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ordinario

Sono uscita a fare una passeggiata. Finalmente fuori faceva abbastanza fresco da potermi mettere su una giacca. E finalmente potevo camminare tenendo le mani nelle tasche.
Non ho pensato molto mentre camminavo, o forse sì e non me lo ricordo.
Faccio sempre lo stesso tragitto quando cammino in questa parte della città, non mi allontano troppo nel caso volessi tornare subito indietro.
Esco quando la luce non mi dà troppo fastidio e quando non ci sono troppe persone.
In realtà c'è sempre abbastanza folla in quell'orario ma la folla, signori di una certa età e qualche famiglia, mi tiene compagnia.
Ci metto poco a fare quel giro.
Arrivo a un bivio, o il corso o la piazza. Scelgo di deviare questa volta e di andare per la piazza.
Ci sono le panchine e i bambini che giocano con la palla ma per me non è un problema.
Questa volta devio però e scelgo di percorrere il marciapiede che la costeggia. Senza pensarci.
Noto dei pannelli sul muro dell'edificio che avevo di fianco, una piccola mostra fotografica di qualche anniversario della marina militare cittadina.
Non c'era nessuno a guardare quei pannelli, ci stavo passando oltre pensando a quanto fosse stato inutile averceli messi. Chi si ferma più ormai a guardare certe cose?
Mi sono fermata e ho deciso che li avrei guardati io.
Era un'esposizione di qualche pagina di giornale stampata su carta comune e qualche fotografia d'epoca.
C'erano anche delle didascalie ma non mi andava di leggerle.
Mi sono soffermata quindi sulle foto ingiallite e sulla data che riportava la pagina di giornale più vecchia.
"Anni settanta. Non mi interessano queste cose."
Mi cade l'occhio su una didascalia, breve, leggibile. Era la descrizione del motivo per cui fu costruito un monumento cittadino, conteneva una parola che mi sarebbe stata utile ad interpretare una di quei posti strani che vedo nei miei sogni.
Ho pensato che ne era valsa la pena fermarsi anche solo per quello.
Alzo gli occhi per andarmene e mi accorgo che non c'ero più solo io a guardare quei pannelli.
Non ero sola. Mentre pensavo quelle cose si era radunata una piccola folla a guardare quelle foto.
Qualcuno si deve essere chiesto perchè una ragazzina con una giacca un po' più grande di lei stesse fissando delle foto in bianco e nero e deve essersi avvicinato per dare un'occhiata.
Forse era stato il signore con il cane al guinzaglio di fianco a me che mi ha trafitto la testa con un piccolo abbaio.
Guardava tutti i volti fotografati chiedendosi se conoscesse qualcuno, poi ha scherzato con l'altro signore accanto a lui su quanti anni fossero passati da quando le avevano scattate.
Dietro di me altre persone stavano dicendo la loro.
Mi allontano per andarmene e superato il portone dell'edificio mi rendo conto che la mostra continuava per qualche altra foto.
Anche lì si erano radunate delle persone che forse non avevano trovato posto per osservare i pannelli precedenti.
Mi sono soffermata a guardare almeno un po' anche questi, anni duemila, troppo recenti.
Tutti discutevano su com'era cambiato il mondo e su cosa ci era rimasto dei tempi passati.
Me ne sono andata su queste parole e con le mani ancora nelle tasche.
Sorridevo pensando all'universo, allo sguardo distante che avevo tenuto tutto il tempo e al perchè della mia esistenza.
Ancora una volta, cose ordinarie.
ClaraDiLuna

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