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Empatia

KaleenKaleen Post: 386
Insomma ma sarà proprio vero che chi è nello spettro autistico è necessariamente scarsamente empatico?

Premetto che:
- io per lavoro ho conosciuto adulti autistici a basso funzionamento (ma che schifo di espressione) che sono molto empatici e molto simpatici, e persone con ritardo mentale ("fuori" dallo spettro) scarsamente o per nulla empatiche.
- nel mio caso io sembro avere un interruttore rotto, un circuito che a volte c'è e a volte no, a volte sono collegata e fortemente empatica a tal punto che sono stata definita più volte "un angelo", qualche volta invece mi sento scollegata e poco empatica, nel senso che fatico a comprendere lo stato d'animo di qualcun altro e soprattutto non ho idea di come mi dovrei sentire a riguardo, e sono risultata nella mia vita "fredda" "distaccata" "auto-centrata" "egocentrica" "una stronza".

Voi cosa ne pensate?
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Commenti

  • Andato_52Andato_52 Post: 969
    modificato aprile 2015
    E' semplicemente un luogo comune.

    Io posso stare rinchiuso in casa per "mesi", ma se appena esco con qualcuno che mi piace, beh sono molto empatico - e da qualche anno pure molto espressivo.
    Poi è ovvio che nei confronti di molta gente mi comporto con indifferenza. Ti dirò che ci sono persone con cui non parlo (persone che sicuramente mi vedono come un asociale) che mi hanno visto parlare a macchinetta con qualcuno. Ed hanno fatto una faccia per dire "ma come?!"

    Gli approcci alternativi di socializzazione vengano tacciati come mancanza di empatia, ma semplicemente perché la gente è abituata ad un modo di socializzare talmente diffuso che (secondo loro) non ne potrebbero esistere altri.
    Questa è la mia spiegazione.

    Kaleenwoodstock
  • KaleenKaleen Post: 386

    Ti dirò che ci sono persone con cui non parlo (persone che sicuramente mi vedono come un asociale) che mi hanno visto parlare a macchinetta con qualcuno. Ed hanno fatto una faccia per dire "ma come?!"

    E' successo più volte anche a me. 
  • DarwinDarwin Post: 1,503
    Kaleen ha detto:

    Insomma ma sarà proprio vero che chi è nello spettro autistico è necessariamente scarsamente empatico?




    Assolutamente NO!
    gli autistici e gli AS hanno un'empatia affettiva anche superiore alla media, è l'empatia cognitiva (quella che permette di conoscere lo stato d'animo altrui dal linguaggio non verbale) che A VOLTE, NON SEMPRE può essere difettosa.
    Ma è molto più facile che un aspie (o un autistico HF) riesca a colmare questa lacuna con la ragione, imparando a riconoscere logicamente e razionalmente le emozioni nel non verbale.

    Per gli autistici LF onestamente non so se questo meccanismo è comune, ma neanche per loro si può parlare di mancanza di empatia visto che se messi al corrente delle emozioni altrui si comportano di conseguenza (questa è l'empatia affettiva), come cedola maggior parte degli esseri umani. Chi non ha empatia affettiva è probabile che abbia un disturbo antisociale di personalità, che secondo me è proprio l'opposto dell'autismo.

    KaleenamigdalaCyranoAmelieEdy59ArkOfGlorywoodstock
    La curiosità è quasi sempre egoismo: in pochi si accorgono di quanto qualcosa funzioni in modo preciso ed efficiente, finché non smette di farlo.
  • ct87ct87 Post: 2,956
    modificato aprile 2015
    Kaleen
    Sapere Aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza
  • ct87ct87 Post: 2,956
    http://spazioasperger.it/forum/discussion/comment/91195/#Comment_91195

    Questa può essere utile a fronte del discorso fatto da @Darwin su empatia affettiva, in modo da vederne la differenza.
    Spero possa essere utile :)
    KaleenDarwin
    Sapere Aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza
  • KaleenKaleen Post: 386
    molto interessante grazie @ct87 , scopro di dover ulteriormente approfondire :) molto bene
    ct87
  • ciacia Post: 366

    Non so se è pertinente, ma mio figlio si preoccupa sempre di sapere come stanno gli altri o se sono arrabbiati ecc... ma parlando mi pare che questo suo "interesse" sia dovuto solo a delle ripercussioni che possono avere su di lui. Per esempio: se insulto un mio compagno di classe, lui  potrebbe rimanerci male e poi picchiarmi, ma non dice mai "lui potrebbe rimanerci male e soffrire".


