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Riuscite ad andare al ristorante?

La domanda spiega già molto... il punto è questo.... andare al ristorante con mio figlio è una vera sofferenza, a parte il fatto che è selettivo nell'alimentazione e quindi per lui potremmo benissimo stare a casa, quando siamo lì lui si "annoia" perchè non sa cosa fare.
Il problema sorge soprattutto in occasioni di incontro con famiglia / amici... un battesimo un matrimonio etc.... che magari i pranzi sono più lunghi ma anche una semplice serata al pub diventa una sofferenza. Abbiamo provato a portare dei fogli per disegnare... qualche giochino... ma non ne vuole sapere.
Appena ci sediamo lui pretende in telefono per guardasi i video ma così facendo si isola mentre potrebbe fare conversazione con gli altri..... 
Noi non siamo d'accordo di dare il telefono in queste occasione, solo che lui non lo accetta e comincia a fare strani versi con la bocca ed ad avere comportamenti inadeguati, quindi  poi per il quieto vivere siamo costretti a cedere. Volevo sapere che siamo gli unici ad avere questo problema o se capita anche ad altri e come risolvete la cosa.




katriss

Commenti

  • Noi abbiamo affrontato la questione molto tempo fa. Quando era più piccolo, verso i tre anni, non voleva andare nei ristoranti - anche se lo avevamo sempre portato anche prima e verso i due anni non c'erano problemi. A tre anni con l'inizio della materna e l'arrivo del fratellino era entrato in crisi e tra l'altro non voleva mai uscire. Noi abbiamo iniziato ad andare il sabato sera nella pizzeria vicino a casa alle 19.15 subito quando apriva e per le 20.00 avevamo già finito di cenare in modo che si allenasse a mangiare fuori. Gli abbiamo sempre concesso di mangiare fuori casa cose più sfiziose, come d'altronde è normale che sia: ad es. noi a casa beviamo solo acqua, mentre fuori può ordinare anche fanta o coca cola. Ha imparato piano piano che mangiare fuori è meglio. Ormai è da tanto tempo che gli piace cenare o pranzare fuori e anzi spesso lo chiede lui.
    Ovviamente battesimi e matrimoni sono noiosi per tutti i bimbi. Noi portiamo giochi o fogli, ma devo dire sempre meno, nel senso che ormai una cena in famiglia che dura poco la passiamo chiacchierando. Ma questo avviene anche a casa.
    Mai concesso cel o tablet a tavola, ma non lo usiamo neanche noi, io in cucina non ho neanche la tv.
    Questo è servito anche ad incrementare il piacere di uscire non solo noi ma anche in compagnia; infatti la maggior parte dei genitori concede ai figli cel e tablet e nel caso che un suo amico usi cel o tablet lui ha il permesso di guardarlo o di usarlo se glielo presta (ma mai il nostro).
  • In generale non dovreste cedere ai suoi ricatti, così ha imparato che se si comporta in modo inadeguato ottiene tutto quello che vuole invece di essere punito.
    cameliagufomatto79
  • Io andavo a cena con una pila di fumetti. Mi isolavo, stavo tranquillo e tutti erano felici. Spesso lo facevo pure a casa. Quando sono diventato più grande (14-15 anni) ho autonomamente dismesso la cosa.
    Non sono venuto fuori particolarmente disadattato. Ricordo però che quando non avevo modo di distrarmi era una tortura: per i rumori, per la confusione, per la noia anche.
    claluikatriss
  • Scusate ma non mi è chiara una cosa...

    Voi non volete che il bimbo si isoli sul cellulare, videogiochi, ecc... ma se gli portare giochini, materiale da disegno, ecc, non si isola ugualmente? A questo punto non vedo perché continuare a demonizzare così tanti i dispositivi come cellulare, tablet o Nintendo. Controllare e regolarne l'utilizzo sì ma non vedo la differenza dalle altre attività che proponete al bambino quando si annoia a tavola.

