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Evento online per i 10 anni di Spazio Asperger

Scuola media e BES

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Commenti

  • @FraRom
    Suo figlio ha bisogno di un punto di riferimento a scuola, di un porto sicuro, che non può configurarsi in un insegnante curriculare che dopo un'ora di lezione cambia classe e perde di vista tutte le dinamiche che si sviluppano nelle ore successive.  Per gli alunni con autismo accompagnato da un ritardo medio o grave, l'allontanamento dalla classe non è una punizione inflitta dagli insegnanti, ma è l'esercitazione di un diritto dell'alunno stesso, che dopo un certo lasso di tempo trascorso in "società" esprime, magari con comportamenti inadeguati, la sua esigenza di tranquillità e di isolamento. Inoltre, l'insegnante di sostegno può uscire dalla classe con piccoli gruppi di alunni, non necessariamente con BES,  poiché gli alunni più fragili non reggono la lezione frontale, ma si sentono più a loro agio e apprendono meglio nel rapporto 1:1, oppure in piccoli gruppi in un ambiente meno formalizzato. E non c'è nulla di male in tutto ciò! Tornando a suo figlio... si rende conto che lui ha trascorso un intero anno scolastico allontanato emotivamente e psicologicamente dai suoi coetanei pur essendo stato fisicamente sempre con loro? Un insegnante di sostegno, come sarebbe potuto  intervenire in maniera efficace sui comportamenti di suo figlio se lei, genitore,  ha detto "NO" al sostegno? Allo stato attuale, suo figlio usufruisce di un pdp, ovvero di un piano personalizzato per la didattica, non per altro! Ma che suo figlio abbia bisogno di altro è proprio la sua pagella a dircelo; ce lo dice soprattutto il voto di comportamento e le numerose materie portate a 6 a voto di consiglio (della serie, quest'anno mandiamolo avanti!). Secondo lei, un bambino intelligente e sicuramente sensibile come suo figlio, come vive questa promozione che, stando ai voti, è palesemente regalata? E come ha vissuto l'anno scolastico appena trascorso?La via di mezzo a cui lei allude si chiama SOSTEGNO, che per gli alunni con asperger è fortunatamente previsto! Di concerto con la famiglia, l'insegnante di sostegno stabilisce TUTTI gli obiettivi da raggiungere, che non sono solo didattici: la famiglia vuole che l'insegnante lavori sempre in classe per correggere soprattutto l'aspetto comportamentale, per favorire la socialità, per evitare che si annoi, che si distragga troppo, che interrompa la lezione con domande fuori luogo, che lo aiuti nella didattica nella stessa misura in cui aiuterebbe qualsiasi alunno che ha bisogno di una spiegazione in più, che lo aiuti a comprendere le consegne nel corso di una verifica , che si consulti sempre con gli insegnanti delle discipline? Sarà fatto! E sarà fatto con le modalità scelte di concerto con la famiglia! Mi dispiace, ma non si può e non si deve pretendere da un pdp ciò che è di competenza di un pei. E, ripeto, la pagella parla chiaro. Contrariamente a quanto sostenuto sopra da qualcuno, non serve un insegnante di sostegno dai super poteri per fare tutto ciò... basta un insegnante di sostegno che sia abbastanza presente,che osservi attentamente gli atteggiamenti del bambino con i diversi insegnanti che si avvicendano nel corso della giornata, che lo aiuti a relazionarsi con gli altri e che aiuti gli altri a relazionarsi con lui.  Io mi chiedo come suo figlio potrebbe mai imparare le corrette abilità sociali se, di fronte ad un'azione poco accettabile, ogni insegnante reagisce come meglio crede: qualcuno lo rimprovera, qualcuno lo ignora, qualcuno gli mette direttamente la nota senza ulteriori spiegazioni... Capisce ora perché serve un'insegnante di sostegno? Se lei non accetta suo figlio così com'è non facendo di tutto per tutelare i suoi diritti, perché pretende che siano gli altri ad accettarlo e a rispettarne i diritti? 

    milly
  • giovannagiovanna Post: 3,905
    modificato giugno 2016
    Sono d' accordo escluso quando dici che non puo' imparare le abilita' sociali tramite l' incontro con comportamenti degli insegnanti contrastanti tra loro.
    Lo puo' imparare di piu', basta abbia le risorse.
    Chiaro se non le ha, di suo, sono utili le figure di riferimento, la npi piuttosto non ha la bacchetta magica, ed e' quella che ce la dovrebbe avere piu' di tutti:)), d' altronde il senso del magico ce l' hanno in tanti:)

    Le classi cambiano a seconda dell' insegnante che entra, cambiamenti radicali:)
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
  • friedenfrieden Post: 1,387
    @Berthe_B, immagino che lei sia insegnante o parte del sistema scolastico.

    Lei potrebbe avere ragione, ma nel modo di porsi a @FraRom assume proprio la posizione da "guerra di contrapposizione" che anche io ho sempre trovato nel mondo della scuola: di qua i genitori e di là dal fronte il corpo docente.

    Se mi permette, questo è quello che percepisco io da tutti i suoi ragionamenti e soprattutto dai molti punti esclamativi.

    La comunicazione vorrebbe che ci si venga incontro, nella famosa terra di mezzo o di nessuno, che si colloca tra i due fronti.

