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Evento online per i 10 anni di Spazio Asperger

Perché alcune persone non ammettono gli svantaggi dell'altro sesso ma solo quelli del proprio?

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Commenti

  • Andato34Andato34 Post: 4,027
    @ShadowLine sono d'accordo col tuo discorso e anch'io non rientro bene nel prototipo di "uomo". Però se diciamo che, tendenzialmente, ci sono differenze fisiche tra uomini e donne, secondo me dobbiamo anche dire che ci sono, tendenzialmente, delle differenze a livello psichico/comportamentale. Sono solo tendenze, ovviamente, come sono tendenze quelle fisiche, e in parte sono date anche dall'educazione e dalla cultura, questo è vero, però allo stato attuale queste tendenze esistono e in una certa misura esisteranno per sempre, come esisteranno sempre differenze tra ND ed NT (anche in questo caso siamo tutti persone, sia gli nd che gli nt, ed anche in questo caso le aspettative non possono essere date da un'etichetta, ma devono essere valutate caso per caso). Quindi pensare in termini di uomini e donne può, fino a un certo punto, contribuire ad esplorare l'unicità di una persona, allo stesso modo in cui possono contribuire tutte le altre etichette di quella persona. Il problema è, secondo me, quando a quella etichetta si dà un valore negativo o positivo, quando si dice che è buona o cattiva, quando si dice che è vittima o carnefice, allora li diventa sessismo, razzismo, etc.. Ma non è che per eliminare il sessismo si debba eliminare per forza il concetto di sesso o di genere o ignorare le differenze comportamentali che esistono a livello tendenziale e che sono informazioni utili per capire le persone, secondo me.
    silvia78
    La Sindrome di Asperger è solo uno spunto per conoscere meglio se stessi e gli altri.
  • Lycium_bLycium_b Post: 1,868
    torukh ha detto:

    Io la vedo nel seguente modo:
    in un mondo che impone divisioni sociali, religiose, economiche, politiche, quelle sessiste sono solo un ulteriore aggiunta negativa ad una società che è già marcescente.

    Svantaggi del sesso opposto al mio:
    essere volenti o nolenti continuamente in una competizione individualistica che è terreno fertile per invidie, ripicche, dispetti, teatralità ipocrita, dover sostenere problemi non indifferenti come la dismenorrea (per coloro che ne soffrono (i maschi che leggono sappiano che il dolore può essere molto simile o peggio di un poderoso calcio assestato tra le gambe ma e ripetuto regolarmente per 4-5 giorni in un ciclo di circa 28)) e la sindrome premestruale con tutti gli sbalzi ormonali e di umore che ne derivano, dover dare sempre un'immagine artefatta di se, avere continuamente gli occhi dell'altro sesso addosso, avere accesso a posti di lavoro di qualifica inferiore a parità di merito, guadagnare mediamente meno e dover faticare mediamente di più.
    Svantaggi del mio sesso:
    godiamo meno a letto sia in qualità che in durata, facciamo lavori più pericolosi, viviamo meno, dobbiamo sottostare ad usanze sociali che ci impongono di nascondere qualsiasi espressione emotiva riconducibile ad un'immagine di debolezza, non scegliamo attivamente la donna ma dobbiamo sperare di esserne scelti, se abbiamo una sessualità non propriamente etero avremo la certezza di essere trattati come appestati o rabbiosi da soggetti di bassa cultura che purtroppo abbondano in modo allarmante.

    (La barba non è poi tutto questo svantaggio, dipende da come è e da come cresce: io devo farla ogni 4 giorni perché cresce lenta ed ho la pelle che mi diventa di un bel bordeaux se provo a farla per 2 giorni consecutivi)

    Sono totalmente d'accordo. Mi pare di ricordare che tu sei infermiere e come tale conosci i problemi inerenti il ciclo mestruale. È veramente difficile trovare un uomo che ne è a conoscenza e comprende cosa vuol dire, grazie :).

