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Cosa succede di speciale ad 8 anni?

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Commenti

  • Andato34Andato34 Post: 4,027
    wolfgang ha detto:

    @riot si nel tempo e studiando sono arrivato alla conclusione (se vedi la discussione l'ho iniziata qualche anno fa). 7-8 anni c'è uno scatto nello sviluppo cerebrale che permette al bambino di sviluppare giudizi globali su se stesso in relazione con gli altri, comprendere cosa è normale e cosa no (infatti è il momento di massimo effetto degli stereotipi), etc.

    Stai dicendo che gli aspie a 7-8 anni si rendono conto di essere diversi e questa sensazione di essere diversi causa o amplifica gran parte dei loro problemi?
    La Sindrome di Asperger è solo uno spunto per conoscere meglio se stessi e gli altri.
  • riotriot Post: 6,392
    modificato luglio 2015
    @alessiodx mi è arrivata la notifica ma non capisco se la domanda è invece per wolfgang.

    Comunque: come per gran parte degli utenti, e anche da quello che scrivono i genitori dei bambini, è a quell'età inizia la modalità di isolamento dai coetanei, per effetto della consapevolezza.
    Ci si rinchiude nel proprio mondo (cioè si manifesta l'autismo nella sua etimologia).

    Ma non credo che la consapevolezza sia causa dei problemi, che sono già innati: consapevolezza non è "causa di", sono due cose diverse. La consapevolezza è come una verifica (almeno per me lo è stata).

    Invece, l'amplificazione c'è sicuramente proprio perché si inizia a godere della ricchezza del proprio mondo interiore, e la consapevolezza della differenza/estraneità riguardo ai coetanei, porta a far preferire l'isolamento.
    Tale amplificazione si evolve con l'adolescenza, quando si presentano i nuovi bisogni e desideri di socializzazione e relazione, rimettendo quindi tutto drammaticamente in gioco, con quello che ne consegue in termini di disagio e inappropiatezza.
  • Per me non è stata una cosa triste, a 8 anni mi sono reso conto che sono un po' bizzarro e diverso, che il mio mondo è più luminoso, colorato e pieno d'amore di quanto potrà mai essere la realtà, che non sono neurotipico e non lo sarò mai, e che tanto vale essere fra le nuvole che con altri bambini.
    In realtà è stata una cosa profondamente felice e serena, e profumava di libertà.
    Ma non è niente se confrontata con la realizzazione, mi sa a 2 anni, del fatto che con la mia mente io potevo pensare, che potevo giocare con i pensieri e le idee, che la mia mente era un festival di luci, forme e colori.
    Che a sua volta non è niente se confrontata con la realizzazione di una cosa con il Buddhismo molto tempo dopo.
    wolfgang
    Push and pull, load and store.
  • Andato34Andato34 Post: 4,027
    (@riot sì era per @wolfgang, ti è arrivata la notifica perché nel commento di wolfgang c'era il tuo nick, comunque grazie per la risposta)
    La Sindrome di Asperger è solo uno spunto per conoscere meglio se stessi e gli altri.
  • SheldonSheldon Post: 617
    Io ad 8 anni ho smesso per un anno circa di fare i compiti. Non c'era un motivo: semplicemente mi dimenticavo di scriverli nel diario, oppure mi dimenticavo di leggere il diario, e comunque mi dimenticavo di farli, senza una reale intenzione. Ripensandoci, in tempi più recenti mi è successo a lavoro: quando mi hanno chiesto come mai non avessi fatto delle cose, semplicemente mi sono trovato a rispondere che me le ero dimenticate... e magari erano cose molto importanti!
    Comunque, c'è un particolare che è riemerso nella mia mente proprio ora: ricordo che le maestre commentavano il fatto che non facessi i compiti con l'espressione "manie di persecuzione". Non capivo cosa volessero dire, perciò l'espressione mi è rimasta impressa, anche se penso fosse usata del tutto a sproposito. Del resto, se le mie maestre avessero avuto competenze psicologiche mi avrebbero aiutato meglio (certo, erano pur sempre i primi anni '90): invece, il fatto che fossi generalmente bravo e tranquillo (studiavo e non parlavo con nessuno, al massimo disobbedivo se non ero d'accordo o le correggevo platealmente quando sbagliavano) metteva la loro anima in pace.
    Eowyn
  • wolfgangwolfgang Post: 10,787
    alessiodx ha detto:

    wolfgang ha detto:

