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Evento online per i 10 anni di Spazio Asperger

Riflessioni.

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Commenti

  • @chiocciolina ma scusa una volta che la medicina diagnostica persone come Nicoletti non ti sembra che la giungla sia già compresa?
  • sunskysunsky Post: 247
    @gioia appunto perché i nostri casi e le difficoltà che affrontiamo sono spesso diverse tra di loro etichettare un bambino come potenzialmente autistico in modo uniforme è secondo me controproducente. Io non ho mai detto che lo Stato non debba offrire sostegno ma se l'etichetta spesso (non sempre x fortuna) è controproducente questo deve essere presa in considerazione. A me sembra di etichettare un modo di essere della natura umana e non capisco il senso. Sicuramente non nego la necessità del supporto.
    Albinaamanita
  • @mamma_francesca sicuramente l'errore di valutazione ci può stare forse i criteri di diagnosi dovrebbero essere un pochino più stringenti questo si...per questo si parla di spettro appunto perché i casi sono i più disparati...ma allora non capisco il perché i genitori fanno diagnosticare i propri figli se non ci sono problemi tangibili...cioè io non mi sarei sognata di sottoporre mio figlio a visite analisi elettroencefalogramma e valutazioni neuropsichiatriche avrei pensato ad una diversità di carattere e basta così come facevano probabilmente le nostre mamme.
    gufomatto79
  • amanitaamanita Post: 205
    A me sembra che i criteri diagnostici siano in realtà solo un elenco di comportamenti che possono essere presenti per vari motivi.
    Non è mai stata trovata una causa univoca sottostante, infatti la scienza sta' ormai abbandonando questa ipotesi di ricerca. ( esiste proprio qui un bell'articolo su questo: http://www.spazioasperger.it/index.php?q=valutazione-e-intervento&f=440-scomporre-lo-spettro-autistico) e se la ricerca ha abbandonato questa ipotesi è un controsenso che venga mantenuta nella clinica.
    Se non avete letto questo articolo vi consiglio di farlo.
    Per quello che so , condividere "sintomi", nella medicina organica, non vuol dire necessariamente avere la stessa malattia e credo che lo stesso discorso possa valere anche per le condizioni psichiatriche, in queste però non si sono mai davvero trovate cause sottostanti e organiche certe quindi si etichettato i sintomi. Non si può oggettivamente fare altro.
    Quindi per me la questione diagnosi è tutt'altro che chiara, in tutte le condizioni psichiatriche e non solo nell'autismo, e le etichette in questo ambito sono utili sicuramente ai fini assistenziali, non sempre a quelli terapeutici ne tanto meno a quelli prognostici.
    A me sembra sinceramente che alla fine, l'unica cosa che accomuna tutte le condizioni incluse nello spettro sia lo sviluppo atipico, che qualcuno chiamerebbe "deficit delle funzioni esecutive" è qualcun'altro "neurodiversità, ma come si dice sempre, le manifestazioni dello sviluppo atipico sono molto variegate.
    In poche parole non esiste un prototipo di persona nello spettro, la sintomatologia (i criteri diagnostici) sono comuni in molte situazioni diverse e anche in alcune malattie e/o deficit organici quindi è praticamente impossibile allo stato attuale dare definizioni e prognosi certe.
    L'autismo è un disturbo pervasivo così come altri disturbi dello sviluppo che non sono autismo ma il tutto attualmente viene chiamato autismo.
    Non vi è una motivazione scientifica dietro. È una scelta clinica, politica.
    Alla luce di questo è abbastanza ovvio che non si possa creare un'identità intorno al concetto di spettro secondo me. La si potrebbe creare, credo, solo intorno al concetto di neurodiversità.
    Questo credo sia il motivo anche per cui non ci si capisce.
    Io concordo sul fatto che la parola autismo crei uno stigma purtroppo e devo dire ( ancora purtroppo) che personalmente l'ho vissuto con la scuola e proprio perché la neurodiversità crea problematiche differenti, questo è stato un male per mio figlio che è un neurodiverso molto consapevole e con una bassissima autostima.
    Per dire che siccome ogni situazione è a se anche le possibili conseguenze possono essere più o meno importanti per ogni bambino.
    È veramente veramente, impossibile generalizzare e ogni scelta deve essere fatta sul singolo bambino e le sue caratteristiche.
    Anche quella di attaccargli o meno un etichetta perché questa purtroppo condiziona gli altri e tutto ciò ha inevitabilmente delle conseguenze su di lui.
    Per cui alla fine discutere di questo mi sembra davvero inutile. Io comprendo le posizioni di tutti qui. Ognuno ha le proprie motivazioni.
    Ho aperto questa discussione in realtà perché volevo parlare dell'accettazione di noi genitori, a prescindere dalle etichette, perché al di la di tutte le questioni diagnostiche i nostri sono figli comunque un po' o un po' tanto diversi dagli altri.
    È il motivo per cui ci troviamo tutti qui infondo.