    Io sono in attesa della diagnosi per mia figlia quindicenne, ma le assicuro che mia figlia me l'ha detto chiaramente che non vuole "stigmatizzazioni" derivanti dall'avere l'insegnante di sostegno.

    Essendo lei appena entrato nel forum, Le consiglierei per riuscire a dialogare con i genitori, di leggersi un po' di post su tale argomento. Ma soprattutto la parola chiave dei ragazzi asperger, con tutte le loro mille sfumature, è NON SENTIRSI DIVERSI. Per ora il sostegno in classe fa sentire diversi. E la scuola ha delle nuove sfide; la scuola DEVE essere flessibile alle nuove sfide, come siamo costretti noi genitori ad esserlo ogni giorno per andare avanti e mediare tra i nostri figli e gli altri.

    Mi dispiace ma dal suo intervento, l'unico messaggio che mi è arrivato, è stato "colpa della mamma". Sarà che la scuola sinora mi ha così liquidato e quindi naturalmente davanti a certe prese di posizione mi irrigidisco anche io.

    La invito a cercare di capire che quella via di mezzo è necessaria per chi è affetto dalla sindrome; se ha tempo e voglia, ascolti attentamente cosa dice Tony Attwood.
    enrichetta68
  • FraRomFraRom Post: 34
    modificato giugno 2016
    @frieden
    Ti ringrazio perché hai ben riassunto le mie perplessità in merito all'intervento di @Berthe_B, soprattutto riguardo ai toni assertivi rispetto a una situazione che è piuttosto complessa e sfaccettata.
    Berthe_B ha detto:

    Per gli alunni con autismo accompagnato da un ritardo medio o grave, l'allontanamento dalla classe non è una punizione inflitta dagli insegnanti, ma è l'esercitazione di un diritto dell'alunno stesso, che dopo un certo lasso di tempo trascorso in "società" esprime, magari con comportamenti inadeguati, la sua esigenza di tranquillità e di isolamento. 

    Mio
    figlio non ha un autismo accompagnato da ritardo medio o grave, rientra nello
    spettro Asperger senza alcun deficit cognitivo. Non ha nemmeno comportamenti
    che provocano disturbo agli altri; tutt'al più si isola e/o si distrae.

    Berthe_B ha detto:

    si rende conto che lui ha trascorso un intero anno scolastico allontanato emotivamente e psicologicamente dai suoi coetanei pur essendo stato fisicamente sempre con loro? Un insegnante di sostegno, come sarebbe potuto  intervenire in maniera efficace sui comportamenti di suo figlio se lei, genitore,  ha detto "NO" al sostegno? Allo stato attuale, suo figlio usufruisce di un pdp, ovvero di un piano personalizzato per la didattica, non per altro! Ma che suo figlio abbia bisogno di altro è proprio la sua pagella a dircelo; ce lo dice soprattutto il voto di comportamento e le numerose materie portate a 6 a voto di consiglio (della serie, quest'anno mandiamolo avanti!). Secondo lei, un bambino intelligente e sicuramente sensibile come suo figlio, come vive questa promozione che, stando ai voti, è palesemente regalata?

    Mi rendo
    conto perfettamente, tant'è vero che abbiamo affrontato il
    percorso di diagnosi. Mio figlio in prima media NON ha avuto un pdp, proprio
    perché non avevamo ancora una diagnosi. Quanto alla pagella, ci sono amenità
    quali il 5 in musica (aveva due voti, un 6 e un 5 1/2; un altro insegnante non
    avrebbe messo 5 in pagella...) che dimostrano che nessuno gli ha regalato niente. Sul 7 in condotta, poi, ho spiegato sopra
    come sia stato motivato.




    Io non ho
    detto no al sostegno; tanto per cominciare ho ascoltato la npi e la
    psicologa della scuola e da entrambe è venuta l'indicazione di tentare prima
    con il pdp. Il motivo fondamentale è che mio figlio, come la figlia di
    @frieden, teme moltissimo l'assegnazione del sostegno, lo vive come una sua
    inadeguatezza e la riprova di una sua carenza cognitiva e, soprattutto, è
    convinto che questo lo isolerà ancora di più dai suoi compagni. A fatica sta
    accettando l'idea di un educatore a casa, che senso avrebbe creargli da subito
    questo ulteriore disagio senza prima provare altre strade? Ciò non toglie che,
    qualora l'intervento risultasse inadeguato, ci sarebbe tempo per correggerlo.

    friedenenrichetta68
  • FraRomFraRom Post: 34
    modificato giugno 2016

    Berthe_B ha detto:

    Capisce ora perché serve un'insegnante di sostegno? Se lei non accetta suo figlio così com'è non facendo di tutto per tutelare i suoi diritti, perché pretende che siano gli altri ad accettarlo e a rispettarne i diritti? 

    No, non lo capisco. Non capisco, soprattutto, perché il diritto allo studio di tutti debba necessariamente tradursi in approcci radicalmente separati per i 'normali' e per gli 'handicappati'. Credo che si possa tentare di agire sulla conoscenza e sulla flessibilità. Io non solo accetto mio figlio ma lo apprezzo moltissimo e non vorrei che fosse diverso da quello che è. Ma tutelare i suoi diritti non vuol dire necessariamente costruirgli una bolla intorno. Io, la bolla, vorrei farla scoppiare, evitando, però, che lui si faccia male...