  • torukhtorukh Post: 1,767
    Lycium_b ha detto:

    torukh ha detto:



    Sono totalmente d'accordo. Mi pare di ricordare che tu sei infermiere e come tale conosci i problemi inerenti il ciclo mestruale. È veramente difficile trovare un uomo che ne è a conoscenza e comprende cosa vuol dire, grazie :).

    Doveroso...
    A dire il vero queste cose le ho imparate durante una relazione con una ragazza che aveva dolori lancinanti e per via delle mille litanie di una famiglia ultrabigotta e ricca di follia allo stato puro, ho dovuto pressarla per 6 mesi per farla andare da una ginecologa.
    Ogni volta stava 4 giorni in agonia (poi s'è scoperto che aveva solo cicli emorragici anovulatori)
    Ecco un altro svantaggio, l'apparato riproduttivo femminile può essere ricco produttore di problemi di non poco conto ed ansie correlate, anche grazie alle stesse donne che circondano la persona presa in esame.
    Personalmente ho sempre preferito ragazze e donne meno inquadrate in un ruolo comportamentale prettamente femminile (c'è da giocare a biliardino? giochiamo e spero di avere davanti un'ottima avversaria) anche perché non sono decisamente l'emblema dello stereotipo machista. 

    Un vantaggio dell'apparato riproduttivo femminile è invece l'assenza di un vero e proprio periodo refrattario, una maggiore concentrazione di terminazioni nervose, quindi una sensibilità molto maggiore che permette un "culmine" molto più prolungato e forte (sapeste che invidia...).
    Lycium_b
  • Lycium_bLycium_b Post: 1,868
    Che dire... Hai ragione, concordo @torukh :)
    torukh
  • @alessiodx sono sostanzialmente d'accordo soprattutto sulla necessità di superare l'attribuzione del giudizio di valore sull'etichetta di genere: togliere all'etichetta il valore positivo o negativo di buono/cattivo-vittima/carnefice eliminerebbe anche gran parte del problema sessista, però rimarrebbe sempre il rischio di partire dall'etichetta di genere per definire la persona e rimarrebbe, credo, il problema per chi dentro lo stereotipo, pur privato del giudizio di valore buono/cattivo-vittima/carnefice, non si ritrova. E la persona che non rientra nello stereotipo finirebbe, nuovamente, giudicata per essere una cattiva o incompleta donna (es. una donna che sceglie di non avere figli) o un cattivo o incompleto uomo, in base alla sua aderenza o non aderenza allo standard, che è in gran parte culturale. Il problema ovviamente non si porrebbe se tutti avessero ben presente che il genere non è un marchio che definisce comportamento e pensiero di una persona, ma è solo una possibile tendenza come giustamente precisi, una variabile - altamente variabile - tra le altre possibili variabili. Bisognerebbe quindi togliere senz'altro il valore all'etichetta, ma bisognerebbe anche superare lo stereotipo uomo/donna, che è in gran parte culturale. Con questo non voglio dire eliminare il concetto di genere, ma superare l'idea che una donna o un uomo si debba comportare o fare o pensare in un certo modo invece di un altro, in quanto donna o uomo - a me questa pare una sorta di aberrazione della Teoria della mente, un modo automatico di attribuzione del pensiero nell'altro altamente semplificato e possibile fonte di disagio per molti, in quanto non tiene conto delle differenze individuali.

    Le differenze esistono certamente e sono di tipo genetico, fisico, ormonale, ecc. Così come ci sono differenze culturali e comportamentali, ecc. Le differenze sono di genere e sono individuali e s'influenzano a vicenda in un quadro complesso il cui risultato (la persona) non può essere definito a priori sulla base del genere. Il rischio credo sia la semplificazione: cioè partire dal genere per definire la persona, invece di partire dalla persona, che nella sua complessità comprende anche un genere, complesso e articolato anch'esso.

