Salta il contenuto

la mia parte tipica

Adesso che so di averla, riesco a sentire la mia parte tipica.
Me ne sono accorta poco fa, quando ho pensato che non dovevo vedere le persone partendo da me, da quello che conosco su di me e che ci rende simili.
Ho pensato che le persone vanno viste dal loro punto di partenza, nonostante le cose che ci rendono simili.
È questo che mi rende possibile capirle, cercare di farlo nella loro interezza.
Riesco a sentire il bivio dei miei pensieri, tipico e autistico, logico e astratto, me e non me, voglio e non voglio.
Riesco a sentire la consapevolezza di me stessa da cui prendo la sicurezza e allo stesso tempo ne ho timore.
Ho timore che quel sentire me stessa, quel passo che mi fa stare sempre avanti agli altri, mi allontani dalle persone.
L'ho sempre percepito, anche da piccola, che le persone mi vedessero in questo modo.
Non posso fare niente per quel passo davanti agli altri, non l'ho voluto io e mi viene naturale. Però posso condividere quello che ho preso lungo il percorso.
È l'essenza della mia solitudine, il sentirsi distanti sempre da tutti per questo.
Non volevo essere così, non l'ho chiesto, volevo essere solo una ragazzina come le altre e divertirmi come le altre.
E poi, a cosa mi serve avere quella parte tipica se non a mettere anche questa nelle cose che mi piace creare?
Posso conoscere come rivolgermi alla maggiorparte delle persone ma a cosa serve se non sono quelle con cui passerei il mio tempo?
Forse può essermi utile in altri ambiti, ma a cosa serve se non sono quelli che ritengo importanti per la mia vita di idee e di realizzare idee?
E infine, a cosa serve saper apparire tipica con facilità se con altrettanta facilità appena mi stanco un po' tornano a tracimare i miei tratti autistici e pure in modo evidente?
Ho dovuto imparare a comportarmi con le persone nel modo corretto, da piccola quando tutto fa più male.
Con i miei compagni di scuola perchè volevo giocare e non volevo rimanere da sola e con tante cadute e tanti pianti trattenuti per non peggiorare le cose.
Con mia nonna che mi faceva delle vere e proprie cose brutte che non racconterò ogni qual volta non rispettassi l'etichetta, dicessi cose fuoriluogo.
Con mia madre che mi proteggeva e non mi faceva fare male dagli altri oppure mi difendeva se ero io a fare male loro.
Quando erano contente di come venivo fuori non mi facevano fare nulla che non mi piacesse, lo facevano loro al posto mio.
Anche io devo dare più importanza, più unicità al mio punto di partenza. Perchè voglio bene a me stessa e voglio il bene per me stessa.
Non posso dare il bene a chi mi sta intorno se non voglio bene per prima a me.
Linna