    Lo stesso se vede qualcuno di noi familiari ammalati, sembra che ne venga toccato solo se questo va ad incidere sulle attenzioni che abbiamo per lui.


    Penso che questo possa definirsi mancanza di empatia.

    Kaleenrondinella61Monica76AJDaisywoodstock
  • PavelyPavely Post: 3,350
    modificato aprile 2015
    L'empatia è solo un aspetto della cultura. 

    Nel medioevo, ad esempio, era normalissimo allevare gatti, sgozzarli e cibarsene (dalle descrizioni del tempo sembra che la carne di gatto sia molto simile al pollo). 

    §

    Non esiste alcuna regola "generale" o "storica" o tanto meno "biologica". 

    Luigi Pirandello mandava bambini a lavorare 10 ore nella sua zolfatara. 

    E a nessuno passò mai per la mente di definirlo un poco di buono, una persona poco empatica o quant'altro. 

    Oppure, fino agli sessanta sembrò sempre "ovvio" che le donne dovessero starsene in casa ad accudire bambini e anziani e basta. 

    Non avevano cervello, si diceva. 

    E che dire certe cose delle donne era una mancanza di empatia nei loro riguardi?

    §

    La parola "empatia" è una carabattola neurotipica che i nuerotipici usano per cercare di capire l'autismo. 

    Ma in sé non vuol dire proprio nulla. 

    E' solo una delle tante coordinate e dogmi "ovvi" della scienza. 

    §

    Si può mettere l'empatia da parte e sorriderne. 

    Ed è lecito annoiarsi quando i neurotipici ne parlano. 


    vanessatestadimortoalexander_popeAJDaisyresetNemoBlue_Soul
  • KaleenKaleen Post: 386
    @Pavely non mi è chiaro se negli esempi citati ti riferisci all'empatia o all'etica.
    Libellula
  • CyranoCyrano Post: 1,046
    Trovo interessante la spiegazione di @Darwin, anche perché collima con la mia esperienza personale. Io credo di aver capito che riesco ad essere empatico verso situazioni che riesco a ricondurre ad esperienze che ho personalmente vissute. Si direbbe, in questo caso, che riesco a riconoscere solo quelle. Ma non riesco a compensare sulle altre, non particolarmente.
    AmelieAJDaisyamigdalaAntonius_BlockPinkPepper
    I portoni del mio isolamento cingono parchi di infinito… (Pessoa)
  • vanessavanessa Post: 1,163
    L'empatia è un concetto un po' sopravvalutato inoltre è anche multidimensionale e quindi è facile fraintendere, molti autistici, dovrei dire tutti i pochi che ho conosciuto, sono molto sensibili agli stati emotivi altrui molte volte non si lasciano confondere dai mascheramenti che tentiamo di mettere in atto, ma talvolta non riescono a rimandare agli altri questa loro sensibilità, forse bisognerebbe parlare del rapporto tra empatia, alessitimia e teoria delle mente.
    ct87AmelieAndato46Kaleentestadimortorondinella61AJDaisy
  • ena_6ena_6 Post: 91
    modificato giugno 2017
    Darwin ha detto:

    Kaleen ha detto:

    Insomma ma sarà proprio vero che chi è nello spettro autistico è necessariamente scarsamente empatico?




    Assolutamente NO!
    gli autistici e gli AS hanno un'empatia affettiva anche superiore alla media, è l'empatia cognitiva (quella che permette di conoscere lo stato d'animo altrui dal linguaggio non verbale) che A VOLTE, NON SEMPRE può essere difettosa.
    Ma è molto più facile che un aspie (o un autistico HF) riesca a colmare questa lacuna con la ragione, imparando a riconoscere logicamente e razionalmente le emozioni nel non verbale.

    Per gli autistici LF onestamente non so se questo meccanismo è comune, ma neanche per loro si può parlare di mancanza di empatia visto che se messi al corrente delle emozioni altrui si comportano di conseguenza (questa è l'empatia affettiva), come cedola maggior parte degli esseri umani. Chi non ha empatia affettiva è probabile che abbia un disturbo antisociale di personalità, che secondo me è proprio l'opposto dell'autismo.

