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Aspie al femminile e stereotipi di genere

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Commenti

  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    modificato maggio 2019
    Ok ci sto ma queste che elenchi sono lacune e problemi.

    Ti chiedo sinceramente: una volta affrontate queste questioni che cosa ci potranno fare le "aspergirls" con l'emancipazione che si saranno conquistate?

    Come immagini il futuro migliore dell'asperger al femminile?
    Giadaniel
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • riotriot Post: 6,392
    superconce d'accordo ma io penso che questo percorso si può fare solo con l'Advocacy.
    qui sul forum si crea consapevolezza, ma poi tutto si "riduce" (che poi non è però così riduttivo) all'ambiente personale.

    per lavorare su quanto dici serve fare cultura e per questo serve la visibiltà (non è un caso che abbia fatto  l'esempio delle persone omosessuali).

  • ho allegato il  link di un articolo  che risponde alle tue domande, se non si vede è perchè deve essere approvato. posso anche risponderti io ma impiegheri molto tempo che ora non ho.
    Antares
  • Domenico ha detto:

    Ok ci sto ma queste che elenchi sono lacune e problemi.


    Ti chiedo sinceramente: una volta affrontate queste questioni che cosa ci potranno fare le "aspergirls" con l'emancipazione che si saranno conquistate?

    Come immagini il futuro migliore dell'asperger al femminile?
    intanto affrontiamole. poi parliamo anche di questo, magari in un altro post.
    io mi auguro diagnosi sempre piu tempestive che possano aiutare le persone asperger nate donne a capirsi piu velocemente, in modo da comprendere come gestire la propria vita ed evitare così inutili e prolungate dosi di sofferenza. 
    inoltre la consapevolezza di agire (e subire) certi schemi di normatività femminile  potrebbe aiutarle a "scioperare" da certe pratiche che le schiacciano e le affaticano, che minano fortemente il loro percorso di autodeterminazione e self advocacy, restituendo loro la forza e le energie necessarie per un benessere già difficile da raggiungere per gli uomini,figuriamoci per le donne.
    io non voglio dare risposte, preferisco porre domande e pormi domande, sempre. 

    cos'è il male privilege? e come si intreccia con l'asperger?
  • MarkovMarkov Post: 10,876
    Secondo me, da tutto quello che ho letto finora sulle questioni di asperger al femminile, la vera differenza non è il genere bensì se vai nel panico per ogni giudizio sociale proveniente da quelli/e con divertimenti comuni.
    Chi se ne sbatte della socialità comune non può avere i problemi "femminili", mentre chi crede di dover vivere la vita sociale 'come fanno tutti' si riconoscerà nei problemi descritti dalle donne asperger.

    NemoGiadanielSniper_Ops
  • cameliacamelia Post: 3,517
    Frequento questo forum da molti anni, non mi son mai sentita discriminata, vittima di stereotipi o ghettizzata. Non credo nemmeno che essere un'aspie donna sia peggio che essere un aspie uomo. Credo anche che nessuna utentessa qui, abbia necessità di qualcuno che le faccia render conto di esser dentro un sistema che ripropone stereotipi di genere. Non ne ha bisogno semplicemente perchè non è cosi.
    NewtonGecoEstherDonnellyAJDaisyGiadanielMich1992Shiki_Tima_RyougiWBorgSniper_Opsrondinella61
  • NewtonNewton Post: 5,326
    Il fatto è che ne abbiamo parlato già milioni di volte del fatto che le donne vengano cresciute con pressione sociale maggiore verso l'accudimento, l'essere amichevoli, creare la famiglia, essere carine etc.
    Non è un argomento sul quale abbiamo bisogno di aprire gli occhi.
    Ne parlano ampiamente anche Rudy Simone e Tony Attwood, dunque capirai.

