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Come cambiare?

In questa discussione non desidero lamentarmi o riportare vicissitudini che mi sono capitate di recente. Voglio parlare del cambiamento, unica soluzione possibile per non permanere nelle stesse avvilenti condizioni. Non è semplice svoltare la propria esistenza ed è innegabile che richieda sacrificio e abnegazione. Sì tratterebbe di un processo lungo e tortuoso dove la costanza è la virtù da prediligere. Il mio limite principale è di natura mentale: sono immerso nella negatività che nel tempo mi sono costruito, fino a diventare uno stato che mi corre sottopelle che alla prima difficoltà riemerge e mi opprime. Al momento, nel medio termine escluderei la psicoterapia con la quale ho avuto molti tentativi fallimentari. Vorrei che qualcuno che abbia avuto gravi compromissioni nel vivere la vita con spensieratezza, perennemente intaccata dall'angoscia e dal rancore, mi riportasse le soluzioni adottate per risalire e finire per vivere passabilmente. Non vale la pena devastarsi per il passato, rifiutarsi di vivere perché le fragilità interne me lo impediscono. Manifesto una consapevolezza che si trova agli antipodi del mio funzionamento mentale. Mi sento molto in balia dei miei meccanismi disfunzionali che bloccano e alla fine alimentano il substrato di pensieri limitanti su cui fondo l'esistenza. In cuor mio avverto un profondo desiderio di esistere, ma la mia mente mi cortocircuita, mi paralizza e mi condanna all'inerzia. Per chi possa immedesimarsi nella mia condizione, pragmaticamente quali soluzioni possono essere adottate? Sono un fiammifero che si consuma piano piano da molto tempo ma non vuole finire cenere.
betValentoeinstein14giuseppeClaraDiLunaRunning_Free

Commenti

  • Cosa al momento ti preme intimamente più di tutto?
  • ClaraDiLuna ha detto:
    Cosa al momento ti preme intimamente più di tutto?
    Non soffrire psichicamente. Anche adesso mi ritrovo a stare molto male. Ho un'ansia che non saprei descrivere: si tratta di pura angoscia e malessere che non mi permette di ragionare lucidamente. Si rivela anche in disagi organici. Sono disteso e sento il cuore battere all'impazzata e i miei pensieri negativi che continuano ad assilarmi. Sembra sia predisposto per soffrire. 
    bet
  • betbet Post: 358
    @Inner_entropy stai seguendo qualche cura farmacologica?! Scusate se insisto sempre su questo punto ma a me il farmaco ha risolto completamente ansia angoscia e tutti i terribili e debilitanti sintomi fisici. Voglio precisare che nessuno mi ha mai imbottita di farmaci, non sono intontita, non ho nessun effetto collaterale. Ho interrotto la cura anche per lunghi periodi. Non ho mai avuto assuefazione
    ValentoInner_entropy
  • aang91aang91 Post: 121
    Ti do questo consiglio:
    Cerca di ripartire dalla voglia di vivere.
    Non fare in modo che questa voglia venga divorata dai pensieri negativi.
    Se lo fai rischi di essere risucchiato in vortice di pensieri negativi da cui non riuscirai più ad uscire.
    Per liberarti cerca di fissare dei obiettivi.
    Dentro di te sicuramente ci saranno dei desideri  o obiettivi che vorresti realizzare.
    Proprio grazie a quelli  ti darà la forza di reagire e di rialzarti.
    Più riuscirai a realizzare tutti i tuoi desideri più sentirai realizzato e più felice.

    Inner_entropy
  • vera68vera68 Post: 3,035
    Comincia a fare delle esperienze positive. Per esempio potresti fare volontariato. Sentirsi utili fa bene. 
    Le esperienze positive entrano nella memoria e ti spingono a cercarne ancora. Questo aiuta a invertire la tendenza

    Cerca un ambiente sano, non competitivo (alcuni ambienti di volontariato hanno questo rischio) non necessariamente si deve stare a contatto con persone che sono fortemente  disagiate, con quella sofferenza davanti alla quale non si sa che dire...