    Il concetto di genere o di sesso non credo si possa eliminare perché è un dato di fatto avere, o non aver, un certo genere o un certo sesso e quindi possedere, o non possedere, le relative caratteristiche fisiche e fisiologiche, più o meno, definite. Credo però che andrebbe ridimensionato culturalmente. Perché è sempre la persona, se sufficientemente libera e consapevole, non l'uomo o la donna, che sceglie/attua il proprio comportamento o pensiero. Ripeto: se sufficientemente libera e consapevole - mia madre ad esempio non era davvero libera perché era fortemente influenzata, e schiacciata dalla propria cultura fortemente stereotipata. Lei non si comportava come una persona, o donna libera, ma seguiva ciecamente un modello culturale che la auto-limitava e che lei, pensando di agire giustamente, cercava di perpetrare, con ripercussioni notevoli e negative per tutti: uomini e donne (e per se stessa). Mia madre probabilmente è un caso limite ma io vedo molte donne e molti uomini che si chiudono da soli nella loro gabbia, così come vedo molti che non vogliono essere chiusi da nessuna parte e vedo anche altri che invece dentro il loro genere di appartenenza e relativo stereotipo ci stanno benissimo e felicemente - ognuno ha diritto a esprimere se stesso nel modo che ritiene più adatto, nel rispetto reciproco, e ha anche il diritto di essere riconosciuto, dagli altri, nella sua autenticità.

    Sarebbe auspicabile, a mio parere, non eliminare il concetto di genere per azzerare le differenze ma considerare realmente le differenze delle persone. Persone che hanno anche, tra le altre loro caratteristiche e peculiarità, un genere, più o meno definito, più o meno in linea con lo standard culturale/genetico. Così si eviterebbe di partire dall'etichetta per definire la persona e si eviterebbe il problema che ne deriva quando la persona e il suo stereotipo di genere, anche solo culturale, non coincidono.
    Intendo questo quando parlo di superamento dell'idea di genere - genere come gabbia - per approdare alla persona, non abolire il genere ma guardare oltre il genere.

    Per ora mi accontenterei, banalmente, di non vedere più le persone sorprendersi davanti a un uomo casalingo o davanti a una donna che paga il conto al ristorante. E vorrei non sentire le persone dare per scontato che un uomo che non lavora, è pigro, mentre una donna che non pulisce la casa, è pigra. Oppure vorrei non sentire dire che un uomo che sta a casa, è disoccupato, mentre una donna che sta a casa, è casalinga - a me è stato detto quando ho perso il lavoro: non ero disoccupata ma ero diventata casalinga; imbarazzante il mio stupore, credo che mi abbia letto chiaramente in faccia: ma sei stupido o cosa? :D

    Vorrei aggiungere:
    se una persona è violenta, è violenta la persona, non tutto il suo genere o categoria o, peggio ancora, tutte le generazioni successive. Questo modo, oltre a essere profondamente ingiusto nei confronti degli innocenti, invita alla deresponsabilizzazione del soggetto colpevole per trasferire la colpa sulla categoria sociale, perpetrando e avvalorando un cliché, che diventa: l'ha fatto non perché è una persona violenta e ha sbagliato, ma perché è uomo e gli uomini sono così - di conseguenza le donne diventano tutte vittime, incapaci di compiere violenza, salvo le folli - di conseguenza non si può fare nulla perché così va il mondo. Be' io non ci credo: il mondo non va da solo, il mondo va come le persone lo fanno andare, e ciascuno deve pagare per le proprie azioni. (Semmai sarebbe opportuno chiedersi come Società - che è composta da uomini e da donne -  se si è fatto abbastanza per impedire alla persona di diventare violenta, e come prevenirlo).
    Questo lo scrivo per tutti i maschi, innocenti, che si sentono messi in mezzo alla guerra tra sessi e si chiedono, giustamente, cosa c'entro io con tutto questo?
    Tranquillo: è molto probabile che tu non c'entri nulla :)
    Lycium_btorukhsilvia78
  • Andato34Andato34 Post: 4,027
    @ShadowLine, penso che siamo d'accordo, questo tipo di etichette non possono definire come una persona si deve comportare, allo stesso modo in cui ad un russo non può essere richiesto di comportarsi diversamente da un italiano. Detto ciò, è comunque interessante sapere la nazione di provenienza di una persona ed anche il suo sesso.
    Lycium_bsilvia78ShadowLine
    La Sindrome di Asperger è solo uno spunto per conoscere meglio se stessi e gli altri.
  • torukhtorukh Post: 1,767
    modificato aprile 2015
    ShadowLine ha detto:

    @alessiodx sono sostanzialmente d'accordo soprattutto sulla necessità di superare l'attribuzione del giudizio di valore sull'etichetta di genere: togliere all'etichetta il valore positivo o negativo di buono/cattivo-vittima/carnefice eliminerebbe anche gran parte del problema sessista, però rimarrebbe sempre il rischio di partire dall'etichetta di genere per definire la persona e rimarrebbe, credo, il problema per chi dentro lo stereotipo, pur privato del giudizio di valore buono/cattivo-vittima/carnefice, non si ritrova. E la persona che non rientra nello stereotipo finirebbe, nuovamente, giudicata per essere una cattiva o incompleta donna (es. una donna che sceglie di non avere figli) o un cattivo o incompleto uomo, in base alla sua aderenza o non aderenza allo standard, che è in gran parte culturale. Il problema ovviamente non si porrebbe se tutti avessero ben presente che il genere non è un marchio che definisce comportamento e pensiero di una persona, ma è solo una possibile tendenza come giustamente precisi, una variabile - altamente variabile - tra le altre possibili variabili. Bisognerebbe quindi togliere senz'altro il valore all'etichetta, ma bisognerebbe anche superare lo stereotipo uomo/donna, che è in gran parte culturale. Con questo non voglio dire eliminare il concetto di genere, ma superare l'idea che una donna o un uomo si debba comportare o fare o pensare in un certo modo invece di un altro, in quanto donna o uomo - a me questa pare una sorta di aberrazione della Teoria della mente, un modo automatico di attribuzione del pensiero nell'altro altamente semplificato e possibile fonte di disagio per molti, in quanto non tiene conto delle differenze individuali.

    Le differenze esistono certamente e sono di tipo genetico, fisico, ormonale, ecc. Così come ci sono differenze culturali e comportamentali, ecc. Le differenze sono di genere e sono individuali e s'influenzano a vicenda in un quadro complesso il cui risultato (la persona) non può essere definito a priori sulla base del genere. Il rischio credo sia la semplificazione: cioè partire dal genere per definire la persona, invece di partire dalla persona, che nella sua complessità comprende anche un genere, complesso e articolato anch'esso.

    Il concetto di genere o di sesso non credo si possa eliminare perché è un dato di fatto avere, o non aver, un certo genere o un certo sesso e quindi possedere, o non possedere, le relative caratteristiche fisiche e fisiologiche, più o meno, definite. Credo però che andrebbe ridimensionato culturalmente. Perché è sempre la persona, se sufficientemente libera e consapevole, non l'uomo o la donna, che sceglie/attua il proprio comportamento o pensiero. Ripeto: se sufficientemente libera e consapevole - mia madre ad esempio non era davvero libera perché era fortemente influenzata, e schiacciata dalla propria cultura fortemente stereotipata. Lei non si comportava come una persona, o donna libera, ma seguiva ciecamente un modello culturale che la auto-limitava e che lei, pensando di agire giustamente, cercava di perpetrare, con ripercussioni notevoli e negative per tutti: uomini e donne (e per se stessa). Mia madre probabilmente è un caso limite ma io vedo molte donne e molti uomini che si chiudono da soli nella loro gabbia, così come vedo molti che non vogliono essere chiusi da nessuna parte e vedo anche altri che invece dentro il loro genere di appartenenza e relativo stereotipo ci stanno benissimo e felicemente - ognuno ha diritto a esprimere se stesso nel modo che ritiene più adatto, nel rispetto reciproco, e ha anche il diritto di essere riconosciuto, dagli altri, nella sua autenticità.