Commenti

  • priscaprisca Post: 40
    amnesiia ha detto:
    Adesso che so di averla, riesco a sentire la mia parte tipica.
    Me ne sono accorta poco fa, quando ho pensato che non dovevo vedere le persone partendo da me, da quello che conosco su di me e che ci rende simili.
    Ho pensato che le persone vanno viste dal loro punto di partenza, nonostante le cose che ci rendono simili.
    È questo che mi rende possibile capirle, cercare di farlo nella loro interezza.
    Riesco a sentire il bivio dei miei pensieri, tipico e autistico, logico e astratto, me e non me, voglio e non voglio.
    Riesco a sentire la consapevolezza di me stessa da cui prendo la sicurezza e allo stesso tempo ne ho timore.
    Ho timore che quel sentire me stessa, quel passo che mi fa stare sempre avanti agli altri, mi allontani dalle persone.
    L'ho sempre percepito, anche da piccola, che le persone mi vedessero in questo modo.
    Non posso fare niente per quel passo davanti agli altri, non l'ho voluto io e mi viene naturale. Però posso condividere quello che ho preso lungo il percorso.
    È l'essenza della mia solitudine, il sentirsi distanti sempre da tutti per questo.
    Non volevo essere così, non l'ho chiesto, volevo essere solo una ragazzina come le altre e divertirmi come le altre.
    E poi, a cosa mi serve avere quella parte tipica se non a mettere anche questa nelle cose che mi piace creare?
    Posso conoscere come rivolgermi alla maggiorparte delle persone ma a cosa serve se non sono quelle con cui passerei il mio tempo?
    Forse può essermi utile in altri ambiti, ma a cosa serve se non sono quelli che ritengo importanti per la mia vita di idee e di realizzare idee?
    E infine, a cosa serve saper apparire tipica con facilità se con altrettanta facilità appena mi stanco un po' tornano a tracimare i miei tratti autistici e pure in modo evidente?
    Ho dovuto imparare a comportarmi con le persone nel modo corretto, da piccola quando tutto fa più male.
    Con i miei compagni di scuola perchè volevo giocare e non volevo rimanere da sola e con tante cadute e tanti pianti trattenuti per non peggiorare le cose.
    Con mia nonna che mi faceva delle vere e proprie cose brutte che non racconterò ogni qual volta non rispettassi l'etichetta, dicessi cose fuoriluogo.
    Con mia madre che mi proteggeva e non mi faceva fare male dagli altri oppure mi difendeva se ero io a fare male loro.
    Quando erano contente di come venivo fuori non mi facevano fare nulla che non mi piacesse, lo facevano loro al posto mio.
    Anche io devo dare più importanza, più unicità al mio punto di partenza. Perchè voglio bene a me stessa e voglio il bene per me stessa.
    Non posso dare il bene a chi mi sta intorno se non voglio bene per prima a me.
    """Ho timore che quel sentire me stessa, quel passo che mi fa stare sempre avanti agli altri, mi allontani dalle persone.
    L'ho sempre percepito, anche da piccola, che le persone mi vedessero in questo modo.
    Non posso fare niente per quel passo davanti agli altri, non l'ho voluto io e mi viene naturale. Però posso condividere quello che ho preso lungo il percorso.
    È l'essenza della mia solitudine, il sentirsi distanti sempre da tutti per questo.
    Non volevo essere così, non l'ho chiesto, volevo essere solo una ragazzina come le altre e divertirmi come le altre.
    E poi, a cosa mi serve avere quella parte tipica se non a mettere anche questa nelle cose che mi piace creare?
    Posso conoscere come rivolgermi alla maggiorparte delle persone ma a cosa serve se non sono quelle con cui passerei il mio tempo?
    Forse può essermi utile in altri ambiti, ma a cosa serve se non sono quelli che ritengo importanti per la mia vita di idee e di realizzare idee?
    E infine, a cosa serve saper apparire tipica con facilità se con altrettanta facilità appena mi stanco un po' tornano a tracimare i miei tratti autistici e pure in modo evidente?
    Ho dovuto imparare a comportarmi con le persone nel modo corretto, da piccola quando tutto fa più male."""

    Questo.
     29 anni di completa solitudine, anzi, 19 anni di solitudine e 10 di incomprensioni, ansia, dolore, delusione e sconforto (ma almeno ho avuto il mio compagno, che sembrava vivere le stesse identiche cose con tante sfaccettature diverse dalle mie).
    Da ieri ho avuto una presa di coscienza sul mio sentire. Mi si è aperto un mondo intero, qui.
    E leggere le tue parole mi solletica l'anima, come se mi confortasse,  perché sento di non essere l'unica diversa, l'unica che sta sempre iperlavorando anche solo mentre sta seduta a chiacchierare al tavolo di un bar. 
Accedi oppure Registrati per commentare.
Dona il 5x1000 a Spazio Asperger ONLUS. Codice Fiscale: 97690370586


Ehi, straniero!

Sembra che tu sia nuovo da queste parti. Se vuoi partecipare accedi con le tue credenziali oppure utilizza il modulo di registrazione!

In this Discussion

Libro Gratuito "Lo Spettro Autistico risposte semplici" Scarica il libro: Lo Spettro Autistico, Risposte Semplici