    Parlando invece di me da piccola... i miei mi lasciavano passeggiare tra i tavoli.
    DrMoodygioia
    How wonderful it is that nobody need wait a single moment before starting to improve the world. - Anne Frank

    La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l'annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi, e quando sarà passata non ci sarà più nulla, soltanto io ci sarò. - Frank Herbert, libro Dune
  • @Shiki la differenza sta nel fatto che se porti un piccolo gioco di società si fa INSIEME e non da solo in modalità "ipnotizzata" e anche se disegni in realtà è interattivo perchè condividi i colori con il fratellino e ci si scambia le idee su cosa hai disegnato. Infatti come ho detto quando qualche suo amico usa il nintendo lui può stare vicino e lo guardano insieme commentando e chiacchierando, quindi è interattivo. La tecnologia isola come niente altro al mondo, ad es. non voglio neanche che legga in tavola perchè sarebbe la stessa cosa, lo trovo un gesto maleducato nel confronto degli altri, come lo trovo quello degli adulti che maneggiano i cel a tavola, a meno che non sia per far vedere agli altri qualche foto e quindi sempre in interazione. Stare a tavola insieme è un gesto conviviale, altrimenti non ha senso.
    riot
  • Premetto che secondo me occasioni che dovrebbero essere piacevoli non dovrebbero trasformarsi in un incubo per tutti e che quindi non arriverei mai allo scontro impuntandomi con un atteggiamento piuttosto che con un altro.
    Non so cosa possa andar bene per il tuo piccolo ma se non ricordo male è un asperger senza problemi di linguaggio. Io farei i patti prima, anche eventualmente usando una storia sociale se l’evento è particolarmente lungo o con molti stimoli sensoriali. Patto che prevede si l’utilizzo di tecnologia ma solo in cambio di almeno un po’ di tempo dedicato a fare altro(non per forza socializzare) e di un adeguato comportamento per tutto il tempo dell’evento. Non so se questo tipo di strategia può essere applicabile a tuo figlio.
    In ogni caso personalmente non credo sia giusto forzarlo alla socializzazione in situazioni già di base stressanti: più persone che parlano insieme, luoghi affollati con molto rumore, molte pietanze con odori consistenze e colori diversi, a maggior ragione se ha selettività alimentare.
    Shiki_Tima_RyougicameliaTerra_di_MezzoSolearabafenice83gioia
  • NullNull Post: 36
    Premetto che a mala pena o contatti umani di qualsiasi genere figurarsi essere arrivato al punto di essere genitore, ma forse esattamente per questa ragione mi è sembrato una buona idea condividere le mie esperienze sulla questione per quanto inutili possano essere.

    Quando io ero più piccolo di dispositivi vari praticamente non esistevano e anche una volta più grande non ne ho avuto a che fare comunque per via della mentalità in famiglia, in ogni caso dopo una fase in cui anche io "giravo per i tavoli" ho finito per estraniarmi ugualmente una volta cresciuto un poco di più, inutile dire come questa cosa si sia amplificata col tempo, avendo passato 2/3 del tempo di tutta la mia vita da solo con i miei pensieri e al di la della difficoltà di concentrazione in vari contesti questo mi ha portato o a idealizzare qualsiasi cosa all'impossibile oppure a rimuginare su ogni cosa brutta, rovinandomi l'umore in qualsiasi momento. Ormai sono prigioniero della mia stessa mente, una qualsiasi droga, alchool o dispositivo che causa dipendenza può essere allontanato per non tentare nel ricaderci, ma con la mia stessa mente cosa faccio? mi stacco la testa come una bambola?

    Senza parlare che come già accennato un qualsiasi altro intrattenimento come penne e colori porta all'interazione (indovinate quante persone avevano voglia di scambiare due parole con il ragazzino taciturno con lo sguardo perso nel vuoto?) NON SOLO nell'immediatezza, ma anche a lungo termine aver giocato anche solo in passato un gioco o visto un film/video può essere uno spunto per attaccare bottone e rompere il ghiaccio in un secondo momento, personalmente oltre al rimanere amareggiato mi è anche da ostacolo non aver visto e/o sperimentato cosi tante cose le persone d'oggi non fanno altro che parlare: "ti ricordi che..., quella volta..., ma dai anche tu?..."

