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Passioni o Ossessioni? [raccolta testimonianze]

wolfgangwolfgang Post: 10,790
modificato ottobre 2013 in Novità e iniziative
Il 9 novembre sono stato invitato dalla Erickson per tenere un intervento nel corso del convegno "La Qualità dell'integrazione scolastica"

L'argomento della mia presentazione sarà: "Passioni o Ossessioni?"

Cercherò di spiegare alle persone la differenza tra le passioni che ci animano, gli interessi; i problemi di carattere sensoriale e le ossessioni (come contare ripetutamente, toccare le cose, lavarsi le mani, pensieri intrusivi e spesso spiacevoli, etc..), e magari come sistemare gli ultimi sfruttando proprio i primi.

Vorrei portare delle testimonianze, se qualcuno ha qualcosa da dire può scriverlo qui,
mi farebbe molto piacere.
Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
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Commenti

  • EuniceEunice Post: 1,060

    Wolfgang, bella iniziativa!

    Mi sembra strano che fino ad ora
    nessuno abbia scritto qualcosa. Proverò a cominciare io,
    magari così qualcun'altro mi seguirà e avrai materiale
    interessante da presentare (confido negli altri visto che non so
    esattamente quanto potrà essere utile il mio testo). Credo
    infatti sia molto importante presentare ad insegnanti ed educatori
    aspetti molto pratici che possano riconoscere e con cui possano
    relazionarsi.

    Nel caso le mie lunghe note (lo so, sono sempre troppo rpolissa) non ti siano utili, o siano fuori tema, perdonami.

    Partiamo quindi dalle ossessioni. Le
    mie maggiori difficoltà, anche tuttora, riguardano i pensieri
    intrusivi, che si presentano prevalentemente sotto forma di immagini,
    estremamente difficili da far sparire. Prevalentemente sono di due
    tipi: o legati a situazioni sociali estremamente stressanti che ho
    vissuto e dove in qualche modo percepisco di aver sbagliato qualcosa
    o a pensieri catastrofici, momenti in cui nel lavoro o nella vita
    personale vedo tutte le possibili conseguenze negative (spesso
    totalmente irrazionali) del presente. Le strategie per affrontare la
    cosa sono diverse a seconda dei casi.

    Faccio degli esempi:

    non molti mesi orsono ho fatto una
    serie di colloqui per un lavoro che poteva essere molto interessante
    per me. Arrivata al colloquio finale con il Presidente della ditta in
    questione, un personaggio estremamente aggressivo, che tende a
    provocare il candidato per vedere le sue possibili reazioni e la
    capacità di sopportare lo stress, ho cercato di fronteggiare
    la situazione come potevo, mettendo in campo tutte le abilità
    a cui, in quel momento, potevo fare appello. In definitiva avrei
    dovuto ritenermi soddisfatta di come avevo reagito, ma l'indomani
    mattina, appena alzata, c'era qualcosa che continuava a risuonarmi
    nella testa: particolari domande del colloquio a cui avrei potuto
    rispondere diversamente e mie reazioni che sentivo come inadeguate.
    Tutti i più piccoli dettagli del colloquio continuavano a
    tornarmi in mente ed io continuavo a soppesarli e verificarli fino
    allo sfinimento, provocando ovviamente un innalzamento folle dello
    stress. Il problema di base era che rivedevo scena dopo scena il
    colloquio, come fosse un film che tagliavo e montavo, fotogramma per
    fotogramma, all'infinito. Come ho gestito la cosa? Semplicemente mi
    sono messa a fare ginnastica in casa – non amo le palestre - fino a
    quando le immagini sono sparite dalla mia testa. Per completezza
    scrivo che il mio sentire di aver sbagliato qualcosa nel colloquio
    era assolutamente infondato, visto che poi il lavoro mi è
    stato offerto.

    Esempio di pensiero intrusivo
    catastrofico e totalmente irrazionale:

    a volte capita che comincio a
    preoccuparmi per qualcuno o per qualcosa senza nessuna causa
    apparente. Inizio a vedere nella mia testa tutte le possibili
    tragedie che potrebbero accadere e, subito dopo, sono sicura che
    siano successe (o che succederanno). In questi casi mi appoggio alla
    razionalità, analizzo con calma la situazione di partenza,
    valuto quanto possa essere realistica l'ipotesi tragica e poi mi do
    delle scadenza pratiche per verificarne la fondatezza: raccolgo
    informazioni, decido che è giusto non preoccuparmi fino ad una
    determinata ora, telefono alla persona in questione facendo finta di
    nulla e cose simili. In sintesi cerco di smontare ad uno ad uno i
    miei assunti tragici. Quando non ci riesco, allora immagino tutte le
    conseguenze possibili dell'orribile evento e, in fondo, trovo
    rassicurazione nel decidere prima come mi dovrei comportare in quei
    casi. E' difficile spiegare la sensazione, ma spero di essere
    riuscita in qualche modo a comunicarla. Ovviamente, dal di fuori non
    si nota nulla, solo il fatto che sono molto concentrata o persa in
    miei pensieri.

    Per quanto riguarda i miei
    comportamenti da bambina, credo che le ossessioni fossero più
    ti tipo tattile che altro. Comportamenti ripetitivi fatti per il puro
    piacere di percepire una specifica sensazione tattile: disegni sempre
    uguali, composti da un'infinità di puntini rossi fatti con i
    pennarelli per il puro piacere di sentir rimbalzare la punta del
    pennarello tra le mie mani (avevo 3 o 4 anni); un parquet rovinato
    perché io, zitta zitta, mi ero impossessata di un martello e
    avevo cominciato a farlo rimbalzare dalla parte della punta sul
    legno, disseminando il parquet della camera di numerosi avvallamenti
    (ovviamente questo è accaduto una volta sola, visto che i miei
    hanno provveduto a far sparire il martello); il passare ore a lavare
    i piatti (ma in questo caso avevo già almeno 10 anni), perché
    adoravo giocare con la schiuma del detersivo, facendola assorbire
    dalla spugnetta che, una volta strizzata, lasciava uscire una schiuma
    più densa e morbida che amavo toccare. Queste sono le cose che
    ricordo ancora distintamente, ma sono sicura che ce n'erano anche
    molte altre che ora non ricordo.

    Ma arriviamo finalmente all'ossessione
    che mi ha accompagnata per tutta la mia vita e che alla fine ho
    trasformato in passione e, anche, in lavoro.

