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Il buco

ATTENZIONE: il contenuto che segue è molto forte e può urtare la vostra sensibilità.

Era primavera. C'era il sole, l'aria era fresca. Tornavo da scuola. Ero alle superiori.

Quando aprii la porta di casa notai subito che la cassaforte a muro era aperta.
Era strano, non capivo, ma in fondo, non erano affari miei.
Salutai e mi diressi in camera a cambiarmi.

C'era solo mio padre. Sua moglie aveva accompagnato mio fratello a delle visite in ospedale.
Poco dopo venni chiamato per mangiare.

Ricordo di essermi avviato verso la sala da pranzo, passando per la cucina, poi, il buio.
Non ho idea di cosa successe nel frattempo. Non so quanto tempo passò.

Il ricordo sfuma dal nero col roboante suono della sua voce intenta in un monologo dalla logica ferrea ed inviolabile. La logica della follia.

È l'unico dei miei ricordi così frammentato.

Ricordo che ero paralizzato dalla paura. Non riuscivo a distogliere lo sguardo dal buco in cima alla canna della sua pistola. La sventolava davanti alla mia faccia mentre parlava. Nel seguirla, il mio sguardo ogni tanto intercettava la scatola di proiettili, aperta, sul tavolo. Non vedevo nient'altro, neanche lui o le sue mani. Poi concluse: "[...] e dato che hai deciso di suicidarti bucandoti, te lo faccio io l'ultimo buco. In fronte!".

Non mi sono mai bucato, ne prima, ne dopo quel giorno.

Chiusi gli occhi, sicuro dentro di me che fossero gli ultimi istanti. Pensai al mio unico miglior amico, alla ragazza che mi piaceva tanto e con la quale, finalmente, avevo trovato il coraggio di rompere il ghiaccio. Sentii un rumore metallico, come un click, ma più meccanico. Pensai avesse armato il cane. Aspettavo, ad occhi chiusi, pieni di lacrime. Mi sembravano attimi infiniti.

Poi sentii i suoi passi allontanarsi rapidamente, il rumore della serratura della cassaforte, seguito a breve da quello della porta di casa. Infine, calò il silenzio.

Aprii gli occhi, mi guardai intorno. Se n'era andato. Mi aveva lasciato solo.
Passai ore, credo, seduto su quella sedia, tremante, piangendo disperato.
Quando riuscii ad alzarmi, mi accorsi che aveva portato con se anche le mie chiavi.
Imprigionandomi in casa.

Era primavera. C'era il sole, l'aria era fresca. Ma era un'altra brutta giornata.
Molte altre volte mi aveva fatto temere per la mia vita. Mai così tanto.

ClaraDiLunavera68StarMumfearalexandra89SinOfHybrisLaRosadiAndromeda

Commenti

  • fearfear Post: 83
    Grande @malcom3D , Se fosse un pezzo di fumetto sarebbe una bomba a mano! Continua a cacciarli fuori 
    vera68
  • vera68vera68 Post: 3,285
    Sì Butta fuori...
    ❤️
  • malcom3Dmalcom3D Post: 87
    modificato 7 gennaio
    fear ha detto:
    Grande @malcom3D , Se fosse un pezzo di fumetto sarebbe una bomba a mano! Continua a cacciarli fuori 
    Ciao @fear e @vera68,
    purtroppo non è il pezzo di un fumetto. Purtroppo non è il frutto di una fantasia.
    Purtroppo è solo uno dei tanti episodi orrendi che mi porto dentro.

    A prescindere da quello che scriverò in calce, vi ringrazio per aver trovato il tempo e lo stomaco per leggermi. Vi ringrazio per la vicinanza che avete provato a comunicarmi nelle vostre risposte.

    Inizialmente speravo in qualche modo mi alleggerisse condividere la mia storia. Ho iniziato con gli specialisti: psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, neurospichiatri. Ma è stato inutile. La maggior parte credo non mi abbia neppure ascoltato. Quelli che lo hanno fatto, mi hanno voltato le spalle appena si sono resi conto dell'entità della sofferenza che provo. Hanno detto che da soli non ce la potevano fare. Che avrei bisogno di uno staff multidisciplinare ad aiutarmi. Staff che, per le competenze richieste, non esiste ne nel pubblico ne nel privato. In primis perchè mancano gli studi intorno a casi come il mio. A meno che la loro scelta non sia stata presa a prescindere, non ho idea di come abbandonarmi al mio destino possa essere una soluzione deontologicamente coerente col loro lavoro. 