    PS scusate, ho fatto casino con la formattazione...

    frieden
  • FraRom 
     sembrerò brusca, ma non voglio assolutamente esserlo: il pc mi fa le bizze e devo essere celere nel rispondere.
    Mi dispiace doverle dire che conserva un'idea piuttosto medievale del ruolo e delle attività dell'insegnante di sostegno. Non è come crede lei, ma non so più come dirlo. 
    Quanto all'autismo medio o grave, mi riferivo all'allontanamento del compagno di classe, spiegando le ragioni. 
    In merito al pdp, ho capito in un secondo momento che quest'anno suo figlio non ne avesse usufruito. Il Consiglio di classe avrebbe già potuto inserire suo figlio tra i BES nell'attesa di certificazione, evidentemente  i docenti non ritengono che un pdp possa soddisfare i suoi bisogni. 
    P.S. Suo figlio si fa tanto male tutti i giorni, ma lei sembra non volersene accorgere. Ad ogni modo, buona fortuna per tutto!
  • giovannagiovanna Post: 3,905
    modificato giugno 2016
    Ma, io voglio dire una cosa: tra i miei colleghi ogni tanto ce n' e' qualcuno che avrebbe bisogno della npi, sono dovuta intervenire io con una che ce l' aveva con noi colleghe e si e' messa come suo solito a gridarci parole che definire linguaggio non urbano era un complimento, tra i ragazzi ce ne sono molti che ti tirerebbero uno schiaffo di mano da quanto sono maleducati, la situazione e' difficile, e anche i neuropsi e gli psi non si rendono conto.

    Una cosa vera me la disse un insegnante di mio figlio, sa, come lui ce ne sono tanti, solo che le famiglie se ne fregano, non li vedono, non c' e' una cultura dietro.

    Il merito di queste famiglie e' di cercare di capire, tante invece non lo fanno, e hanno in casa delle situazioni gravi che dovrebbero mettersi tutti in terapia e di corsa.

    La pagelka tutti quattro portati a sei guardate non ha importanza, si' ce l' ha ma c' e' di peggio.

    Io dico: c' e' da ricostruire tutto.,anche nei neuropsi, non risparmio nessuno, negli insegnanti, nei genitori, dentro le famiglie e nella societa' intera.

    Siamo tutti controparti e abbiamo nemici ovunque, oppure facciamo le fazioni.

    Io sono mamma di asperger e insegnante, ne vedo di cotte e di crude.

    C' e' il sostegno che fa da mediatore e quello che ti si piazza in classe a controllare cosa fai te ai ragazzi, c' e' quello che non fa nulla e gira per i corridoi, c' e' di tutto.

    E c' e' la neuropsi che non si ricorda i nomi dei bimbi ai pei, perche' li ha visti una volta due anni prima:)


    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
  • Fenice2016Fenice2016 Post: 1,736
    @Berthe_B in linea di principio sono d'accordo con le idee sull'insegnante di sostegno che esponi nel primo post, ma sono in disaccordo sul discorso specifico. Forse tu hai incontrato solo insegnanti di sostegno competenti e impegnati, ma io, nella mia esperienza, ho visto che a scuola c'è un po' di tutto, come ha scritto @giovanna (è triste, ma è così!). Perciò non è detto che avere il sostegno sia sempre e comunque una "protezione", anzi, a volte si possono peggiorare le cose. Purtroppo anche se in Italia lavoriamo sull'integrazione (oggi si usa di più il termine inclusione però) da più di 30 anni è risaputo che ci sia enorme eterogeneità nelle pratiche reali e che spesso l'inclusione sia solo di facciata (questa è una forte incoerenza che non dovrebbe esistere! Partendo proprio dal "fallimento" del modello dell'integrazione è stata abbozzata da qualche anno, principalmente da Dario Ianes, una proposta di ridefinizione del ruolo dell'insegnante di sostegno che credo che sia stata sperimentata in Trentino). 
    Oltre a questa considerazione credo che poi occorra valutare caso per caso. Ogni alunno ha la sua storia e le sue caratteristiche e non condivido la generalizzazione, cioè dire ha una diagnosi allora ok ci vuole il sostegno, dipende (dal ragazzino con le sue peculiarità, dall'età, dal contesto, ecc...). Infine a me sembra che FraRom sia molto consapevole della situazione e cerchi di fare quello che, considerando tutte le variabili, ritiene, ora, il meglio per suo figlio. Le scelte vanno fatte l'importante è farle considerando più variabili possibili, poi la scelta giusta in assoluto, secondo me, non esiste.

    @enrichetta68 è bello che tu abbia trovato dei docenti aperti e sensibili. :-) 
    Purtroppo non credo sia sempre così, anzi, ribadisco: la formazione su temi psicologici-affettivi-educativi non è prevista per i professori (più presente negli insegnanti della primaria e dell'infanzia) e questo comporta che tutto sia molto soggettivo. Ci sarà l'insegnante per sua natura sensibile, ma ci sarà anche quello più rude nei modi. E la non conoscenza della sindrome di Asperger gioca infine una parte non indifferente. Spesso non si sa minimamente cosa sia o, se si ha qualche informazione, è spesso ricca di pregiudizi. 

