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Come eravate da piccoli

mary_annemary_anne Post: 114
modificato novembre 2018 in Ricordi e infanzia
Buonasera a tutti è da parecchio tempo che  vi seguo.
Mi presento: sono mamma di due bambini, l'ultimo di 5 anni, ha una diagnosi ( ha effettuato test ma è ancora aperta) di disturbo misto del neurosviluppo.
Vorrei sapere da voi Asperger come eravate da piccoli. Io noto molte similitudini tra mio figlio e voi, parte alta dello spettro. Vi descrivo mio figlio: ha iniziato a parlare tardi ( 3 anni e 1/2), attualmente il linguaggio è in esplosione. È un bambino che gioca molto con il fratello: propone lui i giochi. Attua il gioco simbolico e il far finta di. Nn ha particolari problemi con l'ambiente esterno. I miei dubbi sorgono sulla goffaggine che ha. È strano assai nell'interazione. Nn scaccia i bimbi, anzi ci gioca, però si approccia stranamente: si muove e irrigidisce. A volte è come se avesse due timbri di voce, che nn so descrivere. È intelligentissimo ( q.i approssimativo nella norma) ed ha una memoria di ferro. Guardando e vedendo Asperger adolescenti ( nel centro dove fa terapia) porto a collegare i suoi atteggiamenti più a loro che ad autistici ( kenneriani). Nn ha fisse particolari, ma suppongo perché sia piccolo. In cuor mio, leggendo un po' in giro su questa sindrome, io credo che ci rientri. Certo potrebbe essere ancora tutto e niente...ma nn so.  Se nn è troppo ( se il mio post nn è idoneo, potete avvisarmi) avete ricordi di voi da piccoli?
Vi ringrazio

Post edited by Sophia on
Mare
«1

Commenti

  • Come ero... Ho imparato a parlare presto e ho sempre pronunciato le parole in modo chiaro e pulito, anzi mi arrabbiavo quando qualcuno per esempio diceva "ciccia" invece di carne [-X , ho imparato a leggere a tre anni ma sono sempre stata goffissima negli sport. All'asilo me ne stavo in disparte, non mangiavo quasi nulla e o giocavo da sola, o imponevo le mie regole di gioco agli altri bambini. Non ricordo come mi approcciavo ma non sopportavo, in realtà neanche oggi, a chi entrava tra le mie amicizie con baldanza e sicurezza.
    89mattcv
  • pokepoke Post: 1,721
    Ciao,
    Ho ricordi della mia infanzia.
    Però descriverla tutta non credo ti possa essere utile, quindi mi soffermo solo a ricordare quanto hai scritto di tuo figlio.

    Iniziato a parlare un pochino in ritardo (ma leggerissimo niente che non fosse in linea), ma mi è stato riferito da mia madre che poi parlai moltissimo.

    Sono stata socializzata presto (nido e materna già ad un anno di età).
    Ricordo che detestavo andarci (è impresso nella mente l'immagine di un finestrone che guardavo con desiderio di non star lì), stavo zitta ed immobile. Per diventare una furia quando mia madre mi riprendeva.
    Con i coetanei socializzavo, ma accadeva che stessi fuori dai giochi, non riuscendo a capirne il motivo. Però ricordo che parlavo con i coetanei, come se il contatto con loro fosse più nel parlare che nel giocare.

    Un aspetto che forse potrebbe esserti utile, sotto i 4 anni e mezzo:
    Ero molto "morale", nel senso che avevo fin da allora un ferreo rispetto delle regole.
    Quindi il comportamento non era rigido fisicamente quanto caratterialmente.
    Il mancato rispetto mi provocava forti conflitti interiori.

    Nello sport di gruppo ero pessima, esempio avevo il terrore dell'ora di educazione fisica perché si giocava a pallavolo, ed io puntualmente mi ritrovavo le pallonate in faccia.
    Questo provocava effetti negativi
    1) dolore
    2) mi facevo la nomea dell'imbranata che non sapeva giocare
    3) provavo disagio, imbarazzo per questa mia incapacità.

    89mattcv
  • luca95luca95 Post: 181
    Mia madre mi raccontò che da bambino non avevo amici e mi piaceva stare da solo.
    Il mio "giocare" era mettere in ordine i giocattoli di mio fratello in ordine di grandezza allineati, non volevo giochi miei, fino a che mia madre mi comprò un puzzle, da quel giorno passavo le giornate ad assemblarlo e riporlo nella scatolo in modo meticoloso a livelli maniacali.
    Facevo parecchi scatti d'ira apparentemente immotivati e rompevo qualsiasi cosa mi capitasse tra le mani, la cosa che mi facevo più imbestialire era quando qualcuno metteva in "disordine" le cose messe in ordine da me.
    Provavo un forte disagio nel farmi vedere sorridere dagli altri o solo a guardarli negli occhi.
    Mi sono sempre rifiutato di fare le recite scolastiche e non ho mai cantato prima dei 18anni.
    Inoltre mi turbavano moltissimo i cambiamenti, ricordo che ogni volta che tagliavo i capelli era un incubo, stavo mallissimo!

    Per fortuna tantissimi miei aspetti autistici sono spariti (o quasi) dopo l'adolescienza.
  • Marco75Marco75 Post: 2,101
    modificato febbraio 2018
    Praticamente nessun amichetto prima dei 6 anni, anche perché ero talmente cagionevole di salute che all'asilo ci andavo solo saltuariamente. Non credo di aver iniziato a parlare più tardi della media (ma non ne sono sicuro) ma ricordo distintamente che smozzicavo e sbagliavo alcune parole, all'inizio. Ma non ricordo sinceramente che età avessi.
    Dalle elementari, a quei pochissimi amici che avevo (sostanzialmente solo due, fino ai 14 anni circa) tendevo a legarmi in modo un po' ossessivo, e a provare persino gelosia. Con gli altri non legavo, ma mi incuriosiva osservarli. Per riprendere una definizione che ho letto su un gruppo Facebook (e in cui mi ritrovo molto) posso dire che mi piaceva stare in mezzo agli altri, ma non con loro.
    Mi riconosco molto in quello che dici riguardo la goffagine motoria. L'ora di ginnastica per me era una tortura, ero totalmente goffo, scoordinato. Ricordo che mi portarono persino a fare una visita specialistica (forse psicomotricità) in cui lo specialista sentenziò che non ero capace a correre.
    Per il resto, posso dire che ero lento (caratteristica che per molti versi mi è rimasta), e per il primo anno di elementari non sapevo fare i dettati, rimanevo continuamente indietro. E inoltre, ero molto remissivo e tranquillo a scuola (a dire il vero mi facevo mettere i piedi in testa da chiunque) e aggressivo e irrequieto a casa.
    Non so, spero di esserti stato utile...
    "There are those that break and bend. I'm the other kind"

    Cinema, teatro, visioni
  • Grazie a tutti. Corrisponde in pochi tratti. A quanto pare non c'è nessun accenno di ritardo del linguaggio evidente in voi.
    I tratti un po' in comune sono
    - pronuncia le parole in modo chiaro ( esempio di Artemide)
    - ha pochi amici, nel senso che a parte un amichetto che conosce dalla nascita, non mi chiede mai di andare da loro, però nel gioco, dopo un po' di goffaggine motoria ( si irrigidisce) ci entra tranquillo. Idem lo fa quando entra a scuola e quando incontra qualche estraneo che subito lo tartassa di domande
    - odia il carnevale, tipo il travestirsi
    - rispetta molto le regole ed è rispettoso nei confronti degli altri, direi educatissimo. In lui c'è sempre il grazie, prego, scusa. A volte la sua maturità mi spiazza ( esempio: consola il fratello, a parole )
    - a volte diventa apatico: vorrebbe stare solo in casa
    - a volte ha paure forti, tipo ( pur evendolo tolto da solo il pannolino= me lo ha tirato letteralmente in faccia) quella di fare la cacca nel WC. Pur non essendo stitico si è procurata una stitichezza psicologica. Altre paure che adesso non mi vengono in mente.
    - fisse sui luoghi ( da piccolo): non voleva andare da mia madre
    - è selettivo sul cibo
    - non sopporta gli odori forti ( tipo la cucina del ristorante)
    - se è in un luogo estraneo non mangia, pure se è un cibo che lui ama


    Non ha mai fatto ( ne da piccolo, né attualmente):
    - allineare gli oggetti
    - muoversi o correre o eccitarsi davanti la TV
    - non ha mai amato l'ordine
    - non ha mai amato cibi dello stesso colore

    Prima di iniziare il percorso terapeutico era quasi la descrizione di luca95, ma era anche molto piccolo. Odiava anche lui la scuola come poke, mentre ora grazie all'angelo di sostegno che mi hanno dato, l'adora.
    Era impossibile metterli le scarpe o vestirlo con determinati tessuti. Impossibile tagliarli i capelli. Fino a 3 e 1/2 doveva stare in spiaggia pure senza costume.

