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In bilico fra la vita e la morte

Inner_entropyInner_entropy Post: 35
modificato dicembre 2021 in La Piazza (discussioni generali)
AVVISO DELLA MODERAZIONE

ATTENZIONE: il contenuto che segue potrebbe essere molto forte ed urtare la vostra sensibilità.

Il titolo della discussione è volutamente ambivalente: di primo acchito può sembrare che chi scriva abbia qualche morbo incurabile e stia lottando per la sopravvivenza. La realtà è piuttosto ossimorica rispetto a questa possibile interpretazione. Mi ritrovo a sperimentare uno stato di intensa angoscia dove gli echi suicidari a poco a poco si fanno più intensi, fino a rimbombare e soverchiare gli altri pensieri. Non voglio che questa discussione sia la solita litania di chi parla di suicidarsi. Io voglio trasmettere la mia concezione della vita che spicca per il suo contenuto negativo. Ho pochi assiomi su cui reggo il mio approccio all'esistenza: il primo è che non figlierò mai, disprezzando la vita e desiderando non infliggere lo stesso tormento riservatomi; il secondo è che non morirò per morte naturale. È fuori discussione che io prolunghi i miei istanti controvoglia molto più di quanto non abbia fatto finora. L'idea del suicidio - come postulato da Cioran - è un fattore che rende sopportabile la vita: la possibilità di essere padrone della propria anima anche per quanto attiene l'ultimo istante è sinonimo di profonda libertà e permette di intaccare le costernazioni quotidiane. Ora, da poco ho avuto modo di svolgere un profondo bilancio sulla mia esistenza, non troppo breve per concedermi ulteriori illusioni, non troppo lunga per essere sospinto verso la Dissoluzione. Mi sono sempre domandato cosa mi sarei risparmiato se avessi assecondato tempo fa la mia personale pulsione di auto-annullamento piuttosto che l'insulso istinto di sopravvivenza; la risposta è perentoria: solo illusioni disattese, angoscia, spleen, tedio, risentimento, rammarico. Rientro in quei casi che provano un estremo e morboso ribrezzo per la vita e anelano a un suo rapido termine. La certezza è che a causa di certe vicissitudini ho sprecato la mia età più verde e non riesco a tollerarlo. Semplicemente non lo accetto. Trovo un enorme sollievo quando cammino fra i cipressi e provo invidia solo per i morti, citando Leopardi. Le occasioni che potrei crearmi, le risorse cui potrei attingere, la possibilità di poter guarire non mi interessano. Ho cambiato innumerevoli psichiatri/psicoterapeuti. Ora sono seguito dall'ennesimo terapeuta. Comunque, al momento attuale la consapevolezza è che sia troppo tardi. Ho deciso di sospendermi i farmaci contro il parere del medico, perché nauseato dal dover frequentare quel posto del c###o che è il CSM, che tra l'altro mi ha avuto in cura per svariati anni senza risolvere nulla prima che di recente vi dovessi fare ritorno. Senza antipsicotici sto percependo l'angoscia reale, nella sua integrità senza essere camuffata da qualsivoglia schermo neurochimico. Da troppo tempo anelo alla morte e disprezzo la vita. Lungi da me essere un apologeta del suicidio, ho l'impressione che certe persone nascono con una predisposizione innata a darsi la morte. Non credo a nessuna str###ata per cui la vita vada vissuta aprioristicamente. Quando ci si sveglia e ancor prima di aprire le palpebre si desidera che sopraggiunga al più presto l'istante in cui torneranno nuovamente a chiudersi; quando si ritiene con estrema freddezza e cognizione di causa che gli istanti REALMENTE meritevoli d'essere vissuti appartengono a un passato remoto irraggiungibile; quando si percepisce istantaneamente l'assurdità dell'esistere e la disperazione cieca a chiunque continua ad erodere uno spirito già abbondantemente consunto; quando sai che nessuno ti comprenderà e tu non comprenderai nessuno, perché siamo tutte isole separate anni luce le une dalle altre; quando sai che la morte rappresenta l'unica e vera panacea al tormento che sto continuando a percepire: a che pro attendere l'inevitabile?
Ho già scritto tante lettere di addio, pianificato minuziosamente diversi piani per dissolvermi. Il fatto di ritrovarmi ancora qui mi pesa. Dover vivere mi terrorizza oltremodo rispetto al morire. Spero che da qui a un lustro abbia trovato la libertà e che sia il destino a riservarmelo piuttosto che sia necessario un mio intervento. 
C'è qualcuno che almeno a spanne si ritrovi nella mia concezione o mi possa comprendere?
Post edited by riot on
einstein14giuseppeRunning_Freeamnesiia