    @riot si nel tempo e studiando sono arrivato alla conclusione (se vedi la discussione l'ho iniziata qualche anno fa). 7-8 anni c'è uno scatto nello sviluppo cerebrale che permette al bambino di sviluppare giudizi globali su se stesso in relazione con gli altri, comprendere cosa è normale e cosa no (infatti è il momento di massimo effetto degli stereotipi), etc.

    Stai dicendo che gli aspie a 7-8 anni si rendono conto di essere diversi e questa sensazione di essere diversi causa o amplifica gran parte dei loro problemi?
    Dico che intorno ai 7-8 anni si sviluppano alcune funzioni prefrontali del cervello che comportano uno scatto nell'abilità di auto-osservazione e di comprensione degli altri. Intorno a quell'età un bambino tipico ha internalizzato il linguaggio (inizia a pensare in modo prevalentemente verbale), ha maggiore capacità di regolare il suo comportamento, è in grado di fare ragionamenti sociali abbastanza complessi e diventa "consapevole di se stesso". Il processo analogo e spesso parziale che accompagna gli AS li rende consapevoli della loro differenza (aumentando la sofferenza) ma d'altra parte spesso non fanno quello scatto "sociale" presente nei bambini tipici aumentando ulteriormente la differenza stessa.
    WBorg
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • SheldonSheldon Post: 617
    Io credo di aver percepito una mia qualche diversità molto prima, già all'asilo. Quanto ai 7-8 anni, non saprei, dovrei chiederlo ai miei genitori... se avessi il coraggio di parlar loro apertamente dell'asperger!
  • osurosur Post: 750
    Non so, ma io ricordo che a 3/4 anni non volevo andare all'asilo. Piangevo e ricordo che nelle prese in giro da parte degli altri non guardavo in faccia. Non socializzavo. A scuola forse andava un po' meglio per una maestra molto materna. Non ricordo scatti o variazioni attorno agli 8 anni.
    Door
  • BlindBlind Post: 2,575
    modificato gennaio 2016
    wolfgang ha detto:


    Dico che intorno ai 7-8 anni si sviluppano alcune funzioni prefrontali del cervello che comportano uno scatto nell'abilità di auto-osservazione e di comprensione degli altri. Intorno a quell'età un bambino tipico ha internalizzato il linguaggio (inizia a pensare in modo prevalentemente verbale), ha maggiore capacità di regolare il suo comportamento, è in grado di fare ragionamenti sociali abbastanza complessi e diventa "consapevole di se stesso". Il processo analogo e spesso parziale che accompagna gli AS li rende consapevoli della loro differenza (aumentando la sofferenza) ma d'altra parte spesso non fanno quello scatto "sociale" presente nei bambini tipici aumentando ulteriormente la differenza stessa.

    @wolfgang riprendo questo thread, "abbandonato" da qualche mese, per chiederti un chiarimento sulla parte evidenziata: da come hai scritto sembra che tutti i bambini, "tipici" e non, acquisiscano consapevolezza di se stessi intorno agli 8 anni ma solo quelli che non sono nello spettro sviluppano capacità sociali. È corretto?

    Quindi affinché un bambino di quell'età possa accorgersi di essere diverso da tutti gli altri (perché potenzialmente o sicuramente nello spettro) deve provare il desiderio di avere compagnia (per poi rendersi conto di non riuscire a fare amicizia con nessuno), giusto?