    Quello che noto è solo una goffaggine molto forte, che non corrisponde a pieno in quelle che vedo fare agli autistici nel centro. È vero anche che vedere un autistico è vederne solo uno: sono tutti differenti, però vi assicuro che quasi tutti hanno dei tratti in comune e si vedono, tipo le stereotipie, quella specie di manierismo delle mani, quella andare avanti e indietro ( come un pendolo) quando qualcuno invade il proprio spazio. Queste sono cose le vedo quasi in tutti, a parte il contatto psichico mancante di quando chiedi loro qualcosa.

    Bo...quello che sarà sarà. I npi mi dicono che essendo misto è normale vedere in lui tante cose, ed è anche normale vedere in lui i tratti dello spettro. All ados 2 è negativo, così come il cars somministrato a noi genitori. Sempre l ados non ha evidenziato stereotipie. C'è in ritardo di 20 mesi da recuperare. C'è un immaturità comportamentale evidente.
    È ancora nella fase evolutiva, tante cose potranno cambiare, così come questa diagnosi.
    I foniatri non concordano: per loro è disturbo pragmatico dell'interazione comunicativa.

    La goffaggine, nonostante lo sviluppo in evoluzione, non va via. Il contatto oculare c'è, ma non è modulato.

    Grazie a tutti x le vostre testimonianze
  • Io non posso aiutarti purtroppo perché sono una mamma con una bimba di tre anni e mezzo con diagnosi inizialmente di spettro ma che poi non si è ben capito cosa sia diventata. . per alcuni è solo un disturbo del linguaggio.. proprio in questi giorni siamo in osservazione nel centro di Fano nelle Marche .. non so come ne usciremo ... Venerdì avrò il ritorno . Mia figlia però ha Delle cose simili al tuo .. come ad esempio molto educata e nessun problema di comportamento particolare e anche lei è selettiva col cibo .. in asilo però le maestre mi dicono che tutto è nella norma .. la bimba non si isola e partecipa alle attività .. la terapista aba che ha fatto osservazione in asilo anche lei concorda sul fatto che non ci sono problematiche tali da richiedere un sostegno ma che anzi la bimba e molto integrata nella classe ... Goffaggine motoria non ne ho mai notata e nessuno me ne ha mai parlato. . contatto oculare molto presente ed espressivo .. ottima triangolazione .. adora i giochi di gruppo e rispetta i turni ... Tutto questo ha portato il tutor a dirmi che secodno lui non si tratta di autismo .. ma ovviamente con le dovute cautele non essendo lui un npi. Ora non so cosa verrà fuori da questa osservazione e non ti nego che sono terrorizzata ... Oggi ad esempio le è stato sottoposto un test che sinceramente non conosco ma che io stessa avrei dovuto pensarci un po' per farlo .. forse perché già adulta non lo so. . e anche lei ha avuto Delle difficoltà . Non so però quali sono gli standard della normalità alla risposta di questi test .. ad oggi ha tre anni e 4 mesi. . fa Delle piccole frasi e comprende le frasi. .. pur essendo però un po' anomalo a mio avviso perché un po' ripetitivo .. la paura ce ed è tanta ...
  • mary_annemary_anne Post: 114
    modificato febbraio 2018
    Non sono esperta, prendi x le pinze tutto ciò che scrivo, ma io non noto niente di autistico o di spettro in tua figlia. Forse ti fu fatta diagnosi di spettro perché non parlava?
    Fai i test serenamente e, un consiglio che ti do ( che è quello che la npi dell'Università diede a me): prendi per le pinze anche i test. È una bambina in età evolutiva. Un test potrà chiarire tante cose della diagnosi, ma resta sempre un test, dove non si tiene conto di tanti parametri. I bambini migliorano e maturano di giorno in giorno. Quindi stai serena.
    Ci sono bambini che parlano semplicemente più tardi: l'importante è non trascurare niente.
    Da piccoli si può fare tanto; da grandi diventa un po' più difficile.

    Se ti consola: io sono una ex bambina a cui i medici, 30 anni fa, hanno attribuito tante diagnosi. Pensa che la prima frase corretta l'ho fatta ad 8anni dopo aver perduto il linguaggio a 2 e mezzo.
    mammaconfusa80
  • PavelyPavely Post: 3,350
    modificato febbraio 2018
    Come ero da bambino...

    Ho iniziato a parlare attorno ai 2 anni e mezzo.

    Avevo la pelle bianchissima, una frangia nera di capelli nerissimi che mi copriva la fronte.

    Una voce estremamente femminile, acuta. Ero (e sono) estremamente goffo. Giocavo solo con R., mio fratello, che ora non c'è più.

    Ero attirato dal dolore degli altri. Mia madre mi disse che staccavo le code alle lucertole e agli uccelli. Bambino che parlava con tutti, attorno ai 3 anni mi sono progressivamente chiuso in me stesso.

    Ero affascinato dalla città. Non facevo richieste: già a 4 anni mi andavo a prendere l'acqua se avevo sete e così via. Non ho mai giocato in un parco con altri bambini. Non ho mai avvicinato altri bambini con il desiderio di stare con loro.

    Possavo il mio tempo a casa.

    A 3 anni e mezzo, sapevo leggere correttamente. A 5 anni comprendevo quasi ogni testo.
    A 8 anni leggevo Hegel e Chateaubriand e ne discutevo alla pari con mia madre.
    Una mamma che mi comprava 'Topolino', un fumetto Disney, molto in voga negli anni '80.
    Lo leggevo per farla felice.

    Andare a scuola è stato un dramma.

    Fino ai 18 anni, sostanzialmente, non ho mai studiato.
    Ragione per cui, credo, sono uscito con il massimo dei voti.
    Dopo le superiori, mi sono completamente chiuso in me stesso.

    Di studiare, non me ne fregava nulla.

    Vivevo con angoscia la condizione di chi doveva stare tra altre persone e non sapevo, minimamente, come comunicare.
    Il mio mondo si fece sempre più piccolo.
    Fino a "rinchiudermi" in casa a non fare più nulla.



    Sono stato diagnosticato con un QI di 148 da bambino e di 139 in questi anni.

    In verità, da ragazzo, mentii spudoratamente per abbassare il punteggio.

    L'unica cosa che volevo era essere come gli altri.

    Sinceramente: è ciò che voglio anche oggi.



    Il problema è che gli altri non sono come me.

    All'Asilo i bambini giocavano.

    Io ero felice solo quando apprendevo, quando qualcuno mi dava informazioni...

    Ricordo la vetrata dell'asilo dei dipendenti dell'Ospedale S.Camillo di Roma, con la sua vetrata.

    Io spesso, nel tempo libero, entravo in classe a leggere e disegnare e scrivere. Spesso mi fermavo a guardare gli altri bambini correre e rincorrersi fuori.

    Avrei voluto andare con loro.

    Non potevo.

