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otto anni...

itit Post: 536
modificato febbraio 2018 in Discussioni tra genitori

Tra
due giorni accompagerò il mio bambino alla prima visita per sospetto autismo.

Lui ha
otto anni, è un tipo in gamba e non so come giustificarmi.

Mi
sono resa conto che non so cosa dirgli...



non so
nemmeno perchè apro la discussione

(se
c'è già mi spostate?)



Forse
è perchè vorrei raccontarvi...



Post edited by riot on
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Commenti

  • giugiu Post: 95
    Ciao it, io sono la mamma di un bimbo di 5 anni e mezzo....raccontaci pure
    it
  • Perchè lo stai portando a fare le valutazioni?

    (secondo me lo devi portare non perchè credi sia autistico, ma solo ed esclusivamente se ha anche necessità di un supporto in più di quello che possono dargli normalmente i genitori e gli insegnanti; non gli far mettere un'etichetta se se la cava da solo. Nel caso abbia delle difficoltà oggettive, direi che la cosa migliore è dirgli che lo stai portando a fare le visite per trovare insieme una soluzione a queste difficoltà che ci sono facendo in modo che la vita gli diventi più semplice)
    Speranzamary_annemammaconfusa80itAlbina
  • Ciao, indipendentemente dal fatto che tu voglia raccontarci o no.. (lo farai quando sarai pronta)
    Secondo me fai bene a portarlo a fare una visita se hai dei dubbi... prima si interviene meglio e quindi coraggio !!
    it
  • claluiclalui Post: 902
    Posso farti una domanda @it ? Ovviamente non sei tenuta a rispondermi...la domanda è: tuo figlio sa della tua diagnosi?

    Se la risposta è sì, allora spiegargli cos’e’ la neurodiversita’, cosa comporta e perché è giusto fare un percorso diagnostico sarà semplice da spiegare..

    Se invece la risposta è no...prova a pensare al modo in cui avresti voluto lo dicessero a te a quell’eta’.

    In ogni caso it mi sento di dirti di non dimentire che per ora è solo un sospetto e penso sia giusto presentarlo come tale al tuo bambino, come un dubbio da approfondire, come un percorso da fare insieme fianco a fianco..
    itJAA005Linna
  • itit Post: 536
    modificato febbraio 2018
    La visita mi è stata consigliata vivamente dopo la visione di alcuni brevi filmati con evidenti stereotipie
    al centro autismo (dove sono stata diagnosticata con disturbo dello spettro autistico/sindrome di asperger).

    Si sono accertate di farmi sapere cosa ne pensavano senza sapere altro
    (tendenza all'isolamento, interessi e  vocabolario particolari, rigidità di ragionamento, necessità di istruzioni precise...)


    perciò tempo fa chiesi su questo spazio quali altri disturbi potevano collegarsi alle stereotipie oltre l'autismo.

    Se non mi avessero indirizzato non credo che avrei mai chiesto una visita neuropsichiatrica...
    ...
    anche se fino ad ora se l'è cavata, qualsiasi cosa mi diranno spero servirà in futuro...
    (parola strana:)

    grazie infinite per il vostro supporto

    vi racconterò...

    Post edited by it on
  • itit Post: 536
    modificato febbraio 2018
    @clalui (scrivevamo contemporaneamente)

    lui non sa niente di me, nemmeno suo padre e sua sorella.

    credo stia prendendo coscienza in questi giorni perchè mi ha spiegato di sua iniziativa

    quanto si senta bene quando gira in tondo, salta....

    io gli ho risposto che lo capivo, e che ero felice del suo stare bene...

    non so immaginare un discorso più approfondito...

    avrei paura in quel caso di segnarlo...non so...

    è tutto così difficile...

