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Non riesco a funzionare in un gruppo

Non riesco a sentirmi a mio agio quando mi trovo con piu' persone che conversano...
Mi inibisco molto quando una persona tende a monopolizzare la conversazione.
Cosa posso fare? Come posso migliorare da questo punto di vista?
Vi riconoscete in questa situazione???
aang91

Commenti

  • zorooxzoroox Post: 17
    ..e credo questo sia il motivo per cui sono cresciuto senza amici...
    betgiuseppe
  • Tima_AndroidTima_Android Post: 3,677
    Ho lo stesso "problema". Infatti ho pochi amici e preferisco vederli in un massimo di tre o quattro persone. Hanno poi imparato a lasciarmi isolata anche se presente, quando ne sento il bisogno. Ma davvero, i miei amici si contano su una mano... e va bene così.
    Blunottebet
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    Il Nostro blog: My Mad Dreams
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  • DreamLoopDreamLoop Post: 193
    modificato 23 giugno

    Credo sia una situazione tipica di chi rientra nello spettro autistico e più in generale di qualsiasi persona che abbia problemi di fobia sociale, evitamento, ansia, e/o insicurezze varie che gli fanno pesare e temere il giudizio altrui più di quanto dovrebbe pesare per evitare di sfociare nel patologico.

    Più il numero di persone aumenta più ci si inibisce perché non ci si sente a proprio agio e l'effetto pratico è quello di venire relegati in un angolo (da se stessi o dagli altri o da tutte e due perché poi le nostre insicurezze possono andare in sinergia con le insicurezze, o le eccessive sicurezze, altrui) dove si è meno visibili e quindi meno giudicabili, una sorta di zona di conforto momentanea che cerca di minimizzare i danni e rendere la situazione almeno minimamente accettabile perché l'alternativa è allontanarsi seduta stante dalla situazione, ammesso che tu abbia la libertà di poterlo fare.

    Per me è così faticoso anche solo trovarmi fisicamente vicino ad un gruppo di persone (anche se fossero amici che io amo) che reggere una simile situazione richiede un così grande dispendio di energie che tutto il resto praticamente non esiste, e lo stress può raggiungere punte così elevate che la soluzione per me è quella di allontanarmi perché altrimenti potrei andare in shutdown oppure arrivare al punto di esplodere.

    Per me la situazione ideale sono 2 massimo 3 persone oltre me, questo se sono persone che conosco bene con le quali ho confidenza e affinità, altrimenti potrebbero essere troppe anche 2 persone.

    Comunque teniamo anche conto che l'essere umano, NT o ND che sia, ha la tendenza a inibirsi in pubblico proprio perché sente la pressione del giudizio altrui e anche perché le logiche che regolano la socialità di gruppo/branco allargati non sono le stesse che regolano il rapporto tra due persone.
    Per dire, in una situazione di gruppo è molto più facile che si verifichi la tipica situazione dell'"elefante nella stanza" che tutti vedono ma tutti fanno finta di non vedere, almeno finché qualcuno non prende l'iniziativa togliendo così l'impaccio il timore alle altre persone presenti di fare/dire qualcosa per primi senza avere la certezza di come gli altri reagiranno. Di solito appena parte il capobranco (quello ufficiale per definizione o quello che incarna quel ruolo momentaneamente) tutti i gregari gli vanno dietro e può scoppiare il putiferio anche se in un primo momento si respirava un clima di calma apparente se pur velata di aggressività passiva.

     Ad esempio io pur avendo grandi difficoltà a reggere situazioni di gruppo non avrei la minima difficoltà, cosa che spesso ho fatto, a dire quello che penso qualora ne sentissi la necessità, anche andando contro l'opinione del gruppo, mentre una tale tendenza a dire quello che veramente pensi senza temere la pressione del gruppo non è così facile vederla quando si parla di persone NT forse anche perché una persona che sa meglio gestire le dinamiche sociali magari è anche più disposta (ed è anche più portata più brava a farlo) a mettere da parte la propria originale individualità per meglio amalgamarsi nel gruppo, per integrarssi, cosa che a me sinceramente ha sempre dato moooolto fastidio, fino al punto di rendermi moooolto ribelle.