    L'Autismo è anche questo...
    claluigioiamammaconfusa80
  • gioiagioia Post: 649
    mary_anne ha detto:

    Grazie a tutti. Corrisponde in pochi tratti. A quanto pare non c'è nessun accenno di ritardo del linguaggio evidente in voi.
    I tratti un po' in comune sono
    - pronuncia le parole in modo chiaro ( esempio di Artemide)
    - ha pochi amici, nel senso che a parte un amichetto che conosce dalla nascita, non mi chiede mai di andare da loro, però nel gioco, dopo un po' di goffaggine motoria ( si irrigidisce) ci entra tranquillo. Idem lo fa quando entra a scuola e quando incontra qualche estraneo che subito lo tartassa di domande
    - odia il carnevale, tipo il travestirsi
    - rispetta molto le regole ed è rispettoso nei confronti degli altri, direi educatissimo. In lui c'è sempre il grazie, prego, scusa. A volte la sua maturità mi spiazza ( esempio: consola il fratello, a parole )
    - a volte diventa apatico: vorrebbe stare solo in casa
    - a volte ha paure forti, tipo ( pur evendolo tolto da solo il pannolino= me lo ha tirato letteralmente in faccia) quella di fare la cacca nel WC. Pur non essendo stitico si è procurata una stitichezza psicologica. Altre paure che adesso non mi vengono in mente.
    - fisse sui luoghi ( da piccolo): non voleva andare da mia madre
    - è selettivo sul cibo
    - non sopporta gli odori forti ( tipo la cucina del ristorante)
    - se è in un luogo estraneo non mangia, pure se è un cibo che lui ama


    Non ha mai fatto ( ne da piccolo, né attualmente):
    - allineare gli oggetti
    - muoversi o correre o eccitarsi davanti la TV
    - non ha mai amato l'ordine
    - non ha mai amato cibi dello stesso colore

    Prima di iniziare il percorso terapeutico era quasi la descrizione di luca95, ma era anche molto piccolo. Odiava anche lui la scuola come poke, mentre ora grazie all'angelo di sostegno che mi hanno dato, l'adora.
    Era impossibile metterli le scarpe o vestirlo con determinati tessuti. Impossibile tagliarli i capelli. Fino a 3 e 1/2 doveva stare in spiaggia pure senza costume.

    Quello che noto è solo una goffaggine molto forte, che non corrisponde a pieno in quelle che vedo fare agli autistici nel centro. È vero anche che vedere un autistico è vederne solo uno: sono tutti differenti, però vi assicuro che quasi tutti hanno dei tratti in comune e si vedono, tipo le stereotipie, quella specie di manierismo delle mani, quella andare avanti e indietro ( come un pendolo) quando qualcuno invade il proprio spazio. Queste sono cose le vedo quasi in tutti, a parte il contatto psichico mancante di quando chiedi loro qualcosa.

    Bo...quello che sarà sarà. I npi mi dicono che essendo misto è normale vedere in lui tante cose, ed è anche normale vedere in lui i tratti dello spettro. All ados 2 è negativo, così come il cars somministrato a noi genitori. Sempre l ados non ha evidenziato stereotipie. C'è in ritardo di 20 mesi da recuperare. C'è un immaturità comportamentale evidente.
    È ancora nella fase evolutiva, tante cose potranno cambiare, così come questa diagnosi.
    I foniatri non concordano: per loro è disturbo pragmatico dell'interazione comunicativa.

    La goffaggine, nonostante lo sviluppo in evoluzione, non va via. Il contatto oculare c'è, ma non è modulato.

    Grazie a tutti x le vostre testimonianze

    Non posso rispondere alla tua domanda perché sono una mamma come te, con un bambino di due anni che ancora non è stato diagnosticato ma presenta molte caratteristiche. Mo ha colpito molto il fatto che ci sia un evidente " immaturità comportamentale" e che c e un ritardo di 20 mesi. Questo è ciò che mio figlio sembra avere in comune con il tuo. È evidentemente molto immaturo dal punto di vista comportamentale e nel modo di giocare, e dalle Griffiths emerge un ritardo di circa otto mesi. Unnritardo globale. Noi non abbiamo ancora fatto ados e cars ma sicuramente sarebbe ampiamente dentro . lo faremo in estate dopo sei mesi di terapia psicomotoria che abbiamo appena iniziato.
  • Non è detto che sia dentro Gioia. Se fatti in buoni centri e da personale esperto e qualificato nella somministrazione ( soprattutto l ados) scindono proprio la patologia da quello che può essere un ritardo. Per lo meno questo è quello che è stato fatto a mio figlio in 5 giorni. Da che mi sono messa in lista d'attesa ( 1 anno circa) ho cercato di catturare, tramite video, quante più cose possibili del bambino che destavano preoccupazioni. Devo dire la verità: è stato molto d'aiuto. Poi in realtà ciò che vale veramente è la relazione delle terapiste. L ados è bastardo assai come test, sono algoritmi non modificabili, e se fatto da solo, veramente l abbaglio è grande. Permettimi, ma credo che te lo abbia detto pure chi ti segue: a due anni è veramente presto x una diagnosi definitiva. Certo si deve agire precocemente, ritardo o spettro che sia. A due anni l'immaturità comportamentale ci può stare, a 5 già è differente. Abbi fede nella terapia psicomotoria: se fatta bene fa miracoli. Io ho avuto la fortuna di essere messa con una terapista che ha master aba di 1 livello, quindi inizialmente, quando ha iniziato ( privatamente xke in convenzione non c'era posto) lo ha fatto con base Aba, quindi in tre mesi già aveva recuperato un bel po' ed è stato possibile fare una schermatura. Su quella diagnosi hanno lavorato e quella diagnosi è stata confermata ( anche se ancora aperta).

    = Pavely grazie x la tua testimonianza. Mi sono commossa leggendoti. L'autismo ha tante facce, ma la difficoltà interna dell'animo, da quello che leggo, è la stessa.
    Siete tutti geni e nessuno con un ritardo del linguaggio evidente da piccolo. In realtà io paragono mio figlio di 5 anni ad adolescenti o futuri adolescenti ( dai 8 ai 12 anni diciamo) Asperger che vedo al centro, ma solo a livello di goffaggine esterna. Anche loro, come mio figlio, non hanno evidenti segni di chiusura forte ( non so come spiegarmi, perdonatemi), ma solo una difficoltà di approccio, magari sono impacciati oppure un po tesi. Ma anche questo è molto relativo da quello che leggo.

    Io resto con i piedi x terra. Mi conservo l'ottimismo ma anche il pessimismo. Una diagnosi non cambia mio figlio, può cambiare magari l'aiuto che posso darli, ma non lui.
    Io non sono preoccupata sulla diagnosi, non so se si sia capito, ma sull'aiuto che potrò dare a lui. Quindi per me queste vostre testimonianze sono tesori preziosi
    gioiamammaconfusa80
  • CoxesenCoxesen Post: 223
    modificato febbraio 2018
    che dire...molti aspetti di quand'ero piccolo io li ho riscontrati più leggendo i commenti sopra che non da chi dovrebbe saperne più di tutti.

    quello che ha scritto @poke riguardo all'asilo mi ha fatto riaffiorare un ricordo dell'asilo svanito: il finestrone e il desiderio di non essere li.
    Anche io socializzavo ma ero sempre fuori dai giochi. Anche per me se qualcuno arrivava a rompere l'equilibrio delle mie amicizie, nuovi amici intendo, mi disturbava parecchio.

    Ad esempio, per me pensare  a @Pavely che da bambino gli viene fatto il test per stabilire il QI o che si relaziona con sua madre a 8 anni come fossero tra adulti è pura fantascenza. Ho un ricordo vago in cui gli adulti (non familiari) spesso rimanevano sorpresi per la mia maturità e si complimentavano con i miei dicendo " è davvero un bambino intelligente e maturo". Solo che i miei traducevano la cosa in "tuo figlio ha qualcosa che non va".