    (alla sua età cosa avrei voluto sapere...devo pensarci...)
    Post edited by it on
    claluigioiabarbamamma
  • Io andrei più cauta, se se l'è cavata finora, con una mamma che lo può capire perfettamente, immagino con maestre a scuola che riescono ad istruirlo senza troppe difficoltà, non gli avrei fatto fare nessuna visita. Poi per il futuro si vedrà. Se il bimbo cresce bene, è felice e allineato alle richieste della sua età, perchè farlo riconoscere come disabile? Non sto parlando di non riconoscere la sua neurodiversità, ovviamente, ma una diagnosi di un NPI è una diagnosi medica e ho l'impressione che i centri per l'autismo per stilare una diagnosi non tengano conto del fatto che deve sussistere anche il requisito "ha bisogno di supporto", che è invece requisito della massima importanza.
    Ha bisogno del sostegno a scuola? Se la risposta è no, io non andrei oltre una diagnosi privata, senza richiedere l'invalidità.
    mary_anneitbarbamamma
  • pokepoke Post: 1,721
    @it

    8 anni è molto piccolo.

    È banale, ma lo psicologo che lo osserva cosa ti ha consigliato?

  • claluiclalui Post: 902
    Scusami @mamma_francesca ma chi dice che una diagnosi nel pubblico comporti per forza una dichiarazione di disabilità? Esattamente come it fa per la sua di diagnosi potrà fare con quella del figlio. Ma almeno ha già una carta che potrebbe servire in futuro o anche adesso per accedere a terapie extra scolastiche lì dove dovesse essere necessario.
    E comunque la discussione non è sulla scelta di it di far vedere il bimbo, ma su come dirglielo.
    itLinna
  • OrsoX2OrsoX2 Post: 997
    @it Scusami se sono così diretto, ma io vorrei chiederti:  a) a scuola le maestre non hanno notato niente? b) tu come ti comportavi alla sua età (le maestre avevano detto niente ai tuoi)? c) se tu avessi avuto la diagnosi da piccola, anziché da adulta, in quanto pensi che le cose per te sarebbero state più semplici?
    ("Caducità delle umane cose!" - considerazione indifferentemente attribuibile a Umani e Non)
  • MarkovMarkov Post: 10,888
    Non sono un genitore né so cosa è giusto. Però ho notato una cosa che mi ha sempre incuriosito: come mai sconsigliate agli altri di fare la scelta che avete fatto voi? Ve ne siete pentiti col tempo? 
    Ripeto: non so cosa è giusto... al più avrei un mezzo sospetto che per uscirne eccellentemente sia necessario farsi le ossa senza scappatoie... ma questo non c'entra :)
    it
  • Marco75Marco75 Post: 2,110
    Da persona diagnosticata in età adulta, che ora avrebbe tanto voluto saperlo per tempo (e con "per tempo" intendo negli anni delle elementari), per risparmiarsi tanta sofferenza, pensieri autodistruttivi e senso di inadeguatezza successivi, istintivamente dico che fai bene a farlo controllare: e che in caso di riscontro positivo, faresti bene a comunicarglielo, scegliendo attentamente il modo e le parole.
    Però poi, riflettendoci e leggendo gli interventi sopra, penso pure che ognuno è un'isola a sé, ND compresi. E che tutto dipende da quanto tuo figlio sia in difficoltà a causa dei suoi ipotetici tratti neurodiversi. Voglio dire, non si può prescindere dal modo in cui si sente lui, da come si trova a scuola e a casa, da come si è integrato (o no) nell'ambiente scolastico, da come si rapporta ai suoi coetanei, da eventuali problemi sensoriali, ecc.
    Si tratta di capire se lui sia a disagio o no, insomma. E se questo disagio sia o no significativamente superiore (al punto di accumularsi e creargli veri problemi) rispetto a quello medio degli altri bambini della sua età. Per far questo, secondo me, devi basarti sulla tua personale osservazione, ma anche su quella degli insegnanti scolastici, insieme ovviamente a ciò che lui ti dice.
    Se queste caratteristiche ci sono, e se ovviamente la diagnosi è positiva, io gliela comunicherei. Sul come, non mi permetto di darti consigli: ma credo che la cosa migliore sia evidenziare che si tratta di una condizione che presenta diversi punti di forza, e che canalizzare le proprie energie su questi può permetterti di stare bene e di vivere una vita soddisfacente. So che trovare le parole giuste per trasmettere questo a un bambino di otto anni non è per niente facile...
    itGiadaniel
    "There are those that break and bend. I'm the other kind"