    Senza parlare del fatto che oggi giorno è impossibile interagire con chi si voglia senza avere un dispositivo, prendo spesso la metropolita e ogni volta sono l'unica persona del vagone che si guarda intorno come uno psicopatico anziché guardare il proprio smartphone, questo perché una volta caduto nel tunnel della propria mente non è più possibile uscirne.
    katrissclaluirondinella61mammaconfusa80
  • DomitillaDomitilla Post: 3,106
    modificato settembre 2018
    Mah, adesso mi metterete alla gogna, ma in genere al ristorante vedo bambini che se non urlano o corrono significa che stanno incollati al tablet/telefono/simili.
    Solo i mei stanno composti e zitti (non è vero, passano il tempo a scannarsi a vicenda)
    È brutto dirlo, ma qualsiasi bambino si annoia al ristorante.
    Una soluzione potrebbe essere (se gradisce) prediligere i ristoranti con l'angolo bambini.
    Alcune coppie affittano un animatore durante i loro matrimoni (sante persone!), ma appunto, forse il bambino non gradisce.
    Il ristorante deve essere percepito come una gioia, non come una punizione; il tablet sinceramente non lo vedo come il peggiore dei mali.
    claluiShiki_Tima_RyougidamyDrMoodygioia
  • Terra_di_MezzoTerra_di_Mezzo Post: 210
    modificato settembre 2018
    Il ristorante è stato un incubo anche qui...
    Anche mio figlio voleva il telefono e non sempre potevi ragionarci, l'alternativa erano urla e scene isteriche con tutti gli altri clienti che si lamentavano e ghettizzavano, beato chi ha figli talmente "leggeri" da poterlo fare, ci sono situazioni anche peggiori purtroppo e vanno affrontate al meglio che si può, non si può dire basta fare questo o quello perchè non è così, ognuno deve trovare la propria dimensione.
    Adesso che è più grande va meglio e riusciamo a limitare l'uso intervallando altre cose ma è una conquista recente...
    Tranquilla non sei la sola...
    clalui
  • @Null è ovvio che mio figlio usa tablet cel e wii, semplicemente non a tavola, dove invece è il luogo in cui ne può parlare chiacchierando con gli altri.

    Credo che se si riesce l'ideale non sia trovare una strategia affinchè "facciano i bravi", ma trovare una strategia affinchè gli piaccia, perchè una cosa che non piace è noiosa, certo nella vita si devono fare anche cose noiose come andare al matrimonio di qualche parente dove non conosci nessuno, ma andare in pizzeria in famiglia o con amici deve essere vissuta come un'esperienza piacevole, non come qualcosa in cui si viene trascinati. Ci sarà qualcosa di MOLTO piacevole che può essere associato all'uscita, come bere "bevande" a casa non concesse, potersi scegliere il menù senza interferenze dei genitori - i miei figli prediligono cotoletta impanata e patatine che a casa non faccio sostanzialmente mai, ovviamente con maionese, e poi dolce (è logico che al ristorante non si fa educazione alimentare nè dieta sana) - oppure dove c'è un'area giochi non di tipo organizzato (che magari non piace) ma tipo castello dove arrampicarsi. Per il caos basta scegliere il locale giusto e mangiare tra le 19.30 e le 20.30 e prima andare solo in famiglia, poi man mano estendere l'esperienza quando si è acquisito il PIACERE di farlo. Altra idea andare in un agriturismo con animali fuori e orto da visitare: dovrebbe essere un'avventura piacevole. Piano piano diventa bello andare anche nei locali più impensabili, ma deve diventare bello, non un'imposizione.
    Domitilla
  • Ma a me sfugge una cosa, francamente: perché obbligare un bambino, che in certe occasioni ha già evidentemente i suoi problemi, a fare una cosa “perché si deve”? Non stiamo parlando di igiene personale, comportamenti rischiosi o problematici; stiamo parlando di un bimbo che predilige isolarsi. Non vedo il senso di costringerlo a fare conversazione se non vuole farla, né a seguire le conversazioni (noiosissime per qualunque bambino, DSA o no). Se a un bimbo neurotipico può avere senso chiedere uno sforzo di qualche genere, non credo ne abbia in un caso di autismo. Non sono “capricci”, almeno non partirei dal presupposto che lo siano. Io a quell’età non avrei saputo spiegarlo come lo spiego ora: non capivo nemmeno che mi dava fastidio il caos (e il ristorante è *sempre* caotico, né che faticavo a seguire i discorsi degli altri (per overload sensoriale e perché faccio ancora oggi fatica, talvolta). Ma il concetto era quello.
    La mia opinione, da autistico (DSA livello 2), è che obbligare in questi casi significa complicare ulteriormente la vita al bambino. E il risultato finale è che sarà sempre più a disagio in quelle occasioni, o che vivrà le vostre imposizioni come crudeltà immotivate. Nessuna delle due opzioni è buona, né per lui, né per voi, né per il vostro rapporto.
    claluirondinella61Terra_di_MezzoDomitillaSoleTormalinaNeragioiaarabafenice83Seta
  • @DrMoody io quando mio figlio aveva tre anni e non dimostrava piacere nell'andare al ristorante non sapevo nulla di autismo; quando ho saputo dell'autismo avevamo già fatto come ho raccontato e avevamo già ottenuto che gli piacesse. Non capisco perchè non riusciate a credere che ora gli piaccia, che ce lo chieda lui stesso, che lo trovi piacevole - magari lo trova anche "faticoso" per via del caos, ma esistono molte cose nella vita che sono contemporaneamente "faticose" e "piacevoli" e semplicemente NON si cresce un figlio evitando tutte le situazioni "faticose" senza "provarle" prima di "scartarle", vuol dire renderlo sempre più disabile.