    Altro aneddoto di quand'ero piccolo: una volta "sezionai" letteralmente una radio presa da poco. La smontai separando ogni pezzo per grandezza o somiglianza (non avevo idea di cosa rappresentassero). Quando mio padre vide l'accaduto la reazione non è stata certo quella di "oddio, domani corriamo a misurare il QI del nostro piccolino". Invece la reazione fu quella di scaraventarmi in testa il resto della radio (la parte in plastica). Questo è solo uno degli episodi. Quindi se in futuro non ho manifestato altri tratti tipici probabilmete è stato più per paura che per altro. In ogni caso il fatto della radio è stato uno dei tanti.
    Questo per dirti che nulla di quello che farà tuo figlio dovrà essere percepito come qualcosa di sbagliato, o addirittura da punire. Per lui sarà sempre normale e anormale sarà solo la vostra reazione negativa.

    andando avanti... c'era la goffaggine. La tortura dell'ora di educazione fisica. L'odio assoluto per eventi come il carnevale, il capodanno, l'esaltarsi per i mondiali e tutto quello che è manifestazione di isterismo di massa (intendo già da da quand'ero piccolo).

    fin da mambino mi sono sempre rapportato con il prossimo in modo volendo anche "elementare". Per me l'essere umano è sempre stato buono o cattivo, a prescindere da tutto. Non ho mai valutato le persone per razza, abbigliamento, credo religioso, tendenze sessuali ecc...  semplicemente o sei buono e cattivo. Sembra una banalità, ma da quel che mi risulta, per lo più succede l'opposto, es: sei buono se hai i capelli corti, ti tagli le basette, tagli l'erba del giardino, vai a messa ecc... per me questo non ha mai avuto senso, nemmeno da piccolo.

    Poi... a livello sessuale sono stato molto precoce e sempre curioso fin da bambino.

    Cambiavo regolarmente e completamente la disposizione dei mobili della mia camera (questo dai 10 ai 20 anni circa).

    A volte diventavo piuttosto crudele. Se a qualche conoscente succedeva qualcosa di grave, mi terrorizzava solo il fatto che potesse succedere anche a me. Nessuna empatia con la persona coinvolta. L'opposto succedeva se succede invece per le persone che fanno parte della cerchia familiare, dove anche pensare alla minima cosa che può succeredere mi terrorizza letteralmente.

    Altra cosa... la percezione della realtà, da piccolo e oggi in misura minore, è sempre stata piuttosto "fantastica". Per esempio, in condizioni atmosferiche particolari, davvero mi sembrava come se gli dei, gli elfi o altre figure mitologiche potessero davvero materializzarsi da un momento all'altro. Era veramente una sensazione molto forte. A volte ero letteralmente terrorizzato.

    quasi inutile dirlo (anche se a me onestamente sembra un particolare tipico dei bambini in generale) è quello di catalogare, selezionare, dividere ecc...


    Wendy
  • vera68vera68 Post: 2,877
    Ciao. Io ho attualmente una mezza diagnosi, nel senso che ho tratti nello spettro ma anche altro di cui non sono ancora a conoscenza.
    Di me raccontavano i miei che una volta abbandonate le pappe liquide non mangiavo quasi nulla. Non masticavo. Questo fino a 4 anni. Non sopportavo essere sporca di cibo. Ho camminato e parlato al tempo giusto ma a 2 anni e mezzo conoscevo già lettere e numeri. Non dormivo mai. Spesso saltavo e cercavo di imitare gli acrobati senza senso del pericolo. Questo dai 3 ai 7 anni.
    C'erano delle cose che mi mandavano in tilt, come dei suoni. Penso che mi provocasero un forte senso di angoscia, perché lo fanno ancira adesso ma ora lo riconosco. Ero però anche una bambina molto calma timida e rispettosa delle regole in modo molto rigido. Avevo la fissazione per dei dettagli ma allo stesso tempo ero molto distratta in generale. Penso di non aver mai rotto un giocattolo volontariamente
    Fin da piccolissima non sopportavo i vestiti addosso e talvolta mi spogliavo, fino ai 8/9 anni.
    Fin dalla scuola materna tendevo a non ribellarmi alle prepotenze mantenendo un atteggiamento piuttosto passivo e di chiusura
    lucy84
  • PavelyPavely Post: 3,350
    modificato febbraio 2018
    In realtà, @Coxen mia madre aveva comportamenti "ambivalenti".

    Da un lato avevo casa piena zeppa di libri. E mia madre sapeva che leggevo moltissimo.

    Dall'altra non tollerava che io facessi discorsi "profondi", che fossi un "piccolo professore", e mi ha sempre DISPREZZATO per ogni piccolo gesto di avvicinamento alla scienza.
    Se mi vedeva con un libro di matematica o altro lo STRAPPAVA.

    Mia madre era serena solo se leggevo Topolino, giocavo, mi comportavo in modo leggero. Non sopportava che io fossi un "Maljenkyi Sàlomon". Nella sua mente la persona deputata alla Scienza era mio fratello C. Dovevo fare il bambino.



    A circa 10 anni, ne sapevo più di lei in tutto.

    Ma cominciai ad assumere @Coxen un atteggiamento METAFORICAMENTE SCHIZOFRENICO .

    A scuola ho avuto feedback dai professori che mi qualificavano come "molto intelligente". Ora se avessi eccelso a scuola, mia madre si sarebbe incazzata a morte. L'unica cosa che potevo fare era leggere Romanzi, Libri d'arte, Libri di Filosofia o di Storia. Verso i 10 anni, non ne parlavo più in casa.

    Inoltre, osserva MIO PADRE MI HA SEMPRE PRESO PER IL CULO PER I MIEI ASPETTI ASPERGER E, FINCHÉ È VISSUTO, MI HA SEMPRE UMILIATO DICENDO COME IO FOSSI SOLO LIBRI E NIENTE RAGAZZE, SESSO, AMICI .
    Non faceva altro che raccontarmi le sue prodezze erotiche.
    Dopo la morte di mia madre, (2001), poi fu peggio che andar di notte.
    Mi prendeva per il culo per la mia intelligenza e il mio isolamento autistico.



    Spieghiamo il punto.

    SE QUI CI SONO GENITORI CHE SE VEDONO I PROPRI FIGLI ISOLATI SI PREOCCUPANO, CI SONO GENITORI CHE SE VEDONO I PROPRI FIGLI CON TRATTI ASPERGER LI RIDICOLIZZANO, LI UMILIANO E METTONO UN CARICO DA QUARANTA AGGIUNGENDO BULLISMO, DERISIONE E QUANT'ALTRO.

    Nei fatti, se sei Asperger GRAVE non hai amici, non crei legami sociali.

    Chi mi dava cibo era la mia famiglia.

    Quindi: O MI ADATTAVO O MORIVO.



    Ho imparato ben presto a mentire a scuola.
    Ho imparato ben presto a non rispondere e a non studiare.
    Ho imparato ben presto a prendere voti mediocri.
    A bigiare la scuola.

    Chi mi dava cibo era la mia famiglia.

    Non c'era gioco.

    Pure: dato che ero bambino, quattro volte, i professori mi SGAMARONO.

    Capirono che avevo un QI alto e me lo fecero misurare.

    Ricordo che la Preside delle Superiori SI SCUSÒ CON ME PER NON POTERMI OFFRIRE UN'ISTRUZIONE AL MIO LIVELLO.

    Se ci ripenso fu un dialogo surreale.

    Ma è storicamente accaduto.

    Furono ricordi TRAUMATICI.

    Se mia madre fosse venuta a sapere che i professori pensavano che io fossi "intelligente" ne sarebbero nati problemi e liti famigliari enormi.



    Sbagliai volutamente gli esami.
    Era l'unico modo di avere un feedback positivo e un contatto umano dai miei genitori.
    Li faceva sentire necessari, importanti.



    Questo gioco sbagliato e psicotico l'ho portato avanti fino ai miei 36 anni.

    Le persone non possono capire.

    Nessuno può, oggettivamente, capire ciò che ho vissuto.

    Mia madre mi ha sempre dato input contraddittori: comprava libri, potevo leggerli ma non se ne parlava già dopo i miei 8, 9 anni.

    Da quell'età era "bene" non eccellere a scuola, rimanere in silenzio, essere umili, non fare Scienza o altro.



    Io ho un corpo che è autistico Asperger e che mi avvicina alla Logica e alla Scienza.

    Ma non appena lo faccio, il ricordo inconscio dei divieti materni ritorna con una pulsione di morte (se non ti dimostri umile, non mangi).

    Ne deriva una mente scissa metaforicamente.



    Solo con D. e il mio allontanamento da casa, queste dinamiche si sono interrotte.

    Ma superare questi traumi non è possibile senza una terapia seria.