    Vivendo in una casa zeppa di libri e
    librerie, fin da piccola ho sviluppato una passione viscerale e molto
    fisica con l'oggetto libro. Prima dei dieci anni giocavo molto a fare
    la libraia, con una scala salivo fino alle parti più alte di
    una delle librerie, spostavo e sistemavo i libri a seconda dei colori
    e della grandezza e dialogavo con persone inesistenti a cui
    consigliavo questo o quel libro che non avevo mai letto. A dieci
    anni, durante un trasloco, volli a tutti i costi aiutare i miei a
    sistemare i libri nelle librerie (una quantità enorme di
    scatoloni di libri) e, alla fine del trasloco, sapevo molto meglio
    dei miei genitori dove fosse ciascuno di essi. Ho cominciato a
    leggere realmente proprio a quell'età (prima leggevo
    prevalentemente fumetti), La bella estate di Cesare Pavese è
    stato il libro che mi ha aperto le porte alla lettura vera e propria.
    Da quel momento e per tutta l'adolescenza ho letto voracemente e,
    devo ammettere, senza molto spirito critico qualsiasi libro mi
    capitasse tra le mani, dai più biechi romanzetti rosa a Sartre
    e Bukowski (14 anni), passando per la fantascienza e i libri gialli
    di ogni genere e tipo. Per far capire come questo atteggiamento non
    fosse il normale interesse di una ragazzina ben educata, proveniente
    da una famiglia di un certo livello culturale, bisogna andare a
    vedere l'intensità con cui lo facevo: leggevo tutto il
    pomeriggio a casa dopo la scuola (non ricordo di aver mai fatto i
    compiti a casa, solo qualche volta alle 5 del mattino, prima di
    andare a scuola), leggevo la notte fino ad orari assolutamente folli
    mettendo un accappatoio sotto la porta e una maglietta nel buco della
    serratura per non far vedere la luce accesa ai miei genitori, leggevo
    quando avevo la febbre a 39 con le lettere delle parole che si
    accavallavano l'una sull'altra, leggevo persino a scuola mettendo il
    libro sulle gambe, sotto il banco (ricordo distintamente che così
    ho finito Il signore degli anelli in meno di una settimana). Tutto
    questo ovviamente andava a discapito di qualsiasi altra cosa. A
    scuola ovviamente mi annoiavo, quando non ne ero terrorizzata, ma
    riuscivo in qualche modo a sopravvivere racimolando 6 da ogni parte
    (in fondo solo due rimandature alle superiori non sono tanto male
    viste le premesse). Non avevo molti amici, solo qualche compagna di
    classe con cui facevo qualche uscita per andare al cinema o a ballare
    (amavo molto ballare), ma nessuno con cui parlare di ciò che
    realmente mi piaceva e interessava, a volte solo qualche adulto.

    Noto che questa testimonianza sta
    diventando veramente troppo lunga, quindi cercherò di
    concludere.

    Arrivata all'università (dopo un
    anno perso in una facoltà sbagliata) ho scoperto molte persone
    che avevano i miei stessi interessi e così ho potuto avere le
    mie prime vere amicizie (se usavo il termine “decontestualizzare”
    nessuno mi guardava più come se fossi un'aliena) ed ho potuto
    anche imparare ad organizzare ed elaborare quell'enorme massa di
    conoscenze che avevo accumulato in modo totalmente disorganizzato e
    incongruo.

    Oggi continuo a leggere, non sempre con
    la voracità di allora, dipende dall'interesse del momento, ma
    soprattutto ho la straordinaria possibilità di fare libri: non
    solo scriverli, ma anche progettarli fisicamente, seguirne il
    processo editoriale, verificarne l'impaginato, controllare la resa di
    stampa delle immagini, farne la correzione delle bozze e così
    via. Quando entro in una tipografia o litografia, sento l'odore della
    carta e dell'inchiostro, sento il rumore delle macchine da stampa in
    azione, quel borbottare sordo che copre qualsiasi altro suono, e sono
    felice, in un modo che definirei sicuramente infantile, per il puro
    piacere di essere lì.

    A casa ovviamente continuo ad
    accumulare libri, non sempre li riesco a leggere tutti (è il
    paradosso della biblioteca di Umberto Eco), ma ognuno ha un suo
    posto. In casa esistono dei luoghi che sono solo miei e sono i luoghi
    dove tengo i libri: librerie, scrivania, tavolino da fumo in sala. Se
    qualcuno sposta qualcosa, me ne accorgo immediatamente e l'immagine
    di quei libri spostati mi perseguita fino a quando non li rimetto a
    posto, come dovrebbero essere. A volte ho trattato male qualcuno per il solo fatto di avere spstato una pila di libri di 1 centimetro. Assurdo, lo capisco, ma non riesco a trattenermi.

    Il limite tra passione e ossessione in
    fondo rimane comunque labile.

  • ciao @Eunice, volevo dire che mi sento molto "in sintonia" con gran parte di quello che hai scritto. In particolare, riguardo a quanto scrivi a proposito della tua descrizione dei "pensieri intrusivi" e "catastrofici totalmente irrazionali". Anche a me capita spesso di avere gli stessi pensieri e paure (anche se, purtroppo, a volte in ambito lavorativo o anche in altri ambiti tali paure (reazioni, comportamenti, approcci o commenti inadeguati) si rivelano "fondate" ;-) ), mi rivedo appieno nelle tue descrizioni e uso gli stessi metodi per contrastarle (cercare di razionalizzare e occupare con altro la mia mente).
    Per quanto riguarda il discorso interessi/ossessioni, anche per me la lettura è stata uno di questi e anche in questo caso l'ho vissuta più o meno come la descrivevi tu. Sono molto contento che alla fine sei riuscita a incanalare questa tua ossessione/interesse in qualcosa di produttivo e proficuo anche dal punto di vista materiale per la tua vita. Io, (perlomeno fin'ora, ma non si sa mai ;-) ), non ci sono riuscito, forse anche in parte perché non sono mai riuscito a focalizzare l'impegno su un interesse specifico, non sono mai riuscito a scegliere su quale "interesse puntare", e cosi sono rimasti tutti un pò "abbozzati", non completi. Mi ha fatto piacere leggere quello che hai scritto.
  • EuniceEunice Post: 1,060
    Grazie @matthewStar!! E' decisamente piacevole non sentirsi soli in qualche cosa che fino ad oggi sembrava avere senso solo per me!

    Per quanto riguarda la possibilità di incanalare gli interessi/ossessioni in qualcosa di produttivo sappi che molto probabilmente sono stata solo molto fortunata. In qualche modo ho avuto la possibilità di incontrare persone che mi hanno "costretta" a farlo (non mi davano la possibilità di dire di no). Al momento le ho odiate, ma a posteriori credo che dovrei solo ringraziarle.

    Questo non esclude il fatto che ogni volta che devo iniziare a scrivere per un libro (non la ricerca, ma la scrittura vera e propria) mi ritrovi sempre di fronte alla solita montagna da scalare. Anche ora, dovrei essere superconcentrata a scrivere per una scadenza molto ravvicinata e trovo ogni scusa possibile per tergiversare. Fino a quando non riuscirò a imbrogliarmi da sola e a concentrarmi davvero su quello che devo fare. A quel punto so già che nessuno potrà più raggiungermi fino a quando non avrò finito.

    Spero accada presto, perché, in caso contrario, sono in guai molto grossi!
    :-S




  • Questo non esclude il fatto che ogni volta che devo iniziare a scrivere per un libro (non la ricerca, ma la scrittura vera e propria) mi ritrovi sempre di fronte alla solita montagna da scalare. Anche ora, dovrei essere superconcentrata a scrivere per una scadenza molto ravvicinata e trovo ogni scusa possibile per tergiversare. Fino a quando non riuscirò a imbrogliarmi da sola e a concentrarmi davvero su quello che devo fare. A quel punto so già che nessuno potrà più raggiungermi fino a quando non avrò finito.

