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Bimbo autistico abbandonato dai genitori.

Ciao a tutti,
Vorrei iniziare una riflessione su un triste fatto di cronaca, il modo in cui è stato riportato dai media e le reazioni che ha suscitato, in particolare sui social.
La notizia la conoscete, un bimbo autistico di 11 anni viene abbandonato dai genitori e affidato al tribunale dei minori.
Così iniziano i commenti nei confronti della famiglia, che poveretti sono stati lasciati soli, che si tratta di una disabilità molto grave, che è difficilissimo affrontare una tale situazione, in sostanza: ci spiace tanto per il bambino, ma la famiglia pure, con una disgrazia così, è da capire.
E via una serie di genitori eroi che raccontano quanto sia dura vita con i loro figli disabili, di quanto siano soli, di come gestiscano con forza e sacrificio questa sfortuna che il destino gli ha riservato.
Questo atteggiamento mi crea una sensazione di fastidio.
Non una parola su come la vita possa essere arricchita da un figlio diverso, non una parola sul trauma di un bambino, sulle conseguenze che avrà su di lui l'abbandono. L'autismo non è una disgrazia, è una difficoltà, a volte grave, ma non può essere una giustificazione per un gesto del genere. Piuttosto la famiglia può essere inadeguata e non è un'infamia dirlo.
Voi cosa ne pensate?
Nemorondinella61RomulanderMononokeHimeTatCyrano
«1

Commenti

  • JAA005JAA005 Post: 825
    modificato luglio 2019
    Guarda, sinceramente ci son rimasto da schifo dopo aver letto l'articolo. Allora se è vero che in questo Paese lo Stato sociale è risibile, è altrettanto vero che dovrebbe esistere una cosa chiamata "Umanità". Io non riuscirei ad abbandonare un criceto, figuriamoci una persona. Ho subito pensato alla ragazzina autistica che era nella mia scuola alle medie (Quella che io definisco l'autistica vera, dato che non parla e passa il suo tempo a fare puzzle) che ha pure una sorella con la sindrome di Down (Quando il destino si accanisce). Ebbene, i genitori non mi paiono né attacchi né appartenenti ad un contesto socio culturale particolarmente elevato, eppure curano queste ragazzine con amore.

    Non credo che per i miei genitori sia sempre facile avere a che fare con me, ma sono orgogliosi di me, dei miei progressi, dei miei punti di forza e accettano i miei indubbi punti di debolezza. Mi rendo conto che probabilmente non sono il figlio che avrebbero desiderato (Nessuno dice: "Vorrei un figlio auristico"), ma un conto è una proiezione, un conto la realtà. (Insomma, se vuoi cicciobello é meglio non fare figli).

    Jo
    Post edited by Sniper_Ops on
    dad_guerrieroNemorondinella61damyMinolloRomulanderester1977SoleTatsperanza82e 1 altri.
  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    Io penso al bene del bambino. Se i genitori sono inadeguati ed incapaci (a prescindere da quanto è responsabilità loro o meno) quantomeno una chance potrebbe averla.

    E poi sarebbe ora che lo Stato si rimboccasse le maniche e lavorasse onestamente per una volta tramite i suoi privilegiati funzionari con la poltrona assicurata!
    rondinella61ester1977
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • loconiloconi Post: 357
    modificato luglio 2019
    @JAA005 Sui tuoi genitori ho i miei dubbi.
    Probabilmente non sei il figlio che si aspettavano, ma sei molto di più. Io sarei felice se fossi mio figlio. Fai dei ragionamenti molti maturi e molto bene articolati. Penso che tu li abbia piacevolmente sorpresi e non ti sto lisciando.
    JAA005Romulandersperanza82
  • MarkovMarkov Post: 10,886
    Conosco casi dove è stato ugualmente affidato a strutture da adulto per impossibilità a gestirlo.
  • loconiloconi Post: 357
    @Markov quello che mi infastidisce è la retorica del genitore eroe, che si arrende contro le avversità della vita.
    Il centrare il problema sui genitori e non sul figlio.
    Sarà che il mio unico obiettivo è mio figlio, non mi interessa quanto può essere difficile, mi stressa che lui non possa farcela e che io non abbia più la forza per intervenire.
    Il centro non sono io, è lui. E quando mi dicono "siete dei genitori splendidi", sottinteso " vi sacrificate e affrontate la sfortuna" mi viene da mandarli a quel paese e rispondere che la mia unica sfortuna è incontrare persone che si complimentano per il mio coraggio.
    DomenicoJAA005NemoTat
  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    Non ho capito dove vuoi andare a parare @loconi

    Dici quello che non ti sta bene ma non dici per quale alternativa non approvi la scelta di quei genitori disperati.

    Vuoi forse dire che se il destino gli ha riservato questa difficoltà devono incassare e basta?
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • riotriot Post: 6,425
    modificato luglio 2019
    per chi non conosce la notizia, riporto il link alla news della fondazione Casa Sebastiano che ha portato fuori il caso, in cui evidenziano fortemente la mancanza di adeguato supporto sia istituzionale e sia dei servizi, e quindi il fallimento delle strutture che avrebbero dovuto sostenere questo caso.

    "fallimento". ma in che senso? la domanda allora è: il bambino di 11 anni è stato effettivamente abbandonato, oppure la famiglia non ha mezzi e capacità per farsene carico da sola e ha cercato aiuto attraverso il tribunale dei minori?

    perché nell'articolo ci sono due frasi che fanno riflettere:
    «La famiglia non vuole più tenerlo -riprende la voce-. È affidato al Tribunale dei minori».

    a leggere con attenzione e considerando il "fallimento" istituzionale denunciato, può benissimo significare che la famiglia non è che non vuole il bambino, ma che non è in grado di accudirlo da sola, di tenerlo in casa, e quindi si è rivolta al tribunale dei minori per ricevere aiuto.