    (L'unica cosa di cui mi rendevo conto io, alle elementari, è che gli altri bambini sapevano immedesimarsi - anche con molta convinzione - in qualcun/qualcos'altro mentre io no. Anche fingerlo mi sembrava una cav*lata e mi riusciva male. Poi non ricordo di aver mai cercato la loro compagnia: che ci fossero o meno non era rilevante)



    mandragola77Amelie
  • LudoLudo Post: 495
    Ho pensato di aprire un altro post ma credo che sarebbe stato ridondante. Mi sono posta delle domande riguardo all'evoluzione che un asperger ha negli anni e alla consapevolezza che acquisisce, dopo aver letto di alcuni di voi (diagnosticati, autodiagnosticati o presunti). Ecco, la mia è stata una parabola discendente, inizialmente ovviamente pensavo di essere come tutti, ero viva, vitale, anche se con momenti di profondissima frustrazione, avevo persone "che mi riguardavano", che facevano parte del mio mondo e io del loro. Poi sono scivolata sempre più ai margini di questi loro mondi e di conseguenza anche loro del mio. Il mio è rimasto vuoto.
    Ho letto invece di qualcuno che già da piccolo era molto distante dai coetani ma che col tempo è riuscito a ridurre le distanze e a tenersi a galla.
    Certamente non c'è una regola. Ma vi chiedo, quali sono i casi che si presentano con più frequenza?
  • WBorgWBorg Post: 4,497
    A tre anni di età ero già depresso, asociale ed impaurito.
    A sette anni ho capito di esserlo. Sono diventato un adulto.
    Non badavo tanto alle differenze fra me ed il resto, ero molto assorbito dalla curiosità di conoscermi di capire chi ero, perché ero strano anche per i miei gusti. Mi sono serviti quarant'anni per avere una risposta di comodo e una di riserva.
    Quella di comodo e che sono un asperger quella di riserva mi permette di non essere rapito dai alieni. >-)
    Fenice2016mandragola77Eirenesara79
    Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale
  • Piu82Piu82 Post: 1,536
    Wow....

    (Io non ho una diagnosi di autismo)

    Ho provato un po' di sgomento leggendo il titolo di questo thread.

    Mi è capitato diverse volte in passato e mi capita ancora di dire "io sento di avere 8 anni".

    Lo dissi anche alla psicologa dalla quale andai per qualche tempo qualche anno fa...
    E l'ultima volta l'ho detto allo psichiatra, circa un mese fa.

    Non so davvero perché lo penso, non so perché proprio 8 anni (non ho granché ricordi della mia infanzia in genere...).

    Probabilmente è solo una "sciocca" coincidenza.
    (Ma io mi ostino a prendere le coincidenze estremamente sul serio).
    anxiety
  • LifelsLifels Post: 1,849
    Io non individuo nessun particolare cambiamento al mio ottavo anno di vita, i problemi si sono rivelati, in crescita, ad ogni cambio di scuola. 3 anni, 6 anni, 10 anni, 14 anni.

    Riguardo la teoria della mente di secondo ordine, leggendo “io penso che tu pensi che lei pensa” sono andato in tilt. Ho provato ad applicare il pensiero sostituendo i pronomi con delle persone, ma non ci sono riuscito.
    Non penso tuttavia di aver problemi di TOM, anche io arrivo a immaginare cosa le persone pensino di altre, ma lo faccio con un processo diverso, tramite la lettura di mie sensazioni interiori che non sono in grado di richiamare a piacimento.
    Tutto “tra virgolette”

  • MarkovMarkov Post: 10,876
    modificato dicembre 2017
    Anche io non ho riscontrato peggioramenti a 8 anni, ma non avevo nulla da perdere a quell'età.
    Le tappe degne di nota per me sono state:
    3 anni: separazione da mio nonno e primo impatto coi coetanei.
    6 anni: inizio delle elementari e primo impatto con coetanei limitati socialmente dal vincolo di dover star seduti e rispettare regole.
    12 anni: inizio dell'accorciamento delle distanze tra me e i coetanei.



