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Rapporto di lavoro per asperger: meglio pubblico o privato?

Ovviamente non si può generalizzare e bisognerebbe considerare il singolo contesto ma mi ritrovo a dover fare questa scelta ad un età ormai sui trenta.
Tra presunto autismo (asperger) e disturbi d'ansia è preferibile (a parità di remunerazione, cioè quella base) un lavoro d'ufficio nel settore pubblico o nel settore privato?

Le variabili che mi vengono in mente da considerare sono:
- Possibilità di crescita (nel privato);
- Meritocrazia (nel privato);
- Posizione più preferita [(pseudo-informatica livello 1)nel privato];
- Ritmi di lavoro;
- Diverse logiche lavorative;
- Diversi rapporti tra colleghi e capi;
- Diritti in caso di malattia, invalidità e cose del genere;
- Sicurezza di avere un lavoro nel lungo periodo;
- Ore di lavoro;
- Responsabilità;

Sinceramente ho paura a lavorare nel privato, tra responsabilità, incertezza, necessità di gestire situazioni difficili, dinamicità in termini di intraprendenza, cambiare azienda, cambiare città, mantenersi aggiornati e competitivi nel mondo del lavoro, cambiare mestiere se a un certo punto diventa necessario perché il mercato è cambiato. Considero tutto ciò anche in una prospettiva di 10-20-30 anni, dove sicuramente le esigenze e le energie saranno diverse, e anche il mondo del lavoro sarà diverso.
Il settore pubblico mi sembra un settore più "protetto", con più diritti, meno stressante e meno ansiogeno, anche se con i suoi limiti in termini di crescita professionale e remunerazione. Forse più ideale per chi soffre di certe problematiche?

Cosa ne pensate, qual è la vostra opinione? Cosa mi consigliate? Avete qualche esperienza a riguardo?

BlunottemammarosannaE91alexandra89

Commenti

  • marco3882marco3882 Post: 1,871

    Assolutamente nel privato, meglio le realtà piccole con poco o pochissimo personale.
    Noi siamo in 5 solamente in ufficio e il clima è sempre di serenità nonostante le difficoltà quotidiane che possono arrivare.
    Abbiamo sempre accolto la nuova persona arrivata con massimo rispetto e gentilezza

    Evitare assolutamente aziende grosse o medio grosse.

    riotBlunotteTormalinaNeravera68
  • Non credo esista una risposta generale, purtroppo l'idea che ragionamenti generali possano essere applicati a casi particolari (e ogni persona lo è) crea tanta confusione, illusioni e problemi per quanto mi riguarda. E questo è valido per qualsiasi argomento.
    Questo non significa che sia impossibile stabilire punti fermi a livello generale e che tale pratica non abbia una utilità, ma occorre fare molta attenzione al rapporto che si viene a creare tra le nostre personali esperienze/convinzioni e le "regole generali".

    In una realtà piccola e privata potresti trovarti molto bene se trovi un ambiente come quello descritto da Marco, altrimenti la tua diversità, essendo un ambiente piccolo, finirebbe con l'essere così visibile da finire al centro dell'attenzione, e finché tutto va bene ok ma se sorgono problemi relazionali o difficoltà lavorative, la situazione potrebbe degenerare rapidamente e tuo discapito.

    In una realtà pubblica e grande difficilmente finirai al centro dell'attenzione, a meno che non compi azioni estreme tipo: entri urlando e minacci i presenti con una pistola : P...ho esagerato ma giusto per rendere il concetto più visibile. Di base è più semplice passare inosservati/confondersi in mezzo alla folla. Naturalmente quando si parla di grandi numeri tutto diventa spersonalizzato, più freddo, più uniforme e distaccato, per ovvie ragioni. Quindi se non funzioni come devi e non offri una motivazio0ne valida (ma anche se la offri non è detto che...) potrebbero sostituirti come si sostituisce un ingranaggio che non ha funzioni/qualità particolari/essenziali per il funzionamento della "macchina".

