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Essere genitori con un disturbo del neurosviluppo

Ciao,
mi chiamo Apgar7 e ho l'adhd con palesi tratti autistici. Ho un meraviglioso bambino che però soffre dei miei problemi, così come ne soffre mio marito, ma lui è più autonomo.
I miei problemi connessi con l'autismo sono la ricerca della ripetizione, la difficoltà di adattarmi ai cambiamenti, la rigidità, i problemi sensoriali e la... anedonia sociale? Quindi questo povero bimbo dormirà con noi fino a 15 anni perché io devo dormire sempre alla stessa ora!
Se ci sono mamme nel forum possiamo parlarne? Mi aiuterebbe ad imparare qualcosa di nuovo!
Mare
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Commenti

  • MareMare Post: 364
    Perché tuo figlio dormirà con te fino ai 15 anni? Scusa ma non ho proprio capito cosa intendi dire.
    Quanti anni ha?
  • Apgar7Apgar7 Post: 280
    Ciao Mare,
    ha 4 anni. Per abituare un bambino a dormire nel suo lettino bisogna prevedere di perdere qualche ora di sonno, perchè bisogna stare con lui, addormentarlo, lui si sveglierà perchè l'ambiente è insolito, bisognerà riaddormentarlo, ecc. Figurati quanto è facile per una che va a dormire sempre alla stessa ora altrimenti ha le crisi di rabbia!
    Mare
  • MareMare Post: 364
    modificato agosto 2020
    Ti dico la mia esperienza: il primo figlio l'ho messo nella sua camera a un mese e mezzo. Nonostante lo allattassi al seno, ho fatto così perché io soffro d'insonnia, lui si agitava in continuazione e io non dormivo più. Appena messo ha dormito meglio anche lui, perché respirava un'aria migliore di quella di una stanza con due adulti.
    Con la seconda, che era più tramquilla, l'ho messa in stanza col fratello a un anno e tre mesi. In quel caso, visto che era più grande e avevo paura potesse rifiutarsi, ho aspettato il rientro dalle vacanze estive, sfruttando la confusione dei cambi di casa, cioè appena arrivati direttamente col fratello. Nessun problema. Si addormenta da sola, per ora, ha tre anni. Più avanti sarà possibile richieda la presenza di qualcuno, ma è più legato all'età che al cambio di ambiente.
    Questo per dirti di prendere molto con le pinze i vari " con i bambini si DEVE fare così" e avere più considerazione delle proprie esigenze.
    Per il resto io non ho grossi problemi di rigidità e routine, riesco ad adattarmi abbastanza. I miei problemi sono più altri...
    Cosa pensi stia facendo soffrire tuo figlio, di te? In che modo? Da cosa te ne sei accorta?
    Smeagol
  • PapaveroRossoPapaveroRosso Post: 5
    modificato agosto 2020
    Interessante
    mammarosanna
  • Apgar7Apgar7 Post: 280
    Grazie Mare per aver condiviso la tua esperienza! Secondo me da piccoli la routine può essere un fatto positivo, ma nel mio caso è un po' estrema, di quelle per intenderci che non si confessano facilmente ad altri.
    Probabilmente mio figlio risente dei litigi con il padre che, pur accettandomi come sono, a volte organizza le sue cose senza tenere conto dei miei programmi. Risente sicuramente del fatto che, non tollerando a lungo la presenza di altri, passo con lui meno tempo di altre mamme o, se sono costretta a stare con lui tutto il giorno come durante il lockdown, sono molto ansiosa e irritabile. Tu che genere di problemi hai se posso chiedere? Influenzano il rapporto con i tuoi figli?
    mammarosannaMare
  • MareMare Post: 364
    Anche io il mio compagno litighiamo spesso, per diverse ragioni che un po' dipendono da me e un po' da lui.
    Il grande, 7 anni, ne soffre, ha paura che ci separiamo. Io sto cercando di fargli capire che cio che importa non è il litigare in sé, ma il riuscire a chiarirsi e fare la pace. Che è quello che effettivamente avviene tra noi.
    I miei problemi con loro più direttamente legati all'autismo credo riguardino soprattutto la stanchezza. Io mi adatto molto, sopporto molto, ma questo mi sfianca e quindi sono sempre stanca e ho poca energia e voglia di giocare con loro. Soprattutto il gioco simbolico è troppo per me.
    Per fortuna si adorano e giocano tanto assieme.
    Poi quando era nato il primo (un cazzotto in faccia e un coltello nel ventre doversi trasformare in madre), avevo difficoltà a accarezzarlo, coccolarlo, manipolarlo. (Per fortuna lo allattavo al seno, se no, povero...). Lì mi ha aiutato molto un corso di massaggio infantile, quando aveva due-tre mesi, organizzato dal consultorio. Mi ha sbloccato e da allora non ho avuto più problemi, nemmeno con la seconda. Anzi, me li coccolo pure troppo!
    Poi va bé, quando il grande mastica con la bocca aperta, mi arrabbio troppo, e.anche quando faccio i miei patetici e inutili tentativi di avere una casa ordinata e pulita e prima di riuscire a passare l'aspirapolvere impiego ore a riordinare le loro cose...ma tanto ormai hanno capito che in quei momenti mammina si trasforma in un drago sputafuoco e quindi le devono girare al largo!
    Un altro problema che ho è che non sono in grado di aiutarli nel fare amicizia, quando all'asilo le maestre di mio figlio mi dissero di aiutarlo a capire come relazionarsi con gli altri bambini, mu trovai completamente spiazzata, mi veniva quasi da piangere. Questo è un problema che dobbiamo ancora affrontare. Invece la piccola, fortunatamente, non sembra proprio avere queste difficoltà.
    Poi ho anche altri problemi legati a patologie croniche che ho,.tra cui il fatto che da quando hanno superato i cinque kg di peso non lì posso più sollevare...veramente un grosso problema con bambini piccoli...
    Va bé comunque la mamma perfetta è un assurdo, non può esistere, perché se esistesse sarebbe imperfetta in quanto che la sua perfezione impedirebbe al figlio di sviluppare le abilità e la resistenza per far fronte alle difficoltà del genitore, e quindi sarebbe danneggiato da ciò.
    Infatti si dice che la madre deve essere "sufficientemente buona"
    mammarosanna
  • vera68vera68 Post: 3,032
    I litigi a cui ho assistito da bambina mi hanno sconquassato dentro. Le schiumate di rabbia anche. E I miei non si sono mai picchiati. Non si sarebbero mai traditi. Un incontro di box verbale con regole feree. Praticamente quotidiano
    @mare anche mia madre si premurava di dirmi che era meglio chiarirsi e poi fare pace.