    Tu sei neofita, hai accesso solo a una parte del forum, dunque hai una visione limitata. E limitata anche nel tempo e nella conoscenza delle persone che lo popolano su base quotidiana.
    Non basta guadare un nome di una sezione per farsi un'idea del tipo di comunità che puoi trovare qui dentro.
    cameliaGecoEstherDonnellyAntaresNemoGiadanielEliagioWBorgMich1992Sniper_Opse 1 altri.
  • @superconce Un giorno capirai anche tu che le ideologie sono tutte lati della stessa medaglia e non portano da nessuna parte
    Antares
  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    Nessuno ti ha chiesto risposte ma bensì proposte, una componente costruttiva. Altrimenti diventa solo un esercizio sterile (e irritante) di polemica distruttiva fine a se stessa nonché un modo di tirare il sasso e nascondere poi la mano.
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • AntaresAntares Post: 749
    Markov ha detto:

    Secondo me, da tutto quello che ho letto finora sulle questioni di asperger al femminile, la vera differenza non è il genere bensì se vai nel panico per ogni giudizio sociale proveniente da quelli/e con divertimenti comuni.
    Chi se ne sbatte della socialità comune non può avere i problemi "femminili", mentre chi crede di dover vivere la vita sociale 'come fanno tutti' si riconoscerà nei problemi descritti dalle donne asperger.

    @Markov , quindi uomini e donne Asperger che non hanno problemi nel relazionarsi in modo non convenzionale ricadrebbero in caratteristiche "unisex" della sindrome? che sarebbero quelle descritte dagli studi e le trattazioni che non riguardano il ramo settoriale dell'Aspie al femminile? te lo chiedo per capire se ho compreso il tuo post.
  • MarkovMarkov Post: 10,876
    Sì, penso di sì, quelli senza aspettative sociali forzate mi sembrano essere unisex ad occhio.
    Ma per distinguere tra avere aspettative sociali forzate e non averle bisogna essere sufficientemente onesti. Uno/a che parla delle difficoltà nei rapporti sessuali ha chiaramente (ed intrinsecamente) aspettative sociali convenzionali.
    Come pure chi si fa problemi col proprio aspetto. Questo mi pare il minimo...

    Nemo
  • AntaresAntares Post: 749
    Markov ha detto:

    Sì, penso di sì, quelli senza aspettative sociali forzate mi sembrano essere unisex ad occhio.
    Ma per distinguere tra avere aspettative sociali forzate e non averle bisogna essere sufficientemente onesti. Uno/a che parla delle difficoltà nei rapporti sessuali ha chiaramente (ed intrinsecamente) aspettative sociali convenzionali.
    Come pure chi si fa problemi col proprio aspetto. Questo mi pare il minimo...

    sul proprio aspetto estetico e nel linguaggio del corpo sono d'accordo, riguardo il sesso dovrei pensarci un po' su, tendo a non esserne però troppo convinto.
    Rileva linguaAfrikaansAlbaneseAmaricoAraboArmenoAzeroBascoBengaleseBielorussoBirmanoBosniacoBulgaroCatalanoCebuanoCecoChichewaCinese sempCinese tradCoreanoCorsoCreolo HaitianoCroatoCurdoDaneseEbraicoEsperantoEstoneFilippinoFinlandeseFranceseFrisoneGaelico scozzeseGalizianoGalleseGeorgianoGiapponeseGiavaneseGrecoGujaratiHausaHawaianoHindiHmongIgboIndonesianoIngleseIrlandeseIslandeseItalianoKannadaKazakoKhmerKirghisoLaoLatinoLettoneLituanoLussemburgheseMacedoneMalayalamMaleseMalgascioMalteseMaoriMarathiMongoloNepaleseNorvegeseOlandesePashtoPersianoPolaccoPortoghesePunjabiRumenoRussoSamoanoSerboSesothoShonaSindhiSingaleseSlovaccoSlovenoSomaloSpagnoloSundaneseSvedeseSwahiliTagikoTailandeseTamilTedescoTeluguTurcoUcrainoUnghereseUrduUsbecoVietnamitaXhosaYiddishYorubaZulu
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  • Mich1992 ha detto:

    @superconce Un giorno capirai anche tu che le ideologie sono tutte lati della stessa medaglia e non portano da nessuna parte

    Mich1992 ha detto:

    io non ne ho al massimo le smonto (leggere commenti del genere mi fa capire che c'è ancora bisogno di parlarne)

    Mich1992 ha detto:


  • adoro il mensplaining
  • MarkovMarkov Post: 10,876
    Non mi sorprende che alcuni aspetti siano prevalentemente femminili a causa di ciò...
    L'ho visto in tanti contesti diversi.