    Spero accada presto, perché, in caso contrario, sono in guai molto grossi!
    :-S
    anche in questo mi ritrovo :-)
    comunque, anche se mi rendo conto sia una sfida continua, confido che potrai superarla come hai fatto finora. Cerca di concentrarti su quello che devi fare, al momento ne vale più la pena rispetto al resto, anche se magari non è cosi istantaneamente appagante. Fai in modo che i tuoi interessi rimangano tali e non diventino ossessioni controproducenti ;-)
  • bannato2bannato2 Post: 2,035
    ciao @Eunice, volevo dire che mi sento molto "in sintonia" con gran parte di quello che hai scritto. In particolare, riguardo a quanto scrivi a proposito della tua descrizione dei "pensieri intrusivi" e "catastrofici totalmente irrazionali". Anche a me capita spesso di avere gli stessi pensieri e paure (anche se, purtroppo, a volte in ambito lavorativo o anche in altri ambiti tali paure (reazioni, comportamenti, approcci o commenti inadeguati) si rivelano "fondate" ;-) ), mi rivedo appieno nelle tue descrizioni e uso gli stessi metodi per contrastarle (cercare di razionalizzare e occupare con altro la mia mente).
    Per quanto riguarda il discorso interessi/ossessioni, anche per me la lettura è stata uno di questi e anche in questo caso l'ho vissuta più o meno come la descrivevi tu. Sono molto contento che alla fine sei riuscita a incanalare questa tua ossessione/interesse in qualcosa di produttivo e proficuo anche dal punto di vista materiale per la tua vita. Io, (perlomeno fin'ora, ma non si sa mai ;-) ), non ci sono riuscito, forse anche in parte perché non sono mai riuscito a focalizzare l'impegno su un interesse specifico, non sono mai riuscito a scegliere su quale "interesse puntare", e cosi sono rimasti tutti un pò "abbozzati", non completi. Mi ha fatto piacere leggere quello che hai scritto.
    anche io come mattewStar non sono mai riuscito a mettere a frutto le mie passioni .. piu perke mi sono state tolte a forza che non perche io non me ne sia piu interessato ..
    sono osessionato dalla verita' .. forse perche non capendo il non detto tendo a dirlo io ..
    poi e' diventata una passione..
    mentre prima dovevo a tutti i costi esternare quello che secondo me era in tutto quello che vedevo .. adesso cerco piu di farmi i casi miei salvo qualche incontenibile ecezzione..
    mi piacerebbe molto trovare qualche cosa di fissoa cui dedicarmi perke il mondo ormai non ha piu segreti per me.. il mondo materiale dico . il mondo lavorativo.. lo smonto e lo rimonto lo modifico e lo riassemblo . e' diventato noioso .. soprattutto perke continuo continuamente ad essere solo .. mi piacerebbe invece mettere a frutto le mie doti per gli altri e quindi anche per me.. solo che non ho uno scopo ecco.

    @eunice ti consiglio una stanza isolata e soprattutto senza spine di corrente e campo wireles o per il telefonino..
    ti assicuro in oltre.. che trasportare tutte le cose inerenti al tuo lavoro in quell'ambiente ti fara volare verso il tuo obiettivo..
    Grazie @matthewStar!! E' decisamente piacevole non sentirsi soli in qualche cosa che fino ad oggi sembrava avere senso solo per me!

    Per quanto riguarda la possibilità di incanalare gli interessi/ossessioni in qualcosa di produttivo sappi che molto probabilmente sono stata solo molto fortunata. In qualche modo ho avuto la possibilità di incontrare persone che mi hanno "costretta" a farlo (non mi davano la possibilità di dire di no). Al momento le ho odiate, ma a posteriori credo che dovrei solo ringraziarle.

    Questo non esclude il fatto che ogni volta che devo iniziare a scrivere per un libro (non la ricerca, ma la scrittura vera e propria) mi ritrovi sempre di fronte alla solita montagna da scalare. Anche ora, dovrei essere superconcentrata a scrivere per una scadenza molto ravvicinata e trovo ogni scusa possibile per tergiversare. Fino a quando non riuscirò a imbrogliarmi da sola e a concentrarmi davvero su quello che devo fare. A quel punto so già che nessuno potrà più raggiungermi fino a quando non avrò finito.

    Spero accada presto, perché, in caso contrario, sono in guai molto grossi!
    :-S
    ciao @Eunice, volevo dire che mi sento molto "in sintonia" con gran parte di quello che hai scritto. In particolare, riguardo a quanto scrivi a proposito della tua descrizione dei "pensieri intrusivi" e "catastrofici totalmente irrazionali". Anche a me capita spesso di avere gli stessi pensieri e paure (anche se, purtroppo, a volte in ambito lavorativo o anche in altri ambiti tali paure (reazioni, comportamenti, approcci o commenti inadeguati) si rivelano "fondate" ;-) ), mi rivedo appieno nelle tue descrizioni e uso gli stessi metodi per contrastarle (cercare di razionalizzare e occupare con altro la mia mente).
    Per quanto riguarda il discorso interessi/ossessioni, anche per me la lettura è stata uno di questi e anche in questo caso l'ho vissuta più o meno come la descrivevi tu. Sono molto contento che alla fine sei riuscita a incanalare questa tua ossessione/interesse in qualcosa di produttivo e proficuo anche dal punto di vista materiale per la tua vita. Io, (perlomeno fin'ora, ma non si sa mai ;-) ), non ci sono riuscito, forse anche in parte perché non sono mai riuscito a focalizzare l'impegno su un interesse specifico, non sono mai riuscito a scegliere su quale "interesse puntare", e cosi sono rimasti tutti un pò "abbozzati", non completi. Mi ha fatto piacere leggere quello che hai scritto.

  • FrancescoFrancesco Post: 966
    modificato novembre 2013
    Per quanto mi riguarda comincio dall'aspetto più semplice, i pensieri intrusivi, fin dall'età di 12 anni, quando sono venuti fuori per la prima volta, li chiamavo 'i pensieri cattivi', una sensazione sgradevole, timori che si materializzavano dal  nulla e mi spedivano in uno stato di frustrazione estrema senza motivo apparente o per futili motivi. Essenzialmente diventavo pessimista e catatrofista, per me ed i miei familiari, erano fisse irrazionali, pensieri di morte che non riuscivo a scacciare facilmente, a volte finivano in panico, a volte in stati depressivi che duravano anche giorni, facevo una fatica del diavolo a dissimulare il mio stato, forse è stata la prima causa che mi portò ad allontanare molti  amici d'infanzia. Da allora preferii frequentare persone solo quando mi sentivo in forma al 100%, mi dava fastidio mostrarmi in quello stato, mi sentivo fragile, indifeso.
    Questo timore mi accompagna ancora oggi, ma i pensieri cattivi ormai sono lontani da almeno 10 anni.
    Un po' più compleso è il discorso su passioni e ossessioni, non penso che il confine sia netto, nel mio caso molto è dipeso dall'ambiente. La mia infanzia è trascorsa abbastanza bene fino alla pubertà, siamo negli anni '70 in una cittadina del sud, nessuno si interessava a quel ragazzino che alle elementari leggeva libri scientifici di astronomia, meccanica, medicina e quant'altro di scientifico poteva reperire mia madre che aveva pochissimi soldi ma mi comprò libri anche a rate. Il maestro, una persona che pareva uscita dal libro cuore, mi chiamava 'il sapientone' e mia madre si incazzava perchè non mi dava mai il massimo dei voti. A me non interesava troppo l'opnione degli altri, l'importante era soddisfare la mia curiosità. Non so dire quale fosse la mia passione ma provavo un grosso piacere conoscere le cose a fondo, sempre più in dettaglio, non ci vedevo nulla di male. La situazione cambiò durante le medie, lo scontro con 2 professoresse fu duro, per me, ovviamente. Mandarono a chiamare mia madre perchè io perdevo il tempo con cose astruse, cavolate e non studiavo abbastanza. Mia madre mi fece un gran cazziatone, improvvisamente mi convinsi che la mia, forse, non era passione ma ossessione ed andava repressa. Non potevo di punto in bianco ammazzare la mia incontenibile curiosità, decisi di lasciar perdere gli aspetti teorici e concentrarmi maggiormente su quelli pratici, anche quel campo mi affascinava, avevo sempre smontato di tutto, aggiustato di tutto, in questo caso mi resi utile per arrotondare il magro bilancio familiare.
    Successivamente mi sono sempre guardato da mettere altri al corrente sui miei interessi.
    Capii che il mondo non mi avrebbe accettato così, dovevo darmi una regolata, cominciai a progettare e costruire un alter ego razionale che, basandosi sulla mia forza di volontà, mi avrebbe condotto a vivere a contatto con gli altri senza troppi problemi. Così fu, ma a che prezzo ?
    Oggi ho difficoltà a riesumare il mio ego sepolto da tanti anni di sana ipocrisia esistenziale.
    Posso dire che la mia vita si è sempre dipanata  tra due forti espressioni del mio carattere: la forza di volontà e la  morbosa curiosità, ogni volta che la curiosità restava insoddisfatta si generava un'ossessione,  per fortuna ora il conflitto è molto attenuato, anzi, a 47 anni sento ancora intatta quella insaziabile curiosità del bambino  che finalmente può affermare  "...ffffanculo tutti , mò si fa a modo mio !!"

