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Letture che vi hanno cambiato la vita per bambini oppositivi

Ciao a tutti! Il mio bambino è dolcissimo bravissimo indipendente buono tranne....quando si tratta di compiti, a partire dai lavoretti nella scuola materna. Credo che la causa sia una grande insicurezze (anche se in realtà non dovrebbe) ogni volta mi riprometto di mantenere la calma ma invece .... guerra! In attesa di fare parent training, quali sono le migliori letture /podcast che vi hanno cambiato la vita per gestire la vostra frustrazione al momento e trovare escamotage?

Commenti

  • vera68vera68 Post: 3,182
    L'urlo di mamma.
    Poche pagine che ti fanno capire  tutto. 



    riot
  • paopaopaopao Post: 22
    vera68 ha detto:
    L'urlo di mamma.
    Poche pagine che ti fanno capire  tutto. 



    Lo conosco, mi aiuta a consolarmi. Ma non mi aiuta per il resto: quando si tratta di scuola mio figlio diventa un muro. Mi carico di buoni propositi, ascolto Federica Giusto, leggo libri sul rapporto mamma bambino (per te vorrei...) e poi, e poi lui non fa, si rifiuta, erige un muro che mi fa esplodere. Provo a promettere premi, provo dare il ritmo col cronometro, mi infurio, ultimamente mi nascondo piangendo. A breve (ma ci vorrà un mesetto) farem parent training, ma nel frattempo ho bisogno di qualcosa....
  • paopao ha detto:
    vera68 ha detto:
    L'urlo di mamma.
    Poche pagine che ti fanno capire  tutto. 



    Lo conosco, mi aiuta a consolarmi. Ma non mi aiuta per il resto: quando si tratta di scuola mio figlio diventa un muro. Mi carico di buoni propositi, ascolto Federica Giusto, leggo libri sul rapporto mamma bambino (per te vorrei...) e poi, e poi lui non fa, si rifiuta, erige un muro che mi fa esplodere. Provo a promettere premi, provo dare il ritmo col cronometro, mi infurio, ultimamente mi nascondo piangendo. A breve (ma ci vorrà un mesetto) farem parent training, ma nel frattempo ho bisogno di qualcosa....
    Tanta, tantissima comprensione @paopao...

  • vera68vera68 Post: 3,182
    modificato 12 gennaio
    Benché sia difficile trattenersi, quel libretto ha chiarito come mi sono sentita io... da piccola e le ripercussioni che ciò ha avuto sulla mia vita adulta. Ho provato compassione per me e per mia figlia.
    Io ho dovuto lavorare su di me, su tutto ciò che avevo di represso sepolto e rimosso altrimenti si fa due  passi avanti e uno indietro. 
    Triste ma è cosi

    Dentro l'anta di un armadio ho un foglietto fatto a pezzi da mia figlia. Era un lavoretto dell'asilo su cui vi era scritta una frase in spegnolo "te quiero un muton". Fare quel foglio a pezzi, fatto per me, quella frase era per me, era il suo sfogo dopo una mia sfuriata per non so che cosa.
    Io ho fatto a pezzi lei e lei ha fatto a pezzi me. Messaggio Chiaro 
    Ho ricomposto il foglio con lo scotch e per anni è stato un puzzle che avevo sul lato del comodino di modo che lo vedessi prima di coricarmi e prima di alzarmi.
    Io ero quel foglietto a pezzettini come madre e come figlia. E io avevo mandato in pezzi lei.
    Poche storie. 
    Oggi posso permettermi di tenerlo dentro un anta

    La fine di quel libretto è illuminante: la mamma ricompone tutti i pezzi....il puzzle si può ricostruire 
    È un lavoro che dobbiamo fare per noi stessi, in primis. 