    Questi due esempi però potrebbero essere completamente stravolti da esperienze differenti fatte da persone con caratteristiche/personalità differenti.

    Io ho lavorato a contatto con il pubblico per periodi della mia vita, quando ancora non sapevo di essere Asperger, quindi subendo anche delle grandi difficoltà senza sapere perché ciò accadeva. Ho lavorato anche in cantiere per un periodo fino a quando è diventato impossibile proseguire perché i sovraccarichi sensoriali erano giornalieri non riuscivo più a dormire né a mangiare, dovevo nascondermi perché scoppiavo a piangere. Ero sempre sul punto di esplodere, ho rischiato il collasso nervoso e ho dovuto lasciar perdere.
    Mi avevano offerto di insegnare all'università ma anche lì dovermi rapportare costantemente con studenti e docenti mi ha costretto a rifiutare.

    Quando conosci la tua persona conosci la tue esigenze e sai fino che punto puoi spingerti, quindi la tua domanda deve partire dalla conoscenza che tu hai nei riguardi di te stessa e in base a quella scegliere un percorso, e poi vedrai l'ambiente nel quale quel percorso ti ha condotto se è compatibile con le tue esigenze.

    Questo è ciò che penso.

    BlunotteFaithluli12367
    Neuro-tipici, neuro-diversi: siete vecchi e ormai superati. Rappresento l'ordine delle neuro-chimere, e presto conquisteremo la vostra palla di terra galleggiante!
  • In un ambiente piccolo privato può andare tutto molto bene se trovi le persone giuste o malissimo, tanto che se subisci mobbing, la situazione può diventare inaccettabile tanto da scegliere di dimetterti.

    Se però nel lavoro si è eccellenti, pur di non sostituirti il capo è più disposto a sopportare.
    Se invece sei mediocre, ormai non ci si mette nulla a rimpiazzarti, sia perché il contratto a tempo indeterminato non lo fanno più, sia perché se veramente vogliono il modo lo trovano.

    Quanto conta un domani farti una famiglia? Nel pubblico puoi andare in maternità e sai che al rientro il posto è tuo.
    Sei ammalato? Ti puoi assentare nessuno ti rompe gli zebedei, ferie? Te le danno.
    Se la realtà è grande puoi trovare il modo di imboscarti e passare inosservato. Per quanto riguarda la meritocrazia, se sei mediocre, ti passa davanti il raccomandato questo sempre, ma chi vale realmente e si distingue trova sempre il modo di farsi strada e far carriera nel pubblico o privato che sia..
    A parere mio...

    betFaith
  • MarkovMarkov Post: 10,888
    marco3882 ha detto:

    Evitare assolutamente aziende grosse o medio grosse.

    Le aziende grosse, multinazionali, e basate su risultati valutabili oggettivamente, diventano molto simili al pubblico eccelso per livello di meritocrazia. 

    Io eviterei prima di tutto il settore privato dove il merito non è valutabile in maniera chiara. In particolare quei posti dove si assume tramite giochi di ruolo o discorsi verbosi che possono prevalere sui titoli di studio. Quindi ritengo fondamentale che il giudizio dato dai professori abbia lo spessore che merita. 


    Dove invece si entra in maniera poco trasparente ho sentito di tutto... Nuovi arrivati che prima vengono formati da una persona e poi assumono un atteggiamento particolare nei confronti di essa perché lo hanno visto fare a qualche superiore... che a sua volta non si sa com'è che è superiore e che di certo non lo era a voti d'esame...... detto tutto :smile:

    TormalinaNeraFaith
  • Faith ha detto:

    Ovviamente non si può generalizzare e bisognerebbe considerare il singolo contesto 

    Hai riassunto qui l'essenziale.
    Purtroppo non si può sapere in anticipo, dipende tutto da dove vai a finire... Io ho provato nell'ordine:
    - grande azienda privata (difficilissima per i rapporti interpersonali, reggi solo fingendo e recitando al punto di devastarti)
    - piccola azienda privata (non posso valutare in modo oggettivo perché ho trovato un posto particolarmente tossico) 
    - piccolo ente pubblico (vari problemi di preferenze, ingiustizie e simili =
    - grande ente pubblico (incompetenza e incapacità ai massimi livelli, difficoltà a lavorare serenamente per questo motivo)