    Cinema, teatro, visioni
  • Per me per far vedere un bimbo ci devono essere delle difficoltà; è proprio dall'assenza di difficoltà che nasce il problema di come comunicarglielo!
    Domitillait
  • MarkovMarkov Post: 10,888
    Però a 8 anni potrebbe pure essere completamente immerso nel suo mondo senza percepire alcuna difficoltà. Perché delle difficoltà se ne accorge solo se le vede. Magari lei se la vuole tenere come cartuccia pronta per quando il bambino inizierà a percepire le difficoltà.

    */ ...Che sto qua abusivamente, però a 8 anni a scuola nella maggior parte dei giorni non dicevo nessuna parola in 5 ore di lezione, dato che spesso non ci interpellavano neanche le insegnanti. E quando ci interpellavano rispondevo solo alle loro domande. Ho dovuto aspettare 12.5 anni per sentire le difficoltà, praticamente ho dovuto aspettare l'inizio del disgelo... */
    carla_75itLinna
  • Lui che sa? Lui si sente diverso dagli altri bimbi o glielo fanno notare?
    Per la visita puoi dire che è una normale visita, dove si fanno dei giochi e si deve rispondere a delle domande.
    Se la risposta ai test dovesse essere positiva, non cercherei di nascondere la diversità ma aiutare il bambino a comprenderla, lavorando sul valore della ricchezza della diversità, e su quanto ognuno sia importante ed unico.
    Avendo anche tu la Sindrome di sicuro molte cose, molte sue domande troveranno più facile risposta.
    Avere consapevolezza già da adesso, secondo me, l'aiuterà molto in futuro, soprattutto nell'adolescenza
    Marco75carla_75it
  • pokepoke Post: 1,721
    Marcof ha detto:

    Non sono un genitore né so cosa è giusto. Però ho notato una cosa che mi ha sempre incuriosito: come mai sconsigliate agli altri di fare la scelta che avete fatto voi? Ve ne siete pentiti col tempo? 
    Ripeto: non so cosa è giusto... al più avrei un mezzo sospetto che per uscirne eccellentemente sia necessario farsi le ossa senza scappatoie... ma questo non c'entra :)
    No Marcof.
    In coscienza non direi a mio figlio della diagnosi se avesse solo 8 anni.


    In previsione si, ma in modo molto accorto, preparandolo.

    È una questione delicata.

    Wendycarla_75it
  • @Marcof personalmente ho fatto fare a mio figlio un percorso diagnostico solo per le difficoltà segnalate alla materna; per via dei tempi molto lunghi mi sono rivolta al privato, avendo un riscontro positivo, però sul confine; al pubblico mi hanno sconsigliato una diagnosi data la situazione che progrediva "abbastanza bene" e poi di andare alle elementari - scegliendole accuratamente - senza nessun supporto nè nessuna comunicazione alla maestra - per non ritrovarsi in una condizione di pregiudizio. Per il momento procediamo così. Come dici tu "farsi le ossa senza scappatoie" ha il suo perchè. Mi sembra che molti bimbi siano meglio di mio figlio e vengano troppo "medicalizzati", ma magari è apparenza!
    Resta il fatto che il mio sguardo su mio figlio non mi piace per nulla e che come mamma ero meglio prima di tutto il percorso. Non so se sono pentita, ma nei casi in cui le maestre non si allarmano, non consiglierei mai un percorso diagnostico.
    sara79Domitillait
  • @marcof non è necessario che le percepisca lui le difficoltà; ad es. se ha problemi di socializzazione gli si può dire che è per aiutarlo in quella direzione. Ma non si può dire ad un bimbo che lo si porta a fare una visita perchè gli piace girare su se stesso oppure perchè cammina in modo strano.
    Markovdamyit
  • MarkovMarkov Post: 10,888
    Manco io lo direi ad uno che non si vede in difficoltà. (E per me, ma solo per me, sono addirittura contento che il percorso sia stato troncato e che non mi siano stati dati strumenti pre-confenzionati per l'uso... sennò all'utile di una partenza migliore e più felice avrei avuto aspettative più basse adesso).