    Piccole fissazioni quotidiane:
    • Dormire sempre senza pigiama, anche a basse temperature, le lenzuola devono essere di cotone, no lino o flanella.
    • Trovare le cose dove le ho lasciate, anche se c'è disordine per me non lo è.
    • Non sopporto ticchettii a lungo
    • Quando cammino a piedi non sopporto oggetti che ciondolano o si muovono nella borsa.
    • In macchina non sopporto oggetti che sbattono negli scompartimenti durante la marcia
    • Non sopporto le etichette dei vestiti sulla pelle, in generale non sopporto vestirmi troppo, anche se fa freddo.
    • Non sopporto le tapparelle abbassate di giorno.


    Post edited by Francesco on
    Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me. (G. Marx)
  • Andato47Andato47 Post: 603
    modificato novembre 2013
    Le mie prime due ossessioni (almeno quelle che ricordo) che sono sfociate quando ero molto piccola sono state la lettura di un dizionario medico (enorme, della Saie/Larousse) ovviamente non ero in grado di capire tutto quello che c'era scritto e guardavo per lo più le immagini. Mia madre, essendo troppo piccola per la "visione" di certe foto, dove venivano rappresentate malattie di tutti i generi veramente brutte da vedere, mi controllava e mi consetiva di guardare solo certe immagini e non altre. Crescendo, ovviamente,  non ho perso l'interesse (o l'ossessione?) per la lettura del dizionario e quindi mi sono imparata tutti i tipi di malattie e il funzionamento di tutti gli organi interni ed esterni del corpo umano. Ma non mi sono iscritta a medicina, nonostante questa passione per le malattie. Non sono diventata nemmeno ipocondriaca :) Il dizionario ce l'ho ancora, ormai è vecchio e quindi la cura di certe malattie o l'origine e tantissime altre cose sono state superate dalle scoperte medico scientifiche degli ultimi vent'anni. Però io continuo a leggerlo. Scelgo una lettera a caso e leggo... Magari mentre aspetto che la bustina del Thè vada in infusione...

    L'altra ossessione (o passione?) era disegnare, disegnavo su tutto, quindi da piccola mi subivo i rimproveri per aver rovinato libri sui quali non dovevo "scarabocchiare". Qualsiasi superficie, anche di pochi millimentri quadrati, sulla quale poteva scrivere la matita io la ricoprivo dei miei disegni. Questa si che è diventata la mia professione, almeno finché sono riuscita a lavorare nel campo artistico. Infatti questa passione per il disegno era così evidente che sono stata indirizzata ad una scuola d'Arte. Ma non mi sono mai sentita "creativa" perchè, in realtà, io copiavo. I miei disegni era copie su copie, disegnavo un fumetto e lo rifacevo sino a quando arrivavo, di conseguenza e non perchè lo volessi, alla perfezione. Imparavo a memoria le linee e potevo rifare un disegno uguale tutte le volte che volevo. Ero per lo più una fotocopiatrice, non una disegnatrice :)

    Pensieri intrusivi tanti, molti dei quali egosintonici, per i quali non ho elaborato nessun metodo per eliminarli. Anche i pensieri negativi e brutti me li sono tenuti  e sopportati, accettandoli come una parte di me che non si può cambiare. Le ossessioni pure mi disturbano più quando sono sotto stress e devo dire che andando avanti con l'età sono diminuite. Comunque l'antidoto per me è la stanchezza fisica. Il sonno profondo dell'astenia. Oppure un farmaco, che mi hanno dato per la depressione diversi anni fa. Quello toglieva i pensieri dal cervello come un interruttore. Però spegneva tutto. Sia i pensieri egodistonici e quelli piacevoli dello fantasticare. Non sentivo nemmeno più il bisogno di ascoltare musica che mi piace da morire. Però, forse, in certi momenti, è stato meglio il silenzio totale nella testa.

    Una terza ossessione è la fissazione per le persone. Quelle poche volte in cui mi sono "innamorata" il pensiero non si staccava più dalla persona in questione tanto da non riuscire nemmeno a dormire alla notte. Chiudendo gli occhi vedevo l'immagine della persona di cui mi ero infatuata e non riuscivo a  scacciarla nemmeno pensando ad altro. L'immagine ed il pensiero arrivavano anche se non li volevo. Tanto da non riuscire a fare altro, in certi momenti nemmeno a studiare o lavorare. Mi sentivo il cervello stipato, imgombrato come una soffitta piena, una valigia che sta per scoppiare, di immagini e film mentali su quella persona ed arrivavo a non poterne più, anche se mi piaceva mi dicevo "basta" non ce la faccio più ad averla dentro la testa. Non rimaneva più posto per altro! Sono sempre stata abbastanza fortunata perchè la "passione/ossessione" durava pochi mesi. Solo una volta è durata molto tempo con mesi di ossessione alternati a mesi di "quiete" ai quali seguivano delle riattivazioni che duravano altrettanti mesi...
    Poi, dimenticavo, una piccola ossessione è stata quella dei sassi, osservarli e raccoglierli. Da piccola i sassi da grande le pietre. Se entro in un negozio di pietre, sassi e fossili il tempo si ferma, la realtà rimane sospesa fuori di me, come se non esistesse più. Ci sono solo io e l'oggetto del mio interesse. Il mondo sparisce (come quando disegno). Mi accorgo che ci sto passando ore perchè qualcuno che è con me lo dice (perchè si è stancato) o perchè arriva l'orario di chiusura e devo uscire per forza. Ci sono altri due luoghi in cui se ci entro mi devono buttare fuori a forza: libreria e ferramenta.
    A livello sensoriale ho delle "iperstimolazioni" (uditive ad esempio) che diventano ossessioni se non le interrompo. Sono ossessionata dal silenzio nella camera da letto, a volte sento delle vibrazioni che provengono dall'interno dei muri (tipo motori elettrici dei frigoriferi, caldaie, ecc.) che si propagano anche dagli appartamenti attigui. Per me diventa un incubo. Devo spegnere tutti i stand by delle prese, del pc, della tv perchè sento il "brusio" che fanno. Per dormire quando mi trovo fuori, ad esempio in un albergo, ho immaginato di essere all'interno di un sottomarino e la vibrazione che sentivo doveva essere quella dei motori e i motori non si potevano spegnere perchè erano quelli che ci facevano sopravvivere all'interno del sottomarino. Ho immaginato di essere cullata dalla onde e dalla vibrazione che mi passava attraverso.. Questo non mi ha fatto dormire ma mi ha calmato l'angoscia ed il nervosismo del dover ascoltare tutta la notte qualcosa che che nessun altro sentiva.... Forse quest'ultima non sarebbe una vera ossessione, lo diventa quando devo cercare un luogo dove abitare (ho fatto diversi traslochi) e, ovviamente, quando devo cercare un posto dove passere le ferie. Non riuscendo ad adattarmi a "non dormire" a causa di questi rumori mi sento spesso tacciare per una fissata, una che è ossessionata dal silenzio, una mica tanto normale (che arriva a traslocare se non trova la tranquillità richiesta dai propri "apparati sensoriali"), quindi ho inserito anche questo tra le ossessioni. :)
    Dimenticavo! la cosa positiva di questo difetto è che, essendo molto recettiva a questo tipo di rumori continui percepisco subito quando cambiano e quindi capisco se il motore in questione ha dei problemi. :)
    A.A.D. (Asperger Auto Diagnosticata) Tutto ciò che vuoi sta al di là della tua paura...
  • EuniceEunice Post: 1,060
    @Francesco, perché? Si può forse dormire in qualcosa di diverso dalle lenzuola di cotone? Io credo sia impossibile! O come si può lavorare o fare qualsiasi cosa con un ticchettio di sottofondo (i ticchettii mi mandano completamente fuori di testa)?
    @Mikikii mi hai ricordato delle cose che non ho incluso nella mia testimonianza: l'ossessione per le persone di quando ero ragazza (ora non mi capita più da un sacco) che alla fine avevo imparato ad affrontare facendo domande dirette alla persona in questione, a volte arrivando a fare figuracce orribili, ma avevo scoperto che poi l'ossessione spariva e quindi me ne fregavo.
    La passione per le ferramenta. Quanto mi piace entrare in una ferramenta! Se poi vedo e magari posso toccare qualche montagna di viti luccicanti, sono una donna felice.
    Infine ti volevo dire, per quanto riguarda il discorso del disegno, da persona che lavora sul versante opposto (da critica o storica) nel campo dell'arte, che in realtà la copia o riproduzione è quasi sempre il primo passo della creazione artistica. Prima di trovare una propria via di autonoma espressione artistica, molti artisti passano da una fase imitativa che poi, col tempo e la ricerca, evolve in qualcosa di altro. Il punto è proprio come scardinare e modificare il modello di partenza.
    @ertimidone: il mio studio è proprio come lo descrivi, con solo oggetti da me adorati, ma senza wifi non credo proprio di poterci stare. Grazie comunque per l'incoraggiamento, sia a te sia a @mathewStar!
    :)
  • FrancescoFrancesco Post: 966
    modificato novembre 2013
    @Eunice, esistono almeno dalle mie parti, anche lenzuola di flanella o di lino. Ho corretto per chiarezza.
    Per i ticchettii mi danno fastidio sempre è come se fungessero da buco nero che attira ogni mio pensiero, non riesco a percepire altro e mi irrito !
    >:)
    La ferramenta è una passione, è l'unica attrazione per me in un centro commerciale. Ritengo di essere un buon bricoleur .. 
    Impiego ore a scegliere l'utensile che mi servirebbe.
    Anche a me piace toccare le viti sfuse, bulloni, dadi, probabilmente per la strana sensazione di pizzicorio sulla pelle.
    Se non siete fachiri evitare i chiodi ...
    :-))
    Post edited by Francesco on
    Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me. (G. Marx)
  • EuniceEunice Post: 1,060
    @Francesco, so perfettamente che esistono anche questi altri tipi di lenzuola, ma anche per me sono impossibili da usare. Acch! Alle volte su internet (fb e consimili inclusi) non riesco proprio a esprimere quello che vorrei, senza ambiguità, ma ormai mi sono rassegnata ...
    E' lo stesso per me con i ticchettii.
  • FrancescoFrancesco Post: 966
    modificato novembre 2013
    @Eunice, tranquilla, non stressiamoci per queste quisquilie,  il 98 % del genere umano potrebbe avere piccole ossessioni simili alla mie e io non lo so ..
    :)