    Dovendo proprio scegliere, il meno peggio è stato il piccolo ente pubblico. 
    Nel tuo caso, se hai davanti due scelte simili con l'unica differenza che una è pubblica e l'altra privata, direi di optare per la prima perché al momento offre più sicurezza materiale. Ma non sappiamo se e come cambierà il mondo in futuro (personalmente sto già preparando piani B, C, D ecc, dato che se finiamo come la Grecia durante la crisi, non c'è sicurezza nemmeno per i dipendenti pubblici, specie per quelli assunti da poco). 
    Faith
    Make it your goal to live a quiet life, minding your own business and working with your hands.
    1 THESSALONIANS 4:11
  • FaithFaith Post: 31
    Ho già esplicitato perché ho paura nel privato, soprattutto nelle piccole aziende.

    Condivido l'idea di chi paragona le grandi aziende ad una sorta di pubblico ma con molta più meritocrazia. Magari c'è una politica più civile e un contesto più facile rispetto a piccole aziende che cercano il profitto nelle risorse umane. Ho avuto modo di fare colloqui sia con piccole aziende che con grandi aziende e già la differenza si nota tutta.

    Purtroppo la mia scelta è tra azienda privata piccola e già ho avuto modo di notare molte pecche a livello organizzativo e qualità di colleghi e superiori altalenanti. Da chi mi ha ispirato abbastanza fiducia a chi sembrava provenire dalle caverne.

    Il pubblico mi attira per i presunti ritmi magari meno serrati, più sicurezze, più diritti e logiche meno ansiogene rispetto alle relazioni con colleghi e superiori. E avere un posto più "sicuro" mi farebbe dormire meglio la notte. 

    (L'ultima cosa che fa uno Stato durante una crisi è mandare a casa i dipendenti, ma proprio l'ultima. Perché ciò è una dichiarazione diretta di fallimento a tutto il mondo, con tutte le ripercussioni a livello politico e finanziario. Inoltre l'Italia non è la Grecia, se fallisce l'Italia fallisce tutto il progetto Europeo e ciò è l'ultima cosa che vogliono i principali Paesi europei e gli amici atlantici. Poi vabbè, la linea di confine esiste e tutto è possibile).

    (P.S. sono un uomo).

    TormalinaNeraAngel_a
  • marco3882marco3882 Post: 1,871
    Sarò impopolare e perdonatemi ma non mi piace per niente questo discorso che sul pubblico i ritmi sono più leggeri, che non si può essere mandati via per maternità o crisi di lavoro) vedendo il pubblico come un tranquillo parcheggio fino alla pensione.

    Ricordo che i dipendenti pubblici li paghiamo tutti noi a fine mese con le nostre pesanti tasse. 

    E io lavorare 12 ore al giorno tipo ieri come un matto e sentire mia mamma che lavora in un ufficio pubblico pieno di lavoro che c è un collega che tutto il giorno guarda fuori dalla finestra mi viene il vomito. E non gli fanno nulla. 
    Oppure quando i tecnici comunali mi hanno fatto cavolate incredibili nel loro lavoro da costringermi a mettere le pezze ai loro casini. 

    Più mia suocera che era infermiera in ospedale che per senso del dovere faceva anche il lavoro di quelli che erano sempre imboscati in giro per lavorare il meno possibile? 

    Se un dipendente non rende, cazzeggia, fa più o meno finte malattie ecc ecc perché non deve essere allontanato?
    Pubblico o privato che sia. 
    Per la cronaca non sono un dipendente ne pubblico ne privato. Quindi cerco di non essere di parte. 

    All imprenditore privato ti pare corretto pagare un dipendente e vederlo che si passa le giornate a lavorare a ritmo lentissimo rispetto ai colleghi? O altre amenità simili. 
    Non è così facile nemmeno licenziare nel privato non pensate. 