    Nemoclaluimammaconfusa80sunskyAlbinaliz
  • Che dire a tutte voi.. Non ho fatto in tempo a leggere tutte le 10 pagine del post.. Avendo a che fare con un lavoro che mi ha sempre portato a conoscere seppur minimamente questa patologia (autismo ),ho sempre vissuto con la paura di avere un figlio che portasse questa patologia perché sull'autismo si è detto di tutto e perché presenta varie sfumature. Io penso che il pensiero va solo a come sarà la qualità di vita di mia figlia, quando non ci saremo più.. Si sono tragica.. Detto questo, e con la diagnosi di disturbo dello spettro autistico di 2 livello, penso che continuerò a trattare mia figlia come sempre, a pretendere che quando entrerà alla materna a settembre abbia tutto il sostegno possibile a scuola, perché lei ha una malattia, questo è, incurabile, brutto da dirsi, ma che, grazie al sostegno medico e scolastico possa notevolmente migliorare.. Questa è la speranza..
    adigufomatto79
  • @chiocciolina nel caso di mio figlio non c'è nessun errore diagnostico stando quelli che sono i criteri .... quello che non condivido è che la scienza abbia deciso di comprendere in un manuale psichiatrico quello che è un modo di essere ... per quello che è lo spettro oggi mio figlio è autistico solo che secondo me non è giusto per lui e per altri essere visti come disabili quando la realtà è che sono DIVERSI. Lui non ha mai avuto disturbi del linguaggio (a un anno parlava bene e la sua prima parola a 8 mesi è stata mamma), non ha ritardi nell'acquisizione delle competenze, se la cava nelle situazioni di vita, però gli interessano cose diverse, ha una sensibilità diversa, oltre al fatto che la sua intelligenza lo ha reso sempre "ansioso" e "pauroso" perchè la capacità di mettere in relazione le cose e di ragionare ovviamente ti frena ... di solito i bimbi sono molto incoscenti e questo è quello che gli permette di imparare molto in fretta cose nuove e di "buttarsi" nella vita. Oggi giorno il suo modo di essere viene definito "autismo" al pari di chi non riesce a parlare, mangiare da solo, vestirsi da solo, non ha il concetto del valore dei soldi ecc.