    betBlunotte
  • betbet Post: 235
    Non ho idea se possa funzionare o meno ma anche in un grande gruppo si creano dei sottogruppi di 2/3 persone e uno potrebbe focalizzarsi su quelle. Immagino per esempio una cena tra colleghi, alla fine si è seduti vicino a due persone e se ne ha davanti una nella peggiore delle ipotesi, perché se ti metti in cima, a sx o dx non avrai nessuno. Anche quando da ragazza giravo con il mio gruppo si amici alla fine interagivo maggiormente con alcuni tanto che con altri elementi del gruppo avrò scambiato qualche parola ma non ritengo di conoscerli bene. Il gruppo, per quanto grande sia, ha dei sottogruppi sempre e io, se avessi problemi in questo senso e volessi in qualche modo gestirli farei così. Immaginare il mio sottogruppo di riferimento...non so se è un ragionamento troppo nt o no ...io tanto nt non mi sento anche se la socialità in effetti è sempre stata il mio punto forte
  • DreamLoopDreamLoop Post: 193
    modificato 23 giugno
    Giusto Bet, mi ritrovo in quello che hai scritto, i sotto gruppi è vero possono fare una grande differenza, è un'ottima visione la tua che sul momento non avevo considerato; il problema nel mio caso sorgerebbe  se la persona che sta parlando con me iniziasse a interagire nello stesso tempo anche con altre persone. O ancora peggio se il chiacchiericcio intorno iniziasse ad aggredirmi*. 

    Potrei reagire male e considerarla una mancanza di rispetto, ovvero penso che mi ascolti in maniera distratta e superficiale, e a volte è così. Tuttavia non è detto che sia così, semplicemente quella persona è in grado magari di gestire 3 conversazioni contemporaneamente mentre io mi devo necessariamente concentrare su una e quindi il mio limite non mi permettere di cogliere la capacità dell'altra persona e la trasforma in qualcosa di negativo dando per scontato che non mi dedica l'attenzione che merito.

    Ora mi viene in mente quello splendido film che si intitola Her, ATTENZIONE SPOILER: quando lui si rende conto che l'intelligenza artificiale di cui si è innamorato è in grado di sostenere migliaia (se non milioni) di conversazioni contemporaneamente ed è ciò che ha fatto mentre parlava con lui in maniera così dolce e profonda, il protagonista ci rimane malissimo, ne esce traumatizzato. Lo ha fatto perché era in grado di farlo, non per sminuire il protagonista, lo ha fatto in maniera naturale senza nemmeno fermarsi a riflettere, ma lui si è comunque sentito sminuito. Forse è l'ego ipertrofico che ci frega.

    Ecco, anche senza mettere in mezzo storie d'amore, è esattamente così che mi sentirei io in una situazione nella quale mi rendo che che io faccio fatica anche a tenere in piedi una conversazione mentre l'altra persona è in grado di conversare brillantemente con 5 persone contemporaneamente, o anche solo intrattenere, senza necessariamente fare chissà quali discorsi profondi, 5 persone oltre me.


    *(Qualche sera fa sono andato a trovare il mio migliore amico in un pub dove lavorava e io stavo seduto sopra lo sgabello in un zona esterna mentre mi gustavo una birra e a un certo punto me ne sono dovuto andare (ho fatto il giro del palazzo e sono tornato quando la situazione era meno rumorosa) perché le voci di tutte le persone sedute fuori, saranno state una ventina di persone (o poco più) ai tavoli hanno iniziato a mandarmi in sovraccarico sensoriale. Le voci si saldano insieme in un coro che mi manda letteralmente in confusione, non riesco più a mettere insieme due pensieri ludici, non riesco ad ascoltare se qualcuno mi parla e se non mi sottraggo posso arrivare a provare nausea, giramenti di testa, esplosione di aggressività oppure come già detto mi spengo perché il cervello stacca la connessione con i sensi per proteggersi dal sovraccarico, in più di una occasione sono quasi svenuto)

    Blunotte
  • betbet Post: 235
    Capisco non sia semplice ma con qualche escamotage ce la puoi fare ( se ci tieni a farlo). Io non credo che un nt possa tenere due o tre conversazioni contemporaneamente. Non le segue spara qualche battuta al limite e spesso riferendosi a quel poco che ha colto al volo o supposto! Diciamo che quando si è in tanti o si sparano battute qua e là senza un vero filo logico semplicemente legandosi per affinità con l argomento, ma non si tratta di vere conversazioni con un contenuto chiaro e logico, oppure ci si divide in gruppetti. All ultima cena tra colleghi: in fondo a destra parlavano di figli, nipoti, famiglia. Al centro ascoltavano un po' qua e un po' là distratti e in fondo a sx si parlava di fede religiosa. Io che sono curiosa girellavo su e giù fermandomi dove l argomento mi acchiappava
    DreamLoopBlunotte
  • BlunotteBlunotte Post: 698
    Ma se tanto ognuno sta col suo sottogruppo, che senso ha il gruppo più grande...?