    Non ci sono aspettative da soddisfare, ciò che fai è gratis e lo sa anche chi lo riceve. 
    betValentoInner_entropy
  • betbet Post: 358
    Sottoscrivo @vera68 il volontariato è  un toccasana ti fa concentrare sui bisogni degli altri e ti riempie di soddisfazione! Cerca magari una modalità che ti "esalti" 
    vera68ValentoInner_entropy
  • Inner_entropy ha detto:
    In questa discussione non desidero lamentarmi o riportare vicissitudini che mi sono capitate di recente. Voglio parlare del cambiamento, unica soluzione possibile per non permanere nelle stesse avvilenti condizioni. Non è semplice svoltare la propria esistenza ed è innegabile che richieda sacrificio e abnegazione. Sì tratterebbe di un processo lungo e tortuoso dove la costanza è la virtù da prediligere. Il mio limite principale è di natura mentale: sono immerso nella negatività che nel tempo mi sono costruito, fino a diventare uno stato che mi corre sottopelle che alla prima difficoltà riemerge e mi opprime. Al momento, nel medio termine escluderei la psicoterapia con la quale ho avuto molti tentativi fallimentari. Vorrei che qualcuno che abbia avuto gravi compromissioni nel vivere la vita con spensieratezza, perennemente intaccata dall'angoscia e dal rancore, mi riportasse le soluzioni adottate per risalire e finire per vivere passabilmente. Non vale la pena devastarsi per il passato, rifiutarsi di vivere perché le fragilità interne me lo impediscono. Manifesto una consapevolezza che si trova agli antipodi del mio funzionamento mentale. Mi sento molto in balia dei miei meccanismi disfunzionali che bloccano e alla fine alimentano il substrato di pensieri limitanti su cui fondo l'esistenza. In cuor mio avverto un profondo desiderio di esistere, ma la mia mente mi cortocircuita, mi paralizza e mi condanna all'inerzia. Per chi possa immedesimarsi nella mia condizione, pragmaticamente quali soluzioni possono essere adottate? Sono un fiammifero che si consuma piano piano da molto tempo ma non vuole finire cenere.
    Ciao.
    Scrivi molto bene.
    E dimostri di possedere un'eccellente capacità introspettiva.
    Sei immerso nella negatività forse perchè non hai trovato modalità valide per te.
    Le terapie se non adattate allo spettro autistico le percepisco non congrue.
    Seppur ottime od eccellenti terapie.
    Ma inadatte alle "nostre" casistiche.
    Escludere lo trovo sbagliato nell'ideazione che lo racchiude in se.
    Valutare selezionando invece no.
    Angoscia non l'ho mai provata nemmeno rancore .
    Non essendo stato diagnosticato subito, ho passato una sorta di inferno dei CIM O CSM:
    E relative terapie inutilissime nel mio caso.
     Le psicoterapie non erano a me adatte.
    Ed i farmaci non sono mai serviti  nulla (anche se erano una mia speranza).
    Ho cercato scientemente come di mappare la mia condizione.
    Le psicoterapie erano inadatte  al mio caso: non sapevo(riuscivo) a trovare l'opzione a me utile nemmeno da opzioni predeterminate .
    Sui farmaci per i quali nutrivo una passione (Trovo psichiatria affascinante e farmacologia), ho poi dopo quasi un decennio di tentativi trovato un atipico che nel mio caso è stato utilissimo.
    Ancora oggi  lo  assumo:
    Non crea dipendenza, assuefazione o tolleranza (nel mio caso).
    Lo uso come passepartout    per cambiare utilizzando mi strategie di cambiamento (laddove possa riuscirci anche perchè in alcune cose non si varca quel confine che vorremmo superare).
    Un Nitrobenzodiazepinico a basso dosaggio mi aiuta.
    Al contempo uso le possibilità che mi fornisce per cambiare interazioni con le persone.
    Uso una sorta di "copi e incolla" facendolo mio .
    Poi non distinguo dal "copiato" al come sono divenuto nel corso del tempo.
    In pratiche strategie di funzionamento che applico in contesti sociali.
    Osservo molto anche quello che non mi interessa , cioè le persone ,perchè mi serve il farlo.
    Il loro interagire e i loro modi di fare: scarto quelli non utili al mio migliorarmi e utilizzo solo quelli funzionali.
    Poi e non so come spiegarti divengono parte di me. del mio fare ,del mio agire.
    Un dialogo prima ad esempio era improponibile con gli altri: andavo solo su quello che era di mi interesse speciale.
    Quindi un discorso poteva durare tanto sullo stesso argomento .
    Con ovvie ripercussioni sugli interlocutori che si scocciavano.
    Evito di farlo ed evito di restare su un solo argomento di discussione.
    Spazio moltissimo.
    E sono stato per diversi anni Hikikomori.
    I miei vicini di casa non sapevano neanche che faccia avessi.
    Ne io conoscevo le loro .
    Nemmeno adesso per la verità: a volte se hanno un cane guardo prima quello e poi loro eventualmente e se non sono troppo in ritardo nel poterlo fare li saluto.
    Per me era un problema anche il parlare con la cassiera del supermarket.
    I dialoghi sono stereotipati.
    Lo è ancora : ho un range di risposte da fornire di default.
    Abbino un sorriso se utile alla comunicazione e il guardare nel viso (non scrivo negli occhi perchè fatico in questo )