    Figurati se avessi aggiunto  anche le mie 'fisse' informatiche ..
    :-S
    Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me. (G. Marx)
  • Di pensieri intrusivi sono pieno ho anche sviluppato delle frasi chiave per sopprimerli.Ad esempio mi capita di avere paura di perdere determinate capacità che ho oppure ho paura di perdere l'uso delle gambe o di avere qualche malattia degenerativa.Un altro pensiero intrusivo che ho spesso è la paura di fare male alle persone a cui voglio bene.Ho anch'io ho problemi con i ticchettii e mi danno fastidio i rumori in generale anche se poi sopporto la musica metal sparata a palla.A livello visivo invece non sopporto le asimmetrie,le cose non disposte secondo uno schema…Non sopporto le cose che non sono di cotone semplice o denim non riesco a portare giacche cravatte camice e così dicendo.Ho anche qualche compulsione ad esempio non so stare fermo con le mani,devo sempre avere qualcosa in mano con cui giocherellare e ultimamente ho comprato svariate palline che lancio contro il muro.Ho diverse passioni il problema è che si trasformano in ossessioni ad esempio la matematica si è trasformata in un'ossessione e adesso in classe spesso mi ritrovo a risolvere problemi di matematica o fisica sui quaderni.Anch'io se entro in libreria devo essere trascinato via non riesco a stare più di un giorno senza un libro.Non so se si può includere però ho anche un problema con l'attenzione e quindi guardando i miei quaderni di greco o storia si possono notare tutta una serie di disegni sui bordi.
    Eliminated the impossible whatever remains,no matter how mad it might seem,must be the truth.
  • @Mikikii mi hai ricordato delle cose che non ho incluso nella mia testimonianza: l'ossessione per le persone di quando ero ragazza (ora non mi capita più da un sacco) che alla fine avevo imparato ad affrontare facendo domande dirette alla persona in questione, a volte arrivando a fare figuracce orribili, ma avevo scoperto che poi l'ossessione spariva e quindi me ne fregavo.
    La passione per le ferramenta. Quanto mi piace entrare in una ferramenta! Se poi vedo e magari posso toccare qualche montagna di viti luccicanti, sono una donna felice.
    Infine ti volevo dire, per quanto riguarda il discorso del disegno, da persona che lavora sul versante opposto (da critica o storica) nel campo dell'arte, che in realtà la copia o riproduzione è quasi sempre il primo passo della creazione artistica. Prima di trovare una propria via di autonoma espressione artistica, molti artisti passano da una fase imitativa che poi, col tempo e la ricerca, evolve in qualcosa di altro. Il punto è proprio come scardinare e modificare il modello di partenza.
    Grazie, non avevo mai considerato la copia da questa prospettiva. Purtroppo le mie difficoltà relazionali, soprattutto negli ambienti lavorativi non mi hanno fatto "evolvere"... puoi nascondere in soffitta dei capolavori ma non servono a nulla se li lasci invecchiare nascosti dal mondo. Avrei preferito essere meno brava a disegnare ma avere la capacità di vivere. (scusa lo sfogo) :(
    A.A.D. (Asperger Auto Diagnosticata) Tutto ciò che vuoi sta al di là della tua paura...
  • CiccioPennelloCiccioPennello Post: 190
    modificato novembre 2013
    Io devo lavarmi le mani spesso, devo usare sempre lo stesso tipo di scarpe, uso sempre solo un modello ma con colorazioni diverse( almeno non passo per sporcaccione).
    Stesso discorso per i pantaloni.
    E ho una passione ossessiva per i motori e parti di motore.
    Sono molto bravo a disegnare, ma come ho letto per altri, alla fine i miei capolavori finiscono per perdersi.
    Dimenticavo i film....
  • Andato_87Andato_87 Post: 3,049
    La passione per la lettura è molto frequente negli Asperger, ma io ho fretta di leggere e ciò aumenta le mie difficoltà di comprensione del testo. Rappresento un’eccezione, o quasi. Non ho libri, ma spesso leggo articoli su internet, e questo può diventare un’ossessione se si perde il reale interesse e ci si perde nelle varie pagine. E posso passare anche due ore con questa pagina aperta, prima di pubblicare finalmente una risposta a questo thread così importante.