    Il fatto di andare da un Npi non è venuto da noi genitori, anche se abbiamo sempre visto le diversità di mio figlio - che comunque non ci sembravano strane visto che le ha ereditate da noi -, ma dalla scuola materna che praticamente ci chiamava ogni venerdì; nella scuola oggi vogliono che i bimbi siano tutti "uguali" e se un bimbo ha uno sviluppo atipico ti costringono ad indagare ... ovviamente un genitore se la scuola gli dice che c'è qualcosa che non va non è che fa spallucce e dice "è il carattere", ma approfondisce. Se fossi stata una bimba oggi anche mia madre sarebbe stata chiamata e certo non avrebbe potuto dire "è il carattere".
    sunskyDomitilla
  • @amanita io purtroppo faccio ancora fatica ad accettare la diversità di mio figlio, e la cosa incomprensibile è che la sua diversità l'ha presa da me e da mio marito per cui dovrei immagino accettarla più facilmente .... forse mi sento in colpa per i geni che gli ho passato ... penso di essere una delle poche mamme che non sogna minimamente di diventare nonna.
  • itit Post: 536
    @mamma_francesca scrivi che tuo figlio non presenta difficoltà, però lo consideri un disabile solo in base alla tua emotività, può darsi che, e ti prego di non offenderti, abbia bisogno tu di un aiuto magari psicologico?
    Mare
  • Comunque continuo a scrivere che mio figlio ha delle difficoltà (nella socializzazione), non capisco perchè capiate tutti il contrario.
  • itit Post: 536
    @mammafrancesca perché dici che non ha difficoltà invalidanti però lo vedi come un disabile perché è stato diagnosticato,
    io mi sento confusa vedendoci una contraddizione, naturalmente parlo per me
    claluimammarosannaMare
  • @mamma_francesca ovviamente ognuno ha la sua storia,sicuramente la parola autismo fa tanta paura e metterci dentro di tutto magari non è il massimo...il fatto che oggi i bimbi devono essere tutti omologati senza alcuna diversità è pesante ti capisco...Si miei tempi ti dico che mio fratello balbettava tanto ed era pieno di tic!
    Oggi forse sarebbe stato diagnosticato chissà ma mia madre non ha fatto una piega e si è risolto tutto spontaneamente
  • @it sono portata per via della diagnosi a considerare i suoi comportamenti come "anormali" anche quando poi scopro essere comportamenti presenti anche negli altri bimbi che è cosa diversa da vederlo "disabile" per via della diagnosi, ma è cosa altrettanto grave, perchè immaginati a crescere con una mamma che sta li ad analizzare tutto quello che fai ...

    La diagnosi non me lo fa vedere come disabile, me lo fa vedere come "strano" più di quello che è, soprattutto considerando che non dovrebbe per niente sembrarmi strano visto che sono molto simile: è come se la diagnosi mi dicesse questo comportamento non va bene, devi fare in modo che si modifichi, quando io stessa faccio con piacere una cosa analoga. E mi dispiace e mi fa arrabbiare perchè non sono comportamenti in alcun modo pericolosi e non vedo perchè debbano essere sintomi di una "sindrome". (tipo a me piace un sacco camminare avanti e indietro o ancora meglio in tondo tipo intorno ad un tavolo perchè mentre cammino penso meglio e mi piace svagarmi pensando a storie inventate nella mia testa, è un mio passatempo che faccio ovviamente quando sono sola nella stanza ... ovviamente adesso so che è cosa da "pazzi" ... io sono stata molto più fortunata di mio figlio perchè i miei genitori mi hanno sempre lasciata in pace a rilassarmi così, non gli è mai passato per la testa che fosse un comportamento sintomo di qualche "disturbo" ... per dire mio figlio non fa niente di altrettanto strano ma credo che sia perchè comunque non glielo lascerei mai fare ... )
    itamanita
  • gioiagioia Post: 649
    sunsky ha detto:

    @gioia appunto perché i nostri casi e le difficoltà che affrontiamo sono spesso diverse tra di loro etichettare un bambino come potenzialmente autistico in modo uniforme è secondo me controproducente. Io non ho mai detto che lo Stato non debba offrire sostegno ma se l'etichetta spesso (non sempre x fortuna) è controproducente questo deve essere presa in considerazione. A me sembra di etichettare un modo di essere della natura umana e non capisco il senso. Sicuramente non nego la necessità del supporto.