    Io sono un Asperger in cui è sempre stato impossibile vivere serenamente le nostre "qualità positive" e a cui non è MAI stata offerta alcuna terapia se non prima del 2014 (38 anni).

    E anche allora in modo molto frammentario.



    Marco75vera68NewtonWendyarabafenice83
  • vera68vera68 Post: 2,877
    In qualche articolo ho letto una frase che dice più o meno così
    Non ha senso osservare un bambino fine a se stesso, ma lo si osserva in relazione all'ambiente esterno e alle persone che compongono l'ambiente

    In un libro autobiografico, l'autore che si definisce autistico, dice una verità profondissima che raccoglie, @pavely , molto del tuo pensiero...credo
    "Non si costruiscono fortezze per proteggere il vuoto, si costruiscono fortezze per proteggersi dal vuoto degli altri"

    Tutto questo per dire che io ho indagato molto su me bambina, ma non si può non considerare l'ambiente esterno.
    Io credo, parlando da figlia e da madre, che l'unica cosa saggia da fare sia quella di abbassare ogni meccanismo di difesa e mettersi in gioco. C'è un gioco che non si può fare da soli: nascondono
    Giocare a nascondino con se stessi è deleterio
  • PavelyPavely Post: 3,350
    @vera68 mi colpisce molto il contrasto tra gli anni novanta e quest'età.

    Tantissimi Asperger della mia generazione, semplicemente, o sono finiti per strada o hanno avuto storie terribili.

    Il pensiero dei coniugi Wing appariva un'assurdità e la condizione Asperger era inclusa, semplicemente, nell'alveo della Depressione maggiore.

    Oggi è tutto così diverso...



    Sicuramente abbasserò le mie difese.

    Sicuramente, mi metto in gioco.

    Ho iniziato nel 2013 e oggi farò 5 anni di questo percorso.

    I traumi sono enormi. E non so quanto tempo mi occorrerà per superarli.

    Ma oggi ne parlo.

    Li osservo.

    Sono qui.

    Se ne parlo, guarisco.
    Newtonvera68
  • Pavely ha detto:

    In realtà, @Coxen mia madre aveva comportamenti "ambivalenti".

    Da un lato avevo casa piena zeppa di libri. E mia madre sapeva che leggevo moltissimo.

    Dall'altra non tollerava che io facessi discorsi "profondi", che fossi un "piccolo professore", e mi ha sempre DISPREZZATO per ogni piccolo gesto di avvicinamento alla scienza.
    Se mi vedeva con un libro di matematica o altro lo STRAPPAVA.

    Mia madre era serena solo se leggevo Topolino, giocavo, mi comportavo in modo leggero. Non sopportava che io fossi un "Maljenkyi Sàlomon". Nella sua mente la persona deputata alla Scienza era mio fratello C. Dovevo fare il bambino.



    A circa 10 anni, ne sapevo più di lei in tutto.

    Ma cominciai ad assumere @Coxen un atteggiamento METAFORICAMENTE SCHIZOFRENICO .

    A scuola ho avuto feedback dai professori che mi qualificavano come "molto intelligente". Ora se avessi eccelso a scuola, mia madre si sarebbe incazzata a morte. L'unica cosa che potevo fare era leggere Romanzi, Libri d'arte, Libri di Filosofia o di Storia. Verso i 10 anni, non ne parlavo più in casa.

    Inoltre, osserva MIO PADRE MI HA SEMPRE PRESO PER IL CULO PER I MIEI ASPETTI ASPERGER E, FINCHÉ È VISSUTO, MI HA SEMPRE UMILIATO DICENDO COME IO FOSSI SOLO LIBRI E NIENTE RAGAZZE, SESSO, AMICI .
    Non faceva altro che raccontarmi le sue prodezze erotiche.
    Dopo la morte di mia madre, (2001), poi fu peggio che andar di notte.
    Mi prendeva per il culo per la mia intelligenza e il mio isolamento autistico.



    Spieghiamo il punto.

    SE QUI CI SONO GENITORI CHE SE VEDONO I PROPRI FIGLI ISOLATI SI PREOCCUPANO, CI SONO GENITORI CHE SE VEDONO I PROPRI FIGLI CON TRATTI ASPERGER LI RIDICOLIZZANO, LI UMILIANO E METTONO UN CARICO DA QUARANTA AGGIUNGENDO BULLISMO, DERISIONE E QUANT'ALTRO.

    Nei fatti, se sei Asperger GRAVE non hai amici, non crei legami sociali.

    Chi mi dava cibo era la mia famiglia.

    Quindi: O MI ADATTAVO O MORIVO.



    Ho imparato ben presto a mentire a scuola.
    Ho imparato ben presto a non rispondere e a non studiare.
    Ho imparato ben presto a prendere voti mediocri.
    A bigiare la scuola.

    Chi mi dava cibo era la mia famiglia.

    Non c'era gioco.

    Pure: dato che ero bambino, quattro volte, i professori mi SGAMARONO.

    Capirono che avevo un QI alto e me lo fecero misurare.

    Ricordo che la Preside delle Superiori SI SCUSÒ CON ME PER NON POTERMI OFFRIRE UN'ISTRUZIONE AL MIO LIVELLO.

    Se ci ripenso fu un dialogo surreale.

    Ma è storicamente accaduto.

    Furono ricordi TRAUMATICI.

    Se mia madre fosse venuta a sapere che i professori pensavano che io fossi "intelligente" ne sarebbero nati problemi e liti famigliari enormi.



    Sbagliai volutamente gli esami.
    Era l'unico modo di avere un feedback positivo e un contatto umano dai miei genitori.
    Li faceva sentire necessari, importanti.



    Questo gioco sbagliato e psicotico l'ho portato avanti fino ai miei 36 anni.

    Le persone non possono capire.

    Nessuno può, oggettivamente, capire ciò che ho vissuto.

    Mia madre mi ha sempre dato input contraddittori: comprava libri, potevo leggerli ma non se ne parlava già dopo i miei 8, 9 anni.

    Da quell'età era "bene" non eccellere a scuola, rimanere in silenzio, essere umili, non fare Scienza o altro.



    Io ho un corpo che è autistico Asperger e che mi avvicina alla Logica e alla Scienza.

    Ma non appena lo faccio, il ricordo inconscio dei divieti materni ritorna con una pulsione di morte (se non ti dimostri umile, non mangi).

    Ne deriva una mente scissa metaforicamente.



    Solo con D. e il mio allontanamento da casa, queste dinamiche si sono interrotte.

    Ma superare questi traumi non è possibile senza una terapia seria.



    Io sono un Asperger in cui è sempre stato impossibile vivere serenamente le nostre "qualità positive" e a cui non è MAI stata offerta alcuna terapia se non prima del 2014 (38 anni).

    E anche allora in modo molto frammentario.




