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Come vi sentite di fronte a.... questo articolo?

Apro questa discussione in un momento in cui in prima pagina ci sono post con titoli
"come vi sentite di fronte a.... Potere, successo..."
Secondo me c'è un filo che lega queste domande ed è l'aspettativa di cui le persone sono state investite a cui ognuno ha risposto in modo differente. Quanto gioca la  possibilità e capacità di differenziare il proprio sé da un nucleo famigliare melenso?
Vi lascio questo articolo.
Per me illuminante. 


La triangolazione all'interno della famiglia - Terapia Sistemica
Alessandroebastamammarosanna

Commenti

  • charliecharlie Post: 226
    Quell'articolo mi fa sentire che non ci ho capito nulla.

    É troppo astratto e io non identifico nulla che possa convertirsi nel mio modo di pensare, ovvero ad immagini.

    Son tutte parole senza senso una dietro l'altra, mi appaiono buttate li a caso.

    Se ci fossero esempi concreti capirei... non so se ad altri fa questo effetto.

    Se sai dirmi cosa vogliono dire con esempi concreti ti rispondo volentieri.
    ClaraDiLunavera68lucy84
    What can I tell you? I got a short fuse and a long memory!
  • vera68vera68 Post: 3,386
    Potrei farti esempi personali, ma sarebbero comunque miei, relativi al mio vissuto e a quello di nessun altro. 
    Forse è solo questione di consapevolezza. 
  • charliecharlie Post: 226
    modificato 2 agosto
    vera68 io quell'articolo proprio non lo capisco, mi vien solo mal di testa. 

    É tutto astratto, e mi piace che lo hai proposto perchè articoli simili li salto appena capisco che non dicono nulla.

    E il non dire nulla è inteso "nulla che riesca a focalizzare nel mio modo di pensare"

    Son qui cerco di focalizzare cosa ho letto ma ho solo confusione, ho percepito una sorta di lotte di potere all'interno della famiglia? qualcuno domina con la sua influenza chi è più debole? chi ha un sé dominante/forte sottomette gli altri? 

    Hai linkato qualcosa che è incomprensibile per me, credo anche per altri, immagino riot che funziona "in visuale" come me.

    Mi servirebbero giorni di concentrazione e infiniti mal di testa per capire cosa c'è scritto, dammi un progetto e te ne posso parlare per giorni estrapolando qualsiasi informazione dai disegni, visualizzandolo nella mia mente come muoversi in una costruzione virtuale :)

    vera68
    What can I tell you? I got a short fuse and a long memory!
  • vera68vera68 Post: 3,386
    @charlie una volta non lo avrei capito neanche io, avrei fatto la tua stessa obiezione : ho bisogno di esempi concreti. Talvolta ne ho bisogno ancora oggi. Qualche difficolta di comprensione del linguaggio ce l'ho ancora e forse non mi andrà mai via del tutto. 
    Sono diversi anni che giro e rigiro il mio vissuto per cercare di darmi una spiegazione al mio sentire, che leggo e mi informo e anni di psicoterapia mi hanno aiutato a dare un senso a parole prima "vuote"
    Detto questo ritorno all'articolo
    Non sono proprio lotte di potere... È lotta per la propria individualità 
    È una sorta di fusione dell'io in cui l'individuo rimane intrappolato in una sorta di identita familiare in cui nessun componente può esistere indipendentemente dagli altri, fuori da un sistema simbiotico cioè in cui tutti si è uguali... Tipo la testuggine romana

    È un sistema che causa molta sofferenza, perche nessuno è libero di essere come è, legato a filo doppio dal ricatto di una esistenza impossibile fuori dal sistema.

    scala di differenziazione del sé, in cui la dipendenza dall’altro definisce gradi maggiori o minori di investimento e soddisfazione in aree di realizzazione personale, professionale, relazionale, e diversi livelli di rigidità, dogmatismo, conformismo, rigidità emotiva, isolamento, conflittualità e anche malattia fisica.

    Semplicemente... Più dipendi dall'altro (è la dipendenza è voluta, sebbene inconsciamente perche necessaria alla simbiosi) meno investi in aree di realizzazione personale e si possono formare diversi livelli di rigidità emotiva isolamento, conflittualità ecc... 