    E capisco il 7 in condotta, nel senso che i professori, probabilmente, non comprendono pienamente le modalità di tuo figlio @FraRom , è qui il nodo secondo me. è molto difficile per una persona nt comprendere che un ragazzino che esprime i suoi pensieri in modo "troppo sincero" non stia facendo il furbetto o comunque lo faccia apposta. Questo dubbio io temo che rimanga per molto tempo se non si arriva a comprendere pienamente il ragazzo e a cercare davvero di comprendere il funzionamento del suo cervello con la mente aperta.
    Secondo me fai benissimo a parlare con la dirigente e rivolgerti alla psicologa, ottimo direi! La psicologa della scuola potrà offrire a te e ai professori dei validi consigli.

    Buon proseguimento! :-)
    (mi dispiace, ho scritto molto)
  • Quale "terra di mezzo" ? In mezzo a cosa? Agli schieramenti che lei vede o che lei crea?  Io, i miei alunni, i loro genitori, i miei colleghi, noi viviamo tutti sulla stessa terra: miei alunni vivono TUTTI sulla stessa terra, ognuno con le proprie esigenze, con i propri difetti, con le proprie qualità, rispettandosi anche quando c'è un po' di maretta tra di loro.
    Come può esserci un punto di incontro tra insegnanti e genitori, quando un genitore, ragionando per luoghi comuni,  asserisce che il sostegno in classe fa sentire diversi i ragazzi? In merito a ciò, la invito caldamente a non generalizzare; dica piuttosto che nella cultura della sua famiglia e nella classe di sua figlia è purtroppo così, perché nelle mie classi (e non solo nelle mie) e nella cultura di tantissime famiglie non è affatto così! 
    Se la famiglia, prima agenzia educativa per eccellenza, non fa nulla per abbattere i pregiudizi ; come si può pensare che faccia tutto la Scuola? Il paradosso è che sempre più spesso le famiglie delegano tutto alla Scuola, di cui, però, non si fidano! 
    In ultimo, mi piacerebbe, se me lo consente, invitarla ad abbattere anche un altro pregiudizio: forse stenta a crederci, ma gli asperger non sono proprio scemi e non sono destinati ad essere dei falliti; mi creda e se ne faccia una ragione! Ad esempio, essi possono diventare anche  insegnanti che, ovviamente, hanno sperimentato già sulla propria pelle come si vive da asperger, non tutelato da nessuno, nel periodo della  scuola media. Già... è proprio la storia di un' insegnante a cui lei consiglia vivamente le letture di  T. Attwood, poiché, è dato per scontato, che un insegnante che si incontra su un forum non possa essere anche un asperger, ma che si tratti piuttosto dell'ennesimo insegnante incompetente da acculturare, grazie a preziosissimi consigli (!), poiché, di sicuro, nulla conosce in merito a questa sindrome!  Non mi dilungo ulteriormente e le auguro una buona serata!
    giovanna
  • @Fenice2016
    Indubbiamente, come dice Giovanna, si trova di tutto, non solo nella Scuola, ma anche nelle famiglie e nell'ambito dei vari terapisti. Tuttavia, secondo me, seppur ancora tortuosa, la strada intrapresa dalla Scuola è quella giusta. Tirar fuori, ogni volta, i fantasmi del passato, ovvero gli esempi negativi di sostegno, di insegnanti curriculari che non fanno il loro dovere, di neuropsichiatri che fanno il buono e il cattivo tempo con insegnanti e genitori, non giova a nessuno e non ci porta da nessuna parte. Dire che l'insegnante di sostegno può essere un'arma a doppio taglio poiché in passato a Tizio e a Caio ha peggiorato le cose, è come dire di non prendere più la macchina perché Tizio e Caio in passato mi hanno tamponato. Se non si accetta che il bambino venga tutelato dall'insegnante di sostegno, lo si fa ancora per via di un pregiudizio. Che è da abbattere. Se non guardiamo ad un mondo sano, migliore, in cui le cose possono funzionare bene, quale inclusività? Ogni alunno è a sé, d'accordo, ma se un bambino asperger non riesce a far emergere i suoi interessi, i suoi punti di forza in ambito scolastico, è perché è troppo preso a difendersi ad armi scariche in classe. La sua autostima è a pezzi. Ci possiamo girare intorno quanto vogliamo! E' la ricerca che ci dice questo, non io.  E non sarà il diritto ad utilizzare una calcolatrice durante le verifiche di matematica, la consultazione dei libri di testo, la riduzione del carico di compiti -come previsto da eventuali pdp- ad accrescere la sua autostima e a farlo sentire accettato e considerato dalla classe.  Poi, per carità, se un genitore, che più di chiunque altro conosce lo stato d'animo, i bisogni -che non dovrebbero però essere intesi solo come aspirazioni!- del proprio figlio, valuta che questo è quanto serve per aiutare il proprio bambino nel suo percorso di crescita, ben venga! Vede, l'insegnante curriculare fa quel che può, tenendo presente le esigenze di tutti, nei limiti del suo orario di lavoro e delle valutazioni. E' l'insegnante di sostegno che regola le relazioni tra alunni, mantiene un filo diretto con le famiglie degli alunni in difficoltà e che con esse si confronta per risolvere, ridurre, affrontare determinate problematiche sia a scuola, sia a casa.  Non posso pretendere che l'insegnante di educazione fisica si trasformi per magia in un'insegnante di fisica nucleare! Stesso discorso vale per l'insegnante di materia vs insegnante di sostegno. Ho riscritto un poema epico, sorry!
    giovanna
  • FraRomFraRom Post: 34
    Quando ho aperto questa discussione, speravo di raccogliere indicazioni e suggerimenti, non di scatenare una rissa. E' chiaro che ho toccato un punto dolente. E, credetemi, l'ho fatto con ingenuità pensando, ancora una volta, che fosse possibile cooperare e collaborare e non schierare 'armate' (genitori, insegnanti, npi...) l'una contro l'altra. Ci tengo a precisare che:
    - ho affrontato il percorso di valutazione condividendo questa scelta con la psicologa della scuola e con gli insegnanti, con i quali ho parlato singolarmente nel mese di marzo (dunque ad anno scolastico avanzato);
    - in quella sede, nessuno di loro ha espresso l'idea che mio figlio avesse bisogno del sostegno o, se per questo, nemmeno di un pdp. Tutti ne hanno fatto una questione di disciplina ed educazione, come troppo spesso succede con gli Asperger;
    - la npi (servizio pubblico) ha dimostrato un'enorme disponibilità nei confronti della scuola, incontrando la coordinatrice e dando la sua disponibilità a incontrare la psicologa (per questioni logistiche questo incontro non c'è ancora stato). Inoltre ha già preso accordi per intervenire nel primo consiglio di classe e parlare a tutti gli insegnanti della condizione di mio figlio;
    - io non ho nessuna contrarietà pregiudiziale verso il sostegno. In prima battuta mi sono fatta consigliare da psicologa e npi, in seconda battuta ho cercato di sondare mio figlio. Da questi passaggi sono emersi i timori che ho esposto sopra che non vogliono essere una critica a un ruolo fondamentale, quanto una perplessità nel caso specifico;
    - in classe di mio figlio c'è già un'insegnante di sostegno, dedicata (non lo dico io, ma lei) al compagno che ha problemi di autismo accompagnati da gravi deficit. Con lei sono stati fatti lavori interessanti sul gruppo classe che potrebbero essere ripensati alla luce di quanto diagnosticato ad A.
    Detto tutto questo, mi piacerebbe @Berthe_B, che tu tenessi in considerazione anche la sofferenza e la preoccupazione di un genitore che - magari sbagliando - sta provando a mettersi in gioco e in discussione per il bene di suo figlio. Se fossi così arrogante e certa delle mie convinzioni come sembri credere, se non fossi disponibile al confronto e alla collaborazione con tutti, non mi sarei nemmeno mai iscritta a questo forum, accettando di sentirmi dire che ho sbagliato tutto e non ho capito niente della persona che, in assoluto, mi è più cara al mondo.
    Fenice2016mandragola77milly
  • giovannagiovanna Post: 3,905
    modificato giugno 2016
    @Berthe_B Beh, non ti si puo' dar torto su questo, io stessa mi trovo qui e sicuramente ho una lista di problemi lunga cosi'.