    Ho provato con amici, conoscenti e compagne. Ma non è andata meglio. Alcuni non hanno neanche avuto il coraggio di esternarne le ragioni. I pochi che lo hanno fatto hanno detto che stavano troppo male a vedermi soffrire così tanto. Uno le ha definite "incomprensibili esperienze da film".

    Mi rendo conto che per molti c'è un ritorno dalla condivisione delle proprie brutte esperienze.
    Mi rendo conto di come raccontare le origini della propria sofferenza permetta ad altri di trarre un beneficio.
    Mi rendo conto di come non sia l'aver raccontato in se, ma sia la comprensione trovata ad aiutarli.
    La consapevolezza che qualcun altro abbia vissuto eventi simili e ne conosca le conseguenze, li consola, li fa sentire meno soli.
    Ma appunto, per comprendere un esperienza bisogna averla vissuta. Purtroppo la vicinanza, per quanto importante, da sola, non basta.

    Oggi scrivo qui. Non mi aspetto nulla. Nulla dal raccontare. Nulla dal venir letto.
    Una parte di me si rallegra dal sapere che sono così poche le persone che hanno vissuto orrori paragonabili ai miei, ed ancora meno quelle che ne hanno vissuti così tanti. Fa piacere sapere che una tale sofferenza è capitata a pochi.
    Un'altra parte di me, invece, percepisce con più nettezza l'immensa profondità dell'abisso che mi separa dalla realtà delle altre persone. Sono un vero e proprio alieno. Incomprensibile nella sua percezione della vita. Inamabile per le conseguenze del proprio vissuto. Inacettabile per ciò che sono nel complesso. Incurabile. Solo.

    Scrivere qui è il modo con cui tento di lasciare una traccia di ciò che è stata la mia vita.
    Perchè non voglio lasciarla vinta alla versione ufficiale, con cui hanno deformato e cancellato la verità.
    Versione con cui i miei carnefici si sono lavati ufficialmente una coscienza che non ritenevano neppure vagamente macchiata.

    Mi dispiace molto per ciò che sono e per quello a cui invitabilmente sono destinato.

  • fearfear Post: 83
    Uno le ha definite "incomprensibili esperienze da film".”

    so bene purtroppo che è la tua bio è non un fumetto.
    e mi rivedo in queste parole.

    so che raccontare queste esperienze  ad amici e conoscenti può essere inutile, perché quasi nessuno può farsi carico di temi così dolorosi.

    purtoppo le persone sono risucchiate dentro un vortice produttivo e performativo fatto di lavoro lavoro lavoro, poco sesso e poco tempo libero. 

    quel poco tempo libero che hanno vogliono passarlo nella leggerezza 

    per quanto riguarda i medici, capisco benissimo, so come NON funziona il sistema sanitario nazionale,
    soprattutto nella cura della salute mentale che invece dovrebbe essere un diritto e non un lusso.


    quello che posso dirti è che io ho preso tutte le mie “astruse esperienze da film” e ho trovato modo di dar loro una voce col fumetto.

    trova la tua strada,
    non dico che raccontare sia risolutivo, ma non raccontare è peggio. 


     

    LaRosadiAndromeda
  • vera68vera68 Post: 3,285
    modificato 18 gennaio
    Hai ragione, ha ragione lo specialista: ci vuole uno staff multidisciplinare. La cosa vergognosa è che non ci sia. 

    <>


    Lo so che non aiuta raccontare, ma solo perché non c'è nessuno nessuno che offrendoti prospettive diverse ti dia occasione di elaborare e far diventare "altro" questo macigno.
    Vorrei che il sogno di un team multidisciplinare diventi realtà, per tutti. 

    Io non sono uno specialista, ho dolori che sono un milionesimo dei tuoi, ma ascolto con rispetto reverenziale. 
    Post edited by Sniper_Ops on
  • malcom3Dmalcom3D Post: 87
    Ciao @fear e @vera68,
    quella che avete chiamato vergogna, per ciò che dovrebbe esserci e ciò che non funziona come dovrebbe, per me è una condanna.