    Poi immaginati la situazione di una famiglia, con anche altri figli da crescere, che deve trovare una babysitter tutte le volte che vuole andarsi a mangiare una pizza fuori: certo lo si può fare ma solo dopo aver verificato che non è cosa sul serio.

    Poi tutte le limitazioni per la persona che non è in grado di mangiare fuori con ripercussioni a 360° su tutta la sua vita.
  • NullNull Post: 36


    Io parlavo esattamente della tavola o comunque quella del ristorante dove si rimane a lungo per attendere l'ordinazione o sentire altri parlare, magari mi sono espresso male io (anche legittimo considerando la mia poca interazione con gli altri) non capisco comunque perché ora il discorso si è spostato a questo punto.
    mamma_francesca ha detto:

    @Null è ovvio che mio figlio usa tablet cel e wii, semplicemente non a tavola, dove invece è il luogo in cui ne può parlare chiacchierando con gli altri.

  • @mamma_francesca mica non ti credo.
    Né ho suggerito da nessuna parte che il bimbo debba rimanere a casa.
    Al contrario, ho detto che è ragionevole portarlo con sé, ma che è altrettanto ragionevole lasciare che passi il tempo in modo a lui gradito. Se questo implica isolarsi, non vedo niente di male nel fatto che si isoli. Poi ognuno è fatto a modo suo, ma mi sono permesso di portare la mi esperienza di neurodiverso diagnosticato tardi. Pensavo fosse interessante per dei genitori neurotipici avere il punto di vista di qualcuno che ha passato queste cose e magari può spiegarvele con una consapevolezza ancora assente in un bambino. Tutto qua.
    Detto questo se tuo figlio apprezza il ristorante tanto di guadagnato. Non capita sempre, anzi nella mia esperienza è piuttosto raro. Meglio così, ovviamente.
    Solo, e non parlo con te nello specifico, bisognerebbe sempre chiedersi: sono capricci o è un’esigenza dovuta Alla sua particolare conformazione mentale? Perché obbligare a fare una cosa che a uno crea molti problemi, non è educare...
    claluirondinella61SoleTerra_di_Mezzo
  • Guarda la nostra situazione è molto particolare, nel senso che tutta la nostra famiglia è relativamente ND e non sono così convinta che mio figlio abbia una conformazione mentale diversa dalla mia, piuttosto deve - purtroppo per lui - vivere in una società molto diversa rispetto a 30 anni fa.
    E' estremamente difficile e pericoloso basarsi solo su di un'etichetta per l'educazione e quindi a mio avviso è meglio "provare" con il "consueto" e modificarlo solo dove non funziona, anche perchè se glielo concedi qualsiasi bimbo passerebbe tantissimo tempo davanti ai dispositivi elettronici, e qualsiasi bimbo fai i "capricci" per questo, dare per scontato che quelli di un bimbo autistico non siano capricci è discriminatorio. Quindi condivido che bisogna chiedersi il motivo del comportamento ma capirlo con bimbi piccoli è difficile. In ogni caso quando vai dal pediatra ti viene detto che per la salute non si dovrebbe superare un'ora al giorno di tempo video - limite che dalle elementari è sostanzialmente impossibile e che neanche noi rispettiamo, però concedere una cosa "dannosa" non può essere fatto a cuore leggero. Inoltre mangiare guardando dispositivi favorisce problematiche quali l'obesità.