    Però tra i possibili scenari, secondo me, è concreto pure quello che a 8 anni non vede nulla. E' felice da solo. E poi se ne accorgerà a 12 anni... E lì che dirà? L'impatto è violento come quando il flusso sanguigno riprende a fluire in una gamba che si era addormentata inconsapevolmente. 
    Io ricordo che in seconda media un giorno ragionai: "Se mi manca la playstation me la comprano, ma gli amici non si possono comprare... li avrò mai? O sarò solo tutta la vita?". E quando è così già va bene :)
    Magari ad alcuni capita che se ne accorgano a 17 anni e senza capacità per poter rimediare.
    itmandragola77MononokeHimeLinna
  • MarkovMarkov Post: 10,888
    Ah scusa, non avevo capito che il motivo fossero le stereotipie :)
  • itit Post: 536
    Avete scritto tante cose
    Posso precisare che le difficoltà relazionali ci sono, la rigidità, la difficoltà ad abbracciare, i pianti e le urla inconsolabili, il pensare in modo diverso...posso andare avanti ma...
    Quando era più piccolo non capivo, tirava gli oggetti, non ascoltava nessuno perciò non smetteva, non ricordava nemmeno un compagno o il nome della maestra, stava tutto il tempo a ritagliare e creare giochi. Non sono mai riuscita ad insegnargli niente, riesco solo da poco a tagliarli i capelli, del barbiere non vuole sentire parlare, ha imparato di punto in bianco a usare le forbici a cinque anni per non farlo fare a me...la maestra dell'asilo non riusciva a comunicare con lui, a casa invece era una radio...non possiamo andare da nessuna parte per troppo tempo e si dispera per poter tornare a casa...
    Dobbiamo pianificare tutto per non fargli avere sorprese, sembra a scuola che non ascolti ma ha avuto un'ottima pagella.
    Gli insegnanti dicono che è particolare, selettivo, originale e si dondola sulla sedia.
    Lui detesta andarci ma segue le regole...
    Sono tutte particolarità che non sapevo potessero essere parte di un insieme.
    Le ho studiate dopo aver capito qualcosa di me...


    Nessuno ha mai avuto sospetti," è fatto così" mi dicevano, non è mai stato seguito da nessun psicologo perché io non ho mai pensato ad una cosa del genere...