Commenti

  • Non posso comprendere appieno le tue parole.
    Quello che posso dire è che tantissime volte ho pensato alla morte come liberazione. Ma c'è qualcosa che poi non mi convince. Come se la curiosità di vedere il domani vincesse. Poi puntualmente qualcosa accade che mi fa capire che avevo ragione, che qualcosa da vedere ancora c'era e che sicuramente ce ne saranno altre.
    Confrontare la vita con la morte è difficile perché per me è confrontare qualcosa con il nulla.
    Anche solo per questioni matematiche, qualcosa è comunque maggiore di nulla.
    einstein14giuseppeamigdala
  • TheG ha detto:
    Non posso comprendere appieno le tue parole.
    Quello che posso dire è che tantissime volte ho pensato alla morte come liberazione. Ma c'è qualcosa che poi non mi convince. Come se la curiosità di vedere il domani vincesse. Poi puntualmente qualcosa accade che mi fa capire che avevo ragione, che qualcosa da vedere ancora c'era e che sicuramente ce ne saranno altre.
    Confrontare la vita con la morte è difficile perché per me è confrontare qualcosa con il nulla.
    Anche solo per questioni matematiche, qualcosa è comunque maggiore di nulla.
    Grazie per la tua riflessione. Purtroppo, legandomi al tuo parallelismo matematico, in un certo senso permango nell'idea che 0 sia sempre maggiore di un numero costantemente negativo. Interpreto il futuro come mera proiezione del passato e quindi traggo logicamente le mie conclusioni. È difficile schiodare la mia concezione in merito. Alla prossima seduta ne discuterò col terapeuta. 

    einstein14
  • Si, io purtroppo ti capisco.
    Nonostante gli assiomi e le relative tesi differiscano, le mie conclusioni tendono asintoticamente alle tue.
    Mi dispiace molto tu viva questo sentimento. Così come mi dispiace non sapere come aiutarti, perchè non so come aiutare neppure me stesso.
    Spero un giorno di ritrovarci a raccontare dell'intervento esterno che ci ha salvati.
    Running_Freeeinstein14Inner_entropy

  • Due persone alle quali ero molto legato, si sono uccise: una aveva 27 anni, l'altra 33.

    Io l'ho pianificato più volte ma non l'ho mai eseguito e per quanto mi riguarda ho capito che cercare interlocutori su questo argomento (e scrivere in un forum rientra in tale attività) è un buon segno: quando smetti di cercare il confronto e costruisci una certezza granitica completamente interiorizzata, be' (complice anche l'eventuale sofferenza contingente) è maggiore la probabilità di passare all'azione senza perdersi in chiacchiere che a quel punto vengono viste solo come l'ennesimo elemento di sofferenza/fastidio oltre che inutili dato che la speranza, e con essa la possibilità di un futuro migliore, è stata seppellita, morta anche lei.
    Running_FreeInner_entropyamnesiia
    Neuro-tipici, neuro-diversi: siete vecchi e ormai superati. Rappresento l'ordine delle neuro-chimere, e presto conquisteremo la vostra palla di terra galleggiante!
  • LiaLia Post: 6
    Credo che mio figlio di 13 anni sia così. Lui è an che hightly gifted. 
    Running_Free
  • LiaLia Post: 6
    Ho trovato questo libro lo conoscete ?  J T webb searching for meaning : idealism, bright mind, disillusionment and hope
  • AmOnlyAmOnly Post: 118
    Anche io ho sempre rifiutato l'idea di figliare, lo trovo un atto egoistico, soprattutto non mi va di tramandare le mie sofferenze in generazioni.

    A volte mi dico che vado avanti perché mi viene in automatico respirare, altre volte invece mi convinco che oltre le sofferenze vivo anche gioie, ed è qui che i miei pensieri sfociano in un dualismo tra essere o non essere. In seguito mi pongo una domanda, ovvero: << vale la pena vivere queste sofferenze per delle gioie infinitesimali?>>, e la mia risposta è sempre negativa.  