    Post edited by vera68 on
  • paopaopaopao Post: 22
    Ciao @vera68 ! Sai che mi hai illuminato? Se non sono intera io non posso recuperare i pezzi.
    Nessuno mi ha fatto a pezzi ma sono comunque logorata da un lungo periodo faticosissimo, fisicamente. Se uno fa una cosa sbagliata e 9 giuste è un conto se uno ne fa 10 sbagliate e 90 giuste...ce ne sono 10 sbagliate da sistemare. Troppe. Mi è stato detto 'non so come fai a fare tutto', e infatti non ci sono riesco. Fare tutto male non è 'fare tutto'.
    Grazie mille davvero, se stata davvero preziosa.
    vera68
  • vera68vera68 Post: 3,182
    La fatica, lo stress logora tutti. Non siamo di ferro.
    Si, io sono andata dal terapeuta dicendo "mi sembra di essere una che sta cercando di tenere insieme una diga che crolla con una gomma da masticare" 
    L'urlo di mama esce" spontaneo", ma rischia di aprire un circolo vizioso e alimentiamo i comportamenti che vorremo combattere, sciogliere.
    Nel mio caso non conoscevo una altra risposta possibile. L'urlo era la sola risposta che avevo avuto ricevuto ai miei comportamenti da bambina che disattendevano quelli degli adulti.
    Tutte quelle urla mi hanno mandato in pezzi, come il pulcino del libretto: testa in cielo... Becco sui monti e la voce non esiste più... Ali imbrigliate, corpo negli abissi così non lo si sente più e  culetto in città 
    Ho imparato a comportarmi bene, a essere obbediente educata e rispettosa, ma non accetto i no, quegli stessi no che io non riesco a dire.
    C'è un libro che si intitola "i no che aiutano a crescere" i no detti dai genitori.
    Poi ci sono i no detti dai figli che sono altrettanto importanti, faticosi (per il genitore) ma importanti perché stabiliscono un confine tra io e l'altro.


  • paopaopaopao Post: 22
    In realtà nel mio caso l'urlo nasce dalla frustrazione, di aver dato tutto e non aver fatto bene, di non ricevere i frutti. Non voglio diventare una mamma scimmia urlatrice.  Dicono che siano i figli a scegliere i genitori, a volte mi chiedo se mio figlio ha scelto bene... Posso chiederti una cosa personale? Hai una figlia autistica o sei tu stessa autistica?
    betvera68
  • vera68vera68 Post: 3,182
    modificato 14 gennaio
    Io non ho diagnosi ma penso di aver avuto uno sviluppo disomogeneo e di aver sofferto di una  frammentazione del sé. Non sono autistica. 
    Una delle mie figlie risultava nello spettro da piccola. Oggi risulta una persona molto originale, geniale con le sue spigolature e i suoi alti e bassi.