    Scelgo un punto tra gli occhi e guardo li le persone si sentono più contente!
    A me distrae e stressa.Cosi come l'interazione interpersonale.
    Sempre e comunque .
    Il lavoro non è un problema.
    Il recarsi al lavoro si


                           

    LinnaInner_entropyValento
  • Vi ringrazio per le vostre riflessioni. Sui farmaci ho avuto delle esperienze che si sono rivelate inconcludenti. Nel senso che ho assunto antidepressivi in associazione con un antipsicotico, ma senza ottenere grossi benefici. All'epoca ero depresso, ora sono ansioso e angosciato. Quindi, dei farmaci più sedativi forse potrebbero fare al caso mio. Di recente, ci sono stati dei casi di automedicazione con benzodiazepine a me non prescritte. Per evitare di farmi del male di nuovo, in casi disperati preferisco ricorrere al farmaco seppure in modalità inappropriate. Si è trattato di casi molto isolati. Ora il mio pensiero volge costantemente a un evento di qualche mese fa, in cui mi sono sentito umiliato e nutro un rancore tale da desiderare soltanto tornare indietro e gestire meglio la situazione, dato che ne avevo la facoltà. Ci ripenso con collera. La mia mente rimugina fino a farmi impazzire. Ci sono attimi in cui covo sentimenti di vendetta estremi. Mi intossicano le giornate, ma non riesco a liberarmene perché non mi è restato nulla. Ho pochi amici con i quali non mi aprirei mai. Non ho passioni, hobby o progetti da voler realizzare. Percepisco un costante senso di vuoto e non c'è nulla che possa riempirlo. Mi tormento per aver frequentato persone che poi ho realizzato essere solo spazzatura. Percepisco un'incompatibilità di fondo col 99 % delle persone. Avrei dovuto rimanere solo come durante l'adolescenza, senza illudermi che qualcuno potesse farmi sentire meglio. Ora mi trovo ugualmente da solo, ma i vani tentativi svolti per avere un minimo di socialità mi disgustano. Se non odiassi me stesso, almeno potrei rimanere solo senza dover percepire tutta questa frustrazione. Mi sono rimasti solo i miei genitori che rappresentano l'unico motivo per cui continuo a rimanere in vita. D'altra parte, ci sono istanti in cui mi sembra di star sprecando tutto e compare una flebile speranza, come quello che mi ha indotto ad aprire la discussione. Durano poco, dato che immediatamente vengono rimpiazzati dalle consuete forze distruttive negative che mi fanno ripiombare nelle solite acque turpi. Mi sono allontanato troppo da me stesso e ora non so a cosa aggrapparmi. Percepisco solo frustrazione ed odio. Non so quanto valga la pena proseguire così. Ho provato a frequentare terapeuti specializzati nello spettro, ma sono stati peggiori rispetto a certi tradizionali. L'ultima terapia è stata fallimentare e mi ha fatto stare peggio di prima. Tollero bene molti aspetti critici legati alla sindrome: sensorialità, cambi di programma, sovraccarichi non sono fra i miei problemi principali. Il difetto maggiore causato dalla sindrome è che ho tendenze ipertimesiache e ricordo ogni torto subito. Non sono legato a nessuno. Nel profondo so che la negatività sarebbe uno dei pochi motivi in grado di legarmi ad altre persone. Nulla è più forte in me che un inesprimibile disprezzo per la vita, che continuo a considerare un'immeritata condanna. Non ho mai fatto volontariato, perché so che gli altri per me non si attiverebbero mai e sfrutterebbero le mie debolezze per i loro tornaconti. Baratterei tutto ciò che mi è rimasto da vivere per rivivere anche per solo un minuto la spensieratezza preadolescenziale. Per il resto, non c'è nulla di buono che mi attenda.
    amnesiiaRunning_Free
  • vera68vera68 Post: 3,035
    "Non ho mai fatto volontariato, perché so che gli altri per me non si attiverebbero mai e sfrutterebbero le mie debolezze per i loro tornaconti." 

    Questo è un bias perché probabilmente hai avuto tante esperienze negative. 

    Ma ciò non vuol dire che tutte le esperienze debbano esserlo
    Se non ci provi non lo saprai mai... 

    L'unica cosa che boicotta qualsiasi esperienza tu ti voglia concedere è il fatto che tu voglia far vincere la tua visione del mondo. Il tu è usato in modo generico. Vale su chiunque. 

    Se concedi una possibilita all'esperienza che vorrai fare di essere positiva, è una possibilità che stai concedendo a te stesso di respirare aria nuova. Il tu è sempre impersonale. 