    Le donne che si interessano alla matematica in età pre-accademica sono tipo una ogni 5 maschi, perché sono di meno quelle che accettano di fare un'attività non richiesta e senza valore sociale (e più il contesto si fa impegnativo e time-consuming, più aumenta la percentuale di maschi).
    Poi in età accademica, dove invece "non sembra brutto" dato che sei legittimato dall'università, si arriva quasi al 40% donne.

    DomitillaNemo
  • AntaresAntares Post: 749
    modificato maggio 2019
    Markov ha detto:

    Non mi sorprende che alcuni aspetti siano prevalentemente femminili a causa di ciò...
    L'ho visto in tanti contesti diversi.

    Le donne che si interessano alla matematica in età pre-accademica sono tipo una ogni 5 maschi, perché sono di meno quelle che accettano di fare un'attività non richiesta e senza valore sociale (e più il contesto si fa impegnativo e time-consuming, più aumenta la percentuale di maschi).
    Poi in età accademica, dove invece "non sembra brutto" dato che sei legittimato dall'università, si arriva quasi al 40% donne.

    quelle che mostrano interesse matematico non prima dell'università come le vedi? che prima avevano interesse ma non lo mostravano (e non ci si dedicavano) per i motivi che hai detto, oppure che gli interessi sviluppati in età accademica sono talvolta forzati (e non si sarebbero avuti senza il riconoscimento a livello universitario)?
    Rileva linguaAfrikaansAlbaneseAmaricoAraboArmenoAzeroBascoBengaleseBielorussoBirmanoBosniacoBulgaroCatalanoCebuanoCecoChichewaCinese sempCinese tradCoreanoCorsoCreolo HaitianoCroatoCurdoDaneseEbraicoEsperantoEstoneFilippinoFinlandeseFranceseFrisoneGaelico scozzeseGalizianoGalleseGeorgianoGiapponeseGiavaneseGrecoGujaratiHausaHawaianoHindiHmongIgboIndonesianoIngleseIrlandeseIslandeseItalianoKannadaKazakoKhmerKirghisoLaoLatinoLettoneLituanoLussemburgheseMacedoneMalayalamMaleseMalgascioMalteseMaoriMarathiMongoloNepaleseNorvegeseOlandesePashtoPersianoPolaccoPortoghesePunjabiRumenoRussoSamoanoSerboSesothoShonaSindhiSingaleseSlovaccoSlovenoSomaloSpagnoloSundaneseSvedeseSwahiliTagikoTailandeseTamilTedescoTeluguTurcoUcrainoUnghereseUrduUsbecoVietnamitaXhosaYiddishYorubaZulu

    AfrikaansAlbaneseAmaricoAraboArmenoAzeroBascoBengaleseBielorussoBirmanoBosniacoBulgaroCatalanoCebuanoCecoChichewaCinese sempCinese tradCoreanoCorsoCreolo HaitianoCroatoCurdoDaneseEbraicoEsperantoEstoneFilippinoFinlandeseFranceseFrisoneGaelico scozzeseGalizianoGalleseGeorgianoGiapponeseGiavaneseGrecoGujaratiHausaHawaianoHindiHmongIgboIndonesianoIngleseIrlandeseIslandeseItalianoKannadaKazakoKhmerKirghisoLaoLatinoLettoneLituanoLussemburgheseMacedoneMalayalamMaleseMalgascioMalteseMaoriMarathiMongoloNepaleseNorvegeseOlandesePashtoPersianoPolaccoPortoghesePunjabiRumenoRussoSamoanoSerboSesothoShonaSindhiSingaleseSlovaccoSlovenoSomaloSpagnoloSundaneseSvedeseSwahiliTagikoTailandeseTamilTedescoTeluguTurcoUcrainoUnghereseUrduUsbecoVietnamitaXhosaYiddishYorubaZulu





    La funzione vocale è limitata a 200 caratteri
  • MarkovMarkov Post: 10,876
    Che prima non si sono neanche sforzate di vedersi argomenti da sole, figuriamoci se fossero passate per malate :D