    Sarebbe auspicabile, a mio parere, non eliminare il concetto di genere per azzerare le differenze ma considerare realmente le differenze delle persone. Persone che hanno anche, tra le altre loro caratteristiche e peculiarità, un genere, più o meno definito, più o meno in linea con lo standard culturale/genetico. Così si eviterebbe di partire dall'etichetta per definire la persona e si eviterebbe il problema che ne deriva quando la persona e il suo stereotipo di genere, anche solo culturale, non coincidono.
    Intendo questo quando parlo di superamento dell'idea di genere - genere come gabbia - per approdare alla persona, non abolire il genere ma guardare oltre il genere.

    Per ora mi accontenterei, banalmente, di non vedere più le persone sorprendersi davanti a un uomo casalingo o davanti a una donna che paga il conto al ristorante. E vorrei non sentire le persone dare per scontato che un uomo che non lavora, è pigro, mentre una donna che non pulisce la casa, è pigra. Oppure vorrei non sentire dire che un uomo che sta a casa, è disoccupato, mentre una donna che sta a casa, è casalinga - a me è stato detto quando ho perso il lavoro: non ero disoccupata ma ero diventata casalinga; imbarazzante il mio stupore, credo che mi abbia letto chiaramente in faccia: ma sei stupido o cosa? :D

    Vorrei aggiungere:
    se una persona è violenta, è violenta la persona, non tutto il suo genere o categoria o, peggio ancora, tutte le generazioni successive. Questo modo, oltre a essere profondamente ingiusto nei confronti degli innocenti, invita alla deresponsabilizzazione del soggetto colpevole per trasferire la colpa sulla categoria sociale, perpetrando e avvalorando un cliché, che diventa: l'ha fatto non perché è una persona violenta e ha sbagliato, ma perché è uomo e gli uomini sono così - di conseguenza le donne diventano tutte vittime, incapaci di compiere violenza, salvo le folli - di conseguenza non si può fare nulla perché così va il mondo. Be' io non ci credo: il mondo non va da solo, il mondo va come le persone lo fanno andare, e ciascuno deve pagare per le proprie azioni. (Semmai sarebbe opportuno chiedersi come Società - che è composta da uomini e da donne -  se si è fatto abbastanza per impedire alla persona di diventare violenta, e come prevenirlo).
    Questo lo scrivo per tutti i maschi, innocenti, che si sentono messi in mezzo alla guerra tra sessi e si chiedono, giustamente, cosa c'entro io con tutto questo?
    Tranquillo: è molto probabile che tu non c'entri nulla :)

    Quei mutamenti sociali li vedo un ottimo traguardo, ma la via per raggiungerli impone una serie di condizioni materiali che sono inesistenti e non producibili nella società in cui viviamo in quanto impone comportamenti antisociali.
    Deve cambiare la società ed in modo netto, profondo affinché si possano porre le basi per fare poi altri passi fino a quei traguardi assolutamente auspicabili.

    ShadowLine
  • Andato34Andato34 Post: 4,027
    Comunque in generale ho la sensazione che questa cultura sessista che non considera i problemi maschili alla fine porti molti uomini a reagire trattando male le donne, a mentire loro, ad avere contemporaneamente più relazioni nascondendole alle partner, a prenderle in giro. Cioè parallelamente a questo sessismo verso gli uomini mi pare si stiano diffondendo sempre di più, per difesa, delle idee che portano ad un modo di pensare ed agire degli uomini egoista ed intellettualmente disonesto. Insomma alla fine penso che saranno le donne a pagare per questa prevaricazione e ci andranno di mezzo, purtroppo, ancora una volta, persone che non c'entrano niente.
    Lycium_bShadowLine
    La Sindrome di Asperger è solo uno spunto per conoscere meglio se stessi e gli altri.
  • ct87ct87 Post: 2,956
    @alessiodx è strano perché invece io vedo l'atteggiamento da te descritto al contrario. Vedo più purezza negli uomini
    torukh
    Sapere Aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza
  • Andato34Andato34 Post: 4,027
    ct87 ha detto:

    @alessiodx è strano perché invece io vedo l'atteggiamento da te descritto al contrario. Vedo più purezza negli uomini

    Infatti ho scritto che "si stanno diffondendo delle idee", non che siano già diffuse, è una previsione sul futuro la mia.
    ct87
    La Sindrome di Asperger è solo uno spunto per conoscere meglio se stessi e gli altri.
  • RonnyRonny Post: 1,420
    modificato febbraio 2019
    Per un effetto di echo chamber e di esperienze e credenze personali.
    Se militi o nelle femministe o negli MRA, è perché hai avuto dei svantaggi dovuti ai ruoli di genere del tuo sesso o hai avuto delle brutte esperienze con persone dell’altro sesso che si trovavano in una posizione svantaggiata. Nel secondo caso è immediato vedere le persone dell’altro sesso come un qualcuno che ha il potere su di te, mentre nel primo fai fatica a vedere i problemi degli altri perché sei concentrato sui tuoi e vedi che lo stesso tipo di persone che rispetto a te avevano un vantaggio ora si lamentano per qualcosa. Così ti viene da pensare che sia vittimismo o presa in giro.
    A rinforzare la cosa poi ci pensa il fatto che stai in un echo chamber in cui vengono riportate storie di quello del gruppo opposto che ammazza uno dei nostri, storia del gruppo opposto che picchia quello dei nostri, la cosa inaccettabile che ha detto quello del gruppo opposto, la testimonianza di quello che ha avuto problemi nella vita per colpa di quello del gruppo opposto ecc. il tutto condito da costruzioni teoriche o narrazioni che dicono come la colpa sia degli altri. In realtà gli stereotipi e le norme di genere si sono formati per caso per via di contingenze storiche: non c’è un buono che ha sottomesso un cattivo all’alba dei tempi, ci sono delle persone che per carattere e/o per sfortuna subiscono i loro ruoli e vengono usati dagli altri tramite questi ed esistono persone che ne traggono vantaggio e si approfittano delle persone che non hanno i loro vantaggi. Né l’essere maschi né l’essere femmine portano una persona ad essere una cattiva persona.

    Dedico un’ultima parte che ritengo importante: la violenza seria (omicidi, stupri, violenza domestica) deve essere mantenuta fuori da qualsiasi ragionamento di genere perché non c’entra assolutamente niente. Perché non ha niente a che vedere con questo ed è un fenomeno molto più ampio degli ambiti per cui le due parti si indignano. La violenza domestica, fisica e psicologica e gli omicidi sono fenomeni che hanno una manifestazione molto più ampia e la storia uomo vs donna o donna vs uomo è una parte minoritaria. La violenza pesante dovrebbe essere combattuta seriamente con la prevenzione, la presenza di servizi tempestivi ed efficienti per soccorrere le vittime, l’assistenza psicologica, non usata come propaganda per ottenere privilegi legali.

    ( EDITATO DALLA MODERAZIONE)


    Sapete benissimo che sono una parte minoritaria degli omicidi e sapete benissimo che non è colpa di tutti gli uomini, ma continuate a dire che trenta milioni di uomini sono così per 30-40 omicidi.

    (EDITATO DALLA MODERAZIONE)
    Post edited by Sophia on
    Sophia
  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    Ti sfugge un dettaglio @Ronny secondo me: non importa il sesso di partenza o di tutta la vita, siamo di base esseri umani e come tali creature affamate di superiorità.

    Poi ciascuno cerca di trarre il massimo dalle carte che gli ha dato la vita.
    KuramaNemo
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
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