    Vengo proprio oggi dall ennesima discussione con mio marito. Non vuole etichettare il figlio a scuola, non vuole dare il sostegno... E lui ne avrà bisogno. Siamo stati alla festa di accoglienza della scuola dell infanzia, inutile dire che mio figlio nn ha voluto partecipare a nessun gioco organizzato dalle maestre. Per non etichettare mio figlio lonsto mandando allo sbaragliò...ecco cosa succede.
    mammaconfusa80mammarosanna
  • @gioia, non mollare!
    tentare un sostegno psicologico rivolto alla coppia genitoriale per trovare uno spazio "neutro" in cui discutere del sostegno a tuo figlio?
    per noi è stata manna dal cielo farci supportare e sostenere da una psicologa in fase di diagnosi; uno spazio in cui elaborare e dare forma a tutte le doamnde, paure, senso di inutilità, etc.
    Ancora oggi facciamo degli incontri con la psicologa a cadenza bi mensile per avere supporto nella gestione di mia figlia
    gioiait
  • @gioia cosa ne pensa l'Asl?
    Noi ad esempio l'abbiamo mandato allo sbaraglio ... e per il momento ne sono molto contenta. Non è detto che il sostegno sia sempre la cosa giusta da fare. Che cosa ti aspetti che faccia il sostegno e che non possono fare le maestre curricolari?

    [comunque il non voler giocare ai giochi organizzati alla festa dell'accoglienza non vuol dire nulla ... allora io sarei stata spacciata e invece ho avuto un buon percorso scolastico e mi sono laureata ... sulla socializzazione il mio percorso è stato lunghissimo ... però piano piano ci sono riuscita ... al materna zero amici e pianti tutte le mattine, alle elementari un'amica e alle feste tappezzeria, alle medie stavo li e ascoltavo senza dire quasi nulla, al liceo due amiche e poi all'università ho trovato il gruppo di amici .... però sinceramente non capisco il sostegno per la socializzazione soprattutto nei casi - come il mio - dove l'apprendimento è il punto di forza del bimbo perchè si rischia di portargli via l'unica cosa dove riesce bene e da cui può trarre la propria autostima]
    amanita
  • @gioia anche io ho vissuto questo momento con mio marito e per questo il primo anno di asilo lo abbiamo fatto senza sostegno. Purtroppo ancora adesso spesso non siamo d'accordo. Lui vede solo il buono io vedo solo il cattivo ma personalmente credo che lui certe cose non le vuole vedere. All'epoca la np e il supervisore Aba ci dissero di aspettare e non so come abbiano fatto a suggerirci ciò. Le maestre sono state bravissime e avevamo 2 volte a sett. la terapista ma in ogni caso per me sarebbe stato molto meglio avere da subito il sostegno. Questo anno mia figlia è un'altra ma il sostegno per me è necessario perché I suoi tempi di attenzione sono diversi e spesso ha bisogno di fare i lavorini un po' più in disparte.
  • gioiagioia Post: 649
    mamma_francesca ha detto:

    @gioia cosa ne pensa l'Asl?
    Noi ad esempio l'abbiamo mandato allo sbaraglio ... e per il momento ne sono molto contenta. Non è detto che il sostegno sia sempre la cosa giusta da fare. Che cosa ti aspetti che faccia il sostegno e che non possono fare le maestre curricolari?

    [comunque il non voler giocare ai giochi organizzati alla festa dell'accoglienza non vuol dire nulla ... allora io sarei stata spacciata e invece ho avuto un buon percorso scolastico e mi sono laureata ... sulla socializzazione il mio percorso è stato lunghissimo ... però piano piano ci sono riuscita ... al materna zero amici e pianti tutte le mattine, alle elementari un'amica e alle feste tappezzeria, alle medie stavo li e ascoltavo senza dire quasi nulla, al liceo due amiche e poi all'università ho trovato il gruppo di amici .... però sinceramente non capisco il sostegno per la socializzazione soprattutto nei casi - come il mio - dove l'apprendimento è il punto di forza del bimbo perchè si rischia di portargli via l'unica cosa dove riesce bene e da cui può trarre la propria autostima]