    Per me concedere cel o tablet a tavola non è la soluzione del problema, molto meglio trovare i luoghi giusti per un'educazione al piacere dell'uscita. Quando una cosa piace si alza di molto il livello di sopportazione: ad es. a mio figlio piacciono le giostre e credo non ci sia posto più caotico e rumoroso.
    Domitilla
  • Io non dò per scontato che non siano capricci, ma, al contrario, suggerisco di *non* dare per scontato che lo siano. Le probabilità pre-test sono diverse, tutto qui.
    Il problema dei dispositivi elettronici in generale è diverso da quello che veniva posto nel thread: qui si parla di cosa fare al ristorante e in effetti leggere fumetti o cincionare con l’ipad Non è sostanzialmente diverso. Non credo del resto che si vada al ristorante sette giOrni la settimana a pranzo e cena, caso nel quale la tua obiezione sarebbe sensata.
    Piccola storia: lo stimming. Quando ero piccolo io manco esisteva il termine. Il mio stimming principale è manipolare il tessuto delle camicie in maniera alquanto caratteristica ed evidente. Mio babbo, con le migliori intenzioni, ha provato per anni a cercare di togliermi quello che considerava un vizio o un capriccio. Evidentemente sbagliava, e non ci è riuscito infatti. Ma questo ha provocato a me discrete sofferenze. Se avesse saputo che ero autistico e se avesse saputo cos’era lo stimming e se un professionista gli avesse detto, come molti fanno oggi, che provare a levarmi quello stimming al più me avrebbe fatto uscire un altro è peggiore, ci saremmo risparmiati diversi brutti quarti d’ora.
    Btw, continuo a stimmare come un pazzo anche oggi e nessuno mai, né a scuola né al lavoro ha mai detto niente.
    Terra_di_Mezzoclalui
  • Stiamo andando OT però sapere che un comportamento di un figlio dipende dal fatto che è autistico non significa automaticamente accettarlo, ma anzi spesso è più facile accettarlo considerando il comportamento un "vezzo" personale che non sapendo che dipende da qualcosa che la società ha definito "disabilità". Se l'autismo non fosse CONSIDERATO dai più una GRAVE patologia con tutti i pregiudizi e le discriminazioni del caso, ma solo un modo di essere, allora il discordo sarebbe diverso, ma in un contesto come quello di oggi ti tocca invece insegnargli che certe cose, quelle evidenti, le deve fare in privato in modo che la società non lo escluda. Ovviamente non è il caso dell'uso del tablet al ristorante, cosa che fanno molti bimbi.