    E pensare che uno dei motivi per cui non sono stata diagnosticata era che secondo la mia psicologa la mia empatia (lei non aveva distinto tra i due tipi, ma a posteriori posso dire che si tratta di quella affettiva) è sopra la media... che rabbia...
    Io ho notato che la mia empatia cognitiva migliora se mi trovo a contatto con persone che conosco molto bene e quindi riesco a cogliere se si comportano diversamente dal solito, mentre con gli estranei mi manca la base da cui partire
    Post edited by riot on
    kripstyromipor
    “Improvvisa, adattati e vinci la sfida” - anonimo “Il calabrone ha un peso tale che in rapporto alle dimensioni delle sue piccole ali, secondo le leggi della fisica, non potrebbe volare…ma il calabrone non lo sa e vola lo stesso” - citazione nei testi di aeronautica
  • Mi permetto di dire la mia "dall'altra parte", ovvero vista da un NT.
    Io credo che l'uso del termine "empatia" in questo contesto sia più un intralcio che un aiuto alla comprensione.
    Da un po' di tempo sto insieme a D., un ragazzo aspie, e non mi sento affatto poco compreso né tantomeno poco considerato: al contrario, sono spesso stupito dall'accuratezza con cui riesce a comprendere i miei stati d'animo e ad agire conseguentemente.
    Ciò detto, penso che una differenza tra noi ci sia eccome.
    Fin dai primi giorni della nostra conoscenza D. mi ha chiesto di fare una cosa molto semplice a parole, ma difficilissima da realizzare nel quotidiano: dirgli tutto dei miei sentimenti e delle mie aspettative, non tacergli neppure le cose che mi sarebbero sembrate ovvie.
    All'inizio cercavo di fare come mi aveva chiesto, ma non ne capivo tanto bene il senso, inoltre mi mancava l'allenamento e non riuscivo a vedere quante cose stavo dando per scontate...
    Poi una volta mentre discutevamo lui mi ha accusato di fargli degli indovinelli impossibili da
    risolvere e mi ha fatto notare che oltre ad essere irrazionale questo
    comportamento faceva star male entrambi: lui perché finiva col sentirsi
    inadeguato, io perché se ero arrivato a quel punto vuol dire che stavo
    esprimendo dei bisogni profondi che non riuscivo a soddisfare.
    A quel
    punto ho incominciato a capire il perché della sua "strana" richiesta e a
    mettere in discussione tutte le mie precedenti assunzioni: ho deciso che dovevo semplicemente fidarmi di lui e fare come mi chiedeva, per quanto mi sembrasse controintuitivo.
    Trovo infatti estremamente faticoso dirgli cose come "Avrei tanto bisogno che invece di andare a chiacchierare con gli amici adesso stessi un po' qui con me" oppure "Per favore, smetti per qualche minuto di raccontarmi quanto ti divertivi a fare questa cosa con il tuo ex, in questo momento sto cominciando a compararmi con lui e questo mi fa stare male": per quanto cerchi sempre di esprimermi in modo rispettoso e riempia il discorso di mille "per favore", "se ti va", "se non ti dà fastidio", io vivo sempre queste "richieste" come delle "invasioni" della sua libertà, e credo che questo derivi dall'assunto, da me interiorizzato in decenni di rapporti con NT, che queste "attenzioni" dovrebbero essere scontate, e se una persona non le ha vuol dire che non tiene a te e tu non dovresti richiederle.
    Ad ogni modo io ci sto provando, magari a volte fallisco perché sono troppo frustrato o stanco o arrabbiato, ma anche lui, da parte sua, comprende di più le mie difficoltà e anche se non riesce ad "intuire" che cosa ci sia dietro mi dice "Capisco che qualcosa non va ma non capisco cosa, me ne vuoi parlare?": spesso questo basta per "sbloccarmi" e riesco finalmente a parlare chiaro.