    Ma sicuramente chi comincia a frequentare gli ambienti psicologici poi cambia atteggiamenti perche' impara un sacco di cose che non sapeva.

    Pero' da una parte c' e' questo, dall' altra c' e' l' aspetto giuridico. Se la scuola come istituziione si mette a fare mille promesse, poi i genitori pretendono vengano mantenute.

    Il problema sta nel manico.

    Noi siamo chiamati a fornire dei servizi che sulla carta sono altisonanti, ma nella pratica impossibili quasi.

    E' giusto che ci facciano ricorso, se noi gli diamo a bere falsita'.


    Se la scuola continuera' a vendere il fumo sulla pelle degli insegnant, i genitori non si fideranno, pero' lo vorranno.

    Lo farei anch' io.

    Si fa tutto anche senza sostegno.
    friedenFenice2016Nemo
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
  • Fenice2016Fenice2016 Post: 1,736
    Mi scuso con @FraRom per aver dato spazio, nei miei interventi, a commenti non riferiti al tema della discussione.
    Credo che siano importanti tutti i punti di vista, ma in effetti non sia questo il luogo per esprimerli.
    Se ci fosse l'interesse verso altri temi si potrebbe aprire eventualmente una discussione a parte, per non "sporcare" questa.
    Ciao
    giovanna
  • FraRomFraRom Post: 34
    @Fenice2016
    Mi scuso io: non volevo prendermela con nessuno; la mia era solo una constatazione: nonostante avessi impostato la discussione in un modo, si è finiti altrove. Mi sembra che questo sia indice, in ogni caso, del fatto che inavvertitamente ho toccato un 'punto caldo'. Mi interessa ascoltare tutti i punti di vista, ho solo un po' i nervi scoperti dalla novità della situazione :)


    friedenFenice2016
  • giovannagiovanna Post: 3,905
    Fenice2016 ha detto:

    Mi scuso con @FraRom per aver dato spazio, nei miei interventi, a commenti non riferiti al tema della discussione.
    Credo che siano importanti tutti i punti di vista, ma in effetti non sia questo il luogo per esprimerli.
    Se ci fosse l'interesse verso altri temi si potrebbe aprire eventualmente una discussione a parte, per non "sporcare" questa.
    Ciao




    Fenice, potresti aprirla tu con un titolo non di parte.
    Non so: aspettative verso la scuola da parte dei genitori, o genitori di bimbi che hanno problemi e insegnanti, oppure aspetti psicologici e giuridici nell' ambiente scolastico...

