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cosa è importante

amnesiiaamnesiia Post: 108
modificato 6 settembre in La Piazza (discussioni generali)
Mi vergogno di non aver capito me stessa, di non averci provato un tempo.
Di non aver dato posto al mio bisogno di esprimermi, di aver lasciato soccombere la mia identità creativa sotto quella che i miei genitori ritenevano più adatta a me.
È difficire da capire se ci si lascia liberi di esprimersi da sempre o da una parte della propria vita.
Me ne sono accorta quando mi sono resa conto che metto me stessa in ogni singola cosa che faccio, da quella più banale come fare la colazione a suonare un motivetto o fare un disegno.
Metto la mia creatività nelle cose come forma concretizzata della mia espressione, del mio gusto, dei miei pensieri, dei miei sentimenti.
È come se il mio io interiore cercasse di andare a finire senza volerlo in ogni singola cosa fuori da me.
Anche la mia ombra è capace di farlo, in maniera molto subdola sfregia le mie opere piccole e grandi.
Quella non è creatività, non può esserlo se è solo ombra. Lo può diventare se riesco a far passare l'ombra attraverso la mia coscienza.
E forse lo è, sempre così, inesorabilmente. Quella nota di tristezza che vedo nel mio essere raffinata.
Come può capire la gente comune tutto questo? Come possono capire me se non capiscono Mozart o Picasso?
Mozart non piace a tutti quelli che lo ascoltano. Picasso invece non piace a me.
E probabilmente potrei non piacere io a Picasso.
Alle persone comuni nessuno chiede di mettere la loro espressività nelle cose, probabilmente neanche riuscirebbero a capire cosa significa.
Parlo del significato profondo, del tormento interiore o della felicità idilliaca che provo certe volte.
Avvolte non ci riesco neanche io, sento di non essere all'altezza di quello che voglio esprimere.
Come se mi avessero deturpato le mani. Come se la mia vita fosse una maledizione.

Mi vergogno quando non riesco a farmi capire. Mi vergogno di pensare troppo e di non riuscire a farmi capire.
Mi sono vergognata così tanto di me già una volta.
Adesso di me, della me interiore, non mi vergogno più di tanto.
Se la mia vita è maledetta allora tanto vale essere maledetti con stile.

È difficile che riesca a parlare di quando mia madre mi ha tolto i libri che mi piacevano per farmi leggere i suoi.
Le altre cose che mi piaceva fare hanno avuto tutte un intreccio simile.
Non parlo facilmente della mia infanzia e di miei interessi speciali di quei tempi.
Non parlo facilmente di quei tempi per un motivo in particolare. Non credo di poter essere capita e non mi interessa esserlo in questo momento.
Non mi interessa essere capita da tutti per quanto riguarda l'origine del mio pensiero e della mia conoscenza, del mio modo di vedere le cose.
Molte persone potrebbero pensare ad esempio che mi piacciano certi paesi per via di quello che vedevamo tutti in televisione.
Non è così per quanto mi riguarda e non approfondirò neanche questo.
Non ho letto i libri di mia madre ma ho ugualmente sviluppato sin da piccolissima diversi interessi di quel tipo.
C'è un intero mondo nei miei pensieri di cui non ho mai fatto parola con nessuno o di cui ho detto poco in alcuni casi.
Chi agisce in questo modo ritengo dia importanza a se stesso, valore ai suoi pensieri e importanza a chi lo ascolta. O forse sa di poterlo ascoltare.
ClaraDiLuna
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