    @bet girellando non senti di "perdere" qualcosa appena lasci un sottogruppo per un altro?
    Anch'io sono curiosa e vorrei "far parte di tutto"... nelle situazioni di cui si parla mi blocco perché vorrei partecipare a tutte le conversazioni in corso... anche se poi in effetti quello che mi interessa davvero è stare con le "solite" persone con cui mi trovo meglio...
    bet
    ---- Per vari motivi, preferisco usare poco/per nulla la funzione messaggi privati. ----
  • betbet Post: 235
    @Blunotte i gruppi grandi sono dati da intersezioni di gruppi più piccoli ( discorso a parte le cene di lavoro o di classe in cui.per forza il gruppo è quello dei componenti di...). Per esempio nel mio gruppone di ragazza io avevo due amiche strettissime e un paio di amici maschi più uno che.mi piaceva. Delle mie due amiche una aveva altre due con cui stava volentieri...e così via... Per quanto riguarda l andare a chiacchierare di qua e di là, no non mi sento di perdere niente perché se mi sposto vuol dire che la conversazione langue oppure si fa ripetitiva oppure proprio non mi interessa e magari capito che di là c' è fervore per cui mi incuriosisco. Poi ovviamente si perde sempre qualcosa oppure nel gruppo che.languiva poi si è innestata una nuova conversazione ma fa parte del gioco...va bene così
    Blunotte
  • DreamLoopDreamLoop Post: 193

    Comunque il non funzionare in gruppo non è necessariamente un problema: dipende dal tipo di esigenze e aspettative di una persona.
    Quando non funzioniamo tendiamo subito a considerare la faccenda come qualcosa di negativo, ma occorre anche riflettere bene e capire che tutti abbiamo dei limiti e dobbiamo imparare ad accettarli come qualcosa di naturale.

    Voglio dire l'ago della bilancia siamo sempre noi, anche se ovviamente non essendo degli esseri assoluti ed assolutamente ermetici veniamo influenzati, chi più chi meno, dalle altre persone prese singolarmente e come collettività e quindi come immaginario collettivo.

    Nel mio caso ho avuto la fortuna di capire abbastanza presto (ancora non avevo terminato il liceo) che a me fondamentalmente non interessava far parte di un gruppo, di qualsiasi gruppo, semplicemente quella è la tendenza umana che ti porta a tentare, anche come semplice gesto di emulazione perché gli altri sembra lo facciano in maniera spontanea, senza dimenticarci che anche la spontaneità può essere costruita: ovvero la si ottiene alla fine di un processo. Esempio: una persona che ha dedicato la propria vita a ballare arriverà a compiere delle evoluzioni con tale grazia e naturalezza che ad un osservatore esterno tutto ciò sembra spontaneo, non costruito, ma in realtà per ottenere quell'effetto (ovvero fare cose difficili facendole sembrare semplici) è stata necessaria una vita di studio e allenamento. 

    In un sola occasione mi è veramente pesato non riuscire a gestire le dinamiche di gruppo (e il caos sensoriale di numerose presenze) perché ciò mi ha precluso una mia passione, passione che ho comunque portato avanti per anni, stando male anche. Ho fatto esperienza, ci ho provato, sono stato bene, sono stato male, alla fine ho deciso di prendermi una pausa senza termini di scadenza, senza forzarmi.

    Quindi l'idea che mi sono fatto in base alle mie esperienze mi porta a dire questo: valutiamo bene cosa realmente ci interessa e cosa in realtà inseguiamo solo perché "le cose vanno così" perché "tutti lo fanno" perché i modelli che vengono riprodotti nella maggioranza dei casi sono sempre gli stessi.. 
    Ho inoltre potuto toccare con mano in svariate occasioni che esistono persone che cercano la tipicità (forse sono la maggioranza) e quindi si sentono a loro agio (vuoi per abitudine vuoi per inclinazioni personali) con persone o gruppi di persone che seguono schemi ben collaudati e ampiamente accettati, mentre esistono persone che all'opposto rimangono affascinate da tutto ciò che non è tipico, che non rientra nei canoni, nei modelli, più diffusi.

    Il mio essere outsider, strano etc etc affascina, attrae, è capitato con i miei pochi amici, ed è capitato nei confronti delle donne anche se poi fuggivo perché non ero in grado di reggere un rapporto quindi alla fine ero solo.
    Naturalmente tu devi essere il primo ad accettarti e così trasmetterlo a chi ti sta vicino, perché se tu vedi la tua "stranezza" il tuo "funzionamento differente" come qualcosa da nascondere, come qualcosa di cui vergognarsi, come qualcosa di brutto insomma, l'altra persona verrà influenzata dal tuo atteggiamento e a meno che non sia una persona in grado di andare oltre e capire ciò che tu non sei in grado di esprimere in maniera consapevole, potresti fargli una brutta impressione, perché trasmetteresti alla persona la visione negativa che tu hai nei tuoi confronti. 
    (Esistono anche persone che vengono attirate dal negativo più che dal positivo, che provano emozioni forti che li fanno sentire vivi solo quando c'è la sofferenza, la tragedia e via dicendo.)