    Non saprei.

    La guerra tra famiglia e scuola:))

    La scuola: quale dilemma?:)
    Fenice2016frieden
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
  • friedenfrieden Post: 1,387
    Visto che siamo in un forum pubblico ma soprattutto è un post di @FraRom, le mie osservazioni personali me le terrò per me. Volendo dire cosa utile per tutti, @Berthe_B ha un'esperienza diretta nella sua scuola di sostegno per un ragazzo asperger? Inoltre è vero che se alle superiori si attua un sostegno ad un allievo, successivamente molti atenei potrebbero non riconoscere il diploma conseguito con sostegno?
  • @freiden
    Certo. Sono alla seconda esperienza diretta con alunno asperger. Il mio alunno attuale ha appena concluso la prima media. 
    Se l'alunno ha usufruito di un pei per obiettivi minimi, consegue lo stesso diploma di tutti. Quindi dovrebbe essere impossibile che un'università rifiuti l'iscrizione. Non mi stupirei, ma sarebbe davvero uno schifo, se l'Università scoraggiasse l'iscrizione di un alunno con un problema fisico grave che costringerebbe all'abbattimento di determinate barriere architettoniche...
    Se l'alunno ha seguito la programmazione differenziata, allora viene rilasciato un attestato di frequenza che non permette l'iscrizione all'Università. Insegno alle medie, se c'è qualcosa di inesatto, correggete!

    @FraRom
     Pur trovandomi a scrivere sul  tuo 3d, ci tengo a precisare che le considerazioni che ho espresso negli ultimi post sono a carattere generale e non riferite alla tua esperienza personale. Se ti ho dato questa impressione -parlo degli ultimi post in cui ho citato altri utenti- , ti chiedo davvero scusa. Sono sicura che farai le scelte migliori per il tuo piccolo! 


  • giovannagiovanna Post: 3,905
    modificato giugno 2016
    Non lo so se un Pei per obiettivi minimi e' uguale.
    Mi informero', io sapevo che deve effettuare le stesse verifiche della classe con esiti sufficienti, devo sapere cosa ho firmato.

    Alle medie sicuramente si', col diploma delle superiori no.

    Trovato: http://www.ctntrieti.it/esame-di-stato-alunni-diversamente-abili-diploma-o-attestato.html
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
  • giovanna ha detto:

    Non lo so se un Pei per obiettivi minimi e' uguale.
    Mi informero', io sapevo che deve effettuare le stesse verifiche della classe con esiti sufficienti, devo sapere cosa ho firmato.

    Alle medie sicuramente si', col diploma delle superiori no.

    Trovato: http://www.ctntrieti.it/esame-di-stato-alunni-diversamente-abili-diploma-o-attestato.html

    giovanna ha detto:

    Giovanna, mi sa che hai inteso male: il pei per obiettivi minimi, ovvero il semplificato, è quello riconducibile alla programmazione ministeriale: l'alunno, se il Cdc ritiene che tutto sia in linea con la programmazione della classe, fa l'esame di stato come tutti. E ottiene lo stesso diploma degli altri. Se nel corso dell'anno l'alunno ha svolto le stesse, identiche verifiche dei compagni, allora anche le prove dell'esame saranno uguali a quelle degli altri; se, invece, ha eseguito prove "leggermente diverse", allora avrà diritto, in sede d'esame, alle prove equipollenti (non differenziate, attenzione!), sempre tarate sulla programmazione curriculare. E consegue quindi il diploma!  E siamo nuovamente off topic!

    giovanna ha detto:


