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Siamo noi che aiutiamo o sono loro che ci aiutano?

Ciao a tutti.

Volevo porre la seguente domanda a tutti gli utenti ma soprattutto alle persone asperger:

Attualmente siamo noi aspie e pazienti che aiutiamo gli altri (psicologi e educatori) o sono questi altri che ci aiutano a volte?

Faccio questa domanda perchè a volte mi capita spesso di percepire che la persona che cerca di aiutarci, a sua volta, ha bisogno di aiuto piú di noi.

Vi è mai capitato?

Pensate se l'autismo non venne classificato come "disturbo"; come camperebbero e andrebbero avanti psicologi e psichiatri?

Commenti

  • modificato maggio 2019
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  • LifelsLifels Post: 1,850
    Ho avuto la sensazione che ogni “psicologo” e “psichiatra” da cui sono stato avesse un grande “bisogno di aiuto”.

    In alcuni di loro ho percepito desiderio di aiutare.

    In alcuni di loro ho percepito aggressività.


    In ognuno di loro ho percepito tanta superficialità.

    Ho percepito una grande difficoltà ad ascoltare, e una tendenza a “credere di sapere”, di capire.

    Qualcuno persiste nella propria rigidità, qualcuno un po’ alla volta inizia ad ascoltare maggiormente, superando le proprie convinzioni.


    Immagino che per qualcuno questo possa essere un aiuto prezioso, ma anche che sia “solitamente importante” un grande contributo da parte della persona che cerca aiuto. 

    Entrambi hanno “bisogno di aiuto”, entrambi possono imparare qualcosa. 

    A volte questo “aiuto” può essere molto dannoso, e potrebbe essere importante “privarsene” (cercandolo altrove, esternamente e/o internamente a sé stessi).


    La “prima fase” mi sembra la più delicata, c’è bisogno di tempo per conoscere e comprendere in parte “la persona che cerca aiuto”. In questa fase mi sembra che sia più facile incontrare difficoltà di ascolto, supponenza e rigidità nella persona “che dovrebbe aiutare”.

    In questa fase una resistenza da parte “della persona che cerca aiuto” mi sembra spesso alimentare la rigidità “della persona che dovrebbe aiutare”.
    Quest’ultima a volte risponde con “aggressività” (perdita di controllo) e/o manipolazione mentale; non far accadere questo potrebbe richiedere “delle abilità”.

    Evitando “ogni resistenza” (giusta o meno) spesso si diventa “delle cavie” (questo accade soprattutto con gli “psichiatri”): la persona “che dovrebbe aiutare” procede, solitamente, per tentativi. 
    Molti di questi tentativi e i conseguenti danni sono potenzialmente evitabili tramite un'accurata “indagine iniziale” (indagare sulla persona, ascoltarla, cercare di conoscerla, valutare con la persona in cerca di aiuto pro e contro di ogni possibile soluzione considerata). 

    Nel ruolo “di persona in cerca di aiuto” punterei a cercare di favorire l’accurata indagine, prestando attenzione a limitare atteggiamenti che potrebbero scatenare nell'altro una ”chiusura”.


    rondinella61Nemo
    Tutto “tra virgolette”

  • JAA005JAA005 Post: 825
    Ehm....mi piacerebbe studiare psicologia.Ergo mi sa che entro nell' insieme intersezione aiutante da aiutare.Credo anche che il 9o%delle persone affascinate dalla psicologia non siano molto " normali" ...Discorso da sviscerare.
    rondinella61Eliagiovera68
  • riotriot Post: 6,425
    JAA005 ha detto:

    Ehm....mi piacerebbe studiare psicologia.Ergo mi sa che entro nell' insieme intersezione aiutante da aiutare.Credo anche che il 9o%delle persone affascinate dalla psicologia non siano molto " normali" ...Discorso da sviscerare.



    un mio amico che era studente di psicologia asseriva che chi prende quel percorso di studi lo fa per prima cosa per capire se stessi.
    s'è laureato per tempo, ma fa l'import/export di vini... forse in gran parte aveva capito le sue stesse motivazioni.
    JAA005
  • MarkovMarkov Post: 10,882
    Chi prende psichiatria passa a tutti gli effetti da una laurea difficile e carica di cultura. Quindi secondo me, almeno in un primo momento, voleva solo aiutare.
  • Vi dico la mia esperienza: vivendo in Sardegna trovare lavoro sta diventando sempre piú difficile dato l'alto numero di disoccupati e la poca offerta di lavoro.
    Giusto per non rimanere senza far niente ho deciso di seguire un percorso di inserimento socio-lavorativo gratuito (senza rimborso nè retribuzione) dell'Anffas; mi sono purtroppo accorto che le persone che mi stanno seguendo, a sua volta, hanno necessitá di avere un lavoro fisso e/o probabilmente hanno scelto di fare volontariato presso Anffas per "fare qualcosa" e/o sbarcare il lunario. In una parola "precari".
    A questo punto mi sorge la seguente domanda: come fanno a fare in modo che io trovi lavoro se loro, a sua volta, sono "precari" e hanno bisogno di aiuto?
    Non vi sembra un sistema "perverso"?
    Domitilla
  • DomitillaDomitilla Post: 3,101
    Hai ragione, per questo sono contraria al volontariato.
    Se c'è chi è disposto a lavorare gratis, perché assumere?
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