    Non è il nostro caso mammafrancesca... Non è tanto per la socializzazione, mio figlio avrebbe bisogno di aiuto un po in tutto visto che ha anche molte difficoltà di tipo prassicomotorio.
  • gioiagioia Post: 649
    gufomatto79 ha detto:

    @gioia anche io ho vissuto questo momento con mio marito e per questo il primo anno di asilo lo abbiamo fatto senza sostegno. Purtroppo ancora adesso spesso non siamo d'accordo. Lui vede solo il buono io vedo solo il cattivo ma personalmente credo che lui certe cose non le vuole vedere. All'epoca la np e il supervisore Aba ci dissero di aspettare e non so come abbiano fatto a suggerirci ciò. Le maestre sono state bravissime e avevamo 2 volte a sett. la terapista ma in ogni caso per me sarebbe stato molto meglio avere da subito il sostegno. Questo anno mia figlia è un'altra ma il sostegno per me è necessario perché I suoi tempi di attenzione sono diversi e spesso ha bisogno di fare i lavorini un po' più in disparte.

    Il problema è stato forse questo che sulle prime ci dissero di aspettare... Ora sono d accordo tutti sul fatto che avrebbe bisogno.. Tranne lui!
  • LisaLaufeysonLisaLaufeyson Post: 1,474
    modificato maggio 2019
    Non so..
    O davvero tuo figlio ( generico) è al limite del subclinico, e al di là di una certa tendenza all'isolamento, non incontra alcuna difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane scolastiche e non.. altrimenti non so se il gioco ( non presentare diagnosi) valga la candela.
    Intanto nessuno ha la sfera di cristallo per stabilire se il futuro personale docente avrà o no l'apertura mentale necessaria a capire e aiutare il bimbo in questione senza intrappolarlo in stereotipi dannosi, e negare questo supporto a priori potrebbe essere deleterio per lo stesso bimbo.
    E poi...a fronte di comportamenti atipici evidenti, davvero è un pezzo di carta a fare la differenza su come sarà trattato ed etichettato il bambino a scuola?
    Non è un po' ingenuo pensarlo?