  • @giovanna leggi il post sopra; ho fatto un casino con la citazione!
    giovanna
  • friedenfrieden Post: 1,387
    modificato giugno 2016
    @Berthe_B la mia non voleva essere una domanda tout court, ma proprio desideravo conoscere una sua esperienza con ragazzo asperger a livello pratico. Ad esempio il ragazzo sopra indicato da lei, che caratteristiche presentava (punti di forza e punti deboli). Come concretamente lo avete aiutato? La mia vorrebbe essere una domanda per capire, anche perché @FraRom mi aveva chiesto come avessi affrontato le medie, ebbene, non le ho affrontate (mia figlia non ha ancora diagnosi) le ho subite e ne portiamo ancora le conseguenze...
  • Berthe_BBerthe_B Post: 11
    modificato giugno 2016
    @frieden
    A livello educativo? Non potendole portare esempi della gestione di situazioni specifiche ai miei alunni (per ovvie ragioni di privacy, ovvero di riconoscibilità),  le parlerò della gestione dei comportamenti disturbanti comuni ai miei due alunni e abbastanza diffusi tra i maschietti asperger. Inizio anno scolastico: Il mio alunno è estremamente petulante nei confronti  degli insegnanti e dei compagni: interviene continuamente nei momenti meno appropriati interrompendo sempre la lezione,  è sempre con la mano alzata, fa una domanda 10 volte, se non ottiene una risposta immediata... insomma, assume tanti atteggiamenti che lo rendono insopportabile agli occhi dei compagni e gli fanno beccare i rimproveri dei colleghi.  Inizialmente osservo, poi, quando necessario, comincio a spiegare , verbalmente e solo a lui,  cos'è che è andato storto in una determinata situazione chesi è appena verificata;  quindi, fornisco  modelli di comportamento corretto ad esempio su quando alzare la mano, quando intervenire, quando chiedere di andare in bagno,  e così via. Per fargli rendere conto del fastidio che può provocare, faccio una mini scenetta con scambio di ruoli (lui fa finta di essere il prof; io, lui): gli chiedo di leggere due righe, e mentre lui parla, lo interrompo e chiedo qualcosa che non c'entra niente con quello che lui sta leggendo. Lo metto anche di fronte al fatto che  i compagni manifestano disagio e che prima o poi si stuferanno di lui. Su un quadernino,  che gli faccio portare sempre nello zaino, scrivo le regole di comportamento che sembra non aver ancora interiorizzato e il giusto modo di porsi con alunni e insegnanti in quelle stesse situazioni in cui ha appena adottato delle strategie fallimentari. Vedendolo impacciato nell'interazione coi coetanei, gli scrivo anche  le" leggi"  che regolano alcune pratiche sociali: quando si batte il 5 , quando si abbraccia un compagno, come ci si scambia la merenda  e così via. Ogni volta che riconosco che  si sta comportando in maniera corretta, che interviene poco e bene, e che riesce quindi a dominare la sua impulsività, un bell'elogio o anche un premio (in genere, una caramella)! Ai colleghi, ho chiesto maggiore fermezza di fronte ai comportamenti sgraditi. Durante episodi di conflittualità con un compagno,  mi pongo come mediatrice, sdrammatizzando in pubblico su alcuni suoi modi di fare, ma facendo anche capire a lui dove ha esagerato, sempre con la massima gentilezza davanti agli altri; insomma, si cerca di accontentare sia lui che il compagno che può essersi  sentito offeso, pressato, ecc. Invito chiaramente entrambi a chiedersi scusa. L'argomento lo affronto nuovamente in privato con lui, ma non nell'imminente. Nel caso  in cui ci sia stata una scorrettezza da parte del mio alunno nei confronti di  più compagni, magari a ricreazione, faccio capire ai compagni che può esserci stato un malinteso; faccio capire che può succedere a tutti di commettere involontariamente un'azione fastidiosa, senza volerlo realmente. Dico che è accaduto anche a me, racconto la mia esperienza  o racconto una piccola storia sociale a tutti .  Se il mio alunno fa qualche marachella più vistosa, magari combinata insieme ai compagni, avverto la famiglia, spiego come ho gestito la faccenda per permettere ai genitori di poter affrontare nuovamente l'argomento a casa. 
    Questo è solo qualche blando esempio di come lavoro, sul piano eduvcativo, su un alunno asperger in prima media. Non abbasso mai la guardia, lo monitoro sempre. Nel corso  dell'anno, ha avuto un miglioramento esponenziale nel modo di comportarsi e di relazionarsi con gli altri: ora interviene in maniera più ragionevole, ha imparato a lavorare benino in gruppo, in sintonia con tutti i compagni,  facendo valere le sue posizioni.  Non sarà mai il più simpatico della classe o il più cercato (come vorrebbe lui), ma i compagni gli vogliono un gran bene, lo aiutano sempre se lo vedono in difficoltà per qualcosa,  non lo escludono mai, nonostante riesca, spesse volte, ad essere bello pesantino.... Per la parte didattica, le farò qualche esempio domani, anche se il mio alunno  segue in tutto e per tutto la programmazione curriculare; va molto bene a scuola, ma c'è anche un lavoro enorme da parte della famiglia... 
    friedengiovannaenrichetta68
  • @Berthe_B il tuo lavoro è esemplare e molto utile, a mio avviso sarebbe anche importante se riuscissi nei tre anni delle medie a sfumare sempre di più l'aiuto in modo che poi i ragazzi diventino autonomi - credo che nei casi lievi come quelli descritti si debba raggiungere come obbiettivo l'autonomia intorno ai 20 anni.
    Come fai a fare in modo che i suoi compagni non lo considerino inferiore e che gli insegnanti non abbiano pregiudizi?

    Io credo che un supporto qualificato e fatto bene sia utilissimo - e sia in grado di fare la differenza nel futuro -, però mi piacerebbe anche che non si dovesse per forza essere etichettati come "disabili mentali" per averlo e che magari si usassero altre terminologie come "tutor" - "avere il sostegno" è connotato molto negativamente (ovviamente questo non vuole svilire il tuo lavoro).