    Le mie ossessioni degli ultimi anni riguardano il computer e internet.
    Il computer, da passione è diventata un’ossessione tanto che a un certo punto lo spengo.
    Per un periodo sono stato ossessionato dall’idea che il pc possa rompersi da un momento all’altro, o che possano parlare male di me pubblicamente nella rete mentre sono offline, ossessioni nate in séguito a problemi tecnici del mio pc e a problemi avuti su un altro forum.
    Per fortuna l’ossessione delle critiche si è notevolmente ridimensionata.
    In certi momenti mi piace trovarmi in luoghi in cui non posso usare un computer né collegarmi a internet. Non capisco come facciano altri ad avere un approccio così tranquillo con la rete, li invidio! Staccare mi serve per elaborare le troppe cose che ho letto, che ho scritto, che ho visto, o semplicemente per sgranchirmi corpo e mente.

    Temo di avere problemi in futuro, anche per un lavoro in cui bisogna usare il computer (sembra facile ma non lo è); da un lato so usarlo bene (non sono un esperto ma me la cavo), dall’altro penso che mi troverei in difficoltà se la mia ossessione dovesse verificarsi sul posto di lavoro, e questo vale anche per altri campi. Non credo che una passione ossessiva possa trasformarsi in lavoro, certo, ci sono delle eccezioni, ma è molto più facile che riguardino passioni non ossessive.
    non sono mai riuscito a focalizzare l'impegno su un interesse specifico, non sono mai riuscito a scegliere su quale "interesse puntare", e cosi sono rimasti tutti un pò "abbozzati", non completi.
    Stesso problema, sono uno dei pochi Asperger che non è riuscito ad appassionarsi a nulla, e i pochi interessi non ossessivi che ho avuto sono svaniti in fretta. Le mie ossessioni durano in media un paio d’anni. In genere mi scoccio facilmente, per fortuna sono molto abitudinario, quindi spero almeno che questa sia una buona prospettiva per il futuro, se mai lo avrò.
    Anche il futuro sta diventando un’ossessione…
  • EuniceEunice Post: 1,060
    @A87 vedo molto sconforto nelle tue parole e in qualche modo vorrei cercare di rassicurarti, ma in questo non sono brava. Quello che ti posso dire per esperienza personale è che alla fine le cose accadono, basta lasciarle accadere. Sinceramente non so se io possa definirmi realizzata o se abbia saputo trasformare alcune delle mie ossessioni in passioni, so solo che sono riuscita a trovare un minuscolo spazio nel mondo dove mi trovo a mio agio e dove cerco, giorno dopo giorno e con molta fatica, di lasciare un minuscolo segno del mio passaggio. Forse lo scopo è solo questo, trovare "un centimetro" dove poter esistere ed essere se stessi.
    Nel lavoro, poi, succedono un sacco di cose assurde ad un sacco di persone, ND o NT che siano, quindi anche quando capita di avere una reazione eccessiva (e io credo di avere avuto almeno un paio di meltdown in situazioni pubbliche) alla fine conta poco. Quello che conta è la perseveranza, l'attenzione ai particolari, l'essere sempre affidabili e concreti e mille altre qualità di cui generalmente non si parla troppo in giro.
    Per trasformare un ossessione in una passione o in un lavoro probabilmente ci vuole sempre uno sforzo alla base, la volontà di superare una soglia di incapacità. Mia madre ultimamente mi ha raccantotato che quando ero bambina doveva provocarmi delle piccole crisi per riuscire a spezzare le mie molteplici procedure quotidiane. E io credo di avere in qualche modo interiorizzato questa tecnica. Ogni volta che comincio a girare a vuoto, a vorticare intorno ad un qualcosa che non riesco ad abbandonare o trasformare, mi porto consapevolmente ad un punto di rottura. In effetti mi provoco da sola una piccola crisi, ma dopo riesco di nuovo a vedere l'obiettivo e non sono più persa nel troppo dei miei pensieri.
    Scusami se ho parlato di me, ma è l'unico modo che conosco per cercare di aiutare gli altri: metto a disposizione i miei strumenti e le mie esperienze. Usali come ti sembra meglio.
    In ogni caso ricorda che la vita cambia in continuazione e nessuno di noi ha un futuro predestinato. Lo dico anche per i disegni di Mikikii e di CiccioPennello. Se fino ad ora sono stati in soffitta, non è detto che debbano rimanerci per sempre.

    ;)

    P.S.: sto imparando a usare le faccine, ma ogni volta impiego almeno 5 minuti per sceglerne una.
  • FrancescoFrancesco Post: 966
    modificato novembre 2013



    @a87
    Anch'io non mi focalizzo a vita su un interesse, cambiare interesse dopo un po' non vuol dire non appassionarsi a nulla, piuttosto si tratta di saturazione, il cervello ha bisogno di cambiare aria. Cosa  c'è di male ?
    Il futuro è una scommessa da giocare in ogni caso, non bisogna aver paura di perderla, non giocare significa perdere di sicuro.

    Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me. (G. Marx)
  • antinomyantinomy Post: 127
    modificato novembre 2013
    Leggere tutti i vostri interventi mi ha fatto sentire piu' sollevato. I miei comportamenti sono quasi del tutto simili ai vostri, ma fino a qualche tempo fa li archiviavo alla voce "bizzarria di un bambino/ragazzo con una vita difficile". Interessi fortemente verticali e viscerali, ossessione del disegno e qualunque forma di arte visiva (memorizzai tutte le figure delle enciclopedie d'arte moderna che avevamo in casa, riconoscevo persino i falsi d'autore da piccoli particolari) letture avanzate sin dalla tenera eta', numeri, formule, pensieri intrusivi di stampo visivo.
    Dovendo riportare alcune ossessioni che coinvolgano l'aspetto sensoriale, posso dire di ricordarne alcune. Sin da bambino avevo l'ossessione di annusare a lungo qualunque cosa reputassi interessante; ho uno spiccato senso dell'olfatto, cosi' come la memoria olfattiva; dormivo e dormo tuttora soltanto con lo stesso mio cuscino di cui riconosco perfettamente l'odore; forse, a pensarci bene, la mia idea del ricorrente concetto aspie di "preferito" e' del tutto olfattiva, nel senso che piccole variazioni nell'odore di qualche oggetto a me noto possono sconvolgermi pesantemente (ancor oggi mi capita di svegliarmi nel sonno disgustato da qualche odore di visceri di origine sconosciuta nella nuova casa in cui vivo).
    Per quanto riguarda le ossessioni nude e semplici, sempre da bambino, usavo costantemente farmi il segno della croce, con una frequenza di uno al minuto circa: mia madre dovette impegnarsi molto per riuscire ad eradicare questa pratica. Inoltre, sebbene non comprendessi affatto il concetto di sacro o di divinita', mi impegnavo ossessivamente nel ripetere preghiere, senza un motivo apparente o quando i pensieri di morte avessero preso il sopravvento. Ancora oggi mi capita spessissimo di ripetere dei mudra specifici quando ho le mani in tasca, per scoraggiare sistematicamente l'insorgere di un brutto pensiero.
    Infine, come da topic, se dovessi indicare le mie passioni attuali che potrebbero confondersi con le ossessioni, non saprei.. sono un consumatore onnivoro, nonche' una piccola enciclopedia, di informazioni tecniche su argomenti pero' sempre ristretti e verticali.. tuttavia quelle che mi fanno battere il cuore sono: la computabilita' in senso lato e, diciamo, esoterico (computer analogici, calcolatori meccanici, unconventional computing), la scienza alimentare (in particolare storia, teoria e pratica dietro ai cibi fermentati consumati nei diversi paesi del mondo). Altri in misura minore (musica weird, erboristeria)... ma forse ha ragione mio padre, riesco bene in tutto quello che faccio perche' non riesco ad avere mai un approccio superficiale alle cose. E concordo con quanto detto dal caro @Francesco, cambiare interesse dopo un po' credo sia una necessita' fisiologica.
    E morta Morte piu' non accadra' morire.
  • yugenyugen Post: 1,888
    modificato novembre 2013
    per quanto riguarda i miei interessi o passioni purtroppo anche io io non sono riuscita a portarli avanti abbastanza..per fortuna li ritrovo nel senso che ciclicamente tornano e per un periodo relativamente breve, mesi o qualche anno, sono quasi una ragione di vita..poi spesso mi trovo a un punto morto o subentra una passione impellente..alterno fasi iperattive a periodi di "corto circuito" anche questi per fortuna relativamente brevi..solo alcune cose sono riuscita a portare avanti con continuita' perche' ne ho fatto il mio lavoro e questo mi ha "obbligato" a un esercizio costante ed a una regolarita' nell'impegno..soni una guida turistica e lavoro in lingua giapponese per anni sono stata a scrivere ideogrammi ed e' l'unica passione che anche per necessita' ovvero prepararmi per il lavoro mi accompagna da piu' di vent'anni.
    Uno dei limiti che trovo e' la difficolta' ad organizzarmi: ho bisogno di ritmi certi (l'attivita' lavorativa non mi aiuta), soffro molto quando non mi riesce di creare una sorta di prassi nelle cose, quando il tempo e' frammentato e improvvisato, quando non trovo uno spazio "dedicato".
    Se ossessioni si possono definire, attualmente riguardano soprattutto il cibo e il sonno..per lunghi periodinon riesco ad andare a dormire a letto pena non dormire, riesco ad addormentarmi solo sul divano con la tv accesa. Altrimenti devo crollare per la stanchezza...
    Se durante la giornata ho parlato con qualcuno e la conversazione mi ha toccato o piu' frequentemente penso di non essere riuscita a dire quello che avrei voluto..oppure sono in attesa di un incontro o un colloquio..devo decantare la cosa ripensandoci per ore la notte magari ripetendo mentakmente frase per frase o addirittura simulando la conversazione..praticamente parlo da sola (a questo proposito..ho fissato una data per la diagnosi..sono molto felice ma prevedo un mese di insonnia!!!)
    Ho una serie di fobie che riguardano il cibo..fosse per me mangerei solo la stessa cosa per giorni, ho eliminato gradualmente negli anni una serie di alimenti e il risultato e' che se mangio fuori casa puntualmente sto male e sono angosciatissima quando mi invitano a cena.
    Poi ce ne sono anche altre ma queste, in una vita di coppia, sono decisamente le piu' fastidiose!!
    Post edited by yugen on
  • yugenyugen Post: 1,888
    non ho parlato delle ossessioni sentimentali ma il discorso prenderebbe una piega tragicomica... :(
  • ciao @kokorozashi, non c'entra molto col thread ma anch'io ho studiato un pò di giapponese all'università.. però non è mai stata una mia passione, cioè la cultura giapponese e poi asiatica in generale si, fin da piccolo, ma ai kanji e alla grammatica giapponese non sono mai riuscito ad appassionarmi e li ho sempre "studiati" svogliatamente e con scarsi risultati, per usare i tuoi termini non ho mai fatto "esercizio costante" e non ci ho mai messo "regolarità nell'impegno".. anche se comunque sono contento di averlo studiato perchè mi ha permesso di fare delle belle esperienze... anzi indirettamente direi che ha segnato la mia vita... comunque anch'io penso di avere molti limiti nella capacità di organizzazione, che non mi permettono di fare anche cose che vorrei fare..in questi giorni mi sto interessando alle "funzioni esecutive" per vedere se potrebbe essere un problema collegato a questo, oltre che alla pigrizia ;-)
    anche col resto di quello che hai scritto mi ritrovo abbastanza :-)
  • yugenyugen Post: 1,888
    modificato novembre 2013
    ciao @matthewStar
    io ho avuto una passione sin da piccolissima per la sintassi mi piace proprio tanto..(non si direbbe affatto da come scrivo lo so..)
    Il Giappone e' entrato nella mia vita per caso ed e' stata la mia salvezza
    ho partecipato ad uno scambio universitario, senza per altro avere alcun requisito, e sarebbe lungo spiegare perche'..comunque i due anni che ho vissuto li sono stati una sorta di spartiacque..prima davvero mi sentivo come chiusa ermeticamente in una bolla..li invece mi capivano benissimo anche quando di giapponese mettevo in fila si e no tre parole mi hanno sempre detto che sembro piu' giapponese di un giapponese..mistero!
    no non e' mistero e' che la comunicazione e' estremamente codificata sia a livello verbale che non verbale, in base a chi ti rivolgi usi un vocabolario diverso e una grammatica diversa.
    Questo anche nei rapporti familiari e di amicizia, il linguaggio riproduce esattamente una visione gerarchica della societa' che non da luogo ad ambiguita' di sorta e, una volta usato correttamente, non necessita di essere rafforzato ..in un certo senso sei esonerato dal "metterci del tuo"..all'inizio non ti piace poi scopri che le regole molto precise ti rendono piu' libero..
    comunque davvero e' stata la mia salvezza..non posso proprio immaginare come avrei potuto trovare un lavoro diverso..
    Post edited by yugen on
  • Ieri, in un sms, un ragazzo con cui esco ogni tanto in estate, mi ha scritto questa frase: ¨Mi chiedo perché in adolescenza tu abbia voluto leggere ed approfondire ogni cosa invece di drogarti come tutti gli altri...¨. 
    Mi ha fatto sorridere, sapevo che l'osservazione era ironica e non boriosa. Ho pensato a questo thread e ho preso il coraggio di scrivere anch'io, benché non abbia diagnosi e in questo momento sia molto confusa. Impaurita dal non riuscire a capire.
    Dacché ho memoria, mi sento sbagliata. In errore nei confronti del mondo circostante. Non ho frequentato la scuola materna se non per pochi giorni: avevo paura di stare con gli altri bambini e con le insegnanti perché quello che facevo e il modo in cui lo facevo erano sempre etichettati come erronei, non pertinenti, inadatti. Diversi. Preferivo di gran lunga non andare. Rimanere con mia madre.
    Lei leggeva tanto e ascoltava ogni giorno la musica ad alto volume. Io dovevo pur far qualcosa. 
    La imitavo.
    A quattro anni leggevo e scrivevo perfettamente. La mia prima passione fu Topolino. Ogni settimana attendevo con ansia l'arrivo nella buca della posta del nuovo numero. Poi sono passata all'Enciclopedia per ragazzi ¨I Quindici¨, di cui imparai a memoria tutte le poesie, le filastrocche e gli indovinelli presenti. Seguirono Tom Sawyer, David Copperfield, Il Piccolo Lord, arrivando presto a Marquez e Allende. Lessi i Promessi Sposi e Resurrezione di Tolstoy integralmente la prima volta a 13 anni. Da lì all'amore per la cultura classica ed in particolare per la lingua greca, il passo fu breve. Sono visceralmente attratta dalle etimologie e dalle radici semantiche indoeuropee. La mia Bibbia si chiama Dictionnaire Étymologique de la Langue Grecque.
    La musica era l'altra mia passione. E lo è tuttora seppur meno della lettura. Ho anche studiato pianoforte dagli 8 ai 19 anni, ma i risultati sono stati scarsissimi. Ero più portata all'ascolto che non alla pratica...
    A 9 anni arrivò a casa il primo PC e fu amore al primo clic. Nutro una passione quasi carnale per i miei computer e conosco a menadito la loro anatomia. Quando il primo iniziò a presentare i sintomi della vecchiaia (era già di seconda mano quando lo ricevetti), tentai in ogni modo di sanarlo e quando infine defunse definitivamente, lo smembrai e ricostituii più volte per apprenderne la conformazione. L'amore si estese dall'hardware al software in breve tempo.
    I miei interessi mi hanno portata inevitabilmente ad isolarmi dal mondo esterno. I bambini della mia età amavano giocare fuori, in compagnia. Io no. Non mi sentivo a mio agio in mezzo alle persone. Così ho iniziato a pensare di essere anormale e con quest'intima convinzione sono iniziati ad apparire i primi segni tangibili del mio disagio.
    Non credo però di poter dire che le mie passioni siano assorbenti a dismisura, essendo spesso soggette a cali o intensificazioni periodici ma irregolari.
    L'unica mia vera ossessione è relativa al contare. Mi risulta pressoché impossibile non farlo. Se ci sono scale, se cammino, se ci sono orologi che ticchettano, fogli piatti foglie per terra cartelli stradali uccelli nel cielo: numero. Talvolta è fastidioso ritrovarsi a contare. Ma ho anche delle fisime numeriche piacevoli. Ad esempio: quando mi lavo i denti e zucchero il caffè il numero perfetto è il 30. Per il deodorante è il 100.
    Fine. Queste sono le mie idiosincrasie più evidenti.
  • JimJim Post: 787
    @Eunice ha scritto:
    Prima dei dieci anni giocavo molto a fare
    la libraia, con una scala salivo fino alle parti più alte di
    una delle librerie, spostavo e sistemavo i libri a seconda dei colori
    e della grandezza e dialogavo con persone inesistenti a cui
    consigliavo questo o quel libro che non avevo mai letto.