    Come dicevo all'inizio, la mia impressione è che D. sia perfettamente in grado di comprendere i miei sentimenti e di comportarsi di conseguenza, ma invece che indurli attraverso l'interpretazione delle mie azioni alla luce di convenzioni sociali condivise, lo faccia elaborando in modo razionale gli elementi che io gli metto a disposizione.
    In questo senso non è neanche vero, nella mia esperienza, che D. non sappia leggere le comunicazioni non verbali, perché capisce perfettamente se i miei gesti e le mie espressioni facciali esprimono gioia o disagio o noia o altro (ma magari è una sua specifica abilità individuale, non saprei), la differenza è che non li ricollega in modo automatico e quasi inevitabile (come invece faccio io) a quella specie di "sintassi" che noi NT inconsapevolmente adottiamo, e soprattutto non reagisce secondo quello che implicitamente ci aspetteremmo da un'altra persona.
    Questa differenza, che potrebbe sembrare solo un limite, in realtà ha anche un pregio incalcolabile: D. è completamente privo di quei retropensieri che inquinano costantemente le relazioni degli NT ("mi chiede questo perché in realtà vuole qualcos'altro" e giochetti di questo genere), e credo che sia per questo che riesce a crearsi un'immagine così limpida di quello che sento e anche a rispondere con una generosità non trattenuta da considerazioni un po' meschine come quelle che spesso purtroppo non del tutto consapevolmente facciamo anche nella vita di coppia.
    Dico questo non per fare un elogio degli aspie, che non ne hanno nessun bisogno (temo anzi che suonerebbe piuttosto stupido), ma per rilevare che cambiando il punto di vista a volte ci si accorge che le opportunità sono maggiori degli ostacoli, che pure non sono irrilevanti.
    Come dicevo, a me pare che tutto questo non abbia proprio niente a che vedere con l'empatia e la capacità di immedesimarsi in un'altra persona e assumere il suo punto di vista, ma piuttosto con l'assenza di certi schemi comportamentali (perdonatemi l'imprecisione, non sono un "tecnico") che per la maggioranza delle persone in buona parte determinano il gioco delle reciproche aspettative; se non avessi cercato di entrare un po' nella sua logica, probabilmente avrei concluso che era semplicemente un egoista insensibile alla mia sofferenza, e invece non c'è nulla di più lontano dalla realtà.
    Queste comunque sono solo mie personalissime osservazioni, e naturalmente non ho la
    pretesa che abbiano un qualche valore scientifico, e non so nemmeno se D. sia d'accordo perché non mi sono confrontato con lui
    prima di scriverle: semplicemente le metto a vostra disposizione.
    Andato46MalinalliFezzrondinella61aspirinaSheldonmarielMikiLibellularomipor
  • dm94dm94 Post: 7
    Salve , se a qualcuno non è di disturbo , mi potreste spiegare cosa significa empatia ?
  • Ciao @dm94, non sono uno "specialista" per cui posso solo spiegarti in poche parole il senso in cui io uso questa parola: la capacità di comprendere e provare dentro di sé le emozioni provate da un'altra persona, e perciò di assumere il suo punto di vista sulle cose (il che non vuol dire necessariamente condividerlo, ma "sentirlo dentro").
    Per una riflessione più approfondita, ti rimando a questo articolo che @ct87 ha citato in un precedente post all'interno di questa discussione:
    http://www.spazioasperger.it/index.php?q=caratteristiche-dell-asperger&f=130-empatia-cecita-mentale-e-teoria-della-mente
    Ciao!
    rondinella61ct87
  • dm94dm94 Post: 7
    Ok grazie , scusa il disturbo , e spero che in futuro potrei esserti utile anche per qualche consiglio !
    Riccardone
  • SophiaSophia Post: 5,904