    Blunottealexandra89
  • @marco3882
    Pienamente d'accordo, fa schifo ma è così ed è un dato di fatto. 
    Le cose debbano cambiare? Certamente sì... 
  • wolfgangwolfgang Post: 10,799
    modificato luglio 2021
    @Faith nel pubblico o comunque in grandi aziende a controllo semi-statale è praticamente impossibile perdere il lavoro. Nel privato ovviamente il rischio è maggiore. Molto dipende da quello che cerchi e dalla tua situazione anche da un punto di vista familiare. C’è differenza se in una famiglia ad esempio si lavora in due, si hanno soldi da parte e una casa di proprietà, o viceversa si è soli e con un mutuo da pagare. Per quanto riguarda l’ambiente, per la mia esperienza, la grande azienda è il peggio possibile perché tende ad unire il male del pubblico (gerarchia e burocrazia) e del privato (competitività)
    Post edited by wolfgang on
    marco3882FaithBlunotteTormalinaNeraAngel_a
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • marco3882marco3882 Post: 1,871
    Markov ha d:smile:
    marco3882 ha detto:

    Evitare assolutamente aziende grosse o medio grosse.

    Le aziende grosse, multinazionali, e basate su risultati valutabili oggettivamente, diventano molto simili al pubblico eccelso per livello di meritocrazia. 

    Io eviterei prima di tutto il settore privato dove il merito non è valutabile in maniera chiara. In particolare quei posti dove si assume tramite giochi di ruolo o discorsi verbosi che possono prevalere sui titoli di studio. Quindi ritengo fondamentale che il giudizio dato dai professori abbia lo spessore che merita. 


    Dove invece si entra in maniera poco trasparente ho sentito di tutto... Nuovi arrivati che prima vengono formati da una persona e poi assumono un atteggiamento particolare nei confronti di essa perché lo hanno visto fare a qualche superiore... che a sua volta non si sa com'è che è superiore e che di certo non lo era a voti d'esame...... detto tutto :smile:

    Guarda che nel privato non si assume per congetture come dici tu ma si fa un colloquio dove si presenta la propria esperienza e se il candidato risulta papàbile lo si assume in prova per vedere se quello che ha detto di saper fare è vero.

    Ovviamente un datore di lavoro imprenditore non gli interessa nulla di un 110 e lode master e chi più ne ha più ne metta, se questo non è in grado di svolgere il lavoro nell azienda dove è stato assunto.
    Mia moglie diplomata lavora dove prima di lei è durato 2 mesi un laureato, mandato via per disperazione perché non ne faceva una di giusta a pagarla. È solo un esempio. 
  • FaithFaith Post: 31
    @wolfgang contestualizzando ancora di più, per me significa in ogni caso (sia pubblico che privato) trasferirmi in un altra città da solo, dove dovrò provvedere ad affitto, etc. Poi magari con un contratto pubblico dopo un tot anni potrei chiedere un trasferimento (ma dipende). Con un contratto privato invece potrei dover cambiare azienda e anche città nel tempo, in base al mercato.

    Mi preoccupa molto, insieme a questo, anche la competitività. Mantenermi aggiornato e competitivo nel mercato del lavoro negli anni significa essere sempre attenti a come le cose stanno cambiando, quando bisogna formarsi ulteriormente, crescere professionalmente, quando se necessario cambiare posizione, etc. A meno che non si hanno delle strategie di uscita o comunque la sicurezza di non finire per strada, direi che si vive il lavoro in modo diverso. Aggiungiamo al mio caso personale alcuni punti cruciali come l'ansia e la solitudine (una cosa è avere parenti stretti, famiglia o essere sposati (o convivere, etc.), che in caso di bisogno ti aiutano, un altra situazione è invece essere soli e non sapere come pagare l'affitto se il lavoro viene a mancare).