    @Mikikii ha scritto:
    L'altra ossessione (o passione?) era disegnare, disegnavo su tutto, quindi da piccola mi subivo i rimproveri per aver rovinato libri sui quali non dovevo "scarabocchiare". Qualsiasi superficie, anche di pochi millimentri quadrati, sulla quale poteva scrivere la matita io la ricoprivo dei miei disegni.

    @LadyLazarus ha scritto:
    Preferivo di gran lunga non andare. Rimanere con mia madre.
    Lei leggeva tanto e ascoltava ogni giorno la musica ad alto volume. Io dovevo pur far qualcosa.
    La imitavo.
    Lessi i Promessi Sposi e Resurrezione di Tolstoy integralmente la prima volta a 13 anni. Da lì all'amore per la cultura classica ed in particolare per la lingua greca, il passo fu breve. Sono visceralmente attratta dalle etimologie e dalle radici semantiche indoeuropee. La mia Bibbia si chiama Dictionnaire Étymologique de la Langue Grecque.


    Posso dire una cosa patetica, OT e forse retorica? Ma sì!
    Ora capisco perchè Dio si è preso tanto in simpatia gli esseri umani... :)
    Pongo un limite alla mia felicità, per porre una fine alla tua sofferenza. Questo è amore, secondo me. Rinunciare a un piccolo "me" per un piu' grande "Noi".
  • JimJim Post: 787
    modificato novembre 2013
    La mia ossessione principale è quella di correggere la grammatica scritta e orale.
    Quando sono nella fase pignola, parlare con me può essere veramente fastidioso.
    Correggo i congiuntivi, i condizionali, i "ma però", i "gli" riferiti a loro, posso essere un rompiscatole di primordine!
    Però ho notato che correggo la grammatica quando mi dà fastidio, non voglio affrontare il discorso che l'altra
    persona sta cominciando :p In condizioni normali, sono molto tollerante, anche perchè anch'io faccio errori,
    sia nel parlato che nello scritto :)

    La passione che ne può nascere è data dall'attenzione che pongo, soprattutto nello scritto, alle piccole diversità.
    Ad esempio, quando cominciai l'università, provai ingegneria informatica. Poi ho interrotto, ma se avessi continuato,
    nella programmazione è fondamentale la sintassi delle funzioni:
    if(   può essere diverso da if (  con lo spazio. E' un esempio.
    Però mi potrebbe essere utile anche nel lavoro che mi piacerebbe svolgere, arredatore di interni. L'attenzione ai dettagli.

    Un'altra mia capacità, se così si può dire, è che stando molto attento al parlato, a ciò che una persona mi dice o dice,
    colgo anche quelle frasi a metà, che spesso si dicono poi si dice "ma vabbè, non importa" oppure "ma lasciamo stare..."
    E se posso poi approfondisco quelle frasi, e posso capire cose abbastanza importanti di quella persona, che altrimenti
    avrei perduto :)
    Pongo un limite alla mia felicità, per porre una fine alla tua sofferenza. Questo è amore, secondo me. Rinunciare a un piccolo "me" per un piu' grande "Noi".
  • DraneDrane Post: 300
    La mia ossessione sono i videogiochi. Tutti i giorni mi informo sulle nuove uscite e continuo a ricercare giochi che non conosco e che potrebbero piacermi. Ho questa ossessione fin da piccolo, quando ho iniziato a giocare a super Mario.
    Uno dei giochi che mi tiene attaccato molto è il Tetris. E' diventato il mio "rituale Aspie". Ci gioco sempre il fine settimana (quando mi dedico alla Ps3). Voglio diventare il più veloce possibile. Non mi basta riuscire a completarlo, voglio impiegare sempre meno tempo. Tra i giochi più conosciuti (quelli che vendono normalmente nei negozi), ne conosco l'85% e ho giocato ad almeno al 65%.
    -"Solo i pazzi credono che il compenso dell'essere diversi sia la sofferenza" Stregatto - Alice Madness Returns
  • FrancescoFrancesco Post: 966
    modificato novembre 2013
    @drane il tetris è stato l'ultimo gioco a cui ho giocato più di 20 anni fa, . Erano i primi anni '90  era una specie di epidemia, un fenomeno che aveva coinvolto tutta la facoltà. A casa nostra, io ero studente fuori sede, si facevano i turni per giocare all'unico PC disponibile, il mio. Un giorno mi lasciai prendere e goicai per tutto il pomeriggio, non cenai, mi accorsi verso le 2 di notte che forse stavo esagerando, mi sentivo strano, la testa era leggera, una specie di stato confusionale, continuavo a vedere blocchetti che cadevano dappertutto, anche se chiudevo gli occhi non riuscivo a vedere altro, feci una doccia, non riuscivo a dormire, ero irrequieto, eccitato, uscii a fare una passeggiata. Grazie all'aria fresca riuscii ad andare a letto verso le 5. Da allora giurai di non toccare più videogioco, in effetti ci riuscii, attualmente, ogni tanto, per pochi minuti gioco a ruzzle.
    Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me. (G. Marx)
  • andato21andato21 Post: 1,191
    @francesco, si chiama "effetto tetris", è un fenomeno ben documentato.
  • DoorDoor Post: 648
    Per un po di tempo ho avuto l'ossessione di capire cosa passasse per la testa degli altri. Non era un bisogno, era realmente un'ossessione, tanto che se per caso ipotizzavo un tipo di ragionamento plausibile per una persona che poi si rivelava errato, sentivo di aver perso. Così ho iniziato ad usare ciò che ho imparato grazie alla mia vecchia ossessione a scuola, usando all'interrogazione solo ciò che i professori voiono sentirsi dire (praticamente studio il tipo di persona che ho di fronte e dico ciò in cui deduco creda, cosa possibile coerentemente solo nelle materie letterarie).
    Stessa cosa per l'interrogazione di oggi. Sinceramente pensavo fosse stato un comportamento abbastanza normale, ma poi la persona interrogata insieme a me mi ha chiesto come mai avessi detto ciò che il professore voleva sentirsi dire, quando il mio pensiero ne era l'antitesi.
    Io continuo a credere sia un atteggiamento di semplice buon senso, anche se ormai lo uso con tutti. Però anche se può essere considerato un comportamento negativo, nel contesto scolastico è più che utile.
    ggianina
    Il mio sistema limbico è crashato.
  • wolfgangwolfgang Post: 10,790
    @Door lo facevo anche io a scuola. Funziona alla grande ;)
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
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