    è evidente che non si tratta di un bambino di grado lieve e non conosciamo i dettagli per ovvi motivi di privacy, ma se si afferma che c'è stato "un fallimento" dietro a questa vicenda, il sospetto è che la famiglia sia stata lasciata da sola, abbandonata per prima essa stessa da chi si doveva far carico del supporto.

    per questo a mio parere i commenti di estranei sono fuori luogo, mancando tutti i dettagli e la conoscenza della storia che ne sta dietro.

    detto questo, certo leggere di abbandono e di rifiuto è orribile. mi auguro che il caso poi si riveli meno grave di quanto sia stato fatto emergere.

    sugli aspetti di positività nella relazione genitori/figli autistici hai ragione, ma purtoppo è un discorso che investe tutta la visione dell'autismo in Italia.

    DomenicoSirAlphaexaNewtonloconiLisaLaufeysonNemorondinella61barbamammaPimpirina
  • loconiloconi Post: 357
    @Domenico in realtà ho aperto il thread per cercare di fare ordine sulle mie sensazioni, arricchendomi del vostro punto di vista.
    Provo fastidio, per il codazzo di genitori con figli disabili che a seguito della notizia, hanno celebrato il loro ruolo, mettendosi quasi in contrapposizione con la famiglia del bambino, parlando della loro fatica e fingendo di comprendere la famiglia, perché anche loro soffrono, ma al contrario di questi, ce la fanno.
    Il tutto incentrato su sé stessi. Non su chi vive la condizione. Non so se sono riuscita a spiegarmi.
    Domenicoasia1234Pimpirina
  • NewtonNewton Post: 5,326
    Io credo che sia un caso di sensazionalismo giornalistico. Sapevano benissimo che la frase "i genitori non lo vogliono più" avrebbe provocato ondate di indignazione. Che poi io vorrei sapere se davvero dei genitori possano rifiutare un figlio perché "non lo vogliono più", come se fosse un prodotto di Amazon mandato indietro. Non penso. Penso che i servizi sociali piuttosto debbano intervenire nei casi in cui la famiglia da sola non riesca a soddisfare i criteri base per il benessere del minore.
    riotSirAlphaexaloconiLisaLaufeysonNemoChristianrondinella61EstherDonnelly
  • DomenicoDomenico Post: 3,935
    @loconi adesso ho afferrato, ti ringrazio del chiarimento.
    loconi
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • SirAlphaexaSirAlphaexa Post: 3,410
    Cosa penso?
    Una notizia triste di difficile gestione (non il ragazzo sia chiaro, ma a livello burocratico) ma a causa della sua (dis)informazione investirà in altro stigma e pregiudizi sullo spettro, "sindrome della crocerossina" versione genitori compreso. (E quindi si spiegherebbe perche si parla tanto di genitori "eroi", che alla fine fanno solo quello che dovrebbe fare chiunque genitore dotato di amore e buon senso, e che sotto a queste belle parole si trova solo indifferenza e un certo disgusto)
    DomenicoriotJAA005loconiChristianrondinella61marco3882EstherDonnellyTat

  • loconiloconi Post: 357
    @SirAlphaexa intendevo esattamente questo! Grazie per essere riuscito a spiegare ciò che volevo dire.
    SirAlphaexa
  • NemoNemo Post: 3,727
    riot ha detto:

     se si afferma che c'è stato "un fallimento" dietro a questa vicenda, il sospetto è che la famiglia sia stata lasciata da sola, abbandonata per prima essa stessa da chi si doveva far carico del supporto.
    Esattamente, hai centrato il punto. Il fallimento non può che essere quello di un sistema di welfare e assistenza incapace di supportare adeguatamente una famiglia che, al di là del figlio nato autistico, probabilmente ha anche n altre difficoltà da gestire - e sempre per ipotesi - magari non ha i mezzi economici, culturali e sociali per affrontarli adeguatamente.

    Alla faccia del tanto sbandierato aiuto per i più deboli.

    Postilla: il "caso Bibbiano" prevedo farà danni a cascata sul sistema di assistenza sociale. Il rischio, tutt'altro che remoto, è che si butti via un trentennio di esperienza largamente positiva nella gestione dell'affido temporaneo, in ossequio al concetto che "sbaglia uno, allora tutto il sistema è marcio".
    Mi aspetto tagli significativi e chiusura di servizi collegati, nei prossimi tempi.
    DomenicoSirAlphaexaNewtonloconisara79JAA005LisaLaufeysonrondinella61EstherDonnelly
    Memento Mori
  • amanitaamanita Post: 205
    loconi ha detto:

    Ciao a tutti,
    Vorrei iniziare una riflessione su un triste fatto di cronaca, il modo in cui è stato riportato dai media e le reazioni che ha suscitato, in particolare sui social.
    La notizia la conoscete, un bimbo autistico di 11 anni viene abbandonato dai genitori e affidato al tribunale dei minori.
    Così iniziano i commenti nei confronti della famiglia, che poveretti sono stati lasciati soli, che si tratta di una disabilità molto grave, che è difficilissimo affrontare una tale situazione, in sostanza: ci spiace tanto per il bambino, ma la famiglia pure, con una disgrazia così, è da capire.
    E via una serie di genitori eroi che raccontano quanto sia dura vita con i loro figli disabili, di quanto siano soli, di come gestiscano con forza e sacrificio questa sfortuna che il destino gli ha riservato.
    Questo atteggiamento mi crea una sensazione di fastidio.
    Non una parola su come la vita possa essere arricchita da un figlio diverso, non una parola sul trauma di un bambino, sulle conseguenze che avrà su di lui l'abbandono. L'autismo non è una disgrazia, è una difficoltà, a volte grave, ma non può essere una giustificazione per un gesto del genere. Piuttosto la famiglia può essere inadeguata e non è un'infamia dirlo.
    Voi cosa ne pensate?