    (continua. .)
    E intanto vi ringrazio sto scrivendo al cellulare e non posso più.... :)
    Marco75Linna
  • DomitillaDomitilla Post: 3,106
    Sono diagnosticata, i miei figli no.
    E non mi muoverò in tal senso finché vedo che se la cava senza ASL.
    Ciò non significa che non faccio nulla, sia io che mio marito ci siamo fatti il mazzo per renderli mimetizzati.
    Ok, saranno timidi, saranno particolari, ma ancora restano nel range dell'accettabile e loro... beh, soffrono per i capricci come gli altri.
    Hanno capito che certe stereotipie vanno fatte in privato, che gli amici sono utili e possono renderti felice, ma anche triste.
    Ovviamente non sono casi severi, anche se da bambini... beh, soprattutto il grande mi faceva paura.
    Se non ci sono difficoltà grosse e oggettive, penso non sia necessario inserirli nelle maglie della psichiatria.
    Ogni bambino è a se, naturalmente.
    E anche ogni famiglia.
    Crescere un piccolo Asperger è una faticaccia, forse per un genitore Asperger è un tantinnino più semplice.
    Però non so.
    Ai miei figli non ho detto nulla, ho solo spiegato in maniera superficiale che esiste questa sindrome, che chi ce l'ha non è uno stupido e che alcune persone di successo ce l'hanno (il tizio dei Pokémon, per esempio).
    Un giorno vuoterò il sacco, ma esso non è oggi e neanche domani.
    Quando sarà il momento, lo sentirò.
    Che ne sarà di loro in futuro?
    Non lo so ed ho molta paura.
    Soprattutto adesso che il grande andrà alle medie (che io chiamo il mattatoio, tanto ho sofferto in quel periodo).
    Molte volte mi vengono i dubbi su questa scelta (non diagnosticarli).
    Solo il tempo mi darà la risposta, ma a quel punto sarà troppo tardi.
    Però pensando al presente, cosa manca a loro?
    Probabilmente più vizi, ma credo che questo sarebbe avvenuto anche senza neurodiversità.
    Spero solo che Dio abbia pietà di loro.
    damyAmelieMarco75itmamma_francescasara79riotgioiaWBorgLinna
  • MarkovMarkov Post: 10,888
    modificato febbraio 2018
    Il fatt'è che credo lo stesso discorso valga pure per gli adulti :)
    Secondo me, sarà pure che lui se la cava, ma non mi pare di aver visto tanti adulti con quei tratti.
    Se gli adulti diagnosticati da adulti applicassero le stesse considerazioni su di loro stessi, sarebbero quasi tutti normali. (Sia perché "se la cavano", sia perché manca pure la visibilità).
    it
  • itit Post: 536

    Le
    difficoltà ci sono, non gira semplicemente in tondo, o salta

    ...lo
    fa continuamente finchè non va a dormire.

    A
    scuola si trattiene...ne è capace, si dondola solo.

    L'anno
    scorso portava un aggeggio fatto con una vite, bulloni e rondelle

    alla
    maestra tutte le volte che arrivava per aiutarla ad accedere al pc...



    A casa
    è facile che si metta i calzini e le scarpe senza essersi vestito...

    si
    perde nei suoi pensieri e dimentica le fasi da seguire...

    o
    mette tutto a rovescio...

    qualche
    mese fa mi ha detto che qualche mattina gli veniva da piangere

    ma non
    sapeva il perchè...



    avevo
    tanti dubbi anche io prima di prendere l'appuntamento

    perchè
    mi sembra migliorato in molti aspetti, anche nella socialità...



    però
    quando ho chiesto cosa potevo fare qui (a fine estate)

    mi è
    stato detto che sarebbe stato meglio seguire il consiglio della npi

    per
    evitare problematiche eventuali in futuro...



    io non
    gli dirò nulla sulle vere ragioni

    non
    direi nulla a nessuno,

    non ha
    bisogno di sostegno.

    mi
    informerò se una diagnosi positiva dovesse dargli difficoltà nella
    società,

    nel
    caso prenderò la decisione migliore e aspetterò come @Domitilla .



    @Orsox2
    dicevano che mi perdevo nei miei pensieri,

    (letteralmente
    rapita a detta di mia sorella maggiore, ero lenta in tutto ciò che
    non mi

    interessava...
    ma tanto, ricordo che me lo dicevano spesso ma io non lo percepivo di
    me)

    ma ai
    tempi (anni 70) i bambini erano liberi di girare tutto il giorno
    senza essere osservati.



    Io
    sono stata fortunata da bambina...adoravo leggere specialmente i
    fumetti e mio padre

    era un
    lettore formidabile, aveva sempre una decina di libri sul comodino.

