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Un anonimo diario

Credo che le uniche azioni utili della mia vita di risolvano nelle carezze che faccio al mio gatto e negli altri accudimenti che gli riservo. Spero in un contratto a tempo indeterminato per poter cambiare casa e potermi dedicare alla cura di gatti vecchi e/o malati, almeno in questo modo la mia esistenza non rimarrà un inutile spreco di risorse e avrò fatto qualcosa di utile.

Ultimamente rifletto molto su quanto inutile sia la mia vita, e questo mi pare l'unico modo per cambiare direzione. Devo in qualche modo restituire quel che ho consumato.
Blunotterondinella61amigdala

Commenti

  • Data la sezione del forum in cui hai postato non mi è chiaro se si tratti di un racconto inventato o della tua realtà: nel secondo caso spero che i tuoi sogni si realizzino. Spero che la forza della speranza e del riscatto non ti abbandonino.

    Dobbiamo ricordarci però (e lo dico anche a me stessa) di dare un senso all'esistenza che vada oltre il senso di utilità/inutilità di una persona. Se no siamo sempre a correre in cerchio. Se per qualche motivo si smette di essere utili nell'ultimo modo che abbiamo trovato, si sta di nuovo male.

    Se non volevi aprire la discussione ad interventi altrui (mi viene il dubbio, dato il titolo "diario"), fa' pure cancellare il mio commento :-)
    rondinella61
    ---- Per vari motivi, preferisco usare poco/per nulla la funzione messaggi privati. ----
  • PonyoPonyo Post: 435
    @Blunotte sì, è tutto reale. Non sapevo dove altro mettere un diario, non essendoci una sezione dedicata.
    Personalmente credo che ognuno di noi abbia bisogno di dare un senso a quel che fa, alla fatica di vivere ogni giorno. Ha bisogno di vedere qualcosa di concreto. Io ho bisogno di vedere di aver fatto qualcosa di buono, di non essere s
    Blunotte
  • ReinDear11ReinDear11 Post: 10
    modificato ottobre 2020
    Anche io avevo un diario piuttisto anonimo, anzi un paio o tre mi pare, e per giunta non lo leggeva nessuno.
    Erano gli unici "posti" dove mettevo veramente me stessa, altrove era impossibile. Perchè non avevo nulla da raccontare, solo pensieri brutti e indicibili che nessuno vorrebbe mai sentire.
    Tranne la mia famiglia che è l'unica che accoglie con tanta pazienza e sacrificio i miei momenti di sovraccarico visivo.
    Stranamente non uditivo, solo visivo.
    Mi sono sentita inutile da quando sono nata e temo di esserlo veramente: non ho mai studiato, non ho mai lavorato, ho sempre lasciato che fossero gli altri a farlo per me. Non ho interessi particolari se non seguire la vita dei personaggi che mi piacciono da lontano e scrivere storie su di loro. Storie che pubblico sui siti di fanfiction.
    Non legge nessuno neanche quelle, l'unica persona che ci è capitata credeva che parlassi di me tanto che erano poco realistiche. Sono un rifiuto? No, mi rifiuto.
    Eppure mio padre mi dice sempre che non sono uno spreco di risorse ma che spreco solo risorse. Non ho mai capito bene cosa significhino questi giri di parole perchè sono quel che sono ma penso che intendesse che mi piace mangiare.
    Mangio un sacco tutto il giorno tutti i giorni, lo so che è un problema e sto cercando di curarlo.
    È che ho bisogno di continui stimoli per le fanfiction (e poi perchè mi piace lo ammetto)!
    E poi è anche colpa di chi fa la spesa a casa mia che compra troppe cose e poi vanno sprecate, oppure andiamo ogni fine settimana a mangiare fuori, che dovrei fare?
    Per fortuna al giorno d'oggi il problema è controllabile facilmente con interventi appropriati fatti da mani esperte, così riesco a buttare giù un po' di ansia senza sudare troppo.
    Quindi ti voglio rispondere, non cambiare direzione, cambia la misura con cui soppesi la vita e consuma il necessario.
    Non sei da meno di nessuno, solo di te stesso se ti senti così.
    rondinella61Blunotte
    "L’unica cosa ad arrecarmi offesa è la menzogna, mai l’onesto consiglio." Daenerys Targaryen
  • PonyoPonyo Post: 435
    E' passato quasi un anno dall'apertura di questo diario. 
    La mia vita continua ad essere inutile, ma da qualche mese è pure notevolmente peggiorata. Inoltre per la maggior parte delle persone quello che sto vivendo è un grande passo avanti, mentre per me è solo un incubo.

    Mi spiego.

    Lavoravo in un supermercato. Stavo bene, avevo raggiunto più o meno il mio equilibrio e questo mi aveva permesso, tra alti e bassi, di stare un pochino meglio. Avevo legato con alcune persone, e sebbene raramente ci si vedesse anche fuori, ero abbastanza soddisfatta.
    Poi mi è arrivata una proposta, che vista la situazione di precariato (non ho ancora un contratto a tempo indeterminato) ho dovuto accettare. Non so se rifiutando ci sarebbero state delle ripercussioni, magari avrebbero trovato il modo di scaricarmi al termine del contratto.

    Questo nuovo lavoro per molti può essere visto come un grande miglioramento. Orari d'ufficio, meno faticoso dal punto di vista fisico, benefit come (in arrivo) auto aziendale e stipendio notevolmente oltre la media.
    Per me invece è solo un'ennesima trappola in cui mi ritrovo. Gli orari li trovo insostenibili. Sebbene faccia esattamente lo stesso numero di ore (anzi, volendo pure meno perché non ho mai fatto straordinari), mi sembra di essere sempre a lavoro. Questo perché si inizia la mattina e si finisce a tardo pomeriggio. Prima invece, coi turni, lavoravo sei giorni a settimana, ma avevo tutti i giorni o l'intera mattina libera o l'intero pomeriggio libero. Invece ora mi rimangono solo il sabato e la domenica a casa, ma per il resto della settimana ho sì e no 2 o 3 ore al giorno.

    Con questi orari non riesco più a fare sport. Non riesco più ad andare al cinema. Non riesco neanche a stare insieme alle mie amate gatte, perché arrivo talmente stanca che l'unica cosa che faccio è mangiare e dormire.
    Il lavoro è più brutto, ho più responsabilità, devo essere sempre connessa, passare giornate al telefono.
    L'ambiente è notevolmente peggiore. Stare in negozio significa avere a che fare con persone più spartane, in ufficio no. Guardano come ti vesti, se hai quindi un armadio adeguato oppure metti sempre le solite 3 cose, problemi che in negozio non esistevano vivendo in divisa. I rapporti sono meno diretti ma molto più finti, artefatti, da etichetta. Etichetta che io ovviamente ho sempre avuto difficoltà a conoscere.

    Il problema è che purtroppo non posso tornare indietro. Mi sento ingabbiata. Pochi capiscono il disagio perché vedono solo la'uto aziendale, la prospettiva dei 2500 euro al mese, gli orari da ufficio che inspiegabilmente paiono così appetibili, il pc e il telefono aziendale.
    Non riescono a capire tutto il resto.
    Io non so che farmene di queste cose, tanto per la vita che facevo erano uguali anche i soldi che prendevo prima. E non vedo come questo possa migliorare la mia vita. Le cose che mi mancano non sono acquistabili, quindi alla fine mi prendo solo la parte negativa del nuovo lavoro senza averne nulla in cambio.

    E questa incomprensione da parte degli altri mi fa sentire ancora più sola. Anche perché davvero ormai esisto solo a lavoro.
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