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Domande nate dalla lettura di Aspergirls di Rudy Simone

Ciao a tutti,
ho letto tutto d'un fiato il libro del titolo. L'ho letto molto velocemente presa dalla foga di fare l'elenco "ce l'ho, ce l'ho, mi manca" (inutile dire che i "ce l'ho" sono in netta prevalenza), quindi queste sono solo delle prime domande. Lo rileggerò sicuramente con più calma e immagino avrò tante altre domande da farvi.

Stereotipie: nella mia ignoranza pensavo alla stereotipia come a qualcosa di particolarmente evidente nella sua anomalia ma Rudy Simone include tra le stereotipie anche gesti che io considero banali come per esempio battere i piedi, muovere le dita, canticchiare, ecc. Sono gesti che mi sembra facciano moltissime persone, troppe per essere tutti ND. C'è una caratteristica, che so, frequenza con cui si presenta il comportamento, durata, intensità, modalità... per cui la stereotipia viene considerata come normale gestualità o al contrario indicativa (insieme alle altre caratteristiche ovviamente) di appartenenza allo spettro?

Meltdown (nel libro mi pare di aver capito che siano indicati come meltdown anche gli shutdown): per Rudy Simone sembrano essere inevitabili per le Aspergirls (o forse per gli asperger in generale), ma si può fare tutto il possibile per diminuirne la frequenza o almeno cercare di capire quando stanno per succedere. Per voi sono davvero inevitabili? Pensate che crescendo, superato il periodo critico della pubertà e acquisendo esperienze e abilità sia possibile che si "estinguano" o che si riducano a un livello controllabile?

Mi scuso se queste domande sono già state fatte, ho fatto una ricerca ma non sono riuscita a trovarne di simili. Grazie a chiunque vorrà rispondere.

PS: ho rifatto il test raads-r dopo aver letto il libro e dal nuovo risultato anziché essere al confine tra NT e ND sono risultata in pieno spettro.
rondinella61

Commenti

  • Le stereotipie le hanno anche i nt. Nei nd si distinguono anche per intensità, oltre che per visibilità.

    I meltdown li controllo meglio ora rispetto alla mia adolescenza dove ero un esplosione continua. Gli shutdown invece sono molto presenti, forse come contro indicazione del fatto che reprimo i miei meltdown.
    DomenicoLupawolfgang
    How wonderful it is that nobody need wait a single moment before starting to improve the world. - Anne Frank

    La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l'annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi, e quando sarà passata non ci sarà più nulla, soltanto io ci sarò. - Frank Herbert, libro Dune
  • wolfgangwolfgang Post: 10,787
    @Lupa
    1) le stereotipie le hanno tutti (più o meno), per essere clinicamente significative se ne evidenzia la durata, l'intensità, la frequenza e l'inappropriatezza sociale. Questi fattori possono diminuire portandole sotto la soglia clinica con la crescita (che è relativamente soggettiva, dove la soggettività è di chi fa la diagnosi), per questo motivo il criterio è considerato valido anche se le stereotipie erano visibili da bambino ma non sono più visibili da adulto.
    2) non tutti gli AS hanno meltdown e shutdown e si, c'è chi impara a gestirli ed evitarli.

    rondinella61Lupa
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • CharadeCharade Post: 1,378
    @Lupa Visto che hai letto il libro sarei curiosa di farti una domanda. Ho letto che c'è un capitolo intitolato "Tagliare i ponti". Come è spiegato questo fatto, perché tagliamo i ponti? Ti ritrovi anche in questo? Grazie se avrai voglia di rispondere
    Devo vivere guardando il fiume che scorre.
  • LupaLupa Post: 656
    wolfgang ha detto:

    Questi fattori possono diminuire portandole sotto la soglia clinica con la crescita (che è relativamente soggettiva, dove la soggettività è di chi fa la diagnosi), per questo motivo il criterio è considerato valido anche se le stereotipie erano visibili da bambino ma non sono più visibili da adulto.

    2) non tutti gli AS hanno meltdown e shutdown e si, c'è chi impara a gestirli ed evitarli.