    Emotivamente, credo che nel privato sarei costretto ad essere sempre orientato al lavoro, già solo per paura.
    In una posizione nel settore pubblico magari mi sentirei "libero" di dedicarmi ad altro, senza molte preoccupazioni.

    Penso che nella mia situazione personale a livello emotivo ho più bisogno di sicurezze che di situazioni competitive. 

    BlunotteTormalinaNerawolfgang
  • Faith ha detto:


    Emotivamente, credo che nel privato sarei costretto ad essere sempre orientato al lavoro, già solo per paura.
    In una posizione nel settore pubblico magari mi sentirei "libero" di dedicarmi ad altro, senza molte preoccupazioni.

    Penso che nella mia situazione personale a livello emotivo ho più bisogno di sicurezze che di situazioni competitive. 

    Esattamente. 
    Avendo da sempre lavorato nelle piccole realtà private posso dirti che ti sposi col mestiere che fai, e se solo provi a pensare ad altro ne risente il rendimento, la qual cosa non sfugge a chi ti tiene sott'occhio. 
    Anche io mi sono trasferita in un'altra città e in un'altra regione. 
    Il solo fatto di dover inizialmente provvedere alla quotidianità e contemporaneamente imparare il mestiere mi ha reso certamente meno competitiva delle mie coetanee che, lavoravano e dopo si ritiravano a casa e trovavano il piatto pronto. 
    Ricordo ancora gli errori di distrazione che potevo commettere quando improvvisamente pensavo al pranzo o alla cena, per non parlare poi di quando dovevo ospitare famigliari (e contemporaneamente lavorare) per non parlare di quando sono diventata madre. 
    Per le ferie sempre problemi, se mi ammalavo lavoravo ugualmente. 
    Anche sabato e domenica. 
    E che invidia quando arrivava qualche cliente che, con solo 3 giorni di ferie tra festività varie tirava fuori 10 giorni per stare a casa. 
    Poi c'era chi, arrivato luglio, andava in ferie per un mese, e io sempre lì a lavorare,e usavo qualche domenica per cercare di fare qualche cosa anche a casa....
    Andava a finire che non ero né brava al lavoro, né una brava mamma... 
    Ma questa è solo la mia esperienza...

    FaithBlunotte
  • MarkovMarkov Post: 10,888
    modificato luglio 2021
    marco3882 ha detto:
    Markov ha d:smile:
    marco3882 ha detto:

    Evitare assolutamente aziende grosse o medio grosse.

    Le aziende grosse, multinazionali, e basate su risultati valutabili oggettivamente, diventano molto simili al pubblico eccelso per livello di meritocrazia. 

    Io eviterei prima di tutto il settore privato dove il merito non è valutabile in maniera chiara. In particolare quei posti dove si assume tramite giochi di ruolo o discorsi verbosi che possono prevalere sui titoli di studio. Quindi ritengo fondamentale che il giudizio dato dai professori abbia lo spessore che merita. 


    Dove invece si entra in maniera poco trasparente ho sentito di tutto... Nuovi arrivati che prima vengono formati da una persona e poi assumono un atteggiamento particolare nei confronti di essa perché lo hanno visto fare a qualche superiore... che a sua volta non si sa com'è che è superiore e che di certo non lo era a voti d'esame...... detto tutto :smile:

    Guarda che nel privato non si assume per congetture come dici tu ma si fa un colloquio dove si presenta la propria esperienza e se il candidato risulta papàbile lo si assume in prova per vedere se quello che ha detto di saper fare è vero.

    Ovviamente un datore di lavoro imprenditore non gli interessa nulla di un 110 e lode master e chi più ne ha più ne metta, se questo non è in grado di svolgere il lavoro nell azienda dove è stato assunto.
    Mia moglie diplomata lavora dove prima di lei è durato 2 mesi un laureato, mandato via per disperazione perché non ne faceva una di giusta a pagarla. È solo un esempio. 
    A me dà fastidio anche il solo fatto di dover piacere ad una persona con titoli più scarsi dei miei, che non può capire cosa ho fatto io ma crede di essere nella posizione di poter prevedere cosa posso fare. Ormai molti miei compagni di corso lavorano e sono al corrente di numerose situazioni altamente sospette. Negli esami universitari si crea una gerarchia ricorrente e stabile nel tempo, che piaccia o meno. Bene, spesso questa gerarchia è stata stravolta completamente in un singolo contesto, i colloqui di lavoro... e più avanti l'avanzamento di carriera. No, io sono poco adattabile, preferisco di gran lunga la competitività dei big, almeno essendo listati nelle borse e dovendo competere anche a livello macroscopico, possono permettersi meno errori. 