    Se siamo noi i primi a non accettarci possiamo pretendere che lo facciano gli altri? Certo nessuno può farcela da solo, un feedback positivo serve anche se fosse 1 su 1000, però se ci fossero 1000 feedback positivi ma noi non nutriamo nessun rispetto verso la nostra persona be' ignoreremmo tutti quei riscontri positivi, o verrebbero trasformati in negativi tipo ma ti pare che ho fatto una bella impressione? No ma di sicuro era solo gentilezza, educazione, pura formalità, oppure quella persona finge non è sincera con me e anche se non me lo dice pensa male etc etc...

    E questo lo dico con certezza perché tutto ciò io l'ho vissuto sulla mia pelle: non servivano a nulla gli elogi, ero sordo a qualsiasi complimento, l'unica cosa che contava alla fine era la visione negativa che avevo di me stesso, il mio non apprezzarmi minimamente, il mio auto-giudizio distruttivo, solo quello rimaneva sul piatto sul quale io stesso sputavo. Inutile dire che l'insicurezza mia ha mangiato vivo fino al punto di rendermi un alienato che è rimasto vivo non so nemmeno io come. Tuttavia è possibile superarlo, come? 
    Mettendosi alla prova, fallendo, soffrendo, insomma facendo esperienza. Rischiando, imparando a mettersi in gioco. Non è stato semplice, ovvio. Questo per me è l'unico modo per capire cosa veramente fa per noi e cosa invece nasce da una formale e abitudinaria adesione a modelli imposti dalla cultura dominante.
    Potresti anche scoprire che ciò che desideravi poi una volta ottenuto non fa per te, non ti fa stare bene o meglio di prima e l'idea che ti eri fatto sui possibili benefici nasceva solamente dalla mancanza di un riscontro pratico che aveva contribuito a creare dentro la propria mente un idealistico quanto ingenuo desiderio di ottenere quella "cosa" pensando che ci avrebbe finalmente reso felici o realizzati o quello che preferite.

    Pensiamo all'arte: quanto sono apprezzati, quanta importanza hanno assunto loro e le loro opere nel corso della storia? 
    Parlo di persone che spesso avevano una visione differente, originale, persone osannate come grandi perché attraverso l'arte sono riusciti ad esprimere quell'inquietudine, quella stranezza, quell'anomalia, quella sofferenza, quelle difficoltà, quelle particolarità che sono radicate nella vita umana ma che in pochi sono riusciti a vedere ed esprimere con così tanta chiarezza e bellezza. 

    Ecco perché gli Artisti hanno assunto quasi connotati mitologici nel corso della storia, fino ad essere in alcuni casi osannati. Non tutti ovviamente erano così, ma non pochi erano persone tutt'altro che tipiche, tutt'altro che serene, tutt'altro che prive di problemi, anzi. 
    E per esprimerci, per trovare un proprio linguaggio espressivo, non occorre essere Virgilio o Mozart o Michelangelo o Johnny Depp, non occorre nemmeno essere "artisti" per definizione ufficiale, accademica,  quello che occorre è l'onestà nei confronti di se stessi, il non distogliere lo sguardo, il  non fuggire, occorre cercare, occorre dubitare (anche delle proprie certezze così come delle proprie insicurezze). 

    Occorre essere consapevoli che qualcosa abbiamo da dire nel nostro piccolo, con tutti i nostri limiti, e se troviamo la persona giusta lei saprà apprezzare e dare valore a ciò che noi custodiamo.
    betBlunotteMononokeHime
  • betbet Post: 235
    Finalmente sei tornato @DreamLoop !!! È sempre un piacere leggere le tue riflessioni! Concordo su tutto quello che hai scritto e secondo me vale per tutti, consapevoli o meno tutti andiamo per tentativi , a intuito, influenziamo, siamo influenzati, perseguiamo obiettivi che poi non ci appagano, cambiamo rotta, cambiamo noi nel corso del tempo...insomma siamo immersi in un grande caos di cui sappiamo poco o niente ...
  • BlunotteBlunotte Post: 698
    Questa parte del post di @DreamLoop mi ha toccata in modo particolare, dato anche che l'ho letta in un momento particolare...