    Per inciso, specifico meglio, quell'1 donna ogni 5 uomini che si interessa in età pre-accademica ha spesso un talento naturale... Si capisce che se le venisse difficile non ci si sarebbe mai messa...
    Antares
  • Moltissime  delle prestazioni che svolgiamo producono profitto ma non sono riconosciute come lavoro e quindi pagate. Ci dicono che molto di ciò che  facciamo non è retribuito perché non è nient’altro che un’opportunità per noi di far vedere chi siamo (per realizzarci, per trovare forse un giorno un lavoro retribuito, per essere assunti, per mantenere il nostro lavoro, per acquisire visibilità), esattamente come da sempre alle donne 
    viene detto che prendersi cura degli altri è un modo (Il modo) di esprimere se stesse. Inoltre ormai quella bravura ritenuta tipicamente “femminile” nel costruire reti, nel prendersi cura dell’altro o nel sedurlo, è una delle competenze più gettonate dal mercato e viene richiesta a tutti e tutte, sebbene con meccanismi diversi per mobilitare le diverse identificazioni di genere: non si tratta più solo di “saper fare” qualcosa, ma di mettere a profitto anche tutto quello che fa parte del “vivere”, le passioni, le idee, la capacità di relazionarsi, l’affettività, la nostra soggettività, il nostro modo di presentarci nel mondo, di caratterizzarci. Qualunque esso sia. Per questo possiamo parlare di messa al lavoro dei generi, di tutti i generi (che siano codificati come etero o queer).

    Produciamo continuamente genere: sia che lo consideriamo “naturalmente” connesso a un dato sesso, sia che scegliamo il nostro genere, spesso percepiamo come spontaneo, o vantaggioso, quello che è un obbligo socialmente imposto osituazionalmente conveniente. Performare un genere riconoscibile è un lavoro incessante e quotidiano: provate a fare un giro per strada con un genere “ambiguo” e scoprirete la violenza di questa imposizione.Il genere è un mezzo di produzione sociale: tutti e tutte facciamo il nostro debutto in società incorporando un genere e tutte le prestazioni sociali, lavorative o no, passano per caratteristiche di genere che vengono messe in produzione in maniera specifica. Le nostre performance di genere tendono ad essere messe a profitto sempre: quando lo 
    costruiamo attraverso il consumo (dal “trucco e parrucco”, al “life style”); quando lo performiamo condividendo (ad es. sui social network) informazioni su di noi, sui nostri gusti, sulla nostra personalità; quando le nostre (presunte) caratteristiche di genere vengono messe a lavoro in azienda, in cantiere, dietro al bancone, all’università.
    Naturalmente l’esempio più eclatante resta la messa a lavoro della femminilità normativa attraverso la naturalizzazione del suo legame con il lavoro di cura e domestico che ancora sostiene la divisione del lavoro tra i due generi socialmente riconosciuti: se è vero che alcuni cambiamenti sono avvenuti nell’ambito della cura dei figli, molto meno invece nell’ambito del lavoro domestico vero e proprio. Le donne che scelgono, o devono cercare un lavoro retribuito, riconosciuto come tale, devono accollarsi sia il lavoro esterno remunerato sia quello domestico 
    e relazionale non remunerato. L’effetto finale è che in Italia le ore complessive di lavoro familiare sono svolte ancora oggi per il 71,9% dalle donne, che quindi, lavorano, in media, un’ora e un quarto al giorno in più rispetto agli uomini. Nella retorica della crisi, veniamo trasfigurate in icone sacrificali di madri eroiche e docili mogli in grado di conciliare produzione e riproduzione, per poi scaricare integralmente sulle nostre spalle il peso dello smantellamento del welfare, dimissionarci se rimaniamo incinte e appesantire la gerarchizzazione tra donne native e migranti nel lavoro di cura.Ma i ruoli di genere non sono solo due, altri ne sono emersi e forse, il primo ad accorgersene, è stato proprio il capitale.Molte donne, lesbiche, trans e froce nella crisi sembrano trovarsi in uno stridente paradosso: molto spesso discriminate e invisibili, quando non estromesse dal mercato del lavoro, si ritrovano a essere ricercate e 
    sfruttate proprio in quanto donne, froce. A dimostrazione che precarietà, meritocrazia e criteri di selezione, oltre a essere generalizzati, sono anche e soprattutto genderizzati.Veniamo as-soggettate e ci as-soggettiamo perché si dice che siamo più creative, più comunicative, più disposte all’ascolto e alla mediazione, che sappiamo presentarci meglio e sorridiamo di più, ma anche per bisogno di riconoscimento sociale.
    In quanto gay, lesbiche, transessuali, queer, persone dallo status relazionale inclassificabile sotto qualsiasi modello di relazione assimilabile a quello di “famiglia” comunque intesa, si presuppone che non abbiamo legami che ci distolgano dalla dedizione al lavoro, mentre ci viene richiesto di estrarre plusvalore dalle nostre reti di relazioni 
    per poi regalarlo all’azienda. In quanto trans siamo ancora estromesse/i dal lavoro o incluse/i in ruoli ipersessualizzati.

