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Parla! Parla!

La prima volta avevo 14anni. Era notte fonda. Dormivo già da qualche ora. Prendere sonno è sempre stato molto difficile. Venni svegliato di soprassalto dal rumore delle porte di camera mia sfondate da un calcio. Nel buio spezzato da una luce lontana, riconobbi la sua sagoma che si dirigeva verso la mia scrivania. Accese la lampada da tavolo e la puntò verso di me. Strattonandomi per un braccio mi mise seduto sul letto. Prese la sedia di legno dalla scrivania e la mise al contrario di fronte a me. Si sedette appoggiando le braccia conserte sullo schienale, usandolo come fosse uno scudo. Mi fissava dritto negli occhi, mentre mi obbligava a guardarlo, forzando la posizione della mia testa con una mano stretta sulla mascella. Il suo alito puzzava di vino. Nei suoi occhi c'era sete di violenza. Inspirò profondamente ed espirò, come se cercasse di contenersi. Poi con voce imperativa e satura di rabbia repressa, mi disse: "Parla!".

Ero confuso. Spaventato. Accecato dalla luce puntata in faccia. Il braccio mi doleva. Non capivo cosa stesse succedendo. Non capivo cosa dovessi fare. Non capivo cosa lui volesse da me. Ma ancora prima di poter iniziare a far uscire un fiato, lui chiuse con tutta la sua violenza le mani contro la mia faccia. Mani pesanti di un uomo sui 40anni. Poi con lo stesso tono, ripetè: "Parla!". Non so quanto tempo durò. A me sembrarono ore. Non importava che io dicessi qualcosa o meno. Non importava quanto io piangessi. Non importava quanto dolore provassi. L'unica cosa importante, l'unico obbiettivo da raggiungere era che nel ripetersi del suo sfogo riuscisse a trovare la soddisfazione che cercava. Lui, mio padre.

Successe tante altre volte nel corso degli anni successivi. Troppe per un giovane adolescente. Forse, troppe per chiunque. L'ultima volta che ne parlai con mio fratello, testimone di alcune ma non di tutte, mi disse, minimizzando, che non erano poi così tante. Senza rendersi minimamente conto che una, era già troppo.

A più di 30 anni dalla prima volta, mi sveglio ancora nel mezzo della notte, tachicardico, spaventato, col rumore di quelle porte che si sfondano nelle orecchie. Come è successo oggi.

ClaraDiLunaalexandra89Demisang
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