    Una retrocessione non l'ho mai vista... anzi, forse un pochino la situazione descritta per gli 8 anni l'ho vissuta dopo la fine del liceo, ma più per il minor numero di persone affini al di fuori della mia classe dove ebbi molta fortuna.
  • Piu82Piu82 Post: 1,536
    @LifeIs

    "Riguardo la teoria della mente di secondo ordine, leggendo “io penso che tu pensi che lei pensa” sono andato in tilt."

    Mi è successa la stessa cosa, più o meno...
    Ho passato un bel po' di tempo a sviluppare nella mia mente questo processo, richiamando alla mia mente degli eventuali esempi concreti.


    Neanch'io credo di avere nessunissimo problema di Tom...perciò mi sono impegnata a verificare bene come funziona quella di secondo ordine (sulla quale onestamente non mi ero mai fermata a riflettere, nonostante il concetto di base sia di facile intuizione).
    Sebbene capisco cosa sia e come funzioni in teoria, nella pratica ho trovato difficoltà a verificare esattamente come e quando la applico.

    Quanto agli esempi pratici che ho cercato di ricordare per usarli come "prove" di buon funzionamento, ho trovato, in effetti, un paio di esempi un po' dubbi, ma devo dire che non sono certissima che siano esempi attinenti che riguardino la suddetta teoria.

    Mi piacerebbe approfondire.

    Tu sei in grado di portare un esempio esplicito?
  • Piu82Piu82 Post: 1,536
    In merito agli esempi dubbi di cui sopra, preciso di che si tratta:
    Ho pensato, ad esempio, che qualche giorno fa mi è capitato di stupirmi per un commento fatto da un'amica nei confronti di un'altra amica in comune.
    Ero certissima che la prima pensasse determinate cose della seconda, ciò che ha detto mi ha davvero lasciata perplessa.

    Ecco, poco fa, facendo queste riflessioni sulla Tom di secondo ordine, ho realizzato che i pensieri e i giudizi che attribuivo alla mia amica relativamente all'altra amica erano in pratica esattamente uguali ai miei.

    Ero certa che la pensasse come me.

    Ho trovato un paio di esempi del genere nei miei ricordi...
    Poi ho preferito smettere di cercare...per il momento...
    Ma mi chiedo se siano esempi attinenti o meno.
  • AdalgisaAdalgisa Post: 1,793
    Secondo me ogni eta' puo' essere speciale..se scrivo cosa succede di speciale a 11 anni? Di sicuro ci saranno persone che ricorderanno eventi particolari di quell'eta' e si convinceranno che gli 11 anni portano con se' qualcosa di speciale. E cosi via con altre eta' almeno fino ai 18 .
    E' vero se è vero che è vero che.. che mi fa impazzire se penso che le cose che ho toccato insieme a te debbano svanire...dimmi che non è, dimmi che non è tutta un'illusione...un'illusione"
  • Piu82Piu82 Post: 1,536
    Oh no, aspetta: errore!

    La Tom di secondo ordine non consiste nel sapere cosa un'altra persona pensa di una terza, ma bensì nel sapere cosa pensa che la terza persona pensi.

    È diverso.

    Ok, allora confermo che non riesco nella pratica a capire come e quando la applico.
    Ma ci rifletterò ancora...
    (Trovo sia un gran bel modo di trascorrere le ultime ore dell'anno).


    (Scusate se, invece di editare il precedente post, ne ho scritti altri 2, ma ricordo che @lifeIs è infastidito da quella scritta rossa).
  • LifelsLifels Post: 1,849
    @Piu82

    Credo di aver contribuito a confonderti, scrivendo: anche io arrivo a immaginare cosa le persone pensino di altre. Avrei dovuto scrivere: anche io arrivo a immaginare cosa le persone pensino che altre pensino.
    Tutto “tra virgolette”

  • Piu82Piu82 Post: 1,536
    Si, forse hai contribuito, ma l'esempio che avevo già fatto tra me e me questo pomeriggio (e che ho riportato) è anch'esso errato ed è un esempio di Tom di primo ordine, non di secondo.