    @ Pavely (()). Non so la tua infanzia e non so' lo specifico, ti parlo solo da mamma e non posso permettermi di parlanti con altri titoli.
    Un po' di te ho letto, in passato, perché vi leggo da un bel po'.
    Non so se tua mamma sapesse ( se lo sapeva nell'infanzia non tenere conto di questo post) o non volesse vedere la tua " qualità " autistica.
    Per una mamma non è facile.
    Forse se tua mamma ti strappava i libri di matematica e scienza era perché voleva un bambino. Cercava in cuor suo di allontanati dal tuo essere. Per sbaglio, per sensi di colpa ( non credo non accettazione), perché noi mamme di sbagli ne facciamo e quando ci dicono:" tuo figlio è nello spettro " abbiamo tanti sensi di colpa. Cerchiamo nella nostra mente dove abbiamo sbagliato. Cerchiamo uno sbaglio x i comportamenti dei nostri figli. E anche quando avviene, ti senti in colpa.
    Tua mamma voleva solo, sbagliando, farti essere un bambino ( ti dava topolino). Quando hai altri figli il divario che vedi ti fa male di più.
    Oggi i bambini nello spettro sono più " fortunati": noi genitori abbiamo aiuti psicologici mirati. Si calcola, tramite test, il distress genitoriale ( sopratutto materno).
    Forse tua mamma aveva bisogno di un aiuto, non tanto per lei, ma per te. Una volta hai scritto che se tua mamma avesse accettato di farti aiutare, non ti ritroveresti a 40 anni a sputare sangue ( eri tu giusto che lo scrivevi?).
    Ma anche per tua mamma è stato difficile, considerando anche il periodo. Una mamma può accettare tutto, anche di morire x il proprio figlio, ma credimi, la cosa più dura e accettare che il proprio figlio sia " malato" . Si vive un conflitto interiore simile al vostro.
    Non sto giustificando tua madre, ma da mamma sto cercando di capirla, perché io non ci riuscirei a trattare mio figlio così. Io sbaglio all'incontrario sul mio: assecondò la sua personalità, cercando di creare qualcosa di produttivo.
    In te non vedo mio figlio, forse perché ancora piccolo, ma vedo me. Lo psicologo che ci ha seguito, era affascinato dalla mia personalità, che lui definiva al limite. Quando ha detto: " i tratti genetici di tuo figlio sono i tuoi" ho sentito una liberazione e ho trovato anche speranza x mio figlio. Ad ogni test era affascinato dal mio limite. Non ho voluto approfondire: sto bene con me stessa e questo mi basta. Sapere la verità non cambia.
    Anche mia madre non mi ha mai accettata ( da qui il mio attaccamento profondo vs il figlio più debole. Un istinto che avevo vs lui, una sensazione, da che l'ho visto x la prima volta. Se mio figlio è seguito, è sereno, è felice, forse è grazie a questa mia caparbietà). Anche io come te amavo leggere libri da grandi, senza senso x gli adulti. Io però ho avuto un percorso differente dal tuo: ho iniziato a parlare presto, normalità in me. Poi a due anni e mezzo ho perduto il linguaggio x riacquistarlo ad 8. Non giocavo con i miei fratelli: il mio mondo era il divano o la cameretta, dove c'era il mio mondo. Fantasticare forse non è il termine giusto: creavo un mondo parallelo. Pur sentendo bene, non so quanti esami audiometrici ho fatto ( mi hanno operato pure di adenoidi senza motivo): non rispondevo al nome o al richiamo ( fino a 13 anni), non perché non sentissi, ma non so spiegarmi: la mia mente mi impediva di rispondere. Non guardo mai negli occhi e se ti guardo riesco a staccare la mente dal tuo viso. Porto solo occhiali da sole: è l'unico modo per avere un contatto occhi occhi. Gli occhi dicono tanto e io non voglio che vedano me.
    Non credo di avere un q.i alto....però studiavo senza problemi: bastava leggere x memorizzare.
    Non ho mai pianto x dolore ( se non x i miei figli). Ho 36 anni e mia madre non sa una mia carezza o un bacio. Non ho mai avuto bisogno di lei, cioè non sono in grado di prendere io l'iniziativa. Volevo che lo facesse lei. Ma quando lo faceva non ero in grado.
    Come vedi in me ci sono dei limiti, che il mio vecchio psicologo ( adesso ne ho un'altra), specializzato al centro, proprio x autistici e Asperger, voleva approfondire, ma io non ho voluto.
    In mio figlio rivedo me: ogni suo comportamento mi riporta a dei flash di me bambina. Però lui è anche differente da me: riesce, è sicuro, cioè riesce a vincere la sua insicurezza con la goffaggine ( che dura 15 secondi): io no. Io abbandonavo x paura di essere derisa. Lui ha me che, come un mantra, ripeto : " vai, sii te stesso, io ci sono ( sbaglio in questo).

    Su tuo padre, sul suo " offenderti" non so rispondenti. Non sono un padre e non so il dramma che può vivere interiormente.

    Scusami x le parole o per aver difeso tua mamma, ma sono una mamma anche io
    viola85
  • PavelyPavely Post: 3,350
    Ti prego @mary_anne perdonami tu se ho detto queste parole che hanno riaperto ferite dell'anima e dolorosi ricordi.



    Non volevo assolutamente farlo.

    Capisco benissimo il discorso sul dolore delle mamme.

    Hai perfettamente ragione.

    Non la odio, sia chiaro.



    So che, con me, ha vissuto grandissime difficoltà.
  • CoxesenCoxesen Post: 223
    modificato febbraio 2018
    @Pavel ti chiedo scusa in anticipo nel caso mi stessi sbagliando.

    Dopotutto questo è una specie di "centro ND virtuale" ed essedo un "paziente" virtuale cerco di comportarmi come tale: senza filtri e senza barriere. Anche perché non avrebbe senso il contrario

    Detto questo vorrei dire molto serenamente che c'è qualcosa in te @Pavel che non mi torna. Premetto che sono prevenuto già di mio riguardo alla credibilità dei forum in generale, dove spesso i "pazienti" sono solo una minima parte, contesi tra "dottori" (divisi tra quelli che cercano clienti e quelli che cercano materiale su cui lavorare), e dottorandi.

    Ripeto, è una sensazione mia, ma quello che scrivi lo trovo vagamente da "manuale".

    Ad effetto.

    Mirato.

    Per uno scopo.


    Se mi sbaglio ti cheido scusa, anche se, alla fine, siamo qua proprio perché "sbagliamo".


  • vera68vera68 Post: 2,877
    Tutte le mamme sono eroiche, sempre.
    La bellezza salva il mondo?
    Non lo so. La comprensione/ compassione (=condividere la passione di qualcun'altro) senz'altro si. Quella è la faccia del vero amore
    Pavely
  • PavelyPavely Post: 3,350
    Coxesen ha detto:

    @Pavel ti chiedo scusa in anticipo nel caso mi stessi sbagliando.

    Dopotutto questo è una specie di "centro ND virtuale" ed essedo un "paziente" virtuale cerco di comportarmi come tale: senza filtri e senza barriere. Anche perché non avrebbe senso il contrario

    Detto questo vorrei dire molto serenamente che c'è qualcosa in te @Pavel che non mi torna. Premetto che sono prevenuto già di mio riguardo alla credibilità dei forum in generale, dove spesso i "pazienti" sono solo una minima parte, contesi tra "dottori" (divisi tra quelli che cercano clienti e quelli che cercano materiale su cui lavorare), e dottorandi.

    Ripeto, è una sensazione mia, ma quello che scrivi lo trovo vagamente da "manuale".

    Ad effetto.

    Mirato.

    Per uno scopo.


    Se mi sbaglio ti cheido scusa, anche se, alla fine, siamo qua proprio perché "sbagliamo".


    Ma esattamente @Coxen cosa vuoi dire?

    Cosa stai vedendo?

    Nessuna critica: puoi dirmi esattamente cosa pensi?

    Affermi che ho uno scopo.

    Quale?



    Non riesco a capire cosa stai pensando.

  • Pavely ha detto:

    Ti prego @mary_anne perdonami tu se ho detto queste parole che hanno riaperto ferite dell'anima e dolorosi ricordi.



    Non volevo assolutamente farlo.

    Capisco benissimo il discorso sul dolore delle mamme.

    Hai perfettamente ragione.

    Non la odio, sia chiaro.



    So che, con me, ha vissuto grandissime difficoltà.