    Se metto a confronto la mia esperienza scolastica con quella di mio figlio l'ago della bilancia pende in positivo decisamente verso la sua.
    Lui, anche grazie al sostegno e alle maestre che ha incontrato, è riuscito a superare molte barriere e ad integrarsi ( nei limiti delle sue capacità e voglia ovviamente) .
    Ha trovato persone capaci di guardare oltre un'etichetta e stimolarlo.
    (La sua maestra mi ha chiamata mesi fa per suggerirmi di iscriverlo alla scuola x invece che y perché lì il programma di classe è più stimolante e adatto ad un bimbo avanti come lui.. per fare un esempio)
    Io invece ho ancora il vivido ricordo di quanto non piacessi a nessuno, compagni e insegnanti compresi, che dissero ai miei di non farmi proseguire gli studi perché con il mio carattere e le mie " particolarità" sarebbe stato tempo sprecato..
    Al contrario però quando mi capita di portare N. al parco o al fast food, dove non entro sbandierando diagnosi, basta che lui cominci con stereotipie motorie e gridolini per vedere attorno a me gli sguardi di compatimento delle persone presenti..( e chissene..)
    Quindi davvero fatico a comprendere come una diagnosi o un sostegno facciano tutta questa differenza sulla percezione che la gente avrà del bambino e siano qualcosa di così negativo a prescindere..
    Non sarà forse solo una questione di accettazione e di dover ancora metabolizzare che tuo figlio ( sempre generico) ha delle difficoltà inaspettate?
    Semplice riflessione..e ovviamente non mi riferisco, ribadisco, ai casi lievissimissimi..ma ai bimbi come il mio.
    Post edited by LisaLaufeyson on
    RomulanderclaluimammarosannagioiaitSniper_Ops
  • Non so ... mio figlio alla materna aveva due maestre, una lo "guardava" come un "problema", l'altra invece come un "genio"; ora ha una maestra che lo considera nell'insieme "intelligente", "distratto", "introverso" e "scoordinato" - sinceramente non vedo il vantaggio per scambiare questi aggettivi che lo qualificano bene con il termine "autistico". Per fortuna per ora lui ha un comportamento molto adattivo - quindi non crea "problemi" - l'apprendimento procede bene - e quindi non vedo l'eventuale sostegno cosa potrebbe dargli in più: chi guarda la parte fisico-sociale vedrà sempre lo "sfigato", chi guarda la parte "intelletuale" può essere "affascinato" da lui; di certo è un bambino "particolare". Diciamo che suscita sguardi "stupiti" o "divertiti" perciò immagino non sembri disabile anche se non ne sono sicura.
    sunsky
  • [ovviamente ci saranno sicuramente compagni simpatici che gli daranno del ritardato per le sue doti fisiche-sociali - però questo ho capito succedeva prima e succede adesso - l'etichetta non protegge a quanto mi sembra di capire]
    Albina
  • gioiagioia Post: 649
    modificato maggio 2019
    Non so..
    O davvero tuo figlio ( generico) è al limite del subclinico, e al di là di una certa tendenza all'isolamento, non incontra alcuna difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane scolastiche e non.. altrimenti non so se il gioco ( non presentare diagnosi) valga la candela.
    Intanto nessuno ha la sfera di cristallo per stabilire se il futuro personale docente avrà o no l'apertura mentale necessaria a capire e aiutare il bimbo in questione senza intrappolarlo in stereotipi dannosi, e negare questo supporto a priori potrebbe essere deleterio per lo stesso bimbo.
    E poi...a fronte di comportamenti atipici evidenti, davvero è un pezzo di carta a fare la differenza su come sarà trattato ed etichettato il bambino a scuola?
    Non è un po' ingenuo pensarlo?

    Se metto a confronto la mia esperienza scolastica con quella di mio figlio l'ago della bilancia pende in positivo decisamente verso la sua.
    Lui, anche grazie al sostegno e alle maestre che ha incontrato, è riuscito a superare molte barriere e ad integrarsi ( nei limiti delle sue capacità e voglia ovviamente) .
    Ha trovato persone capaci di guardare oltre un'etichetta e stimolarlo.
    (La sua maestra mi ha chiamata mesi fa per suggerirmi di iscriverlo alla scuola x invece che y perché lì il programma di classe è più stimolante e adatto ad un bimbo avanti come lui.. per fare un esempio)
    Io invece ho ancora il vivido ricordo di quanto non piacessi a nessuno, compagni e insegnanti compresi, che dissero ai miei di non farmi proseguire gli studi perché con il mio carattere e le mie " particolarità" sarebbe stato tempo sprecato..
    Al contrario però quando mi capita di portare N. al parco o al fast food, dove non entro sbandierando diagnosi, basta che lui cominci con stereotipie motorie e gridolini per vedere attorno a me gli sguardi di compatimento delle persone presenti..( e chissene..)
    Quindi davvero fatico a comprendere come una diagnosi o un sostegno facciano tutta questa differenza sulla percezione che la gente avrà del bambino e siano qualcosa di così negativo a prescindere..
    Non sarà forse solo una questione di accettazione e di dover ancora metabolizzare che tuo figlio ( sempre generico) ha delle difficoltà inaspettate..
    Semplice riflessione..e ovviamente non mi riferisco, ribadisco, ai casi lievissimissimi..ma ai bimbi come il mio.
    blockquotnon avrei potuto esprimere meglio il concetto. Penso esattamente le stesse cose parola per parola.
  • LisaLaufeysonLisaLaufeyson Post: 1,474
    modificato maggio 2019
    mamma_francesca ha detto:

    Non so ... mio figlio alla materna aveva due maestre, una lo "guardava" come un "problema", l'altra invece come un "genio"; ora ha una maestra che lo considera nell'insieme "intelligente", "distratto", "introverso" e "scoordinato" - sinceramente non vedo il vantaggio per scambiare questi aggettivi che lo qualificano bene con il termine "autistico"..