    Sappiamo bene, per averlo sperimentato sulla nostra pelle, che il blablabla sul «fattore donna» come volano della crescita e dello sviluppo e sul “diversity management” come strumento di inclusione  sociale, non porta affatto un maggiore riconoscimento delle differenze, ma soltanto un’intensificazione dello sfruttamento e dell’impoverimento 
    per il 99 per cento di donne e queer. Piuttosto, il diversity management rappresenta la possibilità per le imprese di ottenere un vantaggio competitivo attraverso la valorizzazione “commerciale” delle diversità individuali, garantendosi un ampliamento della clientela e raggiungendo aumenti delle vendite fino al 700%. Una pratica che si sta concretizzando, anche nel contesto italiano. D’altra parte in un paese come l’Italia, in cui l’eterosessismo è vigilato da una vasta schiera di sentinelle, il diversity management è uno strumento particolarmente insidioso di fidelizzazione e sfruttamento: dovremmo essere riconoscenti e fedeli all’azienda che ci sfrutta perché ci “concede” graziosamente qualcuno dei diritti che uno stato omofobo non ci riconosce guadagnandosi anche un’immagine “friendly” sulla nostra pelle..

    Ciò non toglie, ovviamente, che omosessuali, lesbiche e bisessuali continuino a subire discriminazioni sul lavoro più degli eterosessuali (22,1% contro il 12,7%) e che siamo costretti e costrette a dover gestire anche la crisi del maschio tradizionale, la cui perdita di centralità sociale e produttiva spesso si traduce in un aumento della violenza di genere e dell’aggressività omo-lesbo-transfobica.

    da "labsmaschieramenti,noblogs.org


    tutto questo si interseca anche con l'asperger, perchè non è che viviamo in un mondo a parte, quindi una donna asperger è subordinata rispetto ad un uomo asperger, subordinata rispetto ad un uomo neurotipico,subordinata rispetto ad una donna neurotipica. una donna nera,asperger,lesbica,trans racchiude in se 5 tipi di oppresione contemporaneamente.

    il fatto che le vostre autrici preferite (di cui ho gia letto tutto) abbiano fatto un analisi sull aspie al femminile non significa che la loro analisi sia completa e che si possa smettere di parlarne. così come non significa che quando determinate pratiche vengono riprodotte senza nemmeno accorgersene sia sano  non farci caso.e non segnalarlo. soprattutto  non mi sembra sano far notare ad una neofita che è neofita e ricreare così un sistema piramenidale quando si sa che è proprio la piramide la forma che ci opprime come donne. mi da da pensare anche la differenza di reazioni a  certe analisi critiche: basta guardare poco sopra, se le fa un uomo gli chiedete spiegazioni in modo pacato,se le fa una donna le fate il culo. o almeno ci provate. non vi fa riflettere tutto ciò? parliamo del male privilege nei forum?

  • ps:io non ho mai usato la parola ghetto. non capisco perchè continuate a dire che non vi sentite ghettizzate
  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    Esattamente @Markov si tratta di individui non di presunti generi o orientamenti omogenei che chiagnono è fottono.
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    Ho letto l’articolo.

    Tralasciando la demenza che le aspergirls sono subordinate alle controparti maschili (il giro dell’autismo Italiano è un matriarcato) se le reazioni non sono pacate nei confronti tuoi non è perché sei donna ma perché ci hai dato degli stronzi dal primo momento.

    E poi cosa c’entra la piramide col maschile? Se a parti invertite una piramide fosse praticata da donne sarebbe legittima? O non sarebbe comunque discriminazione al contrario?