    @Pavely scusa di cosa? Anzi chiedo io scusa a te ( e un po' a tutti) per averti riaperto una " ferita ".
    Da mamma mi sentivo solo di dirti queste cose. Non tutte le mamme affrontano la disabilità del proprio figlio in modo uguale. Ne conosco tante che agiscono come tua mamma. Non lo fanno per cattiveria, ti assicuro. Lo fanno perché è difficile accettare. Perché danno una correlazione razionale alle bizzarrie dei propri figli. Ti racconto una cosa: quest'anno vengo chiamata da una delle maestre del mio primo figlio. Mi reco al colloquio e stranamente mi parla di un amichetto di mio figlio. Si scusa e mi dice: " signora so che il suo secondo bambino ha questo, questo e questo ( è un istituto comprensivo e i bambini disabili vengono conosciuti già dal periodo dell'asilo. Poi cmq la dirigente scolastica è attentissima su queste problematiche) e vorrei che parlasse con la mamma di X, perché non accetta e non vuol sentire ragioni". Insomma tutto un discorso ( onesto e veramente dettato con il cuore) delicato. Mi fa entrare in classe e, senza indicare, mi fa vedere il bambino. Nonostante io dica di non essere un medico, che non è giusto quello che sta facendo, mi supplica x carità, per amore di quel bambino. Effettivamente non era eccesso di zelo dell'insegnante, ma i comportamenti erano ( e sono ) molto strani. Provo (no pietà) ma tenerezza vs questo bambino, che non sa' esprimere quello che vuole. Non sa difendersi. Non sa approcciarsi e piange. Lo consola solo contare le mattonelle o guardare la finestra.
    Parlo con questa mamma: stesso problema di mio figlio, solo che lei non vuole che il figlio faccia terapia. Si ostina a dire che sono comportamenti normali ( perché al suo paese lei faceva l'insegnante), che è così perché figlio unico. Alla fine accetta l'aiuto del sostegno dopo che, essendomi arrabbiata, le dico chiaramente che non è giusto far sputare sangue ad un bambino di sei anni. Che umanamente è cattiveria pura.
    Questa mamma @Pavely mi ricorda la tua. Ama il figlio. Lo ama di un amore profondo e cerca con tutti i mezzi ( dettati dal cuore) di riportare il figlio alla normalità.

    Le mamme, purtroppo, sbagliano tanto. Sbagliano per amore. Sbagliano per paura.

    Nel tuo caso hai sofferto tanto tu, perché la mamma x un bambino è tutto, e non trovando aiuto in lei, o ciò di cui avevi bisogno, hai soffocato il tuo IO già complicato dalla personalità autistica.

    Non credo che tua mamma lo abbia fatto per cattiveria. L'epoca era anche differente. Si era genitori differentemente rispetto ai tempi attuali. Si era più duri, più severi. Si capivano di meno le problematiche del neuro sviluppo.
    Pure tua mamma aveva bisogno di aiuto. Ne hai sofferto tanto tu. Io credo che questa tua sofferenza, questa tua diversità rispetto ai tuoi fratelli, se la sia portata con lei.
    Lei ha tentato con i suoi modi, sbagliati, ma ha tentato. Ha creduto,vforse erroneamente, che la " qualità " autistica fosse solo un modo di essere da cui si può uscire attuando determinati metodi educativi.


    Scusa ancora Pavely



    Pavelyvera68
  • @Peavey , intendo esattamaente quello che ho scritto.

    Per te che a
    8 anni leggevi Hegel e Chateaubriand (e oltretutto ne discutevi alla pari con tua madre) non dovrebbe essere difficile da capire/interpretare.

    comunque ripeto, non sto accusando o polemizzando: sto solo esternando una mia sensazione.

    Senza cattiveria.

  • pokepoke Post: 1,721
    Vorrei tornare al senso iniziale del topic, in cui si chiedevano ricordi di infanzia al fine di comparare la nostra con i bimbi molto piccoli dei genitori iscritti qui.

    1) anche io under 5 anni mi toglievo il costumino, inutile dire che mia madre veniva rimproverata dagli altri spiaggianti, ma ricordo il motivo per cui lo facevo: il costume bagnato con la sabbia accumulaba "tocchi" che erano fastidiosi da sopportare, tant' è che mi arrossavo, salsedine e sabbia bagnata erano come una grattugia sulle parti intime. Togliere il costume significava eliminare il fastidio.
    (Un sistema può essere mettere un costumino asciutto o far sedere quando si è bagnato su un asciugamano.

    2) paura del water.
    Ricordo anche questo. Andare al bagno e sentire un tocco che si stacca dal corpo e quel ploff possono mettetere paura per due motivi, la tazza è grande ed un bimbo può aver paura di caderci dentro. Il rumore del ploff... intenerisce si ha il timore di essere risucchiati.
    Un riduttore morbido ed uno sgabello solido su cui poggiare i piedi possono ridurre il fastidio.

    Cit.
    Non ha mai fatto ( ne da piccolo, né attualmente):
    - allineare gli oggetti
    - muoversi o correre o eccitarsi davanti la TV
    - non ha mai amato l'ordine
    - non ha mai amato cibi dello stesso colore

    Neanche io.
    Non allineavo ma catalogavo le mie collezioni.
    Disordinata
    Selettiva con i cibi ma per dei motivi che a 3/4 anni potevo spiegare ai genitori.
    Del tipo ero ghiotta di pomodori ma mangiavo solo il "cuore" la parte morbida con i semini.

  • PavelyPavely Post: 3,350
    (Grazie per le tue parole infinitamente dolci, @mary_anne )