    Poi è
    arrivata l'adolescenza...li avrei voluto saperne di asperger

    mi
    sarei perdonata e non avrei provato vergogna per me stessa...@Marco75



    io vi
    ringrazio tutti per le vostre parole, a volte mi sono confusa

    ma
    alla fine ho capito cosa fare e non è poco per me:)



    damyOrsoX2DomitillaMarco75claluiriotWendyMononokeHimeLinna
  • asia1234asia1234 Post: 260
    Marcof ha detto:

    Non sono un genitore né so cosa è giusto. Però ho notato una cosa che mi ha sempre incuriosito: come mai sconsigliate agli altri di fare la scelta che avete fatto voi? Ve ne siete pentiti col tempo? 
    Ripeto: non so cosa è giusto... al più avrei un mezzo sospetto che per uscirne eccellentemente sia necessario farsi le ossa senza scappatoie... ma questo non c'entra :)
    Se potessi tornare indietro credimi da mamma e nel mio caso non avrei mosso un dito . Purtroppo devo esser sincera. .. penso che cmq una diagnosi se non strettamente necessaria non sia di aiuto a nessuno .. non al bambino non ai genitori . Nel mio caso è partito tutto da un discorso logopedico. . purtroppo sono stata risucchiata in un vortice dal quale tutto ora non riesco ad uscirne .. mia figlia con l inizio dell' asilo e cambiata totalmente e le terapie sono iniziate dopo due mesi dal suo cambiamento .. terapie dalle quali ormai non riesco a fare a meno io in primis per tranquillizzare il mio stato d animo . Giusto ieri ho avuto la supervisione con il tutor il quale mi ha ribadito che la strada di mia figlia e già delineata in quanto la sua capacità di apprendimento e ottima e non c'è alcun comportamento problema ... In asilo le maestre hanno sconsigliato la maestra di sostegno e la sua terapista dopo sei incontri di osservazione concorda pienamente .. la bambina è ben inserita e non ha problemi .. tutto questo per dirti che sì io se potessi tornare indietro avrei ascoltato il mio istinto di mamma che mi diceva che mia figlia era molto intelligente è che aveva bisogno di tempo per sbocciare .. purtroppo sono stata condizionata dai parenti ma i pianti che mi sono fatta e che tutto ora faccio me li sarei risparmiata .. concordo pienamente con ciò che dice mamma Francesca .
    itWendyMarco75DomitillaMarkov
  • SophiaSophia Post: 5,904
    modificato marzo 2018
    @it ognuno ha la sua esperienza che può essere negativa o positiva a seconda delle tante caratteristiche che sono in ognuno di noi, del contesto di appartenenza, delle risorse e dei limiti personali, familiari e sociali.

    Indubbiamente la diagnosi può essere un punto di inizio da cui partire per mettere in atto comportamenti adeguati, per creare un ambiente aspie-friendly, per sensibilizzare la scuola qualora cè ne fosse bisogno.

    La consapevolezza di sè non è mai cosa negativa, ma dipende sempre da come è vissuta.

    Ci sono modalità consone per spiegare ad un bambino la sua neurodiversità e ci sono altrettante strategie che possono aiutarlo a capire il mondo intorno.

    Da fuori spesso non si vede nulla, come dice sempre @Marcof, che si chiede costantemente quindi perchè crearsi troppe domande o perchè farsi troppi problemi.

    In realtà un bambino Asperger sa già com'è.
    Perché lo vive.

    E questo non è buono nasconderlo perché nella maggior parte dei casi vuol dire negare una identità, un modo d'essere - il suo- vuol dire non tener conto di alcuni bisogno e potrebbe significare non sentirsi compresi.

    Da studi e ricerche svolte ormai è assodato quanto la famiglia possa fare in termini di crescita ed equilibrio.
    Il primo supporto sono proprio i familiari che mettendo in atto la capacità di comprensione w accettazione reciproca donano ai futuri uomini di domani il loro senso d'esistere.

    Al di là dell'etichetta cerca di riflettere sul tuo modo d'essere e fai leva sulla tua consapevolezza.
    Sicuramente sarai in grado di arrivare prima di altri a ciò che è necessario se ascolterai te stessa.
    La tua condizione è un faro. Non spegnerlo.

    Utilizza semmai le visite come una prospettiva in più ma non esserne succube.