    Ma perché dovresti scambiarli?
    L'autismo è la diagnosi, poi tuo figlio resta un bambino intelligente, distratto, scoordinato e introverso..e molto altro.
    L'autismo non definisce N. ..o almeno, io non l'ho mai vista in quest'ottica..
    claluiit
  • MarkovMarkov Post: 10,887
    mamma_francesca ha detto:

    @amanita io purtroppo faccio ancora fatica ad accettare la diversità di mio figlio, e la cosa incomprensibile è che la sua diversità l'ha presa da me e da mio marito per cui dovrei immagino accettarla più facilmente .... forse mi sento in colpa per i geni che gli ho passato ... penso di essere una delle poche mamme che non sogna minimamente di diventare nonna.

    Non potrei partecipare a questo thread ma mi sembri in eterna contraddizione. Prima dici che non è disabile, poi ti comporti come se fosse malato grave. Avevo intravisto un altro messaggio, credo tuo, dove hai scritto che se l'avessi saputo prima forse non avresti fatto figli. Come si congiungono questi due pensieri?
    itchiocciolinaMare
  • itit Post: 536
    modificato maggio 2019
    @mammafrancesca hai scritto "per dire mio figlio non fa niente di altrettanto strano ma credo che sia perchè comunque non glielo lascerei mai fare ..."

    (sarebbe un errore secondo me non lasciarlo libero nei movimenti che lo rilassano, poi crescendo di solito si trovano dei modi socialmente accettabili, se ti lasciavano in pace i tuoi c'era un motivo:)
    MarkovLisaLaufeysonclalui
  • DomitillaDomitilla Post: 3,102
    Ma scusate, come può il sostegno aiutare nelle amicizie?
    Cioè, stiamo parlando di un sentimento, non si può imporre.
    Si può imparare ad interagire con gli altri, ma questo si fa in terapia, o sbaglio?
    Nel senso, si può trasformare il bambino autistico nel perno del gruppo classe, ma se nessuno condivide i suoi interessi (che ricordo, non si possono imporre), sarà dura farsi degli amici che non stiano con lui "perché poverino".
    sunskymamma_francescariotSirAlphaexaamanita
  • LinnaLinna Post: 352
    modificato maggio 2019
    Può semplicemente imparare il rispetto da entrambi le parti. Può osservare le dinamiche, là dove un genitore non può arrivare. I ragazzi sono in grado di scegliere amici tra di loro, si creano gruppi che vanno d'accordo, anche di 4-5.
    Non li trasforma nessuno nel perno, non lo trattano da "poverino", anzi, pretendono di più rispetto altri. Il ragazzo stesso che deve addatarsi non viceversa e qui ci vuole supporto. Non sta seduta vicino, mai .Aiuta a tutti nello stesso modo. Nella classe ci sono tanti casi complicati, non solo lui.
    Post edited by Sniper_Ops on
    riotit
  • @Markov sì se avessi saputo prima che i geni di noi genitori sono "particolari" forse non avrei avuto figli; non è certamente "malato grave", anzi diciamo piuttosto che è in quella situazione intermedia - tipica degli aspie - dove alla fine non si sa bene - e badate non lo sa nemmeno la scienza - cosa conviene fare; per concludere mi da fastidio lo spettro autistico (d'altronde pure ai gay avrà dato fastidio essere nel manuale diagnostico psichiatrico, non vedo perchè le persone neurodiverse dovrebbero esserne contente, anche se invece pare che lo siano per la maggior parte ... io non la trovo una conquista).
    Mi sembra di aver messo i miei figli su una strada bella in salita e mi pare che il mondo in questi anni abbia reso la salita più scoscesa e non viceversa.