    Kaleen ha detto:

    Insomma ma sarà proprio vero che chi è nello spettro autistico è necessariamente scarsamente empatico?

    - nel mio caso io sembro avere un interruttore rotto, un circuito che a volte c'è e a volte no, a volte sono collegata e fortemente empatica a tal punto che sono stata definita più volte "un angelo", qualche volta invece mi sento scollegata e poco empatica, nel senso che fatico a comprendere lo stato d'animo di qualcun altro e soprattutto non ho idea di come mi dovrei sentire a riguardo, e sono risultata nella mia vita "fredda" "distaccata" "auto-centrata" "egocentrica" "una stronza".
    Sono pienamente d'accordo con @Kaleen che ha descritto benissimo quello che succede anche a me. Quando ero più giovane sentivo molta empatia per persone in difficoltà, e anche ora mi capita. Certe volte mi rendo conto che nel mio caso a prevalere è l'empatia cognitiva, e quindi nonostante riesca a capire, a spiegarmi lo stato d'animo, a comprendere i disagi altrui ne sono emotivamente distaccata. Penso spesso che avrei potuto fare il medico o il ricercatore. Sapete dove però? In quegli ambiti che richiedono freddezza e lucidità. Neuroscienze, studi con persone colpite da ictus o altre patologie, lavori in ospedale che richiedono poca pietas. Ho sopperito fino ad ora attraverso il lavoro che svolgo, che similmente a quelli citati richiede un po' di freddezza e distacco e quindi le persone non si accorgono troppo, o comunque lasciano passare l cosa
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • amigdalaamigdala Post: 6,362
    Io capisco dal pdv razionale, ma non provo. Provo solo se ho già sperimentato.
    Ma a volte ho la presunzione di credere che non sia possibile sentire sentimenti per qualcosa che non si ha sperimentato. La sofferenza per avere una patologia neurodegenerativa che ti condurrà a morte certa, perdendo il controllo di sé, potrò mai capirla fino in fondo? Una persona qualunque può capirla se non l'ha vissuta? Io sarò arrogante, ma credo che ci si possa avvicinare a capirla ma sarà comunque un sentimento lontano. Ma probabilmente mi sbaglio nel dire ciò perché non ha senso usare il mio metro di giudizio per valutare l'empatia altrui. Però continua a sembrarmi una cosa così strana.
    A volte mi chiedo come sia sperimentare i sentimenti altrui sulla propria pelle.
    LibellularomiporWBorg
  • SophiaSophia Post: 5,904
    Beh @Amigdala potremmo utilizzare Aristotele e gli antichi Greci. Il filosofo ritenne che ai giovani servissero le immagini per imparare. E che la tragedia potesse essere loro d'aiuto nel gestire il pathos, il sentimento. Attraverso l'esposizione ai drammi il giovane poteva infatti acquisire gli strumenti necessari alla gestione delle emozioni e alla crescita spirituale, poiché poteva mettersi nei panni dell'eroe morente, essere esposto al dramma, capirne il significato, e viverlo internamente con la consapevolezza di non farlo in prima persona. Questo secondo lui poteva liberare l'uomo dalle passioni negative e dalle emozioni troppo forti e coinvolgenti e scaricare la colpa all'esterno, attraverso un altro (in questo caso l'attore) che espiava al posto dello spettatore (fu uno dei primi accenni allo studio di psicologia).
    amigdalarondinella61LibellularomiporWBorg
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • Marco75Marco75 Post: 2,110
    Questo è il punto che sinceramente mi confonde di più.
    Io mi sono sempre reputato una persona abbastanza empatica, ma se vado a esaminare nel dettaglio alcuni episodi della mia vita (vecchi e nuovi) scopro che non sempre è così. Quando chiedo un favore a qualcuno, per dire, uso mille formule di cortesia, e penso sempre a quanto potrà scocciarlo la mia richiesta. Il mio primo psicologo diceva che tendevo sempre a mettere le esigenze degli altri davanti alle mie. Eppure, a 17 anni ricordo che feci una figuraccia di cui solo dopo (molto dopo) riuscii a capire l'entità: ad una festa di compleanno (la festeggiata era l'amica di un mio amico, io non la conoscevo) mentre si stava parlando di politica, a un certo punto il mio amico mi dice "vabbè, dai Marco, lascia perdere, ti metti a parlare di politica ad una festa?". Io, *davanti alla festeggiata*, risposi tranquillamente con "ma per piacere, tanto mi pare che a questa festa ci stiamo annoiando, no?". Momento prolungato di gelo, io capisco che devo aver detto qualcosa di molto offensivo, ma non ne afferro il motivo. E non riuscivo ad afferrarlo completamente neanche nei giorni successivi. Solo molto tempo dopo, ripensando all'episodio, mi sono reso conto dell'enormità della figuraccia. Molto più di recente, una mia conoscente mi disse che avevo "la sensibilità di un comodino" (parole testuali) perché, davanti a un suo messaggio in cui esprimeva dolore per una storia finita, risposi con un "è così per tutti, per nessuno è facile". Qualche anno prima, un'altra mia amica si sentì offesa perché dissi che un comportamento che mi aveva descritto era "tipico" di una certa categoria (ora non è il caso di scendere più nel dettaglio) dicendo che sminuivo la sua individualità. Altri piccoli episodi di questo genere, in cui mi si dice che non sono riuscito a capire le esigenze e il punto di vista dell'altro, ce ne sono stati e continuano ad essercene. Per finire, nei turni di conversazione sono un disastro, specialmente quando la conversazione coinvolge più di due persone. Intervengo spessissimo fuori tempo, a volte intromettendomi proprio a sproposito. Solo ultimamente sto cercando di migliorarmi, in questo.
    Per inciso, nel test EQ ho totalizzato 20/80, nell'SQ 48/80. Due risultati, quindi, apparentemente contraddittori: sembrerei poco empatico ma pochissimo portato a sistematizzare. Ho il sospetto, comunque, di aver sovrastimato il grado di alcune risposte, nel primo test, o di averle inconsciamente riferite più al passato che al presente. Probabilmente quel 20 è un punteggio eccessivamente ridotto. Mi riprometto comunque di rifare entrambi i test tra un po' di tempo... comunque, in generale, sembrerei proprio una contraddizione vivente. :)
    LandauerLibellularomipor
    "There are those that break and bend. I'm the other kind"

