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Ne siamo proprio sicuri?

Alle volte mi chiedo. 
Per convenzione sociale non si dovrebbero dire le cose troppo direttamente ma sarebbe meglio mitigare lievemente, in modo chi riceve il messaggio non si senta messo in difficoltà. 
Ma siamo proprio sicuri che non sia tutto questo mistificare a rendere le relazioni complicate? 

ClaraDiLuna

Commenti

  • ClaraDiLunaClaraDiLuna Post: 243
    Puoi approfondire il discorso?


  • lucy84lucy84 Post: 354
    Dico che tutto questo "dire non dire" socialmente adeguato crea confusione non solo agli asperger ma in generale. E che le persone spesso litigano perché non si dicono le cose per come vanno dette, ovvero con un minimo di sincerità. 

    Ti piace la bistecca? Sì, solo che oggi non ne avevo tanta voglia... (finita la carne a forza)
    Risultato? la prossima volta ti mangi di nuovo la carne

    Ti piace la bistecca? No, ma la mangio lo stesso
    la prossima volta non avrò carne nel piatto e siamo tutti più contenti
  • vera68vera68 Post: 3,399
    Discorso interessante Lucy!
    Concordo almeno parzialmente. 
    Io non potevo dire di no a meno di litigi folli che mi squarcivano l'anima.
    Il dolore nel mettere un confine, il dolore dell'altro mi toglieva il fiato.
    Alla fine mi sono tolta ugualmente il fiato, perché questo equivale a non respirare più, a non vivere.
    Per esistere almeno fisicamente, un compromesso occorre trovarlo. Uno dei due doveva soccombere: io

    Ma dove sta la parte insana?
    Se Caio si offende perché ha preparato la bistecca per Tizio e Tizio non la gradisce e spiega gentilmente a Caio ringraziandolo del gentile pensiero, che non è il suo piatto preferito o che proprio non piace, sta a Caio non offendersi.
    Se la risposta di caio è esagerata, fuori luogo, alla fine Tizio non dirà piu nulla.
    Il problema è che spesso apprendiamo dall'esperienza. In situazioni analoghe proiettiamo su altri film della nostra testa come fossero un remake di situazioni  gia vissute, cosi ecco che con Sempronio, che non si sarebbe offeso come Caio, ci aspettiamo la stessa reazione che avrebbe avuto Caio....
    E la situazione da nulla si complica... E può complicarsi molto! 
    lucy84robertoK2
  • inconscioinconscio Post: 343
    lucy84 ha detto:
    Alle volte mi chiedo. 
    Per convenzione sociale non si dovrebbero dire le cose troppo direttamente ma sarebbe meglio mitigare lievemente, in modo chi riceve il messaggio non si senta messo in difficoltà. 
    Ma siamo proprio sicuri che non sia tutto questo mistificare a rendere le relazioni complicate? 

    Credo sia una cosa molto da nt non dire le cose direttamente, io non ci riesco.
    lucy84
  • ClaraDiLunaClaraDiLuna Post: 243
    Ah ho capito, sì sono d'accordo.
    L'importante è dire le cose con gentilezza...
    lucy84


  • lucy84lucy84 Post: 354
    vera68 ha detto:
    .
    Il dolore nel mettere un confine, il dolore dell'altro mi toglieva il fiato.

    Per questo tema, quello che mi ha aiutata è capire la differenza tra confine e limite, perché nelle relazioni si possono mettere ambedue. Un limite è qualcosa di invalicabile, oltre cui tu (o l’altro) non potete andare. 
    Il confine è un momento di incontro, di comunità e di passaggio. 
    Con questo concetto riesco a togliere del dolore dalle relazioni
    vera68
  • lucy84lucy84 Post: 354
    @inconscio non generalizzerei così tanto, recentemente sono riuscita ad avere una discussione piuttosto schietta e costruttiva con una persona decisamente neurotipica. A onor del vero a inizio discussione ho premesso che se voleva dialogare con me si doveva fare o per via diretta o non ci stavo dentro, quindi magari anche per quello è successo, però ne è stata capace, penso sia anche una questione di competenza sociale 

    @ClaraDiLuna cosa che a volte è complicato perché non si sa mai chi c’è dall’altra parte e come la prende, anche per esperienze pregresse 
    nle caso della bistecca, magari a me davvero non mi ci va, ma questo è andato a comprare della carne giapponese a 70km di distanza pagandola 150€ al kg e io arrivo e magari anche con cortesia io gli dico che non gradisco mangiare carne… ovvio che dal suo punto di vista se la prende, ci rimane male, comprensibile… ma io cosa ne posso? 

    A volte si creano situazioni imbuto da cui è impossibile uscirne bene, credo. A meno che qualcuno non subisca qualcosa, come forse diceva Vera 

    non so, sono davvero confusa. 
  • ClaraDiLunaClaraDiLuna Post: 243
    Non c'è una soluzione.
    Uno cerca di essere corretto e diretto, quando si può ci si piega quando no no, e se gli altri fraintendono o si offendono forse è anche liberatorio a un certo punto fare spallucce e bon.
    lucy84vera68


  • lucy84lucy84 Post: 354
    @ClaraDiLuna mi è stato dato lo stesso consiglio poco fa, so a livello razionale che non c’è soluzione è che tanto è così… è l’unica cosa sensata da dire ma comunque non riesco a farmene una ragione. È anni che ci sbatto la testa, ogni tot tempo, ricasco nel loop e mi stresso 
    ClaraDiLuna
  • vera68vera68 Post: 3,399
    modificato 5 maggio
    A volte si creano situazioni imbuto da cui è impossibile uscirne bene, credo. A meno che qualcuno non subisca qualcosa, come forse diceva Vera 

    @ClaraDiLuna.. Altrimenti si finisce come sono finita io. @lucy84
    Finché si tratta di una persona con la quale non si è costretti a vivere o dalla quale non si dipende, fare spallucce è piu facile...
    Ma se da questa persona si dipende (come un bimbo dalla sua mamma) e in più le si vuole anche bene... Fare spallucce non è così facile.