    Se riesco a ricordare un esempio del secondo lo riferirò...
  • Jin_Nemo_OudeisJin_Nemo_Oudeis Post: 566
    modificato dicembre 2017
    A 8 anni ho corretto per la prima volta un'insegnante. Il mio rispetto per l'autorità è progressivamente scomparso da quel momento. Sempre a 8 anni ho iniziato a smontare ogni sorta di oggetto elettronico, a distanza di un paio d'anni ho iniziato a costruire oggetti partendo dai componenti che avevo ottenuto dagli oggetti.
    Intanto avevo già letto 4 edizioni diverse di enciclopedie complete per adulti, da 20/30 libri ciascuna.
    Il mio disagio sociale è sempre stato presente, fin dall'asilo preferivo rompicapi e giochi che catalogavo come complessi, secondo la logica complicato=divertente.
    Avevo spesso crisi di pianto ogni volta che dovevo cimentarmi in attività di gruppo, perché venivo "obbligato" contro la mia volontà. Non mi sono mai piaciuti gli altri ragazzini, non sono riuscito a trovarli interessanti, e per quanto mi sforzassi, mi sono sentito sempre fuori posto. Ero ossessionato da altro. Volevo volare. Nient'altro.
    OrsoX2
    Tutto appare sempre un po' diverso quando lo si esprime, un po' falsato, un po' sciocco, sì, e anche questo è bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d'accordo, che ciò che è tesoro e saggezza d'un uomo suoni sempre un po' sciocco alle orecchie degli altri.
    -Siddharta
  • vera68vera68 Post: 3,041
    A 8 anni ho cominciato a piangere per andare a scuola, ad avere il terrore di essere abbandonata.
    A 8 anni ho cominciato a sentirmi dire che "dovevo crescere e dovevo darmi una svegliata" Molti comportamenti infantili che prima erano accettati o tollerati in casa poi non lo sono stati più.
    Anche le disattenzioni non erano più tollerate.
    È come se a 8 anni si fosse ragggiunto un limite. Dopo gli 8 anni posso affermare di aver avuto una educazione stile addestramento dei marines.
    Da madre, benché mi rivedessi moltissimo in mia figlia, mi sono comportata allo stesso modo. Anche per mia figlia gli 8 anni sono stati un limite oltre il quale bisognava intervenire in modo energico E sono fioccate sgridate sfuriate punizioni ecc.... Anche lei è ND
    anxiety
  • LifelsLifels Post: 1,849
    modificato aprile 2019
    Per me non c’è stato niente di “speciale” a otto anni, anche se qualcuno potrebbe pensarlo conoscendo la mia storia dall’esterno piuttosto che dalla mia “percezione interiore”.

    Avevo 3 anni quando tutto mi sembra essere cambiato. 
    Iniziavo la scuola dell’infanzia, un luogo di caos, di “perpetrata violenza” e di “inconsapevole violenza”.

    Avevo enormi difficoltà a fare ciò che mi veniva chiesto, spesso non ci riuscivo e per farlo dovevo “annullarmi”.

    Ricordo che percepivo lo sviluppo di “malevoli emozioni” nei bambini, lasciate libere di manifestarsi, senza alcun controllo da parte di persone “più grandi”.

    Penso di aver vissuto anche felicità, a casa, in quel periodo, ne ho degli indizi, ma non la ricordo.

    Poco tempo dopo, la violenza è arrivata anche a casa, non avevo più un posto tranquillo.
    Markovvera68
    Tutto “tra virgolette”

  • MarkovMarkov Post: 10,876
    modificato aprile 2019
    D'accordo @Lifels . Anche io non ho visto nulla di speciale a 8 anni. Per me 8 anni sono stati come 6 o come 10. Tutte le elementari sono state immutate.
    Il primo cambiamento l'ho visto a 2 anni, principalmente caratterizzato da un repentino aumento delle ossessioni e della memoria per la mia vita (che era più ferrea di adesso).
    Poi a 3 anni con le materne (principalmente per aver cambiato completamente lo stile di vita).


    Il primo (e unico) peggioramento dovuto in maniera inequivocabile a ragioni simili a quelle di cui si parla in questo thread l'ho avuto in seconda media.
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