    Ecco. Io non sono daccordo con la tua ultima affermazione.
    Una disabilità grave (qualsiasi sia il problema a monte) può eccome essere una disgrazia, soprattutto quando i genitori non hanno gli strumenti né gli aiuti necessari per far fronte all'immensa fatica che questo comporta.
    Dire che queste sono solo "difficoltà" che possono essere anche gravi mi pare scusami, riduzionistico.
    Ma questo errore è proprio causato da questo concetto così allargato di spettro che purtroppo va proprio a scapito di chi vive l'autismo nelle sue sfaccettature più serie e invalidanti.
    Io ho esperienza di lavoro con la disabilità tutta e credo che la fatica di star dietro ad un grave autistico non sia paragonabile a nessun"altra.
    Non si tratta di dover occuparsi di un figlio solo "diverso" o con delle difficoltà che magari con la crescita imparerà a compensare né tantomeno di un figlio solo complicato.
    Sono situazioni che non ti permettono più di condurre una vita normale o anche solo di riuscire ad avere il tempo e lo spazio per occuparsi di se stessi o degli altri componenti della famiglia.
    Se non è devastante questo per un essere umano io non so cos'altro possa esserlo.
    Poi anche l'autismo grave ora come ora è perfortuna trattabile e si può almeno cercare di arginare i comportamenti più problematici. Io ho visto ragazzini e adulti anni fa , mai terapizzati (se non con psicofarmaci) che davvero mi domandavo come avrebbero mai fatto i genitori senza dei grandi aiuti a gestire la situazione senza ammalarsi.
    Di questa vicenda non sappiamo nulla (anche se immagino che per arrivare a questo punto i problemi del ragazzino non siano certi lievi) e sull'intento dei media non mi pronuncio.
    Ma giudicare genitori che non ce la fanno io lo trovo mostruoso.
    Dal punto di vista del bambino/ragazzo che vive questa condizione è certo terribile ma credo lo sia a prescindere anche vivere con genitori devastati che non possono capirti né aiutarti.
    In alcune situazioni la comunità può essere una salvezza per tutti.
    Sui genitori "eroi" o meno. Dipende dalla disabilità di cui parliamo e dipende da quali risorse quella famiglia ha perché anche questo fa la differenza.
    Avere denaro o parenti vicini cambia tantissimo ad esempio. Spesso è anche una discriminante per mettere al mondo o meno un bambino con una malattia genetica conosciuta ad ex.
    Quanti genitori decidono per l"aborto terapeutico in questi casi perché sanno di non avere le risorse personali e ambientali per garantirgli una vita dignitosa? Non si tratta molte volte di non amare il proprio figlio, perfetto o imperfetto che sia, secondo me, siamo tutti esseri umani con i nostri limiti e i supereroi vivono solo nei cartoni.
    Albinarondinella61dad_guerrierogufomatto79mammaconfusa80riotsunskyLudo
  • amanita ha detto:

    loconi ha detto:

    Ciao a tutti,
    Vorrei iniziare una riflessione su un triste fatto di cronaca, il modo in cui è stato riportato dai media e le reazioni che ha suscitato, in particolare sui social.
    La notizia la conoscete, un bimbo autistico di 11 anni viene abbandonato dai genitori e affidato al tribunale dei minori.
    Così iniziano i commenti nei confronti della famiglia, che poveretti sono stati lasciati soli, che si tratta di una disabilità molto grave, che è difficilissimo affrontare una tale situazione, in sostanza: ci spiace tanto per il bambino, ma la famiglia pure, con una disgrazia così, è da capire.
    E via una serie di genitori eroi che raccontano quanto sia dura vita con i loro figli disabili, di quanto siano soli, di come gestiscano con forza e sacrificio questa sfortuna che il destino gli ha riservato.
    Questo atteggiamento mi crea una sensazione di fastidio.
    Non una parola su come la vita possa essere arricchita da un figlio diverso, non una parola sul trauma di un bambino, sulle conseguenze che avrà su di lui l'abbandono. L'autismo non è una disgrazia, è una difficoltà, a volte grave, ma non può essere una giustificazione per un gesto del genere. Piuttosto la famiglia può essere inadeguata e non è un'infamia dirlo.
    Voi cosa ne pensate?

    Ecco. Io non sono daccordo con la tua ultima affermazione.
    Una disabilità grave (qualsiasi sia il problema a monte) può eccome essere una disgrazia, soprattutto quando i genitori non hanno gli strumenti né gli aiuti necessari per far fronte all'immensa fatica che questo comporta.
    Dire che queste sono solo "difficoltà" che possono essere anche gravi mi pare scusami, riduzionistico.
    Ma questo errore è proprio causato da questo concetto così allargato di spettro che purtroppo va proprio a scapito di chi vive l'autismo nelle sue sfaccettature più serie e invalidanti.
    Io ho esperienza di lavoro con la disabilità tutta e credo che la fatica di star dietro ad un grave autistico non sia paragonabile a nessun"altra.
    Non si tratta di dover occuparsi di un figlio solo "diverso" o con delle difficoltà che magari con la crescita imparerà a compensare né tantomeno di un figlio solo complicato.
    Sono situazioni che non ti permettono più di condurre una vita normale o anche solo di riuscire ad avere il tempo e lo spazio per occuparsi di se stessi o degli altri componenti della famiglia.
    Se non è devastante questo per un essere umano io non so cos'altro possa esserlo.
    Poi anche l'autismo grave ora come ora è perfortuna trattabile e si può almeno cercare di arginare i comportamenti più problematici. Io ho visto ragazzini e adulti anni fa , mai terapizzati (se non con psicofarmaci) che davvero mi domandavo come avrebbero mai fatto i genitori senza dei grandi aiuti a gestire la situazione senza ammalarsi.
    Di questa vicenda non sappiamo nulla (anche se immagino che per arrivare a questo punto i problemi del ragazzino non siano certi lievi) e sull'intento dei media non mi pronuncio.
    Ma giudicare genitori che non ce la fanno io lo trovo mostruoso.
    Dal punto di vista del bambino/ragazzo che vive questa condizione è certo terribile ma credo lo sia a prescindere anche vivere con genitori devastati che non possono capirti né aiutarti.
    In alcune situazioni la comunità può essere una salvezza per tutti.
    Sui genitori "eroi" o meno. Dipende dalla disabilità di cui parliamo e dipende da quali risorse quella famiglia ha perché anche questo fa la differenza.
    Avere denaro o parenti vicini cambia tantissimo ad esempio. Spesso è anche una discriminante per mettere al mondo o meno un bambino con una malattia genetica conosciuta ad ex.
    Quanti genitori decidono per l"aborto terapeutico in questi casi perché sanno di non avere le risorse personali e ambientali per garantirgli una vita dignitosa? Non si tratta molte volte di non amare il proprio figlio, perfetto o imperfetto che sia, secondo me, siamo tutti esseri umani con i nostri limiti e i supereroi vivono solo nei cartoni.
    Non potrei essere più d'accordo. Su tutto.
    mammaconfusa80
  • loconiloconi Post: 357
    Qui non si parla di disabilità gravissime, si parla solo di autismo, e non si parla di difficoltà della famiglia, ma si dice solamente che " non lo vogliono più ".
    Mancano gli approfondimenti, o meglio la delicatezza necessaria per riportare una notizia del genere, senza che sia fuorviante.
    Ed ecco che scatta immediatamente l'equazione autismo/disgrazia, bimbo autistico peso, problema da risolvere per migliore il benessere delle famiglie e non del soggetto in questione. Questa visione dell'autismo stride e va contro tutto il lavoro che si fa per aumentare la consapevolezza, l'accettazione e l'inclusione.
    Grazie @amanita, meglio di una terapista, ora ho capito perché mi urta tanto questa storia.
    Il confronto con voi è molto stimolante.
    JAA005
  • amanita ha detto:

    loconi ha detto:

    Ciao a tutti,
    Vorrei iniziare una riflessione su un triste fatto di cronaca, il modo in cui è stato riportato dai media e le reazioni che ha suscitato, in particolare sui social.
    La notizia la conoscete, un bimbo autistico di 11 anni viene abbandonato dai genitori e affidato al tribunale dei minori.
    Così iniziano i commenti nei confronti della famiglia, che poveretti sono stati lasciati soli, che si tratta di una disabilità molto grave, che è difficilissimo affrontare una tale situazione, in sostanza: ci spiace tanto per il bambino, ma la famiglia pure, con una disgrazia così, è da capire.
    E via una serie di genitori eroi che raccontano quanto sia dura vita con i loro figli disabili, di quanto siano soli, di come gestiscano con forza e sacrificio questa sfortuna che il destino gli ha riservato.
    Questo atteggiamento mi crea una sensazione di fastidio.
    Non una parola su come la vita possa essere arricchita da un figlio diverso, non una parola sul trauma di un bambino, sulle conseguenze che avrà su di lui l'abbandono. L'autismo non è una disgrazia, è una difficoltà, a volte grave, ma non può essere una giustificazione per un gesto del genere. Piuttosto la famiglia può essere inadeguata e non è un'infamia dirlo.
    Voi cosa ne pensate?

    Ecco. Io non sono daccordo con la tua ultima affermazione.
    Una disabilità grave (qualsiasi sia il problema a monte) può eccome essere una disgrazia, soprattutto quando i genitori non hanno gli strumenti né gli aiuti necessari per far fronte all'immensa fatica che questo comporta.
    Dire che queste sono solo "difficoltà" che possono essere anche gravi mi pare scusami, riduzionistico.
    Ma questo errore è proprio causato da questo concetto così allargato di spettro che purtroppo va proprio a scapito di chi vive l'autismo nelle sue sfaccettature più serie e invalidanti.
    Io ho esperienza di lavoro con la disabilità tutta e credo che la fatica di star dietro ad un grave autistico non sia paragonabile a nessun"altra.
    Non si tratta di dover occuparsi di un figlio solo "diverso" o con delle difficoltà che magari con la crescita imparerà a compensare né tantomeno di un figlio solo complicato.
    Sono situazioni che non ti permettono più di condurre una vita normale o anche solo di riuscire ad avere il tempo e lo spazio per occuparsi di se stessi o degli altri componenti della famiglia.
    Se non è devastante questo per un essere umano io non so cos'altro possa esserlo.
    Poi anche l'autismo grave ora come ora è perfortuna trattabile e si può almeno cercare di arginare i comportamenti più problematici. Io ho visto ragazzini e adulti anni fa , mai terapizzati (se non con psicofarmaci) che davvero mi domandavo come avrebbero mai fatto i genitori senza dei grandi aiuti a gestire la situazione senza ammalarsi.
    Di questa vicenda non sappiamo nulla (anche se immagino che per arrivare a questo punto i problemi del ragazzino non siano certi lievi) e sull'intento dei media non mi pronuncio.
    Ma giudicare genitori che non ce la fanno io lo trovo mostruoso.
    Dal punto di vista del bambino/ragazzo che vive questa condizione è certo terribile ma credo lo sia a prescindere anche vivere con genitori devastati che non possono capirti né aiutarti.
    In alcune situazioni la comunità può essere una salvezza per tutti.
    Sui genitori "eroi" o meno. Dipende dalla disabilità di cui parliamo e dipende da quali risorse quella famiglia ha perché anche questo fa la differenza.
    Avere denaro o parenti vicini cambia tantissimo ad esempio. Spesso è anche una discriminante per mettere al mondo o meno un bambino con una malattia genetica conosciuta ad ex.
    Quanti genitori decidono per l"aborto terapeutico in questi casi perché sanno di non avere le risorse personali e ambientali per garantirgli una vita dignitosa? Non si tratta molte volte di non amare il proprio figlio, perfetto o imperfetto che sia, secondo me, siamo tutti esseri umani con i nostri limiti e i supereroi vivono solo nei cartoni.

    Pienamente d’accordo in ogni parola, hai espresso perfettamente ciò che penso anch’io.
  • mammaconfusa80mammaconfusa80 Post: 1,346
    modificato luglio 2019
    loconi ha detto:

    Qui non si parla di disabilità gravissime, si parla solo di autismo, e non si parla di difficoltà della famiglia, ma si dice solamente che " non lo vogliono più ".
    Mancano gli approfondimenti, o meglio la delicatezza necessaria per riportare una notizia del genere, senza che sia fuorviante.
    Ed ecco che scatta immediatamente l'equazione autismo/disgrazia, bimbo autistico peso, problema da risolvere per migliore il benessere delle famiglie e non del soggetto in questione. Questa visione dell'autismo stride e va contro tutto il lavoro che si fa per aumentare la consapevolezza, l'accettazione e l'inclusione.
    Grazie @amanita, meglio di una terapista, ora ho capito perché mi urta tanto questa storia.
    Il confronto con voi è molto stimolante.