    L'unica cosa è non lasciare che le proiezioni di queste situazioni che si sono vissute escano dal contesto e si ripresentino in situazioni similmente analoghe: ad esempio con un superiore al lavoro, con un insegnante quando si è a scuola. Facile a dirsi ma non a farsi.
    Perche in certi casi si smette di pensare razionalmente o si reagisce con gli stessi meccanismi spesso infantili che abbiamo avuto a quel tempo e che negli anni si sono fossilizzati
    Ecco perché io sostengo che una terapia che concerni anche l'analisi transazionale possa essere molto d'aiuto. Spezza delle risposte automatiche a delle transazioni vecchie creandone di nuove in una persona che sta diventando consapevole delle sue reazioni emotive che rischiano di  agganciarlo in un loop senza fine, dandogli gli strumenti per trovare da sé una via d'uscita. 
    ClaraDiLuna
  • lucy84lucy84 Post: 354
    Cosa è l’analisi transaZionale?
    vera68
  • vera68vera68 Post: 3,399
    Ciao @lucy84 copio e incollo dal suto dell'ordine degli psicologi della Lombardia 


    Caratteristiche attuali dell’Analisi Transazionale Relazionale
    L’Analisi Transazionale Relazionale è una pratica terapeutica che trova forte sostegno nella Teoria dell’Attaccamento e lavora sulla continuità del filo storico dei nostri processi relazionali: dalle esperienze delle prime relazioni con le figure di attaccamento (caregiver) al contesto relazionale-affettivo di oggi. È nell’attualità del disagio di oggi che possiamo trovare l’impronta delle modalità di allora e simili vissuti di insoddisfazione.
    Le prime relazioni lasciano un’impronta che può nutrire o indebolire la nostra fiducia di trovare riconoscimento affettivo nelle relazioni.
    Attraverso lo schema degli Stati dell’Io, dei Giochi psicologici e del Copione possiamo leggere i modi in cui si è cercato, a volte in modo inefficace e spesso doloroso, di ritrovare fiducia e riconoscimento. E poiché le sofferenze psicologiche hanno le loro radici, e si perpetuano, nelle relazioni, sta proprio nella relazione terapeutica la possibilità di cura del mondo degli affetti. L’attenzione del terapeuta transazionale è rivolta sia alla difficoltà dell’oggi che alle radici, nel passato, di tale disagio.

    Alcuni valori dell’Analisi Transazionale Relazionale
    Come scrivevamo sopra l’Analisi Transazionale si riconosce in quel clima di fiducia nei confronti delle potenzialità dell’individuo, anche se sofferente, che è tipico del movimento delle “psicoterapie umanistiche” da A. Maslow in poi.
    Tre semplici concetti berniani riassumono efficacemente questa filosofia: consapevolezza, spontaneità, intimità.
    La consapevolezza indica la buona conoscenza di sé: la conoscenza di ciò che si muove dentro di noi, pensieri ed emozioni, sia quelli che noi riteniamo accettabili alla nostra autostima, sia quelli che lo sono meno.
    La spontaneità è la capacità di essere e di stare nel mondo per quello siamo, accogliendo in modo non giudicante le nostre risorse e le nostre fragilità e permettendoci quindi di esprimere nella relazione, in modo autentico, i nostri pensieri e i nostri sentimenti.
    Intimità indica la capacità di creare connessione con l’altro partendo dalla connessione profonda con se stessi.
    In questo sta la possibilità di scambio di affetti genuini e anche, quindi, la possibilità di amare e di lasciarsi amare.
    Questi valori guida permettono alla relazione terapeutica di essere il luogo in cui la persona può sperimentare gli affetti positivi che ancora non ha potuto vivere a sufficienza: la comprensione, la sintonia, l’empatia, la possibilità di esprimere e condividere i propri sentimenti e i propri vissuti, riuscendo a dare loro un senso. Un’esperienza relazionale nuova e riparativa rispetto a quella antica.

    Io sapevo di avere un problema che affondava le mie radici nel passato. Quando vidi scritto sul biglietto da vista della mia attuale terapeuta, (con la quale ero entrata in contatto per via della DSA di una mia figlia) "analista transazionale clinico", mi dissi che non mi sarei fatta scappare l'occasione per entrare io in terapia. 
    Ben feci. 

    lucy84
  • vera68vera68 Post: 3,399
    Sostanzialmente abbiamo dentro di noi un io bambino (che è il bsmbino che siamo stati), un io genitore (che è il genitore che abbiamo introiettato) e l'adulto che siamo.
    Ogni stato dell'io ha delle qualità (nutritiva, normativa e punitiva) che possono essere positiva e negativa, e prendere grandi o piccole parti di noi. con queste rispondiamo e reagiamo e innestiamo dei veri e proprio giochi psicologici o loop infiniti nelle quali ricadiamo sempre. 

    Io non sono uno psicologo, ma sostenzialmente ho capito questo. 
    Non è solo una tecnica, è Cura. Cura della relazione in termini sani e rispettosi delle liberta e dei confini di cuascuno. 
    Se divessi descriverla con una parola : riequilibra

    lucy84
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