    A parte le mie personali rigidità sull'uso dei dispositivi elettronici a tavola su cui tutti si sono concentrati, io comunque volevo puntare il discorso in positivo, cioè quello di trovare il modo di fargli piacere l'uscita, perchè se la goda, raccontando la mia esperienza in modo che si capisca che essere autistici non vuol dire necessariamente non potersi godere una cosa come andare al ristorante. D'altronde far scoprire il piacere per le cose è sempre il modo più efficace per raggiungere il risultato: ad es. le maestre ottengono molto di più se puntano a far piacere lo studio puntando sulla voglia di conoscenza che non dando delle regole.
    Sole
  • Non sono del tutto d'accordo. Più che insegnarli che certe cose vanno fatte in privato – tolte ovviamente le cose che vanno contro la pubblica decenza così come definite dalla legge – gli andrebbe insegnato che certe persone sono imbecilli e non bisogna dare loro peso. Io, e leggo tante testimonianze analoghe da parte di autistici, ho cominciato a vivere bene quando ho smesso di cercare di essere accettato a prescindere. Un tot di gente che ti accetta per quello che sei lo trovi sempre, magari poche, ma almeno sono valide (come i denti in bocca a certi vecchi, per citare Guccini). E le prime persone devono essere, ovviamente, i famigliari (non sto parlando di te).
    Del resto la società è per sua natura un luogo di esclusione, e lo è sempre stata. Ci saranno sempre gruppi che si fondano sull'esclusione di alcuni individui: per ragioni di censo, di colore della pelle, di ideologia politica o religiosa. E anche di neuroconformazione.
    Poi man mano si troveranno gli equilibri giusti. Io per anni ho sopportato assalti sensoriali perché "dovevo". Oggi, anche grazie alla consapevolezza della diagnosi e alla terapia, sopporto finché riesco e prima di andare in shutdown, indipendentemente da quello che sto facendo, mi prendo una pausa. Anche quando sono in riunione o faccio esami, chiedo una sospensione di dieci minuti. Nessuno ha mai sollevato obiezioni. Idem per lo stimming, per i movimenti ritmici con la testa o il piede, o addirittura per il roteare sulle sedie. E nemmeno sanno che sono autistico. Se avessi continuato a fingere che tutto andava bene per apparire "normale", avrei avuto molte più difficoltà in termini di produttività, perché avrei dovuto passare ore (o giorni) chiuso in casa per ripigliarmi.
    claluidamyMononokeHime
  • damydamy Post: 1,196
    Noi scegliamo sempre posti con area giochi non solo per il mio bimbo ND ma anche e sopratutto per la mia bimba NT. Sono bambini a loro piace la pizza ma poi nell attesa si divertono su scivoli e playground. Lo smartphone lo usano, soprattutto in situazioni molto lunghe e per fortuna rare tipo matrimoni.
    Domitilla
  • Sono riuscita a ricollegarmi solo oggi. vi ringrazio delle vostre risposte.
    mamma_francesca  concordo sul fatto che non dobbiamo accettare i suoi ricatti ma se siamo fuori e inizia a dare calci e pugni urlare etc di certo bisogna pur risolvere la cosa .. o vado a casa o cedo e poi a casa  affrontiamo la questione.
    Shiki sicuramente anche il disegno e i giochini sono un modo per isolarsi ma noi siamo contrari all'uso prolungato di dispositivi elettronici quindi su questo punto siamo fermi.
    @clalui, ti ricordi bene è asperger ... fino ad ora quello che abbiamo tentato di fare è quello che hai scritto tu... accordi preventivi che però spesso trovandoci nel posto non funzionavano perche' lui sosteneva che non aveva niente  da fare.
    Nell'ultimo mese, in previsione di un pranzo di battesimo, siamo andati fuori a pranzo ogni domenica per abituarlo e la cosa da una parte è andata anche bene perchè ha assaggiato nuovi cibi. La regola è stata niente cellulare durante il pranzo ed a fatica ci siamo riusciti, ha accettato la cosa senza grosse crisi.. ma lo abbiamo tenuto impegnato noi conversando ..vedremo se riusciamo come ha scritto qualcuno a fargli  apprezzare queste uscite al ristorante in modo da essere un po' tutti più sereni.
    Ora faremo un accordo preventivo per questo pranzo di battesimo, mi sono già procurata una rivista di Minecraft  che a lui piace da "giocarmi" in un momento di bisogno.. poi se tutto andrà bene avrà a casa il suo premio mezzora in più di play....


    riot
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