    ___
    A questo punto devo precisare però che a me preoccupa soprattutto dover lavorare ad un livello più basso rispetto a ciò che dicono le qualità oggettive pregresse. Col mio percorso è in realtà scontato trovare un lavoro a tempo indeterminato, sia nel pubblico che nel privato. Sono anche nelle condizioni di poter fare lavori pagati discretamente ma che mi permetterebbero di poter correre 20 km al giorno sulle montagne appena stacco da lavoro (e forse prima o poi sarò seriamente tentato, dipende da quanto precariato mi si prospetta all'università). Ma conoscendomi dover lavorare con persone mai qualificate che mi vedono come uno di loro e che invece premiano chi tra di loro parla più calorosamente al loro livello è tremendo. Purtroppo tra i mai-qualificati c'è chi non vuol vedere oltre.... specie in Italia.... (giusto qualche giorno fa ho visto in tv un dibattito sul covid dove Locatelli veniva interrotto da Bersani ed il conduttore ha aggiunto: "Questa è una questione politica, quindi parla Bersani" lulZ... Vale il chi ha fatto almeno il 10% sa rispettare il restante 90% che gli manca mentre chi ha fatto solo l'1% pensa che il restante 99% sia lì dietro l'angolo alla sua portata. Ecco dove NON vorrei lavorare).
    Post edited by Markov on
    Linna
  • Faith ha detto:
    ... significa in ogni caso (sia pubblico che privato) trasferirmi in un altra città da solo, dove dovrò provvedere ad affitto, etc.... 
    Mi preoccupa molto, insieme a questo, anche la competitività
    ... Aggiungiamo al mio caso personale alcuni punti cruciali come l'ansia e la solitudine (una cosa è avere parenti stretti, famiglia o essere sposati (o convivere, etc.), che in caso di bisogno ti aiutano, un altra situazione è invece essere soli e non sapere come pagare l'affitto se il lavoro viene a mancare).

    Emotivamente, credo che nel privato sarei costretto ad essere sempre orientato al lavoro, già solo per paura.
    ... 
    Penso che nella mia situazione personale a livello emotivo ho più bisogno di sicurezze che di situazioni competitive. 
    Tutto ciò considerato, avendo provato entrambi, ti confermo: il meno peggio è il pubblico. Dipende dal profilo professionale, ma in ambito amministrativo hai spesso orario flessibile, più libertà nello scegliere le ferie, più tempo per i tuoi interessi (e per riposarti mentalmente dallo stress di comunicare con umani di tutti i tipi per diverse ore al giorno) e appunto più sicurezza economica, specie se non puoi contare su altro che il tuo stipendio.

    La competizione è un incubo, mi è capitato nel privato, specie sottoforma di una collega invidiosa e passivo aggressiva, a cui non sapevo come reagire perché nella mia testa "dovevo a tutti i costi sembrare carina e socievole". Nel pubblico questo c'è un po' meno, specie se dimostri di non voler spiccare ma solo di essere lì per pagare le bollette. 
    FaithValentaBlunotte
    Make it your goal to live a quiet life, minding your own business and working with your hands.
    1 THESSALONIANS 4:11
  • DreamLoopDreamLoop Post: 288
    modificato agosto 2021
    Comunque tutte le chiacchiere che si fanno sul mondo del lavoro e la possibilità di scegliere sono un lusso, nel senso che puoi permetterti di scegliere se non hai il problemi economici e non sei costretto a barcamenarti per pagare un affitto, perché se sei pressato da problemi economici sarai costretto ad accettare qualsiasi condizione, per quanto degradante e difficile da mantenere, perché l'alternativa sarebbe finire in mezzo alla strada con tutto ciò che ne consegue.