    Io non l'ho mai accettato.
    Non sopportavo neanche i litigi da bambini.

    Ci ho fatto il callo, che con il tempo è diventato spesso come una corazza.

    Crescendo ho appreso un modus operandi, meglio un modus reagendi. E ho litigato con la stessa veemenza che i miei occhi avevano visto e la mia pelle aveva percepito.
    Una questione di percezione da non trascurare.

    Non mi sentivo più sconquassata dentro, il callo era così spesso che non avevo più contatti con quella parte di me che era rimasta chiusa lì dentro per proteggersi.
    Una parte dentro e una parte fuori e la parte fuori era sfinita

    Una volta in una sala d'aspetto trovai un libricino "l'urlo di mamma" che arrivò a toccare la parte di me rimasta chiusa avvolta in un callo protettivo. Le due parti di me, hanno cominciato a toccarsi in quel frangente.
    Un pulcino dice: "oggi mamma ha gridato così forte che mi ha mandato in pezzi, la testa è schizzata in cielo, non potevo dirlo a nessuno perché il becco è finito sui monti, le ali imbrigliate nella giungla, il corpo in fondo al mare, solo il culetto è rimasto in città, mi sono rimaste solo le zampe con cui ho continuato a correre finché non sono finito allo stremo delle forze nel deserto."
    Finisce con una nota positiva: la mamma recupera tutti i pezzi e il pulcino può essere ricomposto.

    Un linguaggio da bambini ha raggiunto il mio bambino interiore e ha toccato l'adulto sfinito.