    "Naturalmente tu devi essere il primo ad accettarti e così trasmetterlo a chi ti sta vicino, perché se tu vedi la tua "stranezza" il tuo "funzionamento differente" come qualcosa da nascondere, come qualcosa di cui vergognarsi, come qualcosa di brutto insomma, l'altra persona verrà influenzata dal tuo atteggiamento e a meno che non sia una persona in grado di andare oltre e capire ciò che tu non sei in grado di esprimere in maniera consapevole, potresti fargli una brutta impressione, perché trasmetteresti alla persona la visione negativa che tu hai nei tuoi confronti.
    (Esistono anche persone che vengono attirate dal negativo più che dal positivo, che provano emozioni forti che li fanno sentire vivi solo quando c'è la sofferenza, la tragedia e via dicendo.)

    Se siamo noi i primi a non accettarci possiamo pretendere che lo facciano gli altri? Certo nessuno può farcela da solo, un feedback positivo serve anche se fosse 1 su 1000, però se ci fossero 1000 feedback positivi ma noi non nutriamo nessun rispetto verso la nostra persona be' ignoreremmo tutti quei riscontri positivi, o verrebbero trasformati in negativi tipo ma ti pare che ho fatto una bella impressione? No ma di sicuro era solo gentilezza, educazione, pura formalità, oppure quella persona finge non è sincera con me e anche se non me lo dice pensa male etc etc...

    E questo lo dico con certezza perché tutto ciò io l'ho vissuto sulla mia pelle: non servivano a nulla gli elogi, ero sordo a qualsiasi complimento, l'unica cosa che contava alla fine era la visione negativa che avevo di me stesso, il mio non apprezzarmi minimamente, il mio auto-giudizio distruttivo, solo quello rimaneva sul piatto sul quale io stesso sputavo. Inutile dire che l'insicurezza mia ha mangiato vivo fino al punto di rendermi un alienato che è rimasto vivo non so nemmeno io come."

    Ecco, io vorrei che ai genitori del forum che pure hanno ragione ad avere le loro preoccupazioni eh... 
    passasse il messaggio che i bambini SENTONO tutto, percepiscono... tutte le volte che voi desiderate che il vostro bambino fosse come tutti gli altri... tutte le volte che lo vedete diverso... 
    e quei bambini stanno male perché si sentono sbagliati nel più profondo della loro essenza... e poi quando crescono... tutto questo si trasforma nell'insicurezza e vergogna di se stessi di cui si parla nella citazione... è qualcosa che può trasformarsi in uno dei dolori più profondi... il senso di colpa per essere vivi pur essendo come si è... 

    è difficile accettare il fatto di non avere piacere a stare nei grandi gruppi... quando sembra che il tuo essere accettata possa passare solo attraverso una simile qualità/capacità... che devi adeguarti, cambiare per forza... 
    perché quello che sei tu non va bene...
    ---- Per vari motivi, preferisco usare poco/per nulla la funzione messaggi privati. ----
  • betbet Post: 235
    @Blunotte hai ragione ma come dobbiamo fare? Poi qualcuno scrive che certe esperienze un pochino forzate dai genitori sono state difficili ma utili per il futuro. Io su questo sono in crisi nera, mio figlio va bene così come è? Sì e no...ma non per me per lui per il suo futuro...che facciamo? Assecondiamo sempre la voglia di stare soli e non essere disturbati? Io sono per la via di mezzo ( sempre la più difficile e insidiosa) io genitore ti amo e ti amerò qualunque cosa tu faccia ma ti devo aiutare a crescere ad adattarti.per lo meno a poter scegliere...dove funzioni male ti devo indirizzare un pochino, no? Poi le "stranezze" che non fanno danno non mi preoccupano ma il resto sì
    Blunottesperanza82
  • LupaLupa Post: 633
    @bet la "forzatura" non necessariamente vuol dire desiderare che il figlio sia diverso. Un conto è cercare di dare a un figlio delle abilità, per esempio saper stare con gli altri, diverso è desiderare che sia un socievolone. I figli secondo me anche se magari sono ancora piccoli e non capiscono, sentono la differenza tra un genitore che li ama così come sono ma si sforza di renderli abili al mondo e un genitore che vorrebbe un figlio diverso.
    betMononokeHime
  • betbet Post: 235
    @Lupa grazie! Io amo immensamente mio figlio e mi piace anche molto il suo essere "originale", soffro tanto solo per le difficoltà che gli rendono la vita complicata e faticosa! Per il resto non cambierei nulla del mio superTom!
    speranza82
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