  • nonostante sia vecchia questa pubblicazione io ho sempre avuto problemi seri di lettura e di attebzione, quello che ho imparato da poco ma solo con le mie ricerche è che dal linguaggio molto spesso non lego la parte semantica per cui non percepisco il significato delle parole nonostante mi siano famigliari.
    Leggo  afatica e sto anche studiando un libro a fatica, la mia attenzione è presso che limitata alle cose che mi attirano e che conosco, a scuola andavo bene nelle cose che avevano una logica e che non richiedevano attenzione o studio, comunque ho tribolato parecchio, dove trovo una logica nelle cose ottengo risultati molto elevati, dove non trovo dei nessi logici i miei risultati si affievoliscono.
    Sto cercando di capire il perchè di questa cosa, le mie informazioni percepite sono frammentarie e mi sembra di capire perchè la mia memoria di lavoro è compromessa, non sono arrivato a livelli di neurobilologia, ragiono con la logica ma non sempre da le risposte giuste.
    in questo periodo sto stilando una biografia per ricodificare i vecchi ricordi e ottenere una nuova attivazione di essi con le mie nuove conoscenze e con la persona che sono ora, penso che una ricodifica di questi possa generare nuove risorse, dalla prima stesura della biografia l'attivazione dei ricordi è stata molto limitata, adesso invece sto rielaborando l'infanzia, troppo lunga da scrivere qua compresi i traumi e i brutti ricordi e si sta attivando un modo, da sole due pagine che avevo scritto della mia infanzia ora sono a 14 pagine e ho ancora molto da scrivere. I problemi di accesso alla memoria nel mio caso sono molto importanti, però penso che una nuova codifica di quello che ho vissuto possa migliorare l'accesso ai ricordi e forse un giorno troverò anche il modo di agire sulla mia percezione e sulla memoria di lavoro, anche con lo scopo di potere riuscire a costruire una relazione con una donna che mi attrae, cosa per me quasi impossibile... oggi comunque ho 48 anni, se ci sarà la possibilità metterò a disposizione i frutti del mio lavoro in una area protetta, però per ora la cosa è in fase di sviluppo e ci sto lavorando in questi giorni e ci ho lavorato anche stamattina.
  • CyranoCyrano Post: 1,041
    modificato maggio 2020
    Il mio primo ricordo è di mia madre mentre mi cambia il pannolino, a un anno, un anno e mezzo. Ero terrorizzato dal suo sguardo, pensavo che fosse arrabbiata con me, ma non capivo per cosa.
    Lei dice che a un anno ho iniziato a parlare, senza curva di apprendimento, semplicemente iniziando a dire correttamente delle semplici frasi. Di quello stesso periodo mi ricordo di quando ho iniziato a camminare; qualche giorno dopo i parenti erano riuniti nel salotto di casa, e, illuminati da una splendida giornata di sole attraverso le porte a vetri, ridevano mentre camminavo; ricordo di aver pensato che non capivo perché ridessero, che non ci fosse nulla di speciale nel camminare.
    I veri problemi sono iniziati dopo; anche se lo psicologo dice che io ho sempre preso botte in casa, non lo ricordo prima dell'asilo nido. E a dire la verità su questo in quel periodo ricordo la paura che avevo dei miei genitori, paura di cui ora conosco le motivazioni. Mio fratello maggiore provava a giocare con me, ma finiva sempre con il prendermi in giro, dunque bisticciavamo, e nostra madre ci picchiava. Dunque spesso giocavo da solo. Ma a darmi le emozioni più forti era la natura; i colori, le forme, la trama, gli odori, tutto era inebriante, un'ubriacatura di bellezza! Non ero molto coordinato nei movimenti, ma mi piaceva correre, anche se era una corsa un po' buffa. Per il resto odiavo mangiare: tutti i sapori mi risultavano così estranei e forti da essere insopportabili. Naturalmente anche per questo mia madre mi picchiava. Ma più del cibo odiavo gli esseri umani con i quali ero costretto a condividere l'asilo nido. Adulti o bambini che fossero. Troppa confusione, troppo rumore, troppe urla, mi davano fastidio. E poi erano ignoranti, cosa che non sopportavo; io cercavo informazioni su tutto in maniera molto insistente, e finivo per saperne sempre molto di più degli altri bambini della mia età. Ma soprattutto gli altri giocavano fuori. Io giocavo dentro. All'epoca lo chiamavo giocare con la testa; una fantasia, o un pensiero sulla natura erano sufficienti per me. Ma mentre lo facevo mi mettevo a girare in tondo in continuazione, esponendomi alle prese in giro degli altri, che puntualmente picchiavo. Avevo paura. Osservavo gli adulti, erano sempre nervosi, arrabbiarti, stanchi, e mi avevano detto che un giorno sarei anch'io diventato un adulto. La cosa mi spaventò tantissimo. Decisi di capirli meglio, ma ero sempre più spaventato.
    Alla scuola materna le cose peggiorarono. Vedevo gli altri bambini spensierati giocare e ridere assieme; era vero che per me erano stupidì e ignoranti, ma volevo anch'io ridere e divertirmi come loro. Ma non sapevo come si faceva. E non lo feci mai. Ho imparato a conoscere la solitudine. Mentre la paura aumentava. L'unica isola di bellezza restava la natura. A tre anni chiesi alle maestre di insegnarmi a leggere e scrivere, perché a casa c'erano dei libri che mi interessavano tantissimo, soprattutto quelli che parlavano di astronomia e di storia. Ma si rifiutarono. Alle elementari ero terrorizzato da un nuovo gruppo di estranei al quale mi sarei dovuto abituare, con i loro bulli; anche quelli sistemati subito picchiando anche loro. Rifiutai tutto della scuola; i lavori di gruppo, diventando l'unico a formare un gruppo di un solo componente, me stesso, più che sufficiente; i metodi di insegnamento, spesso incomprensibili perché basati sulle metafore... E il rifiuto con le annesse difficoltà derivate dall'autismo, mi portarono a un andamento altalenante. Già prima mia madre mi faceva pressioni, dicendo di non parlare da solo per non far scoprire agli altri che ero strano, di non dondolarmi per non far scoprire che fossi matto; e già prima mi picchiava. Ma con l'inizio della scuola iniziò a riempirmi di botte, come ho già scritto altrove, sberle, ceffoni colpi in faccia, sulla testa in tutto il corpo, spostandomi in continuazione le braccia per colpirmi meglio. A otto anni ho subito una violenza molto grave, che mi ha causato disturbi psichici permanenti. E da quell'età ho iniziato a desiderare la morte. Credo che il racconto della mia infanzia, di come fossi da bambino possa finire qui. Perché credo sia in effetti finita lì la mia infanzia. Mia madre ha sempre avuto difficoltà a ricordarsi il mio nome o il mio compleanno. Rifiutato. Non amato. A casa mia. Si, esiste un seguito. Giocavo; ho anche provato a giocare con gli altri, ma il tentativo non è andato bene. Giocavo da solo, ma mi annoiavo; allora leggevo, soprattutto enciclopedie. La mia vita è continuata, fisicamente, ma umanamente era già finita. Avevo già esaurito la voglia di vivere. All'età in cui l'infanzia finisce, 11 anni, ho progettato di buttarmi dalla finestra della classe. Pensavo alla mia situazione, passata, presente e futura, e ho pensato: "e se mi suicidassi?". Afferrai i bordi della sedia con le mani e la spinsi all'indietro. La finestra era dietro le mie spalle. Scostai la sedia, spingendola all'indietro, per avere lo spazio per alzarmi. "Ma ho solo 11 anni. Qualcosa potrebbe cambiare". Mi diedi del tempo per verificare se qualcosa fosse cambiato. Ma la mia infanzia era veramente finita. Già molto tempo prima.
    Blunottedamyvera68MareChristiangufomatto79mariadimagda
    I portoni del mio isolamento cingono parchi di infinito… (Pessoa)
  • CyranoCyrano Post: 1,041
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    Si può avere questo sguardo a 8 anni?
    damyvera68mammaconfusa80loconi
    I portoni del mio isolamento cingono parchi di infinito… (Pessoa)
  • damydamy Post: 1,196
    @Cyrano mi hai fatto emozionare...non ci sono parole...ti è mancata la mamma e questo ha fatto la differenza. Vorrei virtualmente abbracciarti e dirti quanta ammirazione provo per te e per il coraggio di raccontare tutto questo.
    Leggo tanta paura negli occhi di quel bambino.
    vera68Cyrano
  • @Cyrano leggerti mi ha emozionato moltissimo. L'infanzia ci segna per sempre.
    Cyrano
  • Alex1919Alex1919 Post: 318
    Molto felice, avevo la mia sfera di amiche con le quali giocavo sempre. Solo che bastava un anomalia, ovvero un loro amico e cugino che entrava in quella sfera, e smettevo di parlare o giocare, solo quando se ne andava via l'anomalia riprendevo a giocare.

    Poi sono iniziale le elementari e da lì il declino. Non volevo stare lì dentro, è stato tutto un mattatoio che mi ha quasi distrutto fino ai 18 anni.

    I miei ricordi di infanzia sono belli, ma durati poco.

    Alla materna non socializzavo. Ma a casa con il vicinato eravamo tutti coetanei ed ero felice.

    Le elementari furono un disastro, penso che ad 8 anni iniziai a manifestare, i sintomi li avevo già prima, dei problemi. In prima elementare in 30 minuti finivo i compiti che gli altri impiegavano una giornata e l'insegnante me ne dava sempre di più che finivo. In un estate mi feci fuori in un giorno tutti i compiti della quinta perché mio padre era un insegnante di matematica ed aveva accesso al materiale scolastico. Finii quel pacco di compiti in pochissimo tempo mentre ero seduto con una matita, erano facilissimi e banalissimi. Mio padre me li diede tutti insieme, erano una pila di compiti con schede da compilare, calcoli da fare ci misi pochissimo.

    Ma poi dalla terza elementare quindi 8 anni qualcosa cambiò. Non so il motivo, ricordo solo che piangevo perché avevo paura di essere bocciato, i miei voti erano scesi, poi l'insegnante mi prese e mi disse che nessuno sarebbe stato bocciato vedendomi preoccupato.

    Ricordo tutto vividamente, non tanto le espressioni facciali ma i corpi.

    La scuola fu solo un brutto luogo.

    Passavo le giornate a giocare con le amiche, o da solo studiando, avevo un microscopio e facevo chimica, avevo selezionato di tutto e messo di tutto sotto i vetrini. Era una delle cose più belle. Giocavo molto con gli animali soprattutto cani.

    Poi feci una brutta cattiveria, non so il motivo, forse perché gli esseri umani sono cattivi o hanno qualcosa di cattivo dentro. La cosa me la porto ancora oggi e da quando lo feci mi vietai di avvicinarmi al quel tipo di animali. Loro si riavvicinarono dopo due anni facendosi accarezzare ma ancora oggi mi vieto dal tenerne uno, forse per autopunizione, non so.

    Per lo più ho sempre avuto e giocato con i cani.

    Quando mi è morto l'ultimo cane ho deciso di non averne più, gli volevo troppo bene ed era l'unica cosa che mi era restata. Furono momenti tremendi.

    Ero sempre a contatto con la natura, vivevo in collina, un gruppo di case e famiglie, abbastanza protetto dagli adulti quindi si poteva giocare liberamente in strada. Quando le amiche non uscivano io ero fuori a studiare tutto quello che mi circondava.

    Ricordo il profumo della terra di una casa in costruzione lì vicino, era diverso dagli altri ed anche la qualità della terra era più fine.

    Poi nel giardino sotto casa costruivo cose col piccone, laghi e fiumi e ci facevo passare l'acqua.

    La scuola e la sua inadeguatezza mi ha rovinato tutto.
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