    I ragazzini che segui come vivono il fatto di avere il sostegno? Hanno problemi di autostima? Cosa sperano per il proprio futuro scolastico o lavorativo?
    frieden
  • Berthe_BBerthe_B Post: 11
    modificato giugno 2016

    Sì, è così infatti. L'aiuto ovviamente regredisce man mano, ma deve essere presente nel momento in cui i bambini asperger si trovano in difficoltà a fronteggiare una nuova situazione. Il periodo delle medie rappresenta un eccellente banco di prova, un ottimo momento per lavorare sulla socialità. Man mano che i bambini asperger acquisiscono determinate abilità sociali crescono in autonomia. Nel periodo scolastico l'insegnante di sostegno  gli può fornire gli strumenti per migliorare le relazioni e per  imparare ad accettare anche le batoste della vita, che tutti prendono. Non è uno psicoterapeuta! la sua azione è mirata principalmente all'ambito scolastico: per un bambino asperger, essere sereno a scuola non è poco.  Non potendo scendere nei particolari, ho voluto portare solo qualche banalissimo esempio e, come avrà visto, è uscito fuori un post enorme. Abbiate pietà! 
    I bambini non considerano inferiore un compagno per il fatto di avere il sostegno: se lo emarginano è per altri motivi. Al giorno d'oggi l'insegnante di sostegno personalizza gli interventi sull'alunno assegnato, ma offre il suo supporto didattico generale e emotivo un po' a tutti, per cui, tra i ragazzini non c'è nessun bue che va a dare del cornuto all'asino, perché tutti i bambini, per una cosa o per un 'altra, chiedono l'aiuto dell'insegnante di sostegno, e non stanno certo a sindacare sulle modalità e sull'intensità degli interventi sull'alunno X e sull'alunno Y. L'insegnante di sostegno si presenta il primo giorno di scuola come insegnante della classe che aiuta tutti gli alunni e fortifica l'azione didattica degli insegnanti curriculari. E' presente come' un supporto per tutti coloro che hanno bisogno, indipendentemente dal bisogno che hanno: c'è in classe l'alunno con disabilità grave che ha bisogno di tanto aiuto e c'è l'alunno che sente il bisogno di prendere 9 anziché 8. L'insegnante di sostegno c'è per entrambi i casi. Questo è il discorso che si fa agli alunni, che nella realtà dei fatti, corrisponde proprio alla verità. Non sono gli alunni a sapere dagli insegnanti che l'insegnante di sostegno è sull'alunno X, che è asperger, questa "vitale curiosità" sono sempre i cari genitori a volersela togliere ...  I miei ragazzini , ma non solo i miei, non si pongono assolutamente il problema di avere il sostegno  e i problemi di autostima possono averli tutti, a tutte le età, chi per un motivo, chi per un altro. Se un genitore accetta il sostegno per il proprio figlio, il proprio figlio lo accetterà eccome!  
    Sull 'etichetta "disabili mentali"  posso comprenderla solo in parte, perché ogni diversità  va accettata e accolta con normalità. L a parola "disabile" non deve essere più una parolaccia. 
    p.s Probabilmente, in un futuro abbastanza  imminente, l'insegnante di sostegno sarà rinominato diversamente, pare proprio" tutor". 

    milly
  • giovannagiovanna Post: 3,905
    Hai mai avuto un bimbo Asperger definibile " maturo, piu' maturo degli altri, nei comportamenti e nei ragionamenti", cioe' uno che " parla come Piccolo mondo antico", con linguaggio ed educazione impeccabili?uno che ti conquista, non da correggere.

    Se fosse lui il diverso, uno che tace, non disturba, che non crea problemi ma sono gli altri che lo perseguitano, quali strategie adotteresti?
    Se ti va di rispondere, ovvio, vedo che sei molto competente.
    frieden
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
  • LinnaLinna Post: 351
    "Spulciando" un po' forum ho trovato questa discussione.
    Voi mamme cosa ne pensate?

    bet
  • betbet Post: 460
    Care mamme è il mio cruccio immenso. Sostegno sì sostegno no! E sono un'insegnante di sostegno...! Il grande enorme immenso problema del sostegno è: chi sarà? Cosa si inventerà? Allora sulla carta tutto perfetto: perché non mettere un insegnante che possa essere anche solo un riferimento emotivo?! Diremmo tutti sì.  Realtà: ( non sempre ovvio) il ragazzo diventa l alunno dell ins di sost . Gli viene abbonato un po' tutto purché non disturbi. Si innervosisce? Esce con l ins di sost! Diventa petulante? L ins di sost lo blocca! È stanco? Va bene basta così! Crescono meglio così i nostri ragazzi? Sicuramente diventano meno impegnativi per i curricolari... 
    Linna
  • LinnaLinna Post: 351
    @bet.Premesso che ogni genitore deve fere le proprie scelte.E a volte e come vivere o morire.E che dipende anche da ragazzi.
    Però:
    1.Tu sei una mamma di bambino n/d.
    Che nonostante , qualcuno abbia fatto una diagnosi a tuo figlio, cerchi informazioni su un forum.Ora mi metto in panni del insegnanti curriculari . Loro come possono capire tuo figlio, tra 30 -20 bambini?.Facciamo anche parent training noi genitori.Apposta.
    2.La scuola può essere un ambiente ostile per loro.
    Ma a scuola che passano  più tempo .
     Che si prende un colloquio con insegnanti due ,tre volte in anno ok.Ma non possiamo sapere cosa accade tutti giorni.Dinamiche, miglioramenti, peggioramenti.Non si interviene due tre volte in anno ,ma tutti giorni.
    3.Si.Puo essere stanco.Relazioni sociali per loro e una forte perdita di energie.
    4."Perché non mettere un insegnante che possa essere anche solo un riferimento emotivo?"
    Credimi esistono.
    5.
    bet
  • LinnaLinna Post: 351
    Mi partito commento continuo qui.
    5.Non so chi ha scritto: "Diversità spiegata bene ,può essere un valore."Eco compito del insegnante.


    bet
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