    Ricomporre il pulcino non è detto che sia una questione semplice, facile o automatica.
    rondinella61mammarosannaBlunotte
  • MareMare Post: 364
    @vera68 non puoi litigare quasi tutti i giorni e poi dire a un bambino che l'importante è fare pace, perché lui lo sente che non è vero, che non vi siete affatto chiariti.
    Questo vale solo per le litigate sporadiche, che permettono veramente il chiarimento e un approfondimento del rapporto.
    Non si deve mentire ai bambini.
    Ma è sbagliato anche volerli preservare da ogni sofferenza.
    So benissimo cosa sono le urlate in faccia, più che quotidiane, so perfettamente cosa sono sberle a raffica e botte, so cosa sono continue umiliazioni e manipolazioni di me stessa e della realtà.
    E quando mi andava bene e le urla non erano verso di me ma tra di loro, speravo tanto si separsssero, avrei avuto un problema in meno.
    Io non farò mai vivere ai miei figli nemmeno un decimo di quello che ho vissuto io, ma è sbagliato pure pensare che debba essere l'esatto opposto.
    Non si può crescere i figli pensando che siano fragili creature di carta velina, cui il minimo soffio di vento causa danni irreparabili.
    Non si può per due ragioni:
    Uno che anche i genitori hanno difetti e necessità, si fa il possibile, ma se si crede o si vuole fare l'impossibile si fa solo danni: o ci si distrugge, e un bambino soffre assai di più per questo che per altro, o ci si autoconvince di essere perfetti, e quindi non si vedono i problemi e quando questi si palesano se ne da la colpa agli altri, magari agli stessi figli.
    L'altra ragione è che ai bambini fa male crescere in una famiglia troppo perfetta. Non è naturale, è come andare a fare i percorsi avventura nei boschi, quelli con le passerelle e le imbragature, e credere di aver imparato a vivere nella natura selvaggia.
    I bambini scoprono se stessi e trovano conferme delle proprie capacità solo affrontando vere difficoltà, tra cui, essenziali, le mancanze dei propri genitori. È chiaro che queste mancanze devono essere contenute, è il concetto di "madre sufficientemente buona".
    Ti faccio un esempio, la mia vicina di casa, nt, aveva una famiglia attentissima e quanto di più vicino alla perfezione si potesse immaginare: bella ragazza, benestante, padre psicologo, mai una sberla, pochissime sgridate mai ad alta voce e ben morivate etc etc....i problemi lei è andata a cercarseli durante l'adolescenza, col lanternino, ne aveva bisogno!
    Io soffro ancora molto per quel che ho passato, ma paradossalmente è stato proprio il clima insostenibile che vivevo in casa a spingermi a uscire dal mio autismo. A 12 anni decisi che piuttosto che ammazzarmi, che facevo sempre in tempo, era meglio tentare il tutto per tutto e affrontare il mondo, che tanto peggio di casa mia non poteva essere. E così è stato, di botte (metaforiche ma non sempre)ne ho prese tante anche fuori casa, ma meno e soprattutto ho potuto raggiungere dei risultati senza negare completamente me stessa, che era l'obiettivo dei miei.
    Credo che se avessi avuto una famiglia accogiente mi ci sarei rifugiata dentro e sarei ancora lì.
    Ovviamente sto parlando di un'epoca in cui era impossibile per una bambina con autismo lieve essere riconosciuta come tale.
    Adesso è diverso ed esistono terapie.
    Io le avrei tanto volute.
    rondinella61amigdalaBlunotte
  • vera68vera68 Post: 3,032
    Anche io dicevo che non avrei fatto vivere ai miei figli neanche un decimo di quanto avevo vissuto io
    Non è così facile come sembra. Almeno non lo è stato per me
  • Apgar7Apgar7 Post: 280
    Anche per me la stanchezza è un problema, così come lo è il gioco simbolico e la confusione continua. Nel mio caso però si tratta di depressione, con il suo correlato di stanchezza, mancanza di concentrazione, irritabilità. A mio figlio dico che mamma è deconcentrata e che devo fare giochi manuali, semplici. Ti dico che è depressione con una certa sicurezza perchè con una terapia ad hoc miglioro di molto. I tratti autistici invece rimangono praticamente intonsi nonostante la farmacoterapia. L'insistenza sulla ripetizione, la rigidità, i problemi sensoriali (questi a dire il vero migliorati dai farmaci per l'adhd), gli interessi ristretti e la perseverazione sugli stessi... Da tre anni il mio interesse principale se non unico è la psichiatria. Sto sola in casa accumulando libri, video, audio, studi sulla psichiatria, per poi chiacchierare di questi argomenti a lavoro. Faccio da consulente psicologico a tutti :) ...per poi invitarli se è il caso ad andare dallo psichiatra, è chiaro. 