    L’equazione scatta immediatamente perché le persone pensano all’autismo e non allo spettro autistico livello 1,2,3 ...normodotazione o plusdotazione...pensano alla tragedia di un figlio gravissimo che ti picchia e non ha il controllo sfinterico a 11 anni.
    Post edited by Sniper_Ops on
  • MarkovMarkov Post: 10,886
    modificato luglio 2019
    Dovrebbe essere scontato per tutti quelli che pensano con la propria testa.
    Non sono neanche sicuro che serva davvero divulgare su misura per quei genitori che ragionano solo a paura.
  • LinnaLinna Post: 322
    modificato luglio 2019
    Scusate, forse non ho ragione. Dico quello che penso. Non è caso mio, ma mi ha colpito molto. Non posso dare nessun giudizio. Io sono un genitore, una mamma e difendo mio figlio con le unghie e coi denti. So che è difficile, perché cercando informazioni mi sono imbattuta in casi simili. Non ci riesco proprio a capire. Come si fa affidare la vita di un figlio a qualcun'altro per avere una vita normale? Forse sbaglio, ma una volta che hai un figlio le cose si cambiano. Non saranno mai come prima.Non vivi più per te, ma per un altro, più piccolo, che devi proteggere, accudire. Una volta che c'è una famiglia, non esiste più IO, ma NOI. Poi non lo so, ma la mia domanda è: Dove sarà più felice ragazzo? Con famiglia o altrove?
    Post edited by Sniper_Ops on
    chiocciolinaJAA005
  • NewtonNewton Post: 5,326
    Non sappiamo davvero nulla di questa famiglia e non sappiamo nemmeno i reali termini della questione.
    Secondo me vi siete fatti coinvolgere dal termine "abbandono" e non riuscite a ipotizzare null'altro.

    Io ricordo una storia di una donna che aveva un figlio molto problematico, che quando andava in crisi diventava fisicamente violento. Finché aveva 6 anni non era un problema enorme. Ma quando è arrivato a 14 anni rischiava di uccidere di botte la sorellina piccola. Certe volte penso che fare il meglio per i propri figli sia anche fare delle scelte dolorose che gli altri non capiranno. Questa mamma ha trovato una struttura educativa e terapeutica per il figlio, dove è man mano migliorato. Il tutto con l'idea di riportarselo poi a casa, non certo di "buttare via la chiave".
    Cosa doveva fare, rischiare la vita sua e della figlia?

    Io sono appassionata di cronaca nera, leggo quotidianamente di casi assurdi. E ce ne sono una marea di genitori che hanno ucciso il figlio autistico perché "non ce la facevano". Ma non era meglio che fosse affidato ad altri?
    claluigufomatto79DomitillaLisaLaufeysonChristianSirAlphaexaRomulandermarco3882
  • LinnaLinna Post: 322
    modificato luglio 2019
    Newton ha detto:

    Non sappiamo davvero nulla di questa famiglia e non sappiamo nemmeno i reali termini della questione.

    Secondo me vi siete fatti coinvolgere dal termine "abbandono" e non riuscite a ipotizzare null'altro.

    Io ricordo una storia di una donna che aveva un figlio molto problematico, che quando andava in crisi diventava fisicamente violento. Finché aveva 6 anni non era un problema enorme. Ma quando è arrivato a 14 anni rischiava di uccidere di botte la sorellina piccola. Certe volte penso che fare il meglio per i propri figli sia anche fare delle scelte dolorose che gli altri non capiranno. Questa mamma ha trovato una struttura educativa e terapeutica per il figlio, dove è man mano migliorato. Il tutto con l'idea di riportarselo poi a casa, non certo di "buttare via la chiave".
    Cosa doveva fare, rischiare la vita sua e della figlia?

    Io sono appassionata di cronaca nera, leggo quotidianamente di casi assurdi. E ce ne sono una marea di genitori che hanno ucciso il figlio autistico perché "non ce la facevano". Ma non era meglio che fosse affidato ad altri?
    Sì, penso sarebbe stato meglio.

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    Post edited by Sniper_Ops on
  • Anche io non mi sento di giudicare assolutamente i genitori. Nonostante la notizia non diffonda i particolari, ci sono casi davvero difficili da gestire e che mettono in pericolo la vita sia di chi ha personalmente la disabilità sia dei familiari. Ciò che accade e che non dovrebbe accadere è abbandonare le famiglie a loro stesse nella gestione della disabilità così da dare il contentino a chi in qualche modo ce la fa di essere chiamato eroe e stop e invece condannare gli altri alla disumanita'. Nessun genitore vorrebbe mai abbandonare un figlio ma quando la vita diventa un incubo, che fare? Piuttosto mi viene da chiedermi che cosa sarà stato messo in atto per aiutare queste persone, quali sostegni psicologici e materiali, quali risorse saranno state investite? Nel mio piccolo, appena avuta la diagnosi di mia figlia subito chiesi al np di indicarci il percorso per i genitori. Mi risposero candidamente che non c'era nessun percorso strutturato in un centro pubblico che si occupa di autismo. Vado dallo psichiatra pubblico e quando lo informo del mio problema mi risponde che anche lui da piccolo ha iniziato a parlare tardi e che sua mamma si spaventò e che comunque io non avevo problemi psichiatrici ma dovevo solo accettare una realtà. E mi rispedisce a casa dicendomi che non c'è niente nel pubblico. Conosco almeno una famiglia che ha vissuto una tragedia simile ma peggiore di questa ultima balzata alla cronaca. Quello che salta agli occhi è la totale superficialità, mancanza di investimenti, disorganizzazione che contraddistingue spesso la gestione dei casi di Autismo di qualsivoglia gravità e a maggior ragione di quella severa. L'autismo deve cessare di essere gestito come si è sempre fatto:se lieve tenuto segreto per evitare l'isolamento e la A cucita addosso, se grave nascosto il più possibile in casa o in istituto per non ferire la sensibilità pubblica e in ogni caso deve essere affrontato in base all'intelligenza e alla disponibilità economica delle famiglie. E se i genitori sono poveri, ignoranti e non sanno che pesci prendere? Così non è giusto.
    NewtonDomitillaRomulanderNemoamanitariot
  • amanitaamanita Post: 205
    loconi ha detto:

    Qui non si parla di disabilità gravissime, si parla solo di autismo, e non si parla di difficoltà della famiglia, ma si dice solamente che " non lo vogliono più ".
    Mancano gli approfondimenti, o meglio la delicatezza necessaria per riportare una notizia del genere, senza che sia fuorviante.
    Ed ecco che scatta immediatamente l'equazione autismo/disgrazia, bimbo autistico peso, problema da risolvere per migliore il benessere delle famiglie e non del soggetto in questione. Questa visione dell'autismo stride e va contro tutto il lavoro che si fa per aumentare la consapevolezza, l'accettazione e l'inclusione.
    Grazie @amanita, meglio di una terapista, ora ho capito perché mi urta tanto questa storia.
    Il confronto con voi è molto stimolante.

    Personalmente credo che il punto qui non sia l'autismo ma le difficoltà di una famiglia difronte ad un handicap probabilmente importante o comunque di difficile gestione.
    È irrilevante la motivazione alla base.
    Che sia autismo, schizzofrenia, cerebrolesione o altra patologia mentale cambia nulla.
    Esistono autistici gravi che sono gestibili e persone affette da altre condizioni considerate meno gravi che creano difficoltà enormi alle famiglie.
    Che ci sia l"equazione autistico/disgrazia è verissimo ma è normale visto che per decenni questa etichetta è stata utilizzata solo nei casi di compromissione seria. Tu dici che deve cambiare la mentalità ma non lo si può fare a scapito delle famiglie che si ritrovano ad affrontare problemi ben diversi con i propri figli e meritano tutta la comprensione e il rispetto per il carico pesante che devono affrontare.
    Io ho una cugina che ha un figlio con una piccola cerebrolesione. Perfortuna non ha nessuna disabilità conseguente se non un po di impaccio motorio davvero irrilevante. Se si utilizzasse per lui il termine "cerebroleso" non sarebbe scorretto perché questo è ma di fatto disabile non è (anzi) eppure potrebbe essere chiamato così esattamente come un banbino che a causa di questo ha tutta una serie di compromissioni.
    Se lei presentasse suo figlio in questo modo è ovvio che la gente penserebbe ad una disgrazia no? Se un domani per ipotesi assurda si scoprisse che molte persone con varie difficoltà hanno in realtà una piccola celebrolesione i celebrolesi diventerebbero tantissimi e si cadrebbe nell'errore di pensare che allora questa cosa non è poi così grave perché cel'hanno in molti ma questo non vuol dire che una celebrolesione non può renderti un vegetale.
    Con l"autismo mi pare la stessa cosa francamente.
    Ora è come se si fosse spostato completamente il significato verso situazioni decisamente più lievi visto che l"autismo grave continua a rimanere un disturbo più raro e la grande incidenza di casi è ovviamente frutto della crescita di diagnosi di alto funzionamento ma non è che l'autistico gravemente disabile non esiste più.
    E in queste situazioni va riconosciuto che non si tratta di accettare una diversità o delle difficoltà che si possono affrontare con tanta terapia e amore, al pari di un piccolo asperger ad ex.
    Bisogna considerare che per quanto si sia allargato il concetto, e indubbiamente esistono autistici non disabili (esattamente come nell'esempio della cerebrolesione) esistono ancora gli austici per come si intendevano vent'anni fa e ne esisteranno sempre.
    Forse sarebbe più giusto parlare di handicap a questo punto e non di autismo perché francamente il bisogno di etichettare comportamenti fuori norma (che non perforza danno disabilità di qualche tipo) in questo momento storico mi pare più un problema della società che della persona stessa.
    Ha più a che fare con il concetto comune di normalità e diversità che la società impone e meno con la presenza più o meno marcata di una disabilità permanente.
    Detto questo ovviamente bisogna lavorare per l'accettazione delle diversità tutte, sono daccordo, ma credo francamente che questo spettro comune non sia utile né identitario e crei solo confusione.
    Confusione che non giova a nessuno alla fine perché si allarga lo spettro e si mettono dentro persone di tutti i tipi e con vari tipi di problemi poi però quando si sente che uno di questi è uscito dalla condizione o ha preso una laurea con la comunicazione facilitata e non corrisponde più allo stereotipo le associazioni insorgono affermando che sicuramente la diagnosi è sbagliata e di non alimentare false illusioni perché l'autismo è un'altra cosa.
    Ecco. È proprio questo a generare tutta la confusione e questa discussione mi sembra proprio emblematica.
    Albina
  • riotriot Post: 6,425
    modificato luglio 2019
    amanita ha detto:



    Personalmente credo che il punto qui non sia l'autismo ma le difficoltà di una famiglia difronte ad un handicap probabilmente importante o comunque di difficile gestione.
    È irrilevante la motivazione alla base.
    Che sia autismo, schizzofrenia, cerebrolesione o altra patologia mentale cambia nulla.
    Esistono autistici gravi che sono gestibili e persone affette da altre condizioni considerate meno gravi che creano difficoltà enormi alle famiglie.
    Che ci sia l"equazione autistico/disgrazia è verissimo ma è normale visto che per decenni questa etichetta è stata utilizzata solo nei casi di compromissione seria. Tu dici che deve cambiare la mentalità ma non lo si può fare a scapito delle famiglie che si ritrovano ad affrontare problemi ben diversi con i propri figli e meritano tutta la comprensione e il rispetto per il carico pesante che devono affrontare.
    Io ho una cugina che ha un figlio con una piccola cerebrolesione. Perfortuna non ha nessuna disabilità conseguente se non un po di impaccio motorio davvero irrilevante. Se si utilizzasse per lui il termine "cerebroleso" non sarebbe scorretto perché questo è ma di fatto disabile non è (anzi) eppure potrebbe essere chiamato così esattamente come un banbino che a causa di questo ha tutta una serie di compromissioni.
    Se lei presentasse suo figlio in questo modo è ovvio che la gente penserebbe ad una disgrazia no? Se un domani per ipotesi assurda si scoprisse che molte persone con varie difficoltà hanno in realtà una piccola celebrolesione i celebrolesi diventerebbero tantissimi e si cadrebbe nell'errore di pensare che allora questa cosa non è poi così grave perché cel'hanno in molti ma questo non vuol dire che una celebrolesione non può renderti un vegetale.
    Con l"autismo mi pare la stessa cosa francamente.
    Ora è come se si fosse spostato completamente il significato verso situazioni decisamente più lievi visto che l"autismo grave continua a rimanere un disturbo più raro e la grande incidenza di casi è ovviamente frutto della crescita di diagnosi di alto funzionamento ma non è che l'autistico gravemente disabile non esiste più.
    E in queste situazioni va riconosciuto che non si tratta di accettare una diversità o delle difficoltà che si possono affrontare con tanta terapia e amore, al pari di un piccolo asperger ad ex.
    Bisogna considerare che per quanto si sia allargato il concetto, e indubbiamente esistono autistici non disabili (esattamente come nell'esempio della cerebrolesione) esistono ancora gli austici per come si intendevano vent'anni fa e ne esisteranno sempre.
    Forse sarebbe più giusto parlare di handicap a questo punto e non di autismo perché francamente il bisogno di etichettare comportamenti fuori norma (che non perforza danno disabilità di qualche tipo) in questo momento storico mi pare più un problema della società che della persona stessa.
    Ha più a che fare con il concetto comune di normalità e diversità che la società impone e meno con la presenza più o meno marcata di una disabilità permanente.
    Detto questo ovviamente bisogna lavorare per l'accettazione delle diversità tutte, sono daccordo, ma credo francamente che questo spettro comune non sia utile né identitario e crei solo confusione.
    Confusione che non giova a nessuno alla fine perché si allarga lo spettro e si mettono dentro persone di tutti i tipi e con vari tipi di problemi poi però quando si sente che uno di questi è uscito dalla condizione o ha preso una laurea con la comunicazione facilitata e non corrisponde più allo stereotipo le associazioni insorgono affermando che sicuramente la diagnosi è sbagliata e di non alimentare false illusioni perché l'autismo è un'altra cosa.
    Ecco. È proprio questo a generare tutta la confusione e questa discussione mi sembra proprio emblematica.



    scusa ma la confusione la ingenerano punti di vista come quelli che hai espresso.

    punto 1, l'handicap non è una condizione ma l'effetto di una mancanza di adeguate strutture che permettano al disabile di poter vivere all'interno della comunità senza essere penalizzato rispetto ala maggioranza della popolazione. per fare un esempio, la persona tetraplegica ha una disabilità, ma se non trova un marciapiede a scivolo, allora questo (non la persona e la sua disabilità) diventa un handicap per questa persona, è quindi handicappata cioè svantaggiata rispetto alle barriere sociali.

    stesso discorso per la persona autistica: l'handicap è l'ostacolo frapposto tra questa e le sue capacità d'inserimento sociale.

    punto 2, se una persona è diagnosticata come autistica, allora è disabile. il termine non deve spaventare perché indica semplicemente il non essere abili a fare cose che per la maggioranza delle persone sono innate. per esempio, la socializzazione.
    e se la persona è autistica, saranno le terapie assegnate a dargli la possibilità di miglioramanto, qualunque grado sia la disabilità

    punto 3, non si esce dall'autismo ma si può migliorare la propria condizione con la consapevolezza e le suddette terapie. si rimane autistici per sempre.

    punto 4, la comunicazione facilitata assistita è fonte di notevoli controversie ancora oggi, a causa delle possibili manipolazioni messe in atto dai terapisti (anche in modo involontario), quindi non consiste in un esempio clinicamente accettato da tutta la comunità scientifica

    punto 5, l'allargamento dello spettro autistico checchè se ne dica, ha due enormi vantagggi.
    il primo vantaggio è che ha permesso a persone di grado lieve di essere finalmente riconosciute e quindi tirate fuori dal limbo della loro sofferenza al fine di assegnargli terapie adeguate al loro livello
    il secondo vantaggio è che si è così potuta creare una comunità di supporto reciproco, dove per reciproco s'intende non solo tra "pari", ma anche rispetto ai livelli più severi, perché vige il principio di inclusione, per cui quando parla un Asperger, sa benissimo cos'è l'Autismo e lo Spettro Autistico, e si può far carico delle necessità di tutti gli Autistici essendo più avvantaggiato

    Ora, è anche sbagliato pensare che il grado più severo sia anche un recinto invalicabile. non è così. ci sono studi clinici che dimostrano come anche l'Autismo severo vada incontro a miglioramenti con lo scorrere dell'età e concondizioni ambientali favorevoli:

    il problema maggiore quindi, dal mio punto di vista, è sempre quello dell'informazione: come la fai e perché la fai.