    Cinema, teatro, visioni
  • LandauerLandauer Post: 979
    Dal commento emerge un dissidio tra la tua consapevolezza di essere, "in un certo senso", empatico e la tua memoria di comportamenti dove hai completamente fallito di comprendere ed attuare il comportamento più adeguato al contesto (cosa che va nella direzione di mancanza d'empatia).

    Il dissidio si risolve semplicemente considerando che non esiste un solo tipo di empatia (gli AS dovrebbero essere dotati di molta empatia affettiva e scarsa empatia cognitiva):


    Ti linko inoltre un articolo di approfondimento sul sito:

    http://www.spazioasperger.it/index.php?q=testimonianze&f=130-empatia-cecita-mentale-e-teoria-della-mente
    ValentaMarco75
    Credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza.
    Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smani di sapere. [...] comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo,
    a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini 
    abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante.                                                                         [J.D.Salinger - Catcher in the Rye]
  • ValentaValenta Post: 10,759
    Al test dell empatia avevo fatto un buon punteggio.

    Per alcuni versi sono una persona piuttosto empatica, infatti mi piace mettermi nei panni degli altri, ho curiosità per le persone e situazioni diverse dalla mia, per altri sono un po elefantino, faccio spesso gaffes e dico cose inopportune.

    Con le amiche ad esempio è un disastro, loro vorrebbero un "ti capisco " io invece tendo sempre ad analizzare il lato pratico della questione o a minimizzare, ma non per male, del tipo "ma che sarà mai", e non mi perdo in piagnistei.

    Ma c' è da dire che il mio approccio lo vedo a tanti uomini, anche Nt, quindi mi chiedo..non è che semplicemente ho una testa maschile?
    Piu82SophiaMarco75Libellula
    Vale (egli\lui\gli)- feedback e reactions sempre graditi
  • Marco75Marco75 Post: 2,110
    modificato giugno 2017
    @Landauer
    Ti ringrazio per la spiegazione e per le interessanti segnalazioni. La mia empatia affettiva è in effetti piuttosto alta, almeno a giudicare dalla facilità con cui piango o mi emoziono davanti a un film. Quella cognitiva sembrerebbe bassa, ma per esempio in alcune cose (tipo il riconoscimento delle espressioni facciali) me la cavo piuttosto bene (ma sono convinto che ciò non sarebbe stato vero solo una decina d'anni fa). Fermo restando che non sono affatto sicuro di essere Asperger, per ora è una semplice ipotesi.
    Una cosa che mi è venuta in mente proprio adesso, che forse c'entra col discorso, forse no: da bambino avevo questo curioso pensiero ricorrente di essere *l'unico* individuo pensante e capace di coscienza. Il fatto che vedessi il mondo dal *mio* punto di vista, come in una lunga e ininterrotta soggettiva di un film, ma anche che sentissi i miei pensieri e le mie sensazioni, mi convinceva che gli altri dovevano essere "finti". In realtà (spero che nessuno mi prenda per pazzo, ora) questo pensiero non mi ha mai abbandonato del tutto. Ricordo che intorno ai 20 anni ne ebbi una "ricaduta" breve ma abbastanza pesante, che mi procurò bei momenti di ansia. A qualcuno sono capitate sensazioni analoghe? E' una cosa in qualche modo collegata a una struttura "autistica" del pensiero, o non c'entra nulla?