    @Domitilla anche secondo me il sostegno non serve per fare "amicizia" e aver imparato a rapportarsi con gli altri non significa fare amicizia, perchè ci vuole anche una comunanza di intenti e interessi in comune; per me è "amicizia" solo quando qualcuno ti invita fuori dalla scuola perchè vuole fare qualcosa proprio con te; poi stare bene con i compagni in classe ed essere "rispettati" è già qualcosa, ma anche il "rispetto" non si può imporre, al massimo gli insegnanti possono favorire un clima di rispetto globale.
    speranza82Domitillasunsky
  • Nessuno può imporre ad un altro di fare amicizia o diventare amico di..
    Il sostegno non è mirato a questo, semmai questo step viene raggiunto dal bambino una volta superate ( in parte) alcune difficoltà.
    per esempio, nel nostro caso la maestra di sostegno ha aiutato tanto N. a contestualizzare situazioni nuove ( ambiente nuovo, tanti bambini tutti insieme , rumore confusione..) e a gestire le relative emozioni che creavano in mio figlio opposizione e reazioni di rifiuto netto . L'ha aiutato a smussare le rigidità, indirizzando in classe il gioco da ripetitivo e strettamente legato ai suoi interessi particolari verso un gioco più di interazione con i suoi compagni. Ha aiutatoto N. a rispettare i turni e le regole nel gioco di gruppo e nelle attività scolastiche..ecc
    Mio figlio non è che non voglia interagire con i suoi coetanei.. è che non sa come approcciarli correttamente.
    I suoi comportamenti vengono fraintesi o non capiti perché fuori dal normale schema sociale di approccio..
    La maestra ha funzionato da tramite.
    In realtà c'è stata una vera e propria sinergia tra terapisti e maestre e i miglioramenti si sono visti rispetto a quando faceva solo terapia senza frequentare l'asilo.
    I primi 2 mesi di asilo, ricordo mio figlio seduto davanti al tabellone del calendario pieno di numeri ( grande amore del nano) a ripeterli senza sosta o a fermare gli altri bimbi chiedendolo loro che numero fosse quello che stava indicando, costringendoli a ripeterli dopo di lui..
    Pensate che avrebbe mai interagito veramente con qualcuno senza un tramite? Io no..
    Adesso partecipa ai giochi.

    Normalmente il sostegno dovrebbe funzionare così.
    L'insegnante non è lì per stare incollata alle costole del bimbo o distrarlo, ghettizzandolo, in un angolino della stanza mentre la classe svolge le normali attività scolastiche.

    Quanto al "perché poverino", parlo sempre nel nostro caso, si è sfruttato intelligentemente quelli che sono i punti di forza di N. per aiutarlo a inserirsi. E devo dire che non è considerato lo sfigato della classe, ma l'esatto contrario..
    Certo parliamo della materna..le cose sono diverse alle scuole medie o superiori, ma spero che per allora lui abbia acquistato un minimo di autonomia..
    Nemoclaluigioiamammaconfusa80itmammarosanna
  • SirAlphaexaSirAlphaexa Post: 3,410
    modificato maggio 2019
    Domitilla ha detto:

    Ma scusate, come può il sostegno aiutare nelle amicizie?
    Cioè, stiamo parlando di un sentimento, non si può imporre.
    Si può imparare ad interagire con gli altri, ma questo si fa in terapia, o sbaglio?
    Nel senso, si può trasformare il bambino autistico nel perno del gruppo classe, ma se nessuno condivide i suoi interessi (che ricordo, non si possono imporre), sarà dura farsi degli amici che non stiano con lui "perché poverino".

    "Forzandoti" a far gruppo...
    Perché non importa dei tuoi interessi e capacità individuali, in classe bisogna far gruppo e per un insegnante di sostegno rientra nei suoi compiti pedagogici.
    mammaconfusa80

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