    @paopao "la frustrazione, di aver dato tutto e non aver fatto bene, di non ricevere i frutti"
    Si anche per me è stato così, così è stato anche per mia madre.
    Io dovevo assolvere un compito e dovevo farlo bene. 
    Se il figlio veniva lodato, io venivo lodata, quello era il mio voto, il giudizio degli altri era il mio voto, come io sono stata un voto per mia madre, il giudizio degli altri nei miei confronti era il voto che mia madre pensava di essersi ricevuta per il suo compito di madre.
    Ciò che non metteva mai in discussione era di aver sbagliato. Se io sbagliavo, o avevo un comportamento disatteso, questo Mella sua testa voleva dire che aveva sbagliato: bocciatura istantanea.
    Poiche aveva dato tutto nel modo che sapeva non accettava la frustrazione anche di non vedere i frutti del suo investimento. Per certe cose io ho avuto una mamma 10 e lode, per altre...  Credo di aver scampato un serio disturbo mentale grazie a quei 10 e lode
    Non accettava che ci fosse qualcosa di sbagliato, sottolineo QUALCOSA... non TUTTO sbagliato.
     Questo in età adulta ha reso molto difficile il dialogo. Come potevo spiegarle il mio sentire un disagio se la risposta era un lamento come se tutto fosse stato da cestinare?
    La cosa che ancora oggi faccio fatica a perdonare nonostante sia morta da diversi anni è di non aver mai accettato di andare in terapia. "io non devo andare dallo psicologo... Sono gli altri che ci devono andare! "
    Infatti mamma... Con quest'anno saranno 10 anni che ci vado!
    Alla fine il nostro sarebbe stato un grande amore se non fossimo state due rette sghembe che non s'incontrano perché non sono sullo stesso piano.
    E io come madre.... Come potevo essere a mia volta? Come posso vedere l'altro se io non sono stata vista?
    Come posso trovare una relazione autentica se la relazione autentica con l'oggetto dell'amore primario è fallita? Fallita non per una mancanza d'amore, ma per un amore fagocitante. Il suo bisogno d'amore era fagocitante, povera mamma. Forse, anzi lo so per certo che anche lei aveva un bisogno di esser vista nei suoi bisogni e paure infantili...ma la guerra è guerra e non c'è tempo per queste cose. 
    A me è rimasto solo un amore narcisitico da dare, l'amore che vede solo se stesso e salva e cura  l'altro, quando nell'altro riconosce sé 
    mammarosanna
  • paopaopaopao Post: 22
    si può 'uscire' dallo spettro' ? per curiosità....
    Io quando ero piccola avevo molte caratteristiche di mio figlio, ma nessuno ci ha mai fatto caso, o meglio sì ma senza darci accezione negativa, secondo me mio padre potrebbe essere benissimo classificato come autistico, ma come vuole la leggenda 'Secondo la fisica il calabrone non potrebbe volare. Eppure vola'. Quando mi dicevano, al nido, che mio figlio aveva difficoltà rispondevo che anche io da piccola ero così...Poi boh, io ho avuto un fratello maggiore che mi ha sfondato le porte e una brava mamma che quando mostravo egoismo o chiusura in me eccessiva come mio padre me lo urlava finchè non capivo. 
    Tutt'ora quando litiga con mio padre se la prende pure con me perchè 'gli assomiglio'. Una volta ci soffrivo, ora la ringrazio e ci rido su, anzi in realtà ora non lo fa più. Boh non credo di essere stata traumatizzata, credo di aver avuto una brava mamma che mi ha insegnato il bene inteso come generosità e attenzione agli altri  e il male come la chiusura in se stessi.
    Io però confondo mio figlio con me, o vorrei essere la mia mamma. Ma mio figlio non è me, ha anche tratti del suo papà oltre che un vissuto meno sereno per alcune circostanze. Ha questa diagnosi, che ho fatto fatica ad accettare perchè ho paura che per lui sia una etichetta pesante nella vita. 

    Vera68 mi hai aperto un mondo, non ho bisogno di libri  con un metodo, ho bisogno di me
    betvera68
  • vera68vera68 Post: 3,182
    Io credo che sia la sensibilità soggettiva a fare la differenza.
    Una persona può riceverli 1000 urla e restare indifferente, 
    Un altro no. 

    Io ho ricevuto molte correzioni che hanno fatto di me la persona che sono. Molte sono state giuste, molte avevano un messaggio di incoerenza, altre sono state delle vere forzature, deformando me stessa, alla quale io stessa ho contribuito
    E ritorniamo alla mancanza di forza nel dire: no

    Se da bambina mi avessero paragonato a un personaggio mitologico, io sarei stata la ninfa Eco che può dire a narciso "ti amo" solo se glielo dice lui per primo, e narciso ricerca la propria immagine riflessa ed Eco gliela offre nell'estremo tentativo di sentirsi dire, guardandosi riflesso in eco, "ti amo" in modo da poterglielo finalmente dire. 

    Fuori dalla poesia del mito, questo è un gioco perverso senza fine. Inconscio ma perverso. 
    Casa mia... Un labirinto di specchi. 



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