    LisaLaufeysonSirAlphaexaclaluigufomatto79
  • amanitaamanita Post: 205
    Sono daccordo sul concetto di handicap ma ti direi riot, che con la piega che sta prendendo la nostra società, molti di noi ormai rischierebbero di risultare disabili in qualcosa perché è indubbio che qualsiasi condizione di disagio, anche la depressione, potrebbero attualmente creare uno svantaggio sociale e necessitare di supporto.
    Per capirlo basta vedere la situazione con i bambini sempre più etichettati per ogni problema, effetto di una società sempre meno tollerante verso chi per vari motivi non rispetta i canoni.
    Di contro sono certa che un problema come la dislessia in africa non rappresenterebbe una disabilità per nessuno visto che non esiste pressione sociale sui bambini e se imparano a leggere a 12 anni anziché a 7 nessuno se ne preoccupa.
    Il concetto di disabilità quindi è in molti casi opinabile e legato al contesto.
    Ovviamente non metto in dubbio che i così detti lievi o alto funzionamento debbano essere supportati. Ho un figlio nd e le vedo benissimo le differenze con gli altri che imparano in maniera innata cose che per lui sono difficili.
    Però permettimi di dirti una cosa: il concetto di spettro unitario per quanto possa portare vantaggi a tutti è una forzatura sempre più evidente tanto da non essere più nemmeno credibile.
    E come si può fare informazione corretta se nemmeno parliamo di problematiche che sono comuni?
    Francamente per me non regge più la questione dei sintomi uguali per tutti solo di intensità diverse se poi ci metti bambini che a parte le difficoltà a relazionarsi con i pari non hanno nient'altro in comune con il resto della grande famiglia autismo.
    Più si allargano i criteri e meno il tutto diventa credibile e questo non porta affatto dei vantaggi.
    È vero. L'autismo è una disabilità, sono daccordo. Ma se così è allora che si usi questa etichetta per le persone veramente disabili e non ci si scandalizzi difronte ad una famiglia che vede l'autismo come una disgrazia però.
    Sono certa si possa fare molto anche per l'autismo più grave ma sono altrettanto certa che queste situazioni siano poco modificabili per la natura stessa delle problematiche che purtroppo bloccano lo sviluppo psichico.
    E se vuoi la vera differenza sta proprio li e non nelle abilità o nel funzionamento cognitivo più o meno diverso e/o deficitario.
    Infine non credo che sia il mio punto di vista a generare confusione.. Che ci sia qualcosa che non quadra credo che ormai molti genitori come me l'abbiano capito e riconoscere ciò non toglie dignità alle problematiche degli adulti o bambini che hanno delle difficoltà e anzi dovrebbe farci riflettere tutti un po di più, perché se lo scopo è davvero quello di cambiare la mentalità su questo tipo di difficoltà dovremo chiederci se è davvero questa la giusta maniera.
    Riflettere su questo credo sia importante e vitale soprattutto per le famiglie che fino a prova contraria sono le figure più importanti in queste situazioni e vanno messe in condizione di guardare ai problemi per ciò che veramente sono, cosa che allo stato attuale, credimi non succede e proprio a causa di questa confusione diagnostica che fa comodo a molti indubbiamente ma ha purtroppo anche i suoi effetti devastanti che nessuno vuole mettere in discussione quando invece da discutere a mio avviso ci sarebbe moltissimo.







  • NewtonNewton Post: 5,326
    @amanita

    però a me sembra anche semplicistico definire sempre i livello 1/asperger come persone che hanno bisogno di supporto lieve o come persone che non possono avere disabilità.
    L'esempio che portavo io qualche messaggio fa (quello della mamma che ha trovato una struttura per il figlio) è di un ragazzo asperger, non un "autistico grave".

    Ricordiamoci che qui sul forum ci sono sì asperger adulti con una vita super-regolare (e che spesso sono subclinici), ma anche quelli che non riescono a lavorare, o quelli che prendono psicofarmaci molto pesanti.
    amanitaclaluigufomatto79LisaLaufeysonNemoSirAlphaexaSophia
  • Sono d'accordo con @amanita e i suoi interventi esprimono molto di quello che vorrei dire sulla questione.
    Specialmente credo che non sia giudicabile o nemmeno immaginabile il dolore, la fatica e il logoramento che comporta avere un figlio con un handicap serio, con un handicap per come lo si intende nel senso più stretto.
    Per essere arrivati a questo punto credo che quei familiari abbiano comunque tentato e resistito quanto più potevano.
    mammaconfusa80amanita
  • amanitaamanita Post: 205
    Newton ha detto:

    @amanita


    però a me sembra anche semplicistico definire sempre i livello 1/asperger come persone che hanno bisogno di supporto lieve o come persone che non possono avere disabilità.
    L'esempio che portavo io qualche messaggio fa (quello della mamma che ha trovato una struttura per il figlio) è di un ragazzo asperger, non un "autistico grave".

    Ricordiamoci che qui sul forum ci sono sì asperger adulti con una vita super-regolare (e che spesso sono subclinici), ma anche quelli che non riescono a lavorare, o quelli che prendono psicofarmaci molto pesanti.
    Sono daccordo. La necessità di supporto non è legata alla gravità della condizione ma decidere il livello in base a questa necessità (come si sta facendo attualmente) significa dare etichette di autismo grave a bambini che non lo sono e questo.,mi spiace che nessuno lo capisca, è devastante per i genitori e profondamente stigmatizzante per il bambino.
    Non si possono associare queste problematiche che sono diverse. Non ha senso!
    Certo che un lieve può essere multiproblematico ma NON ha comunque gli stessi problemi di una persona con una condizione profonda. Cambia tutto, la tipologia di supporto, la prognosi.. Ma come si fa a metterle insieme?
    Ma nessuno si domanda quali ripercussioni ha questa cosa sulle famiglie? È questa la causa di informazioni non corrette secondo me.
    Cosa che certo non dipende da nessuno di noi qui ma dal sistema diagnostico che come ho detto e ripetuto è troppo fallace per essere preso seriamente.



    mammaconfusa80gufomatto79
  • mammaconfusa80mammaconfusa80 Post: 1,346
    modificato luglio 2019
    @amanita ti do ragione. Io parlo per me. Se non avessi avuto il bagaglio culturale che mi porto dietro e se non avessi incontrato in rete questo forum molto probabilmente sarei finita sotto psicofarmaci pesanti dopo la diagnosi di mio figlio. Ho una coppia di amici che ha un figlio con problematiche molto simili a mio figlio eppure I clinici non parlano di autismo ma di ADHD...sapete quanto cambia per loro? Parole della mamma: se mi avessero scritto autismo sarei morta, con ADHD ci hanno detto che avrà una vita normale se supportato da piccolo. Ok la situazione non cambia perché ha sempre bisogno di terapie ma dovreste vederli i genitori come sono in mezzo alla mischia con questo bimbo e con quale serenità lo stanno aiutando, se avessero letto “autismo” sarebbero buttati in un letto a piangere ve lo dico io!
    dad_guerrierogufomatto79chiocciolinaamanitaadi
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