    Vogliamo parlare del maschilismo sui forum? Sei tu che senti il problema sei tu che devi rimboccarti le maniche e farti il mazzo per eventualmente convertire qualcuno non certo noi che ti dobbiamo qualcosa. Lavora!

    Inoltre non sappiamo praticamente nulla di te e tu puoi accedere circa al 10% delle discussioni. Chi ci dice che non sei una di quelle classiche femministe che predicano perché non hanno i mezzi e le risorse per praticare il femminismo?
    Mich1992
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • ahahah stiamo apposto  in questo commento praticamente hai dato testimonianza di tutto 
  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    Perché non argomenti? Hai forse finito le cartucce? 

    Forza spremiti le meningi, forse qualcosa esce. Credo in te e so che puoi fare di meglio! ;)
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • questo è quello che si chiama : uomo che  PRETENDE (nota bene che di solito sono loro a pretendere) che una donna gli spieghi perchè è femminista,quanto è femminista ecc. 
    uomo che spiega a una donna come essere femminista. 
    una gara di lunghezza di piselli (perpetuazione di una pratica dello stereotipo maschile più becero che evidentemente si pratica in questo forum senza la minima critica sul perchè si pratica) 
    dovrei  argomentare ancora e ancora quello che lui non vuole capire, perchè a lui non interessa capire.lui vuole solo avere ragione.  praticamente una forma di mansplanning fusa con una PRETESA di pedagogia. vuoi che ti argomenti? io preferisco parlare con altre persone.il mio tempo ha un valore.se PRETENDI CHE IO TI ARGOMENTI ti passo il mio iban almeno mi paghi la prestazione., zerocalcare due
  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    Nessuna prestazione, saresti incapace.

    E inoltre non hai neanche notato la lunghezza delle mie frasi: chiaro segno di maschilismo.

    Torna a settembre, vediamo se c’è la fai a non sbrodolarti da sola col tuo pietoso vittimismo illudendoti pure che qualcuno ci caschi ;)
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • vergognoso. spero ti leggano tutti.
    Mich1992
  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    Lo spero anch’io altrimenti sarebbero polpastrelli sprecati.

    In ogni caso procedi serena con la tua retorica ipocrita: ad abbassarsi con gli stupidi e in malafede si rischia di esserne e venire confusi.

    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • Mich1992Mich1992 Post: 86
    modificato maggio 2019
    @superconce Ti sei presentata come femminista fin dal primo momento e hai palesemente mancato di rispetto nei confronti di alcuni utenti del forum in nome dei tuoi ideali, ragion per cui, tra l'altro, inviterei i moderatori di valutare la tua possibile permanenza oppure esclusione da questo spazio. Io mi sono iscritto per poter partecipare a discussioni costruttive, se hai voglia di attaccar briga piuttosto partecipa ai gruppi di chi la pensa come te. Come tanti altri, sono qui per discutere di cosa sia la sindrome di Asperger e delle problematiche ad essa correlate, e non per leggere aria fritta. Ti auguro una buona serata

    WBorgShiki_Tima_RyougiGiadanielrondinella61
  •  capirei il tuo commento solo se al posto di "femminista" ci fosse la parola "fascista". il femminismo è un orizzonte etico  imprescindibile e  c'entra tantissimo con la tematica aspie al feminile. ovviamente anche il male privile nel forum c'entra: quando nei forum dico di essere un uomo (perchè la mia identità di genere è fluida) ed uso lo stesso tono spiccio ed analitico,  vengo ascoltato e non attaccato. 
    qui  ci son utenti maschi che "a gamba tesa" come dite voi, entrano e commentano "io odio le donne". Gli apertamente misogeni possono restare. io fossi in voi mi farei due domande. Spero solo che in futuro una femminista asperger legga questi vostri commenti, e trovi un nodo da sciogliere  tra asperge femminiler e oppressione femminile.
  • SophiaSophia Post: 5,904
    modificato maggio 2019
    CHIUDO LA DISCUSSIONE PER RAGIONI CHE VIOLANO IL REGOLAMENTO.



    WBorgShiki_Tima_RyougiMich1992GiadanielNemoEstherDonnellyAntaresSniper_Opsrondinella61amigdala
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
Questa discussione è stata chiusa.