    "famiglia come il luogo nel quale si sviluppa la massa indifferenziata dell’io familiare, un identità emotiva conglomerata il cui grado di intensità determina il livello di coinvolgimento di tutti i membri della famiglia e le possibilità di svincolo e differenziazione del sé di ciascuno."

    Sostanzialmente un brodo primordiale emotivo al di fuori del quale non c'è possibilità di esistenza. O con noi o l'esilio, l'abbandono


    " All’interno di questo sistema emotivo le tensioni ( degli elementi della famiglia) si spostano attraverso sequenze ordinate di alleanze e rifiuti tra due o più membri della famiglia."

    Sostanzialmente due si alleano contro uno, ma le alleanze in genere non sono fisse.

    Non so molto di psicologia ma credo che sia un terreno fertile per il triangolo drammatico di Karpman in cui i ruoli di vittima carnefice e salvatore si scambiano causando di fondo un gioco (termine infelice) che si può perpetuare ad oltranza perché le tensioni che in due porterebbero ad uno scontro e a una presa di responsabilità, in tre invece vengono distribuite diversamente e il carico diviene più facile da sopportare. Comunque sia un massacro

  • charliecharlie Post: 226
    mi hai chiarito molto ma è troppo oltre ciò che voglio capire/ho il potere di capire

    Mi è solo venuto in mente anonimo con lui potresti avere una discussione di livello sull'argomento, lo ritengo estremamente adeguato.

    quindi nessuno realizza sé stesso perchè nessuno è libero di farlo? sono tutti interconnessi, dove va uno devono andare invariabilmente anche gli altri, tutti incatenati uno all'altro.
    vera68
    What can I tell you? I got a short fuse and a long memory!
  • vera68vera68 Post: 3,386
    modificato 2 agosto
    Sì ... Ma la catena si può spezzare!
    Non si è obbligati a fare la testuggine... Che in realta nessuno vuole fare, ma nessuno puo fare a meno di farla
    È doloroso, ma si esce dallo schema. 
    Poi attende la libertà di essere 

    E incredibile quanto sia un gioco che si gioca in modo inconsapevole, magari desiderando proprio che tutti siano liberi 

    Post edited by vera68 on
  • lucy84lucy84 Post: 354
    Sono sulla stessa barca di @charlie
    mi sono vergognata di scriverlo per prima
    ho letto la spiegazione e vorrei chiedere se ho capito bene 

    in pratica un individuo all’interno di un gruppo ha meno possibilità di autodeterminazione perché il gruppo stesso deve mantenersi funzionale?  O più che funzionale mantenere la sua esistenza? Cioè la libertà individuale bon e completa e totale perché si è vincolato all’esistenza del gruppo familiare?

    Per sapere se ho capito giusto 
  • vera68vera68 Post: 3,386
    In realta non c'è libertà alcuna a livello individuale. Il nucleo mantiene una sua funzionalità, che in realta è disfunzionale.
    Disfunzionale perche nessuno realizza sé stesso in libertà 

    Cito:
    "il sistema agisce come se una certa quantità di immaturità dovesse essere assorbita e questo può avvenire ancorandola alla disfunzionalità di un membro della famiglia, permettendo così maggiore funzionalità agli altri."
    Uno si affossa affinché gli altri emergano, nel senso abbiano una maggiore funzionalità.
    Io ho presente casi del genere 
    A si lamenta :" B non sa fare nulla, sono 40 anni che vive in questa casa e non sa dove sono le bollette"
    B non sa davvero dove siano le bollette, non perche sia stupido, ma perché A non glielo ha mai lasciato fare, criticandolo se per caso ci ha provato
    Per B è comodo, dopotutto si trova la pappa pronta, non si prende grosse responsabilita, ma va a scapito della sua funzionalità che si apprende con l'esperienza. Alla fine B si sente davvero stupido, ma si sente pure imbrigliato.
    A si sente indispensabile e questo gli dimostra che funziona bene. A ha ottenuto una maggiore funzionalita a scapito di B.
    La realizzazione di A dipende dalla disfunzionalità di B
    mammarosanna
  • lucy84lucy84 Post: 354
    Con l’esempio mi è chiaro. 
    Sembra la casa in cui sono cresciuta 
    vera68
  • @vera68 bellissimo articolo, mi è piaciuto tanto. Il sunto iniziale mi ha destabilizzato, ma leggendo tutto l'articolo credo di averlo capito.

