento del primo livello, superato discretamente, ma niente, la rifiuto, resterò l'unica persona sulla faccia della terra a non conoscere la lingua inglese...
    X_X ]
    Eirene
  • EireneEirene Post: 500
    Sì, hai capito bene. La mia dietista continua a ripetermi che devo ingerire un tot di proteine, un tot di carboidrati, un tot di calorie. Con tutti questi tot mi fa passare la voglia già scarsa di mangiare. Non ho la minima intenzione di passare ore a triangolare i pasti! Dopo qualche tentativo malriuscito di seguire le indicazioni ho deciso di mandarla a quel paese e fare di testa mia, di tutto quello che ha cercato di farmi entrare in testa ho colto che ci sono alcuni cibi che mi piacciono che hanno tante calorie, così adesso li metto in dieta più spesso e ho ripreso peso senza tutto quello stress di programmare pasti. Concordo sul fatto che siamo un agli antipodi, io sono la disorganizzazione fatta a persona, su questo e sul resto. :°)

    "Infatti è un ideale che definisco per via "indiretta": quando ci arrivo lo "vedo""

    A me non funziona così. Ho sempre qualcosa che mi piace e qualcosa no, probabilmente è la ragione per cui non mi interessa molto avere un peso piuttosto che un altro. :°Z

    "so che non è di consolazione, ma io continuo a sbattere ovunque anche quando mi sento magra"

    Mal comune mezzo gaudio :°P è che ho sempre la testa tra le nuvole e mi accorgo degli ostacoli all'ultima frazione di secondo. Normalmente sono rapida a schivare, ma i centimetri in più mi fregano. Spero sia solo una questione di adattamento, come quando cresci e il tuo cervello ci impiega un po' a prendere le nuove misure.

    "nonostante io nutra profonda e immotivata avversione per la lingua inglese..."

    Hai il mio supporto morale. Se mai riuscirai a tradurlo vedrai che ne vale la pena, ha veramente un bel modo di descrivere la sua quotidianità e la serie di sfide che affronta e che mai si penserebbe che una persona possa incontrare. :°)
    Piu82
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