    Qui entra in gioco l'orgoglio... Diventa una battaglia tra sé e sé 
    E si vince quando si perde... 


    Sniper_Ops
  • vera68 ha detto:
    "Non ho mai fatto volontariato, perché so che gli altri per me non si attiverebbero mai e sfrutterebbero le mie debolezze per i loro tornaconti." 

    Questo è un bias perché probabilmente hai avuto tante esperienze negative. 

    Ma ciò non vuol dire che tutte le esperienze debbano esserlo
    Se non ci provi non lo saprai mai... 

    L'unica cosa che boicotta qualsiasi esperienza tu ti voglia concedere è il fatto che tu voglia far vincere la tua visione del mondo. Il tu è usato in modo generico. Vale su chiunque. 

    Se concedi una possibilita all'esperienza che vorrai fare di essere positiva, è una possibilità che stai concedendo a te stesso di respirare aria nuova. Il tu è sempre impersonale. 

    Qui entra in gioco l'orgoglio... Diventa una battaglia tra sé e sé 
    E si vince quando si perde... 


    Cara Vera, grazie per le tue considerazioni sempre molto preziose. Sono mentalmente molto rigido e ragiono in maniera dicotomica. Un mio grande difetto è ricorrere a  generalizzazioni di tipo induttivo. Basta una sola esperienza per trarre una legge che per me diventa universale. Se un avvenimento è andato in un certo modo, a pari condizioni di contorno tenderà ad essere identico. Purtroppo, ricordo tutto e spesso ricorro ad associazioni con avvenimenti passati che mi fanno prevedere l'imminente futuro. L'esperienza finisce per non essere essenziale, perché la percezione è che so già come possa andare a finire. Quindi, nella maggior parte dei casi desisto perché non ne vale la pena. In cuor mio ritengo di essere troppo tardi per lottare contro il mio modus vivendi. Non sono così vecchio da non poter cambiare, ma dovrei rinnegare le basi su cui poggio che per quanto scricchiolanti mi forniscono almeno un senso di appartenenza. Tolta la mia negatività non sarei nulla. L'identificazione è troppo stretta per poter essere rimossa con semplicità.
    amnesiiaSniper_Ops
  • vera68vera68 Post: 3,035
    Non sarà semplice rimuoverla, ma si può. 
    Soprattutto si può sperimentare che esiste un altro modo di relazionarsi, poi magari si ritorna nella forma che conosciamo da molto tempo e a cui seppur in sofferenza, abbiamo fatto il callo. Ma ogni tanto potremmo ricordarci di quella esperienza positiva, che magari legheremo a una persona.... Tutti cattivi, ma quella persona un po' più umana mi è sembrata, oppure ci sembrerà una persona così diversa da pensare che sia eccezionale.. 
    E quello sarà il primo passo. 

    PS. Io ho un ragionento molto induttivo. Per me uno è il tutto e non una parte o un piccolo campione. Capisco bene questa dinamica, che però può sfruttare il suo stesso funzionamento per invertirsi
  • vera68 ha detto:
    Non sarà semplice rimuoverla, ma si può. 
    Soprattutto si può sperimentare che esiste un altro modo di relazionarsi, poi magari si ritorna nella forma che conosciamo da molto tempo e a cui seppur in sofferenza, abbiamo fatto il callo. Ma ogni tanto potremmo ricordarci di quella esperienza positiva, che magari legheremo a una persona.... Tutti cattivi, ma quella persona un po' più umana mi è sembrata, oppure ci sembrerà una persona così diversa da pensare che sia eccezionale.. 
    E quello sarà il primo passo. 

    PS. Io ho un ragionento molto induttivo. Per me uno è il tutto e non una parte o un piccolo campione. Capisco bene questa dinamica, che però può sfruttare il suo stesso funzionamento per invertirsi

    Lo so: le relazioni sono molto complesse, perché non c'è nessun riferimento oggettivo. Tutto è in balia della libera interpretazione. La mia mente - e in questa sede mi permetto di essere portavoce di più persone - non è tale da adeguarsi all'incertezza. Ricondurre le persone a classi mi è comodo. Spesso, esagero e vedo solo il lerciume e la feccia. Accade con molti: vi è uno squilibrio evidente nella considerazione degli aspetti negativi e positivi delle persone a vantaggio dei primi. Generalizzando, le persone sono spesso malintenzionate e non degne di fiducia o mutua comprensione. In attesa di quella persona che possa farmi rivedere il pensiero, posso affermare che questo forum mi abbia aiutato a non perdere le speranze in un'umanità che potesse essere comprensiva ed empatica. Grazie per il vostro aiuto.
    vera68Antares
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