    I bambini con disturbi del neurosviluppo sono più a rischio di abuso fisico ed emotivo. Anche io ho avuto tantissimi problemi con la mia famiglia che era veramente caotica, visto che i miei erano pazienti psichiatrici e che come molti fanno,non si curavano. Il dramma, l'eccesso, l'incertezza erano all'ordine del giorno. Io ero la più responsabile in famiglia, pensate un po'. Con i problemi che avevo ho sopportato l'imprevedibilità, la follia, la solitudine, lo stress... Lo stress a livelli apocalittici, non so come non sia morta di infarto. Devo la mia sopravvivenza a mio marito, che è stato un'ancora di salvezza per me. 
    MareLCB81vera68rondinella61mammarosannaBlunotte
  • MareMare Post: 364
    @Apgar7 quello che tu hai imparato per sopravvivere, sarà qualcosa che ti aiuterà tanto nell'insegnare a tuo figlio ad affrontare la vita. E.ad affrontare le proprie imperfezioni.
    Dai più retta a quello che ai manuali di pedagogia, se posso darti un consiglio!'
    Apgar7
  • vera68vera68 Post: 3,032
    modificato agosto 2020
    Io credo @mare, per risponderti meglio, che molto dipende dalla sensibilità del bambino.
    Non tutti i bimbi vanno in pezzi allo stesso modo, per la stessa intensità.
    Certo ciò che viene naturale è pensare che ci si deve abituare. Certo, ma ci si abitua davvero o ci si illude di essersi abituati?
    Non è una questione di andarsi poi a cercare i problemi perché non se ne hanno avuti
    Le crisi adolescenziali sono normali sia in coloro che hanno avuto una famiglia disfunzionale sia nelle altre.

    Il problema è che per alcuni bambini è praticamente impossibile non andare in pezzi, (io qui ho ben presente degli esempi) allora occorre molta attenzione nel rimettere insieme i pezzi, talvolta ci illudiamo che i pezzi siamo stati rimessi a posto. A volte pensiamo che forse non è successo nulla. Mah si ha capito... Deve capire...
    Mia madre aveva un gran bisogno di credere che i miei pezzi fossero riandati a posto, che non avessi avuto trascichi.
    Mi ha protetto molto.
    Loro, i miei genitori, del resto non avevano altro modo per comunicare. Mi ha persino allontanato da casa. Io non mi sono neanche accorta di tutta l'intensità del dramma.
    Continuo a dire che ci sono persone che hanno patito molto peggio, ma non lo so davvero perché mia madre mi ha protetto come ne "la vita è bella". E ciò nonostante...

    Io probabilmente faccio parte di quei bambini che vanno in pezzi per nulla. Convinta che il callo potesse proteggermi, mi sono esposta io volontariamente, dovevo abituarmi. Io non vado più in pezzi, io sono forte, io lotto, io mi farò sentire. La cosa sicuramente che non sentivo più era il mio bimbo interiore piangere.
    La conclusione a cui è arrivata la mia terapeuta è che a livello psichico mi è andata molto molto bene.
    Se si può cercare di curare l'esplosione di rabbia e ciò che la scatena e ciò che rappresenta, meglio farlo. Anzi per me un dovere. Eredità buona che lascerò dietro di me.
    Non è solo una questione di esser nati cosi




    Blunotte
  • Apgar7Apgar7 Post: 280
    @Mare Concordo con te. Conosci il famoso caso del giudice Schreber? Suo padre era un noto pedagogo, famosissimo per l'epoca. Involontariamente si rivelò un sadico, perchè era convinto che i bambini fossero esseri imperfetti, da "raddrizzare", nel vero senso della parola! @vera68 Invece ora sappiamo che i bambini hanno caratteristiche individuali innate che possono essere o meno armoniche rispetto all'ambiente. Sono anche molto adattabili e resilienti, cercano di aderire alle richieste esterne, fintanto che glielo si consente. Quando poi vanno in pezzi non sempre lo mostrano in maniera palese. Sul momento ammortizzano veramente quasi tutto, sono fatti per sopravvivere... per poi mostrare le cicatrici in seguito. 
    Blunotte
  • vera68vera68 Post: 3,032
    modificato agosto 2020
    Certo @Apgar7, non è un'eresia pensare che la disarmonia abbia molte cause, non una sola.