    Questo ovviamente non lo dice mai nessuno, e meno che mai coloro che ne traggono vantaggio da una simile situazione: una massa di disperati pronti a tutto pur di guadagnare due soldi e sopravvivere.

    Di solito le  condizioni che ti portano a ragionare sul mondo del lavoro come se avessi veramente tutta questa scelta sono due:

    non hai problemi economici perché sei nato in una famiglia benestante che può mantenerti e garantirti a livello indeterminato o comunque fino a quando troverai la tua strada, se la trovi, altrimenti i soldi per vivere ci sono

    oppure ragioni come se stessi ricreando le condizioni ottimali in un esperimento di laboratorio senza renderti conto che tali condizioni  ottimali nella realtà non sono così diffuse, quando non sono mere illusioni.

    Se non sei nato con il culo parato e non sei riuscito ad inserirti nel mondo del lavoro e ti ritrovi a 30 o più anni con scarse esperienze sono grossi problemi. I titoli contano fino ad un certo punto perché se non hai lavorato e tenuto aggiornato il tuo titolo esso con il passare del tempo diventa quasi inutile, perché un datore di lavoro che vede una persona adulta con un titolo e poca o nessuna esperienza tende a farsi due domande e già parti molto molto male, anche perché conta molto più quello che tu sai fare praticamente, e quindi sopperire alle necessità del ruolo che ti verrebbe assegnato, rispetto al titolo. Questo ovviamente in linea generale.
    Post edited by DreamLoop on
    Linnamarco3882Angel_a
    Neuro-tipici, neuro-diversi: siete vecchi e ormai superati. Rappresento l'ordine delle neuro-chimere, e presto conquisteremo la vostra palla di terra galleggiante!
  • Ti diro' la mia idea in modo molto sintetico : semmai avessi la possibilità di entrare nel pubblico, non farti scappare l'opportunità. Tanto per esperienza ti posso dire che tutti i lavori per noi prima o poi un problema lo presentano e bisognerà farci i conti.
    Data la situazione sociale che c'è e che si prospetta per il futuro a mio avviso la sicurezza è una priorità.
    Anche perchè ritrovarsi un domani avanti con l'età ed avere entrate incerte potrebbe essere un problemone ancora più grande.


    mammarosanna
    “ I'm pretty good at running human in emulation mode.”

    " Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi....."
  • luli12367luli12367 Post: 249
    mammarosanna ha detto:

    In un ambiente piccolo privato può andare tutto molto bene se trovi le persone giuste o malissimo, tanto che se subisci mobbing, la situazione può diventare inaccettabile tanto da scegliere di dimetterti.

    Se però nel lavoro si è eccellenti, pur di non sostituirti il capo è più disposto a sopportare.
    Se invece sei mediocre, ormai non ci si mette nulla a rimpiazzarti, sia perché il contratto a tempo indeterminato non lo fanno più, sia perché se veramente vogliono il modo lo trovano.

    Quanto conta un domani farti una famiglia? Nel pubblico puoi andare in maternità e sai che al rientro il posto è tuo.
    Sei ammalato? Ti puoi assentare nessuno ti rompe gli zebedei, ferie? Te le danno.
    Se la realtà è grande puoi trovare il modo di imboscarti e passare inosservato. Per quanto riguarda la meritocrazia, se sei mediocre, ti passa davanti il raccomandato questo sempre, ma chi vale realmente e si distingue trova sempre il modo di farsi strada e far carriera nel pubblico o privato che sia..
    A parere mio...

    Perché non esiste più il contratto a tempo indeterminato non è vero e infatti l'azienda per legge è costretta ad assumerti a tempo indeterminati trascorsi 24 mesi dal momento che ha iniziato a lavorare non può farti più di mi sembra 4 o 5 rinnovi
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