    Mi viene in mente la frase "ognuno è il prodotto dell'ambiente in cui è cresciuto".

    Ci sono famiglie altamente "controllanti" e famiglie altamente "cresci libero e sereno". Credo che entrambi gli eccessi possano essere dannosi.

    Mi viene anche in mente che più ho preso le distanze da (quel pezzo di cacca di) mio padre e più mi sono realizzato nella vita, sia familiare che personale, che lavorativa. 

    Da me non c'era spazio per i sé, non c'era spazio per la crescita personale. Se facevi qualcosa, qualsiasi cosa, venivi smontato con qualche frase che faceva intendere quanto vano fosse. Oppure venivi elogiato enormemente per cose banali, con l'effetto di vedere negli altri aspettative altissime e immediato spavento e fuga. Dinamiche troppo complesse da spiegare in un post.
    I conflitti poi erano silenti. Sbagliavi? Silenzio. Sbagliavi ancora? Silenzio. Ancora?? Silenzio. (e intendo che non ti rivolgevano la parola per ore o giorni, e non se la rivolgevano neanche tra di loro facendoti percepire che stavi vivendo in stato di guerra)
    Poi magari ti cadeva qualcosa, un incidente banale, o una parola sbagliata: urla disumane, volo di oggetti, minacce.
    Il sé veniva schiacciato in ogni modo.

    Delle persone insicure fino al midollo non fanno che temere che qualcuno diventi migliore di loro o possa essere più indipendente di loro, siano esse partner o figli.

    Tornando alla frase che ho citato prima "ognuno è il prodotto dell'ambiente in cui è cresciuto":
    non si finisce mai di crescere, quindi abbandonare gli ambienti tossici e creare l'ambiente che desideriamo, la famiglia che desideriamo, credo sia la chiave per la costruzione o liberazione di un sé autentico, per toccare la nostra essenza, per essere felici.
    vera68charlielucy84Linna
  • vera68vera68 Post: 3,386
    Ne posso mettere solo uno di reaction con cuoricini Alessandro.... ❤️❤️❤️❤️❤️
    Grazie 
    Speravo, e con presunzione forse sapevo, ti sarebbe piaciuto.

    Credo che in questo articolo molti si possano ritrovare.... Forse non è ancora il momento giusto
    AlessandroebastaLinna
  • malcom3Dmalcom3D Post: 92
    Ciao @vera68,

    anche se di faticosa lettura a causa della confusa aulicità con cui è scritto, l'articolo ha un suo senso.

    Parafrasando il riassunto di @Alessandroebasta, siamo un prodotto del nostro passato, e quest'ultimo include l'ambiente familiare.

    Purtroppo nelle casistiche elencate non c'è traccia di quanto successo nel mio vissuto, ma d'altra parte parliamo di una famiglia estremamente disfunzionale, con genitori psico-patologici.

    Al di là della mia esperienza, se l'articolo venisse riscritto in modo più semplice, chiaro e scorrevole, come hai detto tu, potrebbe aiutare molti a ritrovarsi e capire quali dinamiche hanno influito nella costituzione del loro sè. E forse anche ad evitare gravi errori da parte dei familiari.
    vera68Linna

  • vera68vera68 Post: 3,386
    Anche il mio caso non è perfettamente descritto... Ma ci ritrovo pezzi di dinamiche
  • "Uno si affossa affinché gli altri emergano, nel senso abbiano una maggiore funzionalità.
    Io ho presente casi del genere 
    A si lamenta :" B non sa fare nulla, sono 40 anni che vive in questa casa e non sa dove sono le bollette"
    B non sa davvero dove siano le bollette, non perche sia stupido, ma perché A non glielo ha mai lasciato fare, criticandolo se per caso ci ha provato
    Per B è comodo, dopotutto si trova la pappa pronta, non si prende grosse responsabilita, ma va a scapito della sua funzionalità che si apprende con l'esperienza. Alla fine B si sente davvero stupido, ma si sente pure imbrigliato.
    A si sente indispensabile e questo gli dimostra che funziona bene. A ha ottenuto una maggiore funzionalita a scapito di B.
    La realizzazione di A dipende dalla disfunzionalità di B"