    Vedo che siamo sulla stessa lunghezza d'onda con il caso schreber
    Post edited by vera68 on
  • MareMare Post: 364
    @vera68 non sono d'accordo. So bene che le mie idee si discostano da quelle della maggioranza, che ritiene di dover dichiarare di essere genitori in perenne tensione verso la perfezione, salvo poi fare molto spesso l'esatto contrario.
    È sbagliata questa eccessiva colpevoizzazione, non tutto dipende dai genitori, è essenziale che i bambini ci mettano la propria parte.
    Evitiamo di fare i genitori elicottero.
    A nessuno piace litigare, è ovvio che si cerchi di farlo il meno possibile, per i figli ma anche per se stessi.
    Ma questo non ci rende cattivi genitori, ci rende genitori imperfetti, che è tutta un'altra cosa.
    Se un bambino è così fragile da venire distrutto da qualche litigata dei genitori, allora è quelo il problema, grosso, e non si risolverà non litigando, perché nella vita le cose brutte capitano comunque. Andrà in pezzi perché l'amichetta preferisce un'altra.

    E comunque i bambini mandano sempre segnali di malessere, bisogna saperli e volerli vedere.
    Apgar7Blunotte
  • vera68vera68 Post: 3,032
    Io ho avuto due grandi genitori. Imperfetti.
    Credo che si contino sulla punta delle dita i commenti in cui sono stati "colpevolizzati" e basta, hanno avuto i loro limiti e i loro pregi.
    Tuttavia dopo 8 anni di psicoterapia mi scendono ancora le lacrime, la mia terapeuta dice che questo si chiama "il pianto antico", sono quelle lacrime che non sono piangibili quando si è più piccoli.

    Se è l'eccessiva fragilità il problema forse si cura dando tempo, fermando le ostilità ed evitando ciò che manda in pezzi e usando questo tempo per aiutare il bimbo a crescere e a formarsi un IO abbastanza forte da reggere. Poi le ostilità potranno anche riprendere.

    Ora io ho i figli grandi, la mia figlia nello spettro sembra solo più uno "spirito artistico", ma se potessi tornare indietro e avessi la consapevolezza e la struttura psicologica che ho oggi e non quella di 15 anni fa o anche solo di 8 quando ho iniziato la psicoterapia, farei molta attenzione ai litigi.
    Avrei fatto molta attenzione ai litigi anche con la grande che è ben lontana dallo spettro
    È solo ciò che ho tratto dalla mia esperienza


    Blunotte
  • MareMare Post: 364
    @vera68 io ti posso assicurare che ho sofferto molto il fatto che mia madre non riesca mai ad uscire dalla sua prospettiva personale, che generalizzi continuamente le sue esperienze come se fossero universalmente valide. E che quindi sia imcapace di ascoltare una visione diversa.
    Certo, non è nata così, ha avuto un'infanzia dura.
    Ma ti assicuro che nel mio caso era molto peggio questo che non le litigate.
    vera68Blunotte
  • vera68vera68 Post: 3,032
    Ti capisco bene, anche mia madre era cosi e io non posso far rifermento che a me e al mio sentire.
    A me viene la pelle d'oca e un senso di dolore come se mi dilaniassero dentro. Pensa che mi succede anche quando vedo due estranei litigare per la strada.

    Eppure quando perdo il controllo, sono io che dilanio! Me ne accorgo dopo però

    Sicuramente ci sono bambini che non fanno drammi per le litigate, dipende molto dal temperamento. Ovviamente la mia opinione risente del mio vissuto.




