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Che effetto vi ha fatto la diagnosi?

Torno dopo due mesi su questo forum.
Non so se è già stato trattato questo tema, comunque la domanda la faccio lo stesso: Che effetto vi ha fatto la diagnosi di AS (Sindrome di Asperger)?
Per quanto riguarda me, io l'ho saputo direttamente da mia madre in un periodo (e momento) drammatico della mia vita (avevo 19 anni, ero appena entrato in università e non conoscevo nessuno), e quando me l'ha detto io avevo pensato al suicidio (e sottolineo PENSATO), perchè già c'è stato un periodo in cui mi sentivo "diverso" (alle medie, dove i compagni di classe mi prendevano in giro e i prof non facevano nulla) e questa cosa per me fu come un fulmine a ciel sereno (anche se qualche dubbio lo avevo anche prima). Ho cominciato a metabolizzare ed accettare questa "cosa" solo da 5-6 anni a questa parte (più o meno da quando ho cominciato a frequentare il forum -anche se adesso non assiduamente- ).

E voi come avete reagito allo scoprirvi "aspie"?
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Commenti

  • ClaraDiLunaClaraDiLuna Post: 243
    Ho trovato una risposta a molte domande. Mi sono sentita sollevata e riconosciuta. È un percorso non ancora terminato, di sicuro posso dire che è stato una grossa evoluzione.
    PapaveroRosso


  • Inizialmente mi sono sentita più fiduciosa, compresa... Poi ho capito che non si guarisce e che a nessuno interessa cosa hai, solo chi sei. Reagiscono a come ti comporti e basta. Credo di avere gli stessi punti di forza e debolezza di prima, chi mi voleva bene mi vuole ancora bene, continuo a stare antipatica a chi stavo antipatica.
  • inconscioinconscio Post: 343
    modificato 13 marzo
    Non ho effettuato ancora il percorso diagnostico ma sono sicura di essere autistica. Sono diventata più sicura di me perchè sono più consapevole delle mie capacità e delle mie debolezze. Sono riuscita a capire la mia personalità e la mia diversità e a trovare nuovi modi per valorizzarla. Sono riuscita a guardare secondo un nuovo punto di vista le mie difficoltà e a trovare strategie efficaci per superarle. Da sempre so di essere diversa e di non essere come gli altri, lo sentivo quando stavo insieme agli altri da bambina e quando me ne allontanavo da ragazzina. Adesso so perchè e sono felice di non doverne più sentire la colpa. È come aver ritrovato se stessi.
    vera68OlorinBianco
  • Mi lascia indifferente. Non sento nulla. Ho appena fatto il Quiz qui. Non mi cambia nulla. 
  • Innanzitutto la diagnosi l'ho cercata io, nell'ambiente culturale dove sono vissuto e dove vivo tutt'ora, o esiste la "normalità" oppure esiste l'autismo inteso come grave disabilità. Fino a poco tempo fa anche io lo pensavo. Quando vedevo una persona autistica, ho sempre visto un "problema che non mi riguardava" e mai ho messo in dubbio di essere un "normale". Questo finché per caso non ho letto di Asperger sul web. Giustamente essere autistico non vuol dire avere un problema e non essere normale. 

    Per lungo era per me solo un profilo di personalità, o un modo di autoironia. Leggendo di alcune caratteristiche che possono riguardare alcuni ma non me (ognuno è a sé) avevo dei dubbi. Non ho difficoltà, per esempio, a riconoscere le emozioni, le battute, l'ironia, questo a causa del mio Qi, ma comunque difficoltà in contesti più fini, che ignoravo, le ho sempre avute.

    Alla fine il dubbio si è trasformato quasi in certezza, ma senza una diagnosi mi assillava. Avendo anche dei tratti ossessivi-compulsivi ogni volta lo pensavo continuamente. Inoltre cercavo un inquadramento per un punto di partenza per migliorare me stesso, ma senza diagnosi ognuno mi avrebbe trattato da neurotipico. Tanti (non psicologi) mi dicevano che il mio problema era l'ansia. Avrei dovuto approfondire la cosa e secondo loro avrei ricevuto una diagnosi di disturbo d'ansia da trattare con medicinali. Tuttavia i miei livelli di ansia, pur alti, sono al di sotto della soglia diagnostica.

    Quando ho ricevuto la diagnosi mi sono sentito sollevato. "Finalmente", ho pensato. Non è un binario morto, ma invece il punto di partenza tanto atteso e in maniera seria per migliorare me stesso. I miei problemi di pragmatica, per esempio, tutti sottovalutano come una mia mera preoccupazione (erano familiari, al di fuori della famiglia qualcuno mi prendeva in giro). La logopedia non mi ha aiutato, poi ho scoperto che sono trattabili con la psicoterapia cognitivo comportamentale che è ora il passo successivo che devo fare.

    Tuttavia sempre a causa dell'ambiente in cui vivo la diagnosi devo tenerla per me e non posso condividerla con nessuno. Anche nei miei familiari vedo tratti autistici, ma paradossalmente non ne potranno mai essere consapevoli, se le circostanze della vita non li porteranno a superare questa mentalità. 
    KeziahVictoria
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