    Cerca di leggere più che puoi su questo spazio, nel sito, sui libri e non spaventarti.

    Tu e tuo figlio vi conoscete da sempre.
    Tienilo sempre presente e non dimenticare quanto il vostro sentire sia spesso complice.

    Ho scritto tenendo presente la tua storia, ma senza conoscervi quindi ti prego di considerare questo rispetto a ciò che ho scritto.

    C'è anche un bellissimo articolo di Attwood in merito alla comunicazione della diagnosi. Appena lo trovo lo posto.


    Post edited by Sophia on
    itMarco75AlbinaOrsoX2Solecarla_75Linna
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • asia1234asia1234 Post: 260
    @Sophia condivido ciò che dici ... Nella generalità di ciò che hai esposto .. ciò che dici è giustissimo e verissimo ma lo si dovrebbe fare sempre .. nt o nd che un figlio sia .. l identità e importantissima ma in tutte le persone ... E le strategie di vita felice o appagante sono da mettere in atto in ogni famiglia e con ciascun figlio in modo diverso .. perché tutti siamo diversi . . Se questa diversità ci porta a una disabilità ha senso una diagnosi .. e ad una disabilità che non può essere superata senza un aiuto . .. altrimenti rimane un etichetta su un figlio .. che diventa secondo mio modesto parere a volte un alibi .. una giustificazione .. e un ansia inutile per il genotore che per primo se la ricorderà ogni qual volta penserà o si rivolgerà al figlio . Inutile negare la realtà .. poi per carità ognuno ha la propria di realtà... Questa è la mia .. ed è giusto che un genitore prenda in considerazione tutte le varianti del singolo caso.
  • DomitillaDomitilla Post: 3,106
    @asia1234 anche al mio grande fu consigliata la logopedia, parlava poco e malissimo.
    Prendemmo appuntamento, i tempi dell'ASL erano bibblici.
    Nel frattempo, cercai esercizi online, glieli feci io a mo' di gioco...
    Non so se hanno funzionato o era lui o entrambe le cose...
    Beh, iniziò a parlare correttamente, non ha preso neanche il nostro accento regionale... e l'appuntamento era ancora lontano.
    Fu cancellato.
    WBorg
  • SophiaSophia Post: 5,904
    modificato marzo 2018
    @asia1234 sono d'accordo.
    C'è anche da dire che ancora molto deve essere fatto in termini di l'inclusione, per tutti, indubbiamente, ma ancor più per profili cognitivi disomogenei che,

    molto spesso, faticano a raggiungere i risultati sperati in termini di autonomia (mi riferisco nella fattispecie alla neurodiversità perchè per esempio i programmi scolastici non sono affatto adeguati, come anche la ricezione dello spettro da parte del senso comune).

    E da questo punto di vista la famiglia diventa essenziale.

    Tuuttavia per quanto concerne l'ambito familiare, le esperienze degli Asperger riportare in questo forum e negli studi degli specialisti sono spesso molto dolorose, a volte per mancanza di informazione rispetto alla neurodiversità e di strumenti (molto frequentemente i componenti essi stessi nello spettro faticano a gestire le dinamiche familiari e, non volendo, attuano comportamenti disfunzionali).

    Io in genere quando intervengo parlo di neurodiversità per non estendere tutti i concetti a tutto il possibile universo umano, e solo per centrare meglio l'argomento di cui si sta parlando (chiaramente @asia1234 mi trovi d'accordo sul fatto che bisognerebbe agire in generale nel modo più adatto per tutti).





    Post edited by Sophia on
    carla_75
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • MarkovMarkov Post: 10,888
    modificato marzo 2018
    Va bè, io penso sia ben diverso però: un conto è una famiglia buona che non conosce l'AS, un conto è una famiglia disfunzionale punto. :)
    Secondo me in una famiglia del primo tipo è difficile che le cose vadano troppo male perché i problemi si possono pure intuire normalmente...
    ...Non riesco ad immaginare uno che sa essere normale finire seriamente male pure così...
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