    Per la mia esperienza io sono sempre stata l'elemento che si affossa.
    Mia sorella spesso mi diceva " sembra che tu non viva in questa casa" e a me faceva comodo.
    Ero la piccola della famiglia, quella di cui prendersi cura.

    Poi sono andata via di casa e ho capito che se mi impegnavo riuscivo a farcela...seppur con tanta fatica poiché non ero abituata.

    Ma bastava che qualcuno accorresse in mio aiuto perché io mi ci appoggiassi con tutta me stessa come un naufrago ad un salvagente...così tornavo a dirmi che ero un incapace...

    Quando penso a mio figlio rivedo lo stesso meccanismo e da un lato vorrei che sappia cavarsela da solo, da un lato lo tratto come se non ne sia capace e di fatto ripropongo lo schema di cui io stessa sono stata vittima...

    vera68
  • vera68vera68 Post: 3,386
    Sai @mammarosanna anche da me funzionava un po' cosi. Alla fine si ha paura di fare, di prendere l'iniziativa e appena si può ci si appoggia.
    Io ho proprio due lati apparentemente contrastanti, di cui sono conscia. 
    Se provo a fare qualcosa talvolta vorrei essere da sola per non essere giudicata (anche se è il mio giudice interiore che mi giudica e lo trasferisco sulla prima figura autorevole chei capita a tiro) talvolta, se la paura di sbagliare è tanta, e magari il mio sbaglio ricadrà su qualcun altro, ho bisogno di sentire l'appoggio, ho anche bisogno dell'approvazione, di qualcuno che mi dica che faccio bene a fare cosi. Ora dopo essere stata sottoposta a una serie di piccole prove di autonomia va molto meglio. Questo prova quanto possiamo convincerci di non essere capaci.
    mammarosannaLinna
  • @vera68

    Per me essere tornata nella mia città d'origine ha segnato proprio un'involuzione al solo pensiero che facevo tutto da sola in Veneto o con l'appoggio di mio marito.

    Quali sono le prove d'autonomia?

    Linna
  • LinnaLinna Post: 385
    modificato 6 agosto
    @vera68 io anche non ho capito articolo .Poi ho letto intervento di @Alessandroebasta e voglio dire, che a volte noi diventiamo genitori opposti del nostri.E con il tempo si puo dire,che il nostri genitori, noi "perdoniamo."Sono fatti cosi e basta.E gli vogliamo bene come sono.
    E questo che abbiamo voluto  sentire  al epoca da loro ?.
    Non lo so se mi sono spiegata.

  • vera68vera68 Post: 3,386
    @mammarosanna
    Sono piccole esperienze che la vita mi ha portato ad affrontare. Il fatto di portarle in psicoterapia diventavano un banco di prova. Era come avere un bilancere in cui avere sostegno conforto ma anche liberta di agire e di prendermi le mie  responsabilità.

    Non conta il fatto che uno abbia una vita autonoma e prenda ogni giorno decisioni e ottemperi ogni giorno a dei compiti... Quelli magari funzionano
    Ci sono paure, procrastinazioni o situazioni che ci portano ad agire in modo disfunzionale, é li che si sperimenta quel bilancere che forse è mancato
    mammarosanna
  • vera68vera68 Post: 3,386
    @Linna.
    Si spesso diventiamo l'opposto. È la legge del contrappasso.

    Io non sono arrabbiata con i miei, non più 
    Però nel mio caso ho dovuto darmi una mia spiegazione, una mia lettura dei fatti. 
    Quel "sono fatti così" cosi come? Ho dovuto andare a scovare il mio "così". 

    Poi non c'è nemmeno giudizio

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