  • Apgar7Apgar7 Post: 280
    modificato agosto 2020
    Non volevo assolutamente dire che i genitori sono "responsabili" di come un bambino si adatta all'ambiente, semmai sono parte dell'ambiente. Più l'ambiente insegna ad essere sensibili e adattabili alle caratteristiche dei singoli individui, meglio ci si trova tutti quanti. Più insegna a trovare difetti da correggere e non caratteristiche da utilizzare (in senso buono), minori saranno gli individui che hanno la fortuna o di essere proprio come viene richiesto dall'ambiente o di essere piuttosto indifferenti all'approvazione o alla disapprovazione, un po' insensibili. Cosa che chi ha un disturbo del neurosviluppo generalmente non è, entrambe le cose non è. E i genitori, fomentati dalle convinzioni dell'ambiente su come debba essere un bambino, si sforzano di aiutarlo a conformarsi spesso in assoluta buona fede, per evitare una più dura reprimenda da parte degli "altri" . Da qui le botte perché ti voglio bene, che sciupano risorse e qualità per reprimere ipotetici "difetti".
    LCB81MaremammarosannaBlunotte
  • vera68vera68 Post: 3,032
    Infatti sono parte dell'ambiente come lo è anche il bambino. Interagiscono e agiscono sull'ambiente. Su questo la teoria dell'attaccamento fa scuola.
    Mi sembra che stiamo girando in tondo..
  • Apgar7Apgar7 Post: 280
    In che senso?
  • vera68vera68 Post: 3,032
    modificato agosto 2020
    Nel senso che l'ambiente è costruito da tutte le relazioni tra le persone che costituiscono l'albiente. Anche il bambino stesso determina l'ambiente, come anche i genitori, il parentado i pari, la scuola ecc... L'ambiente è un sistema. La teoria del campo di lewin definisce questo molto bene e la persona e le sue percezioni, che sono soggettive, sono al centro del campo
    Questo significa che non ci sono colpevoli, non c'è un dito da puntare contro qualcuno, tutti sono responsabili, perché tutti contribuiscono a formare le relazioni che agiscono sul campo, anche la persona stessa.

    Proprio perché parliamo di percezione e nella discussione si parla di litigate frequenti ho riportato la mia esperienza. Sul giudice schreber, ho capito che intendevi che il padre pensava di raddrizzato a fin di bene per conformarlo ai suoi desiderata nonché all'ambiente e che questo non sia stato un toccasana. Tuttavia non sono raccontati episodi, quindi non si può dire quanto fosse stato davvero cattivo il padre del giudice. Per il figlio, nella percezione del figlio, sicuramente è andato oltre i limiti. Su questo occorre porre l'attenzione




  • Apgar7Apgar7 Post: 280
    Non sono raccontati episodi da chi? Freud, che ha seguito il caso e lo ha riproposto in uno dei suoi noti "single case studies", ne riporta alcuni. Ti lascio un link https://www.stateofmind.it/2019/07/la-famiglia-che-uccide-schreber/
    Non era probabilmente cattivo, solo mostrava segni di un disturbo mentale, forse lo stesso disturbo che colpirà tutti e tre i suoi figli. Magari era stato a sua volta vittima di pratiche educative analoghe, che non hanno aiutato lui e certamente non i suoi figli. Anche qui c'è da notare come anche la psicosi sia una forma di "autismo", limitando di fatto l'empatia e rendendo difficile svolgere il delicato compito di genitore ed educatore.

    Ho fatto caso che tutte e tre abbiamo un modo pedante e impersonale di parlare, come volessimo "oggettivare" il più possibile la conversazione. Nel nostro dialogo tra oggetti ci sarà più il tratto autistico o la posizione schizoparanoide di Melanie Klein? In ogni caso noto una grande somiglianza nel nostro modo di scrivere e mi domando se dopotutto è questa la pedanteria dell'Asperger!
    Marevera68
  • vera68vera68 Post: 3,032
    Non mi riferivo a Freud, conosco il link che mi hai postato. Intendo dire che nel libro "storie di un malato di nervi" egli non fa riferimenti alla sua educazione ricevuta. É la storia del suo delirio. Non è lui a raccontare cosa succedeva in casa, lo si desume dai metodi educativi promossi dal padre in quanto pedagogo.
    Io non l'ho letto, ma il libro "la famiglia che uccide" deve essere interessante se riesce a interpretare il delirio lucido del giudice con i metodi educativi e quindi fare una trasposizione del vissuto del giudice alla luce dei metodi divulgati dal padre.
    Un conto è il fatto oggettivo un conto è il vissuto percepito che è diverso in ogni persona. Non è una questione di iperprotezione ma di giusta protezione. Penso che ora il pensiero che voglio trasmettere si possa incasinare un po'. Ci provo.
    Il bambino ipersensibile va in pezzi per nulla, ma per l'altro è nulla, non per il bimbo che sopravvive si rafforza e diventa adulto. Da adulto non va piu in pezzi per le stesse cose, Il bimbo-adulto potrebbe essere iperprotettivo quando trasferisce il suo bisogno di protezione mancato e potrebbe al contrario essere incurante degli effetti dello stress ambientale perché deve imparare a vivere e non si può stare sotto una campana di vetro, in fin dei conti deve imparare ad adattarsi. Entrambe le posizioni sono corrette. Il difficile sta nella interpretazione della situazione presente che fa il bambino-adulto, interpretazione che risente del proprio vissuto e come la mette in relazione con il suo bambino che avrà anche lui un vissuto percepito. Se il bambino-adulto non ha avuto uno sviluppo armonico diventa tutto un vero casino.