    Cioran è stato uno dei filosofi che ha allietato i miei pensieri suicidi. Ho assunto più consapevolezza della vita, e soprattutto libertà di azioni e di pensiero. Mi potrebbe succedere qualsiasi cosa, altre mille sventure, o qualcosa anche di positivo, resterei lo stesso impassibile. Questo perché mi reputo una persona che ha già vissuto, una persona che sta aspettando la fine di una commedia che dura da anni.

    Sono arrivato ad uno stadio dove sono dipendente dalla sofferenza, come se quel vuoto interno mi facesse sentire vivo. Come se quel malessere che mi attanaglia da sempre, ormai sia parte della mia vita, e che senza mi sentirei un inetto.

    Molte volte mi capita di perdermi tra i pensieri, posso stare nella mia mente anche per tante ore. Durante i miei viaggi in treno, non tocco mai il cellulare, guardo dalla finestra tutta la durata del viaggio, e quello che visiono non è un panorama, ma un flashback di questa commedia.

    Rammento sofferenze rido, rido e rido. Giro per le città, rammento e rido. È come se le sofferenze fossero il tema principale della commedia. Ed è a questo punto che si smette di essere una marionetta.


    << Solo gli ottimisti si suicidano, ottimisti che non riescono più a non essere ottimisti. Gli altri, non avendo alcuna ragione per vivere, perché avrebbero averne per morire?>>
     

    Inner_entropyeinstein14
  • amnesiiaamnesiia Post: 382
    modificato dicembre 2021
    Ho scelto queste parole per dirti che ti comprendo e che mi rivedo nei tuoi pensieri.
    Sono triste perchè la mia vita è in un tempo che non tornerà più. E che anche i miei anni più belli sono andati dissolti e non torneranno più.
    Sono triste perchè non posso più essere felice, la mia felicità è un momento che si dissolve in poco tempo.
    Come se provarla fosse ormai impossibile. Come se un tempo potessi essere sempre felice, adesso non più.
    E forse anche questa è un'illusione, quella di essere stata sempre felice anche se non lo ero. Prende vita adesso, la nostalgia di qualcosa di normale come a significare quanto abbia perso per non aver più avuto quella normalità.
    Eppure qualcosa sembra farmi pensare che non devo finire adesso la mia vita, che tanto sconforto e tanta sfortuna abbiano avuto un motivo. Che se non lo hanno e non lo avranno mai c'è ancora qualcosa che devo vivere, che devo capire.
    Esisterà un dopo forse, o un'altra vita dopo ancora. Mi chiedo. Per dare un senso a questa mi faccio queste domande.
    E se non esistesse allora mi attende forse qualcosa di bello. Penso qualche volta. E se non fosse così allora qualcosa mi terrà in vita, perchè ho troppo timore a togliermela. O forse dentro di me non voglio farlo, non per adesso.
    Un giorno deciderò io della mia sorte, ho pensato diverse volte. Oppure qualcosa di improvviso arriverà a decidere per me, così non dovrò pensare io. Oppure, ancora, un giorno decidere sarà per tutti in un futuro lontano.
    Non vorrei avere mai dei figli. Non per non dargli la mia stessa sorte. Solo per me. Per non dover decidere di doverli dare via perchè non ne vorrei tenere.
    Forse vorrei sempre avere accanto qualcuno, per rendere più felice la nostra tristezza senza fine.
    Inner_entropy
  • Un mio famigliare so essersi tolto la vita, è stato in un tempo che non lo avrei potuto conoscere neanche se non se la fosse tolta. Forse, ho pensato, sono anche io così. Da qualche parte dentro di me. Anche se non lo farò. @ DreamLoop

    Inner_entropy
  • amnesiia ha detto:
    Un mio famigliare so essersi tolto la vita, è stato in un tempo che non lo avrei potuto conoscere neanche se non se la fosse tolta. Forse, ho pensato, sono anche io così. Da qualche parte dentro di me. Anche se non lo farò. @ DreamLoop


    Condivido la tua stessa esperienza. Un abbraccio!...
    amnesiia
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