    Capisco sempre di più la difficoltà della diagnosi negli adulti e mi chiedo se una eventuale diagnosi per chi è subclinico non porti ad avere più dubbi che certezze.
  • LupaLupa Post: 656
    modificato aprile 2019
    Charade ha detto:

    @Lupa Visto che hai letto il libro sarei curiosa di farti una domanda. Ho letto che c'è un capitolo intitolato "Tagliare i ponti". Come è spiegato questo fatto, perché tagliamo i ponti? Ti ritrovi anche in questo? Grazie se avrai voglia di rispondere

    Tra i motivi elencati nel libro c'è la necessità di allontanarsi da ciò che ci fa soffrire o arrabbiare, siano luoghi, persone, ingiustizie; Rudy Simone la definisce "una specie di piromania psichica". Bruciando i ponti "stiamo asserendo di essere quelli in controllo della nostra vita".
    Bruciare i ponti è anche il risultato di meltdown depressivi (credo intenda gli shutdown): "le nuvole non se ne vanno finché non troviamo nuovi orizzonti".
    E' anche una forma di prevenzione, un "colpire prima di essere colpiti", lasciare prima di essere lasciati, toglierci da una situazione prima di andare incontro a difficoltà, in una sorta di "profezia che si autoavvera".
    Mi ha fatto riflettere quando in questo capitolo la Simone dice che le "capita spesso di aiutare persone che sono stanche delle esperienze che hanno avuto
    nella loro vita, ma danno la colpa solo agli altri". Forse è quando non riusciamo a vedere quale parte abbiamo noi nella situazione che perdiamo il controllo o ci sembra di non poter fare nulla e quindi bruciamo i ponti.

    Mi ritrovo molto nel tagliare i ponti per rabbia o sofferenza, che nel mio caso definirei più insofferenza e delusione. Accumulo lentamente sensazioni negative e quando arrivo a tagliare i ponti prendo distanze senza tanto clamore. Non mi ritrovo molto nell'immagine eclatante della piromania.
    Aggiungo che per quanto mi riguarda taglio i ponti anche per una forma di pigrizia o esaurimento motivazionale. L'ho fatto soprattutto con le persone. Una relazione, di qualunque natura essa sia, richiede impegno e dedizione: occorre avere interesse costante per gli altri, farsi sentire e partecipare anche quando non se ne ha voglia, motivare le assenze, superare l'avversione per ciò che non ci piace di quella persona, ecc ecc. Più che un bruciare i ponti è un non mantenere un legame, ma il risultato non cambia.

    PS: i virgolettati sono citazioni dal libro.
    rondinella61CharadeEowyn
  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    Non ho letto il libro e credo di non aver capito il ragionamento della Simone.

    Prima se ho capito consiglia di allontanarsi dal dolore causato bruciando i ponti poi dice che le persone che fanno ciò danno la colpa solo agli altri.

    @Lupa, non è una contraddizione?
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • LupaLupa Post: 656
    no, la Simone non consiglia di bruciare i ponti, cerca di spiegare perché alcuni di noi lo fanno.
    Quanto scritto sopra è un riassunto dei motivi individuati dalla Simone che ci spingono a bruciare i ponti, cioè bruciamo i ponti per allontanarci dal dolore, ma non consiglia affatto di farlo.

    Domenico
  • CharadeCharade Post: 1,378
    Grazie @Lupa sei stata davvero molto esauriente
    Lupa
    Devo vivere guardando il fiume che scorre.
  • @Lupa,io non sono asperger ma mamma di una bimba nello spettro. Non sono più neanche una girl ma da quando ero una ragazzina brucio continuamente i ponti. Quando un amico/a mi delude oppure quando il legame diventa troppo stretto mi strozza perché gli appuntamenti frequenti mi pesano. Mi pesa uscire con le stesse persone, programmare le vacanze o le uscite a breve o a lungo termine. Mi sento obbligata e mi annoio. Quindi me ne allontano. Solo a 40 anni l'ho accettato e riconosciuto e mi sento sollevata.
    Lupa
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