    Vi ringrazio per il vostro ascolto. So che forse le mie parole non raffigurano quanta importanza abbiano le vostre risposte per me.
    Anche se non risolvono i miei problemi, sono importanti. Molto.

    @vera68. Spero anche io che il sogno diventi realtà. Spero sia prima che questa sofferenza mi conduca in una bara.

    @fear. Tanto tempo fà, più di due decadi or sono, uno degli alievi anziani di Tulio De Piscopo, dopo una sessione in sala prove, mi definì il miglior chitarrista con cui avesse mai suonato. Ai tempi non desideravo altro per il mio futuro che suonare. Ma, ai tempi, mi costrinsero ad abbandonare quella strada. Dovetti scegliere se andare a lavorare o andare a vivere in mezzo ad una strada. Per un periodo continuai ad allenarmi allo strumento, ma a causa delle tempistiche ridotte dal lavoro, finii per sviluppare una tendinite che ancora oggi si fa sentire dopo qualche decina di minuti dall'essermi scaldato. In ogni caso era tanto tempo fa. Tanti, tanti traumi prima di quelli che mi hanno reso ciò che sono oggi. Vorrei trovare una mia strada, per usare le tue parole, ma ho troppe poche risorse e troppi problemi impellenti ad impedirmelo.

  • fearfear Post: 83
    modificato 18 gennaio
    Mi permetto un consiglio (se è sgradito taccio)

    mi spiace per la musica

    Puoi provare comunque con piccole cose, anche in mancanza di mezzi.
    scrivere un mini ricordo su un post it ogni due giorni. (Ne verrebbe una raccoltona super interessante)
    fai finta che il foglietto sia L amico che non hai avuto, l amico a cui vuoi raccontare  tutte quelle cose . 

    puoi scrivere canzoni con una bic sulla carta igienica rubata ad un autogrill. 

    oppure apriamo un thread qui sul forum di “scrittura autobiografica” dove ci si può sfogare con tecniche varie
    una è la tecnica  della reminiscenza di piccoli flashback ,
    come stai facendo tu. 

    Io per fare fumetti non spendo nulla, non serve un budget come nel cinema. Spendo solo il tempo.

    <>


    quella che avete chiamato vergogna, per ciò che dovrebbe esserci e ciò che non funziona come dovrebbe, per me è una condanna.

    lo capisco bene malcom, e ti dirò lo è stata pure per me. Anche io tra le altre mille cose sono sopravvissuto ad un tentato omicidio, trauma che si è accavallato ad altri. 
    E non ho ricevuto sostegno di nessun tipo, mentre le mie amiche andavano dal terapeuta a parlare di shopping o di problemi come la troppa noia. 

    C è un problema “di classe” enorme che riguarda la cura del proprio benessere psicologico, che poi diventa pure fisico. 

    Post edited by Sniper_Ops on
  • malcom3Dmalcom3D Post: 87
    modificato 7 gennaio
    fear ha detto:
    Mi permetto un consiglio (se è sgradito taccio)

    mi spiace per la musica

    Puoi provare comunque con piccole cose, anche in mancanza di mezzi.
    scrivere un mini ricordo su un post it ogni due giorni. (Ne verrebbe una raccoltona super interessante)
    fai finta che il foglietto sia L amico che non hai avuto, l amico a cui vuoi raccontare  tutte quelle cose . 

    puoi scrivere canzoni con una bic sulla carta igienica rubata ad un autogrill. 

    oppure apriamo un thread qui sul forum di “scrittura autobiografica” dove ci si può sfogare con tecniche varie
    una è la tecnica  della reminiscenza di piccoli flashback ,
    come stai facendo tu. 

    Io per fare fumetti non spendo nulla, non serve un budget come nel cinema. Spendo solo il tempo
    Nessun suggerimento mi è mai sgradito di per se stesso. Anzi, è sempre lo spunto almeno per una riflessione.

    Al momento il grosso scoglio che mi impedisce la libertà mentale di affrontare qualsiasi genere di iniziativa è l'instabilità della situazione.
    La preoccupazione di quello che succederà fra qualche mese è molto logorante. Non lo nego, ho paura.
    Chi non l'avrebbe sapendo che il prossimo step è la vita per strada?

    Ti ringrazio in ogni caso per il tentativo.
    Post edited by malcom3D on
    fear

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