    Sulla pedanteria, io so di essere pedante. Credo di esserlo stata da sempre, ma non me ne accorgo. Mia madre era pedante. Quindi non so se è un tratto appreso per imitazione o se è, come ho letto, un tratto che accomuna le persone con molti lutti di separazione. Una difesa dell'io. Nel mio caso corrispondo ad entrambe le letture
    Di certo molto spesso ho bisogno di ribadire il mio pensiero, mi sembra di non essermi mai spiegata abbastanza, che l'altro non abbia capito proprio il nocciolo a cui volevo arrivare.
    Quasi come se dovessi raggiungere un livello di coscienza più profondo nell'altro perché l'oggetto arriva da un mio livello di coscienza più profondo o perché penso che ci sia un microdettaglio che faccia la differenza.




    Apgar7Blunotte
  • MareMare Post: 364
    vera68 ha detto:

    Di certo molto spesso ho bisogno di ribadire il mio pensiero, mi sembra di non essermi mai spiegata abbastanza, che l'altro non abbia capito proprio il nocciolo a cui volevo arrivare.
    Quasi come se dovessi raggiungere un livello di coscienza più profondo nell'altro perché l'oggetto arriva da un mio livello di coscienza più profondo o perché penso che ci sia un microdettaglio che faccia la differenza.




    In questo mi rivedo molto. Ed effettivamente può essere pedanteria. Ma io faccio veramente fatica a capire se l'altro ha travisato le mie parole oppure se ha semplicemente un punto di vista diverso. A volte penso che quella persona non voglia capire, spesso inconsciamente e quindi capisca solo quel che vuol capire. Altre volte però mi chiedo se sono io che non voglio prendere in considerazione le opinioni dell'altro, che magari ha capito perfettamente il mio pensiero, ma io non voglio ammetterlo. 
    Quello che mi stupisce sempre è come anche di fronte a frasi scritte, il cui significato mi sembra inequivocabile, non ci si capisca. 
    Blunotte
  • LCB81LCB81 Post: 81
    @Mare condivido le difficoltà che hai descritto.
  • vera68vera68 Post: 3,032
    @mare io ho trovato uno stratagemma che adottiamo in casa quando il mio fiume di parole esonda e ribadisco, ribadisco ribadisco.
    Mi dicono di aver capito, magari me lo dicono 2 volte. Ma io dopo mi interrompo.
    A volte non sono certa che abbiano capito magari proverei maggiore sodfisfazione se dicessero due parole in più, ma appunto sarebbe una questione di soddisfazione personale.

    Vedo che anche la mia terapeuta spesso mi tranquillizza di aver ben chiaro una cosa che magari abbiamo già sviscerato più volte, così possiamo passare ad altro
    Apgar7
  • LCB81LCB81 Post: 81
    Forse un'alternativa potrebbe essere dire meno cose, cercando di dirle nel modo più chiaro possibile, in modo da favorire al meglio la comprensione.
    Apgar7vera68
  • MareMare Post: 364
    In realtà io non parlo tanto a casa, per ora nella mia famiglia ci capiamo abbastanza bene. E' una cosa che mi capita di più con gli altri...

    ..
    LCB81 ha detto:

    Forse un'alternativa potrebbe essere dire meno cose, cercando di dirle nel modo più chiaro possibile, in modo da favorire al meglio la comprensione.

    Sono d'accordo, in teoria ma io spesso sono molto stringata, anzi penso di esserlo troppo perchè la gente mi capisce ancora meno. Ci vuole una giusta via di mezzo. 
    Cioè io spesso supersintetizzo, ma ho l'impressione che le mie frasi, in questo modo, suonino più come un indovinello che come una comunicazione di un pensiero. 

    Noto che chi spiega con molte più parole di me, e in modo che io percepisco prolisso e noioso, ottiene molta più attenzione e soprattutto comprensione. 
    Apgar7
  • vera68vera68 Post: 3,032
    Io non penso @mare che tu sia eccessivamente stringata. Almeno non qui.
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