    PS: ho visto che la discussione che avevo aperto è stata accorpata a quella presente, di cui non mi ero accorto (avevo fatto la ricerca ma non l'avevo notata). Meglio così. :)
    Libellula
    "There are those that break and bend. I'm the other kind"

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  • LandauerLandauer Post: 979
    modificato giugno 2017
    Edit
    Credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza.
    Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smani di sapere. [...] comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo,
    a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini 
    abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante.                                                                         [J.D.Salinger - Catcher in the Rye]
  • LandauerLandauer Post: 979
    modificato giugno 2017
    Edit
    Sophia
    Credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza.
    Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smani di sapere. [...] comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo,
    a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini 
    abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante.                                                                         [J.D.Salinger - Catcher in the Rye]
  • iieiie Post: 697
    Per inciso, nel test EQ ho totalizzato 20/80, nell'SQ 48/80. Due risultati, quindi, apparentemente contraddittori: sembrerei poco empatico ma pochissimo portato a sistematizzare. Ho il sospetto, comunque, di aver sovrastimato il grado di alcune risposte, nel primo test, o di averle inconsciamente riferite più al passato che al presente. Probabilmente quel 20 è un punteggio eccessivamente ridotto. Mi riprometto comunque di rifare entrambi i test tra un po' di tempo... comunque, in generale, sembrerei proprio una contraddizione vivente. :)
    Non credo che i tuoi risultati siano contraddittori, @Marco_75 (nemmeno in apparenza).

    Un basso Quoziente di Empatia non implica un alto Quoziente di Sistematizzazione, né vale il viceversa. Tra i due quozienti, che io sappia, non esiste alcuna implicazione diretta.

    (Inoltre non credo che ottenere un punteggio di 48/80 nel test SQ significhi essere "pochissimo portato a sistematizzare").

    Nell'articolo del 2009 "Autism: The Empathizing-Systemizing (E-S) Theory", Simon Baron-Cohen scrive: "[...] one needs to understand that the theory posits two independent dimensions (E for empathy and S for systemizing) in which individual differences are observed in the population." [il grassetto è mio]

    In particolare, Baron-Cohen individua cinque diversi "tipi di cervello":

    - Type E (E > S) [che sarebbe, secondo lui, più frequente nel sesso femminile];

    - Type S (S > E) [che sarebbe, sempre secondo lui, più frequente nel sesso maschile];

    - Type B (S = E) [dove B sta per "balanced"];

    - Extreme Type E (E >> S);

    - Extreme Type S (S >> E) [che sarebbe tipico delle persone nello Spettro Autistico (sia maschi che femmine)].

    Questo modello trova una naturale collocazione all'interno della extreme male brain theory of autism (sempre di Baron-Cohen).
    LandauerMarco75
  • Marco75Marco75 Post: 2,110
    modificato giugno 2017
    Beh, dicevo "pochissimo" (estremizzando un po') perché ho visto che anche per la popolazione neurotipica, la media è 55. Nella classificazione di Baron-Cohen, quindi, rientrerei nella seconda categoria? O più vicino all'ultima?

    EDIT: ecco dove stava l'errore, in realtà il punteggio massimo per la sistematizzazione è 150. Quindi, secondo questo schema (se ho capito bene) rientrerei forse nella terza categoria, in realtà...
    "There are those that break and bend. I'm the other kind"

    Cinema, teatro, visioni
  • romiporromipor Post: 89
    @Marco_75 a me capitava di pensare che fosse tutto un prodotto della mia mente (sul modello dell'idealismo tedesco), non se è negli stessi termini tuoi. Come se fosse tutto un sogno.
  • Marco75Marco75 Post: 2,110
    modificato luglio 2017
    romipor ha detto:

    @Marco_75 a me capitava di pensare che fosse tutto un prodotto della mia mente (sul modello dell'idealismo tedesco), non se è negli stessi termini tuoi. Come se fosse tutto un sogno.

    Non saprei... non proprio così, immagino, non nel mio caso. Più che altro, pensavo agli altri come a dei "pupazzi" senz'anima e senza coscienza. Ecco, l'immagine giusta è questa. Reali, tangibili ma privi di coscienza. L'unico che aveva coscienza e autocoscienza ero io, per il semplice fatto che "sentivo"... 
    (spero di essere riuscito a rendere l'idea almeno un po', mi rendo conto che non è facile)
    "There are those that break and bend. I'm the other kind"

    Cinema, teatro, visioni
  • romiporromipor Post: 89
    @Marco_75 Sì credo di aver capito meglio ora. Come se i veri si distinguessero dai pupazzi sulla scorta di ciò che possono sentire e tu sentivi solo te per cui eri l'unico vero... qualcosa del genere ?
    MononokeHime
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